«Maria disse: L’anima mia magnifica il Signore»

Il canto di Maria, col suo famosissimo inizio (il «Magnìficat»), spicca singolarmente nelle prime pagine del vangelo dì Luca. Anche perché non rimane solo, ma sarà seguito dal canto di Zaccaria alla nascita del figlio Giovanni, da quello degli angeli la notte del Natale di Gesù, e da quello di Simeone quaranta giorni dopo, nel Tempio di Gerusalemme. E come se, con i suoi splendidi cantici, l’evangelista volesse commentare liturgicamente i primi racconti riguardanti Gesù: storia ricordata, vissuta, e gioiosamente cantata dalla Chiesa. Ma fra tutti questi canti, che ancora oggi dopo tanti secoli la Chiesa ripete nella sua lode quotidiana, il più musicale, il più ric­co di concetti, il più caro all’anima cristiana è senza dubbio quel­lo di Maria. E così questa creatura che dà inizio alla storia cristia­na con la sua docile maternità, diventa anche la «cantora» che intona il primo inno liturgico cristiano, dando voce alla fede e al­la gioia di chi accoglie Gesù nella vita. San Luca farà di tutto, soprattutto nella seconda parte della sua opera (gli Atti degli Apostoli), per sottolineare l’importanza della preghiera liturgica: il momento della Parola, della frater­nità, della comunione profonda con Gesù, dell’esperienza dello Spirito, delle decisioni apostoliche. Non è certamente un caso che, proprio all’inizio di quel suo secondo libro (Atti degli Apostoli 1,14) in mezzo alla Chiesa primitiva in preghiera ricordi – lui solo – la presenza di «Maria, la madre di Gesù». Per lui non è soltanto un modo per presentare in Maria il simbolo di una fervente liturgia, ma anche per scoprire l’anima stessa della vita liturgica: in Maria, Gesù è veramente presente, ed è questa presenza che si trasforma in canto.
Ave, Maria, che canti all’Onnipotente il tuo inno di gioia: prega il tuo Figlio perché tutto nella nostra vita si trasformi in un canto di lode.

«Beata colei che ha creduto!»

Ubbidendo senza dubbio a un progetto teologico e spirituale, san Luca ha cominciato il suo vangelo con una specie di dittico: l’annuncio dell’Angelo al sacerdote Zaccaria per predirgli la na­scita del Battista, l’annuncio dell’Angelo a Maria per la nascita del Messia. Volutamente sono segnati i contrasti: il sacerdote giudeo rifiu­ta di credere alle parole celesti, viene rimproverato e punito; Ma­ria invece, nonostante le incertezze iniziali, crede, si abbandona con fiducia, e viene elogiata dalla parente Elisabetta: «Beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore». La Parola infatti si compie in modo sublime, Maria è madre, lo Spirito Santo si comunica da Lei alla madre di Giovanni, il futuro Precursore. Per l’evangelista questo contrasto è importante, proprio per il mistero che avvolgerà la vita di Gesù: accolto dagli unì, respin­to dagli altri; seguito con fede dai discepoli, osteggiato con furia dagli avversari; condannato dagli avversari alla morte in croce, adorato ed esaltato dai credenti. Per questo Luca imposta questo contrasto subito all’inizio dei vangeli, presentando tutta una serie di creature umili ma cre­denti, che si fidano delle promesse di Dio, attendono la «reden­zione d’Israele», e accolgono il Messia nella figura gentile del pic­colo Gesù. Elisabetta, che in Maria sente la presenza del «Signo­re»; i poveri pastori che accorrono a Betlemme; Simeone, che stringe il Bimbo fra le braccia e canta di gioia; la vecchia pro­fetessa Anna che parla di Lui a tutti. Ancora una volta, al centro di queste creature di fede, c’è Maria, la più vicina a Gesù, che lo accoglie e lo dona, anticipo e simbolo del vero credente, e quindi «beata» della gioiosa «beatitu­dine» evangelica.
Ave, Maria, che hai creduto alla Parola: prega per noi il tuo Figlio Gesù, perché rimanga intatta nel mondo la nostra fedeltà al vangelo.

