2 – NDE, scienza e scientismo alle prese con esperienze millenarie ed evidenze inconfutabili

La problematica NDE balzò all’evidenza mediatica a seguito della pubblicazione, nel 1975, del libro “La vita oltre la vita” del dr. Raymond A. Moody Jr., di cui si parlerà più oltre; ma questo tipo di esperienze è presente, nella storia umana, praticamente da sempre. Di ciò sono testimonianza, per citare solo due riferimenti, il mito del guerriero Er, raccontato da Platone nel suo dialogo “La Repubblica”, ed il “Libro tibetano dei morti”, sorta di vademecum dell’anima per i suoi primi passi nella dimensione dei trapassati;  mentre proprio in Italia, al palazzo ducale di Venezia, è custodito un polittico del pittore olandese Hieronymus Bosch (1453-1516) raffigurante le “visioni dell’aldilà”, tra le quali la tavola dedicata alla “ascesa all’empireo” è rappresentata da un volo di angeli che accompagnano anime ad un grande tunnel, al termine del quale campeggia una luce sfolgorante.

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Appare estremamente difficile, se non addirittura impossibile, sostenere che il tunnel del dipinto di Bosch non costituisca raffigurazione del medesimo tunnel descritto nelle “moderne” NDE.  Bisogna quindi concludere, come sopra dicevo, che il fenomeno NDE, tutt’altro che moderno, è presente nel vissuto umano praticamente da sempre: cioè che esso è in qualche modo connaturato all’esperienza umana del fine vita.

Tuttavia, nel lontano passato la cosa riguardava una casistica limitata, la cui disamina e comprensione era oltre tutto affidata alla cultura del tempo, eminentemente filosofica e religiosa; attualmente, invece: a) per un verso le tecniche di rianimazione, sempre più perfezionate, sono in grado di “strappare alla morte” sempre più persone, con aumento, anzi addirittura “esplosione” della casistica NDE; b) per altro verso, nella disamina e comprensione del fenomeno occorre fare i conti con un criterio “nuovo” e – sotto tanti aspetti – predominante: il criterio scientifico.

E qui inizia a porsi una seria difficoltà. Giacché, tanto per andare subito al nocciolo del problema, il punto cruciale del fenomeno NDE è, in definitiva, se la morte sia la fine di tutto, o l’inizio di una nuova vita.  Occorre cioè stabilire se la NDE costituisca una sorta di “esplorazione” della zona di frontiera tra l’al di qua e l’aldilà, cioè tra la vita terrena e la dimensione “spirituale”  in cui si entrerebbe post mortem, o se invece si tratti di un’esperienza soggettiva di natura “onirica”, cioè di una sorta di “sogno” che meccanismi cerebrali automatici transeunti, tanto benevoli quanto ingannevoli, produrrebbero nella psiche del morente, al fine  di edulcorare il trapasso dalla vita alla morte.

Nell’affrontare questo dilemma, l’intervento della scienza è del tutto desiderabile, trattandosi di uno degli strumenti di indagine più potenti a nostra disposizione; ma c’è un grave inconveniente, costituito dalla circostanza che alla scienza, la quale è per sua natura ricerca razionale, sempre più si accompagnano due posizioni preconcette poco raccomandabili, perché aliene dai metodi e dai limiti della scienza: il materialismo e lo scientismo.

Il materialismo è una filosofia: la posizione filosofica che, identificando ogni aspetto della realtà con la materia, esclude la presenza e l’efficacia di un qualsiasi momento superiore di carattere spirituale. E’ evidente che uno scienziato di convinzioni materialiste non potrà che essere estremamente riluttante ad ammettere, e anche ad ipotizzare o porsi il problema che le NDE rappresentino l’esplorazione di un territorio spirituale successivo alla morte fisica. L’unica cosa che proverà a fare sarà tentare di trovare al fenomeno (qualsiasi fenomeno: non solo le NDE, ma anche gli UFO, il paranormale, le estasi dei santi, l’atmosfera soprannaturale della religiosità, i miracoli, Dio, il demonio eccetera) una spiegazione fisica, secondo lui l’unica possibile. E quindi con ogni probabilità questo scienziato, al di fuori dell’ ambito strettamente materiale, non farà opera di ricerca, ma solo e semplicemente opera di demolizione dei risultati della ricerca altrui. Il che potrebbe anche essere positivo, purché avesse luogo a mezzo di argomentazioni serie e circostanziate. anziché (come spesso si nota avvenire) facendo uso di tesi preconcette non dimostrate.

