«Ti ascolterò quando saranno qui anche i tuoi accusatori»

Atti degli Apostoli – 23

1Con lo sguardo fisso al sinedrio, Paolo disse: «Fratelli, io ho agito fino ad oggi davanti a Dio in piena rettitudine di coscienza». 2Ma il sommo sacerdote Anania ordinò ai presenti di percuoterlo sulla bocca. 3Paolo allora gli disse: «Dio percuoterà te, muro imbiancato! Tu siedi a giudicarmi secondo la Legge e contro la Legge comandi di percuotermi?». 4E i presenti dissero: «Osi insultare il sommo sacerdote di Dio?». 5Rispose Paolo: «Non sapevo, fratelli, che fosse il sommo sacerdote; sta scritto infatti: Non insulterai il capo del tuo popolo».
6Paolo, sapendo che una parte era di sadducei e una parte di farisei, disse a gran voce nel sinedrio: «Fratelli, io sono fariseo, figlio di farisei; sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti». 7Appena ebbe detto questo, scoppiò una disputa tra farisei e sadducei e l’assemblea si divise. 8I sadducei infatti affermano che non c’è risurrezione né angeli né spiriti; i farisei invece professano tutte queste cose. 9Ci fu allora un grande chiasso e alcuni scribi del partito dei farisei si alzarono in piedi e protestavano dicendo: «Non troviamo nulla di male in quest’uomo. Forse uno spirito o un angelo gli ha parlato». 10La disputa si accese a tal punto che il comandante, temendo che Paolo venisse linciato da quelli, ordinò alla truppa di scendere, portarlo via e ricondurlo nella fortezza. 11La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma».
12Fattosi giorno, i Giudei ordirono un complotto e invocarono su di sé la maledizione, dicendo che non avrebbero né mangiato né bevuto finché non avessero ucciso Paolo. 13Erano più di quaranta quelli che fecero questa congiura. 14Essi si presentarono ai capi dei sacerdoti e agli anziani e dissero: «Ci siamo obbligati con giuramento solenne a non mangiare nulla sino a che non avremo ucciso Paolo. 15Voi dunque, insieme al sinedrio, dite ora al comandante che ve lo conduca giù, con il pretesto di esaminare più attentamente il suo caso; noi intanto ci teniamo pronti a ucciderlo prima che arrivi».
16Ma il figlio della sorella di Paolo venne a sapere dell’agguato; si recò alla fortezza, entrò e informò Paolo. 17Questi allora fece chiamare uno dei centurioni e gli disse: «Conduci questo ragazzo dal comandante, perché ha qualche cosa da riferirgli». 18Il centurione lo prese e lo condusse dal comandante dicendo: «Il prigioniero Paolo mi ha fatto chiamare e mi ha chiesto di condurre da te questo ragazzo, perché ha da dirti qualche cosa». 19Il comandante lo prese per mano, lo condusse in disparte e gli chiese: «Che cosa hai da riferirmi?». 20Rispose: «I Giudei si sono messi d’accordo per chiederti di condurre domani Paolo nel sinedrio, con il pretesto di indagare più accuratamente nei suoi riguardi. 21Tu però non lasciarti convincere da loro, perché più di quaranta dei loro uomini gli tendono un agguato: hanno invocato su di sé la maledizione, dicendo che non avrebbero né mangiato né bevuto finché non l’avessero ucciso; e ora stanno pronti, aspettando il tuo consenso».
22Il comandante allora congedò il ragazzo con questo ordine: «Non dire a nessuno che mi hai dato queste informazioni».
23Fece poi chiamare due dei centurioni e disse: «Preparate duecento soldati per andare a Cesarèa insieme a settanta cavalieri e duecento lancieri, tre ore dopo il tramonto. 24Siano pronte anche delle cavalcature e fatevi montare Paolo, perché venga condotto sano e salvo dal governatore Felice». 25Scrisse una lettera in questi termini: 26«Claudio Lisia all’eccellentissimo governatore Felice, salute. 27Quest’uomo è stato preso dai Giudei e stava per essere ucciso da loro; ma sono intervenuto con i soldati e l’ho liberato, perché ho saputo che è cittadino romano. 28Desiderando conoscere il motivo per cui lo accusavano, lo condussi nel loro sinedrio. 29Ho trovato che lo si accusava per questioni relative alla loro Legge, ma non c’erano a suo carico imputazioni meritevoli di morte o di prigionia. 30Sono stato però informato di un complotto contro quest’uomo e lo mando subito da te, avvertendo gli accusatori di deporre davanti a te quello che hanno contro di lui».
31Secondo gli ordini ricevuti, i soldati presero Paolo e lo condussero di notte ad Antipàtride. 32Il giorno dopo, lasciato ai cavalieri il compito di proseguire con lui, se ne tornarono alla fortezza. 33I cavalieri, giunti a Cesarèa, consegnarono la lettera al governatore e gli presentarono Paolo. 34Dopo averla letta, domandò a Paolo di quale provincia fosse e, saputo che era della Cilìcia, 35disse: «Ti ascolterò quando saranno qui anche i tuoi accusatori». E diede ordine di custodirlo nel pretorio di Erode.

VITA CRISTIANA VISSUTA PER LA GLORIA DI DIO – 1

Dio è la meta ultima, il traguardo della nostra esistenza e della nostra vita cristiana, vissuta cioè in Cristo. In questa meditazione del Vescovo don Luciano Monari troveremo tutta la ricchezza della dottrina che ci aiuta a raggiungere Dio e a fare della nostra vita cristiana un dono di amore per Dio e per tutti gli uomini.

Dio vita cristiana

“Per la vita del mondo”,con Dio:
Il progetto di vita cristiana vissuto nel mondo

Presentazione

Continua attraverso queste pagine la conversazione che Don Luciano Monari annualmente tiene con quanti, seguendo la voce, dello Spirito di Dio, si raccolgono in preghiera e meditazione a Bocca di Magra.

