LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura Sir 50, 1.3-7
Francesco come sole sfolgorante rifulse nel tempio di Dio.

Dal libro del Siracide
Ecco chi nella sua vita riparò il tempio, e nei suoi giorni fortificò il santuario. Ai suoi tempi fu scavato il deposito per le acque, un serbatoio ampio come il mare. Premuroso di impedire la caduta del suo popolo, fortificò la città contro un assedio.
Come era stupendo quando si aggirava fra il popolo, quando usciva dal santuario dietro il velo.
Come un astro mattutino fra le nubi, come la luna nei giorni in cui è piena, come il sole sfolgorante così egli rifulse nel tempio di Dio.

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 15
Tu sei, Signore, mia parte di eredità.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra.

Seconda Lettura
  Gal 6,14-18
Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.

SEQUENZA

La sequenza è facoltativa, e si può dire anche nella forma breve,
iniziando dalla strofa:
Per le piaghe …

 

Prodigi nuovi di santità,
degni di lode, apparvero,
stupendi e per noi propizi,
affidati a Francesco.

Agli iscritti al nuovo gregge
è data una nuova legge,
si rinnovano i decreti del Re,
ritrasmessi da Francesco.

Un nuovo ordine, una nuova vita,
sconosciuti al mondo, sorgono;
la regola emanata ripropone
il ritorno al Vangelo.

Conforme ai consigli del Cristo,
è dettata la regola;
la norma data ricalca
la vita degli Apostoli.

Corda rude, veste dura
cinge e copre senza cura;
il cibo si dà in parsimonia,
son gettati i calzari.

Povertà soltanto cerca,
niente vuole di terrestre;
quaggiù Francesco tutto calpesta:
rifiuta il denaro.

Cerca luoghi solitari,
ove sfogarsi in pianto;
geme per il tempo prezioso
sciupato nel secolo.

In un antro della Verna
piange, prega, prostrato a terra,
finché l’anima è irradiata
di celeste arcana luce.

Là, protetto dalle rupi,
è immerso nell’estasi;
il Serafico alla terra
preferisce il cielo.

E’ trattato con rigore,
il corpo si trasfigura;
nutrìto della parola di Dio,
rifiuta ciò che è terreno.

Dall’alto, un Serafino alato
gli appare: è il grande Re;
sbigottisce il Padre,
atterrito dalla visione.

Nelle membra di Francesco,
tutto assorto in orazione,
imprime il Serafino
i segni del Crocifisso.

E’ suggello al sacro corpo:
piagato mani e piedi,
il lato destro è trafitto,
si irrora di sangue.

Si parlano ; gli son rivelati
i segreti celesti;
il Santo li comprende
in sublime estasi.

Ecco chiodi misteriosi,
fuori neri e dentro splendidi;
punge il dolore, acute
straziano le punte.

Non c’è opera di uomo
sulle piagate membra;
non i chiodi, non le piaghe
impresse la natura

* * *

Per le piaghe che hai portato,
con le quali hai trionfato
sulla carne e sul nemico
con inclita vittoria,

O Francesco, tu difendici
fra le cose che ci avversano,
per poter godere il premio
nell’eterna gloria.

Padre santo e pietoso,
il tuo popolo devoto
con la schiera dei tuoi figli,
ottenga il premio eterno.

Tutti quelli che ti seguono,
siano un giorno uniti in cielo ai beati comprensori
nella luce della gloria.
Amen.

 

Canto al Vangelo
Alleluia, alleluia.

Francesco, povero e umile,
entra ricco nel cielo,
onorato con inni celesti.
Alleluia.

  
Vangelo  
Mt 11,25-30
Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».

Letture dall’Ufficio delle Letture

Versetto
V. Signore, tu hai decorato il tuo servo Francesco,
R. con i segni della nostra redenzione.

