27 – OSSERVAZIONI SUL VANGELO

1.
Giuda si pente del suo peccato, ma non chiede perdono: Il
pentimento senza la richiesta di perdono è vera disperazione.
Ognuno si può pentire. Ognuno può detestare la sua vita, i
suoi atti. Nessuno però chiede perdono al Signore senza una
sua particolare grazia. Chiedere perdono al Signore è vera
grazia. Per questo nessuno si deve prendere la licenza di
peccare. Nessuno sa se dopo il suo peccato ci sarà anche la
grazia della conversione.
2.
Lo scrupolo dei sommi sacerdoti: I sommi sacerdoti con
inganno, falsità, menzogna, alterazione della verità uccidono
Gesù. Per questa uccisione nessuno scrupolo. Essi però
hanno scrupolo di mettere nel tesoro del tempio il denaro
che Giuda ha restituito loro. Hanno scrupolo di mettere il
piede nel pretorio di Pilato per non contaminarsi. Quando la
coscienza è senza Dio, veramente ingoia il cammello e filtra il
moscerino.
3.
Pilato deve solo ratificare la condanna: I sommi sacerdoti
non si recano da Pilato per chiedere un giusto processo nei
confronti di Cristo Gesù. Loro vogliono dal governatore una
cosa sola: che ratifichi la condanna già emessa. Pilato si
accorge di questa loro intenzione, sbaglia però approccio e
resta irretito dalla sua stessa astuzia. Pilato è vittima di se
stesso.
4.
Gesù tace: Il silenzio di Gesù vale più che mille parole. Sa
che la sua sorte è ormai decisa. Sa che per Lui l’ora è venuta.
Sa che deve glorificare il Padre e tace. Tace perché sono
sordi sia Pilato che i sommi sacerdoti. È sordo Pilato perché
incapace di rendergli giustizia. È incapace per ragioni di
diplomazia. Sono sordi i sommi sacerdoti perché per loro
Gesù è già crocifisso, appeso al palo.
5.
Gesù il Giusto e Barabba l’assassino: Pilato sa che Gesù è
innocente. Essendo innocente non può in nessun modo
metterlo in ballottaggio con Barabba. Innocenza e
colpevolezza non possono essere messi sulla stessa
bilancia. Pilato in questo non ha alcuna scusa. Se Gesù è
innocente lo deve liberare lui. Lui è il giudice e a lui spetta
dichiarare innocente colui che è senza colpa alcuna.
6.
Pilato responsabile della morte di Cristo Gesù: È
responsabile della morte di Cristo in ragione dell’ufficio che
esercita. Lui è giudice. Deve esercitare il giudizio. Il giusto
esercizio del giudizio vuole che si punisca il colpevole e che
si lasci libero l’innocente. Lui constata che Gesù è innocente
e lo abbandona perché fosse crocifisso. In questo è
colpevole.
7.
La crudeltà dei soldati: I soldati sono crudeli, spietati, senza
alcuna compassione. Non conoscono la commiserazione. Si
divertono con Gesù come se fosse una cosa. Non sanno che
lo spirito soffre, il corpo geme, anche l’anima è nella grande
sofferenza. Quando un uomo non ha pietà di un altro uomo, è
segno che il suo cuore è di pietra. Pietra è il suo cuore e
pensa che tutto è pietra dinanzi a sé. Gesù è trattato da loro
peggio di una pietra. Anche questo è frutto del peccato che
regna nei cuori.
8.
Gesù vive in piena coscienza tutta la passione: Gesù non
beve il vino mescolato con fiele, perché deve vivere la
passione in piena coscienza. Il suo dolore deve essere
offerto in espiazione per i peccati del mondo intero. Per
questa ragione Egli deve essere in possesso della sua
coscienza, della sua volontà, di tutta la sua razionalità, del
suo cuore, del suo spirito, della sua anima. Deve essere
pienamente uomo, in ogni istante della passione, perché solo
così può operare la redenzione del mondo.
9.
Il compimento di tutte le Scritture: Dalla prima Parola di Dio
pronunciata dopo il peccato di Adamo e di Eva fino all’ultima
proferita dall’ultimo profeta dell’Antico Testamento, tutto si è
compiuto alla perfezione. Questo attesta che Gesù è il vero
Messia di Dio. Nessuno può avere più dubbi, o incertezze. In
nessun altro prima di Gesù si sono compiute le profezie del
Padre, in nessun altro dopo di Lui si potranno compiere. Egli
è l’unico e il solo nel quale ogni cosa ha avuto il suo
compimento, la sua perfezione. Egli è vero Figlio di Dio, vero
suo Messia. Se Gesù è vero Figlio di Dio, vera è anche la sua
Parola. Vera è la sua opera e il suo Vangelo.
10.
Gli insulti contro Gesù: Sulla croce, mentre espiava per i
peccatori, Gesù viene insultato, tentato. Viene messo alla
prova nella sua verità. Gesù vince la tentazione. Rimane sulla
croce. Non scende. La fede non è in Gesù che scende dalla
croce. È invece in Gesù che rimane sulla croce. Le profezie
non parlavano di un Gesù che sarebbe sceso dalla croce,
bensì di un Gesù che sarebbe rimasto sulla croce.
Rimanendo e non scendendo, quanti lo hanno insultato
avrebbero dovuto convincersi sulla sua verità. Ogni gesto di
Gesù attesta che Lui è il vero Messia del Signore.
11.
L’opera di Gesù è l’obbedienza: Gesù non deve scendere
dalla croce, perché la sua opera è l’obbedienza al Padre fino
alla morte e alla morte di croce. Se fosse sceso, non avrebbe
obbedito. Se fosse sceso sarebbe caduto in tentazione.
