Prayer of St. Francis

Lord, make me a channel of thy peace,
that where there is hatred, I may bring love;
that where there is wrong,
 I may bring the spirit of forgiveness;
that where there is discord, I may bring harmony;
that where there is error, I may bring truth;
that where there is doubt, I may bring faith;
that where there is despair, I may bring hope;
that where there are shadows, I may bring light;
that where there is sadness, I may bring joy.
Lord, grant that I may seek rather to 
comfort than to be comforted;
to understand, than to be understood;
to love, than to be loved.
For it is by self-forgetting that one finds.
It is by forgiving that one is forgiven.
It is by dying that one awakens to Eternal Life.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   1 Mac 4,36-37.52-59
Celebrarono la dedicazione dell’altare e offrirono olocausti con gioia.

Dal primo libro dei Maccabèi
In quei giorni, Giuda e i suoi fratelli dissero: «Ecco, sono stati sconfitti i nostri nemici: andiamo a purificare il santuario e a riconsacrarlo». Così si radunò tutto l’esercito e salirono al monte Sion.
Si radunarono il mattino del venticinque del nono mese, cioè il mese di Chisleu, nell’anno centoquarantotto, e offrirono il sacrificio secondo la legge sul nuovo altare degli olocausti che avevano costruito. Nella stessa stagione e nello stesso giorno in cui l’avevano profanato i pagani, fu riconsacrato fra canti e suoni di cetre e arpe e cimbali. Tutto il popolo si prostrò con la faccia a terra, e adorarono e benedissero il Cielo che era stato loro propizio.
Celebrarono la dedicazione dell’altare per otto giorni e offrirono olocausti con gioia e sacrificarono vittime di ringraziamento e di lode. Poi ornarono la facciata del tempio con corone d’oro e piccoli scudi. Rifecero i portoni e le celle sacre, munendole di porte.
Grandissima fu la gioia del popolo, perché era stata cancellata l’onta dei pagani.
Giuda, i suoi fratelli e tutta l’assemblea d’Israele, poi, stabilirono che si celebrassero i giorni della dedicazione dell’altare nella loro ricorrenza, ogni anno, per otto giorni, cominciando dal venticinque del mese di Chisleu, con gioia ed esultanza.


Salmo Responsoriale
    1 Cr 29
Lodiamo il tuo nome glorioso, Signore.

Benedetto sei tu, Signore,
Dio d’Israele, nostro padre,
ora e per sempre.

Tua, Signore, è la grandezza, la potenza,
lo splendore, la gloria e la maestà:
perché tutto, nei cieli e sulla terra, è tuo.

Tuo è il regno, Signore:
ti innalzi sovrano sopra ogni cosa.
Da te provengono la ricchezza e la gloria.

Tu domini tutto;
nella tua mano c’è forza e potenza,
con la tua mano dai a tutti ricchezza e potere.

Canto al Vangelo   
Gv 10,27
Alleluia, alleluia.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono.

Alleluia.

Vangelo  Vangelo   Lc 19, 45-48
Avete fatto della mia casa un covo di ladri.

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù, entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano, dicendo loro: «Sta scritto: “La mia casa sarà casa di preghiera”. Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
Ogni giorno insegnava nel tempio. I capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano di farlo morire e così anche i capi del popolo; ma non sapevano che cosa fare, perché tutto il popolo pendeva dalle sue labbra nell’ascoltarlo.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   Esd 1, 1-6
Chiunque appartiene al popolo del Signore, salga a Gerusalemme e costruisca il tempio del Signore.

Dal libro di Esdra
Nell’anno primo di Ciro, re di Persia, perché si adempisse la parola che il Signore aveva detto per bocca di Geremìa, il Signore suscitò lo spirito di Ciro, re di Persia, che fece proclamare per tutto il suo regno, anche per iscritto: «Così dice Ciro, re di Persia: “Il Signore, Dio del cielo, mi ha concesso tutti i regni della terra. Egli mi ha incaricato di costruirgli un tempio a Gerusalemme, che è in Giuda. Chiunque di voi appartiene al suo popolo, il suo Dio sia con lui e salga a Gerusalemme, che è in Giuda, e costruisca il tempio del Signore, Dio d’Israele: egli è il Dio che è a Gerusalemme. E a ogni superstite da tutti i luoghi dove aveva dimorato come straniero, gli abitanti del luogo forniranno argento e oro, beni e bestiame, con offerte spontanee per il tempio di Dio che è a Gerusalemme”».
Allora si levarono i capi di casato di Giuda e di Beniamino e i sacerdoti e i leviti. A tutti Dio aveva destato lo spirito, affinché salissero a costruire il tempio del Signore che è a Gerusalemme. Tutti i loro vicini li sostennero con oggetti d’argento, oro, beni, bestiame e oggetti preziosi, oltre a quello che ciascuno offrì spontaneamente.

