Il Signore raggiunge tutti,specialmente chi lo ama senza conoscerlo

La testimonianza di Rabbi Asher Levy

Asher Levy, ex rabbino ebreo, racconta la sua conversione

Sono stato un Rabbino Ebreo per 35 anni. Nato in Yugoslavia, fui allevato in una famiglia Ebrea molto ortodossa. Mi fu insegnato a dire delle preghiere cerimoniose e a indossare i filatteri come è prescritto per ogni pio Ebreo (Deut. 6:8; 11:18). All’età di 15 anni andai alla scuola teologica per Rabbini dove studiai l’Antico Testamento e i commentari Talmudici, e sei anni più tardi fui ordinato Rabbino in Romania. In seguito servii come Rabbino in Belgio, in Inghilterra e in California.

Esteriormente io ero felice e avevo successo nel mio ministerio ma nel mio cuore io ero irrequieto e insoddisfatto perché soffrivo molto come risultato del vuoto della vita in generale. Sei anni fa io incontrai un Ebreo con cui discussi questa questione. Io non sapevo che lui era un credente in Gesù Cristo. Il suo consiglio fu: “Leggi Isaia 53”. Io allora lessi questo ben conosciuto capitolo che concerne Gesù di Nazareth, che dice che Egli fu trafitto per le nostre trasgressioni, stroncato a motivo delle nostre iniquità. Io mi sentii spinto più in là, a esaminare le Scritture Ebraiche e trovai queste parole scritte dallo stesso profeta: “Poiché un fanciullo ci è nato, un figliuolo ci è stato dato, e l’imperio riposerà sulle sue spalle; sarà chiamato Consigliere ammirabile, Dio potente, Padre eterno, Principe della pace, per dare incremento all’impero e una pace senza fine al trono di Davide e al suo regno, per stabilirlo fermamente e sostenerlo mediante il diritto e la giustizia, da ora in perpetuo: questo farà lo zelo dell’Eterno degli eserciti” (Is. 9:5-6). Io lessi anche: “Or ascoltate, o casa di Davide! È egli poca cosa per voi lo stancar gli uomini, che volete stancare anche l’Iddio mio? Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la giovane concepirà, partorirà un figliuolo, e gli porrà nome Emmanuele” (Is. 7:13,14). “Emmanuele” significa “Dio con noi”.

Questo mi dimostrò che Gesù era ed è il Messia nel Quale furono adempiute tutte le profezie. Nel frattempo avevo trovato una chiara descrizione del Messia in un piccolo libro che per la prima volta ebbi il privilegio di prendere nelle mie mani, il Nuovo Testamento. Cominciai a leggerlo come un qualsiasi altro libro, dall’inizio: “Il libro della generazione di Gesù Cristo, il figlio di Davide, figlio di Abrahamo…” e trovai con mia sorpresa che io stavo leggendo un libro Ebraico che parlava di un Ebreo. Leggendolo attentamente arrivai alla conclusione che Gesù Cristo era un Ebreo della razza di Abrahamo e di Davide; che egli era nato da una vergine Ebrea nella città Ebraica di Bethlehem; da una tribù Ebraica, la tribù di Giuda.

Poiché Egli conosceva la Legge e i Profeti io Lo seguii nei suoi viaggi attraverso la Terra Santa, ascoltai i suoi bei detti e il suo meraviglioso insegnamento, osservai e ammirai la sua compassione e le sue guarigioni. Il libro diventò il mio cibo spirituale. La sua promessa di perdono dei peccati e della vita eterna a coloro che credono in Lui, mi attirò fino a che ebbi fiducia in Lui come il mio Messia e lo ricevetti come mio personale Salvatore.

Io voglio confermare il fatto che il mio cuore non mi condanna a motivo della mia nuova fede, perché sento che sono ancora un Ebreo e sarò sempre un Ebreo. Io non ho rinunciato alla nostra eredità di figli di Abrahamo, di Isacco e di Giacobbe. Come Paolo anch’io posso dire dopo la mia accettazione di Cristo come mio Salvatore: “Sono essi Ebrei? Lo sono anch’io. Sono essi Israeliti? Lo sono anch’io. Sono essi progenie d’Abramo? Lo sono anch’io” (2 Corinzi 11:22). Io ripeto così con orgoglio la parola di Romani 1:16: “Poiché io non mi vergogno dell’Evangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza d’ogni credente; del Giudeo prima e poi del Greco”.

Il brillante esempio dell’apostolo Paolo mi influenzò molto e mi diede il coraggio di accettare il Signore Gesù come mio personale Salvatore. Paolo prima era stato uno zelante persecutore di Cristo ma poi diventò il suo seguace più fedele. Egli era un discepolo di quel grande dottore della Legge, Raban Gamaliel, ai cui piedi lui stette seduto. Si ritiene che Raban Gamaliel diventò un seguace di Cristo prima di Paolo. La Bibbia ci dice che alcuni volevano uccidere Pietro e gli altri apostoli perché essi stavano predicando Cristo con coraggio. Allora si alzò in piedi uno nel consiglio, un Fariseo, di nome Gamaliele, un dottore della Legge, onorato da tutto il popolo, e comandò di mettere fuori gli apostoli per un po’ di tempo e disse loro: “Uomini Israeliti, badate bene, circa questi uomini, a quel che state per fare. … E adesso io vi dico: Non vi occupate di questi uomini, e lasciateli stare; perché, se questo disegno o quest’opera è dagli uomini, sarà distrutta; ma se è da Dio, voi non li potrete distruggere, se non volete trovarvi a combattere anche contro Dio” (Atti 5:34,35,38,39).

Sono duemila anni da quando l’umile Galileo, Gesù, traversò le colline e le vallate della Palestina, e Lui è ancora il Padrone del mondo. Il suo Vangelo è ancora predicato, e il nome di Cristo come il Messia d’Israele viene ancora proclamato. E il Suo messaggio viene ancora ripetuto dappertutto: “Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3:16).

Ascolta, Israele!

310px-Angelsatmamre-trinity-rublev-1410

Testimonianze Cristiane – Grande è il Signore nell’alto dei Cieli

Le testimonianze di due giovani

 

Mi chiamo Umberto, sono nato in una famiglia di religione cattolica ma non praticante, anche se in famiglia mio padre aveva un fratello prete e mia madre un cugino anch’egli prete. Sono stato educato senza il timore di Dio e purtroppo ne ho pagato le conseguenze.
Con la prima comunione avrei dovuto frequentare il catechismo e, quindi, conoscere qualcosa in più circa la mia religione e Dio; ma mio zio prete, mi invitò semplicemente a ripetere le formule che recitava.

