Nessuno può fare a meno dell’Amore

Ogni uomo si realizza nell’amore. Nulla può fare l’uomo di buono, di bello, di puro e di santo se nel suo cuore non alberga l’amore in­teso come emanazione dell’Amore di Dio.

La capacità di amare, che è insita nel cuore di ogni uomo, si com­pleta, si perfeziona ed è valida per un’azione buona e costruttiva so­lo quando il cuore ha attinto alla Sorgente Viva dello Spirito Santo. Questo determina una razionalità nell’agire che è efficace e raggiun­ge il suo scopo.

Nulla può compiere l’uomo di valido se non sotto l’azione dello Spi­rito Santo.

Lo Spirito Santo è anche il Consolatore che asciuga le lacrime di chi è nel pianto, fortifica, incoraggia, ma soprattutto risana l’anima tra­sformandola col Fuoco del Divino Amore. Nulla è impossibile a Dio.

L’uomo viene così purificato e santificato ed è allora che diviene il servo di Dio, si mette di sua volontà nelle Mani di Dio e compie tutto quello che l’Amore lo spinge ad operare nella carità, non più isolata e fine a se stessa, ma offerta nella duplice realtà umana e Divina.

Il cuore dell’uomo bisognoso soffre ed è umiliato quando riceve non con amore, non con purezza di intenzione, non con sincerità di at­teggiamenti da parte di chi è chiamato a beneficiarlo.

Ogni uomo è creato da Dio ed a Lui appartiene, quindi ogni uomo è chiamato a vivere per Dio e in Dio, lavorando ed operando con amo­re nell’esercizio della carità verso il suo prossimo.

L’Amore di Dio si manifesta nell’uomo attraverso la gratuità, la ge­nerosità, la solidarietà, la tolleranza e la benevolenza verso ogni es­sere vivente.

L’uomo che appartiene a Dio compie volentieri la Volontà di Dio perché DIO è AMORE e MISERICORDIA sempre.

Diamo Gloria a Dio che è l’Onnipotente, l’Eterno, il Santo dei San­ti, l’Altissimo.

Beato l’uomo che a Lui si affida ed in Lui confida. 

L’Amore è dono gratuito di Dio

L’amore è un dono grande ed insostituibile. Chi può amare vera­mente senza riconoscere che tale capacità è dono vitale che proviene da Dio?

La forza dell’amore di Dio fa superare ogni difficoltà, ogni paura, o­gni dubbio.

L’amore umile vince ogni presunzione che è in noi perché ci rende simili a Gesù che, con profonda umiltà e perfetta carità, ha donato la sua Vita per noi morendo sulla Croce e liberandoci dalla condanna eterna.

Abbandonarsi all’amore vuol dire legare il nostro cuore al Cuore del Signore così che si assoggetti ad una radicale trasformazione che lo renderà idoneo a compiere la volontà di Dio.

Come poteva il Figlio Unigenito di Dio renderci simili a Sè se non legava, se non univa il suo Sacro Cuore al nostro povero cuore? Come poteva liberarci dal peccato se non caricandoselo sulle spalle, crocifiggendolo ed annullandolo in Se stesso per mezzo del Sacrifi­cio della Croce?

Solo l’Amore Divino è Vero, Puro, Autentico, Disinteressato.

Noi andiamo alla ricerca di noi stessi per quello che siamo, non alla ricerca di Dio per quello che dovremmo essere o divenire nel suo Progetto.

Quando ci apriamo a Dio, la Luce Divina ci illumina ed allora com­prendiamo ciò che siamo: una nullità!

Nasce allora in noi il piccolo fiore dell’umiltà che permette al Buon Dio di trasformare il nostro cuore, di renderlo puro, semplice, since­ro e possa riflettere l’Immagine di Dio.

Gustiamo, assaporiamo in noi questo Amore Divino con cuore aper­to ed attento: Esso ci attira, ci chiama verso un particolare cammino interiore di grazia, di luce, di pace, di bontà e di misericordia. E’ invito amoroso da non ignorare, esso ci porta verso la perfezione dell’Amore che è sommo gaudio, eterna felicità.

Gesù a detto: “Siate perfetti come è Perfetto il Padre vostro che è nei cieli!”

Perfetti ed intrepidi, perfetti e santi, perfetti ed immacolati al cospet­to di Dio che ci giudicherà sulla carità esercitata durante la nostra vi­ta terrena verso i nostri fratelli.