Maria si mise in viaggio verso la montagna

«La partenza» dell’Angelo al termine dell’annuncio (san Luca parla sempre in termini molto concreti) coincide con questa «par­tenza» di Maria per un viaggio lungo che la porterà verso il sud della Palestina a visitare la sua parente anziana, Elisabetta. E’ interessante che il vangelo presenti sistematicamente Ma­ria in veste di pellegrina. Anche per la nascita di Gesù compirà, con Giuseppe, il lungo viaggio «dalla città di Nazaret in Galilea alla città di Davide chiamata Betlemme». Quaranta giorni dopo, con il Bambino fra le braccia, di nuovo in pellegrinaggio verso Gerusalemme e il Tempio, all’incontro con Simeone. Infine, quando ormai Gesù sarà dodicenne, il travagliato pellegrinaggio pasquale fino a Gerusalemme. Sono i quattro pellegrinaggi di Maria: il viaggio della fede (lo stesso angelo Gabriele le aveva parlato del mistero divino che si stava compiendo in Elisabetta), il viaggio della maternità messia­nica verso Betlemme, il viaggio della consacrazione (offre il Figlio al Padre e ascolta la dolorosa profezia di Simeone), il viaggio della ricerca di Gesù perduto (e comprendeva che solo «nella ca­sa del Padre» lo si può ritrovare). È un dato importante della spiritualità evangelica, centrata nella figura di Maria. Come Gesù, perennemente in «viaggio» alla ricerca dell’uomo e verso il suo sacrificio; come la Chiesa in cam­mino nel mondo a trasmettere il vangelo; così anche il discepolo è invitato a vivere la sua vita di fede come un continuo itinerario dell’anima. Deve «camminare» nella fede in una costante matura­zione; deve «camminare» con Gesù in una fedeltà costante; deve «camminare» verso il Regno in una ricerca appassionata. Di questo pellegrinaggio dell’anima e della vita, Maria è per noi il simbolo vivente.
Ave, Maria, pellegrina della fede: prega il tuo Figlio per­ché riprenda nuovo slancio ogni giorno anche il nostro  pelle­grinaggio evangelico.

«Eccomi, sono la serva del Signore»

Alcune delle pagine più drammatiche e toccanti dell’Antico Testamento sono dedicate al «Servo di Dio» (Isaia capitoli 42-52), il misterioso personaggio profetico che, parlando e sof­frendo nel nome di Dio, salva il suo popolo. La comunità primi­tiva ha senza dubbio visto avverarsi in Gesù quelle profezie; e tuttavia san Luca è l’unico scrittore del Nuovo Testamento che applica ancora a Gesù come suo titolo messianico, l’espressione «Servo di Dio» (Atti capitoli 3 e 4). È bene ricordarlo, perché alla luce di questi precedenti ac­quista un rilievo particolare la frase umile e coraggiosa con cui Maria conclude il suo dialogo con l’Angelo, definendosi «la Ser­va del Signore». Così questa creatura dà il suo assenso ai proget­ti di Dio; li accetta docilmente, anche se sa che sconvolgeranno la sua vita. La maternità verginale, stupendo prodigio di Dio, poteva ri­servarle, per quanto ne sapeva Lei, amarissime sorprese dal lato umano. Gli uomini non sempre sono pronti a riconoscere l’inter­vento del Signore! Eppure Maria dice sì, si abbandona con fidu­cia nelle mani del Signore: «Avvenga di me quello che hai detto». Ancora una volta, parlando della Madre, l’evangelista sembra voler anticipare quello che sarà il mistero del Figlio. Anche Ge­sù, molto più tardi, in circostanze drammatiche (nel Getsemani) darà il suo assenso alla volontà del Padre; un difficile assenso espresso in termini stranamente simili a quelli usati anni prima dalla Madre: «Si compia la tua volontà». La salvezza di Dio raggiunge tutti gli uomini; ma Dio agisce, attraverso la docilità di chi si abbandona ubbidiente e fiducioso, anche a costo di sacrifici, ai suoi progetti misteriosi. Anticipo della docilità filiale di Gesù, Maria sembra pre­sentarsi come il simbolo di tutte le creature di fede che si ab­bandonano nelle mani sapienti e buone dì Dio.

Ave, Maria, serva del Signore: prega il tuo Figlio perché sappiamo rispondere il nostro sì fiducioso al volere del Padre.

«Lo Spirito Santo scenderà su di te»

I testi profetici dell’Antico Testamento avevano preparato i tempi messianici definendoli come i tempi dello Spirito Santo. Per questo tutta la più antica tradizione evangelica dà inizio al racconto su Gesù a partire dalla discesa su di Lui dello Spirito durante il battesimo. San Luca, l’evangelista al quale dobbiamo la maggior parte dei ricordi su Maria, propone un parallelismo fra Gesù e la Chie­sa; anche la storia cristiana inizierà con la discesa dello Spirito, e sarà la Pentecoste. Ma a questo punto la sorpresa: l’una e l’altra discesa dello Spirito (inizio della storia di Gesù, inizio della storia della Chiesa) vengono anticipate dalla discesa dello Spirito San­to su Maria al momento in cui, diventando la Madre messianica, concepisce nel suo seno verginale Gesù. A dire il vero san Luca si diffonde sul tema dello Spirito in questi inizi del suo racconto evangelico: per lui è il grande segno divino dell’incarnazione. Perciò ne parla a proposito della nasci­ta di Giovanni, di sua madre Elisabetta, del vecchio Simeone. Però al centro di tutti c’è Maria, con la sua esperienza incompa­rabile; in Lei la discesa dello Spirito viene annunciata con una so­lennità unica, e realizza l’evento sconvolgente della venuta del «Figlio di Dio» fra gli uomini. Per questo evangelista, Maria appare profondamente coin­volta nella vicenda divina che si compie in Lei. La sua maternità diventa il segno delicatissimo dell’esperienza di fede di tutte le creature toccate dalla grazia che accoglieranno Gesù nella loro vita; la sua generazione verginale – il Natale! – sarà il segno toc­cante della generosità missionaria della Chiesa mossa dallo Spi­rito a comunicare Gesù al mondo. Prima creatura mossa dallo Spirito, Maria è la prima creatura che dona Gesù agli uomini.