Prima Lettura
Dalla lettera agli Efesini di san Paolo, apostolo 4, 1-24

A ciascuno è stata data la sua grazia, per edificare il corpo di Cristo
Fratelli, vi esorto io, il prigioniero del Signore, a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto, con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza, sopportandovi a vicenda con amore, cercando di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. Un solo corpo, un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. Un solo Dio Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, agisce per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. Per questo sta scritto: Ascendendo in cielo ha portato con sé prigionieri, ha distribuito doni agli uomini (Sal 67, 19).
Ma che significa la parola «ascese», se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per riempire tutte le cose.
E’ lui che ha stabilito alcuni come apostoli, altri come profeti, altri come evangelisti, altri come pastori e maestri, per rendere idonei i fratelli a compiere il ministero, al fine di edificare il corpo di Cristo, finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, allo stato di uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo. Questo affinché non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, secondo l’inganno degli uomini, con quella loro astuzia che tende a trarre nell’errore. Al contrario, vivendo secondo la verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa verso di lui, che è il capo, Cristo, dal quale tutto il corpo, ben compaginato e connesso, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, riceve forza per crescere in modo da edificare se stesso nella carità.
Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani nella vanità della loro mente, accecati nei loro pensieri, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro, e per la durezza del loro cuore. Diventati così insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza, commettendo ogni sorta di impurità con avidità insaziabile.
Ma voi non così avete imparato a conoscere Cristo, se proprio gli avete dato ascolto e in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù, per la quale dovete deporre l’uomo vecchio con la condotta di prima, l’uomo che si corrompe dietro le passioni ingannatrici. Dovete rinnovarvi nello spirito della vostra mente e rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella santità vera.

Responsorio   1 Cor 2,4.2
R. La mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, * ma sulla manifestazione dello spirito e della sua potenza.
V. Io ritenni di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo e questi crocifisso,
R. ma sulla manifestazione dello spirito e della sua potenza.

Seconda Lettura
Dalla «Lettera a tutti i fedeli» di san Francesco d’Assisi
(Opuscoli, ed. Quaracchi 1949, 87-94)

Dobbiamo essere semplici, umili e puri
Il Padre altissimo fece annunziare dal suo arcangelo Gabriele alla santa e gloriosa Vergine Maria che il Verbo del Padre, così degno, così santo e così glorioso, sarebbe disceso dal cielo, e dal suo seno avrebbe ricevuto la vera carne della nostra umanità e fragilità. Egli, essendo oltremodo ricco, volle tuttavia scegliere, per sé e per la sua santissima Madre, la povertà.
All’approssimarsi della sua passione, celebrò la Pasqua con i suoi discepoli. Poi pregò il Padre dicendo: «Padre mio, se è possibile, passi da me questo calice» (Mt 26, 39).
Pose tuttavia la sua volontà nella volontà del Padre. E la volontà del Padre fu che il suo Figlio benedetto e glorioso, dato per noi e nato per noi, offrisse se stesso nel proprio sangue come sacrificio e vittima sull’altare della croce. Non si offrì per se stesso, non ne aveva infatti bisogno lui, che aveva creato tutte le cose. Si offrì per i nostri peccati, lasciandoci l’esempio perché seguissimo le sue orme (cfr. 1 Pt 2, 21). E il Padre vuole che tutti ci salviamo per mezzo di lui e lo riceviamo con puro cuore e casto corpo.
O come sono beati e benedetti coloro che amano il Signore e ubbidiscono al suo Vangelo! E’ detto infatti: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore e con tutta la tua anima, e il prossimo tuo come te stesso» (Lc 10, 27). Amiamo dunque Dio e adoriamolo con cuore puro e pura mente, perché egli stesso questo ricerca sopra ogni cosa quando dice «I veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità» (Gv 4, 23). Dunque tutti quelli che l’adorano devono adorarlo in spirito e verità. Rivolgiamo a lui giorno e notte lodi e preghiere, perché dobbiamo sempre pregare e non stancarci mai (cfr. Lc 18, 1), e diciamogli: «Padre nostro, che sei nei cieli» (Mt 6, 9).
Facciamo inoltre «frutti degni di conversione» (Mt 3, 8) e amiamo il prossimo come noi stessi. Siamo caritatevoli, siamo umili, facciamo elemosine perché esse lavano le nostre anime dalle sozzure del peccato.
Gli uomini perdono tutto quello che lasciano in questo mondo. Portano con sé solo la mercede della carità e delle elemosine che hanno fatto. E’ il Signore che dà loro il premio e la ricompensa.
Non dobbiamo essere sapienti e prudenti secondo la carne, ma piuttosto semplici, umili e casti. Non dobbiamo mai desiderare di essere al di sopra degli altri, ma piuttosto servi e sottomessi a ogni umana creatura per amore del Signore. E su tutti coloro che avranno fatte tali cose e perseverato fino alla fine, riposerà lo Spirito del Signore. Egli porrà in essi la sua dimora ed abitazione. Saranno figli del Padre celeste perché ne compiono le opere. Saranno considerati come fossero per il Signore o sposa o fratello o madre.

Responsorio   Mt 5, 3. 5. 6
R. Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli! * Beati i miti, perché erediteranno la terra!
V. Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati!
R. Beati i miti, perché erediteranno la terra!