Finalmente, dopo un’adolescenza passata nell’ozio, mi sposai, anche se in giovane età, con una brava ragazza che, al contrario di me, aveva una buona infarinatura della nostra religione. Tuttavia, non andavamo mai a messa, le uniche occasioni sono state quelle del battesimo delle nostre figlie.
La mia vita si svolgeva in modo molto caotico: ero sempre impegnato per il lavoro e mai per la mia famiglia, e il tempo che mi rimanevo lo utilizzavo per fare cose di cui oggi mi vergogno. È chiaro che non ero felice, infatti, la mia salute psichica cominciò a precipitare. In quel periodo ero molto nervoso e i miei genitori cominciarono a preoccuparsi; feci un colloquio con uno psicologo, che dopo aver ascoltato accuratamente tutti i miei problemi mi prescrisse una terapia che procurava sonnolenza. Mi disse di prendere una compressa al giorno, così feci, e mi sentivo più calmo, ma iniziai ad assuefarmi e tutto tornò come e peggio di prima. Avevo degli incubi di notte e non riuscivo a riposare, avvertivo delle strane presenze, allora lo raccontai a mia moglie, la quale mi disse che dovevamo frequentare di più la chiesa.

In quei giorni, ricordai che a lavoro c’era con me un giovane che diceva d’essere di religione evangelica; pensai che se esisteva il diavolo, c’era anche Dio. Mi recai da questo giovane e gli spiegai la mia situazione; ero curioso di sapere qualcosa in più sull’argomento. Ricordo la prima domanda che gli feci: “Io sono ignorante in materia, ma Dio e la Madonna si sono sposati ed è nato Gesù?”. A questa domanda, il giovane spalancò gli occhi e si rese conto della mia condizione. Devo dire che con tanto amore ed entusiasmo mi spiegò chi era Dio e chi Gesù, mi presentò il piano della salvezza dicendomi: “Tu sei nel buio ed ora hai bisogno della luce, quella del Signore”. Da quel giorno, ogni mattina che mi recavo in ufficio, gli chiedevo di raccontarmi una parabola di Gesù, e così, cominciai a leggere la Bibbia che lui stesso mi regalò. Iniziai a fargli tante domande riguardanti la salvezza e lui mi disse che era arrivato il momento di chiudermi nella mia camera e pregare il Signore, chiedendoGli di perdonarmi per i miei peccati e di purificarmi col Suo prezioso sangue sparso per noi. Ebbene, così feci: all’inizio ero intimorito, ma dopo un po’ sentii la presenza del Signore come un gran calore nel petto e in tutto il corpo, piansi tanto, ero salvato.
Da allora iniziai a frequentare la comunità evangelica. Ero così cambiato che mia moglie mi disse: “Ma cosa ti è successo? Tu prima bestemmiavi ed ora mi parli del Signore?”. Invece i miei genitori, visto il mio enorme cambiamento, mi consigliarono di abbandonare la comunità e mi invitarono ad un colloquio con mio zio prete, con la speranza di distogliermi. In quel tempo avevo letto solo il vangelo di Matteo, tuttavia riuscii a rispondere a tutte le domande di mio zio. I suoi occhi incrociarono lo sguardo dei miei genitori in segno di arrendimento e alla fine, quasi esausto, disse: “Nipote, ascolta, tu dici che Dio è amore, non preoccuparti quale religione segui, Egli alla fine perdonerà tutti”. Gli risposi: “Zio, Dio è amore, e lo ha dimostrato dando il Suo unico Figlio per noi, ma Egli è anche un Dio di giustizia”. Dopo un anno ho fatto pubblica confessione della mia fede con il battesimo in acqua, e l’anno dopo, anche mia moglie, la quale desiderava un figlio nella grazia e così ci è stato concesso da Dio. A distanza di cinque anni dalla mia salvezza, posso affermare che sono molto felice e che “io e la mia famiglia serviamo l’Eterno”. Dio ci benedica.



Ciao, da una ex ferventissima cattolica.

Ho militato per anni nel Rinnovamento dello Spirito, e per anni ho tenuto una chiesa domestica nella mia casa, della quale ero animatrice.

Non ho difficoltà a credere che molti cattolici amino il Signore, perchè anch’io L’ho conosciuto ed amato quando ero cattolica!
Mi sono innamorata di Lui… perdutamente. Sono nata di nuovo, ma non sapevo come si chiamasse quello che mi era avvenuto, sapevo solo che il mio cuore era diverso, sapevo di averLo davvero incontrato. Come si chiamasse questa esperienza, l’ho capito solo quando degli evangelici me l’hanno spiegato.

E’ vero che a volte alcuni rifiutano il dialogo con i cattolici… altre volte, però, siamo noi cattolici che vogliamo a tutti i costi dialogo su cose sulle quali non si può dialogare, perchè vorremmo tanto tacitare i nostri dubbi, e pensare che è tutto a posto così!
E’ sbagliato giudicare a priori chicchessia, cattolico o altro; ma dare ragione a tutti per amore della pace non è esattamente cristiano… amare tutti è cristiano, ma condividere tutte le opinioni del mondo, no.

Certo anche nella chiesa evangelica ci sono personalità che fungono da guide, ci sono gli unti dal Signore (non da una qualsiasi autorità terrena… e la differenza si vede).
Quello che non va è considerare talmente tanto il Papa da rifiutarsi di vedere quello che non va nella Chiesa Cattolica, da tutto quello che c’è di antiscritturale ed anticristiano nella chiesa cattolica, che anche per un cattolico fervente è evidentissimo.

Io ho amato tanto la chiesa cattolica ed alcuni suoi membri, da rimandare per anni la scelta di diventare evangelica, e me ne sono pentita. Gli evangelici vivono un cristianesimo diretto, frontale, del quale ho avuto fame per anni nella chiesa cattolica. Lì questo tipo di cristianesimo non lo troverai, non per colpa dei cattolici che amano il Signore, ma per colpa della struttura in sè che permette che tradizioni umane e potere temporale “annacquino” il messaggio di Cristo, e questo è gravissimo!

Ci sono tanti cattolici nati di nuovo… ed io li amo. Però so che arriveranno ad un punto nel quale dovranno scegliere: la chiesa o Gesù? Padre Pio o Gesù? La Madonna o Gesù? Il Papa o Gesù? I rituali o Gesù?

Chi è al primo posto nella tua vita?

Noi non condividiamo la scelta evangelica,ma abbiamo voluto riportare queste due testimonianze di fede,per rispetto e stima verso i nostri fratelli evangelici

13

Testimonianze di uomini che hanno trovato Gioia e Pace

La depressione

Dio e il vuoto dell’anima – due testimonianze

TESTIMONIANZA (1)

Chi nella vita non ha mai conosciuto periodi di depressione? Tante persone che solitamente appaiono felici fuori, dentro di sé spesso portano un peso che si sforzano in ogni modo di ignorare e di mascherare. Può essere l’infelicità di ciò che si è, della propria vita, dei propri rapporti con gli altri, talvolta anche della propria esistenza. Essa attanaglia il cuore e la mente di giovani e adulti, disoccupati e ricchi, malati e persone che godono di buona salute; è un vuoto comune a tutti gli uomini e le donne.
Molte persone cercano di sfuggire alla depressione rifugiandosi nei divertimenti, nelle amicizie, negli hobby, impegnandosi nel lavoro, appoggiandosi su un partner, distraendosi mediante gli svaghi… ma il disagio dell’anima non sparisce, anzi sembra aumentare e non trovare soluzione.

