CONOSCERE, AMARE, VIVERE L’EUCARISTIA

Per scoprire almeno qualcosa delle ricchezze sterminate racchiuse nel mistero eucaristico, impegnamoci in un triplice esercizio costante e unitario: esercizio della mente, del cuore, della volontà.
1) Esercizio della mente: ossia la meditazione attenta e ordinata sull’Eucaristia, fatta su libri che ci portino alla scoperta e all’approfondimento personale di questo mistero d’amore (semplice, ma ricco, è il volumetto di S. Alfonso M. de’ Liguori, Visite al SS. Sacramento e a Maria SS.; preziosi i due volumetti di S. Pietro Giuliano Eymard, La Presenza Reale, La S. Comunione).
Andiamo soprattutto alla scuola di S. Pietro Giuliano Eymard, che fu impareggiabile apostolo dell’Eucaristia. Portare tutti all’Eucaristia fu la sua vocazione e missione. Quando fondò la Congregazione dei Sacerdoti del SS. Sacramento, egli offrì la sua vita per il Regno Eucaristico di Gesù e scrisse allora le ardenti parole: “Eccovi, o caro Gesù, la mia vita: eccomi pronto a mangiare pietre, a morire abbandonato, pur di riuscire a innalzarvi un trono, a darvi una famiglia di amici, un popolo di adoratori”.
Se conoscessimo il dono di Dio che è Amore, e che donandoci Se stesso ci dona tutto l’Amore! “L’Eucaristia – dice S. Bernardo – è l’amore che supera tutti gli amori nel cielo e sulla terra”. E S. Tommaso ha scritto: “L’Eucaristia è il Sacramento dell’amore, significa amore, produce amore”.
Un giorno un emiro arabo, Abd-el-Kader, girando per le vie di Marsiglia in compagnia di un ufficiale francese, si incontrò con un Sacerdote che portava il S. Viatico a un moribondo. L’ufficiale francese si fermo, si scoprì il capo e piegò il ginocchio. L’amico gli chiese la ragione di quel saluto. “Adoro il mio Dio che il Sacerdote sta portando a un ammalato”, rispose il bravo ufficiale. “Come mai – reagì l’emiro – potete voi credere che Dio, così grande, si faccia tanto piccolo, e consenta di andare anche nelle soffitte dei poveri? Noi maomettani abbiamo un’idea ben più alta di Dio”. “È perchè voi – replicò l’ufficiale – avete soltanto un’idea della grandezza di Dio; ma non conoscete il suo amore”.
Proprio così. “L’Eucaristia – esclama S. Pietro G. Eymard – è la suprema manifestazione dell’amore di Gesù: dopo di essa non c’è più che il cielo”. Eppure, quanti di noi cristiani ignoriamo ancora la portata immensa dell’Amore contenuto nell’Eucaristia!
2) Esercizio del cuore. Se ogni cristiano deve amare Gesù Cristo (“Chi non ama il Signore Gesù sia maledetto”: 1 Cor. 16, 22), l’amore verso l’Eucaristia dovrebbe essere spontaneo e sempre vivo in tutti. Ma anche l’amore esige l’esercizio. Bisogna esercitare il cuore a desiderare il vero Bene, a bramare “l’Autore della vita” (Att. 3, 15).
La S. Comunione rappresenta il vertice di questo esercizio d’amore che si consuma nell’unione fra il cuore della creatura e Gesù. S. Gemma Galgani poteva esclamare a riguardo: “Non posso più reggere a pensare che Gesù nella prodigiosa espansione del suo amore, si fa sentire e si manifesta all’ultima sua creatura con tutti gli splendori del suo cuore”. E che dire degli “esercizi” del cuore di Santa Gemma che desiderava essere una “tenda d’amore” in cui tenere sempre Gesù con sé? che bramava avere “un posticino nel ciborio” per poter stare sempre con Gesù? che chiedeva di poter diventare “la sfera delle fiamme di amore” di Gesù?
Quando S. Teresa del Bambino Gesù era già ammalata gravemente, si trascinava con grande sforzo in Chiesa per ricevere Gesù. Una mattina, dopo la S. Comunione, fu trovata nella sua cella, esausta, sfinita. Una delle suore le fece osservare di non doversi sforzare tanto. La Santa rispose: “Oh, che cosa sono queste sofferenze di fronte a una Comunione?”. E il suo dolce lamento per non poter fare la Comunione quotidiana (non permessa ai suoi tempi) si risolse nell’invocazione ardente a Gesù: “Restate in me come nel Tabernacolo, non allontanatevi mai dalla vostra piccola ostia”.
