5 – NDE – Gli elementi o caratteristiche delle NDE

Venendo ora a parlare degli elementi che caratterizzano le NDE (Near Death Experiences, in italiano esperienze di premorte o ai confini della morte), la prima cosa da evidenziare è che esse non sono sogni. I sogni, infatti, possono essere i più svariati, e solo di rado generano ricordi precisi e duraturi. Le NDE, invece, consistono sempre dei medesimi elementi (anche se non ricorrenti tutti in tutte le NDE), e generano ricordi indelebili anche a distanza di decine e decine d’anni.

Vediamo cosa ci dice al riguardo Wikipedia , alla voce Esperienze ai confini della morte:

“I soggetti che hanno vissuto tali fenomeni, una volta riprese le funzioni vitali, hanno raccontato di aver provato esperienze che risultano in buona parte connotate da numerosi elementi comuni;

  • 1   –  abbandono del proprio corpo con la possibilità di osservarlo dall’esterno (chiamata “autoscopia” o esperienza extracorporea ), assistendo all’eventuale attività di medici e/o soccorritori intorno ad esso;
  • 2  –   attraversamento di un “tunnel” buio in fondo al quale si intravede distintamente una luce;
  • 3  –  raggiungimento di una sorta di “confine” in cui l’esperienza materiale si interrompe e si ha consapevolezza e timore di “tornare indietro”, verso la vita terrena;
  • 4  –  sensazione di pace e serenità mai provate prima, difficilmente descrivibili con il linguaggio umano, fuori dallo spazio e dal tempo terrestre;
  • 5  –  difficoltà nel descrivere la nuova realtà sperimentata, caratterizzata da luci, colori e suoni meravigliosi non riscontrabili in alcun modo sulla Terra; 
  • 6  –  incontro con “altri esseri”, identificati in genere con parenti o amici morti in precedenza, con i quali si comunica mentalmente, in modo istantaneo e non verbale;
  • 7  –  incontro con uno o più “esseri” luminosi, rivestiti di luce bianca e comunicanti sensazioni di “amore totale”, spesso identificati sia dai credenti sia dai non credenti come Dio;
  • 8  –  “rivisitazione” della propria vita terrena (life review), comprendente anche episodi che sembravano dimenticati e relativi a momenti immediatamente successivi alla nascita; tale rivisitazione avviene in un clima di rilettura etica delle esperienze vissute;
  • 9  –  ritorno alla vita terrena accompagnato da un sentimento di rimpianto per non essere entrati o rimasti nell’aldilà, oltre al ritorno alla sofferenza fisica per il “rientro” nel proprio corpo fisico;
  • 10  –  timore di riferire ad altri l’evento vissuto per paura di non essere creduti, desiderosi comunque di condividere un’esperienza estremamente preziosa e importante;
  • 11  –  ritorno alla vita terrena con totale scomparsa del timore della morte, vista come il felice passaggio a una realtà superiore;
  • 12  –  ritorno alla vita terrena che porta ad una riconsiderazione dei veri valori della vita, con a capo l’amore verso tutti gli esseri viventi e la ricerca dell’armonia con essi.

Questi aspetti, anche se non sempre tutti contemporaneamente, ricorrono sistematicamente in ogni NDE.”

(NOTA: la numerazione da 1 a 12 non è presente in wikipadia, ma è stata aggiunta a fini di praticità nelle citazioni).

Scorrendo l’elenco di cui sopra, una prima considerazione si impone:

A) 6 elementi su 12 (2,3,4,5,7,8) riguardano percezioni e sentimenti relativamente ai quali  non potrà MAI essere fornita prova scientifica che attengano a FATTI effettivamente verificatisi. Nessuno scienziato infatti potrà mai accompagnarsi al soggetto, o entrare nelle sue percezioni, per indagare scientificamente circa il tunnel (2), il confine (3), la sensazione di pace (4), le luci e colori meravigliosi (5), gli esseri luminosi (7), la rivisitazione della propria vita (8). Su questi punti, l’unica indagine possibile è e rimarrà quella sulla CREDIBILITA’ DEI SOGGETTI, sia individualmente, sia quanto ad un complesso di testimonianze concordanti.

B) 4 elementi su 12 (gli elementi 9,10,11,12) riguardano percezioni, sentimenti e comportamenti successivi alla rianimazione e ritorno alla vita normale, e quindi relativamente ai quali sono possibili indagini, quanto meno in base a testimonianze di terzi; senza che però queste indagini possano risalire dalla sfera soggettiva delle percezioni a quella oggettiva dei fatti realmente accaduti.

C) Solo in 2 dei 12 elementi (gli elementi 1 e 6) può essere rinvenuta PROVA che la percezione del soggetto abbia avuto attinenza o meno con situazioni reali. Se infatti il soggetto riferirà di aver visto, durante una O.B.E.,  FATTI CHE NON POTEVA VEDERE (perché in arresto cardiaco, o semmai perché trattasi di fatti che si verificavano in luogo diverso da quello in cui si trovava il suo corpo), o di avere viceversa visto cose CHE NON SONO MAI IN REALTA’ ACCADUTE, potrà aversi prova della realtà o della oniricità dell’esperienza (aspetto 1); alla stessa maniera, se il soggetto riferirà di aver visto tra i morti persone di cui nessuno conosceva il decesso, si avrà prova di aderenza dell’esperienza alla realtà; se viceversa riferirà di aver visto tra i morti persone tuttora viventi, si avrà prova che l’esperienza aveva valenza meramente soggettiva, senza alcuna attinenza con la realtà (aspetto 6).

