SPEAK TO ME OF GOD – 15 -The human desire for salvation

The human person perceives oneself, directly or indirectly, as a mystery: ‘Who am I? I exist, and yet do not have the principle of my existence within myself.’

Every person, in his or her own way, searches for happiness and attempts to obtain it by making recourse to the resources one has available.

However, this universal aspiration is not necessarily expressed or declared; rather, it is often more secret and hidden than it may appear, and is ready to reveal itself in the face of particular crises.

Often it coincides with a hope for physical health; sometimes it takes the form of worrying about greater economic well-being; it expresses itself widely as the need for interior peace and for a peaceful coexistence with one’s neighbour.

On the other hand, while the question of salvation presents itself as a commitment toward a greater good, it also maintains the character of endurance and of overcoming pain. Together with the struggle to attain the good comes the fight to ward off evil: ignorance and error, fragility and weakness, sickness and death.

Regarding these aspirations, faith in Christ teaches, rejecting all claims of self-realization, that they can be fulfilled completely only if God Himself makes it possible, by drawing us toward Himself.

The total salvation of the person does not consist of the things that the human person can obtain by oneself, such as possessions, material well-being, knowledge or abilities, power or influence on others, good reputation or self-satisfaction. 

No created thing can totally satisfy us because God has destined us for communion with Him; our hearts will be restless until they rest in Him. “The ultimate vocation of man is in fact one, and divine”. 

Revelation, in this manner, does not limit itself to announcing salvation as an answer to any particular contemporary desire. “If redemption, on the contrary, were to be judged or measured according to the existential needs of human beings, how could we avoid the suspicion of having simply created a Redeemer God in the image of our own need?”

It is also necessary to affirm that, according to biblical faith, the origin of evil is not found in the material, corporeal world, experienced as a boundary or a prison from which we need to be saved.

On the contrary, this faith proclaims that all the universe is good because it was created by God, and that the evil that is most damaging to the human person is that which comes from his or her heart.

By sinning, humanity abandoned the source of love, and loses itself in false forms of love that close people ever more into themselves. It is this separation from God – He who is the fount of communion and life – that brings about the loss of harmony among human persons, and between humanity and the world, introducing the dominion of disintegration and death.

As a result, the salvation that faith announces to us does not only pertain to our inner reality, but to our entire being. In fact, it is the whole person, body and soul, that was created by the love of God, in his image and likeness, and is called to live in communion with Him.

PARLAMI DI DIO – 15 – L’aspirazione umana alla salvezza

L’uomo percepisce, direttamente o indirettamente, di essere un enigma: Chi sono io che esisto, ma non ho in me il principio del mio esistere? Ogni persona, a suo modo, cerca la felicità, e tenta di conseguirla facendo ricorso alle risorse che ha a disposizione.

Tuttavia, questa aspirazione universale non è necessariamente espressa o dichiarata; anzi, essa è più segreta e nascosta di quanto possa apparire, ed è pronta a rivelarsi dinanzi a particolari emergenze.

Molto spesso essa coincide con la speranza della salute fisica, talvolta assume la forma dell’ansia per un maggior benessere economico, diffusamente si esprime mediante il bisogno di pace interiore e di una serena convivenza col prossimo.

D’altra parte, mentre la domanda di salvezza si presenta come un impegno verso un bene maggiore, essa conserva anche il carattere di resistenza e di superamento del dolore. Alla lotta di conquista del bene si affianca la lotta di difesa dal male: dall’ignoranza e dall’errore, dalla fragilità e dalla debolezza, dalla malattia e dalla morte.

Riguardo a queste aspirazioni la fede in Cristo ci insegna, rifiutando ogni pretesa di auto-realizzazione, che esse solo si possono compiere pienamente se Dio stesso lo rende possibile, attirandoci verso di Sé.

La salvezza piena della persona non consiste nelle cose che l’uomo potrebbe ottenere da sé, come il possesso o il benessere materiale, la scienza o la tecnica, il potere o l’influsso sugli altri, la buona fama o l’autocompiacimento.

Niente di creato può soddisfare del tutto l’uomo, perché Dio ci ha destinati alla comunione con Lui e il nostro cuore sarà inquieto finché non riposi in Lui. «La vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina».