L’ amore, solo l’amore ci unisce a Dio e ci fa comprendere ogni gior­no il suo Messaggio Divino: “Amatevi gli uni gli altri come Io ho a­mato voi!”

Unità, compendio d’amore per poterci unire a Lui nell’Eternità. 

L’amore, segno di guarigione

Forza, luce e speranza sono nel cuore di chi vive nell’amore. L’ amo­re è fonte di dolcezza e di tenerezza, di autentica carità che ci porta a compiere il bene, solo il bene.

L’amore non dà dolore, mentre il dolore è portatore di sofferenza che, tuttavia, si può tradurre in amore nella misura in cui lo si acco­glie come un valore e lo si offre a Dio.

Allora l’amore con il dolore si trasformano in forza, in luce, in co­raggio; così l’uomo sapiente e ben disposto compie il Volere del Si­gnore.

Ognuno di noi è chiamato a sottomettersi ad un Progetto Divino che ci coinvolge personalmente e sta scritto nel nostro cuore; sta a noi scoprirlo per attuarlo nella nostra vita.

L’ uomo è spesso nel dolore, nella malattia, nella sofferenza e non si rende conto che sta vivendo nel Progetto dell’Amore di Dio. L’amore vive, è presente in ogni situazione della nostra vita ed agi­sce in noi nella misura in cui ci accorgiamo di esserne avvolti e com­penetrati. Ecco che allora l’amore porta verso la guarigione interio­re. L’amore lenisce e guarisce il cuore dell’uomo.

L’amore è una forza grande, potente che nessuno può nè potrà mai misurare.

L’uomo ha in sè questa componente essenziale della vita, questa ri­sorsa che lo aiuta a vivere ed a proseguire verso un cammino non so­lo materiale, ma soprattutto spirituale.

Tuttavia l’uomo non sempre sa cogliere in pienezza il Dono d’Amo­re che gli viene da Dio anche attraverso il dolore e cerca di sfuggir­lo rinunciando così a vivere in modo positivo ed equilibrato il suo rapporto con Dio e con il prossimo.

Chi di noi è aperto ad accogliere l’Amore Divino? Quanti si rifiuta­no di sperimentarlo!

Necessita la Grazia, ma per averla occorre che l’uomo si renda consapevole di essere figlio di Dio e di appartenerGli. Allora, e solo al­lora, riuscirà a fare spazio nel suo cuore all’Amore Divino, indi­spensabile supporto all’amore umano che, per sua natura, è inco­stante ed inquinato dall’egoismo se non si unisce e si sublima nel­l’Amore Divino che è ETERNO. 

Il significato dell’amore e del dolore

L’amore ed il dolore sono due realtà che ogni uomo incontra nella sua vita.

L’amore comporta gioia, entusiasmo, fiducia, mentre il dolore gene­ra sofferenza, disagio, smarrimento.

Ma l’uno è complementare all’altro.

L’amore dovrebbe sublimare il dolore e ciò avviene nella misura in cui ognuno di noi accetta il dolore, lo prende fra le sue manie lo vi­ve nella propria vita ricavandone frutti benefici per la propria cresci­ta spirituale.

L’amore gratifica, il dolore umilia; ma entrambi hanno una forza e una funzione trasformante che lentamente, ma costantemente, agi­scono nel nostro spirito e ci rendono conformi ai desideri di Dio. Da questa interazione fra amore e dolore ha origine una forza rige­neratrice che ci spinge sempre più a donarci.

E quale è questa forza se non la purezza dell’amore, il disinteresse e la gratuità?

Spendo il mio tempo per gli altri, lo faccio fruttificare per gli altri, lo sacrifico per gli altri, ponendo tutta la mia attenzione a non trascura­re nulla.

Ecco allora che il bisogno del fratello viene colmato da quel gesto di attenzione, di carità vera che è autentico amore che sgorga da un cuore che veramente sa amare.

Allora non sono più in azione solo la ragione e l’intelletto, ma lo è soprattutto il cuore nella sua capacità di amare, più o meno svilup­pata, più o meno perfetta.

Questa azione, se è equilibrata, è normalmente rispettata ed accolta, ed ha effetti rigeneranti in colui che la riceve.