Satana avrebbe prevalso sopra di Lui. Gesù non scende
perché sa qual è la volontà del Padre e la compie in ogni suo
più piccolo dettaglio, o particolare.
12.
L’opera del Padre è la liberazione: Se propria del Figlio è
l’obbedienza, propria del Padre è invece la liberazione. Il
Padre è mosso dalla sua eterna sapienza e saggezza infinita.
Lui sa come e quando liberare Gesù. Conoscendo solo il
Padre le modalità e il tempo della liberazione, Gesù si affida
totalmente a Lui. Affidandosi, vive la passione nella più
grande speranza. Sa di non essere deluso dal Padre. Sa che
il Padre lo libererà e lo farà molto presto. Non lo libererà dalla
morte, ma nella morte. Non lo farà scendere da vivo dalla
croce, ma da morto. È il mistero di Dio.
13.
Gesù l’orante: Gesù è il vero Orante. Prega prima di
affrontare la passione, prega durante la passione, prega alla
fine della passione. Prima prega per preparare la sua carne
debole e fragile. Durante prega per avere la forza di vivere
ogni dolore e ogni sofferenza. Alla fine prega per consegnare
al Padre il suo spirito, la sua anima. Il Padre ascolta la
preghiera del Figlio e lo riveste di ogni grazia necessaria per
bere il calice sino all’ultima goccia. Solo per grazia si può
stare in croce come è stato Gesù Signore.
14.
Gesù vero Figlio di Dio: Chi professa questa verità non sono
né i sommi sacerdoti e neanche gli scribi. Sono invece il
centurione e i soldati che facevano la guardia a Gesù. Gesù è
riconosciuto vero Figlio di Dio per tutti gli avvenimenti ai
quali loro hanno assistito: il modo di stare sulla croce, il
terremoto al momento della sua morte, l’oscuramento del
cielo per ben tre ore. Tutti questi eventi fanno loro gridare
quanto Gesù aveva sempre affermato di Sé: “Essere il Cristo
di Dio, il suo Messia, il suo Figlio Unigenito”.
15.
Finisce l’Antica Alleanza: Con la morte di Gesù finisce
l’Antica Alleanza, inizia la Nuova. Finiscono tutti i sacrifici
della Legge antica. Ora si offre a Dio quest’unico eterno
sacrificio fino alla consumazione dei secoli. Non un sacrificio
ripetuto, bensì attualizzato, reso presente, fatto memoriale.
Non più sacrifici, ma uno solo: quello offerto da Gesù sulla
croce una volta per tutte.
16.
Finisce il Tempio di Gerusalemme: Essendo finita l’Antica
Alleanza, finisce anche il tempio di Gerusalemme. Esso non
è più la casa di Dio in mezzo al suo popolo. Casa di Dio è
solo Cristo Gesù. Casa di Dio sono tutti i discepoli del
Signore, se vivono in Lui nello stato di verità, di grazia, di
carità. Questo tempio è ora universale, presso ogni uomo.
Dove c’è un cristiano che vive in stato di santità, lì c’è il
tempio di Dio. Lì Dio è presente.
17.
I primi frutti della morte di Gesù: I primi frutti della
risurrezione di Gesù sono le tombe che si aprono e i morti
che risuscitano e che appaiono dopo la sua risurrezione in
Gerusalemme. Questa verità attesta che siamo entrati in una
fase della nostra storia: è la fase della speranza nella
risurrezione dei morti. Speranza non fondata semplicemente
sulla fede, ma anche sulla visione dei morti risorti con Cristo,
in Cristo e per Cristo, al momento della sua morte. Questi
morti sono un segno che in qualche modo anticipa la
risurrezione di Gesù e la rende degna di fede.
18.
Gesù deposto in fretta nel sepolcro: Gesù non ha bisogno di
preparazione per il sepolcro. Nella tomba Egli deve sostare
solo per tre giorni, il tempo che attesta la sua vera morte.
Gesù è veramente morto. Ne è segno la sua sepoltura.
Essendo veramente morto – questa verità è constatabile
dalla storia – è anche veramente risorto. Solo chi muore
veramente può risorgere veramente. La morte di Cristo non è
fittizia. È vera. È reale. Lo attesta la sua sepoltura.
19.
Il sepolcro è custodito dalla guardia dei sommi sacerdoti: Dio
le sue cose le fa sempre bene, nel modo migliore. Qual è il
modo più santo e più giusto per evitare che qualcuno
potesse pensare ad una fuga del corpo di Gesù dal
sepolcro? Quello di mettere delle guardie a sua custodia fino
al terzo giorno. Invitando Pilato i sommi sacerdoti a mettere
al sepolcro la loro guardia, questi non possono dubitare più
di nessuno. Non possono avere sospetti né su Pilato, né sui
soldati di Roma. Non è Roma che custodisce il sepolcro. È
invece Gerusalemme. Gerusalemme deve attestare che Gesù
veramente, realmente è risorto. Gerusalemme ha la
testimonianza delle sue guardie.
20.
Le opere di Dio sono veramente stupende: Questa storia
delle guardie ci fa gridare che le opere di Dio sono veramente
stupende, mirabili, inconfutabili. Nessuno potrà mai pensare
che Gesù non sia veramente morto. Nessuno potrà mai
pensare che Gesù non sia veramente risorto. Nessuno potrà
mai pensare che Gesù non sia veramente il Figlio di Dio.
Conferma questa triplice verità il Centurione, i soldati di
Roma, i soldati di Gerusalemme. Il mondo intero Ebrei e
Pagani sono concordi nella verità di nostro Signore Gesù
Cristo.