LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Es 23, 20-23
Mando un angelo davanti a te.

Dal libro dell”Esodo
Così dice il Signore:
«Ecco, io mando un angelo davanti a te per custodirti sul cammino e per farti entrare nel luogo che ho preparato.
Abbi rispetto della sua presenza, da’ ascolto alla sua voce e non ribellarti a lui; egli infatti non perdonerebbe la vostra trasgressione, perché il mio nome è in lui. Se tu dai ascolto alla sua voce e fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l’avversario dei tuoi avversari.
Il mio angelo camminerà alla tua testa».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 90
Darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutte le tue vie.

Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza,
mio Dio in cui confido».

Egli ti libererà dal laccio del cacciatore,
dalla peste che distrugge.
Ti coprirà con le sue penne,
sotto le sue ali troverai rifugio;
la sua fedeltà ti sarà scudo e corazza.

Non temerai il terrore della notte
né la freccia che vola di giorno,
la peste che vaga nelle tenebre,
lo sterminio che devasta a mezzogiorno.

Non ti potrà colpire la sventura,
nessun colpo cadrà sulla tua tenda.
Egli per te darà ordine ai suoi angeli
di custodirti in tutte le tue vie.

Canto al Vangelo   Sal 102,21
Alleluia, alleluia.

Benedite il Signore, voi tutte sue schiere,
suoi ministri, che eseguite la sua volontà.

Alleluia.

  
Vangelo
  Mt 18, 1-5.10
I loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.

Dal vangelo secondo Matteo

In quel momento i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?».
Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli.
Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli».

Sulle Offerte
Accogli, Signore, i doni che ti offriamo in onore dei santi Angeli; la loro protezione ci salvi da ogni pericolo e ci guidi felicemente alla patria del cielo. Per Cristo nostro Signore.

Letture dall’Ufficio delle Letture

Versetto
V. L’anima mia spera nel Signore,
R. e aspetto sulla sua parola.

Prima Lettura
Dalla lettera ai Filippesi di san Paolo, apostolo 2, 12-30

Attendete alla vostra salvezza
Miei cari, obbedendo come sempre, non solo come quando ero presente, ma molto più ora che sono lontano, attendete alla vostra salvezza con timore e tremore. E’ Dio infatti che suscita in voi il volere e l’operare secondo i suoi benevoli disegni. Fate tutto senza mormorazioni e senza critiche, perché siate irreprensibili e semplici, figli di Dio immacolati in mezzo a una generazione perversa e degenere, nella quale dovete splendere come astri nel mondo, tenendo alta la parola di vita. Allora nel giorno di Cristo, io potrò vantarmi di non aver corso invano né invano faticato. E anche se il mio sangue deve essere versato in libagione sul sacrificio e sull’offerta della vostra fede, sono contento, e ne godo con tutti voi. Allo stesso modo anche voi godetene e rallegratevi con me.
Ho speranza nel Signore Gesù di potervi presto inviare Timòteo, per essere anch’io confortato nel ricevere vostre notizie. Infatti, non ho nessuno d’animo uguale al suo e che sappia occuparsi così di cuore delle cose vostre, perché tutti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo. Ma voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il vangelo con me, come un figlio serve il padre. Spero quindi di mandarvelo presto, non appena avrò visto chiaro nella mia situazione. Ma ho la convinzione nel Signore che presto verrò anch’io di persona.
Per il momento ho creduto necessario mandarvi Epafrodito, questo nostro fratello che è anche mio compagno di lavoro e di lotta, vostro inviato per sovvenire alle mie necessità; lo mando perché aveva grande desiderio di rivedere voi tutti e si preoccupava perché eravate a conoscenza della sua malattia. E’ stato grave, infatti, e vicino alla morte. Ma Dio gli ha usato misericordia, e non a lui solo ma anche a me, perché non avessi dolore su dolore. L’ho mandato quindi con tanta premura perché vi rallegriate al vederlo di nuovo e io non sia più preoccupato. Accoglietelo dunque nel Signore con piena gioia e abbiate grande stima verso persone come lui; perché ha rasentato la morte per la causa di Cristo, rischiando la vita, per sostituirvi nel servizio presso di me.

