AMBIGUITA’ DEL PROGRESSO E DELL’ESISTENZA

2 – UNA SPERANZA TENACE

CCC, 27; 29; 33

Ambiguità del progresso [10] Generazione dopo generazione, gli uomini passano sulla terra. Attraversano le situazioni e le esperienze più diverse, senza mai fermarsi: osservano e agiscono; cercano, trovano, cercano ancora. Trasformano senza posa il mondo e se stessi, con il lavoro e l’economia, la comunicazione e la cultura, la politica e la religione. Portano avanti nei secoli una storia comune, intessuta di luci e ombre, conquiste e fallimenti.

[11] Il prodigioso sviluppo delle scienze e della tecnica imprime oggi ai cambiamenti una vertiginosa accelerazione. Abbiamo nelle mani un’ingente quantità di beni e un enorme potere sulla natura: possiamo dare soluzioni nuove ad antichi problemi, come la fame, la malattia, l’ignoranza, la fatica. Cresce la coscienza della dignità e dei diritti fondamentali dell’uomo. Una rete sempre più fitta di rapporti avvolge il mondo, con un movimento continuo di persone, uno scambio intensissimo di informazioni, di merci e di servizi. Si tratta di segnali positivi: sembrano indicare che siamo incamminati verso un futuro di libertà della persona, di unità del genere umano, di integrazione con la natura. Ma il progresso genera anche nuove forme di oppressione, nuovi pericoli e timori. La tecnologia porta con sé il saccheggio delle risorse naturali, l’inquinamento dell’ambiente, lo spettro di una catastrofe ecologica. E, intanto, rimane il sottosviluppo: mai come oggi tanta gente soffre la fame. La dignità della persona è più proclamata che effettivamente rispettata e l’interdipendenza planetaria è ben lontana dal diventare solidarietà. Anzi, sembra estendersi il dominio dell’uomo sull’uomo: regimi totalitari, controllo e manipolazione dell’opinione pubblica, sfruttamento, emarginazione, aborto, violenza diffusa, commercio della droga, pornografia.

[12] Il progresso è attraversato da inquietanti contraddizioni. Ogni conquista si rivela precaria; ogni soluzione pone nuovi problemi; l’ebbrezza del potere rischia di finire nell’autodistruzione. È spontaneo domandarsi: ha un senso l’impresa storica del genere umano? qual è il suo obiettivo? non svanirà nel nulla come un’immensa illusione? Possiamo d’altra parte rassegnarci al pessimismo? Se vogliamo edificare una convivenza libera e solidale e promuovere un uso della scienza e della tecnica degno dell’uomo, abbiamo bisogno di valori e norme etiche comuni; e, prima ancora, è necessario un atteggiamento fondamentale di fiducia verso se stessi, gli altri e la realtà in generale.

Ambiguità dell’esistenza CdA, 1186 [13] Di ambiguità analoga a quella della storia universale sono cariche anche le storie personali, che in essa si incontrano, si allontanano, si rincorrono. Ciascuna è illuminata da esperienze positive, come lo stupore davanti alla verità e alla bellezza, la gioia di essere amati e di amare, il piacere del gioco, dell’arte, del lavoro riuscito. Ciascuna è offuscata da esperienze negative: dolore e miseria, egoismo e ingiustizia, errore, isolamento, paura. Il nonsenso sembra prevalere, perché i mali sono avvertiti più intensamente dei beni e, secondo il proverbio, un albero che cade fa più rumore di una foresta che cresce; soprattutto, la morte minaccia di vanificare gli stessi valori positivi.È stato detto: la morte non conta, perché, quando ci siamo noi, lei non c’è ancora e, quando c’è lei, non ci siamo più noi. Questo, al più, potrebbe essere vero per gli animali. L’uomo, invece, sa di morire. La morte è “la sua cupa compagna di viaggio”: giorno e notte, come un tarlo nascosto, con il sentimento dell’angoscia insidia ogni gioia e conquista.