Instruments of God

Instruments of God

Friday, October 4, 2019

Friday of the Twenty-Sixth Week in Ordinary Time

Readings for Today

Saint Francis of Assisi – Memorial

“Whoever listens to you listens to me.  Whoever rejects you rejects me.  And whoever rejects me rejects the one who sent me.”  Luke 10:16

Jesus makes a threefold connection in this passage.  He connects you to Him and Himself to the Father.  Thus, when you are acting as a true instrument of the Lord, and another either listens to or rejects what you bring to them, then they are either listening to or rejecting not only you but also our Lord and the Father in Heaven.

One thing this reveals is the awesome responsibility we all have to bring the love and mercy of the Father in Heaven to those whom we encounter every day.  We are able to be true instruments of God.  In making such a strong connection between us, Himself and the Father in Heaven, Jesus is elevating our human dignity to an incredible level.

This passage also reveals the fact that others will act as instruments of God to us.  This is important to understand because Jesus is very clear.  If someone comes to us, acts in Christ’s name, and we reject that person, then we are actually rejecting the Father in Heaven.  This should lead us to pause and be seriously attentive to the way in which we treat others.  We must especially be aware that others have great potential to be instruments of God to us.  The Lord speaks through them in numerous ways.

Reflect, today, upon these revelations.  Reflect upon the great gift it is to act as an instrument of the Father in Heaven.  This is a sacred duty and a profound privilege we must not take lightly.  Look also for ways that the Father speaks to you through others.  When He speaks, give Him your full attention and be grateful for those who act as these instruments of God’s love.

Lord, I thank You for the honor and privilege of serving as an instrument of Your holy voice.  May I always seek to embrace this calling with faith and sincerity.  May I also be open to every way that You speak to me through others.  Give me the humility I need to listen to Your voice through them.  Jesus, I trust in You.

Reflection 276: Seeing Without Accomplishing

Reflection 276: Seeing Without Accomplishing

Does God get angry with you when you do not accomplish a certain task for His glory?  It depends.  He may issue forth His holy wrath if the failure is on account of your sin.  This wrath is an act of His Mercy calling you to repentance.  But at other times your work and service of God may be hindered by things beyond your control.  The Lord knows this and sees it.  You may wonder at times why God does not “fix” this or that problem.  You may wish you had it in your power to move someone to act when they appear to be a hindrance to your work of mercy.  But this is not your concern.  Your concern must be to do all that is in your power to accomplish the Will of God, leaving the rest to Him.  God is pleased by your efforts, not by your successes.  He does not measure the objective success; rather, He measures the subjective success.  In fact, sometimes God allows many obstacles to arise as a way of purifying your work and sanctifying your soul through patience and deepening resolve.  Do your duty and that will suffice for the work of His Mercy our Lord has given you (See Diary #1374).

Think about that which you believe God has given you as a duty to perform.  It may be some ordinary activity or it may be something that appears to be grander in nature.  Reflect, also, upon apparent obstacles you encounter in fulfilling your duty.  Try not to look at these “obstacles” as obstacles at all.  Rather, see them as opportunities to deepen your resolve to fulfill the mission of Divine Mercy God has given to you.

Lord, help me to be faithful to You in all that I do.  Help me to refrain from focusing on the results of my efforts and, instead, to offer my effort to You for Your glory.  I know You are pleased by my total dedication to You, dear Lord.  Help me to daily resolve to deepen that dedication so as to become a better instrument of Your Mercy.  Jesus, I trust in You.

La Speranza cristiana – 27. I Santi, testimoni e compagni di Speranza

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 21 giugno 2017

[Multimedia]


 

La Speranza cristiana – 27. I Santi, testimoni e compagni di Speranza

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Nel giorno del nostro Battesimo è risuonata per noi l’invocazione dei santi. Molti di noi in quel momento erano bambini, portati in braccio dai genitori. Poco prima di compiere l’unzione con l’Olio dei catecumeni, simbolo della forza di Dio nella lotta contro il male, il sacerdote ha invitato l’intera assemblea a pregare per coloro che stavano per ricevere il Battesimo, invocando l’intercessione dei santi. Quella era la prima volta in cui, nel corso della nostra vita, ci veniva regalata questa compagnia di fratelli e sorelle “maggiori” – i santi – che sono passati per la nostra stessa strada, che hanno conosciuto le nostre stesse fatiche e vivono per sempre nell’abbraccio di Dio. La Lettera agli Ebrei definisce questa compagnia che ci circonda con l’espressione «moltitudine dei testimoni» (12,1). Così sono i santi: una moltitudine di testimoni.

