7 – NDE – Fonti di informazione di sicura attendibilità

Varie possono essere le maniere attraverso le quali si viene a conoscenza del fenomeno NDE.

Innanzitutto, il fenomeno è abbastanza diffuso: non è dunque rarissimo venirne a conoscenza tramite resoconto diretto di parenti o conoscenti che lo abbiano vissuto (è stato questo il mio personale approccio, come detto al post n°1), o addirittura per esperienza personale. L’esperienza diretta era un tempo abbastanza inquietante, soprattutto perché, trattandosi di un fenomeno non conosciuto come relativamente comune, il parteciparlo a terzi, ma anche talvolta ai familiari, poteva rappresentare un serio problema, per via del rischio di esser presi in giro, o di essere ritenuti portatori di un disturbo psichico. Riferirlo ai medici poteva addirittura portare, poi, a vere e proprie prescrizioni di terapie farmacologiche per pretese turbe mentali, caso in effetti non di rado effettivamente accaduto. Questo complesso di circostanze induceva il soggetto a mantenere sulla propria esperienza il più stretto riserbo.

Dopo il 1977, anno della pubblicazione in Italia del libro La vita oltre la vita del dr. Raymond Moody (il libro originale, Life after life, era stato pubblicato in America nel 1975), il fenomeno divenne noto al grande pubblico; il che fece sì che il giudizio sociale iniziasse ad abbandonare i precedenti pregiudizi, e che sempre più persone che avevano vissuto un’esperienza NDE riuscissero a prendere a due mani il “coraggio” di riferirla (per l’appunto di “coraggio”, come si ricorderà, aveva parlato Elisabeth Kübler-Ross nella sua presentazione del libro di Moody La vita oltre la vita).

Venne così a crearsi, per il grande pubblico, una seconda, ampia fonte di informazione, per lo più consistente in documentari televisivi, che di solito tendevano a fondere i fini informativi con quelli spettacolari. Questi ultimi fini, però, venivano e vengono di solito a rendere questa fonte di informazione alquanto superficiale e, di conseguenza,  soggetta a facili dubbi di attendibilità.

Cominciarono poi lentamente, per un verso, a proliferare le dirette o indirette testimonianze di nuovi casi, spesso riferiti in TV dai diretti interessati. Narrazioni a volte provenienti da persone acculturate e di indubbia fede, altre volte viceversa colorate a tinte vivaci sia dai protagonisti che dagli intervistatori, e quindi, anche in questi casi, con serie connotazioni di dubbia attendibilità.

Superata una prima fase di sommaria informazione del fenomeno, le persone veramente interessate a studiarlo venivano quindi a trovarsi nella necessità di fruire di una letteratura (libraria, o anche acquisita in rete) spesso recante però i medesimi problemi.

A fronte di questa variegata, multicolore e ripetitiva serie di informazioni superficiali fornite dai mass media e da “divulgatori” scarsamente attendibili, il proliferare nelle strutture sanitarie di sempre nuovi casi conduceva sempre più medici ad appassionarsi al problema e ad intraprendere ricerche al riguardo. Sono queste le pietre miliari cui fare riferimento: senza peraltro trascurare i resoconti, ed anche i documentari, che appaiano seri ed attendibili per l’intrinseca attendibilità dei protagonisti, degli intervistatori, del metodo di indagine, del modo non sensazionalistico di fornire l’informazione, eccetera. Le fonti video che si proporranno nel prosieguo saranno solo quelle che appaiono dotate di un tale crisma di attendibilità.

Venendo ai medici che hanno prestato attenzione e studio al fenomeno, di Elisabeth Kübler-Ross già si è parlato. La sua figura è importante non tanto per via di ricerche scientifiche attuate con l’uso asettico del metodo sperimentale (metodo peraltro di molto difficile applicazione nel ramo), quanto a motivo della circostanza che una psichiatra famosa per i suoi studi sul morire e per le migliaia di ore trascorse al capezzale dei morenti abbia senza esitazioni dichiarato che la NDE confermano il sussistere di una vita dopo la morte.

Quanto a Robert A. Moody Jr. , cui si è già accennato, dopo il volume La vita oltre la vita , uscito in Italia nel 1977, sono da citare:  Reflections on life after life del 1977  uscito in Italia nel 1978 sempre per i tipi della Mondadori, col titolo Nuove ipotesi su La vita oltre la vita;  e The life beyond, del 1988, uscito in italiano nel 1989 col titolo La luce oltre la vita.  Questi libri di Moody sono sostanzialmente resoconti dettagliati di una casistica che, sostanzialmente anche se non dichiaratamente, l’autore ritiene (e per diversi aspetti dimostra) pienamente convincente quanto alla conclusione della sopravvivenza dopo la morte. Esulano tuttavia dalla prospettiva di Moody sia un’approfondita analisi statistico-comparativa circa i numerosi casi esaminati e descritti (analisi presente nel lavoro di Jeffrey Long: vedi oltre), sia la formulazione (tentata da Pim Van Lommel: vedi oltre) di una teoria atta a spiegare la presenza di coscienza e percezione in fase di arresto cardiaco (fenomeno, alla luce delle conoscenze attuali, del tutto impossibile).

