«Beata colei che ha creduto!»

Ubbidendo senza dubbio a un progetto teologico e spirituale, san Luca ha cominciato il suo vangelo con una specie di dittico: l’annuncio dell’Angelo al sacerdote Zaccaria per predirgli la na­scita del Battista, l’annuncio dell’Angelo a Maria per la nascita del Messia. Volutamente sono segnati i contrasti: il sacerdote giudeo rifiu­ta di credere alle parole celesti, viene rimproverato e punito; Ma­ria invece, nonostante le incertezze iniziali, crede, si abbandona con fiducia, e viene elogiata dalla parente Elisabetta: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». La Parola infatti si compie in modo sublime, Maria è madre, lo Spirito Santo si comunica da Lei alla madre di Giovanni, il futuro Precursore. Per l’evangelista questo contrasto è importante, proprio per il mistero che avvolgerà la vita di Gesù: accolto dagli unì, respin­to dagli altri; seguito con fede dai discepoli, osteggiato con furia dagli avversari; condannato dagli avversari alla morte in croce, adorato ed esaltato dai credenti. Per questo Luca imposta questo contrasto subito all’inizio dei vangeli, presentando tutta una serie di creature umili ma cre­denti, che si fidano delle promesse di Dio, attendono la «reden­zione d’Israele», e accolgono il Messia nella figura gentile del pic­colo Gesù. Elisabetta, che in Maria sente la presenza del «Signo­re»; i poveri pastori che accorrono a Betlemme; Simeone, che stringe il Bimbo fra le braccia e canta di gioia; la vecchia pro­fetessa Anna che parla di Lui a tutti. Ancora una volta, al centro di queste creature di fede, c’è Maria, la più vicina a Gesù, che lo accoglie e lo dona, anticipo e simbolo del vero credente, e quindi «beata» della gioiosa «beatitu­dine» evangelica.
Ave, Maria, che hai creduto alla Parola: prega per noi il tuo Figlio Gesù, perché rimanga intatta nel mondo la nostra fedeltà al vangelo.