I cristiani, nel combattimento contro il male, non disperano. Il cristianesimo coltiva una inguaribile fiducia: non crede che le forze negative e disgreganti possano prevalere. L’ultima parola sulla storia dell’uomo non è l’odio, non è la morte, non è la guerra. In ogni momento della vita ci assiste la mano di Dio, e anche la discreta presenza di tutti i credenti che «ci hanno preceduto con il segno della fede» (Canone Romano). La loro esistenza ci dice anzitutto che la vita cristiana non è un ideale irraggiungibile. E insieme ci conforta: non siamo soli, la Chiesa è fatta di innumerevoli fratelli, spesso anonimi, che ci hanno preceduto e che per l’azione dello Spirito Santo sono coinvolti nelle vicende di chi ancora vive quaggiù.

Quella del Battesimo non è l’unica invocazione dei santi che segna il cammino della vita cristiana. Quando due fidanzati consacrano il loro amore nel sacramento del Matrimonio, viene invocata di nuovo per loro – questa volta come coppia – l’intercessione dei santi. E questa invocazione è fonte di fiducia per i due giovani che partono per il “viaggio” della vita coniugale. Chi ama veramente ha il desiderio e il coraggio di dire “per sempre” – “per sempre” – ma sa di avere bisogno della grazia di Cristo e dell’aiuto dei santi per poter vivere la vita matrimoniale per sempre. Non come alcuni dicono: “finché dura l’amore”. No: per sempre! Altrimenti è meglio che non ti sposi. O per sempre o niente. Per questo nella liturgia nuziale si invoca la presenza dei santi. E nei momenti difficili bisogna avere il coraggio di alzare gli occhi al cielo, pensando a tanti cristiani che sono passati attraverso la tribolazione e hanno custodito bianche le loro vesti battesimali, lavandole nel sangue dell’Agnello (cfr Ap 7,14): così dice il Libro dell’Apocalisse. Dio non ci abbandona mai: ogni volta che ne avremo bisogno verrà un suo angelo a risollevarci e a infonderci consolazione. “Angeli” qualche volta con un volto e un cuore umano, perché i santi di Dio sono sempre qui, nascosti in mezzo a noi. Questo è difficile da capire e anche da immaginare, ma i santi sono presenti nella nostra vita. E quando qualcuno invoca un santo o una santa, è proprio perché è vicino a noi.

Anche i sacerdoti custodiscono il ricordo di una invocazione dei santi pronunciata su di loro. È uno dei momenti più toccanti della liturgia dell’ordinazione. I candidati si mettono distesi per terra, con la faccia verso il pavimento. E tutta l’assemblea, guidata dal Vescovo, invoca l’intercessione dei santi. Un uomo rimarrebbe schiacciato sotto il peso della missione che gli viene affidata, ma sentendo che tutto il paradiso è alle sue spalle, che la grazia di Dio non mancherà perché Gesù rimane sempre fedele, allora si può partire sereni e rinfrancati. Non siamo soli.

E cosa siamo noi? Siamo polvere che aspira al cielo. Deboli le nostre forze, ma potente il mistero della grazia che è presente nella vita dei cristiani. Siamo fedeli a questa terra, che Gesù ha amato in ogni istante della sua vita, ma sappiamo e vogliamo sperare nella trasfigurazione del mondo, nel suo compimento definitivo dove finalmente non ci saranno più le lacrime, la cattiveria e la sofferenza.

Che il Signore doni a tutti noi la speranza di essere santi. Ma qualcuno di voi potrà domandarmi: “Padre, si può essere santo nella vita di tutti i giorni?” Sì, si può. “Ma questo significa che dobbiamo pregare tutta la giornata?” No, significa che tu devi fare il tuo dovere tutta la giornata: pregare, andare al lavoro, custodire i figli. Ma occorre fare tutto con il cuore aperto verso Dio, in modo che il lavoro, anche nella malattia e nella sofferenza, anche nelle difficoltà, sia aperto a Dio. E così si può diventare santi. Che il Signore ci dia la speranza di essere santi. Non pensiamo che è una cosa difficile, che è più facile essere delinquenti che santi! No. Si può essere santi perché ci aiuta il Signore; è Lui che ci aiuta.

È il grande regalo che ciascuno di noi può rendere al mondo. Che il Signore ci dia la grazia di credere così profondamente in Lui da diventare immagine di Cristo per questo mondo. La nostra storia ha bisogno di “mistici”: di persone che rifiutano ogni dominio, che aspirano alla carità e alla fraternità. Uomini e donne che vivono accettando anche una porzione di sofferenza, perché si fanno carico della fatica degli altri. Ma senza questi uomini e donne il mondo non avrebbe speranza. Per questo auguro a voi – e auguro anche a me – che il Signore ci doni la speranza di essere santi.

Grazie!