Responsorio
   Cfr. 2 Pt 1, 10. 11; Ef 5, 8. 11
R. Cercate di render sempre più sicura la vostra vocazione ed elezione: * così vi sarà aperto l’ingresso nel regno eterno del nostro Signore e salvatore.
V. Comportatevi come figli della luce, e non partecipate alle opere infruttuose delle tenebre:
R. così vi sarà aperto l’ingresso nel regno eterno del nostro Signore e salvatore.


Seconda Lettura

Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate  (Disc. 12 sul salmo 90: Tu che abiti, 3, 6-8; Opera omnia, ed. Cisterc. 4 [1966] 458-462)

Ti custodiscano in tutti i tuoi passi

«Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi» (Sal 90, 11). Ringrazino il Signore per la sua misericordia e per i suoi prodigi verso i figli degli uomini. Ringrazino e dicano tra le genti: grandi cose ha fatto il Signore per loro. O Signore, che cos’è l’uomo, per curarti di lui o perché ti dai pensiero per lui? Ti dai pensiero di lui, di lui sei sollecito, di lui hai cura. Infine gli mandi il tuo Unigenito, fai scendere in lui il tuo Spirito, gli prometti anche la visione del tuo volto. E per dimostrare che il cielo non trascura nulla che ci possa giovare, ci metti a fianco quegli spiriti celesti, perché ci proteggano, e ci istruiscano e ci guidino.
«Egli darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi». Queste parole quanta riverenza devono suscitare in te, quanta devozione recarti, quanta fiducia infonderti! Riverenza per la presenza, devozione per la benevolenza, fiducia per la custodia. Sono presenti, dunque, e sono presenti a te, non solo con te, ma anche per te. Sono presenti per proteggerti, sono presenti per giovarti.
Anche se gli angeli sono semplici esecutori di comandi divini, si deve essere grati anche a loro perché ubbidiscono a Dio per il nostro bene.
Siamo dunque devoti, siamo grati a protettori così grandi, riamiamoli, onoriamoli quanto possiamo e quanto dobbiamo.
Tutto l’amore e tutto l’onore vada a Dio, dal quale deriva interamente quanto è degli angeli e quanto è nostro. Da lui viene la capacità di amare e di onorare, da lui ciò che ci rende degni di amore e di onore.
Amiamo affettuosamente gli angeli di Dio, come quelli che saranno un giorno i nostri coeredi, mentre nel frattempo sono nostre guide e tutori, costituiti e preposti a noi dal Padre. Ora, infatti, siamo figli di Dio. Lo siamo, anche se questo attualmente non lo comprendiamo chiaramente, perché siamo ancora bambini sotto amministratori e tutori e, conseguentemente, non differiamo per nulla dai servi. Del resto, anche se siamo ancora bambini e ci resta un cammino tanto lungo e anche tanto pericoloso, che cosa dobbiamo temere sotto protettori così grandi?
Non possono essere sconfitti né sedotti e tanto meno sedurre, essi che ci custodiscono in tutte le nostre vie. Sono fedeli, sono prudenti, sono potenti. Perché trepidare? Soltanto seguiamoli, stiamo loro vicini e restiamo nella protezione del Dio del cielo.

Responsorio   Sal 90, 11-12. 10
R. Dio darà ordine ai suoi angeli di custodirti in tutti i tuoi passi: * sulle loro mani ti porteranno, perché il tuo piede non inciampi nella pietra.
V. Non ti potrà colpire la sventura, nessun colpo cadrà sulla tua tenda;
R. sulle loro mani ti porteranno, perché il tuo piede non inciampi nella pietra.

Guardian Angels

Guardian Angels

Wednesday, October 2, 2019

Memorial of the Holy Guardian Angels

Readings for Today

“See that you do not despise one of these little ones, for I say to you that their angels in heaven always look upon the face of my heavenly Father.”  Matthew 18:10

We honor, today, our glorious Guardian Angels!  They are treasures and helpers beyond what we could imagine.

A few days ago we honored the Archangels, Michael, Gabriel and Raphael.  In that reflection we looked at the hierarchy of celestial beings created by God.  Though the Guardian Angels are on the bottom of that list, they are no less glorious and magnificent than the host of other celestial beings.

Guardian Angels are traditionally said to have been created for the sole purpose of serving us in our needs.  Yes, God could have chosen to care for us directly without the use of angels, but He didn’t.  He chose to create angels as mediators of His grace and care.