E’ del 2010 il  dotto, corposo, a tratti “difficile” ma nel complesso gradevole volume (circa 400 pagine) Esperienze di premorte – Scienza e coscienza al confine tra fisica e metafisica di Enrico Facco, professore di anestesiologia e rianimazione presso l’Università di Padova. Su internet sono presenti diverse interviste e conferenze di questo Autore, la cui posizione, improntata ad una distaccata analisi dei fatti e ad una seria ricerca scientifica, rimane su un piano di assoluta sospensione del giudizio circa il fenomeno, da lui ritenuto peraltro reale e degno di studio approfondito, ad onta di talune superficiali interpretazioni scettiche, sempliciste o addirittura negazioniste, che non manca mai di confutare. Se al Facco si può muovere un appunto, è quello che nella sua impostazione si coglie a tratti una eccessiva prudenza nel permanere su posizioni dubitative, anche in presenza di fatti concordanti e circostanziati che condurrebbero a conclusioni simili a quelle della Kübler-Ross o di Moody.  Sotto altro aspetto, però, il persistere su posizioni dubitative, unitamente all’ampio spettro culturale e interdisciplinare del suo approccio al problema, fa sì che egli riesca a rappresentare una voce autorevole senza entrare in aperto conflitto con lo scientismo che pervade la scienza ufficiale, evitandone per tal via i facili, superficiali ma assai rischiosi ostracismi.

Un discorso a parte merita il volume di Jeffrey Long Esiste un posto bellissimo – l’aldilà nelle testimonianze di chi lo ha visto, edito da Mondadori nel 2013. Questo libro è l’ edizione italiana del volume Evidence of the afterlife, del 2010, che suscitò in America grande scalpore, tanto da apparire nella lista dei best sellers del New York Times. Riguardo a tale pubblicazione, Moody scrisse: “Il lavoro svolto da Long ci porta più vicini a una soluzione razionale del mistero dell’aldilà”. In effetti la ricerca di Long, basata su un sito internet che ha raccolto e continua a raccogliere migliaia di testimonianze tra loro simili, provenienti da persone di tutte le aree geografiche e appartenenze religiose, appare un poderoso contributo alla casistica del fenomeno: casistica che l’autore analizza dettagliatamente con criteri informatici, giungendo senza mezzi termini a concludere per la sopravvivenza dopo la morte. Può apparire strano  che di Long e della sua ricerca non compaia traccia nell’articolo di wikipedia sopra citato; ma le cose stanno così, e la “stranezza”, a ben pensare, è ben comprensibile attesa la decisa posizione di Long circa la sopravvivenza dopo la morte.

Wikipedia fornisce invece citazione dello studio scientificamente più accreditato in materia, effettuato dalla equipe del dr. Pim Van Lommel, cardiologo olandese, che nel 2001 pubblicò sulla famosa rivista scientifica “The Lancet” il risultato delle sue ricerche sulle NDE. Questo articolo (come wikipedia non omette di riferire) fu contestato da un articolista che su Scientific American teneva la rubrica “lo scettico”;  il che provocò però vibrata e documentata reazione del Van Lommel, dopo di che cessò ogni contestazione da parte dei paladini della c.d. “scienza ufficiale”. Di tale disputa si fornirà ampio resoconto nel prosieguo. Il dr. Van Lommel pubblicò nel 2007 il volume “Eindeloos Bewustzijn: een wetenschappelijke VISIE op de Bijna-Dood ervaring” (“Coscienza senza fine – un approccio scientifico alle esperienze di pre-morte”), che ebbe varie traduzioni, di cui quella italiana comparve solo ben 9 anni dopo, cioè nel 2016 (“Coscienza oltre la vita“, ed. AMRITA). Sulla scorta dei fatti esaminati, lo scienziato giunge alla conclusione, ampiamente motivata, che la coscienza individuale non sia prodotta dal cervello, cui la scienza ufficiale (senza averne peraltro prova alcuna) la riconduce, ma abbia natura non-locale e non-temporale, mentre il cervello rispetto ad essa fungerebbe solo e semplicemente come una sorta di apparecchio ricevente: guastatosi o spentosi il quale, la coscienza permarrebbe, anche oltre la vita.

Una tale conclusione scientifica, formulata a seguito di una rigorosa ricerca, messa a confronto delle posizioni aprioristiche ed indimostrate della scienza “ufficiale”, che riconducono lo psichismo e in definitiva l’essenza umana a fenomeno esclusivamente materiale, lascia forse intendere senza bisogno di ulteriori parole per qual motivo le ricerche di Long e di Van Lommel, e ancor prima della Kübler-Ross, abbiano fatto tanta fatica a conseguire (almeno in Italia, sede di agguerriti gruppi scientisti) la diffusione che meritavano.