Disincanto del saggio [14] Nella Bibbia, il libro di Qoèlet, scritto prima che la divina rivelazione illuminasse pienamente il destino ultraterreno dell’uomo, mette in evidenza l’enigma della condizione umana in tutta la sua apparente assurdità. Qoèlet afferma che l’esperienza offre valori genuini anche se effimeri, come la sapienza, l’azione, lo stare insieme, l’allegria della mensa, la bellezza, il successo, il benessere. Ma questi beni sono mescolati con i mali: “Ho anche notato che sotto il sole al posto del diritto c’è l’iniquità e al posto della giustizia c’è l’empietà” (Qo 3,16), c’è “il pianto degli oppressi che non hanno chi li consoli” (Qo 4,1). E poi, tutti i valori sono ridotti a nulla dalla morte: “Vi è una sorte unica per tutti, per il giusto e l’empio, per il puro e l’impuro, per chi offre sacrifici e per chi non li offre, per il buono e per il malvagio” (Qo 9,2).Sebbene molte singole cose siano sensate, la vita nel suo insieme non ha un senso comprensibile. L’uomo è sempre in cammino, “non conosce riposo né giorno né notte” (Qo 8,16), ma non approda a niente. Arriva l’inverno della vecchiaia e sulla casa fatiscente calano oscurità e silenzio, mentre si aggirano intorno figure spettrali, in attesa che avvenga il crollo definitivo e “si rompa il cordone d’argento e la lucerna d’oro s’infranga e si rompa l’anfora alla fonte e la carrucola cada nel pozzo” (Qo 12,6). La ricerca rimane perennemente incompiuta, come un movimento interminabile e vuoto: “Vanità delle vanità, dice Qoèlet, vanità delle vanità, tutto è vanità. Quale utilità ricava l’uomo da tutto l’affanno per cui fatica sotto il sole? Una generazione va, una generazione viene ma la terra resta sempre la stessa. Il sole sorge e il sole tramonta, si affretta verso il luogo da dove risorgerà. Il vento soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana; gira e rigira e sopra i suoi giri il vento ritorna. Tutti i fiumi vanno al mare, eppure il mare non è mai pieno: raggiunta la loro meta, i fiumi riprendono la loro marcia. Tutte le cose sono in travaglio e nessuno potrebbe spiegarne il motivo. Non si sazia l’occhio di guardare né mai l’orecchio è sazio di udire” (Qo 1,2-8).La visione di Qoèlet è parziale, non falsa. Ha la provvidenziale funzione di demolire l’ottimismo superficiale e illusorio. Considerata in un orizzonte puramente terreno, l’esistenza umana risulta problematica, senza fondamento e senza meta: inutile appare l’immane fatica degli uomini e delle cose.

Necessità di significato CdA, 29 [15] Tuttavia, in concreto, con il loro operare gli uomini mostrano di credere almeno implicitamente nella vita, perfino quando in teoria non le riconoscono alcun significato. Malgrado il naufragio che tutti li aspetta, non cessano di fare progetti e di volgersi a nuove imprese. Sono continuamente protesi verso un di più, con la mente, con il cuore, con le mani, con i passi dei loro piedi.Come spiegare questo dinamismo dello spirito umano? Una speranza tenace si nasconde in esso. Si agisce sempre per un fine, per un obiettivo in cui si crede. Anche chi agisce dicendo di non avere prospettive, implicitamente presuppone il contrario. Chi poi si sente chiamato a compiere il bene incondizionatamente, anche quando non ne ricava vantaggi verificabili, di fatto è convinto che un senso complessivo ci deve pur essere. L’esigenza di significato è ineludibile. Non si può vivere senza un atteggiamento fondamentale di fiducia nella realtà. Se la realtà nel suo insieme fosse caos e illusione, anche le singole cose risulterebbero in definitiva equivalenti tra loro e senza valore. Se la vita nostra e altrui si riducesse a una caduta nel nulla, sarebbe irrilevante scegliere un comportamento piuttosto che un altro. Ma l’equivalenza di tutte le cose non è vivibile. Malgrado tanti problemi e tante delusioni, noi conserviamo la certezza di fondo, anche non espressa, che la realtà nel suo insieme sia sensata; continuiamo a credere nell’importanza della vita, nella capacità della ragione, nei valori etici. Senza speranza e senza valori non possiamo andare avanti.

[16] Ma come è possibile dare fiducia a una realtà che si presenta frammentaria e precaria? Come si può mantenere la speranza di fronte alla prospettiva di una morte sicura? Perché alcune azioni sono da fare e altre da evitare assolutamente? Da dove i valori ricevono consistenza? E perché esiste qualcosa e non il nulla? La risposta a questi interrogativi va ricercata in un fondamento originario e in una meta ultima. L’esigenza insopprimibile di significato introduce nell’esperienza religiosa e si configura come apertura al mistero di Dio e insieme al nostro futuro, oltre l’orizzonte spazio-temporale dei fenomeni studiati dalla scienza.

[17] Il progresso storico dell’umanità e l’impegno personale di ogni giorno sono sostenuti da un’implicita fiducia nel senso complessivo della vita umana e di tutta la realtà. Tale fiducia è necessaria per agire, ma non appare giustificata senza un fondamento trascendente.