AFRICAE MUNUS – da 147 a 177 – DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI

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ESORTAZIONE APOSTOLICA
POSTSINODALE
AFRICAE MUNUS
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
ALL’EPISCOPATO, AL CLERO,
ALLE PERSONE CONSACRATE
E AI FEDELI LAICI
SULLA CHIESA IN AFRICA
AL SERVIZIO DELLA RICONCILIAZIONE,
DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE

«Voi siete il sale della terra …
Voi siete la luce del mondo»
(Mt 5, 13.14)

 

 

CAPITOLO III
« ÀLZATI, PRENDI LA TUA BARELLA E CAMMINA! »

(
Gv 5,8)

I. L’INSEGNAMENTO DI GESÙ ALLA PISCINA DI BETZATÀ

147. Cari fratelli nell’episcopato, cari figli e figlie d’Africa, dopo aver passato in rassegna le principali azioni ed alcuni mezzi proposti dalla Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi per l’adempimento della missione della Chiesa, desidero ritornare su alcuni punti che sono stati accennati precedentemente in modo generale.

148. Il Vangelo di san Giovanni ci presenta al capitolo 5 una scena che colpisce, presso la piscina di Betzatà. « Sotto [i portici] giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici [che attendevano l’agitarsi dell’acqua] » (v. 3), cioè l’occasione per la guarigione. Tra di essi si trovava « un uomo che da trentotto anni era malato » (v. 5), ma che non aveva nessuno che l’aiutasse ad immergersi nella piscina. Ed ecco che Gesù entra nella sua vita. Tutto cambia dal momento in cui Gesù gli dice: « Alzati, prendi la tua barella e cammina! » (v. 8). « E all’istante – dice l’evangelista – quell’uomo guarì » (v. 9). Non aveva più bisogno dell’acqua della piscina.

149. L’accoglienza di Gesù offre all’Africa una guarigione più efficace e più profonda di tutte le altre. Come l’apostolo Pietro ha dichiarato negli Atti degli Apostoli (3,6), ripeto che non è né d’oro, né d’argento che l’Africa ha bisogno innanzitutto; essa desidera mettersi in piedi come l’uomo della piscina di Betzatà; desidera aver fiducia in se stessa, nella sua dignità di popolo amato dal suo Dio. È dunque questo incontro con Gesù che la Chiesa deve offrire ai cuori lacerati e feriti, desiderosi ardentemente di riconciliazione e di pace, assetati di giustizia. Dobbiamo offrire e annunciare la Parola di Cristo che guarisce, libera e riconcilia.

II. LA PAROLA DI DIO E I SACRAMENTI

A. Le Sacre Scritture

150. Secondo San Girolamo « l’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo ».[199] La lettura e la meditazione della Parola di Dio ci dona non soltanto « la sublimità della conoscenza di Cristo Gesù » (Fil 3,8), ma inoltre ci radica più profondamente in Cristo e orienta il nostro servizio di riconciliazione, di giustizia e di pace. La celebrazione dell’Eucaristia, di cui la prima parte è la liturgia della Parola, ne costituisce la fonte e il culmine. Raccomando perciò che l’apostolato biblico venga promosso in ogni comunità cristiana, nella famiglia e nei movimenti ecclesiali.

151. Ogni fedele di Cristo acquisisca l’abitudine della lettura quotidiana della Bibbia! Una lettura attenta della recente Esortazione apostolica Verbum Domini fornirà utili indicazioni pastorali. Si presti attenzione dunque nell’iniziare i fedeli alla venerabile e fruttuosa tradizione della lectio divina. È la Parola di Dio che può aiutare nella conoscenza di Gesù Cristo e operare le conversioni che conducono alla riconciliazione, perché essa vaglia « i sentimenti e i pensieri del cuore » (Eb 4,12). I Padri Sinodali incoraggiano le comunità cristiane parrocchiali, le CEV/SCC, le famiglie, le associazioni e i movimenti ecclesiali a momenti di condivisione della Parola di Dio.[200] Essi diverranno così anzitutto luoghi dove la Parola di Dio, che edifica la comunità dei discepoli di Cristo, è letta insieme, meditata e celebrata. Questa Parola continuamente rigenera la comunione fraterna (cfr
1 Pt 
1,22-25).