La rivelazione, in questo modo, non si limita ad annunciare la salvezza come risposta all’attesa contemporanea. «Se la redenzione, al contrario, dovesse essere giudicata o misurata secondo i bisogni esistenziali degli esseri umani, come si potrebbe evitare il sospetto di avere semplicemente creato un Dio Redentore fatto a immagine del nostro bisogno?»

Inoltre è necessario affermare che, secondo la fede biblica, l’origine del male non si trova nel mondo materiale e corporeo, sperimentato come un limite o come una prigione dalla quale dovremmo essere salvati.

Al contrario, la fede proclama che tutto il cosmo è buono, in quanto creato da Dio, e che il male che più danneggia l’uomo è quello che procede dal suo cuore.

Peccando, l’uomo ha abbandonato la sorgente dell’amore, e si perde in forme spurie di amore, che lo chiudono sempre di più in sé stesso. È questa separazione da Dio –– da Colui che è fonte di comunione e di vita –– che porta alla perdita dell’armonia tra gli uomini e degli uomini con il mondo, introducendo il dominio della disgregazione e della morte.

In conseguenza, la salvezza che la fede ci annuncia non riguarda soltanto la nostra interiorità, ma il nostro essere integrale. È tutta la persona, infatti, in corpo e anima, che è stata creata dall’amore di Dio a sua immagine e somiglianza, ed è chiamata a vivere in comunione con Lui.

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Ap 7,2-4.9-14
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua.

Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo
Io, Giovanni, vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».
E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele.
Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».
E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».
Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello».

Salmo Responsoriale  Dal Salmo 23
Ecco la generazione che cerca il tuo volto, Signore.

Del Signore è la terra e quanto contiene:
il mondo, con i suoi abitanti.
È lui che l’ha fondato sui mari
e sui fiumi l’ha stabilito.

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.

Egli otterrà benedizione dal Signore,
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca,
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

Seconda Lettura  1 Gv 3,1-3
Vedremo Dio così come egli è.

Dalla lettera prima lettera di san Giovanni apostolo
Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui.
Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è.
Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

Canto al Vangelo   Mt 11,28
Alleluia, alleluia.

Venite a me,
voi tutti che siete affaticati e oppressi,
e io vi darò ristoro.

Alleluia.

  
Vangelo
 Mt 5,1-12a
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli.

Dal vangelo secondo Matteo

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Letture dall’Ufficio delle Letture

Versetto
V. Guardate al Signore, e sarete raggianti:
R. il vostro volto non dovrà arrossire.

Prima Lettura
Dal libro dell’Apocalisse di san Giovanni, apostolo 5, 1-14

Cristo ha riscattato per Dio uomini di ogni tribù,
lingua, popolo e nazione

Io, Giovanni, vidi nella mano destra di Colui che era assiso sul trono un libro a forma di rotolo, scritto sul lato interno e su quello esterno, sigillato con sette sigilli. Vidi un angelo forte che proclamava a gran voce: «Chi è degno di aprire il libro e scioglierne i sigilli?». Ma nessuno né in cielo, né in terra, né sotto terra era in grado di aprire il libro e di leggerlo. Io piangevo molto perché non si trovava nessuno degno di aprire il libro e di leggerlo. Uno dei vegliardi mi disse: «Non piangere più; ha vinto il leone della tribù di Giuda, il Germoglio di Davide, e aprirà il libro e i suoi sette sigilli».
Poi vidi ritto in mezzo al trono circondato dai quattro esseri viventi e dai vegliardi un Agnello, come immolato. Egli aveva sette corna e sette occhi, simbolo dei sette spiriti di Dio mandati su tutta la terra. E l’Agnello giunse e prese il libro dalla destra di Colui che era seduto sul trono. E quando l’ebbe preso, i quattro esseri viventi e i ventiquattro vegliardi si prostrarono davanti all’Agnello, avendo ciascuno un’arpa e coppe d’oro colme di profumi, che sono le preghiere dei santi. Cantavano un canto nuovo:
«Tu sei degno di prendere il libro
e di aprirne i sigilli,
perché sei stato immolato
e hai riscattato per Dio con il tuo sangue
uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione
e li hai costituiti per il nostro Dio
un regno di sacerdoti
e regneranno sopra la terra».
Durante la visione poi intesi voci di molti angeli intorno al trono e agli esseri viventi e ai vegliardi. Il loro numero era miriadi di miriadi e migliaia di migliaia e dicevano a gran voce:
«L’Agnello che fu immolato
è degno di ricevere potenza e ricchezza,
sapienza e forza,
onore, gloria e benedizione».
Tutte le creature del cielo e della terra, sotto la terra e nel mare e tutte le cose ivi contenute, udii che dicevano:
«A Colui che siede sul trono e all’Agnello
lode, onore, gloria e potenza,
nei secoli dei secoli».
E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen». E i vegliardi si prostrarono in adorazione.