Ma dobbiamo vigilare su noi stessi per non vanificare la nostra azio­ne. Questo avviene se il nostro cuore si impoverisce, se l’impegno non è costante e sincero, se la purezza del nostro cuore si offusca. In tal caso si rischia, prima o poi, di fallire e di far soffrire.

L’amore vero, puro, è Sacro e proviene da Dio che lo dona al nostro cuore e nessuno lo può distruggere. L’amore così vissuto è dono gra­tuito, è pienezza che si riversa nell’altro, portando gioia, serenità e giustizia.

L’ingiustizia è mancanza d’amore e la mancanza d’amore provoca sofferenza, dolore ed emarginazione.

Rispondiamo alla chiamata che oggi più che mai ci viene rivolta, perché è una chiamata speciale d’amore.

Tutta l’umanità, come ogni singolo uomo, non può fare a meno del­l’amore che costruisce là dove vi è distruzione, cancellando l’arro­ganza e la superbia dell’uomo.

La chiamata del povero è la chiamata di Dio, è il grido di Dio, grido di Gesù sulla Croce: “Ho sete”; grido che scuote, che fa vibrare ogni cuore: SETE D’AMORE?

In ognuno di noi può risuonare in modo diverso, ma quel grido oggi più che mai si fa sentire.

L’amore, solo l’amore vince e ci fa resistere alla tentazione del male. L’amore, solo l’amore consola, lenisce e guarisce. 

Amore Divino e amore umano

L’ amore è sacro, è dono, è forza, è coraggio.

L’amore è gratuito e ci viene dato per poterlo donare agli altri con i quali il rapporto diventa puro nella misura in cui è disinteressato. L’amore agisce nel cuore dell’altro se è autentico e, talvolta, suscita momenti di intensa comunione.

Questo avviene quando nella dimensione umana dell’amore si inse­risce ciò che è nella dimensione Divina dell’Amore che ci viene do­nato da Dio attraverso la Grazia Santificante.

La sola dimensione umana dell’amore è sempre difettosa e povera di contenuto, da sola non regge, prima o poi decade. Non così avviene per la dimensione Divina dell’Amore che invece si fortifica e nelle difficoltà si consolida, divenendo speranza certa e gioiosa fiducia l’uno per l’altro.

L’amore di Dio ci fa comprendere come il solo amore umano è nor­malmente un inganno e si riduce ad un atteggiamento interessato puntando al soddisfacimento di sè; amore egoistico, dunque, e non più Sacro.

Il dono dell’Amore è autentico quando è vissuto nella sua semplicità e profondità, conformemente al comando di Dio: “come Io vi ho a­mato, così amatevi anche fra di voi”. E’ un’esortazione che ci deve rendere attenti e solleciti perché si tratta di partecipare al suo Pro­getto Divino.

L’amore comporta sacrificio e dono di se e si può comunicare agli altri nella misura in cui noi diamo spazio a Dio nella nostra esisten­za. Lasciamo che Egli sia il Tutto della nostra vita, per mezzo della nostra sottomissione ed amorosa ubbidienza a Lui che è il nostro Creatore, il nostro Padre Buono e Misericordioso.

Noi apparteniamo a Dio e dobbiamo renderci disponibili a ricevere la sua Grazia che è Vita Eterna, nella misura che Egli, l’Onnipoten­te, l’Eterno, l’Altissimo ha stabilito per ognuno di noi, suoi figli a­matissimi.

Allora l’uomo, consapevole della sua nullità, l’uomo umile, può comprendere l’Amore Divino e spalancare le porte del suo cuore per accogliere definitivamente ed irrevocabilmente questo Amore. Ricchezza o povertà, salute o malattia ed ogni altro dono hanno sen­so solo se noi ci rendiamo conto che tutto quanto costituisce la no­stra vita ha origine da Dio, solo da Dio.

Il Mansueto Agnello, il Figlio di Dio, mandato nel mondo dal Padre perché si offrisse in Sacrificio per noi uomini peccatori, ci fa com­prendere come l’Amore di Dio sia disposto a tutto pur di realizzare in noi il suo Progetto di Salvezza.

VIVO L’AMORE, DONO AMORE, MI SACRIFICO PER AMORE! 

Come si manifesta l’amore in noi

L’amore ed il dolore fanno parte integrante della nostra vita. Atteggiamenti e comportamenti esteriori rendono visibile agli occhi di chi incontriamo ciò che abbiamo dentro di noi.