B. L’Eucaristia

152. Per edificare una società riconciliata, giusta e pacifica, il mezzo più efficace è una vita di intima comunione con Dio e con gli altri. In effetti, intorno alla mensa del Signore sono riuniti uomini e donne di origine, di cultura, di razza, di lingua e di etnia differenti. Essi formano una sola e identica unità grazie al Corpo e al Sangue di Cristo. Attraverso il Cristo-Eucaristia, diventano consanguinei e dunque autenticamente fratelli e sorelle, grazie alla Parola, al Corpo e al Sangue di Gesù Cristo stesso. Tale legame di fraternità è più forte di quello delle nostre famiglie umane, di quello delle nostre tribù. « Poiché quelli che egli da sempre ha conosciuto, li ha anche predestinati ad essere conformi all’immagine del Figlio suo, perché egli sia il primogenito tra molti fratelli » (Rm 8,29). L’esempio di Gesù li rende capaci di amarsi, di donare la vita gli uni per gli altri, in quanto l’amore con cui ciascuno è amato deve comunicarsi nei fatti e nella verità.[201] È dunque indispensabile celebrare in comunità la domenica, Giorno del Signore, come anche le feste di precetto.

153. Non desidero fare qui un’esposizione teo-logica sull’Eucaristia. Nell’Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum caritatis ne ho delineato i grandi tratti. Esorto, qui, tutta la Chiesa in Africa ad aver cura in modo particolare della celebrazione dell’Eucaristia, memoriale del Sacrificio di Cristo Gesù, segno di unità e vincolo di carità, banchetto pasquale e pegno della vita eterna. L’Eucaristia dev’essere celebrata con dignità e bellezza seguendo le norme stabilite. L’Adorazione eucaristica, personale e comunitaria, permetterà di approfondire questo grande mistero. In questa prospettiva, potrebbe essere celebrato un Congresso eucaristico continentale. Esso sosterrebbe lo sforzo dei cristiani nella loro cura di testimoniare i valori fondamentali di comunione in tutte le società africane.[202]

154. Affinché il mistero eucaristico sia rispettato, i Padri sinodali ricordano che le chiese e le cappelle sono luoghi sacri, da riservare unicamente alle celebrazioni liturgiche, evitando, per quanto possibile, che esse diventino semplici spazi di socializzazione o spazi culturali. Conviene promuovere la loro funzione primaria che è quella di essere luogo privilegiato di incontro tra Dio e il suo popolo, tra Dio e la sua creatura fedele. Conviene inoltre avere cura che l’architettura degli edifici di culto sia degna del mistero celebrato e conforme alla legislazione ecclesiastica e allo stile locale. Queste costruzioni devono essere fatte sotto la responsabilità dei Vescovi, dopo aver sentito il parere di persone competenti in liturgia e in architettura. Che si possa dire, quando se ne varca la soglia: « Certo il Signore è in questo luogo […] Questa è proprio la casa di Dio, questa è la porta del cielo » (Gen 28,16-17)! Questi luoghi raggiungeranno altresì la loro finalità se sono un aiuto alla comunità, rigenerata nell’Eucaristia e negli altri Sacramenti, per prolungare la celebrazione nella vita sociale perpetuando l’esempio stesso di Cristo (cfr Gv 13,15).[203] Questa « coerenza eucaristica »[204] interpella ogni coscienza cristiana (cfr 1 Cor 11,17-34).

C. La Riconciliazione

155. Per aiutare le società africane a guarire dalle ferite della divisione e dell’odio, i Padri sinodali invitano la Chiesa a ricordarsi che essa porta nel suo seno le stesse ferite e amarezze. Quindi ha bisogno che il Signore la guarisca perché attesti in maniera credibile che il Sacramento della Riconciliazione sana e guarisce i cuori feriti. Tale Sacramento rinnova i legami infranti tra la persona umana e Dio e restaura i legami nella società. Educa anche i nostri cuori e le nostre menti affinché impariamo a vivere « concordi, partecipi delle gioie e dei dolori degli altri, animati da affetto fraterno, misericordiosi, umili » (1 Pt 3,8).

156. Ricordo l’importanza della confessione individuale, che nessun altro atto di riconciliazione o alcun’altra paraliturgia può sostituire. Incoraggio, perciò, tutti i fedeli della Chiesa, clero, persone consacrate e laici, a ridare il suo vero posto al Sacramento della Riconciliazione nella sua duplice dimensione personale e comunitaria.[205] Le comunità che non hanno sacerdoti, a causa delle distanze o per altre ragioni, possono vivere il carattere ecclesiale della penitenza e della riconciliazione attraverso forme non sacramentali. I cristiani in situazione d’irregolarità possono unirsi così al cammino penitenziale della Chiesa. Come hanno indicato i Padri sinodali, la forma non sacramentale può essere considerata come un mezzo di preparazione dei fedeli a una recezione fruttuosa del Sacramento,[206] ma non potrà diventare una norma abituale, e ancor meno sostituire il Sacramento stesso. Esorto con tutto il cuore i sacerdoti a vive-re questo Sacramento personalmente, e a rendersi veramente disponibili per la sua celebrazione.

