CAMMINA DAVANTI A ME – 6

Bocca di Magra: 31 ottobre – 1-2 novembre 1992

Esercizi Spirituali ai giovani e agli adulti

Cammina davanti a me

Omelie
1ª Penitenziale

Parola di Dio: Is 1 – 1 Ts 5 – Lc 23, 33-46

La prima lettura che abbiamo ascoltato è l’inizio del libro di Isaia.

Un inizio dove il Signore si lamenta contro il suo popolo. C’è un rapporto di alleanza tra Dio e questo popolo, c’è stato un impegno di amore da parte del Signore, eppure la risposta che il Signore ha ottenuto da Israele è stata una risposta infedele di ribellione.

Lo dice così:

«Udite, cieli; ascolta, terra, perché il Signore ha parlato: «Figli ho allevato e cresciuto, ma essi si sono ribellati contro di me. Anche il bue conosce il suo proprietario, l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende».

Ed è come lo stupore di Dio che si trova davanti ad una mancanza di riconoscenza inconcepibile.

Avesse fatto del male al suo popolo, lo avesse dimenticato e abbandonato, si capirebbe, forse, la ribellione di Israele. Ma il comportamento di Dio è stato un comportamento paterno: «Ho allevato e cresciuto, ed essi – proprio i figli – si sono ribellati contro di me».

E credo che dobbiamo partire dall’accettare questa accusa del Signore, che ci deve fare un pochino male dentro al nostro cuore, perché la mancanza di riconoscenza è meschinità.

La mancanza di fedeltà, di amore rovina il rapporto con Dio, ma rovina anche quello che noi siamo davanti a noi stessi. È una stoltezza, una stupidità più grande di quella degli animali bruti, del bue e dell’asino. Per quanto manchino di intelligenza, sono capaci di riconoscere quello che ha fatto loro del bene.

E noi siamo così stolti e ciechi nei confronti del Signore?

Allora viene l’accusa vera e propria:

«Udite la parola del Signore, voi capi di Sodoma; ascoltate la dottrina del nostro Dio, popolo di Gomorra!».

Provate a capire che cosa voleva dire un indirizzo di questo genere ascoltato dal popolo di Israele che sa, che ritiene di essere il popolo eletto, il popolo amato da Dio e che si sente chiamare popolo di Sodoma e Gomorra; quindi che si sente mettere insieme con dei pagani, e con dei pagani depravati, che vengono disprezzati e condannati.

Bene, noi siamo della stessa stoffa, dice il profeta.

E continua:

«Che cosa m’importa dell’abbondanza dei vostri sacrifici senza numero?».

Ci torneremo su questo tema. Il rimprovero di Dio non viene dalla mancanza di riti. Non è che la gente non vada abbastanza al Tempio, che non faccia abbastanza sacrifici. Anzi, a calpestare gli atri del Tempio ci vanno, e ci vanno molto. «Ma, dice il Signore, non posso sopportare delitto e solennità». Non posso sopportare una liturgia che vada insieme con l’ingiustizia, una religione che vada a braccetto con un comportamento falso è cattivo nei confronti degli altri.

Per cui: «I vostri noviluni, le vostre feste (i noviluni sono le feste di Israele) io detesto. Sono per me un peso; sono stanco di sopportarli». Ed è una traduzione un pochino addolcita perché il testo dice: «mi danno la nausea». «Non riesco più ad accettare l’odore dei sacrifici», quello che dovrebbe essere il profumo dei sacrifici di Israele.

Allora: «Lavatevi, purificatevi, togliete il male delle vostre azioni. Cessate di fare il male, imparate a fare il bene, ricercate la giustizia, rendete giustizia all’orfano, difendete la causa della vedova…»,

cioè tutti quelli che sono deboli, prendeteli in cura, mettete l’impegno in loro favore.

Poi dice, ed è il versetto conclusivo: «Su, venite e litighiamo, dice il Signore. Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana», (Is 1, 16-18)

«Venite e litighiamo» o «venite e discutiamo», vuol dire: «Accettate la mia querela, andiamo in tribunale e discutiamo la nostra causa!».

