San Josemaría Escrivá de Balaguer: Breve profilo biografico

Josemaría Escrivá nacque a Barbastro (Spagna) il 9 gennaio 1902. Fra i 15 e i 16 anni cominciò ad avvertire i primi presentimenti di una chiamata divina, e decise di farsi sacerdote. Nel 1918 iniziò gli studi ecclesiastici nel Seminario di Logroño, e dal 1920 li proseguì nel Seminario S. Francesco di Paola, a Saragozza, dove dal 1922 svolse mansioni di “Superiore”. Nel 1923 iniziò gli studi di Legge nell’Università di Saragozza, col permesso dell’Autorità ecclesiastica, senza che ciò ostacolasse gli studi teologici. Ricevette il diaconato il 20 dicembre 1924, e fu ordinato sacerdote il 28 marzo 1925.

Nella primavera del 1927, sempre col permesso dell’Arcivescovo, si trasferì a Madrid, dove si prodigò in un instancabile lavoro sacerdotale in tutti gli ambienti, dedicandosi anche ai poveri e ai malati delle borgate, specie agli incurabili e ai moribondi degli ospedali. Divenne cappellano del “Patronato per i malati”, iniziativa assistenziale delle Dame Apostoliche del Sacro Cuore, e fu docente in un’Accademia universitaria. Frattanto continuava gli studi e i corsi di dottorato in Legge, che a quell’epoca si tenevano solo nell’Università di Madrid.

 

Il 2 ottobre del 1928 il Signore gli fece vedere con chiarezza l’Opus Dei. Da quel giorno il fondatore dell’Opus Dei si dedicò, con grande zelo apostolico per tutte le anime, a compiere la missione che Dio gli aveva affidato.

Il 14 febbraio del 1930 iniziò l’apostolato dell’Opus Dei con le donne. Nel 1934 fu nominato Rettore del Patronato di Santa Elisabetta.
Il 14 febbraio 1943 fondò la Società sacerdotale della Santa Croce, inseparabilmente unita all’Opus Dei, che, oltre a permettere l’ordinazione sacerdotale di membri laici dell’Opus Dei e la loro incardinazione al servizio dell’Opera, avrebbe più tardi consentito pure ai sacerdoti incardinati nelle diocesi di condividere la spiritualità e l’ascetica dell’Opus Dei, cercando la santità nell’esercizio dei doveri ministeriali, pur restando alle esclusive dipendenze del rispettivo Ordinario diocesano.
Nel 1946 si trasferì a Roma, dove rimase fino alla fine della vita. Da Roma stimolò e guidò la diffusione dell’Opus Dei in tutto il mondo, prodigando tutte le sue energie nel dare agli uomini e alle donne dell’Opera una solida formazione dottrinale, ascetica e apostolica. Alla morte del fondatore l’Opus Dei contava più di 60.000 membri, di 80 nazionalità. 
Monsignor Escrivá fu Consultore della Pontificia Commissione per l’interpretazione autentica del Codice di Diritto canonico e della Sacra Congregazione per i Seminari e le Università; Prelato onorario di Sua Santità e membro onorario della Pontificia Accademia teologica romana, è stato anche Gran Cancelliere delle Università di Navarra (Spagna) e Piura (Perù) .
San Josemaría Escrivá è morto il 26 giugno 1975. Da anni offriva la sua vita per la Chiesa e per il Papa. Fu sepolto nella Cripta della chiesa di S. Maria della Pace, a Roma.
La fama di santità che già ebbe in vita si è diffusa, dopo la sua morte, in tutti gli angoli della terra, come dimostrano le molte testimonianze di favori spirituali e materiali attribuiti all’intercessione del fondatore dell’Opus Dei; fra di essi si registrano anche guarigioni clinicamente inesplicabili. Numerosissime sono anche state le lettere provenienti dai cinque continenti, fra le quali si annoverano quelle di 69 cardinali e di circa 1.300 vescovi – più di un terzo dell’episcopato mondiale – che chiedevano al Papa l’apertura della Causa di Beatificazione e Canonizzazione di Josemaría Escrivá. La causa si è aperta nel febbraio del 1981. Conclusi tutti i necessari tramiti giuridici, la beatificazione del fondatore dell’Opus Dei è stata celebrata il 17 maggio 1992. Il 6 ottobre 2002 è stato canonizzato nel corso di una solenne cerimonia presieduta dal Santo Padre Giovanni Paolo II, in piazza San Pietro alla presenza di oltre 300 mila fedeli provenienti da tutto il mondo.