Il contenuto di un amore vero si riflette sempre in un atteggiamento sincero, spontaneo, autentico nel vivere un rapporto serio e costrut­tivo.

L’amore attinge a una forza interiore più che evidente e suscita in noi energie rigenerative, portandoci a godere anche fisicamente di un certo benessere. Alle volte rimaniamo stupiti e meravigliati di noi stessi nel constatare di saperci rapportare con gli altri in forme nuo­ve e diverse.

Tutto questo è possibile se dentro di noi coltiviamo l’amore non so­lo come sentimento del cuore, ma come dono di Dio che valorizza e potenzia questa nostra sconosciuta, spirituale e profonda ricchezza che pure esiste in ogni cuore.

L’amore viene meno ed è mortificato da un atteggiamento negativo ed egoistico quando non ci curiamo di avvalerci di Dio per parteci­parlo all’altro, così che esso si possa diffondere silenziosamente, ma efficacemente, nelle anime con le quali veniamo a contatto e, da queste, ad altre anime, così sempre di più.

L’amore è vero solo quando viene purificato, quando viene liberato da ogni sentimento sterile ed egoistico.

L’uomo ha bisogno di essere amato, accolto ed ascoltato.

Nelle pagine del nostro cuore Dio ha inciso l’Amore suo offerto ad ogni uomo per la Vera Vita, la Vita dello Spirito.

Nulla a Dio è impossibile di ciò che a noi sembra impossibile. Dio lo rende possibile attraverso l’umiltà, la sapienza, il perdono e la sua Infinita Misericordia.

L’impossibile sta nel Divino, il possibile nell’umano. E’ possibile per l’uomo amato da Dio, amare e donare ciò che Lui gli ha dato nel concedergli la vita.

Il soffio vitale di Dio ha animato la mia vita rendendola possibile, vera e partecipe del suo Progetto Divino. 

Questo è il tempo della decisione

…ecco l’ultimo messaggio (21 febbraio). Vi dico che siamo rimasti un po’ perplessi per questo messaggio: «Cari figli, di giorno in gior­no vi ho invitati al rinnovamento e alla preghiera nella Parrocchia ma voi non accettate. Oggi vi invito per l’ultima volta. Adesso è Qua­resima: potete muovervi per l’amore di questa mia chiamata. Se non l’avete fatto, non voglio più darvi i miei messaggi. Dio mi ha permesso questo. Grazie per avere seguito la mia chiamata».

Marija ha detto solo che cosa vuole la Parola del Signore da noi. La Parola del Signore ci invita sempre e ci conduce sempre a un incro­cio per le decisioni. Io capisco questo messaggio in questo senso: questo è il tempo della decisione. All’inizio la Madonna domandava il Credo. Credo significa decidersi. La Madonna di nuovo in questo momento ci spinge. È una parola per la decisione: decidetevi per il Signore.

Quando la Madonna dice: «la vostra Parrocchia», non pensa solo a questa Parrocchia. La Parrocchia per la Madonna è tutto il mondo. Io ho pregato ieri sera il Signore: « Signore forse troverai domani uno che ti ascolterà: continua a parlargli ».

(P Slavko Barbarie- 23 febbraio 1985)

 

« Quando voi siete umili, quando pregate fervidamente e quando amate, Satana non può neanche avvicinarsi »

Vi saluto. Benvenuti. Ringrazio molto tutti quanti pregano per Medjugorje, per le intenzioni della Madonna.

Io posso dirvi qualche parola soltanto dato che sentirete a Medju­gorje le informazioni. P Slavko segue i veggenti e gli avvenimenti. Io vado ogni tanto per rubare qualche parola per me.

Cercherò di fare una riflessione su quello che la Madonna dice. Su quello che noi abbiamo vissuto.

Mi è piaciuto quando ho sentito che questo gruppo è venuto come gruppo di penitenza, perché comincia la Quaresima.

Colgo l’occasione, questa mattina, per parlare un po’ dei testi della liturgia di oggi e se con i testi noi capiamo, allora possiamo capire tutta la Quaresima.

I testi sono semplici. Dio mette davanti a noi la vita, il bene, oppure, se vogliamo, il male e la morte. Dobbiamo scegliere: vivere la Qua­resima in modo intenso vuol dire fare una scelta profonda, una scel­ta continua. La penitenza ci serve per tornare a Dio, tornare nella vi­ta, vivere profondamente, aver vita. Non soltanto si pensa subito alla vita dopo la morte (anche quella) ma noi cominciamo a vivere qui felici quando siamo con il nostro Padre, con il nostro Dio.