L’uomo-persona diventa dono nella libertà dell’amore

UDIENZA GENERALE 

Mercoledì, 16 Gennaio 1980

L’uomo-persona diventa dono nella libertà dell’amore

1. Continuiamo oggi l’analisi dei testi del Libro della Genesi, che abbiamo intrapreso secondo la linea dell’insegnamento di Cristo. Ricordiamo, infatti, che, nel colloquio sul matrimonio, Egli si è richiamato al “principio”.

La rivelazione, ed insieme la scoperta originaria del significato “sponsale” del corpo, consiste nel presentare l’uomo, maschio e femmina, in tutta la realtà e verità del suo corpo e sesso (“erano nudi”) e nello stesso tempo nella piena libertà da ogni costrizione del corpo e del sesso. Di ciò sembra testimoniare la nudità dei progenitori, interiormente liberi dalla vergogna. Si può dire che, creati dall’Amore, cioè dotati nel loro essere di mascolinità e femminilità, entrambi sono “nudi” perché sono liberi della stessa libertà del dono. Questa libertà sta appunto alla base del significato sponsale del corpo. Il corpo umano, con il suo sesso, e la sua mascolinità e femminilità, visto nel mistero stesso delle creazione, è non soltanto sorgente di fecondità e di procreazione, come in tutto l’ordine naturale, ma racchiude fin “dal principio” l’attributo “sponsale”, cioè la capacità di esprimere l’amore: quell’amore appunto nel quale l’uomo-persona diventa dono e – mediante questo dono – attua il senso stesso del suo essere ed esistere. Ricordiamo qui il testo dell’ultimo Concilio, dove si dichiara che l’uomo è l’unica creatura nel mondo visibile che Dio abbia voluto “per se stessa”, aggiungendo che quest’uomo non può “ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé”.(Anzi, quando il Signore Gesù prega il Padre, perché “tutti siano una cosa sola, come io e te siamo una cosa sola” [Gv 17,21-22] mettendoci davanti orizzonti impervi alla ragione umana, ci ha suggerito una certa similitudine tra l’unione delle persone divine e l’unione dei figli di Dio nella verità e nella carità. Questa similitudine manifesta che l’uomo, il quale in terra è la sola creatura che Iddio abbia voluto per se stessa, non possa ritrovarsi pienamente se non attraverso un dono sincero di sé [Gaudium et Spes, 24]. L’analisi strettamente teologica del “Libro della Genesi”, in particolare Genesi 2, 23-25, ci consente di far riferimento a questo testo. Ciò costituisce un altro passo tra “antropologia adeguata” e “teologia del corpo”, strettamente legata alla scoperta delle caratteristiche essenziali dell’esistenza personale nella “preistoria teologica” dell’uomo. Sebbene questo possa incontrare resistenza da parte della mentalità evoluzionistica [anche tra i teologi], tuttavia sarebbe difficile non accorgersi che il testo analizzato del “Libro della Genesi”, specialmente Genesi 2, 23-25, dimostra la dimensione non soltanto “originaria”, ma anche “esemplare” dell’esistenza delI’uomo, in particolare dell’uomo “come maschio e femmina”.)

2. La radice di quella nudità originaria libera dalla vergogna, di cui parla Genesi 2,25, si deve cercare proprio in quella integrale verità sull’uomo. Uomo o donna, nel contesto del loro a principio” beatificante, sono liberi della stessa libertà del dono. Infatti, per poter rimanere nel rapporto del “dono sincero di sé” e per diventare un tale dono l’uno per l’altro attraverso tutta la loro umanità fatta di femminilità e mascolinità (anche in rapporto a quella prospettiva di cui parla Genesi 2,24), essi debbono essere liberi proprio in questo modo. Intendiamo qui la libertà soprattutto come padronanza di se stessi (autodominio). Sotto questo aspetto, essa è indispensabile perché l’uomo possa “dare se stesso”, perché possa diventare dono, perché (riferendoci alle parole del Concilio) possa “ritrovarsi pienamente” attraverso “un dono sincero di sé”. Così, le parole “erano nudi e non ne provavano vergogna” si possono e si devono intendere come rivelazione – ed insieme riscoperta – della libertà, che rende possibile e qualifica il senso “sponsale” del corpo.