Le conversazioni, colte mediante un registratore, sono trascritte senza tagli o revisioni. Certo, lo scritto non dà tutta la misura di un discorso parlato nel quale, la figura dell’oratore, l’espressione del viso, la inflessione della voce, la sottolineatura dei concetti entrano in gioco a comunicare da anima ad anima, irrepetibile in altro modo. Non per nulla Cristo ha voluto che “i Suoi” predicassero Dio, così da attuare la pienezza di un rapporto umano nella trasmissione del Vangelo.

Tuttavia, sia pure prive della carica del discorso parlato, queste pagine varranno a comunicare un modo vivo di sentire Cristo e di rispondere alle attese dell’amore di Dio.

Sono un seme prezioso, buttato nel campo delle nostre comunità parrocchiali, da cui è lecito attendersi molto frutto.

Quel Dio, che solo compie meraviglie e attraverso umili strumenti sa fare cose grandi, potrà anche servirsi di queste pagine per stimolare qualcuno, che forse si è seduto ai bordi della strada, a balzare in piedi e a correre con cuore libero e ardente verso Cristo.

Ci prenda per mano Maria, Colei che sempre indica il cammino, la via, cioè Cristo.

I vostri Parroci

1ª Meditazione
(1° giorno)

[35] Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli [36] e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: « Ecco l’agnello di Dio » [37] E i due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. [38] Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: « Che cercate? ». Gli risposero: « Rabbì (che significa maestro), doveabiti? ». [39] Disse « Venite e vedrete ». Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio. (Gv 1, 35-39)

Ci sono in questo brano 3 protagonisti: Giovanni Battista, 2 suoi discepoli e Gesù. Ho scelto, questo brano perché ci può fare di introduzione agli esercizi. Io tento di fare il Giovanni Battista, quindi tento di dire a voi: « Ecco l’agnello di Dio », indicando Gesù. Ma poi la cosa essenziale è il vostro cammino, la vostra ricerca personale del Signore.

Sentendolo dire così seguirono Gesù. E quello che è il punto d’arrivo è un dialogo che deve realizzarsi tra il discepolo e il Signore. “Che cosa cercate?”. “Maestro, dove abiti?”. “Venite e vedrete”. E quel giorno si fermarono presso di lui.

Ecco, gli esercizi sono semplicemente questo: io tento di indicare Gesù Cristo, ma siete voi che dovete personalmente, ciascuno con la sua vita, con la sua storia, coi suoi pensieri, con i suoi desideri, con le sue speranze, andare dal Signore e parlare con Lui. Non basta che uno ascolti le meditazioni e dica che sono belle; questo conta poco negli esercizi. Quello che conta è che voi incontriate effettivamente il Signore, e che lo incontriate in una esperienza personale.

Questo richiede il silenzio , perché il silenzio è necessario per ascoltare. Fino a che siamo pieni di parole, di preoccupazioni, di progetti e di problemi, facciamo fatica ad ascoltare gli altri. Per ascoltare una persona bisogna riuscire a metterci gli orecchi, ma poi l’attenzione, la fantasia e il cuore su quelle parole che quella persona pronuncia. E lo stesso vale per il Signore. Credo che una delle cose che rendono la vita cristiana, delle volte anemica è, non la cattiva volontà (un po’ anche per questo) ma soprattutto il fatto che siamo pieni, nelle nostre giornate, di parole e di interessi banali, di robe da poco, superficiali, effimere, per cui tutto diventa “il giornale”. Non ce l’ho mica con i giornali, anzi i giornali vanno letti; ma il giornale è per natura sua l’effimero, quello che dura una giornata: il giorno dopo il giornale è già vecchio. Così sono molto spesso i nostri interessi; passiamo da una cosa all’altra, da una parola all’altra, da un pensiero all’altro, da un desiderio all’altro, da una esperienza all’altra, e, alla fine, non andiamo mai in fondo a niente. Allora succede che la vita rimane in superficie; ora in una esistenza di fede questo non è possibile. Una esistenza di fede non si colloca sulla superficie, si colloca nel centro del cuore e bisogna che uno quel centro lì lo faccia venire a galla, che lo usi, che lo metta in gioco. Che non metta in gioco solo gli occhi e la fantasia, ma il centro del cuore: la tua libertà.

E per fare questo ci vuole del silenzio; non c’è alternativa. Se uno vuole fare delle scelte personali e impegnative , bisogna che sappia tacere. Tacere dal punto di vista esterno, ma anche tacere dal punto dì vista interiore: cioè, entrare in se stesso, andare alla radice, quindi non lasciare che la fantasia passi da una cosa all’altra così come viene, che normalmente è quello che ci capita, ma il fermare un tantino l’attenzione su noi stessi e sul nostro cuore.

Ma uno dice: Va bene! Io posso anche tentare di tacere, ma ascoltare Gesù è un’altra cosa. Ascoltare il Signore non è semplicemente ascoltare il nostro cuore, è ascoltare un altro. E come faccio io a distinguere quelle che sono semplicemente le proiezioni dei miei desideri, delle mie paure, i pensieri che mi vengono dentro, da quello che è invece il Signore? E credo che per un cristiano la strada sia molto semplice. Ce ne sono tante di strade, ma quella più semplice, quella più immediata è il Vangelo.

Il Vangelo è parola di Dio, è parola che il Signore oggi rivolge a noi. Allora molto semplicemente la strada è questa: prendere le parole del Vangelo, prenderle non solo come delle belle idee, ma proprio come delle parole che un amico, che il Signore che ha un volto d’amico, rivolge a noi: prenderle, ascoltarle, meditarle .

Come meditarle? Vuol dire una cosa molto semplice. Non vuoi dire che uno debba essere capace di fare dei ragionamenti lunghi e grandi, elevati, su una pagina del Vangelo. Uno studioso lo può fare. Uno prende le 8 beatitudini e ci scrive sopra 2 volumi di 1200 pagine. Così ha fatto il Padre Dupont. Questo, è veramente riflettere in modo ampio per cavarne fuori tutti i significati possibili. Ma non è questo che ci viene chiesto nella meditazione.