It’s fair to say that our Guardian Angels love us with a perfect love.  They know us, care for us and desire deeply that we become holy.  Their primary purpose is to get us to Heaven and to draw us into the heights of sanctity.  How do they do this?

They do it by mediating God’s grace to us.  The word “angel” means messenger.  Thus, our angels play a central role in communicating to us the will and mind of God.  They can speak all that God wants to say to us.  They are also protectors in that they bring grace from God to particular situations in life to fight against evil and to help us do good.

Reflect, today, upon the gift of your own guardian angel.  This celestial being was created for the sole purpose of caring for you and getting you to Heaven.  Speak to your angel, today.  Rely upon your angel’s intercession and allow this holy angel to communicate to you God’s abundant grace.

Angel of God, my Guardian dear, to whom God’s love commits me here, ever this day be at my side, to light and guard, to rule and guide. Amen.  Angels of God, pray for me.  Jesus, I trust in You.

Reflection 274: Renewing Your Vows

Reflection 274: Renewing Your Vows

It is a common practice for those who are married to renew their vows from time to time, especially on significant anniversaries.  The renewal of vows and promises also takes place by priests and religious.  This practice is a good and holy one in that we must constantly renew our total dedication to God in our vocation.  But the renewal of vows and promises to God should go beyond our particular vocations and enter every universal vocation to holiness.  Through Baptism, Confirmation and Holy Communion you have been given over to God for His service.  You are His and He is yours and this mutual exchange of your hearts must be renewed daily.  In fact, the reception of Holy Communion has this renewal as one of its goals.  Not only do you receive our Lord into your soul in this precious gift, you also renew your total self-giving to God through its reception.  As you daily renew your total commitment to our Lord, allow Him to consume every part of your life as if a blazing fire were consuming a log.  Allow your renewal to consume your sin, weakness, sufferings and even joys.  Let everything in your life be for the glory of God and the manifestation of His Divine Mercy (See Diary #1369).

Ponder today how often you renew your total commitment to our Lord and His holy Will.  Reflect upon the image of a blazing fire consuming a log.  See this as an image of what happens when you renew your love of God and your commitment to Him through your vocation to holiness.  Hold nothing back, surrendering all each and every day.  Let God consume you completely, transforming you into His Mercy.

Lord, I renew, today, the vows of my Baptism, Confirmation and Holy Eucharist.  I renew the total dedication of my life to You and surrender all for Your service.  Receive me, Lord, and do with me as You will. I am Yours, Lord, given without reserve.  Jesus, I trust in You.

La Speranza cristiana – 25. La paternità di Dio sorgente della nostra Speranza

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 7 giugno 2017

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La Speranza cristiana – 25. La paternità di Dio sorgente della nostra Speranza

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

C’era qualcosa di affascinante nella preghiera di Gesù, di talmente affascinante che un giorno i suoi discepoli hanno chiesto di esservi introdotti. L’episodio si trova nel Vangelo di Luca, che tra gli Evangelisti è quello che maggiormente ha documentato il mistero del Cristo “orante”: il Signore pregava. I discepoli di Gesù sono colpiti dal fatto che Lui, specialmente la mattina e la sera, si ritira in solitudine e si “immerge” in preghiera. E per questo, un giorno, gli chiedono di insegnare anche a loro a pregare (cfr Lc 11,1).

È allora che Gesù trasmette quella che è diventata la preghiera cristiana per eccellenza: il “Padre nostro”. Per la verità, Luca, rispetto a Matteo, ci restituisce l’orazione di Gesù in una forma un po’ abbreviata, che incomincia con la semplice invocazione: «Padre» (v. 2).

Tutto il mistero della preghiera cristiana si riassume qui, in questa parola: avere il coraggio di chiamare Dio con il nome di Padre. Lo afferma anche la liturgia quando, invitandoci alla recita comunitaria della preghiera di Gesù, utilizza l’espressione «osiamo dire».