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 125
Grandi cose ha fatto il Signore per noi.

Quando il Signore ristabilì la sorte di Sion,
ci sembrava di sognare.
Allora la nostra bocca si riempì di sorriso,
la nostra lingua di gioia.

Allora si diceva tra le genti:
«Il Signore ha fatto grandi cose per loro».
Grandi cose ha fatto il Signore per noi:
eravamo pieni di gioia.

Ristabilisci, Signore, la nostra sorte,
come i torrenti del Negheb.
Chi semina nelle lacrime
mieterà nella gioia.

Nell’andare, se ne va piangendo,
portando la semente da gettare,
ma nel tornare, viene con gioia,
portando i suoi covoni.       

Canto al Vangelo   Mt 5,16 
Alleluia, alleluia.

Risplenda la vostra luce davanti agli uomini,
perché vedano le vostre opere buone
e rendano gloria al Padre vostro.
Alleluia.

Vangelo   Lc 8, 16-18
La lampada si pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.

Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse alla folla:
«Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce.
Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce.
Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».
  

Introduction to The Gospel of Matthew:

The Gospel of the Kingdom of God

Jesus chose one of the unlikeliest of men to be his apostle, Matthew the much hated tax-collector who worked for the Roman empire (Matthew 9:9).  Unlike most of the other apostles who were skillful fishermen, Matthew was skilled with the pen and with giving an account of facts and figures.  Papias, one of the earliest Church historians, records that “Matthew collected the sayings of Jesus in the Hebrew tongue.”  Matthew the evangelist wrote some 1068 verses.  While the evangelist Mark wrote some 661 verses which focus on the “events” of Jesus’ life and ministry, Matthew focuses on the substance of Jesus’ teaching.  When did Matthew write his gospel?  Sometime in the last quarter of the first century, likely between 85 and 105 AD.

Matthew was responsible for the first collection or handbook on the teaching of Jesus.  His account of Jesus’ teaching is arranged in five sections which focus on the kingdom of God: (1) the Sermon on the Mount or the Law of the Kingdom comprise chapters 5-7; (2) his missionary instructions to his disciples on the duties of the leaders of the kingdom in chapter 10;  (3) the Parables of the Kingdom in chapter 13; (4) the themes of “greatness” and “forgiveness” in the kingdom in chapter 18; and (5) the “coming of the King” in chapters 24-25.

Matthew’s gospel is placed first in the canon of the New Testament, not because it was written first, some of Paul’s letter’s and the Gospel of Mark were written before, but because it is a bridge between the Old and New Testament.  The main point and argument of Matthew’s 28 chapters is to convince the Jews that Jesus is their Messiah King, the Anointed One, the Christ, the Son of God and founder of the kingdom of God.  Matthew’s account uses the  word “kingdom” 50 times, and the “kingdom of heaven” 32 times.

Matthew’s account emphasizes Jesus’ kingly rule and divine authority. Jesus says to Peter, “I will give you the keys of the kingdom of heaven, and whatever you bind on earth shall be bound in heaven, and whatever you loose on earth shall be loosed in heaven” (Matthew 16:19).  Jesus’ last words to his apostles also speak about his kingly authority over all:  “All authority in heaven and on earth has been given to me.  Go therefore and make disciples of all nations.. teaching them to observe all that I have commanded you; and lo, I am with you always…” (Matthew 28:18-19)  Matthew uses the word “all” four times in this passage alone. Matthew also shows Jesus’ authority over nature by  his miracles, his authority over sin by forgiving sins, and his authority over death by his resurrection

The Gospel of the Jews

Matthew writes as a Jew to his fellow Jews to present to them the evidence for Jesus’ claim to be the King of the Jews.  He quotes extensively from the Old Testament prophets to show how Jesus fulfilled all that was spoken about the Messiah who would come to establish the reign [or kingdom] of God.  He frequently writes, “as it is written in the prophet…” or “this was done to fulfill what was spoken by the prophets…”  Nine times Matthew refers to Jesus as the “son of David”.  The prophets had fortold that the Messiah would be a direct descent of David.  Matthew’s gospel begins with the genealogy of Jesus, tracing him back to David, King of Israel, and then to Abraham, the first Jew.  Matthew traces Jesus’ lineage through Joseph, his foster father, rather than through Mary, his biological mother [as Luke’s account does].  Matthew, the observant Jew, notes that according to Jewish genealogy, the father’s lineage counted legally for royalty.