La meditazione vuol dire molto semplicemente: prendere quelle parole lì e gustarle, sentirne il sapore, la dolcezza, la forza, la grazia. Quindi non è complicato. Basta che uno sappia leggere e, al limite anche se non sa leggere, basta che uno sappia ricordare le parole del Vangelo. Gliene basta una riga, una parabola, una pagina, quello che volete. Però che quella parola lì lui la metta dentro al suo cuore; lì cerchi di accoglierla con amore, con gioia, come una parola che per lui è Vangelo cioè una buona notizia. Le buone notizie si accolgono col cuore in festa. Ecco, accoglierla così, perché le parole del Vangelo hanno dentro di sé la forza, l’energia per cambiare, la nostra vita. Hanno l’energia a cambiare la nostra vita a condizione che noi le teniamo dentro al nostro cuore, che non passino velocemente come una immagine davanti agli occhi e poi vengono dimenticate; ma che uno su quelle parole lì si riposi, che faccia la sua casa, la sua abitudine.

“Dove abiti” si potrebbe tradurre: “dove rimani”, “dov’è il luogo in cui tu sei fermo? ”. “Venite e vedete”. Andarono e si fermarono presso di Lui.

Ecco, gli esercizi vogliono essere questo: un fermarsi presso il Signore, presso la sua parola. E quando uno si è fermato sulla parola del Vangelo, (e noi non faremo altro che questo: cioè, io non faccio altro che prendere alcuni brani del Vangelo, commentarveli e metterveli davanti perché voi li possiate gustare); quando uno ha fatto questo, …beh! dopo…, ha ascoltato, deve rispondere. E non è mica che debba essere complicata la risposta. Basta dire “un grazie”, o basta battersi il petto come il pubblicano e dire: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Basta supplicare il Signore perché compia in noi la sua volontà o perché ci dia il coraggio di desiderare e fare la sua volontà. Ecco questo è quello a cui bisogna tentare di arrivare. Ci facciate il dialogo di comunione, di amore con il Signore… Io faccio da provocatore mettendovi davanti alcuni testi o alcune riflessioni, ma il cammino vero lo dovete fare voi, perché se alla fine arrivate solo con qualche idea in più, questo è anche bello, ma questo non coinvolge molto la vostra vita. Quello che coinvolge la vostra vita è se riuscite ad ascoltare una parola che è del Signore e a rispondere al Signore con una parola che è proprio vostra, che è personale, (che non è semplicemente quella del predicatore) ma è quella che voi liberamente date al Signore come impegno di vita. Per questo io tenterò di fare il Giovanni Battista. Quindi detterò delle meditazioni che non sono delle lezioni perché, una lezione serve ad imparare cose che non si sapevano, una meditazione serve piuttosto a ricordate le cose che si sanno già. Aricordare!

Il Vangelo di S. Giovanni dice che una delle funzioni dello Spirito Santo quando il Signore promette lo Spirito Santo è questa, che: « Vifarà ricordare tutto ciò che io vi ho detto ». Cioè, ve lo farà tornare alla memoria, ma non semplicemente come si ripassa una lezione, ma facendovelo comprendere più in profondità, facendovelo gustare più intensamente, in modo che quella parola diventi sempre più un germe interiore di vita, capace di edificare una esistenza nuova. Quindi il cammino che io farò è quello lì. In fondo non dico delle cose nuove, dirò delle cose che sapete da sempre: che il Signore ci vuole bene e che noi dobbiamo voler bene al Signore e agli altri, in un atteggiamento di servizio. Non dico mica altro in questi tre giorni. Quindi non scopriremo delle cose nuove, però siccome queste cose qui che sono vecchie, rimangono ancora da realizzare nella nostra vita, (uno non può mai dire che ha abbastanza fede o che ha praticato già a sufficienza l’amore), ecco allora, il cammino che faremo dovrebbe servire a questo.

Naturalmente io sono a disposizione per le confessioni e sono a disposizione anche gli altri preti e i Padri della casa; potete quindi approfittarne senza timore, perché quando un prete può fare il prete, è la cosa migliore che gli possa capitate.

Il tema

Il tema è la 3ª parte della lettera pastorale dell’Arcivescovo: “Con Cristo, nella Chiesa per la vita del mondo”, però con un problema che mi è venuto fuori che è questo. La terza parte della lettera pastorale è un po’ più difficile da mettere per esercizi spirituali che non le prime due.

Un po’ più difficile perché comprende tutta una serie enorme di temi, che sono quelli della presenza del cristiano nel mondo. Quindi l’impegno della cultura, della politica e tutte queste cose… che sono problemi che richiederebbero prima di tutto uno svolgimento di studio, di riflessioni, di analisi, che non è adatto, credo, per la meditazione.

La meditazione non è uno studio, la meditazione è un ritrovare le motivazioni fondamentali della nostra vita. Su questa base dopo ci deve essere lo studio, l’analisi, per fare le scelte corrette. Però sono due livelli un pochino diversi; e allora io non riprenderò tutte le cose che ci sono in questa terza parte; cercherò di mettere un fondamento, che tenterà di dire qualcosa dell’atteggiamento del cristiano di fronte al mondo e poi, analizzeremo alcuni temi più possibili, e io penso, anche utili, spero, per la riflessione e per la revisione di vita. Dunque: “Con Cristo, nella Chiesa, per la vita del mondo”.

Cosa vuol dire “per la vita del mondo”?

Parto da un versetto di S. Giovanni, che è da imparare a memoria, Questo è uno di quei versetti che dovete imparare e ritenere dentro al vostro cuore, perché sviluppi l’energia di gioia che possiede dentro.