157. Per incoraggiare la riconciliazione, a titolo comunitario, raccomando vivamente, come hanno auspicato i Padri sinodali, di celebrare ogni anno in ogni Paese africano « un giorno o una settimana di riconciliazione, particolarmente durante l’Avvento o la Quaresima ».[207] Il S.C.E.A.M. potrà contribuire alla sua realizzazione e, in accordo con la Santa Sede, promuovere un Anno della riconciliazione a livello continentale per chiedere a Dio un perdono speciale per tutti i mali e le ferite che gli esseri umani si sono inflitti gli uni gli altri in Africa, e affinché si riconcilino le persone e i gruppi che sono stati offesi nella Chiesa e nell’insieme della società.[208] Si tratterebbe di un Anno giubilare straordinario « durante il quale la Chiesa in Africa e nelle isole adiacenti rende grazie con la Chiesa universale e prega per ricevere i doni dello Spirito Santo »,[209] specialmente il dono della riconciliazione, della giustizia e della pace.

158. Per tali celebrazioni sarà utile seguire il consiglio dei Padri sinodali: « La memoria dei grandi testimoni che hanno donato la loro vita al servizio del Vangelo e del bene comune o per la difesa della verità e dei diritti umani sia conservata e ricordata fedelmente ».[210] A tal riguardo, i Santi sono le vere stelle della nostra vita, « che hanno saputo vivere rettamente. Esse sono luci di speranza. Certo, Gesù Cristo è la luce per antonomasia, il sole sorto sopra tutte le tenebre della storia. Ma per giungere fino a Lui abbiamo bisogno anche di luci vicine – di persone che donano luce traendola dalla sua luce ed offrono così orientamento per la nostra traversata ».[211]

III. LA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

159. Prima di concludere questo documento, desidero ritornare nuovamente sul compito della Chiesa in Africa che è quello di impegnarsi nell’evangelizzazione, nella missio ad gentes, come pure nella nuova evangelizzazione, affinché la fisionomia del Continente africano si modelli ogni giorno di più sull’insegnamento sempre attuale di Cristo, vera « luce del mondo » e autentico « sale della terra ».

A. Portatori di Cristo « luce del mondo »

160. L’opera urgente dell’evangelizzazione si realizza in maniera differente, secondo la diversità delle situazioni di ciascun Paese. « In senso proprio c’è la missio ad gentes verso coloro che non conoscono Cristo. In senso lato, si parla di “evangelizzazione” per l’aspetto ordinario della pastorale, e di “nuova evangelizzazione” verso coloro che non seguono più la prassi cristiana ».[212] Solo l’evangelizzazione che è animata dalla forza dello Spirito Santo diviene la « legge nuova del Vangelo » e porta frutti spirituali.[213] Il cuore di ogni attività evangelizzatrice è l’annuncio della Persona di Gesù, il Verbo di Dio incarnato (cfr Gv 1,14), morto e risorto, presente per sempre nella comunità dei fedeli, nella sua Chiesa (cfr Mt 28,20). Si tratta di un compito urgente non soltanto per l’Africa, ma per il mondo intero, in quanto la missione che Cristo redentore ha affidato alla sua Chiesa non ha ancora raggiunto la piena realizzazione.

161. Il « Vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio » (Mc 1,1) è la via sicura per incontrare la Persona del Signore Gesù. Scrutare le Scritture ci permette di scoprire sempre più il suo vero volto, rivelazione di Dio Padre (cfr Gv 12,45), e la sua opera di salvezza. « Riscoprire la centralità della divina Parola nella vita cristiana ci fa ritrovare così il senso più profondo di quanto il Papa Giovanni Paolo II ha richiamato con forza: continuare la missio ad gentes e intraprendere con tutte le forze la nuova evangelizzazione ».[214]

