4 – NDE – Elisabeth Kübler-Ross: b) il rifiuto di entrare in disputa con gli scettici

Nell’articolo precedente si è avuto modo di evidenziare come nel volumetto “La morte e la vita dopo la morte” Elisabeth Kübler-Ross non fornisca una dettagliata e statisticamente circostanziata casistica dei moltissimi casi di NDE passati per le sue mani. Ella non fa altro che descrivere il fenomeno, riportare pochi casi paradigmatici comprovanti, a fronte delle obiezioni degli scettici, la realtà obiettiva delle NDE, e concludere, alla maniera di Jung (vedasi articolo n°2):  “Da migliaia di anni ci hanno indotto a credere in ciò che riguarda l’aldilà. Per me non è più questione di credere, ma di sapere. (…) Sono disposta a dirvi come potete arrivare anche voi a questa conoscenza, purché vi interessi veramente. Se non vi interessa, non fa nulla: tanto, dopo la morte, lo saprete comunque”.

Questo atteggiamento potrebbe apparire anti scientifico, ma a ben guardare era strettamente connesso alla vocazione della Kübler-Ross (un’autentica vocazione, se si considera il tempo, le cure, l’amore che dedicava ai morenti,  nel desiderio di prestare loro aiuto, solidarietà, supporto in ogni modo, molto al di là del mero dovere professionale): è evidente che la pratica clinica e soprattutto umana della sua professione, tutta imperniata a continua ed autentica empatia, per un verso doveva averla convinta con assoluta certezza dell’esistenza dell’aldilà, per l’altro averla indotta, per non sottrarre tempo ed energie alla cura dei suoi pazienti, a porre in secondo piano il propugnare e sostenere le sue convinzioni a fronte dei detrattori: anche perché costoro si mostravano portatori, più che di tesi approfondite e credibili, di conclusioni preconcette, in assenza di autentica volontà di affrontare il problema, cioè di serio interesse all’indagine.

Del resto la stessa circostanza che, pur avendo ampiamente approfondito l’argomento,  nulla abbia scritto in proposito prima che venisse alla luce il libro La vita oltre la vita di Moody, libro di cui scrisse la presentazione, testimonia il suo disinteresse ad entrare in una disputa con gli scettici, che solo avrebbe potuto nuocere al buon esito di ciò che davvero la interessava, cioè il supporto psicologico ai morenti. Questo deve essere stato anche il motivo per cui il libricino La morte e la vita dopo la morte  è successivo di ben 8 anni al “coraggioso” libro di Moody.

Il rifiuto di entrare in disputa con gli scettici  non esclude che il libricino della Kübler-Ross contenga diversi resoconti idonei a mostrare, a loro beneficio, la realtà obiettiva delle NDE.  Proviamo per sommi capi a fornirne una sommaria disamina.

1) Viene citato il caso  di una persona che, a seguito di incidente stradale, pur in condizioni di totale incoscienza era stata in grado di “vedere” la targa dell’auto dell’investitore mentre fuggiva, e di riferirla. Osserva in proposito la psichiatra: “Scientificamente è impossibile spiegare come qualcuno privo di onde cerebrali sia in grado di leggere una targa”. E aggiunge: “Occorre molta umiltà agli scienziati. Si deve umilmente accettare il fatto che vi sono milioni di cose che ancora non siamo in grado di capire. Ciò non significa che quello che non siamo in grado di capire non esiste o non è reale”.

2) In altro luogo la Kübler-Ross, a proposito delle O.B.E (out of body experiences, esperienze fuori dal corpo: prima fase vissuta da chi ha una NDE, consistente nel vedere il proprio corpo inerte e la gente che vi si affanna intorno) scrive quanto segue: “(…)per tacitare gli scettici iniziammo un progetto scientifico con persone cieche. La nostra intenzione era di coinvolgere soltanto non vedenti che non percepivano la luce da dieci anni almeno. Ebbene, i ciechi che ebbero una esperienza extracorporea e ritornarono poi nel corpo, possono dire in dettaglio quali colori e gioielli portavate se eravate presenti, e anche descrivere il disegno del vostro maglione e della vostra cravatta. E’ chiaro che queste affermazioni si riferiscono a fatti che non si possono inventare. Si possono controllare fatti come questi purché non si abbia paura delle risposte. Tuttavia, se si ha paura delle risposte, mi si può dire, come fanno alcuni scettici, che quelle esperienze extracorporee sono il risultato di mancanza di ossigeno. Naturalmente, se fosse solo questione di mancanza di ossigeno, io prescriverei per tutti i miei pazienti ciechi deficienza di ossigeno.” E conclude: “(…)Se a qualcuno non piace una certa verità, troverà mille argomenti contro di essa. Comunque, (…) questo è un problema suo. Non si dovrebbe cercare di convincere gli altri, perché in ogni caso, una volta morti, anche gli scettici sapranno”.