“Dio infatti ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio unigenito perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna”. (Gv 3, 16)

Ci sono tutti gli elementi che ci interessano: Dio e il mondo. L’amore di Dio per il mondo che si esprime in un dono, anzi il dono di quello che Dio ha di più caro, del suo Figlio unigenito, con lo scopo di ottenere la vita del mondo, « perché chiunque crede non muoia, ma abbia lavita eterna ». E voi sapete che nel Vangelo di S. Giovanni la vita eterna si riferisce, non tanto alla vita dell’aldilà, alla vita che non finisce mai, ma alla vita che ha la qualità divina. Cioè una vita che è proprio da figli di Dio, da persone, uomini, che partecipano però della natura divina e quindi di quella santità, di quell’amore, di quella verità che è proprio di Dio stesso. Il senso è questo: Dio vuole che il mondo partecipi alla sua stessa vita, e ci partecipa attraverso la fede. « Chiunque crede, non muoia ». E allora tentiamo di analizzare un pochino questi elementi, e prima di tutto questa strana parola “il mondo”.

Che cos’è il mondo ? E che cosa vuoi dire che Dio ha amato il mondo ?

Partiamo (viene spontanea questa partenza) con la prima pagina della Bibbia.

[1] In principio Dio creò il cielo e la terra. [2] Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso e lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque. [3] Dio disse. “Sia la luce!”. E la luce fu. [4] Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina: primo giorno.” (Gen 1, 1ss.)

E voi ricordate che questo racconto va avanti con i sei giorni della creazione e il settimo, che è il grande giorno di riposo, dove la creazione viene benedetta da Dio.

Che cosa vuoi dire questo “buono”? Alcune cose fondamentali. La prima, che per il mondo, esistere, vuol dire essere chiamato all’esistenza. Il mondo esiste perché c’è una parola, e una parola di Dio che lo fa vivere, che lo tira fuori dal nulla e che lo fa entrare dentro alla gioia e alla ricchezza della esistenza. Questa è una cosa piccola, però è rivoluzionaria per intendere il mondo. In un libro scritto qualche anno fa, un famoso premio Nobel francese finiva il suo ragionamento invitando all’etica della conoscenza e poi diceva queste parole:

L’Antica Alleanza è infranta. L’uomo finalmente sa di essere solo nell’immensità indifferente dell’universo da cui è emerso per caso. Il suo dovere, come il suo destino non è scritto in nessun luogo. A lui la scelta fra il regno e le tenebre.

Sono due concezioni radicalmente diverse di intendere il mondo. L’uomo è solo in un universo che è indifferente a lui, oppure l’uomo e il mondo esistono perché rispondono a una parola, perché c’è uno che li ha chiamati all’esistenza, per cui esistere vuoi dire ascoltare e rispondere. Nel libro di Baruc c’è una immagine strana ma è significativa, è poetica, fa parte della poesia, ma dice qualcosa di essenziale per la concezione cristiana del mondo:

[33] Lui che invia la luce ed essa va, che la richiama ed obbedisce con tremore. [34] Le stelle brillano dalle loro vedette e gioiscono; [35] egli le chiama e rispondono: “Eccoci” e brillano di gioia per colui che le ha create”. (Bar 3, 33-35)

Per le stelle esistere vuol dire rispondere a Dio, dirgli: “Eccoci”, vuol dire brillare di gioia per Dio che le ha create.

Bene.

Quando noi diciamo che Dio ama il mondo, un primo significato molto semplice è questo: che Dio ha creato il mondo e che ha approvato il mondo.

« E Dio vide che era una cosa buona ». Vuol dire che c’è una parola di Dio che conferma nella esistenza tutto il creato; vuol dire che tutto il creato ha un senso, magari sarà misterioso, magari non riuscirò a comprenderlo fino in fondo, magari troverò dei momenti di tenebre e di angoscia in cui non capisco il perché, ma c’è una benedizione di Dio su tutto quello che esiste. Fin dall’inizio « Dio vide che era una cosa buona ». Questo per noi è essenziale, perché ci collochiamo di fronte al mondo nell’atteggiamento giusto. Le scienze ci possono dire molte cose su come è fatto il mondo, su come il mondo funziona, su come le creature sono legate le une con le altre, ma la scienza non riuscirà, mai a dire il perché esiste questo benedetto mondo e che senso abbia l’esistenza del mare e del sole e della luna e delle piante e dell’uomo. La Bibbia dice: questo mondo esiste perché c’è uno che l’ha chiamato alla esistenza e perché quell’Uno lì è contento del mondo, lo approva, lo vuole.

Ancora il libro della Sapienza (e poi finiamo questo discorso), dice:

[24] Poiché tu ami tutte le cose esistenti e nulla disprezzi di quanto hai creato; se avessi odiato qualcosa, non l’avresti neppur creata. [25] Come potrebbe sussistere una cosa, se tu non vuoi? O conservarsi se tu non l’avessi chiamata all’esistenza? [26] Tu risparmi tutte le cose perché tutte sono tue, Signore, amante della vita. (Sap 11, 24-26)

In questo voi capite che il cristianesimo è diverso da numerose religioni orientali che svalutano il mondo o la materia come cose negative o come cose semplicemente illusorie, dove l’apparenza è nell’interiorità e basta. Per il cristianesimo no. Il mondo esiste ed è solido e sano, perché è creato da Dio, e Dio dice un sì a tutto quello che esiste, alla creazione intera. Che non vuol dire che tutto vada bene (dopo ci torneremo sopra) ma vuol dire che prima di tutto c’è una approvazione di Dio.

Questo è un gesto d’amore.

Amare vuol dire quello lì. Amare vuol dire: dire sinceramente a una persona:

“Io sono contento che tu esista, io voglio che tu esista. La tua esistenza mi dà gioia”.

Questo è esattamente quello che Dio dice nei confronti del mondo. Il che vuol dire che, quando Dio guarda la nostra faccia, è contento e dice che è contento che la mia faccia e che la vostra faccia esista, che mica ci rifiuta, che, al contrario, le considera realtà buone che gli danno gioia. Dio gioisce delle sue creature. E in particolare si può dire che Dio gioisce dell’uomo, perché nel caso dell’uomo c’è qualcosa di ancora più grande che non una creatura semplicemente.

