SAN PAOLO VI – A GESU’ GIOIA E PACE PER IL MONDO

A GESÙ GIOIA E PACE PER IL MONDO

Dall’Omelia della Domenica delle Palme, 19 marzo 1967

 

Rinnovando oggi la tua proclamazione messianica,

o Cristo, tre convinzioni noi giovani esprimiamo davanti a Te.

La prima: che Tu sei la vera gioia della nostra vita.

Sì, Tu sei la gioia del mondo; la nostra gioia.

Noi certo Ti vediamo in Croce,

vediamo la vita cristiana contrassegnata

dalla austerità e dalla penitenza,

vediamo il dolore umano, nostro e altrui,

entrare nell’essenza della fedeltà e dell’umanità cristiana.

Non ci nascondiamo questa drammatica realtà

della nostra fede e della nostra sequela di Te.

Ma noi ricordiamo altresì che Tu sei la gioia,

la vera gioia della nostra vita.

La vita cristiana, Tu ci dici, non è triste, non è infelice.

È contenta, è lieta, è serena.

È la sola che sappia veramente godere dei beni onesti

e delle ore buone di questa vita,

e che sappia, in ogni condizione dell’umana esistenza,

trovare motivi e forme di segreta, inesauribile felicità.

Se saremo fedeli nel seguire Te, ne faremo la prova.

La seconda: che Tu sei il Re della Pace.

Tu sei proclamato Messia, ma non come l’attendeva

la fantasia politica ed il “trionfalismo” di gran parte

del popolo del Tuo tempo: Re, si, ma senza armi,

senza ricchezza, senza potenza economica e temporale.

Re, ma il cui Regno non è di questo mondo,

non in concorrenza, o in antagonismo con le Potestà civili,

Re dei cuori umani, Re nell’ordine della Redenzione,

Re mansueto, Re della pace.

Tu sei la nostra Pace, se la pace è l’ordine stabilito

nella giustizia e nella sapienza;

se la pace è il risultato comunitario di sentimenti

collettivi cospiranti ad un bene comune;

se la pace è il frutto della libertà, del perdono,

della fratellanza, dell’amore;

se la pace è lo sforzo generoso e continuo

per generare un bene ragionevole e forte, a tutti accessibile;

se la pace fra gli uomini è il riflesso della pace

delle coscienze con Dio.

Ecco, Tu sei la Pace vera.

La terza: che tocca a noi giovani proclamare

la Tua presenza e la Tua missione ai nostri giorni.

Tocca noi essere figli della luce e testimoni della verità cristiana.

Tocca a noi ricostruire il mondo sulle basi della fede.

Tocca a noi annunciare la Tua pace nel mondo.

Fa’ che siamo degni e fieri d’essere i portatori del tuo olivo.

Amen.

SAN PAOLO VI – INCONTRARE E SCEGLIERE CRISTO

INCONTRARE E SCEGLIERE CRISTO, QUI, OGGI

Dall’Omelia della Domenica delle Palme, 3 aprile 1966

 

Entriamo oggi nella Settimana detta per antonomasia la “Grande”.

Entriamo con Te, Signore, per ricordare la Tua Passione, la Tua Morte

e poi la Tua Risurrezione.

Celebriamo così la memoria e l’origine del nostro riscatto,

meditiamo in quale maniera Tu, o Signore, ci hai salvati,

che cosa hai fatto per risollevarci dalla nostra miseria personale,

redimerci dal peccato e salvare tutto il genere umano.

Non si tratta qui di semplice memoria, di ricordo, di atto celebrativo.

Qui è una continuità viva, è una specie di reviviscenza,

è un ripetersi del fatto storico, pur se già finito e consumato.

Si riproduce, rivive spiritualmente in noi il Tuo Mistero Pasquale.

Partecipiamo così alla Tua Passione, Morte e Risurrezione,

ricevendo il dono della salvezza.

Un grido unanime si leva anche dai nostri cuori

e dalle nostre labbra:

Tu sei il Messia,

il Figlio di Davide,

il Desiderato e l’Atteso

delle genti e dei secoli.

Esultiamo tutti:

Osanna, osanna!

Tu sei l’inviato da Dio,

Ti abbiamo aspettato

e da Te ricaveremo salvezza.

