Brexit: Hine (Oxford), “se May è costretta a dimettersi, la Gran Bretagna rischia di uscire dall’Unione europea senza alcun accordo”

(da Londra) Si alza la posta della partita che si gioca oggi a Londra. Se passerà la mozione di sfiducia contro Theresa May, la premier britannica sarà costretta a dimettersi dal partito conservatore e il Paese rischia di arrivare al 29 marzo 2019 – data dell’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea – senza alcun accordo con l’Ue. Secondo il politologo David Hine, docente all’università di Oxford, “la May si è impegnata a riportare in parlamento entro il 21 gennaio l’accordo che ha concordato con l’Ue, ma se si dimette questo impegno non c’è più e sembra quasi impossibile che il Regno Unito possa lasciare l’Ue entro il 31 marzo 2019, se le condizioni che regolano la Brexit non vengono approvate da Westminster entro la fine di gennaio”. Una delle ipotesi in campo, in caso di dimissioni della May, è la richiesta da parte del Regno Unito di una proroga di qualche mese dell’articolo 50, che regola di fatto l’uscita della Gran Bretagna dell’Unione europea. Non è chiaro, però, secondo Hine, se l’Ue sia disposta a concedere più tempo al Regno Unito, se non può contare sul fatto che quest’ultimo sia davvero intenzionato a rispettare l’accordo firmato dalla May. “Non sono sicuro – afferma – che abbia senso, dal punto di vista dell’Ue, concedere due o tre mesi di proroga alla Gran Bretagna, senza che vi sia un vero impegno da parte del governo britannico”. David Hine è convinto che Theresa May vincerà la sfida di questa sera e continuerà a tenere la leadership del partito conservatore. Importanza chiave avrà, però, il numero di voti che riuscirà ad ottenere.

“Non esiste alternativa – spiega il docente di Oxford – qualunque altro leader dovrà far approvare lo stesso accordo dal parlamento di Westminster e si troverà nella stessa posizione della May. Se oltre un centinaio di parlamentari conservatori voteranno contro la premier, la sua posizione sarà molto precaria. Se, invece, meno di 75 deputati appoggeranno la mozione di sfiducia alla May, il primo ministro uscirà rafforzata dal contesto. Non di molto però, e poco cambierà, perché la premier dovrà, in ogni caso, far approvare dal parlamento l’accordo concluso con l’Ue”. Secondo il politologo inglese, la maggior parte dei parlamentari conservatori vogliono restare nell’Unione europea, ma sono convinti che il processo di Brexit debba essere portato a termine, perché se non lo fanno “vi saranno elezioni generali e in quel caso perderanno in maniera significativa”. A presentare al presidente del comitato 1922 le lettere di sfida alla May sono stati soprattutto gli estremisti della Brexit, intenzionati – secondo Hine – a scatenare il caos nel Paese.