AFFERRATO DA CRISTO – 3

Bocca di Magra – 1-2-3 novembre 1991

Esercizi Spirituali ai giovani e agli adulti

Afferrato da Cristo

Solennità di Tutti i Santi

Ballestrero Card. Anastasio

Regina dei Santi

Salutiamo così la Madonna nelle litanie lauretane. Ma pare che oggi sia l’invocazione più adatta, mentre celebriamo la festa di tutti i Santi. E tra i Santi c’è Maria, la Madre di Dio, il Santo dei Santi.

E vorremmo guardare a questa creatura come alla creatura che ha realizzato il progetto della santità di Dio, relativa all’uomo, nella maniera più piena e più perfetta.

La regalità di Maria non è soltanto un titolo d’onore, ma è la professione, da parte nostra, di una eminenza nella santità cristiana che solo la Vergine ha raggiunto.

Ci aiuta a riflettere in questo senso il capitolo della Costituzione conciliare “Lumen Gentium”, relativo alla Madonna, che viene presentata proprio come la primogenita di Dio a proposito della santità e viene presentata come colei che ha realizzato il mistero della Chiesa, mistero di santità nella maniera più perfetta, perché in lei il peccato mai è riuscito a radicarsi, mai si è, diremmo, verificato nella sua storia ed è l’unica creatura umana che dal peccato non sia mai stata sfiorata.

Per questo, per questa immunità radicale, perenne, perfetta e piena dal peccato, è santa. Ma non è soltanto santa perché immune dal peccato, è santa anche per un altro motivo anche più personale e più meritorio: perché la Madonna, fedele alla vocazione che Dio le ha riservato, ha saputo essere fedele nel compimento della volontà del Padre, rendendosi degna di diventare la madre di Gesù, Verbo incarnato.

Questa pienezza della santità, che l’ha resa santuario dell’incarnazione, questa consumazione della santità che l’ha resa esemplare di una redenzione perfetta e piena e che l’ha resa, nello stesso tempo, primizia della fecondità dell’incarnazione del Verbo, è un titolo di santità che le appartiene in maniera esclusiva.

Ma ancora in Lei la santità operata da Cristo e prolungato da Cristo in questo mondo, con la sua missione di Salvatore e di Redentore, si è compiuta in ogni altra pienezza creaturale, aprendo, diremmo, le dimensioni dell’uomo alle effusioni misteriose di Dio attraverso la grazia, partecipazione della vita eterna di Dio Trinità, attraverso la carità, partecipazione creata dalla effusione dello Spirito Santificatore e anche attraverso la fecondità di ogni virtù cristiana che la Vergine ha praticato nella sua vita, nel contesto delle condizioni di creatura, nel contesto delle condizioni storiche del suo tempo, nel contesto della sua condizione di donna e nel contesto di tutto ciò che la preparava a diventare la madre, secondo la carne, del Figlio di Dio.

Santità, dunque, per ogni lato, da ogni punto di vista!

Ma ancora, la Madonna, con tutta questa ricchezza di grazia ricevuta da Dio, ha detto perennemente il suo “si” al Signore, lo ha ascoltato con una fede perfetta, lo ha obbedito con una obbedienza e con una sottomissione altrettanto consumata, lo ha servito con una dedizione materna portata alle estreme conseguenze, gli ha reso la testimonianza della fedeltà ai piedi della croce e si è resa disponibile ad essere la madre degli uomini, là ai piedi della croce.

Gli uomini che crocifiggevano suo figlio le sono diventati figli in Cristo Gesù e hanno trovato in Lei la stessa sollecitudine materna che aveva trovato Gesù, il suo figlio benedetto.

Consumazione di santità che ha trovato nell’episodio della Pentecoste una ultima, definitiva effusione, che ha reso la Madonna partecipe e presente alla nascita della Chiesa e alla sua vocazione di santità e che ha visto la Vergine coronata di gloria in cielo con la sua assunzione gloriosa, coronamento di un progetto divino che la riguardava personalmente e che personalmente ha vissuto con perfetta e consumata dedizione.

Più santa di così, vorremmo dire, non è possibile pensare.

Noi la ricordiamo così, la veneriamo così, la crediamo e la sentiamo così e sentiamo che la sua maternità nei nostri confronti è, prima di tutto, una maternità che fonda la nostra vocazione personale alla santità e, pensando a Lei, troviamo legittimo e doveroso credere che anche per noi c’è un progetto di santità che Dio benedetto ha stabilito e che a noi tocca realizzare con la fedeltà della vita.

La Madonna, nostra madre, è santa e con la sua intercessione ci aiuta a diventare santi. Ma questo aiuto della Vergine ad aiutare i cristiani ad essere santi, va recepito da noi, e il modo di recepirlo è duplice: quello della devozione alla Madonna come alla madre della nostra perfezione cristiana e quello dell’imitazione di Maria, come esemplare perfetto della sequela di Cristo e della fedeltà al Vangelo.

Da questo duplice punto di vista, quando noi invochiamo la Madonna, Regina dei Santi, non solo confessiamo una grande verità, ma impegniamo la nostra vita.

E allora domandiamoci:

“Ma il nostro rapporto personale con la Madonna di che tipo è? È un rapporto radicato nella fede e nella coerenza della fede od è un rapporto puramente emotivo, sentimentale, effimero e superficiale? Ci sentiamo interpellati dalla maternità di Maria? Se la chiamiamo Madre, bisogna che sia vero, e diventa vero in un modo solo: nella misura in cui noi diventiamo figli, figli del suo amore, figli della sua imitazione di Cristo e figli della sua appartenenza alla Chiesa. È vero?”.

