Anche a te una spada trafiggerà l’anima

La pietà cristiana ha spesso immaginato con commozione Ma­ria proprio così, col petto trafitto da una spada; e l’iconografia sa­cra lungo i secoli ne esprimerà nell’arte l’immagine dolorosa. Un po’ è strano che in un racconto come quello di san Luca sull’infanzia di Gesù, delicato e persino dolce, appaia all’improv­viso questo tratto drammatico. Ma non si può scrivere il vangelo senza che alla lontana si profili la croce. Maria la Madre lieta del Natale, dovrà diventare sotto la croce la «Mater dolorosa». A modo suo l’altro evangelista dell’Infanzia, Matteo l’aveva fatto presentire descrivendo la persecuzione di Erode, la fuga improvvisa del Bambino, la strage di Betlemme con tutto quel sangue innocente. Anche Luca, entro il suo racconto gentile, non può esimersì da questo appuntamento severo. Come già i profeti biblici, e a compimento delle più severe profezie antiche, Gesù sarà contraddetto dal suo popolo, e infi­ne respinto. Maria vedrà tutto questo: i parenti dubitare di Lui, i concittadini rifiutargli la fede, i capi del popolo resistergli dura­mente, la sua gente respingerlo. Per il suo cuore di madre sarà uno strazio, una «spada» a lacerarle l’anima, un martirio; anticipo del martirio destinato al Figlio. Fin dall’inizio Maria ne avrà avu­to un presentimento? Oppure si sarà illusa di una missione faci­le, senza ostacoli nè contrasti? Un discorso sulla psicologia di questa creatura è difficile; tut­tavia san Luca sa che ogni illusione le è stata risparmiata; che, per divino volere, molto presto ha sentito il dramma awolgere il destino di amore e di salvezza del suo Figlio. La profezia di Si­meone ha questo senso. Molto presto ha dovuto guardare luci­damente in avanti, presentire prove e strazi, e – col Figlio – ac­cettarle «per la risurrezione di molti».  
Ave, Maria, ferita nell’anima dalla resistenza degli uo­mini a Gesù: prega il tuo Figlio perché sappiamo accettare il mistero doloroso dell’amore che salva.