Sei il nostro Re, Profeta e Salvatore;

sei Colui che riassume il nostro essere

e la nostra speranza.

E in questa celebrazione, dopo tanti secoli, anche noi prendiamo

la nostra decisione: dire di si o di no a Te,

dichiarare se Ti crediamo o meno.

E come allora furono i giovani, i fanciulli

ad avere l’intuito della scelta giusta, così oggi facciamo noi.

Noi scegliamo Te Cristo, crediamo che Tu sei veramente

il nostro Redentore e Salvatore.

Come i fanciulli, i giovani di Gerusalemme, anche noi diciamo:

Tu sei il Cristo!

Tu Benedetto che vieni nel nome del Signore!

Noi saremo Tuoi seguaci;

sentiremo elevarsi le nostre anime,

diverremo giganti vicino a Te.

Sentiremo che Tu sei la fonte della bontà,

di ogni armonia e duratura letizia.

Tu la Speranza delle nostre anime.

Accogliamo questa Pasqua festante,

che ci porta in pienezza Te,

che sei la Via, la Verità e la Vita,

Gesù Cristo nostro Signore.

Amen.

 

SAN PAOLO VI – CONVOCATI DA CRISTO

CONVOCATI AL TRIONFO MESSIANICO DI CRISTO E AL SUO SACRIFICIO DI DOLORE E DI AMORE

Dall’Omelia della Domenica delle Palme, 11 aprile 1965.

 

Abbiamo in mano i rami di olivo e di palma,

li agitiamo, quasi per rievocare e ripetere

l’avvenimento che un giorno, a Gerusalemme,

dichiarò chi eri Tu, o Gesù.

Nel giorno delle Palme Ti fu attribuito il nome

che è Tuo, Cristo, che vuol dire Messia, l’Unto e il Consacrato da Dio,

e che è poi il nome nostro, poiché ci chiamano Cristiani.

Fu il popolo che quel giorno Ti riconobbe;

furono i ragazzi e i fanciulli a gridare:

Osanna al Figlio di Davide!

In quel radioso mattino, la coscienza del popolo

ha avuto il grande intuito della realtà:

È il Cristo.

È Lui: l’aspettato, il nostro Re.

Colui che rende felici le nostre anime.

Fu tale l’esplosione che Tu, Gesù, piangesti.

Ma non facesti tacere il popolo.

Considerasti propizio quel momento

perché la Tua vera Personalità si manifestasse.

Cioè la Tua Messianicità, il Tuo carattere

di Inviato da Dio, la Tua missione salvatrice.

Ma questa Liturgia è caratterizzata anche

dalla lettura della Tua Passione, Signore.

Ecco la Tua Croce dinanzi a noi.

È visibile, è offerta a tutti, perché tutti

abbiamo a fissare il nostro pensiero, i sentimenti,

l’anima sul ricordo solenne, doloroso, pio

e commovente della Tua Morte.

Due memorie: quella festante che riconosce in Te

il Trionfatore della storia, il Centro del genere umano,

Colui che segna le ore del tempo e dei secoli;

quella luttuosa, funebre del Tuo processo, della Tua condanna,

riprovazione e crocifissione; degli schemi da Te subiti;

del Tuo annientamento sino alla morte.

Difficile connessione, difficile lezione per noi.

Vuoi dire che dobbiamo collocare i nostri aneliti,

la nostra sorte, i nostri veri bisogni, la nostra speranza,

non nel mondo presente, ma nell’altro, in quello eterno;

non nella supremazia temporale e materiale, esteriore,

ma in assai diverso trionfo, quello conseguito da Te, Signore,

con la Tua morte di Croce: portando cioè a noi un sacrificio.

Se vogliamo perciò comprendere bene la nostra vita

e l’indirizzo che sempre intendiamo imprimerle,

dobbiamo guardare a Te: Tu sei il Re, il Sovrano della storia,

il Centro di ogni aspirazione e la Meta dell’uomo.

Ma Tu consegui il Tuo trionfo nel dare quanto hai:

il sangue, l’onore, la libertà, la vita per noi.

Tu ci hai salvati nel dolore e nell’amore.

Non crediamo in Te: Tu sei il Figlio di Dio.

Amen.