Sempre il 1 cap. della Genesi narra la creazione dell’uomo con una espressione caratteristica:

[26] E Dio disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che strisciano sulla terra”. [27] Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò. [28] Dio li benedisse e disse loro: «Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo e su ogni vivente, che striscia sulla terra”. [29] Poi Dio disse: «Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce seme: saranno il vostro cibo. [30] A tutte le bestie selvatiche a tutti gli uccelli del cielo e a tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di vita, io do in cibo ogni erba verde”. E così avvenne. [31] Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu sera e fu mattina: sesto giorno. (Gen 1, 26-31)

Cioè, di fronte all’uomo l’approvazione di Dio è una approvazione ancora più intensa. Non solo dice che è buono, ma che è molto buono. Ed è molto buono in particolare perché l’uomo viene presentato come immagine di Dio. Questa è ancora una di quelle cose che è ancora da meditare e da gustare, perché « immagine di Dio » è una espressione misteriosa, che deve suscitare soprattutto degli echi di riconoscenza, di lode, di rendimento di grazie. Potete leggere, se ne avete voglia, il salmo 8; meglio pregare il salmo 8.

Ora, se voi ci fate caso, in questa espressione « immaginedi Dio » c’è qualcosa di molto strano. A scuola ci hanno insegnato che Aristotele, quando voleva definire l’uomo, lo definiva come “animale ragionevole” oppure come “animale politico” o cose di questo genere. E voleva dire che, per capire che cos’è l’uomo, partiva da un animale che sta di sotto l’uomo, e poi diceva quello che invece distingue l’uomo dagli animali, che è l’intelligenza o che è la sua capacità di gestirsi politicamente la vita o queste cose qui. Comunque si parte dal basso. Invece la Bibbia parte dall’alto. Non parte dall’animale, parte da Dio, e questo vuole dire alcune cose fondamentali: che per l’uomo vivere, vuole dire assomigliare a Dio. E siccome l’uomo non diventa mai Dio, per lui vivere vuol dire crescere, vuol dire un cammino di arricchimento, di maturazione in cui l’uomo non esaurirà mai del tutto il suo significato, il suo valore. Detto in altri termini vuol dire che l’uomo è più grande di se stesso. Se io voglio sapere chi sono, posso mettere insieme tutti gli elementi che mi qualificano dal punto di vista biologico. L’uomo è un organismo biologico, con il cervello particolarmente sviluppato. Beh metto insieme quelli lì. Posso mettere insieme tutto quello che sono dal punto di vista psicologico, dal punto di vista culturale, quello che ho imparato, la mia educazione che ho ricevuto, i contatti personali che ho vissuto; posso mettere insieme tutto quello che ho creato, fatto, costruito, piantato e tutte queste cose, poi quando sono alla fine, debbo dire che però io sono più di tutto questo. L’uomo è più di tutto questo, perché l’uomo è immagine di Dio.

Questo è il motivo per cui l’uomo non potrà e non dovrà mai essere manipolato. Manipolare l’uomo vuol dire, alla fine, tenerselo in mano; vuol dire che io lo controllo. L’uomo non deve essere controllato, perché l’uomo non può essere a disposizione di un altro uomo. Non è nemmeno totalmente a disposizione sua, perché la misura vera dell’uomo è Dio. La misura dell’uomo non è un “grandissimo”, è Dio, cioè l’infinito.

L’uomo è fatto per quello, ed è per questo che deve sfuggire ad ogni tipo di visione ristretta, totalitaria o cose di questo genere. Nel Talmud c’è una riflessione dei rabbini, strana. Si chiedono i rabbini perché mai Dio abbia fatto derivare tutto il genere umano da un uomo solo, da Adamo. E dicono: beh! ha fatto derivare tutto il genere umano da un uomo solo, perché nessuno possa dire all’altro: “Mio padre valeva più del tuo”, per ricordare che gli uomini sono fondamentalmente uguali. Cioè quello che è andato a finire nella Costituzione americana è antico in questa prospettiva, cioè la volontà di Dio è non che ci siano i nobili e i non nobili, (dal punto di vista sociale questo non mi interessa) ma il senso è quello lì.

Ma poi, dice, c’è un secondo motivo che è questo: « perchétu sappia che chi uccide un uomo è come se avesse ucciso il mondo intero », e chi salva un uomo è come se avesse salvato il mondo intero. Dire che l’uomo è immagine di Dio, vuol dire quello. Dal punto di vista scientifico, quando gli scienziati cercano di riflettere sulla evoluzione, riflettono sulla evoluzione della specie. Nella evoluzione quello che conta è la specie: la specie umana rispetto alle altre specie. Ma l’individuo non conta mica molto nella evoluzione; l’individuo è tranquillamente trascurato. Il singolo non conta, conta la totalità, la globalità della specie.

Bene!

Questo non è vero dal punto di vista della fede. Dal punto di vista scientifico dell’evoluzione sarà tutto quello che volete: non mi interessa. Ma quando emerge l’uomo in un cammino di evoluzione, lì succede una straordinaria rivoluzione: che l’uomo vale l’infinito, che l’uomo non è misurabile a peso. Gli scienziati, quando tengono dietro alle specie che sono in via di estinzione, misurano gli individui, e proprio perché sono misurati, hanno un senso, un valore. Fossero infiniti non conterebbero più niente gli individui; ma questo non vale per l’uomo.

Quando c’è di mezzo l’uomo, il singolo ha un valore infinito. Chi uccide un uomo è come se avesse ucciso il mondo intero e chi salva un uomo, è come se avesse salvato il mondo intero. Questo vuole dire il fatto che l’uomo è a immagine e somiglianza di Dio. Ma questo evidentemente che è un dono, è la dignità dell’uomo, è il fondamento più radicale per noi della dignità dell’uomo, è anche un compito per l’uomo.