162. Guidata dallo Spirito Santo, la Chiesa in Africa deve annunciare – vivendolo – il mistero di salvezza a quelli che ancora non lo conoscono. Lo Spirito Santo, che i cristiani hanno ricevuto nel Battesimo, è il fuoco d’amore che spinge all’azione evangelizzatrice. Dopo la Pentecoste, i discepoli, « colmati di Spirito Santo » (At 2,4), sono usciti dal Cenacolo, dove per paura si erano rinchiusi, per proclamare la Buona Notizia di Gesù Cristo. L’avvenimento della Pentecoste ci permette di comprendere meglio la missione dei cristiani, « luce del mondo » e « sale della terra » nel Continente africano. Ciò che è proprio della luce è diffondersi e rischiarare i numerosi fratelli e sorelle che sono ancora nelle tenebre. La missio ad gentes impegna tutti i cristiani dell’Africa. Animati dallo Spirito, essi devono essere portatori di Gesù Cristo, « luce del mondo », in tutto il Continente, in tutti gli ambiti della vita personale, familiare e sociale. I Padri sinodali hanno sottolineato « l’urgenza e la necessità dell’evangelizzazione che è la missione e la vera identità della Chiesa ».[215]

B. Testimoni di Cristo Risorto

163. Il Signore Gesù esorta ancor oggi i cristiani d’Africa a predicare nel suo nome « a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati » (Lc 24,47). Perciò essi sono chiamati a essere testimoni del Signore risorto (cfr Lc 24,48). I Padri sinodali hanno sottolineato che l’evangelizzazione « consiste essenzialmente nel rendere testimonianza a Cristo nella potenza dello Spirito, attraverso la vita, poi per mezzo della parola, in uno spirito di apertura agli altri, di rispetto e di dialogo con loro, attenendosi ai valori del Vangelo »[216]. Per quanto riguarda la Chiesa in Africa, questa testimonianza dev’essere al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace.

164. L’annuncio del Vangelo deve ritrovare l’ardore degli inizi dell’evangelizzazione del Continente africano, attribuita all’evangelista Marco, seguito da una « schiera innumerevole di Santi, di Martiri, di Confessori e di Vergini ».[217] Con gratitudine, occorre mettersi alla scuola dell’entusiasmo di numerosi missionari, che durante molti secoli hanno sacrificato la vita per portare la Buona Notizia ai loro fratelli e sorelle africani. Nel corso di questi ultimi anni, la Chiesa ha commemorato in diversi Paesi il centenario dell’evangelizzazione. Essa si è giustamente impegnata a diffondere il Vangelo tra coloro che non conoscono ancora il nome di Gesù Cristo.

165. Affinché questo sforzo divenga ogni giorno più efficace, la missio ad gentes deve andare di pari passo con la nuova evangelizzazione. Anche in Africa, le situazioni che richiedono una nuova presentazione del Vangelo, « nuova nel suo ardore, nei suoi metodi e nelle sue espressioni »,[218] non sono rare. In particolare, la nuova evangelizzazione deve integrare la dimensione intellettuale della fede nell’esperienza viva dell’incontro con Gesù Cristo presente e operante nella comunità ecclesiale, perché all’origine del fatto di essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, ma l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dona alla vita un nuovo orizzonte e perciò il suo orientamento decisivo. La catechesi deve dunque integrare la parte teorica, costituita da nozioni imparate a memoria, con quella pratica, vissuta a livello liturgico, spirituale, ecclesiale, culturale e caritativo, affinché il seme della Parola di Dio, caduto su un terreno fertile, metta radici profonde e possa crescere e giungere a maturazione.

166. Perché questo accada, è indispensabile impiegare nuovi metodi che oggi sono a nostra disposizione. Quando si tratta dei mezzi di comunicazione sociale, di cui ho già parlato, non bisogna dimenticare quanto ho sottolineato recentemente nell’Esortazione apostolica postsinodale Verbum Domini« San Tommaso d’Aquino, menzionando Sant’Agostino, insiste con forza: “Anche la lettera del Vangelo uccide se manca l’interiore grazia della fede che sana” ».[219] Coscienti di questa esigenza, bisogna sempre ricordare che nessun mezzo può e deve sostituirsi al contatto personale, all’annuncio verbale, come pure alla testimonianza di una vita cristiana autentica. Questo contatto personale e questo annuncio verbale devono esprimere la fede viva che impegna e trasforma l’esistenza, e l’amore di Dio che raggiunge e tocca ciascuno così com’è.

