AFFERRATO DA CRISTO – 4

Bocca di Magra – 1-2-3 novembre 1991

Esercizi Spirituali ai giovani e agli adulti

Afferrato da Cristo

2ª – Solennità di Tutti i Santi

Parola di Dio: Ap 7, 2-4.9-14 – dal Salmo 23 – 1 Gv 3, 1-3 – Mt 5, 1-12

Celebriamo la festa di tutti i Santi e uno potrebbe anche chiedersi perché abbiamo bisogno dei santi. Non ci basta Dio?

Abbiamo bisogno di qualcuno che faccia di intermediario perché Dio è troppo lontano; abbiamo bisogno di qualcuno che sia visibile perché Dio, infinitamente grande, non riusciamo a vederlo, a percepirlo, e allora abbiamo bisogno di qualcuno che stia a metà via tra noi e Dio. Vuole dire questo il culto dei santi? O alle volte, anche un pochino peggio; alle volte abbiamo come l’impressione di non fidarci abbastanza della misericordia di Dio e di avere, perciò, bisogno di una misericordia umana, di una misericordia che riusciamo a comprendere e a gestire più facilmente. È evidente, il culto dei santi non può essere niente di tutto questo.

E allora, perché nella vita e nella esperienza di fede della Chiesa i santi hanno questa grande importanza?

Proviamo a fare un piccolo cammino, partendo da quello che è fondamentale per il cristiano, cioè che Dio solo è santo.

Quando il profeta Isaia vede il Signore, seduto su un trono e che il mantello del Signore riempiva il Tempio, il profeta vede e sente i Serafini che, con gli occhi coperti dalle ali, cantano «Santo, santo, santo il Signore Dio degli eserciti», e vogliono dire che Lui solo, il Dio degli eserciti, è santo; che in mezzo agli uomini questa santità non si trova, che appartiene in esclusiva a Lui e che è la sua identità più gelosa e più profonda.

E che cosa vuole dire questo termine applicato a Dio?

Vuole dire, prima di tutto, che Dio è infinitamente bello, di una bellezza e di uno splendore tale che offusca qualunque altro splendore, per cui, paragonato a Dio, tutto quello che di bello c’è nel mondo appare brutto e tutto quello che nel mondo sembra buono, appare cattivo. Dio solo è buono, ricorda Gesù al giovane ricco.

La bellezza di Dio è la sua santità, la sua bontà, la sua giustizia, la sua dignità. Dio solo è degno di essere adorato e onorato con tutto noi stessi. Ricordate il profeta Abacuc che diceva di Dio che ha gli occhi così puri che non possono vedere il male; i nostri occhi sono, molte volte, degli occhi inquisitori, giudichiamo e valutiamo con durezza gli altri. I nostri sono occhi impuri che non riescono a riconoscere il bene e il male con chiarezza. Dio, invece, è così: ha gli occhi puliti, trasparenti, non falsati da nessun egoismo o da nessun interesse. E non solo.

C’è un testo del libro di Osea, che attribuisce alla santità di Dio il perdono. Dice proprio così, che Dio è capace di perdonare perché è santo; gli uomini, che santi non sono, non sono capaci di perdonare, secondo Osea. Il perdono dell’uomo è sempre un mezzo perdono, non riesce ad arrivare fino in fondo; il perdono di Dio, invece, è un perdono infinitamente generoso e creativo.

Voglio dire che, quando Dio perdona, ricrea l’uomo, ricrea il rapporto con lui. E questo il profeta Osea lo attribuisce alla santità di Dio. Dio solo, dunque, è santo.

Eppure, si dice di Gesù che è veramente santo: la professione di Pietro, nel cap. 6 del Vangelo di Giovanni, è: «Tu sei il Santo di Dio».

Quindi vuole dire che la santità di Dio, che è una santità invisibile, irraggiungibile, che sta al di là di tutto quello che noi possiamo capire o pensare, questa santità di Dio è entrata dentro alla vita degli uomini; l’abbiamo vista.

Se uno vuole sapere che cosa sia la santità di Dio, basta che vada da Gesù Cristo e cerchi di capire Gesù Cristo, cerchi di vedere il suo comportamento.

Le Beatitudini che abbiamo ascoltato nel Vangelo di Matteo: «Beati i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, quelli che hanno fame e sete della giustizia…», sono il più bel ritratto che si possa delineare di Gesù.