L’uomo ha la missione, la vocazione di essere immagine di Dio. Essere immagine di Dio vuol dire semplicemente questo: che quando il mondo si incontra con l’uomo, deve incontrarsi, attraverso l’uomo, con Dio stesso. Facciamo un esempio, e poi dopo voi li potete moltiplicare.

No?

Dio ha creato il mondo e, se ha ragione il salmo, Dio ha creato il mondo con le sue dita. E evidentemente un modo di parlare, perché Dio non ha dita, ma vuole dire che Dio, come un buon artigiano, ha plasmato il mondo. Bene! Tu lavori con le tue dita, lavori con le tue mani, prendi della materia, prendi del ferro o del rame o della terra e ci dai una forma. Beh! se tu fai quello che dovresti essere, il mondo deve poter ritrovare in te, nel tuo lavoro, quello che ha trovato nella creazione di Dio. Devi assomigliare a Dio nel tuo lavoro, nella tua vita sociale, nei tuoi rapporti con gli altri, con te stesso; devi assomigliare a Dio. Il che vuol dire, evidentemente, che devi introdurre dentro al mondo una logica, un atteggiamento, un comportamento che alluda a Dio, che faccia ricordare Dio.

Che cosa questo voglia dire, cercheremo poi di vederlo in modo un pochino più esteso.

Ma voglio dire questo.

Se io dentro al mondo ci metto dei valori di solidarietà, dei valori di amicizia, di amore, di fedeltà, di giustizia, bene! Sono immagine di Dio. Il mondo può rivedere in me, quello che Dio vuole, quello che è il progetto di Dio. Ma se io invece dentro a questo mondo io ci metto dei germi di odio o di ingiustizia o di prevaricazione o di sfruttamento, beh! l’immagine di Dio in me si è offuscata. Cioè il mondo non mi può riconoscere come immagine di Dio. Il mondo mi vede come anti-Dio in questo senso. Come quello che introduce nella creazione dei fermi, che sono dei fermi di distruzione, anti-creazione.

La creazione di Dio è per la vita del mondo.

Dio vuole che il mondo viva, e quando io introduco invece delle cose di distruzione, dei germi di morte, bene! io cancello, escludo quella somiglianza con Dio che invece fa parte della mia vocazione. Io sono stato creato a immagine e somiglianza di Dio e allora debbo comportarmi come immagine e somiglianza di Dio. Debbo essere un tramite, uno strumento attraverso cui la volontà di Dio si esprime dentro al mondo, dentro alla storia, dentro alle creature. Questo, dicevo, il mio compito.

Allora il primo passo della nostra riflessione è questo: Con Cristo, nella Chiesa, per la vita del mondo. Per la vita del mondo, per noi, non è altro che un diventare partecipi dell’amore di Dio per il mondo. Il mondo non lo salviamo mica noi, il mondo lo salva Dio. Dio, che vuole la vita del mondo e che ha operato per la vita del mondo, lo ha creato Lui ed è prima di tutto. Ci ritorneremo sopra.

A noi tocca questo: semplicemente metterci in sintonia con Dio; amare il mondo con lo stesso amore con cui lo ha amato Dio e operare nel mondo con la stessa logica, con lo stesso atteggiamento con cui Dio pensa e vuole e opera. Il nostro amore per il mondo deve assomigliare all’amore di Dio; deve far introdurre in noi i desideri che Dio ha nei confronti delle creature. Per cui, dicevamo prima, siccome Dio di fronte al mondo intero dice che è una cosa buona, beh! provate anche voi a dire che il mondo è una cosa buona, a dirlo di cuore, a riconoscere la grandezza e la bellezza del mondo nel quale noi piantiamo i nostri piedi, nel quale camminiamo.

Quando i salmi ci invitano a lodare il Signore con tutte le creature o per tutte le creature, ci vogliono invitare a questo, ad amare in questo modo il mondo. E siccome l’uomo, abbiamo detto, è a immagine e somiglianza di Dio, bene!, proviamo a trattare l’uomo come immagine e somiglianza di Dio e quindi proviamo a trattare ogni persona con quel rispetto immenso a cui ha diritto, proprio perché immagine e somiglianza di Dio. Questo vuol dire per esempio (dicevamo prima) non manipolare, ma vuol dire anche non classificare gli altri, cioè non farli entrare dentro a degli schemi così piccoli, che la immagine di Dio lì non ci sta.

È chiaro!

Io posso valutare i comportamenti: se c’è un comportamento giusto e un comportamento ingiusto. Ma con tutto questo non posso rinchiudere la persona dentro alla sua ingiustizia. La persona è più grande delle sue ingiustizie, è più grande anche dei suoi peccati, dei suoi errori.

Una persona è sempre una invocazione a Dio un appello a Dio, una allusione a Dio.

E allora imparare esattamente questo: il rispetto profondo della dignità di ogni persona, e questo non in astratto, ma della persona che ci abita di fianco di casa, della persona assieme alla quale noi lavoriamo, della persona con cui possiamo anche litigare delle volte, ma, questo rispetto qui è essenziale per noi.

Ma poi dobbiamo fare un passettino avanti, che riprenderemo oggi pomeriggio. Dio ha amato il mondo. Abbiamo parlato della creazione del mondo, come è uscito dalle mani di Dio. Ma il mondo nel quale viviamo noi non è proprio così, non è quello uscito dalle mani di Dio. È un mondo che conosce delle deformazioni, che conosce il peso del peccato e dell’allontanamento da Dio. Conosce le ingiustizie, conosce di fatto lo sfruttamento, conosce la lotta degli uni contro gli altri, conosce l’avidità e conosce l’orgoglio, conosce la prevaricazione. È un mondo che non è pulito, sano, trasparente, meraviglioso. È un mondo di cui parla S. Paolo nella lettera ai Romani al cap. 1. Non riusciamo a commentario, anche se sarebbe bello, quando dice:

In realtà l’ira di Dio si rivela dal cielo contro ogni empietà e ogni ingiustizia di uomini che soffocano la verità nell’ingiustizia. (Rm 1, 18)

Cosa vuol dire: « soffocano la verità nell’ingiustizia »? Vuol dire che l’uomo riesce e di fatto lo fa, a soffocare la verità delle cose, la verità del mondo con la sua avidità. Quando, per esempio, l’uomo fa del mondo uno strumento di odio verso gli altri, è strumento di guerra nel mondo, quindi è strumento di uccisione, di contrasto di violenza. Quando l’uomo fa questo, non solo fa peccato, ma perverte la realtà del mondo, dà al mondo una faccia sbagliata. Non è quella la faccia del mondo. La faccia del mondo non è quella dell’ingiustizia. La faccia del mondo è quella della creatura di Dio, e io debbo poter vedere in questo mondo la creazione di Dio, la creatura di Dio, un mondo che mi allude alla grandezza e alla santità di Dio.