Infatti, chiamare Dio col nome di “Padre” non è per nulla un fatto scontato. Saremmo portati ad usare i titoli più elevati, che ci sembrano più rispettosi della sua trascendenza. Invece, invocarlo come “Padre” ci pone in una relazione di confidenza con Lui, come un bambino che si rivolge al suo papà, sapendo di essere amato e curato da lui. Questa è la grande rivoluzione che il cristianesimo imprime nella psicologia religiosa dell’uomo. Il mistero di Dio, che sempre ci affascina e ci fa sentire piccoli, però non fa più paura, non ci schiaccia, non ci angoscia. Questa è una rivoluzione difficile da accogliere nel nostro animo umano; tant’è vero che perfino nei racconti della Risurrezione si dice che le donne, dopo aver visto la tomba vuota e l’angelo, «fuggirono via […], perché erano piene di spavento e di stupore» (Mc 16,8). Ma Gesù ci rivela che Dio è Padre buono, e ci dice: “Non abbiate paura!”.

Pensiamo alla parabola del padre misericordioso (cfr Lc 15,11-32). Gesù racconta di un padre che sa essere solo amore per i suoi figli. Un padre che non punisce il figlio per la sua arroganza e che è capace perfino di affidargli la sua parte di eredità e lasciarlo andar via di casa. Dio è Padre, dice Gesù, ma non alla maniera umana, perché non c’è nessun padre in questo mondo che si comporterebbe come il protagonista di questa parabola. Dio è Padre alla sua maniera: buono, indifeso davanti al libero arbitrio dell’uomo, capace solo di coniugare il verbo “amare”. Quando il figlio ribelle, dopo aver sperperato tutto, ritorna finalmente alla casa natale, quel padre non applica criteri di giustizia umana, ma sente anzitutto il bisogno di perdonare, e con il suo abbraccio fa capire al figlio che in tutto quel lungo tempo di assenza gli è mancato, è dolorosamente mancato al suo amore di padre.

Che mistero insondabile è un Dio che nutre questo tipo di amore nei confronti dei suoi figli!

Forse è per questa ragione che, evocando il centro del mistero cristiano, l’apostolo Paolo non se la sente di tradurre in greco una parola che Gesù, in aramaico, pronunciava “abbà”. Per due volte san Paolo, nel suo epistolario (cfr Rm 8,15; Gal 4,6), tocca questo tema, e per due volte lascia quella parola non tradotta, nella stessa forma in cui è fiorita sulle labbra di Gesù, “abbà”, un termine ancora più intimo rispetto a “padre”, e che qualcuno traduce “papà, babbo”.

Cari fratelli e sorelle, non siamo mai soli. Possiamo essere lontani, ostili, potremmo anche professarci “senza Dio”. Ma il Vangelo di Gesù Cristo ci rivela che Dio che non può stare senza di noi: Lui non sarà mai un Dio “senza l’uomo”; è Lui che non può stare senza di noi, e questo è un mistero grande! Dio non può essere Dio senza l’uomo: grande mistero è questo! E questa certezza è la sorgente della nostra speranza, che troviamo custodita in tutte le invocazioni del Padre nostro. Quando abbiamo bisogno di aiuto, Gesù non ci dice di rassegnarci e chiuderci in noi stessi, ma di rivolgerci al Padre e chiedere a Lui con fiducia. Tutte le nostre necessità, da quelle più evidenti e quotidiane, come il cibo, la salute, il lavoro, fino a quella di essere perdonati e sostenuti nelle tentazioni, non sono lo specchio della nostra solitudine: c’è invece un Padre che sempre ci guarda con amore, e che sicuramente non ci abbandona.

Adesso vi faccio una proposta: ognuno di noi ha tanti problemi e tante necessità. Pensiamoci un po’, in silenzio, a questi problemi e a queste necessità. Pensiamo anche al Padre, a nostro Padre, che non può stare senza di noi, e che in questo momento ci sta guardando. E tutti insieme, con fiducia e speranza, preghiamo: “Padre nostro, che sei nei Cieli…”

Grazie!