Dal 21 maggio 1992 il corpo di San Josemaría Escrivá riposa nell’altare della chiesa prelatizia di S. Maria della Pace, nella sede centrale della Prelatura dell’Opus Dei, costantemente accompagnato dalla preghiera e dalla gratitudine delle tante persone di tutto il mondo che si sono avvicinate a Dio attratte dall’esempio e dagli insegnamenti del fondatore dell’Opus Dei e dalla devozione di quanti ricorrono alla sua intercessione.

Fonte: Ufficio Informazioni dell’Opus Dei

Adamo,il progenitore,il primo uomo,peccatore e santo

Significato del nome

Sembra che l’autore della Genesi, in diversi passi (Gen 2,7; 3,19.23) connetta il nome di Adamo con l’ebraico אדמה, adāmā, “terra”, “suolo”. Si tratta di un etimologia non scientifica, ma popolare, basata su un’assonanza. In realtà sembra che il nome di Adamo derivi dal sumerico ada-mu, “padre mio”.

Antico Testamento

Andrea Pisano, Creazione di Adamo, formella del Campanile di Giotto, 13341336

La creazione dell’uomo

La creazione di Adamo viene narrata nel libro della Genesi in due brani distinti: il primo in 1,26-28.31 e il secondo in Gen 2,4-9.15-25.

Tradizione sacerdotale

Nella prima versione (1,26-28.31), appartenente alla tradizione sacerdotale, la creazione dei primi uomini si inserisce nello schema dei sette giorni ed è l’ultimo atto dell’opera di Dio. L’uomo è visto dunque come il culmine della creazione: egli è creato a immagine e somiglianza di Dio e domina su tutte le altre specie.

Nella narrazione della Genesi, al termine di ogni giorno della creazione Dio ammira la sua opera, che gli appare cosa buona. Il sesto giorno, invece, quello in cui fu creato l’uomo, Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

Tradizione jahvista

La seconda versione (2,4-9.15-25) è molto più antica della prima. In questa tradizione, a differenza della prima, l’uomo non compare per ultimo, bensì per primo, quando ancora la terra appare spoglia e incolta[1].

Adamo viene plasmato con la polvere della terra e riceve l’anima da un alito di Dio. Viene poi posto in un giardino, chiamato Eden, con il compito di custodirlo e coltivarlo. Egli ha il permesso di cogliere i frutti di tutti gli alberi, compreso l’albero della vita, ma gli viene vietato da Dio di accostarsi all’albero della conoscenza del bene e del male.

Il racconto biblico sottolinea la soltudine del primo uomo, cui Dio vuole affiancare un aiuto. Fra tutte le creature, nessuna può essere per l’uomo quell’aiuto di cui ha bisogno, sebbene a tutte le bestie selvatiche e a tutti gli uccelli egli abbia dato un nome, integrandoli così nel contesto della sua vita. Allora, da una costola dell’uomo, Dio plasma la donna. Finalmente Adamo ha trovato la sua compagna:

« Allora l’uomo disse: Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta. »
(Gn 2,23)

Il peccato originale

Heinrich Aldegrever, Adamo e il leone, Collezione privata

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Peccato originale.

Il racconto jahvista prosegue con la narrazione (Gen 3) della trasgressione da parte dei progenitori dell’ordine divino di non cibarsi del frutto dell’albero della conoscenza.

Tentata dal serpente, Eva assaggia i frutti dell’albero e ne dà anche al marito Adamo.

L’alleanza tra Dio è l’uomo è rotta: per primo viene punito il serpente, maledetto da Dio e condannato a strisciare per terra e mangiare la polvere:

« Allora il Signore Dio disse al serpente: Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno. »
(Gn 3,14-15)

La tradizione biblica si è servita del serpente come figura di Satana. Camminare sul proprio ventre e mangiare la polvere sono locuzioni semitiche abituali per descrivere i nemici sconfitti in battaglia e costretti a riconoscre la forza del vincitore.