Se voi accettate di discutere la causa con Dio, se voi, quindi, accettate di mettere in gioco la vostra vita, se invece di mettervi nell’atteggiamento di difesa di chi dice: «Io sono a posto», accettate il rimprovero di Dio e vi misurate con la parola del Signore, «allora anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno come neve».

Ed è un pochino il discorso che facevamo prima.

Confrontarci con il Signore, non è sempre comodo, ma è sempre fonte di salvezza. Ci può costare, ci può creare dei disagi interiori, perché noi preferiamo avere ragione e, invece, davanti al Signore siamo costretti ad aver torto, e torto marcio.

Con gli altri ce la caviamo ad avere ragione, con il Signore, se c’è un tantino di sincerità, no! Questo non piace a nessuno.

Siamo costretti a riconoscere il nostro torto. Ma proprio questo è quello che salva, è quello che permette ai nostri peccati di passare dal rosso porpora al bianco della neve e della lana.

La seconda lettura è il cap. 5 della lettera ai Tessalonicesi.

Incomincia facendo riferimento alla venuta del Signore. E l’idea per Paolo è questa: Sapete che per gli Ebrei la giornata incominciava la sera. Quindi il giorno era fatto, innanzitutto, di una parte buia, la notte; poi di una parte luminosa, il giorno vero.

Secondo S. Paolo la storia del mondo è proprio fatta così, come una lunga giornata. Una lunga giornata dove prima ci sono secoli e secoli di notte. Poi sorge il giorno luminoso, nuovo.

Il giorno luminoso sarà la venuta del Signore, il ritorno del Signore risorto. Verrà a creare, come dice S. Giovanni, i cieli nuovi e la terra nuova. E quello sarà davvero il giorno, tanto che non ci sarà più bisogno di lampade, non ci sarà più bisogno di luci, perché Dio stesso e Gesù Cristo saranno luce per tutti gli uomini. Saranno capaci di dare all’uomo quella conoscenza e quella sicurezza e quella protezione di cui adesso manchiamo. Dunque, una lunga notte seguita da un giorno luminoso.

Bene, noi viviamo ancora nella notte. Ma noi, che abbiamo conosciuto Gesù Cristo, sappiamo già che cos’è il giorno, perché il giorno del mondo è proprio Lui: è Gesù Cristo.

Il giorno del mondo è quello che ha tenuto niente per se, ma ha donato tutto quello che aveva e tutto quello che era per gli altri. È l’innocente che ha dato la vita per il colpevole.

Questo è il giorno: la manifestazione incredibile dell’amore, la rivelazione luminosa della santità, della bellezza e della gloria di Dio.

Il futuro del mondo è Gesù Cristo. Allora voi che lo sapete adesso, anche se è ancora notte, dovete cominciare a vivere alla luce del giorno, alla luce di Gesù Cristo. Non potete ancora continuare a stare dentro alle tenebre e a tenere quei comportamenti che davanti alla luce, alla luce di Gesù Cristo, non saranno più accettati.

L’odio è naturalmente in contrasto con Gesù Cristo: Gesù è l’amore. Non potete continuare a vivere nell’odio, quando andate incontro al giorno che sarà la rivelazione di Gesù Cristo. E l’inganno è lo stesso, l’ingiustizia è lo stesso e così via.

E vuole dire: Anche se non è ancora venuta la manifestazione piena del Signore, noi possiamo e dobbiamo vivere alla sua luce, che poi tradotto vuol dire: Vuol fare l’esame di coscienza bene? Confrontati con Gesù Cristo. Gesù è il traguardo della tua vita.

Se ti metti davanti a Lui, vedi in che cosa la tua vita è ancora difforme, è ancora lontana da Gesù Cristo.

Non fate l’esame di coscienza solo sulle leggi, il nostro dovere stretto. La nostra legge è Gesù Cristo, e l’esame di coscienza si fa su di lui, nel confronto con Lui.

È chiaro che nel confronto con Gesù Cristo siamo tutti in rosso, in passivo. Il nostro conto non è mai un conto positivo; ma che cosa conta questo?