C. Missionari alla sequela di Cristo

167. La Chiesa che cammina in Africa è chiamata a contribuire alla nuova evangelizzazione anche nei Paesi secolarizzati, da cui provenivano in passato numerosi missionari e che oggi mancano, purtroppo, di vocazioni sacerdotali e alla vita consacrata. Nel frattempo, un grande numero di Africani e di Africane hanno accolto l’invito del padrone della messe (cfr Mt 9,37-38) a lavorare nella sua vigna (cfr Mt 20,1-16). Senza sminuire lo slancio missionario ad gentes nei diversi Paesi, come pure nel Continente intero, i Vescovi dell’Africa devono accogliere con generosità la richiesta dei loro confratelli dei Paesi che mancano di vocazioni e venire in aiuto ai fedeli privi di sacerdoti. Questa collaborazione, che dev’essere regolamentata attraverso accordi tra la Chiesa che invia e quella che riceve, diventa un segno concreto di fecondità della missio ad gentes. Benedetta dal Signore, Buon Pastore (cfr Gv 10,11-18), essa sostiene anche in modo prezioso la nuova evangelizzazione nei Paesi di antica tradizione cristiana.

168. L’annuncio della Buona Novella fa nascere nella Chiesa nuove espressioni, adeguate alle necessità dei tempi, delle culture, e alle attese degli uomini. Lo Spirito Santo non manca di suscitare anche in Africa uomini e donne che, riuniti in diverse associazioni, movimenti e comunità, consacrano la loro vita alla diffusione del Vangelo di Gesù Cristo. Secondo l’esortazione dell’Apostolo delle genti – « non spegnete lo Spirito, non disprezzate le profezie. Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. Astenetevi da ogni specie di male » (1 Ts 5,19-22) – i Pastori hanno il dovere di vegliare affinché queste nuove espressioni della perenne fecondità del Vangelo si inseriscano nell’azione pastorale delle parrocchie e delle diocesi.

169. Cari fratelli e sorelle, alla luce del tema della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa, la nuova evangelizzazione concerne, in particolare, il servizio della Chiesa in vista della riconciliazione, della giustizia e della pace. Di conseguenza, è necessario accogliere la grazia dello Spirito Santo che ci invita: « Lasciatevi riconciliare con Dio » (2 Cor 5,20). I cristiani dunque sono tutti invitati a riconciliarsi con Dio. Allora, voi sarete in grado di diventare artefici della riconciliazione in seno alle comunità ecclesiali e sociali nelle quali vivete e operate. La nuova evangelizzazione suppone la riconciliazione dei cristiani con Dio e con se stessi. Essa esige la riconciliazione col prossimo, il superamento di ogni tipo di barriera, come quelle della lingua, della cultura e della razza. Siamo tutti figli di un solo Dio e Padre che « fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti » (Mt 5,45).

170. Dio benedirà un cuore riconciliato, accordandogli la sua pace. Il cristiano diventerà così un artefice di pace (cfr Mt 5,9) nella misura in cui, radicato nella grazia divina, collabora con il suo Creatore alla costruzione e alla promozione del dono della pace. Il fedele riconciliato diventerà anche promotore della giustizia in ogni luogo, soprattutto nelle società africane divise, in preda alla violenza e alla guerra, che hanno fame e sete della vera giustizia. Il Signore ci invita: « Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta » (Mt 6,33).

171. La nuova evangelizzazione è un compito urgente per i cristiani in Africa, perché anch’essi devono rianimare il loro entusiasmo di appartenere alla Chiesa. Sotto l’ispirazione dello Spirito del Signore risorto, essi sono chiamati a vivere, a livello personale, familiare e sociale, la Buona Novella e ad annunciarla con rinnovato zelo alle persone vicine e lontane, impiegando per la sua diffusione i nuovi metodi che la Provvidenza divina mette a nostra disposizione. Lodando Dio Padre per le meraviglie che continua a compiere nella sua Chiesa in ciascuno dei suoi membri, i fedeli sono invitati a vivificare la loro vocazione cristiana nella fedeltà alla viva Tradizione ecclesiale. Aperti all’ispirazione dello Spirito Santo, che continua a suscitare diversi carismi nella Chiesa, i cristiani devono proseguire o intraprendere con determinazione il cammino della santità per diventare ogni giorno di più apostoli della riconciliazione, della giustizia e della pace.