3. Genesi 2,25 dice però ancora di più. Difatti, questo passo indica la possibilità e la qualifica di tale reciproca “esperienza del corpo”. E inoltre ci permette di identificare quel significato sponsale del corpo in actu. Quando leggiamo che “erano nudi, ma non ne provavano vergogna”, ne tocchiamo indirettamente quasi la radice, e direttamente già i frutti. Liberi interiormente dalla costrizione del proprio corpo e sesso, liberi della libertà del dono, uomo e donna potevano fruire di tutta la verità, di tutta l’evidenza umana, così come Dio Jahvè le aveva rivelate a loro nel mistero della creazione. Questa verità sull’uomo, che il testo conciliare precisa con le parole sopra citate, ha due principali accenti. Il primo afferma che l’uomo è l’unica creatura nel mondo che il Creatore abbia voluto “per se stessa”; il secondo consiste nel dire che questo stesso uomo, voluto in tal modo dal Creatore fin dal “principio”, può ritrovare se stesso soltanto attraverso un dono disinteressato di sé. Ora, questa verità circa l’uomo, che in particolare sembra cogliere la condizione originaria collegata al “principio” stesso dell’uomo nel mistero della creazione, può essere riletta – in base al testo conciliare – in entrambe le direzioni. Una tale rilettura ci aiuta a capire ancora maggiormente il significato sponsale del corpo, che appare iscritto nella condizione originaria dell’uomo e della donna (secondo Genesi 2,23-25) e in particolare nel significato della loro nudità originaria.

Se, come abbiamo costatato, alla radice della nudità c’è l’interiore libertà del dono – dono disinteressato di se stessi – proprio quel dono permette ad ambedue, uomo e donna, di ritrovarsi reciprocamente, in quanto il Creatore ha voluto ciascuno di loro “per se stesso” (cf. Gaudium et Spes, 24). Così l’uomo nel primo incontro beatificante, ritrova la donna, ed essa ritrova lui. In questo modo egli accoglie interiormente lei; l’accoglie così come essa è voluta “per se stessa” dal Creatore, come è costituita nel mistero dell’immagine di Dio attraverso la sua femminilità; e, reciprocamente, essa accoglie lui nello stesso modo, come egli è voluto “per se stesso” dal Creatore, e da Lui costituito mediante la sua mascolinità. In ciò consiste la rivelazione e la scoperta del significato “sponsale” del corpo. La narrazione jahvista, e in particolare Genesi 2,25, ci permette di dedurre che l’uomo, come maschio e femmina, entra nel mondo appunto con questa coscienza del significato del proprio corpo, della sua mascolinità e femminilità.

4. Il corpo umano, orientato interiormente dal “dono sincero” della persona, rivela non soltanto la sua mascolinità o femminilità sul piano fisico, ma rivela anche un tale valore e una tale bellezza da oltrepassare la dimensione semplicemente fisica della “sessualità”. (La tradizione biblica riferisce un’eco lontana della perfezione fisica del primo uomo. Il profeta Ezechiele, paragonando implicitamente il re di Tiro con Adamo nell’Eden, scrive così: “Tu eri un modello di perfezione, / pieno di sapienza, / perfetto in bellezza; / in Eden, giardino di Dio…” [Ez 28,12-13]). In questo modo si completa in un certo senso la coscienza del significato sponsale del corpo, collegato alla mascolinità-femminilità dell’uomo. Da una parte, questo significato indica una particolare capacità di esprimere l’amore, in cui l’uomo diventa dono; dall’altra, gli corrisponde la capacità e la profonda disponibilità all’“affermazione della persona”, cioè, letteralmente, la capacità di vivere il fatto che l’altro – la donna per l’uomo e l’uomo per la donna – è, per mezzo del corpo, qualcuno voluto dal Creatore “per se stesso”, cioè l’unico ed irripetibile: qualcuno scelto dall’eterno Amore.

L’“affermazione della persona” non è nient’altro che accoglienza del dono, la quale, mediante la reciprocità, crea la comunione delle persone; questa si costruisce dal di dentro, comprendendo pure tutta l’“esteriorità” dell’uomo, cioè tutto quello che costituisce la nudità pura e semplice del corpo nella sua mascolinità e femminilità. Allora – come leggiamo in Genesi 2,25 – l’uomo e la donna non provavano vergogna. L’espressione biblica “non provavano” indica direttamente “l’esperienza” come dimensione soggettiva.

5. Proprio in tale dimensione soggettiva, come due “io” umani determinati dalla loro mascolinità e femminilità, appaiono entrambi, uomo e donna, nel mistero del loro beatificante “principio” (ci troviamo nello stato della innocenza originaria e, simultaneamente, della felicità originaria dell’uomo). Questo apparire è breve, poiché comprende solo qualche versetto nel Libro della Genesi; tuttavia è pieno di un sorprendente contenuto, teologico ed insieme antropologico. La rivelazione e la scoperta del significato sponsale del corpo spiegano la felicità originaria dell’uomo e, ad un tempo, aprono la prospettiva della sua storia terrena, nella quale egli non si sottrarrà mai a questo indispensabile “tema” della propria esistenza.