Il mio desiderio è che tutti noi cominciamo la Quaresima non come un tempo che finirà, ma come una tappa; così dopo la Quaresima sa­remo più vicini a Dio e correremo più velocemente verso Dio, così che tutti gli avvenimenti qui a Medjugorje ci servano per correre verso Dio.

Colgo un’altra occasione per dire a questo gruppo di pellegrini di penitenza: chi vuole seguire adesso Medjugode deve lottare. Non si può più seguire Medjugode per curiosità, per un entusiasmo super­ficiale.

Proprio la Quaresima ci indica che chi vuol vivere la Quaresima de­ve percorrere la Quaresima, deve veramente vivere la Quaresima. Chi vuol vivere la Pasqua deve entrare nell’Orto degli ulivi. Non so se qualcuno di voi abbia sudato sangue. Siamo chiamati, anche per entrare in questa vicenda della vita, proprio a lottare. Questo ve lo dico per le nostre esperienze di Medjugorje. Abbiamo visto che que­sto tempo è il tempo della lotta. La gente pensa alla lotta che si vede sui giornali pro e contro. Anche quella, ma c’è una lotta più profon­da, interiore che noi dobbiamo capire quando leggiamo i giornali dove è attaccata Medjugorje. Vediamo i nemici sui giornali mentre dobbiamo scoprirli dentro di noi: le resistenze che noi incontriamo nella Chiesa, nel cristianesimo, sono le nostre resistenze. Invece di lottare sui giornali dovremmo lottare dentro di noi. Qualcuno men­tre legge un giornale o un articolo su Medjugorje si infuoca: allora perde la battaglia. Quella è una occasione per lottare, per entrare: quella è l’occasione per noi tutti quanti di vivere la realtà. Possiamo continuare ad approfondire la nostra vita.

Noi siamo chiamati alla lotta fino alla fine. Dobbiamo riflettere su questa lotta. È una lotta fino alla morte, fino al Calvario, come nel Vangelo di oggi: «chi vuole seguire Gesù deve rinunciare a tutto, deve attraversare la passione. Sarà rigettato anche dai Sommi sacer­doti».

Noi dobbiamo essere pronti a morire, però non a morire in qualsiasi maniera, ma morire amando. Gesù prima della morte ha perdonato a tutti. Durante il suo cammino non c’era amarezza. Durante il suo cammino verso il Calvario è stata la Risurrezione, sempre. Mai la vi­ta nel Cuore di Gesù si è spenta. Quando Giuda lo ha baciato, Gesù non l’ha condannato, ma ha detto « amico »: l’ha chiamato amico.

Gesù si è consegnato agli altri. Non ha permesso una lotta umana. Ha detto a Pietro di non prendere la spada.

Guardate dopo una cosa bellissima: gli apostoli sono fuggiti, ma questi uomini paurosi sono stati messi a fondamento della Chiesa. S. Pietro ha rinnegato, ma Gesù l’ha messo a capo della Chiesa. Queste sono cose bellissime, mentre noi siamo pronti a buttare chi ci offende, a cancellarlo… Gesù si serve di questi deboli e durante il cammino verso il Calvario consola gli altri.

Nella sua vita, nelle situazioni più difficili c’era la Risurrezione. Tut­ta la vita di Gesù non è morte: è entrato nella morte come un fiume sotterraneo per uscire di nuovo. Questa è la linea della Risurrezio­ne. Noi dobbiamo arrivare a morire per Dio, camminando avanti, sempre aumentando l’amore.

In questa lotta contro Satana che ci è stata indicata dalla Madonna in questi ultimi mesi, la Madonna ci ha dato delle armi precise. Quando vi dico la lotta contro Satana: noi a Medjugorje abbiamo vis­suto questa lotta in diverse sfumature.

Abbiamo scoperto Satana in diversi modi, come agisce sulle perso­ne: sulle persone che sono tiepide, non si interessano per nulla, non possono essere mosse per nulla, abbiamo incontrato un attacco da parte di Satana. Nelle persone che sono più attive nella fede, un at­tacco molto più furbo: mette le persone in una sonnolenza, mancan­za di responsabilità…

Abbiamo vissuto dei momenti quando Satana attaccava delle perso­ne, portando delle fantasie bruttissime nel momento della comunio­ne, così che esse avevano l’istinto di sputare sull’Ostia, di bestem­miare… C’era una pressione sulle persone mentre pregavano, per al­lontanarle dalla preghiera.