 

CONCLUSIONE:
« CORAGGIO! ALZATI, TI CHIAMA »
(
Mc 10,49)

172. Cari fratelli e sorelle, l’ultima parola del Sinodo è stata un appello alla speranza, lanciato all’Africa. Tale appello sarà vano se non si radica nell’amore trinitario. Da Dio, Padre di tutti, noi riceviamo la missione di trasmettere all’Africa l’amore con cui ci ha amato Cristoil Figlio primogenito, affinché la nostra azione, animata dal suo Spirito Santo, sia sostenuta dalla speranza e, nello stesso tempo, diventi fonte di speranza. Desiderando facilitare l’attuazione degli orientamenti del Sinodo su temi così scottanti quali sono la riconciliazione, la giustizia e la pace, auspico che i « teologi continuino a esplorare la profondità del mistero trinitario e il suo significato per l’oggi africano ».[220] Poiché la vocazione di ogni uomo è unica, non lasciamo che si spenga in noi lo slancio vitale della riconciliazione dell’umanità con Dio attraverso il mistero della nostra salvezza in Cristo. La redenzione è la ragione dell’affidabilità e della fermezza della nostra speranza « in virtù della quale noi possiamo affrontare il nostro presente: il presente, anche se faticoso, può essere vissuto e accettato se conduce verso una meta e se di questa meta noi possiamo essere sicuri, se questa meta è così grande da giustificare la fatica del cammino ».[221]

173. Lo ribadisco: « Alzati, Chiesa in Africa […] perché ti chiama il Padre celeste, che i tuoi antenati invocavano come Creatore prima di conoscerne la vicinanza misericordiosa, rivelata nel suo Figlio unigenito, Gesù Cristo. Intraprendi il cammino di una nuova evangelizzazione con il coraggio che proviene dallo Spirito Santo ».[222]

174. Il volto dell’evangelizzazione assume oggi il nome di riconciliazione, « condizione indispensabile per instaurare in Africa rapporti di giustizia tra gli uomini e per costruire una pace equa e duratura nel rispetto di ogni individuo e di tutti i popoli; una pace che […] si apre all’apporto di tutte le persone di buona volontà al di là delle rispettive appartenenze religiose, etniche, linguistiche, culturali e sociali ».[223] La Chiesa cattolica tutta intera accompagni col suo affetto i fratelli e le sorelle del Continente africano! I Santi dell’Africa li sostengano attraverso la loro preghiera di intercessione![224]

175. « Il buon padrone di casa, san Giuseppe, che personalmente conosce bene che cosa significhi il ponderare, in atteggiamento di sollecitudine e di speranza, le vie future della famiglia, [e che] ci ha ascoltati con amore e ci ha accompagnato fin dentro il Sinodo stesso »,[225] protegga e accompagni la Chiesa nella sua missione al servizio dell’Africa, terra dove egli trovò, per la Santa Famiglia, rifugio e protezione (cfr Mt 2,13-15)! La Beata Vergine Maria, Madre del Verbo di Dio e Nostra Signora d’Africa, continui ad accompagnare tutta la Chiesa con la sua intercessione e i suoi inviti a fare tutto ciò che ci dirà suo Figlio (cfr Gv 2,5)! La preghiera di Maria, Regina della Pace, il cui cuore è sempre orientato alla volontà di Dio, sostenga ogni impegno di conversione, consolidi ogni iniziativa di riconciliazione, e renda efficace ogni sforzo in favore della pace in un mondo che ha fame e sete di giustizia (cfr Mt 5,6).[226]

176. Cari fratelli e sorelle, mediante la Seconda Assemblea speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, il Signore, buono e misericordioso, vi ricorda in modo pressante che «siete il sale della terra… la luce del mondo» (Mt 5,13.14). Possano queste parole richiamarvi la dignità della vostra vocazione di figli di Dio, membri della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica! Questa vocazione consiste nel diffondere in un mondo spesso immerso nel buio il chiarore del Vangelo, lo splendore di Gesù Cristo, vera luce che «illumina ogni uomo» (Gv 1,9). Inoltre, i cristiani devono offrire agli uomini il gusto di Dio Padre, la gioia della sua presenza creatrice nel mondo. Essi sono anche chiamati a collaborare con la grazia dello Spirito Santo, affinché il miracolo della Pentecoste prosegua nel Continente africano e ciascuno diventi sempre più un apostolo della riconciliazione, della giustizia e della pace.

177. Possa la Chiesa cattolica in Africa essere sempre uno dei polmoni spirituali dell’umanità, e diventare ogni giorno di più una benedizione per il nobile Continente africano e per il mondo intero.

Dato a Ouidah, in Benin, il 19 novembre, dell’anno 2011, settimo del mio Pontificato

 

BENEDICTUS PP. XVI