Una seconda considerazione è che bisogna tenere presente con chiarezza che cosa, circa le NDE, interessa stabilire. Credo che qualsiasi persona di media intelligenza e di buona fede cui venga posta questa domanda potrebbe rispondere che il centro del problema sia capire, in termini nudi e crudi:

  • se l’esperienza del soggetto sia stata illusoria o reale;
  • nel secondo caso (esperienza reale), se vi sia stato o non vi sia stato un contatto del soggetto con l’aldilà. 

Questa considerazione può apparire lapalissiana, ma tornerà utilissima nel prosieguo: e ad esempio può essere usata fin d’ora per stabilire quali “ipotesi scientifiche”, tra quelle proposte dal citato articolo di Wikipedia, possano essere degne di nota, e quali invece appaiano del tutto fuori tema. Appare ad esempio fuori tema l’ipotesi secondo la quale il ricordo del tunnel (punto 2) sarebbe ” (…)  effetto dell’ipossia (carenza di ossigeno) cerebrale, che restringerebbe o, comunque, altererebbe il campo di tutto l’apparato visivo”, o quella che le O.B.E. sarebbero dovute a  “(…)un disturbo psicopatologico causato dal trauma o dalla situazione altamente emotiva, identificato come “depersonalizzazione somatopsichica”. Viene evidenziato, al riguardo, che ” (…) nel 2013, furono avanzate ipotesi su una disorganizzata, ma significativa e transitoria iperattività elettrica del cervello durante la fase iniziale di morte clinica, confermata parzialmente da alcuni esperimenti sui ratti da parte del team di Jimo Borjigin, University of Michigan Medical School.”

Prescindendo dalla intrinseca vis tragicomica di tali ultimi esperimenti sulle NDE dei ratti, va evidenziato che, alla luce delle considerazioni che precedono, il problema non è comprendere le cause delle esperienze extracorporee (O.B.E.)  o della visione del tunnel, ma capire se l’esperienza del soggetto sia stata illusoria o reale. Quanto alle O.B.E.,  se il soggetto si è dimostrato, dopo la rianimazione, in grado di descrivere in dettaglio e senza errore fatti realmente avvenuti durante il suo arresto cardiaco, cosa può mai interessare se l’esperienza extracorporea fu dovuta a “depersonalizzazione somatopsichica”, o a disorganizzata iperattività elettrica del cervello?? Interessa capire come ha fatto il soggetto a vedere ciò che gli era fisicamente impossibile vedere:  nulla di meno, nulla di più. Quanto poi al tunnel, se il soggetto dentro il tunnel ha visto e riconosciuto per morto qualcuno che era morto per davvero, ma solo pochi minuti prima e a centinaia di Km. di distanza per cui nessuno ne era al corrente (caso, anche questo, accaduto: è oltre tutto il caso, già esaminato, della ragazza indiana di cui riferisce la Kübler-Ross), cosa può mai interessare se la visione del tunnel sia stata dovuta a ipossia cerebrale? Ciò che conta, tunnel o non tunnel, è capire come ha fatto il soggetto a sapere ciò che nessuno sapeva, cioè  che quella persona era morta…  E torna alla mente  la catàbasi di Ulisse nell’Ade di cui si parla nell’Odissea, ed in essa il caso di Elpenore, compagno di Ulisse, che l’eroe trova nell’Ade malgrado lo avesse lasciato vivo e vegeto poco prima. Ulisse non poteva sapere che Elpenore era morto, nel frattempo, cadendo dal tetto della casa di Circe, dove si era addormentato… Orbene, per fortuna dei nostri scienziati (o… scientisti?), il caso di Elpenore è solo “fiction”, come si direbbe oggi; ma fosse stato vero, avrei voluto vederli, a sostenere di fronte ad uno come Ulisse la tesi dell’ipossìa cerebrale… circa la quale ipossia, sembra vi sia davvero da dar ragione ad Elisabeth Kübler-Ross, che come abbiamo visto era quasi quasi tentata di porre in stato di carenza di ossigeno tutti i suoi pazienti ciechi, in modo da poter ridare loro la vista…

Un’ultima osservazione da fare è che l’elenco di 12 punti di cui sopra non appare esaustivo. Vi sono infatti altre caratteristiche delle NDE, che non appaiono di poco conto, cioè le seguenti:

  •  13  –  sensi acuiti, cioè un livello di coscienza e vigilanza superiore al normale ;
  •   14  –  percezione alterata del tempo e dello spazio: tutto sembra accadere simultaneamente ;
  •   15  –  accesso a una conoscenza speciale circa l’universo, se stessi e gli altri;
  •   16  –  visioni del futuro;
  •   17  –  la città di luce o di cristallo , o altri luoghi paradisiaci (giardini dai colori pastello intensissimi);
  •   18  –  vi sono infine le NDE spaventose, riferite in pochi casi, circostanza su cui però esiste un fondato sospetto di reticenza da parte dei soggetti interessati: i casi potrebbero essere molti di più di quanti risultano riferiti.

Come detto più sopra, non tutti questi elementi ricorrono in tutte le NDE; anzi, l’ipotesi più frequente è che ne ricorrano solo alcuni. Nel prosieguo li approfondiremo, uno per uno.