Poi abbiamo vissuto anche degli attacchi fisici sulle persone, cioè delle minacce. Una signora ci ha detto che mentre pregava il Rosa­rio ha sentito una voce: « Basta con questa preghiera, butta il Rosa­rio ». E la signora dice: « Ho continuato a pregare con dolcezza inte­riore ». E una voce bruttissima le diceva: « Basta con questa pre­ghiera! ». Ancora: mentre stringeva il Rosario ha sentito una mano che prendeva il Rosario e voleva toglierlo. L’ha stretto di più e alla fi­ne quella mano le ha tolto il Crocifisso, l’ha straziato, ma lei ha conti­nuato a pregare con dolcezza, con una forza interiore più grande. Questo vi dico perché voi sappiate che chi vuole andare avanti nella preghiera, nella lotta, sarà provato anche in questa maniera.

Ma noi siamo stati fortunati perché la Madonna ci indicava sempre il momento dell’attacco di Satana e nello stesso tempo ci diceva co­me vincerlo.

Vi dico quello che la Madonna ci diceva per vincerlo. Sono tre paro­le molto forti, diverse volte espresse dalla Madonna: L’UMILTA’, LA PREGHIERA FORTE E L’AMORE VICENDEVOLE.

L’UMILTA’: non andare con le forze umane, in nessuna maniera con le forze umane, non appoggiarsi agli uomini, neanche sulla ideologia cristiana, neanche sugli uomini più bravi nella Chiesa, essere umili davanti a Dio, sempre umili.

La Madonna vuole che noi siamo sempre in uno stato di umiltà di fronte a Dio, che noi ci appoggiamo alla forza di Dio perché la forza umana fallisce e, così, noi saremo rafforzati nelle prove dalla Grazia divina.

Secondo mezzo è la PREGHIERA FORTE.

Diverse volte ha detto: «Soltanto con la preghiera potete vincerlo». L’AMORE VICENDEVOLE: quando si tratta dei nemici di Medju­gorje, delle persone avversarie, la Madonna dice sempre di andare incontro a queste persone sorridendo e con amore, cosicché, quan­do vedono il vostro volto pieno di amore e di gioia, siano disarmate. Ecco, questa è la metodologia della Madonna. Dice: «Quando voi siete umili, quando pregate fervidamente e quando amate tutti attor­no a voi, Satana non può neanche avvicinarvi».

Non dimenticate questo: quando siete umili, quando pregate fervi­damente, quando amate tutti, Satana non può neanche avvicinarvi. Questo è importante!

Una volta la Madonna ha messo un gruppo in un esercizio: tutti i membri del gruppo dovevano fare le cose per amore, con tutta la di­sposizione dell’anima amando tutto quello che veniva, anche le diffi­coltà. Tutti si sono messi durante la giornata ad accettare tutte le difficoltà con amore, col sorriso, e, alla fine della giornata, quando la Madonna è apparsa, sorridendo diceva: «Cari figli, se voi sapeste co­me Satana oggi è fuggito».

Ecco, vedete che cosa è la lotta. La lotta contro Satana è una preven­zione: quando il corpo ha una resistenza, la malattia non può avvici­narsi. Così anche Satana non può avvicinare una persona se la per­sona è umile, se ama e se ha una preghiera forte. Questo ve lo dico perché entra nella strada che dobbiamo percorrere. Le prove saran­no più forti; attraverso queste prove la Madonna vuole purificarci e ha detto: «Attraverso queste prove sarete più vicini a Dio».

Voglio dirvi che dovete, voi e tutti i pellegrini, accettare queste pro­ve, altrimenti tutti gli avvenimenti finiscono, non portano a noi i frut­ti che la Madonna ha desiderato.

Entriamo in una fase di purificazione del mondo. Il mondo non può essere purificato se rimane nella sonnolenza e non si mette a dispo­sizione di Dio con la preghiera fervida. Sarà tentato in modo attivo da Satana.