La creazione come dono fondamentale e originario

UDIENZA GENERALE 

Mercoledì, 2 Gennaio 1980

La creazione come dono fondamentale e originario

1. Ritorniamo all’analisi del testo della Genesi (Gen 2,25), iniziato alcune settimane fa.
Secondo tale passo, l’uomo e la donna vedono se stessi quasi attraverso il mistero della creazione; vedono se stessi in questo modo, prima di conoscere “di essere nudi”. Questo reciproco vedersi, non è solo una partecipazione all’“esteriore” percezione del mondo, ma ha anche una dimensione interiore di partecipazione alla visione dello stesso Creatore – di quella visione di cui parla più volte il racconto del capitolo primo: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona” (Gen 1,31). La “nudità” significa il bene originario della visione divina. Essa significa tutta la semplicità e pienezza della visione attraverso la quale si manifesta il valore “puro” dell’uomo quale maschio e femmina, il valore “puro” del corpo e del sesso. La situazione che viene indicata, in modo così conciso e insieme suggestivo, dall’originaria rivelazione del corpo come risulta in particolare dal Genesi 2,25, non conosce interiore rottura e contrapposizione tra ciò che è spirituale e ciò che è sensibile, così come non conosce rottura e contrapposizione tra ciò che umanamente costituisce la persona e ciò che nell’uomo è determinato dal sesso: ciò che è maschile e femminile.

Vedendosi reciprocamente, quasi attraverso il mistero stesso della creazione, uomo e donna vedono se stessi ancor più pienamente e più distintamente che non attraverso il senso stesso della vista, attraverso cioè gli occhi del corpo. Vedono infatti, e conoscono se stessi con tutta la pace dello sguardo interiore, che crea appunto la pienezza dell’intimità delle persone. Se la “vergogna” porta con sé una specifica limitazione del vedere mediante gli occhi del corpo, ciò avviene soprattutto perché l’intimità personale è come turbata e quasi “minacciata” da tale visione. Secondo Genesi 2,25, l’uomo e la donna “non provavano vergogna”: vedendo e conoscendo se stessi in tutta la pace e tranquillità dello sguardo interiore, essi “comunicano” nella pienezza dell’umanità, che si manifesta in loro come reciproca complementarietà proprio perché “maschile” e “femminile”. Al tempo stesso, “comunicano” in base a quella comunione delle persone, nella quale, attraverso la femminilità e la mascolinità essi diventano dono vicendevole l’una per l’altra. In questo modo raggiungono nella reciprocità una particolare comprensione del significato del proprio corpo.

L’originario significato della nudità corrisponde a quella semplicità e pienezza di visione, nella quale la comprensione del significato del corpo nasce quasi nel cuore stesso della loro comunità-comunione. La chiameremo “sponsale”. L’uomo e la donna in Genesi 2,23-25 emergono, al “principio” stesso appunto, con questa coscienza del significato del proprio corpo. Ciò merita un’analisi approfondita.

2. Se il racconto della creazione dell’uomo nelle due versioni, quella del capitolo primo e quella jahvista del capitolo secondo ci permette di stabilire il significato originario della solitudine, dell’unità e della nudità, per ciò stesso ci permette anche di ritrovarci sul terreno di un’adeguata antropologia, che cerca di comprendere e di interpretare l’uomo in ciò che è essenzialmente umano. (Il concetto di “antropologia adeguata” è stato spiegato nel testo stesso come “comprensione e interpretazione dell’uomo in ciò che è essenzialmente umano”. Questo concetto determina il principio stesso di riduzione, proprio della filosofia dell’uomo, indica il limite di questo principio, e indirettamente esclude che si possa varcare questo limite. L’antropologia “adeguata” poggia sull’esperienza essenzialmente “umana”, opponendosi al riduzionismo di tipo “naturalistico”, che va spesso di pari passo con la teoria evoluzionista circa gli inizi dell’uomo.)

I testi biblici contengono gli elementi essenziali di tale antropologia, che si manifestano nel contesto teologico dell’“immagine di Dio”. Questo concetto nasconde in sé la radice stessa della verità sull’uomo, rivelata attraverso quel “principio”, al quale Cristo si richiama nel colloquio con i farisei (cf. Mt 19,3-9), parlando della creazione dell’uomo come maschio e femmina. Bisogna ricordare che tutte le analisi che qui facciamo, si ricollegano, almeno indirettamente, proprio a queste sue parole. L’uomo, che Dio ha creato “maschio e femmina”, reca l’immagine divina impressa nel corpo “da principio”; uomo e donna costituiscono quasi due diversi modi dell’umano “esser corpo” nell’unità di quell’immagine.

Ora, conviene rivolgersi nuovamente a quelle fondamentali parole di cui Cristo si è servito, cioè alla parola “creò” e al soggetto “Creatore”, introducendo nelle considerazioni fatte finora una nuova dimensione, un nuovo criterio di comprensione e di interpretazione, che chiameremo “ermeneutica del dono”. La dimensione del dono decide della verità essenziale e della profondità di significato dell’originaria solitudine-unità-nudità. Essa sta anche nel cuore stesso del mistero della creazione, che ci permette di costruire la teologia del corpo “da principio”, ma esige, nello stesso tempo, che noi la costruiamo proprio in tale modo.