Il versetto 15 è considerato dalla tradizione cristiana il protovangelo, il primo annuncio della redenzione dell’umanità. Nella stirpe di donna che schiaccerà la testa del serpente è prefigurato Gesù Cristo. Di conseguenza, la donna indica certamente la Vergine Maria, la nuova Eva, corredentrice del genere umano[2].

L’uomo, a differenza del serpente, non è maledetto direttamente; per colpa sua, tuttavia, è maledetto il suolo, non più fecondo ma sterile: esso non darà più spontaneamente i suoi frutti, bensì Adamo dovrà coltivarlo con fatica, fino alla sua morte:

« All’uomo (Dio) disse: Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai! »

Discendenza e morte di Adamo

Il racconto della Genesi prosegue con gli avvenimenti relativi alla discendenza di Adamo: dopo la cacciata dall’Eden, i progenitori generano due figli, Caino e Abele (4,1-2).

Alla morte di quest’ultimo per mano del fratello, Eva genera un altro figlio, Set, la cui discendenza sostituirà quella di Abele (4,25). Ciò avviene quando Adamo ha raggiunto l’età di centotrenta anni. L’intera durata della sua vita fu di novecentotrenta anni[3] (5,3-5).

Nuovo Testamento

Nella genealogia di Gesù

La genealogia di Gesù, nel Vangelo secondo Luca (3,23-38) risale fino ad Adamo, per sottolineare non solo l’appartenenza di Cristo all’umanità, ma l’universalità della salvezza da lui portata nel mondo.

Cristo, nuovo Adamo

San Paolo, nelle sue lettere (Rm 5,12-21, 1Cor 15,20-22), presenta Adamo come antitipo di Gesù: in Adamo, tutta l’umanità ha peccato e ogni uomo ha ricevuto la morte; similmente in Cristo, nuovo Adamo, tutta l’umanità è stata redenta e in lui risorgerà:

« Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini. E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. »
(Rom 5,15-17)

Tradizione cristiana

Secondo i Padri della Chiesa, Adamo ottenne il perdono di Dio e visse come un santo penitente la sua lunghissima vita, animato dalla fede e dalla speranza del Liberatore promesso, per i cui meriti egli ottenne la salvezza finale.

Assai diffusa tra gli scrittori ecclesiastici antichi è la leggenda secondo cui Adamo fu sepolto sul Calvario e il sangue di Cristo crocifisso sarebbe caduto sul cranio di lui, che così ricevette per primo gli effetti della redenzione.

Nella letteratura

La figura di Adamo è ricordata in diverse opere letterarie. Dante, rifacendosi alla Tradizione, colloca Adamo nel Paradiso. Al poeta, che gli chiede quando sia stato accolto tra i beati, Adamo risponde innanzitutto che non fu il frutto proibito in sé a determinare la sua condanna, bensì la violazione del divieto di Dio. Riferisce inoltre che, dopo essere vissuto 930 anni, rimase nel Limbo per 4302 anni, fino alla crocifissione di Gesù:

« Or, figliuol mio, non il gustar del legno
fu per sé la cagion di tanto essilio,
ma solamente il trapassar del segno.Quindi onde mosse tua donna Virgilio,
quattromilia trecento e due volumi
di sol desiderai questo concilio;e vidi lui tornare a tutt’i lumi
de la sua strada novecento trenta
fïate, mentre ch’ïo in terra fu’ mi. »
(Paradiso, XXVI, 115-123)

Adamo compare anche nell’Inno ai patriarchi, ottavo tra i Canti di Giacomo Leopardi (vv. 22-39). Il poeta immagina Adamo mentre contempla per la prima volta i luoghi silenziosi e solitari in cui un giorno sorgeranno popolate e rumorose città.

Altre tradizioni

Nell’Islam

Nel Corano è presente un racconto[4] derivato dagli scritti di alcuni Padri della Chiesa: Dio, contro il parere degli angeli, pone sulla terra un suo vicario, l’uomo, cui insegna i nomi di tutte le cose. Adamo, a sua volta, per ordine di Dio, mostra agli angeli le sue conoscenze. Dio ordina quindi a tutti gli angeli di prosternarsi dinanzi ad Adamo: tutti accettano eccetto Iblis, che rifiuta per la sua superbia.