Quando S. Margherita Maria Alacoque lasciò il mondo e si consacrò a Dio nel monastero, fece un voto particolare e lo scrisse con il suo sangue: “Tutto per l’Eucaristia: nulla per me”. Inutile tentar di descrivere l’amore struggente della Santa per l’Eucaristia. Quando non poteva comunicarsi, usciva in accenti d’affetto bruciante come questi: “Ho un tale desiderio della S. Comunione, che, se fosse necessario camminare a piedi nudi sopra una strada di fuoco per giungervi, lo farei con indicibile gioia”.
S. Caterina da Siena diceva spesso al suo Confessore: “Padre, ho fame: per l’amore di Dio date a questa anima il suo nutrimento, Gesù Eucaristico”; oppure, confidava: “Quando non posso ricevere il Signore, vado in Chiesa, ed ivi Lo guardo… Lo guardo ancora…: e questo mi sazia”.
Questo si chiama “esercizio del cuore”.
3) Esercizio della volontà. La volontà deve esercitarsi nel tradurre in vita le divine lezioni dell’Eucaristia. A che servirebbe scoprire il valore infinito dell’Eucaristia (con la meditazione) per cercare di amarla (con la S. Comunione), se poi non ci si applica a viverla?
L’Eucaristia è lezione di amore indicibile, di immolazione totale, di umiltà e nascondimento senza pari, di pazienza e dedizione illimitate. Cosa facciamo noi? Dobbiamo pur realizzare qualcosa! Possibile che Gesù ci ha amato e ci ama “fino all’eccesso” (Giov. 13, 1), e noi restiamo indifferenti e inerti? No, Gesù, non sia più così!
Se ci sentiamo deboli e fragili, ricorriamo a Lui, diciamolo a Lui e cerchiamo da Lui senza indugi l’aiuto e il sostegno, perché è proprio Lui che ha detto: “Senza di Me non potete far nulla” (Giov. 15, 5). Ma innanzitutto andiamo da Lui! “Venite a Me… e lo vi ristorerò” (Matt. 11, 28). Andiamo a visitarlo spesso, entrando in Chiesa ogni volta che possiamo e sostando un po’ di tempo presso il Tabernacolo, vicini vicini a Lui col cuore e col corpo. Erano ansia costante dei Santi la “Visita” a Gesù Eucaristico, l’ora di Adorazione eucaristica, le Comunioni Spirituali, le Giaculatorie, gli atti di amore a gettito spontaneo e vivace. Quanto bene ne ricevevano e quanto ne trasmettevano!
Un giorno, a Torino, un amico chiese a Pier Giorgio Frassati, suo compagno di università: “Andiamo a prendere un aperitivo”. Pier Giorgio colse a volo l’occasione, e rispose indicando all’amico la vicina Chiesa di S. Domenico: “Ma sì andiamo a prenderlo in quel… bar”. Entrarono in Chiesa e pregarono per un po’ di tempo presso il Tabernacolo; poi, avvicinandosi alla cassetta delle offerte, Pier Giorgio disse: “Ecco l’aperitivo…”. E dalle tasche dei due giovani uscì l’elemosina per i poveri.
Pensando all’Eucaristia, S. Giovanni Crisostomo chiese una volta durante la predica: “Come potremmo fare noi dei nostri corpi un’ostia?”. E rispose lui stesso: “I vostri occhi non guardino nulla di cattivo, e avrete offerto un sacrificio; la vostra lingua non preferisca parole sconvenienti, e avrete fatto un’offerta; la vostra mano non commetta peccato, e avrete compiuto un olocausto”.
Pensiamo agli occhi di S. Coletta, sempre bassi e raccolti in soave modestia; perché? “I miei occhi li ho riempiti di Gesù che ho fissato all’elevazione dell’Ostia nella S. Messa, e non voglio sovrapporGli nessun’altra immagine”.
Pensiamo al riserbo e all’edificazione dei Santi nel parlare, usando esattamente la lingua consacrata dal contatto con il Corpo di Gesù.
Pensiamo alle opere buone che le anime innamorate dell’Eucaristia hanno compiuto, perché Gesù comunicava loro i suoi stessi sentimenti di amore a tutti i fratelli, specialmente ai più bisognosi.
Non potremmo anche noi esercitare così la nostra volontà? Impariamo dai Santi, e mettiamoci all’opera.