Responsorio   Ap 11, 17; Sal 144, 10
R. Rendiamo grazie a te, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri e hai instaurato il tuo regno. * E’ giunto il tempo di dare la ricompensa ai tuoi servi e ai santi.
V. Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli.
R. E ‘ giunto il tempo di dare la ricompensa ai tuoi servi e ai santi.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di san Bernardo, abate
(Disc. 2; Opera omnia, ed. Cisterc. 5 [1968] 364-368)

Affrettiamoci verso i fratelli che ci aspettano

A che serve dunque la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità? Perché ad essi gli onori di questa stessa terra quando, secondo la promessa del Figlio, il Padre celeste li onora? A che dunque i nostri encomi per essi? I santi non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. E’ chiaro che, quando ne veneriamo la memoria, facciamo i nostri interessi, non i loro.
Per parte mia devo confessare che, quando penso ai santi, mi sento ardere da grandi desideri.
Il primo desiderio, che la memoria dei santi o suscita o stimola maggiormente in noi, è quello di godere della loro tanto dolce compagnia e di meritare di essere concittadini e familiari degli spiriti beati, di trovarci insieme all’assemblea dei patriarchi, alle schiere dei profeti, al senato degli
apostoli, agli eserciti numerosi dei martiri, alla comunità dei confessori, ai cori delle vergini, di essere insomma riuniti e felici nella comunione di tutti i santi.
Ci attende la primitiva comunità dei cristiani, e noi ce ne disinteresseremo? I santi desiderano di averci con loro e noi e ce ne mostreremo indifferenti? I giusti ci aspettano, e noi non ce ne prenderemo cura? No, fratelli, destiamoci dalla nostra deplorevole apatia. Risorgiamo con Cristo, ricerchiamo le cose di lassù, quelle gustiamo. Sentiamo il desiderio di coloro che ci desiderano, affrettiamoci verso coloro che ci aspettano, anticipiamo con i voti dell’anima la condizione di coloro che ci attendono. Non soltanto dobbiamo desiderare la compagnia dei santi, ma anche di possederne la felicità. Mentre dunque bramiamo di stare insieme a loro, stimoliamo nel nostro cuore l’aspirazione più intensa a condividerne la gloria. Questa bramosia non è certo disdicevole, perché una tale fame di gloria è tutt’altro che pericolosa.
Vi è un secondo desiderio che viene suscitato in noi dalla commemorazione dei santi, ed è quello che Cristo, nostra vita, si mostri anche a noi come a loro, e noi pure facciamo con lui la nostra apparizione nella gloria. Frattanto il nostro capo si presenta a noi non come è ora in cielo, ma nella forma che ha voluto assumere per noi qui in terra. Lo vediamo quindi non coronato di gloria, ma circondato dalle spine dei nostri peccati.
Si vergogni perciò ogni membro di far sfoggio di ricercatezza sotto un capo coronato di spine. Comprenda che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo espongono al ridicolo.
Giungerà il momento della venuta di Cristo, quando non si annunzierà più la sua morte. Allora sapremo che anche noi siamo morti e che la nostra vita è nascosta con lui in Dio.
Allora Cristo apparirà come capo glorioso e con lui brilleranno le membra glorificate. Allora trasformerà il nostro corpo umiliato, rendendolo simile alla gloria del capo, che è lui stesso.
Nutriamo dunque liberamente la brama della gloria. Ne abbiamo ogni diritto. Ma perché la speranza di una felicità così incomparabile abbia a diventare realtà, ci è necessario il soccorso dei santi. Sollecitiamolo premurosamente. Così, per loro intercessione, arriveremo là dove da soli non potremmo mai pensare di giungere.

Responsorio   Cfr. Ap 19, 5. 6; Sal 32, 1
R. Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi servi, voi che lo temete, piccoli e grandi! * Regna il Signore, il nostro Dio, l’Onnipotente.
V. Esultate, giusti, nel Signore: ai santi si addice la lode.
R. Regna il Signore, il nostro Dio, l’Onnipotente.