3. La parola “creò”, in bocca a Cristo, contiene la stessa verità che troviamo nel Libro della Genesi. Il primo racconto della creazione ripete più volte questa parola, da Genesi 1,1 (“in principio Dio creò il cielo e la terra”) fino a Genesi 1,27 (“Dio creò l’uomo a sua immagine”). (Il termine ebraico “bara” creò, usato esclusivamente per determinare l’azione di Dio, appare nel racconto della creazione soltanto nel v. 1 [creazione del cielo e della terra], nel v. 21 [creazione degli animali] e nel v. 27 [creazione dell’uomo]; qui però appare addirittura tre volte. Ciò significa la pienezza e la perfezione di quell’atto che è la creazione dell’uomo, maschio e femmina. Tale iterazione indica che l’opera della creazione ha raggiunto qui il suo punto culminante.) Dio rivela se stesso soprattutto come Creatore. Cristo si richiama a quella fondamentale rivelazione racchiusa nel Libro della Genesi. Il concetto di creazione ha in esso tutta la sua profondità non soltanto metafisica, ma anche pienamente teologica. Creatore è colui che “chiama all’esistenza dal nulla”, e che stabilisce nell’esistenza il mondo e l’uomo nel mondo, perché Egli “è amore” (1 Gv 4,8). A dire il vero, non troviamo questa parola amore (Dio è amore) nel racconto della creazione; tuttavia questo racconto ripete spesso: “Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona”.

Attraverso queste parole noi siamo avviati ad intravvedere nell’amore il motivo divino della creazione, quasi la sorgente da cui. essa scaturisce: soltanto l’amore infatti dà inizio al bene e si compiace del bene (cf. 1 Cor 13). La creazione perciò, come azione di Dio, significa non soltanto il chiamare dal nulla all’esistenza e lo stabilire l’esistenza del mondo e dell’uomo nel mondo, ma significa anche, secondo la prima narrazione “beresit bara”, donazione; una donazione fondamentale e “radicale”, vale a dire, una donazione in cui il dono sorge proprio dal nulla.

4. La lettura dei primi capitoli del Libro della Genesi ci introduce nel mistero della creazione, dell’inizio cioè del mondo per volere di Dio, il quale è onnipotenza e amore. Di conseguenza, ogni creatura porta in sé il segno del dono originario e fondamentale.

Tuttavia, nello stesso tempo, il concetto di “donare” non può riferirsi ad un nulla. Esso indica colui che dona e colui che riceve il dono, ed anche la relazione che si stabilisce tra di loro. Ora, tale relazione emerge nel racconto della creazione nel momento stesso della creazione dell’uomo.

Questa relazione è manifestata soprattutto dall’espressione: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò” (Gen 1,27). Nel racconto della creazione del mondo visibile il donare ha senso soltanto rispetto all’uomo. In tutta l’opera della creazione, solo di lui si può dire che è stato gratificato di un dono: il mondo visibile è stato creato “per lui”. Il racconto biblico della creazione ci offre motivi sufficienti per una tale comprensione e interpretazione: la creazione è un dono, perché in essa appare l’uomo che, come “immagine di Dio”, è capace di comprendere il senso stesso del dono nella chiamata dal nulla all’esistenza. Ed egli è capace di rispondere al Creatore col linguaggio di questa comprensione. Interpretando appunto con tale linguaggio il racconto della creazione, si può dedurne che essa costituisce il dono fondamentale e originario: l’uomo appare nella creazione come colui che ha ricevuto in dono il mondo, e viceversa può dirsi anche che il mondo ha ricevuto in dono l’uomo.

Dobbiamo, a questo punto, interrompere la nostra analisi. Ciò che abbiamo detto finora è in strettissimo rapporto con tutta la problematica antropologica del “principio”. L’uomo vi appare come “creato”, cioè come colui che, in mezzo al “mondo”, ha ricevuto in dono l’altro uomo. E proprio questa dimensione del dono noi dovremo sottoporre in seguito ad una profonda analisi, per comprendere anche il significato del corpo umano nella sua giusta misura. Sarà, questo, l’oggetto delle nostre prossime meditazioni.