Dio pone Adamo e la sua sposa nel Paradiso terrestre, con il divieto di cibarsi dei frutti di un determinato albero. In seguito, Iblis spinge i progenitori a ribellarsi al divieto divino, e per questo vengono scacciati dal Giardino. Al termine il racconto, Dio accoglie il pentimento di Adamo e gli promette la venuta di un inviato divino.

Nell’Ebraismo

Secondo i testi della religione ebraica, dopo la morte, l’anima di ciascuno incontra Adamo; ad essa, che sembra rimproverare Adamo del suo primo peccato che causò l’ingresso della morte nel mondo, viene ricordato dal primo uomo stesso che ognuno muore per i propri peccati.

Nello Zohar è riportato che Adamo venne creato con la polvere del luogo del Tempio di Gerusalemme: poi Dio mischiò i quattro venti con i quattro elementi e diede vita ad un’opera meravigliosa, appunto Adam; Adamo possiede anche un elemento spirituale celeste, l’anima ricavata appunto dal Tempio Celeste di Gerusalemme del Mondo Superiore: così, anche nella sua formazione, l’uomo possiede elementi del Mondo dell’Alto e del Mondo del Basso.

Sempre l’esegesi ebraica dice che Adamo poté vedere in una visione divina tutte le generazioni degli Zadikim della storia, i giusti.

Bereshit Rabbah, la raccolta dei Midrashim del primo libro della Bibbia, la Genesi, riporta che in principio Adamo era ornato con una sorta di coda che poi perse. Prima del peccato originale Adamo ed Eva presentavano sulla superficie del corpo una sostanza celeste madreperlacea e metaforicamente simile alla materia dell’unghia; in merito a ciò si parla anche dell’Avir. Sempre lo stesso testo riporta l’età di Adamo ed Eva al momento della loro creazione: 20 anni. Come Noach, Moshè, Yaakov e Yosef, Adamo fu creato circonciso.

Secondo il computo rabbinico, Adamo sarebbe nato nel 3760 a.C., data della creazione del mondo, e morto nel 2830 a.C.: l’esegesi biblica ha evidenziato come i numeri nella Bibbia hanno il più delle volte un significato simbolico, per cui è arbitrario pensare che gli agiografi intendessero fornire indicazioni storiche in senso proprio. Per approfondire, vedi la cronologia biblica.

L’uomo primordiale (Adam Kadmon)

L’Adam Kadmon è una figura della sapienza mistica ebraica associata ai passaggi prima della Creazione, al suo svolgersi e al significato dell’origine di essa racchiusa negli elementi del suo sviluppo. Secondo l’esegesi ebraica l’uomo, in quanto ultima creatura creata, è la più perfetta e completa e, come tale, racchiude ontologicamente tutti gli elementi spirituali e materiali di quelle precedenti; per la propria completezza è la creatura più fedele alla totalità della sapienza divina.

Secondo questa teoria l’uomo è l’essenza della totalità, espressione del Mondo Superiore e del Mondo Inferiore, ed è così possibile conoscere ogni aspetto della realtà prestando attenzione anche unicamente alla creatura uomo. L’Adam Kadmon è quindi l’archetipo della totalità creativa precedente al completamento della Creazione e per questo, associandovene la primordialità, si parla di Adam Kadmon, espressione ebraica che significa uomo primordiale o uomo superno. Affine ed attinente a questo principio è quello delle Sephirot. In particolare, l’ Adam Kadmon è il primo tra i partzufim (personificazioni o ipostasi del divino) a manifestarsi nel vuoto del chalal (risultato della contrazione – tzimtzum – dell'”infinita luce di Dio” – Or Ein Sof).

Importante l’accostamento tra l’uomo superno ed il Kohen Gadol: negli insegnamenti della Qabbalah entrambi le figure connotano infatti una natura spirituale speculare, una è corrispettiva all’altra.

La Qabbalah descrive molti dei particolari secondo cui, prima che il Signore soffiasse lo spirito nelle narici dell’uomo, l’anima di Adamo era unita a quella di Eva prima della nascita o formazione: viene insegnato infatti che ciascuna coppia sia l’unione delle due anime per le quali il Signore ha già prestabilito l’incontro nel corso della vita dopo la nascita.