SAN PAOLO VI – DISPONIBILITA’ AL SERVIZIO

DISPONIBILITÀ AL SERVIZIO

Da “Pensiero alla morte”, non datato

Eccomi al Tuo servizio, Signore,

eccomi al Tuo amore.

Eccomi in uno stato di sublimazione,

che non mi consente più di ricadere nella mia

psicologia istintiva di pover’uomo,

se non per ricordarmi la realtà del mio essere,

e per reagire nella più sconfinata fiducia

con la risposta, che da me è dovuta: Amen; Fiat.

Così sia, così sia. Tu sai che Ti voglio bene.

Uno stato di tensione subentra, e fissa

in un atto permanente di assoluta fedeltà

la mia volontà di servizio per amore.

Non permettere che io mi separi da Te.

Fa’ che la mia vita sia uno sforzo crescente

di vigilia, di dedizione, di attesa.

Fa’ che la mia morte un giorno, sigilli la meta

del mio pellegrinaggio terreno

e faccia da ponte per il grande incontro

con Cristo nella vita eterna.

Raccolgo tutte le mie forze,

e non recedo dal dono totale compiuto,

pensando al Tuo “consummatum est”, tutto è compiuto.

Ti prego, Signore: dammi la grazia di fare della mia vita

(e della mia morte) un dono d’amore alla Chiesa.

Io amo la Tua Chiesa;

fu il suo amore che mi trasse fuori

dal mio gretto e selvatico egoismo

e mi avviò al suo servizio.

Per essa, non per altro, voglio vivere.

Vorrei comprenderla tutta nella sua storia

nel suo disegno divino, nel suo destino finale,

nella sua complessa, totale e unitaria composizione,

nella sua umana e imperfetta consistenza,

nelle sue sciagure e nelle sue sofferenze,

nelle debolezze e nelle miserie di tanti suoi figli,

nei suoi aspetti meno simpatici,

e nel suo sforzo perenne di fedeltà,

di amore, di perfezione e di carità.

Corpo mistico di Cristo.

La tua benedizione, Signore, sia sopra la Chiesa:

abbia essa coscienza della sua natura e della sua missione;

abbia il senso dei bisogni veri e profondi dell’umanità;

e cammini povera, cioè libera, forte e amorosa verso Cristo.

Amen. Il Signore viene. Amen.

SAN PAOLO VI – CONTEMPLAZIONE E LODE

CONTEMPLAZIONE E LODE

Da “Pensiero alla morte” non datato

Curvo il capo ed alzo lo Spirito, Signore.

Umilio me stesso ed esalto Te, Dio, “la cui natura è bontà” (S. Leone).

Lascia che io renda omaggio a Te, Dio vivo e vero,

che domani sarai mio giudice,

e che dia a Te la lode che più ambisci,

il nome che preferisci: sei Padre.

L’avvenimento fra tutti il più grande fu per me,

come lo è per quanti hanno pari fortuna,

l’incontro con Cristo, la Vita.

A nulla infatti ci sarebbe valso il nascere

se non ci avesse servito ad essere redenti.

Questa è la scoperta del preconio pasquale,

e questo è il criterio di valutazione d’ogni cosa

riguardante l’umana esistenza ed il suo vero

ed unico destino, che non si determina se non in ordine a Cristo.

O meravigliosa pietà del Tuo amore per noi!

Meraviglia delle meraviglie, il mistero della nostra vita in Cristo.

Qui la fede, qui la speranza, qui l’amore

cantano la nascita e celebrano le esequie dell’uomo.

Io credo, io spero, io amo nel Tuo amore, o Signore.

E poi ancora mi domando:

perché hai chiamato me, perché mi hai scelto?

così inetto, così renitente, così povero di mente e di cuore?

Lo so: Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole…

perché nessuno uomo possa gloriarsi davanti a Dio (1 Cor. 1, 27-28).

La mia chiamata indica due cose; la mia pochezza

e la Tua libertà, misericordiosa e potente.

La quale non si è fermata nemmeno davanti alle mie infedeltà,

alla mia miseria, alla mia capacità di tradirti.

“Mio Dio, mio Dio, oserò dire…

In un estatico tripudio di Te dirò con presunzione:

se non fossi Dio, saresti ingiusto,

poiché abbiamo peccato gravemente… e Tu ti plachi.

Noi Ti provochiamo all’ira, e Tu invece ci concedi la misericordia!”.