Wednesday (October 2): “Their angels behold the Father in heaven”

Daily Reading & Meditation

Wednesday (October 2): “Their angels behold the Father in heaven”
Scripture: Matthew 18:1-5, 10  (alternate reading: Luke 9:57-62)

1 At that time the disciples came to Jesus, saying, “Who is the greatest in the kingdom of heaven?” 2 And calling to him a child, he put him in the midst of them, 3 and said, “Truly, I say to you, unless you turn and become like children, you will never enter the kingdom of heaven. 4 Whoever humbles himself like this child, he is the greatest in the kingdom of heaven. 5 “Whoever receives one such child in my name receives me; 10 “See that you do not despise one of these little ones; for I tell you that in heaven their angels always behold the face of my Father who is in heaven.

Meditation: Why does Jesus warn his disciples to “not despise the little ones?” God dwells with the lowly and regards them with compassion. His angels watch over them as guardians. “For he will give his angels charge of you to guard you in all your ways” (Psalm 91:11). God has not left us alone in our struggle “to refuse evil and to choose good” (Isaiah 7:15). The angels are his “ministering spirits sent forth to serve, for the sake of those who are to obtain salvation” (Hebrews 1:14).

The angels are God’s messengers and protectors for us
Scripture is full of examples of how the angels serve as messengers and protectors. When Peter was chained in prison and kept under guard, an angel woke him in middle of the night, released his chains, and brought him safely out of prison, past several guards and through locked gates. When Peter realized he wasn’t dreaming, he exclaimed: “Now I am sure that the Lord has sent his angel and rescued me” (Acts 12:11). When Daniel was thrown into a den of hungry lions, an angel protected him from harm (Daniel 6:22).

The angels show us that the universe is spiritual as well as material
John Chrysostom (347-407 AD), an early church father and renowned preacher, compared the guardian angels to the troops garrisoned in cities on the frontiers of the empire to defend it from the enemy. Basil the Great (329-379 AD) said, “Beside each believer stands an angel as protector and shepherd leading him to life.” Angels ministered to Jesus after his temptation in the wilderness and during his agony in the Garden of Gethsemane (Luke 22:43). The angels will be present at Christ’s return, which they will announce, to serve at his judgment (Matthew 25:31). The angels show us that this universe which God created is not just materialistic.

The devil seeks to destroy us
The fallen angels (Jude 6; 2 Peter 2:4; Revelations 12:9), described in Scripture as evil spirits or devils (Mark 5:13; Matthew 25:41), seek our destruction (see 1 Peter 5:8). If they cannot persuade us to disown our faith and loyalty to Christ, they will attempt to divert us from doing the will of God by distracting us with good things that weigh us down or make us indifferent towards the things of God.

God provides us with spiritual protection from the evil one
God gives us the help of his angelic hosts and he gives us spiritual weapons, the shield of faith and the breastplate of righteousness (see Ephesians 6:1-11), to resist the devil and his lies. Through the gift of the Holy Spirit, we, too, join with the angelic choirs of heaven in singing the praises of God. Do you thank the Lord for his guidance and protection?

“Lord Jesus, you are our refuge and strength. May I always know your guiding hand and the help of your angels in protecting me from all that is evil. Give me strength of will and courage to refuse what is evil and to choose what is good.”

Psalm 137:1-6

1 By the waters of Babylon, there we sat down and wept, when we remembered Zion.
2 On the willows there we hung up our lyres.
3 For there our captors required of us songs, and our tormentors, mirth, saying, “Sing us one of the songs of Zion!”
4 How shall we sing the LORD‘s song in a foreign land?
5 If I forget you, O Jerusalem, let my right hand wither!
6 Let my tongue cleave to the roof of my mouth, if I do not remember you, if I do not set Jerusalem  above my highest joy!