Culto

Adamo non gode di un culto liturgico proprio, ma sia in Occidente che in Oriente, egli è venerato insieme a tutti gli antenati di Gesù Cristo ed i giusti del Vecchio Testamento, in un’unica celebrazione collettiva.

Il Martirologio Romano al 24 dicembre, vigilia della Natività del Signore, commemora gli avi di Gesù, figli di Davide, figli di Abramo, figli di Adamo, che placarono l’ira di Dio e vissero come giusti e morirono in pace nella fede.

Intorno alla stessa data, in Oriente, più precisamente nella prima domenica dell’Avvento orientale, si commemorano gli stessi antenati.

Nel Canone della Messa è scritto: “Onoriamo per primo Adamo che, onorato dalla mano del Creatore e costituito primo nostro padre, gode del beato riposo, con tutti gli eletti nei tabernacoli celesti”.

Nell’arte

Numerosissima è l’iconografia che raffigura Adamo con Eva vicino all’albero della Conoscenza, con il serpente tentatore avvinghiato; ma anche nella scena della cacciata della coppia dall’Eden.

I progenitori sono raffigurati presso l’albero della conoscenza in uno dei bassorilievi del sarcofago di Giunio Basso, uno dei più antichi sarcofagi con scene cristiane a noi pervenuto, risalente al IV secolo.

Adamo ed Eva compaiono nelle Storie della Genesi (1099 ca), un ciclo di quattro bassorilievi che decorano la facciata del Duomo di Modena, realizzati dallo scultore italiano Wiligelmo.

Essi sono stati raffigurati da Masaccio nella Cappella Brancacci (142425), all’interno della chiesa di Santa Maria del Carmine, a Firenze.

Adamo ed Eva sono i personaggi più importanti del famosissimo ciclo di affreschi realizzati da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina (1511), in Vaticano . In particolare, compaiono nei tre riquadri centrali: la Creazione di Adamo, la Creazione di Eva e il Peccato originale.

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Adamo,il progenitore,il primo uomo,peccatore e santo

Significato del nome

Sembra che l’autore della Genesi, in diversi passi (Gen 2,7; 3,19.23) connetta il nome di Adamo con l’ebraico אדמה, adāmā, “terra”, “suolo”. Si tratta di un etimologia non scientifica, ma popolare, basata su un’assonanza. In realtà sembra che il nome di Adamo derivi dal sumerico ada-mu, “padre mio”.

Antico Testamento

Andrea Pisano, Creazione di Adamo, formella del Campanile di Giotto, 13341336

La creazione dell’uomo

La creazione di Adamo viene narrata nel libro della Genesi in due brani distinti: il primo in 1,26-28.31 e il secondo in Gen 2,4-9.15-25.

Tradizione sacerdotale

Nella prima versione (1,26-28.31), appartenente alla tradizione sacerdotale, la creazione dei primi uomini si inserisce nello schema dei sette giorni ed è l’ultimo atto dell’opera di Dio. L’uomo è visto dunque come il culmine della creazione: egli è creato a immagine e somiglianza di Dio e domina su tutte le altre specie.

Nella narrazione della Genesi, al termine di ogni giorno della creazione Dio ammira la sua opera, che gli appare cosa buona. Il sesto giorno, invece, quello in cui fu creato l’uomo, Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona.

Tradizione jahvista

La seconda versione (2,4-9.15-25) è molto più antica della prima. In questa tradizione, a differenza della prima, l’uomo non compare per ultimo, bensì per primo, quando ancora la terra appare spoglia e incolta[1].

Adamo viene plasmato con la polvere della terra e riceve l’anima da un alito di Dio. Viene poi posto in un giardino, chiamato Eden, con il compito di custodirlo e coltivarlo. Egli ha il permesso di cogliere i frutti di tutti gli alberi, compreso l’albero della vita, ma gli viene vietato da Dio di accostarsi all’albero della conoscenza del bene e del male.

Il racconto biblico sottolinea la soltudine del primo uomo, cui Dio vuole affiancare un aiuto. Fra tutte le creature, nessuna può essere per l’uomo quell’aiuto di cui ha bisogno, sebbene a tutte le bestie selvatiche e a tutti gli uccelli egli abbia dato un nome, integrandoli così nel contesto della sua vita. Allora, da una costola dell’uomo, Dio plasma la donna. Finalmente Adamo ha trovato la sua compagna:

« Allora l’uomo disse: Questa volta essa è carne dalla mia carne e osso dalle mie ossa. La si chiamerà donna perché dall’uomo è stata tolta. »
(Gn 2,23)

Il peccato originale

Heinrich Aldegrever, Adamo e il leone, Collezione privata

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Peccato originale.