I versetti seguenti del Libro della Genesi, secondo il testo jahvista del capitolo 3, dimostrano, a dire il vero, che questa prospettiva “storica” si costruirà in modo diverso dal “principio” beatificante (dopo il peccato originale). Tanto più, però, bisogna penetrare profondamente nella struttura misteriosa, teologica ed insieme antropologica, di tale “principio”. Infatti, in tutta la prospettiva della propria “storia”, l’uomo non mancherà di conferire un significato sponsale al proprio corpo. Anche se questo significato subisce e subirà molteplici deformazioni, esso rimarrà sempre il livello più profondo, che esige di essere rivelato in tutta la sua semplicità e purezza, e manifestarsi in tutta la sua verità, quale segno dell’“immagine di Dio”. Di qui passa anche la strada che va dal mistero della creazione alla “redenzione del corpo” (cf. Rm 8).

Rimanendo, per ora, sulla soglia di questa prospettiva storica, ci rendiamo chiaramente conto, in base a Genesi 2,23-25, dello stesso legame che esiste tra la rivelazione e la scoperta del significato sponsale del corpo e la felicità originaria dell’uomo. Un tale significato “sponsale” è anche beatificante e, come tale, manifesta in definitiva tutta la realtà di quella donazione, di cui ci parlano le prime pagine del Libro della Genesi. La loro lettura ci convince del fatto che la coscienza del significato del corpo che ne deriva – in particolare del suo significato “sponsale” – costituisce la componente fondamentale dell’esistenza umana nel mondo.

Questo significato “sponsale” del corpo umano si può capire solamente nel contesto della persona.

Il corpo ha un significato “sponsale” perché l’uomo-persona, come dice il Concilio, è una creatura che Iddio ha voluto per se stessa, e che, simultaneamente, non può ritrovarsi pienamente se non mediante il dono di sé.

Se Cristo ha rivelato all’uomo ed alla donna, al di sopra della vocazione al matrimonio, un’altra vocazione – quella cioè di rinunciare al matrimonio, in vista del Regno dei Cieli -, con questa vocazione ha messo in rilievo la medesima verità sulla persona umana. Se un uomo o una donna sono capaci di fare dono di sé per il regno dei cieli, questo prova a sua volta (e forse anche maggiormente) che c’è la libertà del dono nel corpo umano. Vuol dire che questo corpo possiede un pieno significato “sponsale”.

Friday (October 4): “He who hears you hears me”

Daily Reading & Meditation

Friday (October 4): “He who hears you hears me”
Scripture: Luke 10:13-16  

13 “Woe to you, Chorazin! woe to you, Bethsaida! for if the mighty works done in you had been done in Tyre and Sidon, they would have repented long ago, sitting in sackcloth and ashes. 14 But it shall be more tolerable in the judgment for Tyre and Sidon than for you. 15 And you, Capernaum, will you be exalted to heaven? You shall be brought down to Hades. 16 “He who hears you hears me, and he who rejects you rejects me, and he who rejects me rejects him who sent me.”

Meditation: If Jesus were to visit your community today, what would he say? Would he issue a warning like the one he gave to Chorazin and Bethsaida? And how would you respond? Wherever Jesus went he did mighty works to show the people how much God had for them. Chorazin and Bethsaida had been blessed with the visitation of God. They heard the good news and experienced the wonderful works which Jesus did for them. Why was Jesus upset with these communities? The word woe is also translated as alas. It is as much an expression of sorrowful pity as it is of anger.

Jesus calls us to walk in the way of truth and freedom – justice and holiness
Why does Jesus lament and issue a stern warning? The people who heard the Gospel here very likely responded with indifference. Jesus upbraids them for doing nothing! Repentance demands change – a change of heart and way of life. God’s word is life-giving and it saves us from destruction – the destruction of soul as well as body. Jesus’ anger is directed toward sin and everything which hinders us from doing the will of God and receiving his blessing. In love he calls us to walk in his way of truth and freedom, grace and mercy, justice and holiness. Do you receive his word with faith and submission or with doubt and indifference?

“Lord Jesus, give me the child-like simplicity and purity of faith to gaze upon your face with joy and confidence in your all-merciful love. Remove every doubt, fear, and proud thought which would hinder me from receiving your word with trust and humble submission.”

Psalm 79:1-5,8-9

1 O God, the heathen have come into your inheritance; they have defiled your holy temple;  they have laid Jerusalem in ruins.
2 They have given the bodies of your servants to the birds of the air for food, the flesh of your saints to the beasts of the earth.
3 They have poured out their blood like water round about Jerusalem, and there was none to bury them.
4 We have become a taunt to our neighbors, mocked and derided by those round about us.
5 How long, O LORD? Will you be angry for ever? Will your jealous wrath burn like fire?
8 Do not remember against us the iniquities of our forefathers; let your compassion come speedily to meet us, for we are brought very low.
9 Help us, O God of our salvation, for the glory of your name;  deliver us, and forgive our sins, for your name’s sake!