Io ho sofferto per anni di una profonda depressione dalla quale non riuscivo ad uscire; esteriormente ero una persona affabile e tranquilla, ma interiormente il travaglio era intenso, a volte mi portava a piangere a lungo; il pensiero del suicidio mi passò per la mente alcune volte, ma essendo cresciuto in una famiglia cristiana lo rigettavo a priori. Giunsi ad attraversare anche un periodo di forte esaurimento, fisico ma soprattutto mentale. Ogni cosa era diventata insopportabile per me, e il rapporto con gli altri e con i miei stessi familiari risentì della mia condizione. Di tanto in tanto scaricavo su di loro le mie incertezze, le mie angosce, i miei problemi, li accusavo facendoli soffrire inutilmente, e non capivo che il problema non era attorno a me, ma dentro di me!
Pensavo che cambiare vita, ambiente, lavoro, abitudini, finanche il mio carattere, avrebbe potuto costituire una soluzione anche solo parziale al mio problema. In realtà, qualunque cosa io facessi, la depressione non andava via: potevo fingere che non esistesse, potevo riuscire ad ignorarla riempiendo le mie giornate di impegni, passatempi, uscite con gli amici… ma chi volevo ingannare? Al primo momento di solitudine avrei dovuto affrontare nuovamente quell’inspiegabile tristezza che era nel mio cuore.

Mi reputavo cristiano, non commettevo crimini di alcun genere, quando potevo facevo anche del bene a chi aveva bisogno… perché, allora, vivevo nell’insoddisfazione? Cosa mi mancava? E Dio, dov’era?
Si, io credevo in Dio, mi rivolgevo spesso a Lui quando avevo qualche problema. Ma questo era tutto! Non avevo un rapporto con Lui, non lo amavo come un figlio ama suo padre, in una parola, non conoscevo Dio.

Caro amico, amica, sai perché tanti soffrono di depressione, e anche tante persone “religiose”, che dicono di credere in Dio, brancolano nel buio della propria anima?
Perché hanno messo da parte Dio! Magari essi credono anche nella religione, cioè nel formalismo, nell’essere cristiani di nome essendo però, di fatto, persone che vivono principalmente per se stessi, per i propri desideri, decidendo da soli cosa fare della propria vita, e cosa mettere al primo posto nel proprio cuore: quello, nei fatti, è il loro vero dio.

Dov’è Dio nella tua vita? Quando mi decisi a cercarLo seriamente, cominciai a leggere la Bibbia, in particolare i vangeli, che parlano di Gesù. Appresi che l’uomo è peccatore, non solo per ciò che fa, ma perché lo è per natura: non deve sforzarsi di peccare, perché pecca istintivamente. È, cioè, una creatura caduta, e a causa dei propri peccati è separato da Dio.
Questo vale per tutti gli esseri umani indistintamente: non c’è un uomo migliore di un altro davanti a Dio. La Bibbia dice: “non c’è sulla terra nessun uomo giusto che faccia il bene e non pecchi mai”. Non importa se sei ateo o anche molto religioso, o se hai commesso qualche piccolo peccato o dei gravi crimini, sei comunque un peccatore perduto e separato da Dio.

Questo è il vuoto che hai nell’anima: nel tuo cuore manca il Signore. L’anima tua desidera l’abbraccio e l’amore di Dio, poiché Dio ti ha creato per vivere in comunione con Lui. Tu puoi cercare di riempire quel vuoto con tutto quello che il mondo ti offre, in bene e in male, ma non ci riesci perché è un vuoto che solo Dio può riempire.

Egli non è un Dio lontano e disinteressato. Lui TI AMA! Ti ama perché per salvarti, Gesù, il Figlio di Dio, venne nel mondo e portò i tuoi peccati sulla croce: ha pagato interamente la condanna che meritavi tu, morendo al tuo posto e versando il Suo sangue innocente.
Questa è la buona notizia del vangelo: “Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna. Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”.

Rivolgiti in questo stesso momento a Gesù, liberamente, con parole tue; confidagli tutti i tuoi problemi e le tue angosce, sapendo che Egli ti ascolta e vuole darti vera vita e pace e gioia nel cuore, perché ti ama di un amore profondo.
Riconosciti peccatore davanti a Lui, e abbandona ai Suoi piedi tutti i tuoi peccati. Accetta la salvezza che Lui ti offre, chiediGli di fare di te una nuova creatura e di essere da oggi in avanti il tuo Signore e il tuo Salvatore, e tu conoscerai l’amore sconfinato di Dio!

Questa è la nuova nascita di cui parlò Gesù: non sarai più solo una creatura di Dio, ma un figlio di Dio. Egli sarà tuo Padre, e tu sarai un suo figlio. Non sarai mai più solo, ma conoscerai finalmente quella gioia e pace profonda nel cuore, che il mondo non ha e non può darti.
Dio stesso veglierà su di te con amore in ogni istante della tua vita, e tu saprai che in ogni momento potrai rivolgerti a Lui, nel nome di Gesù, certo che Egli ti è accanto e non ti abbandonerà mai, e che un giorno sarai con Lui nel regno dei cieli.
Non aspettare oltre, vai a Gesù così come sei, Lui l’ha promesso: “Tutti quelli che il Padre mi dà verranno a me; e colui che viene a me, non lo caccerò fuori”.


TESTIMONIANZA (2)

Questa mia testimonianza è solo un messaggio che voglio condividere con voi e il mio desiderio è che tutte quelle persone che si trovano come mi trovavo io a vivere la situazione triste e avvilente della depressione, possano sperimentare ciò che anch’io ho sperimentato.

La depressione è una vera e propria malattia dalla quale si esce con la forza e la volontà che purtroppo non possediamo e che invece ci vengono richieste comunque da chi non capisce e non può sapere. Ma si può venirne fuori, certo, questo è sicuro, è successo a me. Quando ogni piccolo male appariva insormontabile, quando non avevo più la gioia di vivere, quando il mio desiderio era solo quello di cessare di vivere, ecco che Dio ha steso la sua mano su di me, ha iniziato ad intervenire nella mia vita guarendo il mio cuore, ogni cosa è passata! Ora sono guarito del tutto e questo lo ha constatato stupefatta anche la dottoressa dalla quale ero in cura.

Per questo voglio incoraggiare chiunque dovesse trovarsi come ti trovavo io, fino a qualche mese fa, a riporre tutta la propria fiducia in Dio, Lui solo può dove gli altri non possono, Lui solo può raggiungere le profondità del tuo cuore, dove nessuno può arrivare, dove nessun medico può leggere.

Con questa breve testimonianza voglio che tutta la gloria vada a Colui che ha operato questo miracolo nella mia vita!