Daily Quote from the early church fathersTheir angels behold the face of my Father in heaven, by Chromatius (died 406 AD)

“It is not right to despise anyone who believes in Christ. A believer is called not only a servant of God but also a son though the grace of adoption, to whom the kingdom of heaven and the company of the angels is promised. And rightly the Lord adds, ‘For I tell you that in heaven their angels always behold the face of my Father who is in heaven.’ How much grace the Lord has toward each one believing in him he himself declares when he shows their angels always beholding the face of the Father who is in heaven. Great is the grace of the angels toward all who believe in Christ. Finally, the angels carry their prayers to heaven. Hence the word of Raphael to Tobias: ‘When you prayed along with your daughter-in-law Sara, I offered the memory of your prayer in the sight of God (Deutero-canonical book of Tobit 12:12). Around them there is also the strong guard of the angels; they help each of us to be free from the traps of the enemy. For a human in his weakness could not be safe amid so many forceful attacks of that enemy if he were not strengthened by the help of the angels.” (excerpt from TRACTATE ON MATTHEW 57.1)

[Note: Chromatius was an early Christian scholar and bishop of Aquileia, Italy. He was a close friend of John Chrysostom and Jerome. He died in 406 AD. Jerome described him as a “most learned and most holy man.”]

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

Daily Reflection

St. Peter Faber, S.J., one of the co-founders of the Society of Jesus, always prayed to the guardian angels of a locality, where he was going to exercise his priestly ministry. Most of us, I surmise, were taught in our childhood to pray to our personal guardian angel and those night prayers probably remained in our memories for some time. Personally, I have to admit that I have let go of that devotion and I am not necessarily proud of it.

Although it has never been defined by the Church as Catholic doctrine, devotion to the Guardian Angels has a long tradition in the Church. In today’s gospel reading Jesus does refer to the little children’s “angels in heaven”. In the Old Testament we read on more than one occasion that the angel of the Lord appeared and talked to someone like Abraham or Gideon, but then the person visited responds by addressing the angel as Lord or God. As far as I know, within Catholic Theology “angelology” is far from clearly or completely established.

But there is a scene in the very beginning of the book of Genesis [4: 8], where Cain, who had just murdered his brother Abel and was being questioned by God about it, responds with a question of his own: Am I my brother’s keeper? In a way, he was telling God that he did not consider himself his brother’s “guardian angel”. God did not answer Cain’s question directly, but God’s reproach and condemnation of Cain’s deed amounts to an affirmative answer. We may not consider ourselves our brothers’ or sisters’ “guardian angels”, yet we do have some responsibility not only not to hurt them, but also to help them in their various needs to the extent that we can.

October 2

MORNING

The goat shall bear upon him all their iniquities unto a land not inhabited: and he shall let go the goat in the wilderness. Lev. 16:22

As far as the east is from the west, so far hath he removed our transgressions from us. Psa. 103:12

In those days, and in that time, saith the LORD, the iniquity of Israel shall be sought for, and there shall be none; and the sins of Judah, and they shall not be found: for I will pardon them whom I reserve. Jer. 50:20

Thou wilt cast all their sins into the depths of the sea. Micah 7:19

Who is a God like unto thee, that pardoneth iniquity? Micah 7:18

All we like sheep have gone astray: we have turned every one to his own way; and the LORD hath laid on him the iniquity of us all. Isa. 53:6

He shall bear their iniquities. Therefore will I divide him a portion with the great, and he shall divide the spoil with the strong, because he hath poured out his soul unto death; and he was numbered with the transgressors; and he bare the sin of many, and made intercession for the transgressors. Isa. 53:1112

The Lamb of God, which taketh away the sin of the world. John 1:29

EVENING

Who maketh thee to differ from another? and what hast thou that thou didst not receive? I Cor. 4:7

By the grace of God I am what I am. I Cor. 15:10

Of his own will begat he us with the word of truth. James 1:18

It is not of him that willeth, nor of him that runneth, but of God that sheweth mercy. Rom. 9:16

Where is boasting then? It is excluded. Rom. 3:27

Christ Jesus…. is made unto us wisdom, and righteousness, and sanctification, and redemption: … He that glorieth let him glory in the Lord. I Cor. 1:3031

You hath he quickened, who were dead in trespasses and sins; wherein in time past ye walked according to the course of this world, according to the prince of the power of the air, the spirit that now worketh in the children of disobedience: among whom also we all had our conversation in times past in the lusts of our flesh, fulfilling the desires of the flesh and of the mind; and were by nature the children of wrath, even as others. Eph. 2:1-3

Ye are washed…. ye are sanctified…. ye are justified in the name of the Lord Jesus, and by the Spirit of our God. I Cor. 6:11