È proprio quello che dobbiamo fare nel sacramento della penitenza. Mica dobbiamo andare a dire davanti al Signore: Sono bravo!, ma dobbiamo andare a dire: Abbi pietà di me che sono peccatore! E il confrontarci con Gesù Cristo ci aiuta in questo.

Allora ne dovrebbe venir fuori una esistenza rinnovata e, per certi aspetti, bellicosa.

  1. Paolo dice che dobbiamo rivestirci con la corazza della fede e della carità, avendo come elmo la speranza della salvezza. E incomincia a descrivere l’armatura del cristiano.

Qui ci sono solo alcune cose. Nella lettera agli Efesini ci sarà la descrizione completa dell’armatura, ma vuole dire: sta attento che la tua non è una vita tranquilla e pacifica. È una vita di lotta, e devi lottare. Ci sono delle forze di male o di inganno che sono attorno a te, ma che sono anche dentro di te, con le quali devi tagliare ogni ponte e contro le quali devi instaurare una lotta, un combattimento autentico, e deciso.

Bene, è quello a cui ci vuole portare il sacramento della penitenza.

La vita cristiana, da questo punto di vista, è una vita impegnata; non è una lotta contro delle persone, ma lotta contro ogni realtà di male.

È la lotta per il giorno, perché il giorno venga, perché si manifesti quello che è il progetto di Dio sull’uomo.

Quello che a noi interessa è che l’uomo corrisponda al piano di Dio. Noi e gli altri.

Evidentemente dobbiamo lottare per noi, perché non posso costringere gli altri. Debbo, però, e posso rinnovare la mia vita sotto lo sguardo del Signore.

Poi c’è una serie di indicazioni che riguardano cose concrete. Dice: la premura nei confronti dei capi della comunità: «quelli che vi sono preposti dal Signore e vi ammoniscono»; dice di trattarli con rispetto e carità. Poi dice: «correggete gli indisciplinati, confortate i pusillanimi», quindi datevi coraggio gli uni gli altri, non lasciatevi avvilire, confortatevi, «sostenete i deboli, quelli che fanno fatica a camminare, non disprezzateli finché sono deboli, ma sosteneteli come il pastore che va in cerca di una pecora smarrita». Poi: «siate pazienti con tutti». Ce ne sarebbe abbastanza per fare un esame di coscienza.

«Guardatevi dal rendere male per male ad alcuno; ma cercate sempre il bene tra voi e con tutti».

Poi: «State sempre lieti», perché anche la gioia è un comando del Signore ed è un segno della vita cristiana.

«Pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie». Tutti questi sono esami di coscienza e grossi, che siamo chiamati a fare.

«Questo è infatti la volontà di Dio… Non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie; esaminate ogni cosa (tra i doni dello Spirito), tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male».

Quindi il brano ci potrebbe aiutare in questo.

Finalmente il Vangelo. Molto semplice ma che voleva solo richiamarci la fiducia senza limiti che dobbiamo sempre avere davanti al Signore.

Siamo nel momento decisivo della storia della salvezza, nel momento in cui il Signore è stato innalzato sulla croce. E «innalzato sulla croce» appare privo di qualunque potere, tanto che gli hanno detto poco prima: «Ha salvato gli altri; salvi se stesso se è il Cristo di Dio, il suo eletto». E ancora: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso».

E sembra che di fronte a questa provocazione Gesù sia senza forze. Non ha più potere; ha guarito dei malati, ha risuscitato dei morti, ha liberato degli indemoniati, e adesso è privo, proprio privo di qualunque forza.

Eppure, stranamente, nel momento in cui è in questa condizione di debolezza, di miseria e di abbandono estremo, il buon ladrone gli si rivolge dicendo: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».

Mi piacerebbe capire come ha fatto questo buon ladrone a capire che Gesù è un re. Perché quello che ha visto è solo un condannato a morte, è un crocifisso; non ha visto altro il buon ladrone. Come ha fatto a capire: l’unica risposta che viene dal contesto è il comportamento di Gesù e soprattutto quella capacità di perdono che Gesù ha manifestato.