03.Slovenia-136491884-1680x1050

Grande è l’Amore che Dio ha per noi! Testimonianza

AMATO, PERDONATO, ACCOLTO

 

     Mi chiamo Marco Sarti, e sono nato a Cesena, ove vivo, nel febbraio del 1964.
Domenica 16 Maggio ho avuto la gioia di trascorrere un giorno veramente speciale della mia vita, perché ho potuto, attraverso l’immersione nell’acqua battesimale, annunciare pubblicamente la mia fede nel Signore. Già da lungo tempo conoscevo e leggevo le Sacre Scritture, ma solo da pochissimo esse mi si sono veramente aperte e mi hanno fatto comprendere cosa voglia dire essere amati, perdonati e accolti da Dio. Da quel momento ho deciso di affidare la mia vita alle mani sante di Gesù Cristo, e di accettarlo quale mio personale Salvatore e mio Re; in conseguenza ho obbedito al suo comando di essere battezzato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, come deve fare chiunque ha creduto veramente il Lui.
Da quando ho cominciato a amare e seguire la sua Parola, mi sento una persona completamente trasformata; la mia vita ha preso ad avere un senso che prima non aveva; finalmente ho conosciuto la pace della mente e del cuore. Leggendo e studiando la Bibbia con un interesse tutto nuovo, ho potuto scoprire tante verità che prima non conoscevo, tra le quali la realtà della misericordiosa luce della grazia di Dio, come si legge in Ef. 5:8: “in passato eravate tenebre, ma ora siete luce nel Signore. Comportatevi come figli di luce, poiché il frutto della luce consiste in tutto ciò che è bontà, giustizia e verità”.
Nei tempi passati pregavo e cercavo il Signore solo nei momenti di bisogno e di sconforto, perché questa era l’unica egoistica maniera che avevo di credere in Dio; ma seguendo questa stolta abitudine di sostanziale indifferenza e di poco amore verso il Signore, mi trovavo insoddisfatto della vita e costretto a affrontare i miei problemi materiali e spirituali nella più completa solitudine, con una visione del mio futuro piena di incertezze e di paure. Oggi, grazie a Dio, non è più così.
Ma non solo: ora so che il Signore non è mai stato lontano da me, neanche in quei momenti della mia vita nei quali non solo non lo conoscevo, ma anche vivevo disprezzando la sua volontà. Egli ha avuto grande pazienza, con me, e il suo grande amore mi ha concesso il tempo necessario a farmi comprendere la mia disperata condizione di peccatore, e a mostrarmi l’unica via per ricevere la sua grazia e il suo perdono.
Studiando e pregando insieme ai miei fratelli e alle mie sorelle di Cesena, ho potuto, con l’aiuto di Dio, conoscere il senso del grande sacrificio che Gesù ha sopportato per me sulla croce: allora, con stupore e gratitudine, ho compreso che se ciò non fosse accaduto, oggi non ci sarebbe salvezza per me, né per alcun altro uomo, indipendentemente da qualsiasi opera buona che possa essere compiuta. La Bibbia mi ha anche insegnato che, malgrado i miei peccati, il Signore era da sempre disposto a perdonarmi, e con me tutti coloro che hanno riposto e ripongono la loro fiducia nel Figlio di Dio (Gv 3:16).
Voglio concludere questa mia semplice testimonianza ricordando che il Signore è sempre vicino a ognuno di noi, ed è pronto ad accoglierci con amore misericordioso: è sufficiente che decidiamo di cercarlo in spirito e verità, con cuore umile e sincero; allora Egli si fa subito trovare (Pr 8:17), e ci unisce a Lui indissolubilmente (1Gv 4:16).
Oggi la sua Parola e il suo Santo Spirito mi insegnano che chiunque fa questa giusta scelta (come io ho fatto) non se ne pentirà e godrà del perdono e delle benedizioni di Dio in eterno; invito perciò coloro che leggeranno queste mie parole, non avendo ancora confessato Gesù quale personale Salvatore e Signore, a farlo subito.

Marco Sarti

(testimonianza tratta da: Il Cristiano, agosto 2004)

12805679_973824559321287_6784900036931867463_n

Testimonianza di un ex satanista

LIBERO DAL SATANISMO

Testimonianza personale di Jeff Harshbarger


Dopo quattro anni nel satanismo, ero in uno stato miserabile. Avevo visto tutto ciò che Satana poteva offrire, ed ero ancora miserabile. Decisi che l’unica cosa che mi restava da fare, come “rispettabile satanista”, era suicidarmi. Ma prima ancora di entrare nel motel, temevo che qualcosa o qualcuno avrebbe potuto farmi deviare da quel proposito, così portai con me una bottiglia di whiskey e della marijuana.

Mi puntai la pistola alla testa, ma per qualche motivo non riuscivo a premere il grilletto. Sapevo che la pistola funzionava, ma proprio non riuscivo a premere il grilletto.

Disgustato di me stesso, ci riprovai la notte seguente. Una notte di Settembre del 1981, cercai di impiccarmi. Legai una corda alla trave del tetto del garage, e diedi un calcio alla sedia sulla quale ero salito. Caddi al suolo con la corda ancora legata alla trave.

“Che fallimento”, pensai. “Non sono neppure in grado di uccidermi”.

La storia del mio coinvolgimento nel satanismo è talmente comune che la si potrebbe quasi considerare un cliché. Ero un giovane solitario proveniente da una famiglia rovinata. Mio padre era un alcolista. Le cose a casa peggiorarono finché, alla fine, i miei genitori divorziarono. Io cercavo un posto a cui appartenere. Cercavo della gente che avesse attenzione per me e che mi accettasse. Cercavo amore, ma ero nel mezzo di una famiglia violenta che mi aveva lasciato disperato e spaventato. In risposta a questo, iniziai a cercare forza nel soprannaturale e nei poteri occulti.

Ero maturo per una tale esperienza, e per lungo tempo avevo nutrito interesse per la magia e per altri aspetti del paranormale. Sebbene fossi un giovane ragazzo, sapevo che esisteva una dimensione spirituale, e che ci doveva essere un modo per entrare in contatto con essa.

Il mio primo contatto con il satanismo avvenne nel 1978; una tempesta di neve colse di sorpresa la mia città. Ero uno studente di 17 anni, e durante la tempesta stavo lavorando in un negozio del posto. Stavo iniziando a chiedermi come poter tornare a casa quella notte, quando il responsabile del personale del negozio, un giovane di soli 18 anni, mi invitò a stare a casa sua, a pochi passi da lì.

Questo giovane sembrava avere tutto quello che io avevo mai desiderato. Prestigio, potere, dava tutta l’impressione di avere il controllo della propria vita e di essere molto più vecchio dei suoi 18 anni.

Quella notte, lui mi rivelò la fonte della sua forza. Ero affascinato. Mi mostrò le nozioni magiche e oggetti relativi all’occulto, che lui accumulava. Mi convinsi. Più tardi, quella notte stessa eseguimmo una cerimonia, e io diedi la mia vita a Satana.

Dopo essermi diplomato, questo mio “insegnante” e io ci trasferimmo per andare al college. Noi due cercammo di avviare un nostro gruppo satanista. Il gruppo [coven] sarebbe dovuto essere composto da 13 discepoli, ma noi riuscimmo a reclutarne solo 6, tutti maschi. Andammo ad abitare tutti in una stessa casa, dove eseguivamo rituali satanici che creavamo e improvvisavamo liberamente. Le attività del gruppo comprendevano lanciare sortilegi e sconsacrare Bibbie e ogni altra cosa Cristiana su cui riuscivamo a mettere le mani.