Il racconto jahvista prosegue con la narrazione (Gen 3) della trasgressione da parte dei progenitori dell’ordine divino di non cibarsi del frutto dell’albero della conoscenza.

Tentata dal serpente, Eva assaggia i frutti dell’albero e ne dà anche al marito Adamo.

L’alleanza tra Dio è l’uomo è rotta: per primo viene punito il serpente, maledetto da Dio e condannato a strisciare per terra e mangiare la polvere:

« Allora il Signore Dio disse al serpente: Poiché tu hai fatto questo, sii tu maledetto più di tutto il bestiame e più di tutte le bestie selvatiche; sul tuo ventre camminerai e polvere mangerai per tutti i giorni della tua vita. Io porrò inimicizia tra te e la donna, tra la tua stirpe e la sua stirpe: questa ti schiaccerà la testa e tu le insidierai il calcagno. »
(Gn 3,14-15)

La tradizione biblica si è servita del serpente come figura di Satana. Camminare sul proprio ventre e mangiare la polvere sono locuzioni semitiche abituali per descrivere i nemici sconfitti in battaglia e costretti a riconoscre la forza del vincitore.

Il versetto 15 è considerato dalla tradizione cristiana il protovangelo, il primo annuncio della redenzione dell’umanità. Nella stirpe di donna che schiaccerà la testa del serpente è prefigurato Gesù Cristo. Di conseguenza, la donna indica certamente la Vergine Maria, la nuova Eva, corredentrice del genere umano[2].

L’uomo, a differenza del serpente, non è maledetto direttamente; per colpa sua, tuttavia, è maledetto il suolo, non più fecondo ma sterile: esso non darà più spontaneamente i suoi frutti, bensì Adamo dovrà coltivarlo con fatica, fino alla sua morte:

« All’uomo (Dio) disse: Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare, maledetto sia il suolo per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita. Spine e cardi produrrà per te e mangerai l’erba campestre. Con il sudore del tuo volto mangerai il pane; finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere tornerai! »

Discendenza e morte di Adamo

Il racconto della Genesi prosegue con gli avvenimenti relativi alla discendenza di Adamo: dopo la cacciata dall’Eden, i progenitori generano due figli, Caino e Abele (4,1-2).

Alla morte di quest’ultimo per mano del fratello, Eva genera un altro figlio, Set, la cui discendenza sostituirà quella di Abele (4,25). Ciò avviene quando Adamo ha raggiunto l’età di centotrenta anni. L’intera durata della sua vita fu di novecentotrenta anni[3] (5,3-5).

Nuovo Testamento

Nella genealogia di Gesù

La genealogia di Gesù, nel Vangelo secondo Luca (3,23-38) risale fino ad Adamo, per sottolineare non solo l’appartenenza di Cristo all’umanità, ma l’universalità della salvezza da lui portata nel mondo.

Cristo, nuovo Adamo

San Paolo, nelle sue lettere (Rm 5,12-21, 1Cor 15,20-22), presenta Adamo come antitipo di Gesù: in Adamo, tutta l’umanità ha peccato e ogni uomo ha ricevuto la morte; similmente in Cristo, nuovo Adamo, tutta l’umanità è stata redenta e in lui risorgerà:

« Ma il dono di grazia non è come la caduta: se infatti per la caduta di uno solo morirono tutti, molto di più la grazia di Dio e il dono concesso in grazia di un solo uomo, Gesù Cristo, si sono riversati in abbondanza su tutti gli uomini. E non è accaduto per il dono di grazia come per il peccato di uno solo: il giudizio partì da un solo atto per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute per la giustificazione. Infatti se per la caduta di uno solo la morte ha regnato a causa di quel solo uomo, molto di più quelli che ricevono l’abbondanza della grazia e del dono della giustizia regneranno nella vita per mezzo del solo Gesù Cristo. »
(Rom 5,15-17)

Tradizione cristiana

Secondo i Padri della Chiesa, Adamo ottenne il perdono di Dio e visse come un santo penitente la sua lunghissima vita, animato dalla fede e dalla speranza del Liberatore promesso, per i cui meriti egli ottenne la salvezza finale.

