«Da quel momento il discepolo la prese nella sua casa»

I due livelli del racconto – storico e teologico – trovano eco nel gesto del «discepolo»: Maria trova presso di lui una «casa» e una protezione, il «discepolo» trova in Lei «sua Madre». Non è detto che questi ricordi su Maria non rispecchino in qualche modo ricordi precisi della vita delle comunità primitive, fra le quali Maria era vissuta per anni. Ricordi eccezionali nella loro semplicità, su questa creatura di cui si era sperimentata la bontà, la fede, la presenza incoraggiante nei momenti difficili, insomma la «maternità» spirituale. Niente di strano perciò che alcune comunità, come quelle lucane e giovannee, rivelino nei suoi confronti sentimenti di vene­razione, ammirazione, e «figliolanza». In modo tutto speciale la Chiesa giovannea, sorretta dalla «testimonianza» del discepolo che Gesù amava (Gv 19,35; 21,24) e probabilmente fondata proprio da lui. Una Chiesa, come emerge dal Quarto vangelo, dai caratteri ben distinti: conoscenza del mistero divino dì Gesù, profonda intimità spirituale col Signore risorto, esperienza della «vita eterna» già nel tempo… Non che pretendesse il riconoscimento di autorità sul resto della Chiesa; anzi non esitava a riconoscere la funzione pastora­le e universale di Pietro (Giovanni 21,15-17). Ma intendeva mantenere intatta la propria particolare fisionomia in seno alla Chiesa universale, nella quale pensava dì svolgere una funzione importante di «testimonianza» e di spiritualità. Questa Chiesa particolare probabilmente si richiamava più dì altre alla «mater­nità» spirituale di Maria. Da allora è stato sempre così nella storia cristiana: niente di strano che anche oggi certe Chiese rimangano, più di altre, sen­sibili alla devozione verso questa Madre donata da Gesù.

Ave, Maria, che hai vissuto nella Chiesa la tua maternità spirituale: prega il tuo Figlio perché tutte le chiese, unite in Gesù, si amino e si accolgano con fraterno rispetto.

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