Durante questo periodo fui continuamente in contatto con i demoni, sebbene non con Satana stesso. I demoni erano dei servi potenti, ed erano sempre ai miei comandi, o almeno così credevo. Alla fine le parti spaventose e disgustose del satanismo oscurarono quelle che mi entusiasmavano. Cominciai a preoccuparmi della direzione che il gruppo aveva intrapreso. Sapevo di non poter partecipare al prossimo passo, il sacrificio di sangue. Sapevo che c’erano delle linee che neppure io avrei oltrepassato. Volevo uscirne.

Pensai, all’epoca, che l’unica cosa che mi restava da fare era suicidarmi. Con mio rammarico, fallii. Oggi so che solo l’intervento Divino ha potuto salvarmi dalla pistola e dal cappio.

Dopo essere tornato a casa, cercai di obliare i miei pensieri ubriacandomi, ma notai che il sapore della birra mi disgustava lo stomaco. Così, accesi una sigaretta per calmarmi i nervi, ma mi bruciò le labbra! Alla fine io, l’aspirante sacerdote satanista, andai in camera mia, mi stesi sul mio letto e cominciai a piangere.

Non dimenticherò mai in vita mia quello che accadde in seguito. Era notte fonda. Il resto del gruppo era fuori a festeggiare, così la casa era vuota. Nel silenzio udii una voce provenire da dietro il mio letto: “Esci da qui!” Smisi di piangere e guardai in giro per la stanza aspettandomi di vedere qualche demone. Eppure non ce n’era nessuno. La voce riprese, da un altro punto del letto, e disse di nuovo: “Esci da qui!”

Ricordo che fui talmente scosso da quel comando che obbedii immediatamente. Strisciai fuori dalla finestra più vicina passando dalla camera da letto alla strada, e sentii la presenza di Dio.

Le mie ginocchia divennero deboli e caddi sulla mia faccia; non avevo alcun dubbio su chi fosse. Alzando lo sguardo al cielo implorai: “Gesù, metti a posto la mia vita”.

È passato tanto tempo dai giorni in cui ero coinvolto nel satanismo, ma credo ancora in un regno spirituale. Credo che vi siano demoni e angeli, male e bene. Ma ho scelto la luce invece delle tenebre. Il Signore mi ha aiutato ristabilendomi completamente. Ora sono sposato da 15 anni. Mia moglie Liz e io viviamo a Bonita Springs, in Florida. Con l’aiuto di Dio ho fondato il Refuge Ministries (Ministerio Rifugio).

Insieme, avvertiamo gli altri dei pericoli dell’occulto e di come aiutare le persone ad esserne liberate. Non lavoriamo solo con ex satanisti; so cosa significa essere soli e confusi, portati alla disperazione. Siamo qui per chiunque il Signore voglia mandarci.

1280_1024_nature_scene_wallpaper_1600FG100_029

Testimonianze di fede e di vita

Guarito dalla sclerosi multipla

 

TESTIMONIANZA DI GIOVANNI VERZILLI

Care sorelle e cari fratelli in Cristo, scrivo in prima persona per facilità d’esposizione, ma ciò che dirò appresso, è anche il pensiero di mia moglie e dei miei figli.

Perdonatemi se questa testimonianza vi viene partecipata in forma da me scritta, ma ho scelto questa forma perché ciò di cui desidero rendervi partecipi è per me talmente forte, coinvolgente ed emozionante che non riuscirei a trasmettervi esattamente quello che ho nella mia mente e nel mio cuore.

D’altro canto ritengo giusto che voi siate informati degli sviluppi e dell’epilogo della malattia che ha colpito mio genero John per il quale le vostre preghiere sono arrivate al trono di Dio e sono state esaudite.

Tutto ebbe inizio nello scorso mese di maggio, quando per una polmonite non diagnosticata e quindi mal curata, tutte le difese immunitarie di John (dissero dopo i dottori) vennero a mancare.

Nel mese di luglio quando ormai John si reggeva a malapena in piedi, gli diagnosticarono una cosa terribile, la sindrome di Guillain-Barré, ovvero neuropatia cronica demielinizzante, in altre parole l’anticamera della sclerosi multipla.

Da quel momento la vita di John cambiò radicalmente in quanto non poteva camminare, quindi non era autosufficiente e non poteva lavorare. Potete immaginare tutte le implicazioni di natura pratica che questo può portare in un uomo giovane e in una famiglia con due bambini e impegni economici per la casa e quant’altro occorre per lo svolgersi della vita quotidiana. Nel mese di settembre mi recai a Los Angeles dove appunto vive mia figlia Simonetta, sia per riaccompagnare i bambini che avevano trascorso l’estate con noi, sia per rendermi conto della situazione.

Oh miei cari, non potete immaginare l’angoscia che provai nel vedere John in quello stato, da uomo giovane e vigoroso come lo avevo lasciato in occasione del nostro ultimo incontro soltanto nove mesi prima, in un uomo ridotto ad uno stato che non oso descrivere, mi cadde il mondo addosso.

I medici o non si pronunciavano o, quando lo facevano, tentavano di preparare John e mia figlia ad un futuro diverso da come era stato fino ad allora.

Tanto per farvi immaginare come stavano le cose, mentre Simonetta era al lavoro, per distrarlo a volte lo portavo con me in macchina in giro per la città (questo l’ho detto dopo a Simonetta e a mia moglie per non allarmarle ulteriormente), ma ogni volta che uscivamo, John cadeva per terra due o tre volte. Ricordo un episodio che non dimenticherò mai: ero sceso dalla macchina per acquistare degli alimenti in un fast-food e al mio ritorno, forse nel tentativo di raggiungermi, lo trovai per terra vicino alla ruota dell’automobile, rannicchiato come un cagnolino, impossibilitato a muoversi. Quel poco che riusciva a fare era muoversi con il deambulatore e con il bastone, a volte era costretto a dormire nel piano inferiore della casa non essendo in grado di salire le scale.

Nella nostra totale impotenza, sia la mia famiglia che i genitori di John chiedemmo a diverse comunità evangeliche di unirsi a noi nelle preghiere per la sua guarigione, quindi alcune chiese evangeliche della Finlandia, dell’Olanda, della California, oltre a quelle di Bari, di Cesano Boscone (MI), di Teramo, di Roma-Aurelio, la nostra (Roma, Via Dei Bruzi) e forse qualche altra, elevarono preghiere con la precisa richiesta di guarigione.

Nel frattempo mia moglie si recò a casa di mia figlia ed ha avuto un ruolo grandissimo nel far sentire tutto l’amore, la dedizione e quant’altro anche di natura pratica una madre può dare nei casi bui della vita.

La mia personale preghiera era: “Signore fa che quando ritornerò a Los Angeles sia John da solo a venirmi a prendere all’aeroporto e che sia autosufficiente”.

L’8 dicembre scorso sono ritornato a Los Angeles e… la mia gioia è stata talmente grande nel constatare il letterale adempimento della mia richiesta al Signore che, anche adesso a distanza di tempo che sto descrivendo quest’incontro, le mie guance sono rigate da lacrime di gioia e d’emozione.

