7 – BRANI DEL VANGELO MEDITATI

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 9, 9-13)

In quel tempo, Gesù passando, vide un uomo, seduto
al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse:
«Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. Mentre Gesù sedeva
a mensa in casa, sopraggiunsero molti pubblicani
e peccatori e si misero a tavola con lui e con i discepoli.
Vedendo ciò, i farisei dicevano ai suoi discepoli:
«Perché il vostro maestro mangia insieme ai
pubblicani e ai peccatori?».
Gesù li udì e disse: «Non sono i sani che hanno bisogno
del medico, ma i malati. Andate dunque e imparate
che cosa significhi: Misericordia io voglio e non
sacrificio. Infatti non sono venuto a chiamare i giusti,
ma i peccatori».
Parola del Signore

Meditiamo la Parola

E lo stesso autore del Vangelo a narrare con stile
semplice e scarno la storia della sua chiamata e della
sua conversione. C’è un imperativo da parte di Gesù:
«Seguimi» e una risposta immediata: «Ed egli si alzò e
lo seguì». 11 proseguo è, almeno inizialmente, un festoso
convivio in casa di Matteo con amici del suo
rango, pubblicani e peccatori. I soliti guastafeste in-
tervengono ancora una volta a contestare l’operato
del Signore rivolgendosi ai suoi discepoli: «Perché il
vostro maestro mangia insieme ai pubblicani e ai
peccatori?». Lo scandalo derivava da una falsa convinzione
che faceva loro credere che certe categorie
di persone dovessero restare emarginati perché impuri
e peccatori e il mangiare con loro significava
contrarre la loro stessa impurità. Di ben altro pensiero
è il Signore. Egli, che ha chiamato e distolto Matteo
dalle imposte, un mestiere che spesso degenerava
in latrocinio, ora vuole gioire con lui, essere un
suo commensale e far partecipi dello stesso gaudio
anche altri convenuti per l’occasione. Lo stesso Gesù
sintetizza così il suo pensiero e la sua missione: «Non
sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati.
Andate dunque e imparate che cosa significhi:
Misericordia io voglio e non sacrificio. Infatti npn sono
venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori». E consolante
per ciascuno di noi, è consolante per la nostra
umanità peccatrice. Così evitiamo il baratro e la
morte eterna. Così la risurrezione ci affascina e la
speranza di un mondo migliore, di una vita migliore
non si spegne mai in noi.