CHIESA, GIOVANI E PAROLA DI DIO – 3

Diocesi Reggio Emilia
Campo Scuola Vicariale – Lillaz (Cogne)

Chiesa, Giovani e Parola di Dio

29 Agosto 1990

Documento ripreso dal Servizio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio; referente Marcello Copelli (Re).

Omelia S. Messa

Liturgia Letture: 1 Cor 1, 1-9; Matteo 24, 42-51.

È bello che nella S. Messa ci sia il saluto con cui S. Paolo inizia una delle sue Lettere, perché nel saluto c’è come il germe dell’esperienza della Chiesa.

Dice Paolo alla Chiesa di Dio che è in Corinto:

«[1]Paolo, chiamato ad essere apostolo di Gesù Cristo per volontà di Dio, e il fratello Sòstene, [2]alla Chiesa di Dio che è in Corinto, a coloro che sono stati santificati in Cristo Gesù, chiamati ad essere santi insieme a tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo, Signore nostro e loro: [3]grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo» (1 Cor 1, 1-3).

Vuole dire: a Corinto non c’è semplicemente un pezzo di Chiesa, a Corinto c’è la Chiesa di Dio, dove ci sono dei cristiani che pregano insieme e insieme ascoltano la Parola di Dio e insieme partecipano all’Eucaristia; lì si realizza il mistero della Chiesa. Perché a Corinto ci sono persone che sono state santificate in Cristo e sono chiamate ad essere sante insieme con tutti gli altri battezzati.

E uno potrebbe chiedersi: Ma sono già stati santificati o sono solo chiamati ad essere santi? E da Paolo emergono tutte e due le cose, in fondo voi non dovete diventare altro se non quello che siete. Cristo vi ha santificati nel Battesimo, allora voi dovete diventare santi, allora tutto il senso della vostra vita è il realizzare il germe di vita nuova che Dio ha già messo nei vostri cuori.

Allora il saluto diventa «[3]grazia a voi e pace da Dio Padre nostro e dal Signore Gesù Cristo». Sapete che “pace” è quella parola che in ebraico riassume tutto il contenuto della vita cristiana: c’è la riconciliazione con Dio con i fratelli, c’è il ritrovarsi attorno alla vita del mondo, per cui uno che è in pace sente il mondo amico, e quando al mattino apre gli occhi, non lo fa con angoscia, ma con riconoscenza… Tutto questo sta dentro la parola “pace”. E dopo questo «grazia» perché la pace che avete l’avete come un dono non è una vostra conquista, e anche l’esser cristiani la santità che avete sono doni grazia di Cristo è dono che Dio ci ha fatto in Gesù.

E allora scrive S. Paolo:

[4]Ringrazio continuamente il mio Dio per voi» (1 Cor 1, 4).

Quando vi guardo, dice S. Paolo, vede che Dio ha fatto delle belle cose in mezzo a voi. E guardate che a Corinto non è che tutto andasse bene, perché a Corinto c’è stato un caso di incesto, ci sono delle sette, delle liti… Però:

«[4]Ringrazio continuamente il mio Dio per voi, a motivo della grazia di Dio che vi è stata data in Cristo Gesù».

Vuole dire, nonostante tutti i limiti il Signore ha operato in mezzo a voi, voi siete la sua comunità e dove c’è questa opera del Signore c’è un miracolo, e qui è giusto che l’uomo ringrazi.

Questo è un bell’insegnamento. A noi capita, quando pensiamo alle nostre comunità, di cominciare prima dalle cose negative, quindi siamo abbattuti ed avviliti e prima di riuscire a fare un cammino di recupero ci vuole un sacco di tempo. Invece Paolo fa il contrario: prima vede il buono e ringrazia per questo, poi affronta anche i singoli problemi e corregge la comunità di Corinto, ma sapendo che in mezzo a loro il Signore ha messo una ricchezza grande.

«[6]La testimonianza di Cristo si è infatti stabilita tra voi così saldamente, [7]che nessun dono di grazia più vi manca, mentre aspettate la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo» (1 Cor 1, 6-7).

E questo è un aspetto della vita cristiana:il fatto che non è semplicemente un possesso già acquistato, ma è un cammino verso la speranza futura. E tutto questo cammino, dice Paolo, per quanto faticoso ed incerto lo possiamo percorrere con grande fiducia, perché se il Signore ha cominciato a fare in noi un’opera di salvezza, volete che non la porti a conclusione? Di solito il Signore non è quella persona stolta che inizia una cosa e poi si accorge di non riuscire a terminarla, quando il Signore inizia qualcosa la conclude. Ha cominciato in voi la vita cristiana, allora la terminerà, potete camminare con speranza:

«[8]Egli vi confermerà sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo: [9]fedele è Dio, dal quale siete stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro!» (1 Cor 1, 8-9).

Allora iniziamo un cammino con questo ringraziamento per ciò che lui ha fatto in mezzo a voi.

Legato a questo c’è il Vangelo con quell’invito a vegliare. Vegliare è importante, perché nella vita cristiana, come in tutti i movimenti, capita che gli inizi sono stupendi, poi viene l’abitudine, poi vengono le altre generazioni che non hanno fatto quell’esperienza così viva dei fondatori, quindi le cose diventano faticose, noiose, piatte, c’è un tentativo di perseverare, ma senza una gran gioia. Invece no, vegliate!

Bisogna risvegliarsi, non lasciare che la nostra vita diventi un sonno. E viene dato come motivo le due parabole. La prima, quella del Signore che viene di notte come un ladro e che bisogna essere pronti a ricevere. La seconda, quella del servo a cui il padrone ha dato l’incarico di governare la casa. Ci sono tre momenti in questa parabola:

  • Il Signore dà un incarico.

  • Il Signore se ne va.

  • Il Signore ritorna.

Questa è la vita cristiana, noi viviamo il secondo di questi momenti, il padrone è andato via: Gesù non è qui tutti i momenti a controllare quello che facciamo, a dirigere la vita della Chiesa: la vita della Chiesa la dirigete voi, nella vostra parrocchia fate quello che volete, potete fare bene o male, perché il Signore vi ha affidato la vostra comunità parrocchiale, l’ha messa nella vostre mani. Ma dice il Vangelo: ricordatevi bene che quella comunità è dono del Signore, non è roba vostra, voi gestite una comunità che è del Signore, che è partito ma che tornerà.

Quindi cercate di mantenere quell’attenzione che vi permetterà di ricevere il Signore con il sorriso sulle labbra, contenti che il Signore venga e felici di restituirgli la comunità che vi ha donato.

E la vita cristiana è fatta così: di memorie del ricordarsi di ciò che Dio ha fatto e di speranze che il Signore venga, e di metter nelle sue mani ciò che ci ha donato. Allora l’Eucaristia ci richiama al senso della nostra comunità, alla gioia perché il Signore ci ha dato la pace. È come un invito a vivere l’esistenza così: ricordatevi che c’è stato affidato dal Signore un incarico e che questo lo dovrete rimettere nelle sue mani.

Documento rilevato come amanuense dal registratore, scritto in uno stile parlato, ma non rivisto dall’autore.