John è stato miracolosamente guarito da Dio, ha ripreso la sua normale attività, tutti i suoi lavori gli sono stati assegnati di nuovo, come prima.

Una menzione ed un ringraziamento particolare desidero fare per la chiesa delle Assemblee di Dio di La Crescenta (CA), sia il pastore Erik Dodd e la sua famiglia, sia tutta la comunità sono stati e sono vicini a John e a Simonetta in un modo assolutamente fraterno, incoraggiandoli in ogni circostanza: il Signore li benedica.

Miei cari non vado oltre ma questa vicenda ha avuto l’epilogo che ho descritto anche grazie alle vostre intercessioni e per questo ve ne sono assieme a mia moglie estremamente e fraternamente grato.

A Dio tutta la gloria, e la Sua benedizione sia sopra ciascuno di noi.


Nota

Mercoledì 17 gennaio 2001, John si è recato alla consueta seduta di fisioterapia. Alla visita preventiva gli è stato comunicato che i muscoli e i nervi delle gambe rispondevano normalmente, pertanto non aveva più alcuna necessità di sottoporsi alla fisioterapia ed è stato mandato di nuovo a casa!

Giovanni e Lina Verzilli

alberi-nel-parco-nazionale-kruger

Testimonianza di un ex Induista

Cliccando sull’immagine qui sotto,si visiona un Video di musica classica

Testimonianza di un ex induista

Crescere in una famiglia Induista ortodossa significa godere delle libertà limitate – spiritualmente parlando. Fu più che vero nel mio caso. Fui allevato in una famiglia Induista strutturata rigidamente e governata dispoticamente, con tradizioni ben preservate, con usanze ben sviluppate, e con delle aspettative ben formulate, naturalmente con molto amore, molta comprensione e molta esortazione.

Nonostante tutte le apparenze esteriori di ‘pace’ che c’erano nella nostra famiglia, io provavo tensione e insoddisfazione nelle situazioni che spuntavano di tanto in tanto. Ogni nuovo avvenimento era una nota di disperazione nel coro delle nostre vite miserabili. Ogni corda echeggiava di un’aria di impotenza che permeava ogni fase delle nostre vite nella nostra semplice casa. Io ricordo chiaramente che mi veniva ripetutamente detto che tutta la nostra infelicità era dovuta al nostro karma unito assieme all’ira degli dèi contro la nostra famiglia. Io non potevo capire che cosa avevamo fatto per meritare questo e che cosa poteva essere fatto per cambiare la cosa, e mio padre non mi permetteva di parlarne.

Noi compimmo le solite visite ai templi dei vari dèi in giorni dell’anno stabiliti. Io ricordo che percorrevo, alcune volte viaggiando su una tonga (un veicolo guidato da cavalli), una lunga strada per raggiungere un particolare tempio di Shiva, uno dei tre principali dèi Induisti. L’idolo di Shiva metteva paura quando lo si guardava. Egli veniva mostrato seduto in cima al mondo, mentre teneva dei teschi umani nelle sue mani, con dell’acqua che scorreva dai suoi capelli e con i suoi occhi che ti fissavano con un messaggio terribile: “Adorami, altrimenti sarai distrutto!”. L’idolo, adornato con fiori, era sempre spalmato di olio e di colore rosso. Il risultato assoluto era quello di creare una sensazione di presentimento (di disgrazia) e di paura. Andavi via dal tempio temendo quello che il futuro poteva riservarti e desiderando, senza nessuna reale speranza, che tutto sarebbe andato bene e che lui – Shiva – sarebbe stato soddisfatto di te. Non mi sentii mai a mio agio nel tempio. L’immagine di Shiva mi ossessionava per giorni dopo il pellegrinaggio.

C’era un altro dio che veniva adorato una volta all’anno nella nostra casa. Si trattava di Ganesha, il dio con la testa di un elefante e il corpo di un uomo. Questo dio si suppone sia estremamente utile. Un figlio di Shiva, egli viene riverito perché allontana i pericoli. Noi avevamo l’abitudine di comprare un nuovo modello d’argilla di questo dio ogni anno, e di adorarlo nel giorno fissato, secondo le tradizioni della famiglia.

Fu durante una delle celebrazioni di Ganesha che diventai molto turbato a riguardo dei nostri dii e della nostra riverenza verso essi. Mi ricordo chiaramente l’occasione. Erano stati offerti dei dolci a Ganesha. A noi era stato chiesto di chiudere i nostri occhi e di pregare per le sue benedizioni sopra la casa. Non so perché, ma io non riuscii a chiudere i miei occhi. Rimasi inorridito nel vedere un piccolo topo scendere sulle offerte che erano state poste davanti al dio e Ganesha era incapace di controllare questa minuscola creatura. “Se lui non è capace di proteggere se stesso”, dissi a me stesso, “come può proteggere questa casa?” In quel giorno io persi la fiducia in quel dio, e credo che il mio viaggio alla scoperta del vero Dio cominciò con quell’evento.

Accaddero due eventi in rapida successione poco dopo quell’esperienza. Il primo fu che mio padre insistette affinché io ricevessi l’ammaestramento nelle scritture Induiste, specialmente la Bhagavad Gita, i Veda e le altre scritture. Il secondo fu questo, un annuncio di un corso Biblico per corrispondenza apparso sul giornale locale mi condusse a cominciare uno studio della Bibbia.

I Veda e gli altri libri erano interessanti, ma essi erano decisamente speculativi. Non c’era nessuna risposta precisa.

La Bibbia, d’altro lato, indicava delle risposte precise. Dio ama le persone. Dio fece conoscere il Suo amore alle persone, di sua propria iniziativa, quando Egli mandò Gesù Cristo nel mondo. Un Dio che perorava a mio favore era un mistero sbalorditivo.

Mentre stavo lottando per capire le religioni e le idee religiose, il mio lavoro a scuola stava spostandosi, per così dire, lungo dei canali regolari. Dopo avere preso le mie lauree in matematica e in insegnamento fui assunto per insegnare in un Collegio Cristiano di Mussoorie, in India. La scuola era diretta da delle società missionarie Cristiane per diffondere le verità Cristiane agli studenti che non erano necessariamente dei Cristiani. Le persone frequentavano questa scuola a motivo della sua importanza nell’eccellenza accademica e perché il veicolo di istruzione era l’Inglese. Veniva insegnato, incoraggiato e sviluppato un linguaggio appropriato. La scuola aveva bisogno di un insegnante di matematica, e il direttore, un missionario Australiano, fu, come lui mi disse più tardi, condotto a offrirmi la posizione nonostante il fatto che non ero un Cristiano. Egli (e io sono riconoscente per la sua disposizione ad ascoltare il Signore) rispose alla guida del Signore non solo nell’assumermi per insegnare in quella scuola, ma anche testimoniandomi – con parole, con la sua vita separata e con le sue priorità.

