25 – OSSERVAZIONI SUL VANGELO

1.
Le illusioni di chi crede: La religione cristiana, la fede in
Cristo Gesù è ormai vissuta da uomini illusi, da persone che
trascorrono la vita consumati e lacerati dalla più grande
illusione. L’illusione è questa: tutti sono convinti, contro la
Parola di Cristo Gesù di essere già salvati. Per moltissimi
l’inferno non esiste. Se c’è, esso è vuoto. Gesù invece ci
avverte di non farci alcuna illusione: in Paradiso si entra solo
con la lampada accesa. Chi si presenterà con la lampada
spenta rimarrà fuori. Per lui non ci sarà posto nella sala delle
nozze.
2.
La saggezza di chi crede: La saggezza è proprio questa:
credere nella Parola di Gesù e vivere secondo la Parola nella
quale si crede. È saggio chi crede in tutta la Parola e tutta la
Parola vive.
3.
La stoltezza di chi crede: La stoltezza invece ci fa credere
nella Parola, ma non vivere secondo la Parola. Si crede, ma
non si opera secondo la fede. Si vive di fede morta.
4.
L’olio è della persona. Esso non è cedibile neanche per
carità: Non è cedibile perché la vita è la cosa più personale
che esista. Si può consumare la propria vita per la salvezza
dei fratelli, ma sono i fratelli che devono vivere tutta la
salvezza per la quale uno si è consumato. Cristo è morto
sulla croce per noi. Ora però siamo noi a dover morire sulla
croce per la nostra redenzione eterna.
5.
La chiusura della porta: È l’esclusione eterna dal Paradiso,
dalla gloria del Cielo. Questa verità è Vangelo. Il Vangelo,
senza questa verità, non è più Vangelo. È pensiero umano. È
Parola epurata di Dio. È questo Vangelo epurato che crea
l’illusione cristiana ai nostri giorni.
6.
La risposta dello sposo: non vi conosco: Chi proferisce
queste parole non è un maggiordomo crudele, spietato,
senza cuore. Chi le proferisce è l’Agnello immolato, il
Crocifisso che è il Risorto. È il Figlio Unigenito del Padre che
si è incarnato per la nostra salvezza. È il Dio
compassionevole, pietoso, ricco di misericordia, pieno di
amore per noi.
7.
Il tempo di un viaggio: È il tempo della nostra vita. Tempo
fatto di mistero. Sappiamo quando iniziamo la vita. Non
sappiamo quando la terminiamo. Nessuno sa quando il
Signore verrà per domandarci ragione dell’amministrazione
dei beni che Egli ci ha lasciato perché noi li facessimo
fruttificare.
8.
I talenti da mettere a frutto: I talenti sono tutti i beni, sia di
ordine spirituale che materiale. Di questi beni ne dobbiamo
fare un uso santo: dobbiamo produrre carità, tanta carità da
amare ogni uomo. Chi non trasforma i suoi beni in carità, in
amore, è come se li avesse messi sotto la pietra, anche se
per se stesso ha fatto cose mirabili e grandi. La carità è
l’unica vera fruttificazione dei doni di Dio.
9.
Ricompensa infinita: Noi abbiamo trasformato in carità i doni
di Dio, Dio ci avvolge con la sua infinita ed eterna carità. Noi
abbiamo avvolto i nostri fratelli con la nostra piccola carità,
fatta di piccole cose. Dio invece ci avvolgerà con la sua
carità senza limiti, per sempre. Noi abbiamo dato ai fratelli la
carità maturata dal nostro cuore. Dio ci dona la carità del suo
cuore. Questa è la ricompensa data, elargita alla nostra
fedeltà.
10.
Il servo infingardo: Il servo è infingardo perché non
trasforma il suo dono in carità. Non lo mette a frutto per fare
del bene ai fratelli. È infingardo perché ha fatto del suo dono
una cosa inutile, vana, senza alcun frutto.
11.
Il servo malvagio: Questo servo è anche malvagio perché
accusa il suo padrone di ingiustizia. Sempre, quando regna il
peccato nel cuore, si diviene malvagi. Si è malvagi perché si
accusa il Signore del male che abbiamo fatto noi. Si dona a
Lui la responsabilità delle nostre colpe.
12.
L’esclusione dall’eredità del padrone: Nell’inferno si vive
senza alcun dono di Dio, né materiale, né spirituale. Siamo
privati di ogni sua grazia, anche della più piccola. Senza la
grazia di Dio siamo simili ad un corpo senza ossigeno.