Non posso vivere un rapporto di figliolanza con Maria, se non sono fratello sul serio e costante di Gesù, figlio suo. La chiamo madre abusivamente se non mi configuro a Cristo Signore e se non accetto da Lei ad imparare a conoscere Cristo, ad amarlo, a seguire il Vangelo, a rendergli la testimonianza della vita a prezzo di ogni sacrificio e di ogni fedeltà.

Non posso chiamarmi figlio di Maria, se il mio rapporto con Cristo non diventa identificazione spirituale nella comunione della grazia, nella comunicazione della carità, nella comunicazione della speranza.

Non posso dirmi figlio di Maria, madre della Chiesa, se il mio rapporto con la Chiesa non è filiale, non è fatto di devozione, non è fatto di pietà, non è fatto di obbedienza, non è fatto di sottomissione e non è fatto di generoso servizio.

Che figlio sarei della Chiesa e che figlio sarei di Maria, se la mia appartenenza alla Chiesa fosse soltanto ricevere qualcosa e non diventasse anche un dare, un restituire, un lavorare perché la Chiesa madre riesca ad essere davvero madre di tutti ed essere davvero madre dei Santi?

Non c’è zelo apostolico che non possa nutrirsi a questa sorgente del cuore di Maria; non c’è dedizione generosa, in una qualsiasi condizione della carità cristiana che non trovi in Maria un’ispirazione da imitare, una protezione da invocare e una grazia da intercedere.

Ecco allora che il nostro amare deve diventare generoso, concreto, deve diventare non un sentimento volubile, ma una di quelle convinzioni radicali della vita che la ispirano continuamente e continuamente la portano a miglioramento, a progresso. a confessione, a virtù, a santità.

Ma noi oggi invocando Maria, Regina dei Santi, siamo anche invitati ad una ulteriore considerazione: la Madonna, nella sua qualità di Assunta in cielo, è la realizzazione consumata della santità della Chiesa.  Nessuna santità umana, nessuna santità di Chiesa è perfetta se non varca la soglia del tempo e non arriva all’eternità.  Siamo sempre in cammino, siamo sempre creature incompiute e, come dice il Concilio, siamo anche sempre dei santi imperfetti.

La consumazione avviene in cielo, e la Madonna è là; è là con il figlio suo: Lui con la gloria della risurrezione immortale, Lei con la gloria dell’assunzione mirabile nella realtà totale della propria umanità: spirito e carne, anima e corpo, storia ed eternità.

Noi siamo in cammino e, invocando la Madonna, Regina del cielo, invocando la Madonna, Regina dei Santi, noi alimentiamo la nostra vita: una speranza nuova, una speranza che ci aiuta a non chiudere la nostra esistenza nelle esperienze terrene, che tutte passano e tutte finiscono, per trasferirci giorno dopo giorno, verso la patria che aspetta tutti, perché è la casa del Padre, perché è il Regno di Dio.

Questo superamento della condizione terrena della vita, almeno a livello della speranza, è dovere cristiano e non è vero che il realismo voglia che rimaniamo prigionieri degli orizzonti terreni.

È vero che le cose di questo mondo si vedono e si toccano, si pesano e si valutano, si vendono e si comprano, ma non è vero che le cose della fede e le cose di Cristo sono illusioni.

Sono realtà che ci trascendono, che vanno oltre i nostri confini, ma che, proprio per questo, sono la patria della nostra definitiva libertà e della nostra perenne beatitudine.

Ci dobbiamo credere, ci dobbiamo sperare e a queste cose ultraterrene ed eterne dobbiamo, diremmo cosa, radicare la nostra esistenza.

Siamo troppo terrestri, in una civiltà dei consumi, del benessere, in un paganesimo che risorge da tutte le parti, siamo quasi imprigionati nello spessore della cose umane, siamo quasi costretti a pensare che solo queste sono realtà e che solo queste ben meritano l’attenzione e l’impegno della vita, ma non è vero.

Quando si accettano queste prospettive si diventa tristi, le ragioni del vivere diventano sempre più effimere, meno valide e diventiamo delle creature senza ideali, senza speranza, che si rassegnano, che si rifugiano nella rassegnazione invece di esaltarsi nella speranza e nel gaudio dell’eternità.

Ma, viva il Signore, abbiamo in cielo una madre, abbiamo in cielo un fratello primogenito, che sono là presso il Padre, intercedendo per noi, preparandoci un posto, perché la gloria dei Santi che oggi celebriamo, non è soltanto la gloria di quelli che sono là, ma è anche la nostra.

Anche noi siamo in cammino, anche noi arriveremo là, ci vogliamo arrivare, ci dobbiamo arrivare: per questo siamo nati, e il Concilio ci ricorda che, proprio per godere Dio siamo nati e che solo nel godimento eterno di Dio l’uomo realizza se stesso.

Se ci crediamo la nostra speranza rimane viva, il nostro coraggio nel camminare nella vita non viene mai meno e la nostra coerenza di seguaci di Cristo e di fedeli del Vangelo è garantita.

Oggi lo chiediamo all’intercessione della Vergine, lo chiediamo all’intercessione di tutti i Santi, perché questa certezza diventi un viatico dei nostri giorni e diventi il pane quotidiano della nostra vita, pane che ci genera nell’eternità.

* Documento rilevato dalla registrazione, adattato al linguaggio scritto, non rivisto dall’autore.