Un membro del personale nella scuola mi menzionò la morte espiatoria di Gesù Cristo sulla croce. “Egli è morto”, lui dichiarò, “affinché l’uomo sia libero dalla sua schiavitù al peccato e affinché goda una vita vittoriosa per sempre”. La cosa sembrava meravigliosamente pacifica e realizzabile, ma io rigettai la testimonianza perché, secondo me, essa era troppo semplice. Ci deve essere molto di più per la vita che soltanto la semplice fede nella morte di Cristo sulla croce. Io ero stato ammaestrato a credere, secondo le parole dell’Upanishads: “Egli conosce veramente Brahman che lo conosce come al di là della conoscenza; colui che pensa di conoscere, non conosce” [la traduzione in italiano del verso è approssimativa, n.d.t.].

Io ero stato condotto a credere nel cercare le risposte, e mi era stato insegnato che una tale ricerca poteva durare molte, molte vite. I saggi avevano tentato di scoprire la verità e la realtà su Brahman per secoli, ma senza alcun successo. Io ero convinto che la vera verità si trova in noi stessi. Dio e l’uomo sono essenzialmente uno. La separazione deriva dall’essere nati in questo mondo illusorio che afferra l’uomo nel suo abbraccio e lo seduce per non fargli trovare il vero significato della vita e dell’esistenza. La liberazione è impossibile a meno che uno non rinunci alle attrattive di questo mondo. Io ero stato ammaestrato a credere che Dio non è conoscibile, e quindi fuori dalla portata dell’uomo. E qui c’era Gesù Cristo, appeso alla croce, che subiva la morte per mano dei soldati Romani, che proclamava il suo perdono per le loro stupide brutalità – Dio che cercava l’uomo e non l’uomo che cercava Dio in sé stesso.

C’era un’altra dimensione per il mio dilemma. Venendo dalla famiglia da cui venivo io, la mia accettazione di Gesù Cristo avrebbe fatto perdere ai miei genitori il loro rispetto sociale e la loro posizione nell’intera comunità. I miei fratelli e la mia sorella avrebbero subìto un obbrobrio. Anche quello era impensabile. Nonostante io lavorassi lontano da casa in un ambiente differente, io non mi sentivo veramente libero di prendere le mie proprie decisioni. Cercai di parlare della mia situazione ad alcuni dei missionari. Essi non potevano capire i pesanti fattori culturali. Essi pensavano che uno deve semplicemente prendere una decisione di seguire Gesù Cristo e che quello è tutto ciò che importa veramente. Alcuni missionari ignoravano totalmente le tradizioni Induiste e le implicazioni sociali che esse impongono alle persone. Essi respinsero i miei argomenti come insignificanti. Io non ero pronto a farmi convincere che noi viviamo, e che quindi moriamo, soltanto per noi stessi, per mezzo di noi stessi.

La discussione senza fine sarebbe continuata, sono sicuro, se io non avessi incontrato un uomo, Major Ian Thomas, che stava tenendo delle riunioni in una chiesa di Mussoorie. Egli prese il tempo per ascoltare le mie esitazioni, i miei argomenti, e le mie analisi. Egli, con grande sensibilità e intuito acuto, mi spiegò i diritti che esigeva Gesù dalla mia vita: Gesù Cristo – mi spiegò – ti metterà in grado di risolvere i tuoi dilemmi quando lo accetterai. Egli allora sarà con te.

Compresi quello che io dovevo fare. Non c’era nessuna negazione del fatto che Cristo mi aveva chiamato ad accettarlo come mio personale Salvatore e a seguirlo – noncurante del costo. La chiamata era estremamente personale e urgente. Pensai alle possibilità per qualche altro giorno. Comunque, non potevo sbarazzarmi delle pressioni che stavano continuando a crescere. Sentivo che doveva essere presa una decisione.

Io mi volsi a Gesù Cristo il 16 Luglio 1963 alle 2 di notte, nella mia stanza, da solo. Egli diventò il mio Salvatore. Lode al Suo meraviglioso nome!

Io però non avevo calcolato il prezzo che doveva essere pagato per la decisione. Io mi aspettavo rigetto e umiliazione dai miei amici e dai miei parenti. Io mi aspettavo persino qualche scherno da parte di alcuni di loro, ma io non ero pronto a quello che mi accadde dopo la mia conversione; la mia stessa famiglia mi ripudiò. Io non ero più parte della famiglia biologica in cui ero nato. I miei amici mi schivarono. Essi cominciarono ad evitarmi come se io avessi contratto qualche terribile malattia contagiosa.

Con tutti i miei dolori e fardelli, con tutta la mia solitudine, e con tutte le mie lotte, io sono tuttavia determinato a seguire il Signore. Egli è la mia risposta, la mia salvezza, il mio amico. Come mi assicurò Major Thomas, Gesù non è mai venuto meno: Egli è mi sempre vicino per aiutarmi e guidarmi. Io non sto seguendo un’idea, un credo, o una filosofia; non sto cercando una rivelazione interiore; io non sto operando in vista di una liberazione finale. Sto seguendo Gesù Cristo, che è la vera rivelazione, la completa liberazione.

12801615_1700791536830646_268199204677755888_n

Dio ti cerca,e ti troverà! Non puoi sfuggire nè sottrarti al Suo Amore Eterno!

Dio mi cercava

testimonianza di un medico

 

Certa è questa affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo. Ma mi è stata fatta misericordia, affinché Gesù Cristo dimostrasse in me, per primo, tutta la sua pazienza

(1 Timoteo 1:15,16)

Mia madre aveva pregato molto perché fossi un vero cristiano. Tuttavia, fin dai primi anni della mia vita di studente, rifiutavo il cristianesimo; arrivai al punto di vendere, per comprarmi degli alcolici, la Bibbia che mia madre mi aveva donato. Quel libro mi dava veramente fastidio. La mia vita senza Dio fece di me un uomo dai costumi dissoluti, anche se ero stimato per le mie qualità professionali.

Quando divenni medico ospedaliero, vidi ogni tipo di disgrazia. Un giorno fu portato nel mio ambulatorio un muratore, vittima di un incidente sul lavoro. Il suo stato era disperato ed egli ne era cosciente. Ma l’avvicinarsi della morte non lo preoccupava affatto. Fui profondamente colpito dall’espressione felice sul suo viso.

Dopo la sua morte, poiché non aveva famiglia, furono esaminati in mia presenza i pochi effetti contenuti nella sua borsa. Tra le altre cose si trovava una Bibbia. Quale fu la mia sorpresa quando riconobbi che era quella che mi aveva dato mia madre! La aprii: vi era segnato il mio nome come pure un versetto scritto da lei. Chiesi ed ottenni che il libro mi fosse assegnato. L’ultimo proprietario l’aveva certamente letta molto, a giudicare dai numerosi versetti sottolineati. Ero sconvolto. Dio mi cercava. Rispondeva alle preghiere di mia madre. Non ebbi requie fino al momento in cui accettai Gesù come mio Salvatore.

