CHIESA, GIOVANI E PAROLA DI DIO – 2

Diocesi Reggio Emilia
Campo Scuola Vicariale – Lillaz (Cogne)

Chiesa, Giovani e Parola di Dio

29 Agosto 1990

Documento ripreso dal Servizio Documentazione Diocesi Piacenza-Bobbio; referente Marcello Copelli (Re).

Omelia S. Messa

Liturgia Letture: Ger 1, 17-19; Mc 6, 17-29.

Si può leggere in questo Vangelo uno dei tanti drammi del potere umano: c’è da una parte Erode, un re che ha in mano il potere, che si scontra con Giovanni il Battista, un profeta.

A vedere quello che abbiamo letto nella prima lettura, uno si aspetterebbe che il Signore proteggesse Giovanni, perché a Geremia dice:

«[17] Tu non ti spaventare alla loro vista, altrimenti ti farò temere davanti a loro (…) [18]Ed ecco oggi io faccio di te come una fortezza, come un muro di bronzo contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese. [19]Ti muoveranno guerra ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti» (Ger 1, 17-19).

La situazione è molto simile a quella di Giovanni Battista, Geremia viene mandato a predicare contro il re e i capi di Giuda, ha molta paura perché si sente debole e incapace, ma il Signore lo conforta e gli garantisce la salvezza. Uno si aspetterebbe che ciò valga anche per Giovanni, ma a leggere il Vangelo, sembra che egli venga schiacciato, perché è di fronte a giochi politici di cui non riesce ad avere il controllo, possono fare di lui quello che vogliono. Però se uno legge attentamente il Vangelo, si accorge che le cose non sono così chiare. Chi è che esercita il potere? Uno pensa ad Erode, è lui il re che comanda la decapitazione. Ma è lui che decide? Non sembra proprio; sembra che decida quella ragazza che ha danzato davanti a lui e lo costringe ad obbedire ad un giuramento a cui non vorrebbe dare seguito. Non solo sembra che decida la madre di questa ragazza, è lei a volere la morte del Battista. Erode in fondo fa quello che non vorrebbe fare, non vorrebbe ucciderlo, ma per il giuramento che ha fatto a dei commensali. È schiavo della ragazza, di sua madre, della figura davanti ai commensali… non fa quello che vuole: esercita il potere, ma è schiavo anche lui.

Non è certamente molto più libera questa ragazza, che ha ottenuto la promessa di Erode:

«Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno» (Mc 6, 23);

quindi uno potrebbe dire che ha un grande potere in mano. E poi:

«[24]La ragazza uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?».

In fondo di suo non ha proprio messo niente. Sarà un caso, ma il Vangelo non dice il nome (da altre fonti sappiamo che si chiama Salomè) e non dice il nome perché questa ragazza non ha una personalità, è semplicemente un manichino, bello, ma che non ha una sua idea, una sua volontà, fa quello che gli dice qualcun altro, sua madre. In fondo neanche lei è libera.

L’unica che sembra libera è la madre Erodiade, che ha giurato: di eliminare Giovanni Battista, non c’è riuscita finora perché Erode non vuole, ma venne il giorno propizio e ci riesce.

Ma che cosa spinge Erodiade a questo odio? Il motivo l’ha spiegato il Vangelo:

«[17]Erode infatti aveva fatto arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, che egli aveva sposata».

Erodiade, moglie di suo fratello Filippo è passata ad Erode, è diventata regina, ma non è sicura del posto che occupa, è un posto che vacilla ha paura di essere cacciata, come qualcuno prima di lei. In fondo 1’odio che ha per Giovanni il Battista e quella decisione di metterlo a morte è semplicemente l’effetto della sua paura. Ha paura di perdere il trono, che è un posto di privilegio in cui c’è ma senza nessun diritto, senza nessuna sicurezza, e allora deve ammazzare per difendere se stessa, il suo trono. Neanche lei è libera sceglie per paura, è la paura che le fa prendere delle decisioni, è la paura che crea odio, timore e cattiveria. In fondo nessuna di queste persone agisce liberamente, agisce per qualche cosa che ha dentro in ricerca di se stesso della propria libertà, della propria volontà e del proprio bene.

L’unico sembra proprio San Giovanni Battista quello che senza potere, ma che parla perché è giusto parlare. Nessuno lo riesce a fare tacere neppure con le minacce, con la galera, che alla fine è davvero una persona che ha dentro di sé la forza delle cose che dice. Agisce non per paura, non per rispetto umano nei confronti degli altri, agisce non dominato da nessuno, agisce per quella volontà interiore di fedeltà a quello che è vero, e quello che è giusto è quello che lo spinge a scegliere. E se questa scelta Giovanni Battista la paga con la sua vita, però questa scelta è il suo martirio; è quello che lo vide una persona umana l’unica rispettata, gli altri sono in un modo o nell’altro dei manichini che reagiscono per reazione, per condizionamento.

Allora il Vangelo diventa prezioso, perché sono tantissime le cose che noi facciamo per rispetto umano, per paura o perché siamo condizionati da qualcuno. Bisogna arrivare a delle scelte che vengano dall’interno, dalla libertà, a delle scelte che siano autentiche; è quello che il Vangelo ci chiede di fare, e in fondo il Signore ci ha create persone umane perché vuole che restiamo tali, non dei manichini, ma delle persone che amano e scelgono liberamente,

* Documento rilevato come amanuense dal registratore, scritto in uno stile parlato e con riferimenti biblici, ma non rivisto dall’autore.