Ave, Maria, piena di Spirito Santo: prega il tuo Figlio perché lo Spirito sospinga anche noi a comunicare al mondo Gesù.

Daily Light on the Daily Path

July 10

Morning

The disciple is not above his master. Matt. 10:24

Ye call me Master and Lord: and ye say well; for so I am. John 13:13

It is enough for the disciple that he be as his master, and the servant as his lord. Matt. 10:25

If they have persecuted me, they will also persecute you; if they have kept my saying, they will keep yours also. John 15:20

I have given them thy word; and the world hath hated them, because they are not of the world, even as I am not of the world John 17:14.

Consider him that endured such contradiction of sinners against himself, lest ye be wearied and faint in your minds. Ye have not yet resisted unto blood, striving against sin. Heb. 12:34

Let us run with patience the race that is set before us, looking unto Jesus the author and finisher of our faith; who for the joy that was set before him endured the cross, despising the shame, and is set down at the right hand of the throne of God. Heb. 12:12

Forasmuch … as Christ hath suffered for us in the flesh, arm yourselves likewise with the same mind. I Pet. 4:1

Evening

My son, give me thine heart. Prov. 23:26

O that there were such an heart in them, that they would fear me, and keep all my commandments always, that it might be well with them, and with their children for ever! Deut. 5:29

Thy heart is not right in the sight of God. Acts 8:21

Because the carnal mind is enmity against God: for it is not subject to the law of God, neither indeed can be. So then they that are in the flesh cannot please God. Rom. 8:78

They … first gave their own selves to the Lord. II Cor. 8:5

In every work that [Hezekiah] began … to seek his God, he did it with all his heart, and prospered. II Chron. 31:21

Keep thy heart with all diligence; for out of it are the issues of life. Prov. 4:23

Whatsoever ye do, do it heartily, as to the Lord. Col. 3:23

As the servants of Christ, doing the will of God from the heart; with good will doing service, as to the Lord, and not to men. Eph. 6:67

I will run the way of thy commandments, when thou shalt enlarge my heart. Psa. 119:32

Prepare for Persecution

July 10, 2020
Friday of the Fourteenth Week of Ordinary Time
Readings for Today

Jesus said to his Apostles: “Behold, I am sending you like sheep in the midst of wolves; so be shrewd as serpents and simple as doves. But beware of men, for they will hand you over to courts and scourge you in their synagogues, and you will be led before governors and kings for my sake as a witness before them and the pagans.”  Matthew 10:16-18

Imagine yourself being a follower of Jesus at the time He was preaching.  Imagine that there is much excitement about Him and great hopes that He will be the new King and is the Messiah.  There would be much hope and excitement about what is to come.  

But then, out of the blue, Jesus gives this sermon.  He says that His followers will be persecuted and scourged and that this persecution will continue over and over.  This must have made His followers stop and seriously question Jesus and wonder if it was worth following Him.

The persecution of Christians has been alive and well throughout the ages.  It has happened in every time and in every culture.  It continues to be alive today.  So what do we do with that?  How do we respond?

Many Christians can fall into the trap of thinking that Christianity is all about simply “getting along.”  It’s easy to believe that if we are loving and kind then everyone will also love us.  But that’s not what Jesus said.

Jesus made it clear that persecution is going to be a part of the Church and that we should not be surprised when this happens to us.  We should not be surprised when those within our culture step on us and act maliciously.  When this happens it is easy for us to lose faith and to lose heart.  We can get discouraged and feel like turning our faith into a hidden life we live.  It’s hard to live our faith openly knowing that the culture and world does not like that and won’t accept it.

The examples are all around us.  All we have to do is read the secular news to be made aware of a growing hostility toward the Christian faith.  For that reason, we need to heed Jesus’ words today more than ever.  We need to be aware of His warning and have hope in His promise that He will be with us and will give us the words to say when we need it.  More than anything, this passage calls us to hope and confidence in our loving God.