Quanto poi allo scientismo, nella nostra epoca vigile aiuto e custode del materialismo, esso parte dall’attribuire  alle scienze fisiche e sperimentali, e ai loro metodi, la capacità di soddisfare tutti i problemi e i bisogni dell’uomo (anche in campo etico e politico), giungendo, in questa sua smisurata fiducia, a professare quasi fideisticamente le teorie dominanti, con ciò perdendo consapevolezza del fatto che le cosiddette “scoperte”, “leggi” e “verità” scientifiche altro non sono che modelli interpretativi dimostrati (dalla ricerca) idonei a rappresentare e prevedere una certa categoria di fenomeni;  modelli che però, al sopravvenire di nuovi fenomeni, o comunque di evidenze non rientranti nelle possibilità interpretative e predittive del modello stesso, DEVONO essere abbandonati, e sostituiti da nuovi modelli, cioè da nuove “scoperte”, “leggi” e “verità”. Ciò deve avvenire sia quanto a singole branche della scienza, sia quanto ai “massimi sistemi” della scienza stessa:  lo studio delle grandi rivoluzioni scientifiche ci insegna infatti che l’intero approccio epistemologico della scienza, i suoi metodi, i contenuti e lo stesso paradigma  dominante in una data epoca storica sono soggetti a continue variazioni, e non possono essere fissati una volta per tutte. Lo scientismo invece, come dicevamo, è solito radicarsi nello “status quo” delle visioni delle cose e del mondo, ritenendole quasi verità rivelate, e venendo con ciò a costituire una sorta di apparato difensivo preconcetto delle idee dominanti (oggi il materialismo, ieri la concezione aristotelica dell’universo),  e a  rappresentare ovviamente una forte viscosità che si oppone all’emergere e progredire di nuove concezioni e sistemazioni scientifiche; spesso facendo per giunta uso, contro i propri avversari, di strumenti scorretti come il ridicolo o addirittura l’accusa di trucchi, frodi o comunque induzione in errore della pubblica opinione.

In questo contesto di diffuso materialismo scientista si muovono oggi, eroicamente sarei per dire, gli uomini di ricerca che provano a far luce sul fenomeno NDE. Tra costoro, un posto di primissimo piano va al cardiologo olandese Pim Van Lommel, di cui si tratterà ampiamente in seguito; ma prima che di lui occorre parlare dei suoi precursori: il dr. Raymond A.Moody Jr., di cui si è fatto cenno più sopra, e, ancor prima di lui, la psichiatra Elisabeth Kübler-Ross, di cui tratteremo al prossimo paragrafo.

A proposito di psichiatri, in una lettera di Carl Gustav Jung (che ebbe una NDE, di cui si parlerà in seguito) si legge quanto segue: “Osservata dall’esterno e finché si rimane fuori, la morte appare enormemente crudele. Ma appena vi si è dentro, si prova un sentimento così intenso di compiutezza, di pace, di soddisfazione che non si vorrebbe più tornare indietro.” Dal che si deduce con assoluta certezza che Jung non era né un materialista né uno scientista, come del resto risulta dalle sue parole, secondo le quali egli IN DIO NON AVEVA BISOGNO DI CREDERE, POICHE’ “SAPEVA”:

Estremamente interessanti, inoltre, le parole di Jung appena ascoltate, secondo cui “la psiche possiede facoltà particolari, per cui non è del tutto confinata entro lo spazio e il tempo: si possono fare sogni, o avere visioni del futuro; si può vedere attraverso i muri, e via dicendo. Solo gli ignoranti negano questi dati di fatto“. Viviamo dunque in un’epoca in cui lo scientismo, negando aprioristicamente sia il soprannaturale sia ogni dato di fatto non ordinario, si rivela saccente ed ignorante insieme…