Assai diffusa tra gli scrittori ecclesiastici antichi è la leggenda secondo cui Adamo fu sepolto sul Calvario e il sangue di Cristo crocifisso sarebbe caduto sul cranio di lui, che così ricevette per primo gli effetti della redenzione.

Nella letteratura

La figura di Adamo è ricordata in diverse opere letterarie. Dante, rifacendosi alla Tradizione, colloca Adamo nel Paradiso. Al poeta, che gli chiede quando sia stato accolto tra i beati, Adamo risponde innanzitutto che non fu il frutto proibito in sé a determinare la sua condanna, bensì la violazione del divieto di Dio. Riferisce inoltre che, dopo essere vissuto 930 anni, rimase nel Limbo per 4302 anni, fino alla crocifissione di Gesù:

« Or, figliuol mio, non il gustar del legno
fu per sé la cagion di tanto essilio,
ma solamente il trapassar del segno.Quindi onde mosse tua donna Virgilio,
quattromilia trecento e due volumi
di sol desiderai questo concilio;e vidi lui tornare a tutt’i lumi
de la sua strada novecento trenta
fïate, mentre ch’ïo in terra fu’ mi. »
(Paradiso, XXVI, 115-123)

Adamo compare anche nell’Inno ai patriarchi, ottavo tra i Canti di Giacomo Leopardi (vv. 22-39). Il poeta immagina Adamo mentre contempla per la prima volta i luoghi silenziosi e solitari in cui un giorno sorgeranno popolate e rumorose città.

Altre tradizioni

Nell’Islam

Nel Corano è presente un racconto[4] derivato dagli scritti di alcuni Padri della Chiesa: Dio, contro il parere degli angeli, pone sulla terra un suo vicario, l’uomo, cui insegna i nomi di tutte le cose. Adamo, a sua volta, per ordine di Dio, mostra agli angeli le sue conoscenze. Dio ordina quindi a tutti gli angeli di prosternarsi dinanzi ad Adamo: tutti accettano eccetto Iblis, che rifiuta per la sua superbia.

Dio pone Adamo e la sua sposa nel Paradiso terrestre, con il divieto di cibarsi dei frutti di un determinato albero. In seguito, Iblis spinge i progenitori a ribellarsi al divieto divino, e per questo vengono scacciati dal Giardino. Al termine il racconto, Dio accoglie il pentimento di Adamo e gli promette la venuta di un inviato divino.

Nell’Ebraismo

Secondo i testi della religione ebraica, dopo la morte, l’anima di ciascuno incontra Adamo; ad essa, che sembra rimproverare Adamo del suo primo peccato che causò l’ingresso della morte nel mondo, viene ricordato dal primo uomo stesso che ognuno muore per i propri peccati.

Nello Zohar è riportato che Adamo venne creato con la polvere del luogo del Tempio di Gerusalemme: poi Dio mischiò i quattro venti con i quattro elementi e diede vita ad un’opera meravigliosa, appunto Adam; Adamo possiede anche un elemento spirituale celeste, l’anima ricavata appunto dal Tempio Celeste di Gerusalemme del Mondo Superiore: così, anche nella sua formazione, l’uomo possiede elementi del Mondo dell’Alto e del Mondo del Basso.

Sempre l’esegesi ebraica dice che Adamo poté vedere in una visione divina tutte le generazioni degli Zadikim della storia, i giusti.

Bereshit Rabbah, la raccolta dei Midrashim del primo libro della Bibbia, la Genesi, riporta che in principio Adamo era ornato con una sorta di coda che poi perse. Prima del peccato originale Adamo ed Eva presentavano sulla superficie del corpo una sostanza celeste madreperlacea e metaforicamente simile alla materia dell’unghia; in merito a ciò si parla anche dell’Avir. Sempre lo stesso testo riporta l’età di Adamo ed Eva al momento della loro creazione: 20 anni. Come Noach, Moshè, Yaakov e Yosef, Adamo fu creato circonciso.