Reflect, today, on how ready and willing you are to face the hostility of the world.  You should not react with similar hostility, rather, you must strive to have courage and strength to endure any and every persecution with the help, strength and wisdom of Christ.

Lord, give me strength, courage and wisdom as I live my faith in a world hostile to You.  May I respond with love and mercy in the face of harshness and misunderstanding.  Jesus, I trust in You.

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Sheep in the midst of wolves – wise and innocent

Daily Reading & Meditation

 Friday (July 10):  Sheep in the midst of wolves – wise and innocent
Scripture:  Matthew 10:16-23

16 “Behold, I send you out as sheep in the midst of wolves; so be wise as serpents and innocent as doves. 17 Beware of men; for they will deliver you up to councils, and flog you in their synagogues, 18 and you will be dragged before governors and kings for my sake, to bear testimony before them and the Gentiles. 19 When they deliver you up, do not be anxious how you are to speak or what you are to say; for what you are to say will be given to you in that hour; 20 for it is not you who speak, but the Spirit of your Father speaking through you. 21 Brother will deliver up brother to death, and the father his child, and children will rise against parents and have them put to death; 22 and you will be hated by all for my name’s sake. But he who endures to the end will be saved. 23 When they persecute you in one town, flee to the next; for truly, I say to you, you will not have gone through all the towns of Israel, before the Son of man comes.

Meditation: What does Jesus mean when he says his disciples must be sheep in the midst of wolves (Matthew 10:16)? The prophet Isaiah foretold a time when wolves and lambs will dwell in peace (Isaiah 11:6 and 65:25). This Old Testament prophecy certainly refers to the second coming of Christ when all will be united under the Lordship of Jesus after he has put down his enemies and established the reign of God over the heavens and the earth (Ephesians 1:10 and Revelation 11:15). In the meantime, the disciples must expect opposition and persecution from those who oppose the Gospel and the coming of God’s kingdom.

The readiness to serve and face hardship for Christ and his kingdom
Jesus never hesitated to tell his disciples what they might expect if they chose to follow him. Here Jesus says to his disciples: This is my task for you at its grimmest and worst – do you accept it? This is not the world’s way of recruitment for service and toil with promise of honor and reward. After the British defeat at Dunkirk (June 1940), Churchill offered his country blood, toil, sweat, and tears.

This is not the message we prefer to hear when the Lord Jesus commissions us in his service for the advancement of God’s kingdom and the battle against Satan’s kingdom of darkness and death. Nonetheless, our privilege is to follow in the footsteps of the Lord and Master who willingly laid down his life for us in order to bring us victory over Satan, sin, and death. Are you willing to accept hardship and suffering in serving the Lord Jesus Christ?

“Lord Jesus, help me to patiently and joyfully accept the hardships, adversities, and persecution which come my way in serving you and your kingdom of love, truth,and goodness. Strengthen my faith and give me courage that I may not shrink back from doing your will.”

Psalm 37:3-5,18-19,27-28,39-40

3 Trust in the LORD, and do good; so you will dwell in the land, and enjoy security.
4 Take delight in the LORD, and he will give you the desires of your heart.
5 Commit your way to the LORD; trust in him, and he will act.
18 The LORD knows the days of the blameless, and their heritage will abide for ever;
19 they are not put to shame in evil times, in the days of famine they have abundance.
27 Depart from evil, and do good; so shall you abide for ever.
28 For the LORD loves justice; he will not forsake his saints. The righteous shall be preserved for ever, but the children of the wicked shall be cut off.
39 The salvation of the righteous is from the LORD; he is their refuge in the time of trouble.
40 The LORD helps them and delivers them; he delivers them from the wicked, and saves them, because they take refuge in him.

Daily Quote from the early church fathers: The Spirit of your heavenly Father speaks through you in every age, by Augustine of Hippo (354-430 AD)

“To be sure, we heard in that reading, ‘But when they deliver you up, do not be anxious how or what you are to speak… for it is not you who are speaking but the Spirit of your Father who speaks through you.’ And he says in another place: ‘Behold, I am with you always, even to the end of the world’ (Matthew 28:20). Does this mean that the people who heard those words of the Lord would be here until the end of the world? The Lord was referring, rather, not only to those about to depart from this life but also to the others, including us and those who would come after us in this life. He saw everyone in his single body, and the words he spoke, ‘I am with you even to the end of the world,’ were heard by them and by us too. And if we did not hear them then in our knowledge, we heard them in his foreknowledge. Therefore, safe as sheep among the wolves, let us keep the commandments of him who directs us. And let us be ‘innocent as doves but cautious as snakes’ (Matthew 10:16). Innocent as doves that we may not harm anyone; cautious as snakes that we may be careful of letting anyone harm us.” (excerpt from the Sermon 44a.2)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite:  copyright (c) 2020 Servants of the Word, source:  dailyscripture.servantsoftheword.org, author Don Schwager