“Freely have you received – freely give”

Daily Reading & Meditation

Thursday (July 11):  “Freely have you received – freely give”
Scripture:  Matthew 10:7-15

7 And preach as you go, saying, `The kingdom of heaven is at hand.’ 8 Heal the sick, raise the dead, cleanse lepers, cast out demons. You received without paying, give without pay. 9 Take no gold, nor silver, nor copper in your belts, 10 no bag for your journey, nor two tunics, nor sandals, nor a staff; for the laborer deserves his food. 11 And whatever town or village you enter, find out who is worthy in it, and stay with him until you depart. 12 As you enter the house, salute it. 13 And if the house is worthy, let your peace come upon it; but if it is not worthy, let your peace return to you. 14 And if any one will not receive you or listen to your words, shake off the dust from your feet as you leave that house or town. 15 Truly, I say to you, it shall be more tolerable on the day of judgment for the land of Sodom and Gomorrah than for that town.

Meditation: Do you believe that the Gospel has power to change your life and the lives of others? Jesus gave his disciples a two-fold commission to speak in his name and to act with his power. The core of the Gospel message is quite simple: the kingdom (or reign) of God is imminent! What is the kingdom of God? It is that society of men and women who freely submit to God and who honor him as their Lord and King. In the Lord’s prayer we pray for God to reign in our lives and in our world: May your kingdom come and your will be done on earth as it is in heaven.

Doing the works which Jesus did
Jesus also commissioned his disciples to carry on the works which he did – bringing the healing power and mercy of God to the weary and oppressed. The Gospel has power to set people free from sin, sickness, fear, and oppression. The Lord Jesus will free us from anything that keeps us from loving him and our neighbor with joy and confidence.

Sharing generously what God has given to each one of us
Jesus said to his disciples: Freely you have received, freely give. What they have received from Jesus they must now pass on to others without expecting a favor in return, whether it be in the form of a gift or payment. They must show by their attitude that their first interest is in serving God, not receiving material gain. They must serve without guile, full of charity and peace, and simplicity. They must give their full attention to the proclamation of God’s kingdom and not be diverted by other lesser things. They must  travel light – only take what was essential and leave behind whatever would distract them – in order to concentrate on the task of speaking the word of God. They must do their work, not for what they can get out of it, but for what they can give freely to others, without expecting special privileges or reward. “Poverty of spirit” frees us from greed and preoccupation with possessions and makes ample room for God’s provision. The Lord wants his disciples to be dependent on him and not on themselves.

Support the work of the Gospel with your resources
Secondly, Jesus said: the worker deserves his sustenance. Here we see a double-truth: the worker of God must not be overly-concerned with material things, but the people of God must never fail in their duty to give the worker of God what he or she needs to sustain themselves in the Lord’s service. Do you pray for the work of the Gospel and do you support it with your material and financial resources?

Jesus ends his instructions with a warning: If people reject God’s invitation and refuse his word, then they bring judgment and condemnation on themselves. When God gives us his word there comes with it the great responsibility to respond. Indifference will not do. We are either for or against God in how we respond to his word. God gives us his word that we may have life – abundant life in him. He wills to work in and through each of us for his glory. God shares his word with us and he commissions us to speak it boldly and simply to others. Do you witness the truth and joy of the Gospel by word and example to those around you?

“Lord Jesus, may the joy and truth of the Gospel transform my life that I may witness it to those around me. Grant that I may spread your truth and your light wherever I go.”

Psalm 80:1-3, 15-17

1 Give ear, O Shepherd of Israel, you who lead Joseph like a flock!  You who are enthroned upon the cherubim, shine forth
2 before Ephraim and Benjamin and Manasseh! Stir up your might, and come to save us!
3 Restore us, O God; let your face shine, that we may be saved!
15 the stock which your right hand planted.
16 They have burned it with fire, they have cut it down; may they perish at the rebuke of your countenance!
17 But let your hand be upon the man of your right hand, the son of man whom you have made strong for yourself!