Nell’inferno regna la pura morte. Siamo vivi, ma siamo morti.
Di tutto ciò che è dono di Dio – e tutto è dono di Dio – noi
siamo privi. Tremenda realtà, ma vera realtà.
13.
Il pianto e lo stridore di denti: Non solo siamo privi di ogni
dono di Dio, in più siamo nell’indicibile dolore, nella
sofferenza più amara. È questa la duplice realtà l’inferno: la
privazione di ogni bene, di ogni dono – neanche una goccia
di acqua – in più siamo calati, immersi nella più indicibile
sofferenza, nei più atroci dei dolori. Sulla terra nessun dolore
è paragonabile a quelli che si vivono nell’inferno. Questo
deve sapere ogni uomo. Lo deve sapere per essere avvisato
a non finire in quel luogo di tormento.
14.
Cristo Gesù Giudice universale: Chi ci giudicherà alla fine del
tempo è Gesù Signore. Lui verrà nella sua gloria umana e
divina. Dinanzi a Lui comparirà ogni uomo. Ogni uomo
renderà a Lui ragione della sua vita.
15.
Il giudizio: Il giudizio è separazione eterna. Buoni e cattivi
saranno separati per sempre. Nessun contatto, nessuna
relazione, nessun punto di incontro. Nessuna comunione, di
nessun genere potrà regnare in eterno tra pecore e capri.
16.
La sentenza: Per gli uni è invito ad entrare nella gloria del
Cielo. Sono i buoni, i benedetti. Per gli altri è un invito ad
andarsene nell’inferno, preparato per il diavolo e per i suoi
angeli. Questa sentenza è per i cattivi, i maledetti.
17.
Le motivazioni della sentenza: Sono identiche per gli uni e
per gli altri, per i buoni come per i cattivi. I buoni sono accolti
nel cielo, perché hanno amato Cristo Gesù nei poveri e nei
più piccoli. I cattivi sono esclusi dal Paradiso per la ragione
contraria: perché non hanno amato Cristo nei più piccoli. Gli
uni perché lo hanno servito, gli altri perché non lo hanno
servito.
18.
L’applicazione della sentenza: La sentenza viene applicata
immediatamente. Non c’è appello. Non c’è alcuna possibilità
di cambiamento. Paradiso, o inferno: è questa la fine che
attende ogni uomo. Ognuno sa anche la via che conduce al
Paradiso e quella che porta all’inferno. È il Vangelo vissuto la
sola via della salvezza.
19.
Benedizione eterna. La benedizione è eterna, per sempre. Noi
siamo stati fedeli a Dio per tutta la vita, Dio è fedele a noi per
tutta l’eternità. Dio è il Dio dalla ricompensa eterna. Lui non
può amare se non di un amore eterno. Questa è la verità di
Dio. Questa la sua carità.
20.
Maledizione eterna. Come la benedizione, anche la
maledizione è eterna. Siamo allontanati da Lui per tutta
l’eternità, per sempre. Noi siamo stati infedeli a Lui per tutta
la vita, Lui è infedele a noi per tutta la sua vita. La sua vita è
eterna. Vita per vita. Carità per carità. Eternità per il tempo.
21.
Il mistero dell’inferno: Il mistero dell’inferno è così contrario
alla nostra ragione, al nostro cuore, ai nostri desideri, ad
ogni nostro sentimento, da farcelo annullare. Sono molti
coloro che lo hanno cancellato dai misteri della fede per il
passato, sono innumerevoli quelli che lo cancellano oggi
dalle verità evangeliche.
22.
L’inferno non può essere se non eterno: Eppure l’inferno non
può essere se non eterno. Perché l’inferno deve essere
eterno e non può che non essere eterno? In fondo il mistero
dell’inferno è lo stesso mistero dell’uomo. Finché l’uomo è in
vita può convertirsi, ma anche abbandonare la via della
conversione. La morte dona il sigillo alla sua scelta: scelta di
vita, scelta di morte. Questa scelta è eterna. L’uomo può
scegliere di servire Dio solo in questa vita. Come solo in
questa vita può scegliere di non servirlo. La morte fisica
ratifica per tutta l’eternità la scelta o la non scelta di Dio fatta
in vita. Dopo la morte non si può più scegliere. Non potendo
più scegliere, c’è solo spazio nell’eternità per la scelta
operata in vita e questa è eterna, per sempre. È immutabile
nei secoli.