Quando invece l’uomo diventa nemico del suo fratello, usa il mondo, perché l’uomo non può altro che usare il mondo per crescere e per amare o, per odiare. Ma dà al mondo la figura opposta a quello che è il progetto di Dio, a quello che è la verità del mondo. « Soffocano la veritànell’ingiustizia » vuol dire, per esempio, la verità della sessualità, (ci torneremo sopra), la verità dei beni della terra, dell’economia.

Quando l’economia diventa sfruttamento, c’è un soffocare la verità nell’ingiustizia. E così per tanti altri comportamenti.

In fondo, se voi ci fate caso, vale per nostro peccato quello che rimproverava il Signore nel profeta Osea al suo popolo, quando diceva:

[7b] Essa [Israele, la madre degli Israeliti] ha detto: «Seguirò i miei amanti, che mi danno il mio pane e la mia acqua, la mia lana e il mio lino, il mio olio e le mie bevande”. [8] Perciò ecco, ti sbatterò la strada di spine e ne cingerò il recinto di barriere e non troverà i suoi sentieri. [9] Inseguirà i suoi amanti, ma non li raggiungerà, li cercherà senza trovarli. Allora dirà: “Ritornerò al mio marito di prima perché ero più felice di ora”. [10] Non capì che io le davo grano, vino nuovo e olio e le prodigavo l’argento e l’oro che hanno usato per Baal.” (Os 2, 7b.10)

Cioè Dio rimprovera il suo popolo per questo: hanno preso i miei doni; non hanno altro. Tutto quello che hanno è mio dono; hanno preso i miei doni e ne hanno fatto uno strumento di idolatria, cioè uno strumento per dimenticarmi, per escludermi dalla loro vita.

Questo è quello che facciamo noi.

Quando i beni di Dio diventano strumenti dell’avidità o dell’orgoglio o dell’egoismo, facciamo questo. Prendiamo i beni di Dio perché non abbiamo altro. Tutto quello che abbiamo è dono, però pervertiamo la verità di questo dono, mettendola contro Dio stesso.

Bene! Il mondo concreto è così.

Il mondo concreto è un mondo dove la bellezza originaria è velata dall’ingiustizia. Ma è proprio quello che dice S. Giovanni quando dice: « Dioha amato il mondo ». Non dice: « Ha amato la creazione originaria ». No! il mondo attuale! Il mondo degli uomini! Il mondo degli empi, dei peccatori, degli egoisti, degli ipocriti: il nostro mondo. Il nostro povero mondo Dio lo ha amato. Questo mondo qui.

Nella lettera ai Romani S. Paolo scrive:

[6] Infatti, mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo mori per gli empi nel tempo stabilito. [7] Ora, a stento si trova chi sia disposto a morire per un giusto; forse ci può essere chi ha il coraggio di morire per una persona dabbene. [8] Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi perché, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi”. (Rm 5, 6-8)

Mi interessa questo « per gli empi », perché vuole dire che l’amore di Dio non è rivolto ai santi. L’amore di Dio è rivolto ai peccatori. Certamente l’amore di Dio è rivolto ai peccatori per renderli santi, mica per lasciarli peccatori. Evidentemente lo scopo di Dio è questo. Ma è rivolto in concreto al mondo del peccato, al mondo della ingiustizia; quindi, quando noi eravamo peccatori, quando eravamo empi, Dio ci ha amato: che vuol dire evidentemente un amore essenzialmente creativo, che non dipende dalla nostra volontà, ma che la suscita, che ci fa diventare buoni.

Non suppone che noi siamo buoni; non è che Dio ci ama sotto condizione: ti amo se tu sei buono, se tu sei sincero, se tu sei generoso… No!, ci ama senza condizioni.

Però è vero quello che abbiamo detto altre volte, che se l’amore di Dio ci prende così come siamo, non ci lascia così come siamo. L’amore di Dio è fatto esattamente per renderci nuovi, per tenderci sani, puliti, capaci di amare. E l’amore di Dio si esprime nel fatto che ha donato, diceva il nostro passo di Giovanni, il suo Figlio unigenito. E il suo Figlio unigenito vuol dire: quello che gli sta maggiormente a cuore, quello che ama con tutto se stesso.

Dietro, probabilmente, c’è un parallelo con quel famoso brano del cap. 22 della Genesi, quando il Signore chiede ad Abramo il sacrificio del figlio. Lo chiama: « Abramo, Abramo! ». E gli dice: “ Prendi il tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, va nel territorio di Moriae lì offrilo in sacrificio ».

Ora, se voi ci fate caso, quel testo stranissimo ripete la stessa cosa quattro volte, e non ce ne sarebbe bisogno. Dice: « Prendi tuofiglio », e sarebbe abbastanza. Invece continua: « quello che ami », e sarebbe abbastanza; e invece continua: « l’unico, quello che tu ami, Isacco ».

« Prendi il tuo figlio »… vuol dire la grandezza del sacrificio che viene chiesto ad Abramo e che è in fondo per noi una semplice immagine, una figura del sacrificio che Dio ha fatto del suo proprio Figlio, di quello che il Signore ha fatto esattamente per noi e per la nostra vita.