Ricordate quello che è successo a S. Antonio abate. Un monaco ha visto in una visione Satana sdraiato sulle mura di Alessandria d’Egit­to ad osservare la città. Attorno alla cella di S. Antonio c’erano mol­tissimi demoni. Allora lui disse ad uno di essi: «Vergognatevi. Siete in tanti attorno ad una cella e sulle mura della città ce n’è soltanto uno sdraiato ». E quello rispose: « È più facile per lui che a tutti noi, attorno a questo santo ».

Le tentazioni progrediscono col progredire della vita, nella persona e nella Chiesa. Le persone diventano sempre più forti. S. Antonio non temeva neppure mille demoni. Era più forte.

Dall’altra parte: sulle mura della città bastava un solo demone a dor­mire, mentre la città era sonnolente, nel buio della fede.

Perciò c’è da capire questo tempo.

Mi piacerebbe che tutti i pellegrini potessero accettare la Quaresi­ma, questa tappa, come un cammino prolungato perché i messaggi della Madonna siano realizzati.

Ho parlato un po’ dell’aspetto della lotta: ma non preoccupatevi. È bellissimo lottare contro Satana. Soltanto dovete conservare la pace di cui parla la Madonna: l’umiltà, l’amore e la preghiera… È bellissi­mo, come viaggiare da giovane quando si scoprono degli orizzonti nuovi.

Per questo vi dico un’altra cosa: non preoccupatevi perché la Ma­donna osserva tutto, ci indica tutto.

Per questo vi porto due episodi.

Quando c’era quella neve, quel gran freddo… durante l’apparizione la Madonna disse ai veggenti: «Domani portate qualche cosa sotto le ginocchia per non prendere il raffreddore».

Questa è un’espressione bellissima perché si vede come la Madon­na si occupa anche delle cose piccole, si occupa anche del nostro corpo. E importante.

Un altro momento mi è piaciuto. L’altro ieri, quando il gruppo di pre­ghiera si è riunito la Madonna disse: «Questa sera non avremo la preghiera perché avete anche voi da rallegrarvi con gli altri. Domani cominciamo con la penitenza».

Vedete come la Madonna osserva tutti i momenti della nostra vita, ci segue, ci aiuta sulla strada.

È molto importante seguire la Madonna con una disposizione inte­riore, facendo quello che la Madonna ci indica.

Andrete oggi a Medjugorje a pregare e riceverete molta forza inte­riore. Desidero che questi giorni fino a sabato siano per voi i giorni di inizio di una tappa per salire, perché anche voi quando tornerete nelle vostre case possiate dire agli altri pellegrini che bisogna iniziare una tappa nuova, non scoraggiarsi. Però tutti devono sapere che quando Satana si arrabbia bisogna essere forti e non prendere pau­ra. Dobbiamo gioire e continuare la nostra strada. Se vengono delle difficoltà, di qualsiasi genere, dobbiamo continuare con la pace, con la gioia e con la preghiera.

A questo punto voglio sottolineare una cosa di grande importanza, che noi dobbiamo imparare: l’obbedienza attiva nella Chiesa. È mol­to pericoloso guardare a certe direttive in modo passivo. Noi, mem­bri della Chiesa, dobbiamo vivere una obbedienza attiva attraverso la preghiera e in ogni situazione in modo attivo ascoltare quello che Dio vuole in quel momento. Non essere persi in certe situazioni. D’altra parte noi dobbiamo portare la verità da per tutto, non aspet­tare soltanto una risposta (per esempio dalla Chiesa ufficiale) ma dobbiamo portare la luce che c’è dentro di noi. Guardate, ho visto durante la storia, in diversi momenti, quando avvenivano delle appa­rizioni nella Chiesa: la gente credeva nell’avvenimento, nell’appari­zione. Si lasciava in modo passivo obbedire…

Noi siamo chiamati alla preghiera forte, con la preghiera, con l’amo­re, portando la verità.

Parlare con l’amore, con la preghiera.

Se ho vissuto un avvenimento, se questa mattina ho visto voi, sono bugiardo se non lo riconosco.

L’obbedienza passiva può essere anche bugia: bisogna dire con l’a­more, pregare. Dire con l’amore: non dimenticare che la verità e l’a­more devono essere uniti. Con l’amore, con la pazienza, non critica­re e nello stesso tempo non essere persi. Molte persone diventano deluse e questa è l’obbedienza passiva più profonda, in senso negati­vo.

(P Tomislav Vlasic – 22 febbraio 1985)

 

“MI VEDRAI AL LAUS”

La bella Signora era dunque Maria.