Se uno vuole sapere chi era Gesù, legga le beatitudini: Gesù è la mitezza, Gesù è la misericordia, Gesù è la fame e sete di giustizia che si compia la volontà di Dio; Gesù è colui che ha un cuore pulito, senza doppi fini, senza atteggiamenti nascosti o ipocriti.

Gesù è tutto questo, e tutto questo è la traduzione in una vita umana della santità di Dio.

Che Dio è infinitamente bello, è rivelato certamente dai cieli: i cieli sono stupendi, «narrano la gloria di Dio, il firmamento annunzia l’opera delle sue mani». Questo è verissimo, ma è un povero firmamento, è una povera illuminazione quella che il mondo ci può dare della santità di Dio e della sua bellezza: la bellezza di Dio è, piuttosto, il volto di Gesù Cristo.

Se uno riesce a capire bene quel volto, riesce a capire bene i gesti che Gesù ha compiuto, e allora capisce qualcosa della santità di Dio. Gesù che accoglie la peccatrice, che perdona l’adultera, che, come un buon samaritano, si piega sull’uomo ferito e lo cura: bene, questo Gesù è davvero la santità di Dio, l’espressione della bontà e della purezza di Dio stesso.

Tanto che Dio gli può dire: «Tu sei il mio figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto»,

e vuole dire: Mi trovo proprio bene davanti a te, nella tua faccia ci vedo il mio volto, nelle tue opere ci vedo la mia volontà. Dio può dire questo a Gesù.

Ma dobbiamo fare l’ultimo passo ed è quello, per certi aspetti, il più sorprendente. E cioè che quella santità che Dio ha donato al suo Figlio, attraverso Gesù Cristo, la dona agli uomini, la dona alla sua Chiesa.

Nella lettera agli Efesini S. Paolo dice che Gesù Cristo ha santificato se stesso per la Chiesa, «per renderla santa, immacolata, senza macchia, né ruga o alcunché di simile»; senza macchia né ruga. La Chiesa Gesù Cristo l’ha voluta fare così con il sacrificio della sua vita.

Sulla croce con il dono del suo sangue, quindi della sua vita, Gesù Cristo ha pulito la Chiesa dal suo peccato, l’ha resa quella che diceva il libro dell’Esodo, una creazione santa.

E santa, non perché bella per conto suo, santa perché è purificata, santificata e perdonata dall’amore di Dio, attraverso Gesù Cristo.

I Padri della Chiesa presentano la bellezza della Chiesa come la bellezza della luna. La Luna è bella, luminosa, chiara ed è bianca, e il bianco era, nella prospettiva dell’Ebreo, il colore della bellezza: la luna è tutto questo. Ma non è tutto questo per conto suo, la luna.

Se uno prende la luna da se, la vede solo grigia e sassosa; non è altro che questo la luna, ma quando è illuminata dal sole, allora il sole la rende bella e luminosa.

Così è la Chiesa.

Se uno prende la Chiesa così com’è, che cosa vede? Del grigio e dei sassi, vede la povertà dell’uomo e del suo egoismo e del suo peccato. Ma provate a guardare la Chiesa trasfigurata dalla Parola e dallo Spirito Santo, e la Chiesa la vedete bella.

I Santi sono proprio questo, sono la Chiesa che Dio, attraverso Gesù Cristo, ha purificato, ha reso santa, perché questa è la santità che Dio vuole.

Dio è santo per conto suo, d’accordo; è tre volte santo, e dobbiamo riconoscere che non c’è santità al di fuori di Lui. Tutto il senso della rivelazione è che Dio ha voluto comunicare la sua vita agli uomini.

Non è un dio geloso, che i suoi tesori li tiene per se e guai a chi li guarda; no, è un Dio generoso che comunica i suoi tesori ed è contento nel momento in cui fa ricchi gli altri. È così ricco che gode di far ricchi, che gode di trovare la sua ricchezza nell’uomo e per questo la comunica. E siccome la ricchezza di Dio è la santità, Dio gode a comunicare la sua santità agli uomini.

L’ha comunicata in Gesù di Nazaret e, attraverso Gesù di Nazaret, a tutti i credenti, per cui abbiamo ascoltato nella lettera di S. Giovanni: «Guardate quale grande amore ci ha donato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente».