Allora quel « volere la vita del mondo » (abbiamo finito) per lui vuol dire semplicemente entrare dentro al progetto di Dio; è Dio che vuole la vita del mondo. E per noi si tratta semplicemente solo di questo: di entrare dentro al progetto di Dio, di fare nostro il suo amore. Non è che noi dobbiamo amare il mondo, ma dobbiamo entrare dentro all’amore che Dio ha per il mondo. Se noi amiamo il mondo, può darsi che il nostro amore sia un amore strano, interessato, egoistico, con cui ci aggrappiamo al mondo e facciamo del mondo una nostra proprietà, per cui viene fuori l’atteggiamento di avidità, di afferrare il mondo, che non è esattamente l’amore.

L’amore non è quello di chi, siccome è attirato da una cosa, l’afferra e la vuole possedere; questo non è amore, questo è desiderio. Tutto quello che volete, ma non è amore. L’amore è il desiderare il bene del mondo, la vita dei mondo; è fare sì che il mondo viva, è operare perché il mondo viva. Questo è quello che Dio vuole ed è quello che noi dobbiamo tentare di volere insieme con Lui.

COME STARE BENE IN SALUTE – (AUDIO)

La Salute non è il valore più importante della vita; tuttavia dobbiamo curarla e difenderla: una salute di ferro giova anche allo spirito, perchè il nostro corpo è il suo tempio. In questi audio, che troverai cliccando sul link sottostante, ci sono molti avvertimenti per mantenersi in salute, e anche così dare gloria a Dio. Cura la tua salute, ma sopratutto abbi cura del tuo spirito e della tua vita!

 

AUDIOLINK AI CONTENUTI AUDIO DI QUESTO TEMA

 

Per migliorare la tua salute spirituale, abbiamo scelto UNA PAROLA PER TE: il capitolo 10 del Vangelo secondo Luca.

Leggilo attentamente, meditalo e portalo con te durante questa giornata:

Vangelo secondo Luca – 10

1Dopo questi fatti il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. 2Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! 3Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; 4non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada. 5In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. 6Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. 7Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra. 8Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, 9guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. 10Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: 11“Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. 12Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città.
13Guai a te, Corazìn, guai a te, Betsàida! Perché, se a Tiro e a Sidone fossero avvenuti i prodigi che avvennero in mezzo a voi, già da tempo, vestite di sacco e cosparse di cenere, si sarebbero convertite. 14Ebbene, nel giudizio, Tiro e Sidone saranno trattate meno duramente di voi. 15E tu, Cafàrnao, sarai forse innalzata fino al cielo? Fino agli inferi precipiterai!
16Chi ascolta voi ascolta me, chi disprezza voi disprezza me. E chi disprezza me disprezza colui che mi ha mandato».
17I settantadue tornarono pieni di gioia, dicendo: «Signore, anche i demòni si sottomettono a noi nel tuo nome». 18Egli disse loro: «Vedevo Satana cadere dal cielo come una folgore. 19Ecco, io vi ho dato il potere di camminare sopra serpenti e scorpioni e sopra tutta la potenza del nemico: nulla potrà danneggiarvi. 20Non rallegratevi però perché i demòni si sottomettono a voi; rallegratevi piuttosto perché i vostri nomi sono scritti nei cieli».
21In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 22Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
23E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. 24Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
25Ed ecco, un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa’ questo e vivrai».
29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all’albergatore, dicendo: “Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno”. 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va’ e anche tu fa’ così».
38Mentre erano in cammino, entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò. 39Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. 40Marta invece era distolta per i molti servizi. Allora si fece avanti e disse: «Signore, non t’importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti». 41Ma il Signore le rispose: «Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, 42ma di una cosa sola c’è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta».

salute Luca Gesù

Drawn to Jesus

April 30, 2020
Thursday of the Third Week of Easter
Readings for Today

Saint Pius V, Pope—Optional Memorial

Jesus said to the crowds: “No one can come to me unless the Father who sent me draw him, and I will raise him on the last day.”  John 6:44

This Scripture passage reveals to us a wonderful spiritual principle we need to understand and live if we are to grow close to God.  It’s the principle of being drawn to Jesus by the Father.

First of all, it’s important to understand the first part of what Jesus says: “No one can come to me unless…”  This tells us that coming to Jesus in faith, growing in that faith, and growing in our love of God is not something we can do on our own.  Coming to faith is a response to God’s action in our life.  

This is important to understand if we wish to establish an authentic relationship with Christ because it reveals to us the fact that we have to let God take the first step in that relationship.  When we let Him do this, it’s our responsibility to then respond.   

Of course this does not mean we just sit back in a passive way waiting for God to reach out.  God is constantly reaching out, constantly speaking and constantly drawing us to Himself.  So our first responsibility is to tune into His gentle “wooing.”  This comes in the form of gentle promptings of grace inviting us to turn more completely to Him and to surrender more fully each and every day.  

In our busy world, it’s so very easy to let ourselves become distracted by the many competing voices.  It’s easy to hear the pulling, and even pushing, of the world and all its enticements.  The world has become quite good at penetrating our short attention spans and offering quick satisfactions that ultimately leave us empty.

But God’s voice and His invitation are quite different.  They are found in interior silence.  However, we need not be in a monastery in order to achieve this interior silence.  Rather, it’s achieved by faithful periods of prayer each day, and a formed habit of turning to God in all things.  It’s achieved when we respond to God’s calling, and then do it again, and again, and so forth.  This builds a habit of being drawn, hearing, responding and being drawn in even closer so as to respond again.

Reflect, today, upon how well you listen to God.  Try to find at least a few minutes (or more) of silence today.  Close your eyes and listen.  Listen to God speaking to you.  When He draws you, respond to Him with much generosity.  This is the best choice you can make each day!

Lord, please draw me in, draw me close and help me to recognize Your voice.  As I hear You calling, help me to respond to You with much generosity.  My life is Yours, dear Lord.  Help me to desire You all the more.  Jesus, I trust in You.


Easter Prayers

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Saint of the Day – Saint Pius V, Pope

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