Quella Bibbia è diventata per me un gran tesoro: mi ricordava mia madre, un episodio della mia vita, e soprattutto era una testimonianza della grazia del buon Pastore che continua a cercare la sua pecora perduta finché la trova.

nome-di-gesù-e-maria

L’Amore di Dio è più forte della schiavitù della droga

TESTIMONIANZA DI UN EX TOSSICODIPENDENTE

Mi chiamo Beppe, e sono nato a Cremona in una famiglia di sani principi, dove mi hanno insegnava a frequentare buone amicizie ed essere educato con le persone che mi stavano vicino. Fino all’età di tredici anni sono stato sempre ubbidiente, ascoltando i consigli dei miei genitori. All’età di quattordici anni con alcuni amici cominciai a frequentare l’ambiente delle discoteche, a bere e quasi sempre dopo queste uscite quasi sempre tornavo a casa alle due o alle tre del mattino, ubriaco e sconvolto. Nello stesso tempo lavoravo in un panificio dove conobbi altri ragazzi con i quali cominciai a fumare marijuana e per molti anni sono andato avanti così, bevendo e fumando. I miei genitori non sapevano nulla perché mi nascondevo il più possibile e non mi aprivo mai con loro.

Nel 1974, il grande salto, con alcuni amici cominciammo a fare uso di eroina. Ricordo ancora la prima dose che mi fu presentata, eravamo in un giardino, e un mio amico sciolse la roba nel cucchiaino. Ricordo ancora le sue parole mentre mi chiedeva di porgergli il braccio. Era la prima volta che mi bucavo e avevo meno di 17 anni. Cominciai così a cercare soldi in casa mia per procurarmi l’eroina. Mio padre ben presto venne a sapere che facevo parte di un gruppo di ragazzi che giravano insieme per andare a rubare. Così un giorno venne da me e mi disse: “È vero che tu fai uso di eroina?” Io cercai in tutte le maniere di negare l’evidenza perché avevo paura di mio padre e gli raccontavo un sacco di frottole, fino a che un giorno venne verso di me, mi alzò le maniche della camicia, e vide le mie braccia segnate dalle siringhe che usavo. Mi pose delle condizioni: se volevo continuare a vivere in casa dovevo smettere di bucarmi, altrimenti avrei dovuto prendere la mia strada. Decisi di lasciare la mia casa e andai a vivere con un mio amico che al tempo spacciava droga.
Era una casa dove c’era un via vai di tossicodipendenti che veniva sia per comprare che per bucarsi. Mi inoltrai in quella strada che non abbandonai se non dopo 10 anni, facendo cose assurde, continuando a rubare e finendo anche in carcere. Lì dentro avevo molto tempo e cominciai a riflettere domandami che cosa stavo facendo della mia vita, il dispiacere provocato ai miei genitori, ecc… Ma neanche questo riusciva a fermarmi, continuavo ad usare eroina nonostante tutto, arrivai fino al punto di raccogliere siringhe per la strada, ero completamente stravolto e un giorno mi trovai mezzo morto, buttato sopra un marciapiede. Ricordo ancora quando venne l’ambulanza a prendermi, per portarmi in ospedale, pensai: “questa volta muoio”. Quando mi risvegliai mi arrabbiai con gli infermieri dicendo: “Ma cosa mi avete fatto, io stavo così bene dove mi trovavo”. Mi avevano tolto lo sballo e mi avevano rimesso in sesto. Cominciai a gridare e a battere i pugni sul tavolo. Scappai dall’ospedale e tornai per la strada, la mattina seguente ero di nuovo in cerca di eroina. Alle volte non mangiavo per due giorni, ero così legato e immerso nella droga che arrivai a pesare 45 chili, ogni giorno dovevo recuperare dalle 200 alle 300 mila lire per soddisfare il mio bisogno. Per 10 anni questo è stato il mio incubo.

Mio padre diverse volte ha cercato di venirmi incontro, e una volta mi portò in ospedale per farmi disintossicare, ma quando uscivo tornavo a fare quello che facevo prima, e pensavo che ormai quella fosse la mia vita. Un giorno, mi trovavo in un giardino di Milano ed ero seduto su una panchina pensando a come potevo far soldi, perché stavo male e avevo bisogno della mia dose giornaliera. Due ragazzi si avvicinarono a me e mi invitarono ad andare con loro in una comunità. Io dissi loro che avevo ormai provato con ogni mezzo ad uscirne, ma niente aveva potuto aiutarmi. Poi decisi di di seguire il consiglio, quando arrivai vidi dei ragazzi che avevano fatto la mia stessa esperienza e mi raccontarono cose meravigliose di come erano stati trasformati e perdonati da ogni peccato. Il responsabile della comunità mi disse che Gesù avrebbe potuto cambiare anche la mia vita, mi disse che c’era speranza anche per me e da quella sera stessa decisi di andare a vivere in questa comunità, che attualmente sta aiutando molti giovani. Una sera, proprio in questa comunità, gridai a Dio chiedendogli di perdonarmi i miei peccati, e Dio lo fece, dandomi la gioia di vivere. Ora io posso affermare che Dio è fedele perché mi conduce avanti superando ogni difficoltà. Dio è potente, può veramente cambiare il cuore dell’uomo.

Forse questa soluzione ti sembrerà semplicistica e inadeguata ma è l’unica strada per uscire fuori dalla morsa della droga.

ahugfromjesus4

Testimonianza di Fede

Dalla religione a Cristo

 

Mi chiamo Annibale, sono nato in provincia di Reggio Emilia, ho 45 anni e voglio esprimere con parole semplici come ho trovato la pace, la vita eterna e come sono stato riconciliato con il Dio vivente, il Dio del cielo e della terra.
Ho sempre creduto nell’esistenza di Dio, provenendo dalla religione cattolica. Essa non mi ha mai insegnato come conoscere in modo personale Dio e come avere una risposta sicura sulla vita eterna e il Paradiso.
Fino a vent’anni sono andato quasi tutti i giorni a messa; entrando in chiesa mi inginocchiavo davanti alle statue della Madonna e ai crocifissi.
Credevo di vedere in quelle statue il Signore Gesù e pensavo che queste mi parlassero; solo ora capisco di essere stato ingannato dai miei sentimenti. In esse, però, non trovavo la pace e la sicurezza che stavo cercando.
Un giorno, uscendo dalla chiesa, mi prese una tale angoscia che mi misi a piangere a dirotto. Fu in quel momento che gridai a Dio con cuore sincero, dicendo: “Signore, fammi vedere la via che devo seguire e io camminerò per essa”.
Dopo queste cose incontrai un amico che mi incoraggiò a leggere il vangelo di Giovanni, nel quale ho trovato le risposte alle mie domande. Ho capito che solo il Signore Gesù Cristo poteva salvarmi dalla morte e dall’inferno, conseguenze del peccato. Confessai a lui i miei peccati e gli chiesi di entrare nella mia vita come mio personale Signore e Salvatore. Questa infatti è la vita eterna, cioè credere che Gesù Cristo è l’unigenito figlio di Dio e che solo Lui toglie il peccato del mondo. Nell’amore di Gesù si può trovare la pace, la gioia e la forza per vivere.
Ora frequento una chiesa con persone che hanno fatto la mia stessa esperienza, dando interamente la loro vita a Gesù.

Amico, chiunque tu sia, giovane o anziano, uomo o donna, italiano o straniero, non aspettare domani, scegli ADESSO di seguire il Signore Gesù Cristo e sii certo che Lui ti AMA.

Annibale

angeli