Ci può essere differenza tra figli di Dio e santi; se Dio è infinitamente santo, questa è la sua identità propria; se uno è figlio di Dio, necessariamente è santo, necessariamente assomiglierà a suo padre, e quindi gli assomiglierà in quello che il padre ha di più proprio, di più caratteristico.

«Figlioli, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è».

Quindi la sua santità diventerà la nostra. E quando noi diciamo nel Padre nostro: «sia santificato il tuo nome», vogliamo dire proprio questo; per conto suo il nome di Dio è santificato da sempre senza aggiunte, e noi non aggiungiamo certamente qualcosa alla santità di Dio.

Ma noi vogliamo che il nome di Dio sia santificato nella nostra vita, sia santificato nell’uomo, nella storia dell’uomo, nelle gioie e nelle sofferenze dell’uomo. È lì che il nome di Dio deve essere santificato. E purtroppo non lo è ancora. Non lo è ancora perché, quando guardo la mia vita, non posso dire che Dio lì dentro è santificato, che la santità di Dio si rivela nei miei pensieri, nei miei gesti, nei miei comportamenti e scelte. Lì, purtroppo, si rivela ancora molto la mia cattiveria e il mio egoismo.

Allora, «Padre, santifica il tuo nome», e Dio è capace di fare questo, e nei santi Dio lo ha fatto.

I santi non sono senza difetti, però i santi hanno ricevuto e accolto la santità di Dio, hanno «lavato le loro vesti – dice l’Apocalisse – nel sangue dell’Agnello», quindi hanno lavato il loro cuore, il loro intimo nel sangue di Cristo, cioè nell’amore di Cristo, rendendolo pulito e capace di amare.

Per questo, guardare i santi, vuol dire sì, parlare bene dei santi, e ne debbo parlare bene, ma vuol dire parlare bene di Dio.

Guardare i santi, vuol dire riconoscere quello che Dio è capace di fare, che è infinitamente generoso e che è capace di trasmettere la sua purezza, il suo amore, la sua misericordia agli uomini.

Ricordate quel versetto del Vangelo di Matteo, alla fine del cap. 5, il capitolo delle beatitudini, in cui Gesù dice: «Siate dunque perfetti come perfetto è il vostro Padre celeste».

E naturalmente uno dice: Se io parto da quello che sono, non arriverò mai a essere perfetto com’è perfetto Dio. Ed è bene, ma il problema è che, invece, Dio ci dona la sua vita, la sua santità, e la riceviamo appunto da Lui come grazia. E essere santi com’è santo Dio, vuol dire che se Dio fa sorgere il sole sopra ai malvagi e sopra ai buoni, anche tu devi imparare a fare il bene ai malvagi e ai buoni; se Dio accoglie ogni uomo, anche tu devi aprire il tuo cuore ad accogliere ogni uomo.

Quello che tu hai visto di Dio in Gesù Cristo, cercherai di farlo nei rapporti con gli altri.

Se fai questo Dio sarà santificato nella tua vita; quando la gente guarderà la tua vita, benedirà Dio. «Vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli». Mica a voi, perché non viene da voi, ma al vostro Padre sì, perché il Padre ha compiuto questa opera di santità nella nostra vita.

Allora dicevamo: Dio solo è santo. Proprio perché Dio solo è santo, ci sono dei santi, ci sono delle persone che Dio ha riempito della sua santità e che ne sono il riflesso, ne sono l’espressione umana.

Guardando questi santi, noi riconosciamo l’amore infinito di Dio e la sua potenza, la capacità che Dio ha di trasformare il mondo; guardando questi santi, deve rinascere in noi il desiderio che Dio sia santificato nella nostra vita, che la nostra vita sia tale da manifestare al mondo l’esistenza di Dio e l’amore di Dio.

Quel «Padre, santifica il tuo nome» che diciamo tutte le volte, tutti i giorni con la preghiera del Padre nostro, ecco, questo diventi davvero il desiderio del nostro cuore.

Lo chiediamo al Signore, che la nostra vita, povera come è, diventi capace di proclamare al mondo la santità e l’amore di Dio.

* Documento rilevato dalla registrazione, adattato al linguaggio scritto, non rivisto dall’autore.