Quando lo hanno crocifisso, secondo il Vangelo di Luca, Gesù diceva: «Padre, perdonali perché non sanno quello che fanno». Quindi Gesù faceva quello che aveva chiesto di fare ai suoi discepoli. Aveva chiesto di non restituire male per male, e invece di amare, perdonare e pregare per i persecutori.

Aveva chiesto questo.

Bene, quello che aveva chiesto, adesso lo fa. «Pregate per quelli che vi maltrattano». È l’unico attimo in cui deve poter vedere qualche cosa del potere di Gesù. E il potere di Gesù è questo: perdonare. Il potere di amare, di donare la propria vita, non di salvare se stesso.

Ha salvato gli altri, ma non può salvare se stesso. E non può salvare se stesso, perché il senso della propria vita è donarla per gli altri, donarla per noi. Quindi: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno».

«Gli rispose: “In verità ti dico: Oggi sarai con me in paradiso”».

«Oggi» è un avverbio che si trova varie volte nel Vangelo di Luca per indicare il tempo della salvezza. Il tempo della salvezza è oggi. Quindi, state attenti; non domani, non chissà quando, ma oggi.

«Oggi si compie la salvezza che avete udito con ì vostri orecchi», dice Gesù quando entra nella sinagoga di Nazaret.

«Oggi la salvezza è entrata in questa casa», dice Gesù quando va a cena da Zaccheo.

Oggi c’è una salvezza che è offerta agli uomini; oggi perché c’è Lui. Il momento dove Gesù è presente, dove Gesù parla, quello è un momento di salvezza. «Oggi sarai con me nel paradiso». Dove, se potete, date a queste due espressioni lo stesso significato: «Sarai con me» e «sarai nel Paradiso» è lo stesso, perché dove c’è Gesù, lì è il paradiso.

Quindi si tratta di entrare nella comunione con Gesù.

Vuole dire: Oggi, non sei più condannato dal tuo peccato a rimanere chiuso nel cerchio del tuo egoismo. Oggi, per te si apre la possibilità della comunione con Gesù, quindi la possibilità dell’amicizia, dell’amore, la possibilità, appunto, del paradiso. Il paradiso, appunto, non è una cosa diversa da questo.

Allora Gesù ha ancora un potere: un potere solo, ma un potere enorme, quello di salvare.

Sulla croce, proprio perché non ha più potere, può esercitare un potere di salvezza per noi. E questo, voi capite, è il senso del sacramento della Penitenza e di tutti i sacramenti. Il presentarvi davanti al Signore e dirgli: «Ricordati di me, Signore; ti presento quello che sono, la mia vita. Ricordati di me; ho bisogno».

E il sentire la parola del Signore che ci richiama a un «oggi» che è un «oggi» di salvezza. «Oggi sarai con me nel paradiso».

«Con me», in quel rapporto, dicevamo, nuovo.

Abbiamo, allora, fatto una specie di cammino.

  • Isaia cap. 1: è un invito a confrontarci con Dio: «Venite, litighiamo insieme…».

  • 1ª Lettera ai Tessalonicesi cap. 5: è un esame di coscienza. Ci confrontiamo con il giorno che viene che è Gesù Cristo. Misuriamo la nostra vita su quello che è la nostra speranza; la misuriamo su Gesù Cristo per renderci conto di quello che è ancora il nostro limite, la nostra distanza dalla verità del nostro cristianesimo.

  • Il Vangelo, la terza lettura, ci aiuta a fare questo con fiducia grande. C’è un tempo, ed è il tempo che stiamo vivendo, che può diventare, che diventa l’«oggi» della salvezza, dove incontriamo il Signore e la salvezza ci viene messa a portata di mano, a portata di vita. La nostra vita ci può entrare dentro alla salvezza del Signore.

E dicevo: celebrare il sacramento della penitenza è semplicemente fare questo cammino.

* Documento rilevato dalla registrazione, adattato al linguaggio scritto, non rivisto dall’autore.