Daily Quote from the early church fathersThe gift of power to reign with the Lord, by Hilary of Poitiers (315-367 AD)

“All the power possessed by the Lord is bestowed upon the apostles! Those who were prefigured in the image and likeness of God in Adam have now received the perfect image and likeness of Christ. They have been given powers in no way different from those of the Lord. Those once earthbound now become heaven-centered. They will proclaim that the kingdom of heaven is at hand, that the image and likeness of God are now appropriated in the company of truth, so that all the holy ones who have been made heirs of heaven may reign with the Lord. Let them cure the sick, raise the dead, cleanse the lepers and cast out devils. Whatever impairment Adam’s body had incurred from being goaded on by Satan, let the apostles wipe away through their sharing in the Lord’s power. And that they may fully obtain the likeness of God according to the prophecy in Genesis, they are ordered to give freely what they freely have received (Matthew 10:8). Thus a gift freely bestowed should be freely dispensed.” (excerpt from commentary ON MATTHEW 10.4)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

Catechesi sul “Padre nostro”: 13. Come noi li rimettiamo ai nostri debitori

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi completiamo la catechesi sulla quinta domanda del “Padre nostro”, soffermandoci sull’espressione «come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12). Abbiamo visto che è proprio dell’uomo essere debitore davanti a Dio: da Lui abbiamo ricevuto tutto, in termini di natura e di grazia. La nostra vita non solo è stata voluta, ma è stata amata da Dio. Davvero non c’è spazio per la presunzione quando congiungiamo le mani per pregare. Non esistono nella Chiesa “self made man”, uomini che si sono fatti da soli. Siamo tutti debitori verso Dio e verso tante persone che ci hanno regalato condizioni di vita favorevoli. La nostra identità si costruisce a partire dal bene ricevuto. Il primo è la vita.

Chi prega impara a dire “grazie”. E noi ci dimentichiamo tante volte di dire “grazie”, Siamo egoisti. Chi prega impara a dire “grazie” e chiede a Dio di essere benevolo con lui o con lei. Per quanto ci sforziamo, rimane sempre un debito incolmabile davanti a Dio, che mai potremo restituire: Egli ci ama infinitamente più di quanto noi lo amiamo. E poi, per quanto ci impegniamo a vivere secondo gli insegnamenti cristiani, nella nostra vita ci sarà sempre qualcosa di cui chiedere perdono: pensiamo ai giorni trascorsi pigramente, ai momenti in cui il rancore ha occupato il nostro cuore e così via. Sono queste esperienze, purtroppo non rare, che ci fanno implorare: “Signore, Padre, rimetti a noi i nostri debiti”. Chiediamo così perdono a Dio.

A pensarci bene, l’invocazione poteva anche limitarsi a questa prima parte; sarebbe stata bella. Invece Gesù la salda con una seconda espressione che fa tutt’uno con la prima. La relazione di benevolenza verticale da parte di Dio si rifrange ed è chiamata a tradursi in una relazione nuova che viviamo con i nostri fratelli: una relazione orizzontale. Il Dio buono ci invita ad essere tutti quanti buoni. Le due parti dell’invocazione si legano insieme con una congiunzione impietosa: chiediamo al Signore di rimettere i nostri debiti, i nostri peccati, “come” noi perdoniamo i nostri amici, la gente che vive con noi, i nostri vicini, la gente che ci ha fatto qualcosa di non bello.

Ogni cristiano sa che esiste per lui il perdono dei peccati, questo lo sappiamo tutti: Dio perdona tutto e perdona sempre. Quando Gesù racconta ai suoi discepoli il volto di Dio, lo tratteggia con espressioni di tenera misericordia. Dice che c’è più gioia nei cieli per un peccatore che si pente, piuttosto che per una folla di giusti che non hanno bisogno di conversione (cfr Lc 15,7.10). Nulla nei Vangeli lascia sospettare che Dio non perdoni i peccati di chi è ben disposto e chiede di essere riabbracciato.

Ma la grazia di Dio, così abbondante, è sempre impegnativa. Chi ha ricevuto tanto deve imparare a dare tanto e non trattenere solo per sé quello che ha ricevuto. Chi ha ricevuto tanto deve imparare a dare tanto. Non è un caso che il Vangelo di Matteo, subito dopo aver regalato il testo del “Padre nostro”, tra le sette espressioni usate si soffermi a sottolineare proprio quella del perdono fraterno: «Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe» (Mt 6,14-15). Ma questo è forte! Io penso: alcune volte ho sentito gente che ha detto: “Io non perdonerò mai quella persona! Quello che mi hanno fatto non lo perdonerò mai!”. Ma se tu non perdoni, Dio non ti perdonerà. Tu chiudi la porta. Pensiamo, noi, se siamo capaci di perdonare o se non perdoniamo. Un prete, quando ero nell’altra diocesi, mi ha raccontato angosciato che era andato a dare gli ultimi sacramenti ad un’anziana che era in punto di morte. La povera signora non poteva parlare. E il sacerdote le dice: “Signora, lei si pente dei peccati?”. La signora ha detto di sì; non poteva confessarli ma ha detto di sì. È sufficiente. E poi ancora: “Lei perdona gli altri?”. E la signora, in punto di morte ha detto: “No”. Il prete è rimasto angosciato. Se tu non perdoni, Dio non ti perdonerà. Pensiamo, noi che stiamo qui, se noi perdoniamo o se siamo capaci di perdonare. “Padre, io non ce la faccio, perché quella gente me ne ha fatte tante”. Ma se tu non ce la fai, chiedi al Signore che ti dia la forza per farcela: Signore, aiutami a perdonare. Ritroviamo qui la saldatura tra l’amore per Dio e quello per il prossimo. Amore chiama amore, perdono chiama perdono. Ancora in Matteo troviamo una parabola intensissima dedicata al perdono fraterno (cfr 18,21-35). Ascoltiamola.