Secondo il computo rabbinico, Adamo sarebbe nato nel 3760 a.C., data della creazione del mondo, e morto nel 2830 a.C.: l’esegesi biblica ha evidenziato come i numeri nella Bibbia hanno il più delle volte un significato simbolico, per cui è arbitrario pensare che gli agiografi intendessero fornire indicazioni storiche in senso proprio. Per approfondire, vedi la cronologia biblica.

L’uomo primordiale (Adam Kadmon)

L’Adam Kadmon è una figura della sapienza mistica ebraica associata ai passaggi prima della Creazione, al suo svolgersi e al significato dell’origine di essa racchiusa negli elementi del suo sviluppo. Secondo l’esegesi ebraica l’uomo, in quanto ultima creatura creata, è la più perfetta e completa e, come tale, racchiude ontologicamente tutti gli elementi spirituali e materiali di quelle precedenti; per la propria completezza è la creatura più fedele alla totalità della sapienza divina.

Secondo questa teoria l’uomo è l’essenza della totalità, espressione del Mondo Superiore e del Mondo Inferiore, ed è così possibile conoscere ogni aspetto della realtà prestando attenzione anche unicamente alla creatura uomo. L’Adam Kadmon è quindi l’archetipo della totalità creativa precedente al completamento della Creazione e per questo, associandovene la primordialità, si parla di Adam Kadmon, espressione ebraica che significa uomo primordiale o uomo superno. Affine ed attinente a questo principio è quello delle Sephirot. In particolare, l’ Adam Kadmon è il primo tra i partzufim (personificazioni o ipostasi del divino) a manifestarsi nel vuoto del chalal (risultato della contrazione – tzimtzum – dell'”infinita luce di Dio” – Or Ein Sof).

Importante l’accostamento tra l’uomo superno ed il Kohen Gadol: negli insegnamenti della Qabbalah entrambi le figure connotano infatti una natura spirituale speculare, una è corrispettiva all’altra.

La Qabbalah descrive molti dei particolari secondo cui, prima che il Signore soffiasse lo spirito nelle narici dell’uomo, l’anima di Adamo era unita a quella di Eva prima della nascita o formazione: viene insegnato infatti che ciascuna coppia sia l’unione delle due anime per le quali il Signore ha già prestabilito l’incontro nel corso della vita dopo la nascita.

Culto

Adamo non gode di un culto liturgico proprio, ma sia in Occidente che in Oriente, egli è venerato insieme a tutti gli antenati di Gesù Cristo ed i giusti del Vecchio Testamento, in un’unica celebrazione collettiva.

Il Martirologio Romano al 24 dicembre, vigilia della Natività del Signore, commemora gli avi di Gesù, figli di Davide, figli di Abramo, figli di Adamo, che placarono l’ira di Dio e vissero come giusti e morirono in pace nella fede.

Intorno alla stessa data, in Oriente, più precisamente nella prima domenica dell’Avvento orientale, si commemorano gli stessi antenati.

Nel Canone della Messa è scritto: “Onoriamo per primo Adamo che, onorato dalla mano del Creatore e costituito primo nostro padre, gode del beato riposo, con tutti gli eletti nei tabernacoli celesti”.

Nell’arte

Numerosissima è l’iconografia che raffigura Adamo con Eva vicino all’albero della Conoscenza, con il serpente tentatore avvinghiato; ma anche nella scena della cacciata della coppia dall’Eden.

I progenitori sono raffigurati presso l’albero della conoscenza in uno dei bassorilievi del sarcofago di Giunio Basso, uno dei più antichi sarcofagi con scene cristiane a noi pervenuto, risalente al IV secolo.

Adamo ed Eva compaiono nelle Storie della Genesi (1099 ca), un ciclo di quattro bassorilievi che decorano la facciata del Duomo di Modena, realizzati dallo scultore italiano Wiligelmo.

Essi sono stati raffigurati da Masaccio nella Cappella Brancacci (142425), all’interno della chiesa di Santa Maria del Carmine, a Firenze.

Adamo ed Eva sono i personaggi più importanti del famosissimo ciclo di affreschi realizzati da Michelangelo sulla volta della Cappella Sistina (1511), in Vaticano . In particolare, compaiono nei tre riquadri centrali: la Creazione di Adamo, la Creazione di Eva e il Peccato originale.

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