Daily Quote from the early church fathersChrist speaks through the disciples, by Cyril of Alexandria (376-444 AD)

“Christ gives those who love instruction the assurance that whatever is said concerning him by the holy apostles or evangelists is to be received necessarily without any doubt and to be crowned with the words of truth. He who hears them, hears Christ. For the blessed Paul also said, ‘You desire proof that Christ is speaking in me’ (2 Corinthians 13:3). Christ himself somewhere also said to the holy disciples, ‘For it is not you that speak, but the Spirit of your Father that speaks in you’ (Matthew 10:20). Christ speaks in them by the consubstantial Spirit. If it is true, and plainly it is, that they speak by Christ, how can they err? He affirms that he who does not hear them, does not hear Christ, and that he who rejects them rejects Christ, and with him the Father.” (excerpt from COMMENTARY ON LUKE, HOMILY 63)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

Daily Reflection

Today is the Feast Day of Saint Francis Assisi.  When I learn about the life and legacy of St. Francis, the word paradox comes to mind.  A paradox can be defined as one having seemingly contradictory qualities or phases.

Born into wealth, Francis enjoyed a lavish life style as a young man.  Yet he developed great empathy for the poor and committed to a life of simplicity.  A paradox.  As many young men of his day, he was enamored with military expeditions.  Yet a profound sense of peace characterized his adult life.  A paradox.  In his formative years he helped his father sell rich fabrics of silk and velvet.  Yet Francis came to appreciate the pure and abundant beauty of nature and all the creatures of the earth.  A paradox.

St Francis of Assisi lived over 800 years ago and left us with a model of how we can live our lives today in this world filled with paradox.  Today when I take my beloved pet to receive a blessing I pray for all living creatures, especially humans, to be treated with dignity and compassion.  As I move through daily life I pray to St. Francis to help me see ways I can challenge systems that exploit the poor, unjustly imprison people and denigrate our beautiful earthly home.

St Francis encountered overwhelming and devastating situations with hope and optimism….a powerful paradox.  His beloved prayer bears repeating as a reminder for us to work together to build the kingdom of God.

Lord, make me an instrument of your peace:
where there is hatred, let me sow love;
where there is injury, pardon;
where there is doubt, faith;
where there is despair, hope;
where there is darkness, light;
where there is sadness, joy.

O divine Master, grant that I may not so much seek
to be consoled as to console,
to be understood as to understand,
to be loved as to love.
For it is in giving that we receive,
it is in pardoning that we are pardoned,
and it is in dying that we are born to eternal life.
Amen.

October 4

MORNING

Moses wist not that the skin of his face shone while he talked with him. Exo. 34:29

Not unto us, O LORD, not unto us, but unto thy name give glory. Psa. 115:1

Lord, when saw we thee a hungred, and fed thee? or thirsty, and gave thee drink? Matt. 25:37

In lowliness of mind, let each esteem other better than themselves. Phil. 2:3

Be clothed with humility. I Pet. 5:5

[Jesus] was transfigured before them: and his face did shine as the sun, and his raiment was white as the light. Matt. 17:2

All that sat in the council, looking stedfastly on [Stephen], saw his face as it had been the face of an angel. Acts 6:15

The glory which thou gavest me, I have given them. John 17:22

We all, with open face beholding as in a glass the glory of the Lord, are changed into the same image from glory to glory, even as by the Spirit of the Lord. II Cor. 3:18

Ye are the light of the world. A city that is set on a hill cannot be hid. Neither do men light a candle, and put it under a bushel, but on a candlestick; and it giveth light unto all that are in the house. Matt. 5:1415

EVENING

There are diversities of operations, but it is the same God which worketh all in all. I Cor. 12:6

There fell some of Manasseh to David. And they helped David against the band of the rovers: for they were all mighty men of valour. I Chron. 12:1921

The manifestation of the Spirit is given to every man to profit withal. I Cor. 12:7

Of the children of Issachar, which were men that had understanding of the times, to know what Israel ought to do. I Chron. 12:32

To one is given by the Spirit the word of wisdom; to another the word of knowledge by the same Spirit. I Cor. 12:8

Of Zebulun, such as went forth to battle, expert in war, with all instruments of war, fifty thousand, which could keep rank: they were not of double heart. I Chron. 12:33

A double minded man is unstable in all his ways. James 1:8

There should be no schism in the body; but … the members should have the same care one for another. And whether one member suffer, all the members suffer with it; or one member be honoured, all the members rejoice with it. I Cor. 12:2526

One Lord, one faith, one baptism. Eph. 4:5