Disincanto del saggio

[14]  Nella Bibbia, il libro di Qoèlet, scritto prima che la divina rivelazione illuminasse pienamente il destino ultraterreno dell’uomo, mette in evidenza l’enigma della condizione umana in tutta la sua apparente assurdità. Qoèlet afferma che l’esperienza offre valori genuini anche se effimeri, come la sapienza, l’azione, lo stare insieme, l’allegria della mensa, la bellezza, il successo, il benessere

. Ma questi beni sono mescolati con i mali: «Ho anche notato che sotto il sole al posto del diritto c’è l’iniquità e al posto della giustizia c’è l’empietà» (Qo 3,16), c’è «il pianto degli oppressi che non hanno chi li consoli» (Qo 4,1). E poi, tutti i valori sono ridotti a nulla dalla morte: «Vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e l’empio, per il puro e l’impuro, per chi offre sacrifici e per chi non li offre, per il buono e per il malvagio» (Qo 9,2)

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Sebbene molte singole cose siano sensate, la vita nel suo insieme non ha un senso comprensibile

. L’uomo è sempre in cammino, «non conosce riposo né giorno né notte» (Qo 8,16), ma non approda a niente. Arriva l’inverno della vecchiaia e sulla casa fatiscente calano oscurità e silenzio, mentre si aggirano intorno figure spettrali, in attesa che avvenga il crollo definitivo e «si rompa il cordone d’argento e la lucerna d’oro s’infranga e si rompa l’anfora alla fonte e la carrucola cada nel pozzo» (Qo 12,6). La ricerca rimane perennemente incompiuta, come un movimento interminabile e vuoto: «Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità. Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno per cui fatica sotto il sole? Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa. Il sole sorge e il sole tramonta, si affretta verso il luogo da dove risorgerà. Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana; gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna. Tutti i fiumi vanno al mare, eppure il mare non è mai pieno: raggiunta la loro meta, i fiumi riprendono la loro marcia. Tutte le cose sono in travaglio e nessuno potrebbe spiegarne il motivo. Non si sazia l’occhio di guardare né mai l’orecchio è sazio di udire» (Qo 1,2-8).

La visione di Qoèlet è parziale, non falsa. Ha la provvidenziale funzione di demolire l’ottimismo superficiale e illusorio. Considerata in un orizzonte puramente terreno, l’esistenza umana risulta problematica, senza fondamento e senza meta: inutile appare l’immane fatica degli uomini e delle cose.