Questo nome così dolce dovette far trasalire Benedet­ta, ma non la stupì: la dolcezza che fino a quel momen­to aveva gustato era troppo grande per poter essere au­mentata da una parola che non aveva neppure sentito il bisogno di sapere. Né alcun cambiamento si notò in lei: Benedetta continuerà a trattare con la Madre di Dio con la stessa familiarità e confidenza con cui trattava la Si­gnora col bambino.

La grotta dove la Vergine con suo Figlio ha, in un cer­to senso, abitato per circa quattro mesi manifestando­si all’umile pastorella divenne il luogo in cui si costruì prima un oratorio e poi una piccola cappella che porta ancora oggi il nome di Nostra Signora dei Forni.

Le ultime parole di Maria ai Forni furono per Bene­detta come una spada di dolore che le trapassò il cuore. Desolata e piangente vagava per la valle cercando sem­pre Colei che era la fonte della sua gioia.

Ma un segreto richiamo l’attira altrove. Dopo un me­se, al di là di un piccolo monte dove si cela il Laus, vede una luce splendente più del sole e, in quell’abba­gliante aureola, la sua Signora. Più veloce del lampo vo­la verso quella miracolosa visione. Ansimando per la fa­tica e per l’emozione, sale il pendio e in pochi istanti si trova ai piedi della Madre!

La saluta, ma subito si lamenta con lei per quella lun­ga assenza. La Vergine sorride e le dice: “Recati al Laus. Là troverai una piccola cappella dalla quale sentirai provenire un gradito profumo: là mi vedrai e mi parle­rai molte volte”.

Il luogo di questa apparizione si chiama Pindreau e attualmente vi si vede un suggestivo monumento. Benedetta corse subito verso il luogo indicatole dalla Vergine, ma i boschi coprivano la valle e nulla sembra­va distinguere il futuro palazzo della Regina del Cielo dalle povere capanne dei semplici contadini. Ma ecco che dalla porta semiaperta di una casupola ella sente un profumo che non assomiglia a nessuno di quelli ter­reni.

“É qui !” esclama Benedetta. E infatti, ritta su un al­tare spoglio e polveroso, vede la sua buona Mamma che l’accoglie con materna tenerezza.

Impegno: Sì, Maria è qui, è qui con me, oggi: voglio ac­corgermi della sua presenza offrendole una preghiera, un canto, un fiore.

LA FAMA DELLE APPARIZIONI SI DIFFONDE

Tutti vogliono vedere e sentire Benedetta: essa parla a tutti di ciò che la riempie di gioia, anche se non sa an­cora chi sia la bella Signora. “Che sia la Vergine quella che vede?” dice la gente. Ma Benedetta non lo suppone né cerca di saperlo: vede, ama, è felice, questo le basta. La sua padrona, stupita, vuole rendersi conto di ciò che succede alla valle dei Forni e un giorno esce di casa di nascosto raggiungendo la grotta prima di Benedetta. Quando questa arriva, la Signora le dice che la pa­drona è nascosta dietro una roccia. “E’ qui. Avvertila di non bestemmiare più perché se continua così non ci sarà il Paradiso per lei: la sua coscienza è in cattivissi­mo stato, faccia penitenza, distribuisca ai poveri il ci­bo e il vino che prenderebbe nei giorni di Pasqua, di Pentecoste e di Natale ed essa non si cibi che di pane e acqua in quelle tre festività”.

La peccatrice, dal suo nascondiglio sente tutto, si pen­te, convertendosi ad una vita migliore. Questo fatto convinse la gente che Benedetta vedeva davvero qual­cosa di straordinario!

La fama di tante meraviglie però non poteva fermar­si a Saint Etienne, sorpassò le montagne e anche nella città di Gap non si parlava altro che degli avvenimenti di Laus.

Così il giudice della vallata ordinò a Benedetta di chiedere alla Signora chi fosse, accompagnandola sul posto insieme ad una processione di Figlie di Maria. La bella Signora disse di non costruire una chiesa in quel luogo perché ne aveva scelto un altro e aggiunse: “Io so­no Maria, la Madre di Gesù. Tu non mi vedrai più in questo luogo, né mi vedrai più per un po”‘.

Impegno: Oggi voglio lodare, benedire, ringraziare spes­so il Signore e Maria per me e per tutti coloro che non lo fanno.