C’era un servo che aveva contratto un debito enorme con il suo re: diecimila talenti! Una somma impossibile da restituire; non so quanto sarebbe oggi, ma centinaia di milioni. Però succede il miracolo, e quel servo riceve non una dilazione di pagamento, ma il condono pieno. Una grazia insperata! Ma ecco che proprio quel servo, subito dopo, si accanisce contro un suo fratello che gli deve cento denari – piccola cosa -, e, pur essendo questa una cifra accessibile, non accetta scuse né suppliche. Perciò, alla fine, il padrone lo richiama e lo fa condannare. Perché se non ti sforzi di perdonare, non verrai perdonato; se non ti sforzi di amare, nemmeno verrai amato.

Gesù inserisce nei rapporti umani la forza del perdono. Nella vita non tutto si risolve con la giustizia. No. Soprattutto laddove si deve mettere un argine al male, qualcuno deve amare oltre il dovuto, per ricominciare una storia di grazia. Il male conosce le sue vendette, e se non lo si interrompe rischia di dilagare soffocando il mondo intero.

Alla legge del taglione – quello che tu hai fatto a me, io lo restituisco a te, Gesù sostituisce la legge dell’amore: quello che Dio ha fatto a me, io lo restituisco a te! Pensiamo oggi, in questa settimana di Pasqua tanto bella, se io sono capace di perdonare. E se non mi sento capace, devo chiedere al Signore che mi dia la grazia di perdonare, perché è una grazia il saper perdonare.

Dio dona ad ogni cristiano la grazia di scrivere una storia di bene nella vita dei suoi fratelli, specialmente di quelli che hanno compiuto qualcosa di spiacevole e di sbagliato. Con una parola, un abbraccio, un sorriso, possiamo trasmettere agli altri ciò che abbiamo ricevuto di più prezioso. Qual è la cosa preziosa che noi abbiamo ricevuto? Il perdono, che dobbiamo essere capaci di dare anche agli altri.

MESSAGGI DA MEDJUGORJE

Messaggio del 25 gennaio 2018 Commento

Cari figli! Questo tempo sia per voi il tempo della preghiera affinché lo Spirito Santo, attraverso la preghiera, discenda su di voi e vi doni la conversione. Apritei vostri cuori e leggete la Sacra Scrittura affinché, attraverso le testimonianze, anche voi possiate essere più vicini a Dio. Figlioli, cercate soprattutto Dio e lecose di Dio e lasciate alla terra quelle della terra, perché Satana vi attira alla polvere e al peccato. Voi siete invitati alla santità e siete creati per il Cielo.Cercate, perciò, il Cielo e le cose celesti. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

Messaggio del 25 febbraio 2018 Commento

Cari figli! In questo tempo di grazia vi invito tutti ad aprirvi e a vivere i comandamenti che Dio vi ha dato affinché, attraverso i sacramenti, vi guidino sulla viadella conversione. Il mondo e le tentazioni del mondo vi provano; voi, figlioli, guardate le creature di Dio che nella bellezza e nell’umiltà Lui vi ha dato, edamate Dio, figlioli, sopra ogni cosa e Lui vi guiderà sulla via della salvezza. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.

 

Messaggio del 25 marzo 2018 Commento

Cari figli! Vi invito a stare con me nella preghiera, in questo tempo di grazia, in cui le tenebre lottano contro la luce. Figlioli, pregate, confessatevi ed iniziateuna vita nuova nella grazia. Decidetevi per Dio e Lui vi guiderà verso la santità e la croce sarà per voi segno di vittoria e di speranza. Siate fieri di esserebattezzati e siate grati nel vostro cuore di far parte del piano di Dio. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.