3) Un terzo episodio riportato dalla psichiatra è il seguente: “Una delle nostre pazienti perse la vista in una esplosione in laboratorio, e appena uscì dal suo corpo riuscì a vedere e poté descrivere l’incidente e la gente che si era precipitata nel laboratorio. Quando fu riportata in vita era di nuovo completamente cieca”.

4 “Abbiamo avuto il caso di una bambina di 12 anni che non voleva raccontare alla madre che bella esperienza fosse morire, perché nessuna madre vuol sentirsi dire dalla sua bambina che esistono luoghi più belli della propria casa. (…) Ma questa bambina aveva avuto un’esperienza così unica che voleva farne parte a qualcuno e un giorno si confidò con suo padre. Gli disse che morire era stato così bello che non avrebbe voluto tornare indietro. La cosa più stupenda, oltre l’atmosfera di amore e di luce, era il fatto che c’era suo fratello a sorreggerla con tenerezza e comprensione. Dopo aver raccontato tutto questo a suo padre, ella aggiunse: – L’unico problema è che io non ho un fratello. – Allora suo padre si mise a piangere, e confessò che c’era stato un fratello, ma che era morto prima che lei nascesse e non gliel’avevano mai detto” Aggiunge la psichiatra, quanto alle visioni di parenti defunti: “Molti dicono che (…) al momento di morire naturalmente si pensa ai propri cari e si finisce per vederli”. Ma “la bambina non poteva evocare un fratello di cui non conosceva l’esistenza”.

5) Un altro caso riguarda un bambino che era stato coinvolto in un incidente d’auto insieme alla madre e ad un fratellino. La madre era morta nell’incidente; il fratellino era stato ricoverato in un ospedale diverso. In punto di morte, il bambino diceva alla Kübler-Ross, che lo assisteva: “Mamma e Peter mi stanno aspettando”.  Scrive la psichiatra: “Sapevo che la madre era morta nell’incidente, ma non sapevo nulla di Peter. Dieci minuti dopo ricevetti una telefonata dall’ospedale dei bambini che mi avvertiva che Peter era appena spirato”.

6) Viene infine citato il caso di una giovane donna indiana investita da un pirata della strada: ” (…) Quando uno sconosciuto si fermò per portarle aiuto, lei gli disse con molta calma che non c’era niente che lui potesse fare per lei, salvo forse recarsi un giorno alla riserva indiana dove viveva sua madre, che era a circa 700 miglia dalla scena del’incidente. Ella aveva un messaggio per sua madre, e forse un giorno egli avrebbe potuto recarglielo.Il messaggio diceva che lei stava bene, non solo, che era molto felice perché aveva raggiunto papà. Poi ella spirò fra le braccia dello sconosciuto, il quale fu tanto commosso all’idea di essersi trovato là al momento giusto che guidò per 700 miglia per far visita alla madre dell’indiana nella riserva, solo per sentirsi dire che il marito di lei, il padre della vittima della strada, era morto un’ora prima dell’incidente”.

I sei casi citati, sulla cui veridicità non sembra possano sussistere dubbi stante l’assoluta attendibilità della fonte, appaiono più che sufficienti a dimostrare l’obiettiva realtà delle NDE. Per giunta, come meglio si esaminerà nel prosieguo, le caratteristiche delle NDE riguardano molto più la sfera interiore dell’individuo che quella esteriore (cioè l’interazione dell’individuo col mondo materiale). : tanto che, se si esclude la possibilità di verificare le O.B.E. (out of body experiences) riferite dal paziente (casi 1-3 di cui sopra), ed i casi di incontri con trapassati (casi 4-6), ben poco delle NDE rimane di verificabile per la scienza del mondo materiale. E’ questo il motivo per cui, nel primo articolo di questa serie, evidenziavo che delle NDE  la caratteristica più sconvolgente, ed atta a conferire alle stesse estrema concretezza e credibilità, appare la rivoluzione copernicana delle idee, interessi ed obiettivi di chi ne è stato protagonista.