Lettura del giorno

Questa pagina dà quattro brani – uno dai libri storici, uno dagli scritti, uno dai profeti e uno dal Nuovo Testamento. Fanno parte di uno schema per leggere tutta la Bibbia in un anno. Puoi anche ricevere un messaggio di posta elettronica ogni giorno con la lettura del giorno, oppure inserire la lettura del giorno nel tuo sito.

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Lettura del 31/10

1Cronache 25

1 Quindi Davide, insieme con i capi dell’esercito, separò per il servizio i figli di Asaf, di Eman e di Idutun, che eseguivano la musica sacra con cetre, arpe e cembali. Il numero di questi uomini incaricati di tale attività fu:
2 Per i figli di Asaf: Zaccur, Giuseppe, Natania, Asareela; i figli di Asaf erano sotto la direzione di Asaf, che eseguiva la musica secondo le istruzioni del re.
3 Per Idutun i figli di Idutun: Ghedalia, Seri, Isaia, Casabià, Simei, Mattatia: sei sotto la direzione del loro padre Idutun, che cantava con cetre per celebrare e lodare il Signore.
4 Per Eman i figli di Eman: Bukkia, Mattania, Uzziel, Sebuel, Ierimòt, Anania, Anani, Eliata, Ghiddalti, Romamti-Ezer, Iosbekasa, Malloti, Cotir, Macaziot. 5 Tutti costoro erano figli di Eman, veggente del re riguardo alle parole di Dio; per esaltare la sua potenza Dio concesse a Eman quattordici figli e tre figlie. 6 Tutti costoro, sotto la direzione del padre, cioè di Asaf, di Idutun e di Eman, cantavano nel tempio con cembali, arpe e cetre, per il servizio del tempio, agli ordini del re. 7 Il numero di costoro, insieme con i fratelli, esperti nel canto del Signore, cioè tutti veramente capaci, era di duecentottantotto. 8 Per i loro turni di servizio furono sorteggiati i piccoli come i grandi, i maestri come i discepoli.
9 La prima sorte toccò a Giuseppe, con i fratelli e figli: dodici; la seconda a Ghedalia, con i fratelli e figli: dodici; 10 la terza a Zaccur, con i figli e fratelli: dodici; 11 la quarta a Isri, con i figli e fratelli: dodici; 12 la quinta a Natania, con i figli e fratelli: dodici; 13 la sesta a Bukkia, con i figli e fratelli: dodici; 14 la settima a Iesareela, con i figli e fratelli: dodici; 15 l’ottava a Isaia, con i figli e fratelli: dodici; 16 la nona a Mattania, con i figli e fratelli: dodici; 17 la decima a Simei, con i figli e fratelli: dodici; 18 l’undecima ad Azarel, con i figli e fratelli: dodici; 19 la dodicesima a Casabià, con i figli e fratelli: dodici; 20 la tredicesima a Subaèl, con i figli e fratelli: dodici; 21 la quattordicesima a Mattatia, con i figli e fratelli: dodici; 22 la quindicesima a Ieremòt, con i figli e fratelli: dodici; 23 la sedicesima ad Anania, con i figli e fratelli: dodici; 24 la diciassettesima a Iosbecasa, con i figli e fratelli: dodici; 25 la diciottesima ad Anani, con i figli e fratelli: dodici; 26 la diciannovesima a Malloti, con i figli e fratelli: dodici; 27 la ventesima a Eliata, con i figli e fratelli: dodici; 28 la ventunesima a Cotir, con i figli e fratelli: dodici; 29 la ventiduesima a Ghiddalti, con i figli e fratelli: dodici; 30 la ventitreesima a Macaziot, con i figli e fratelli: dodici; 31 la ventiquattresima a Romamti-Ezer, con i figli e fratelli: dodici.

Proverbi 22:9-16

9 Chi ha l’occhio generoso sarà benedetto,
perché egli dona del suo pane al povero.
10 Scaccia il beffardo e la discordia se ne andrà
e cesseranno i litigi e gli insulti.
11 Il Signore ama chi è puro di cuore
e chi ha la grazia sulle labbra è amico del re.
12 Gli occhi del Signore proteggono la scienza
ed egli confonde le parole del perfido.
13 Il pigro dice: «C’è un leone là fuori:
sarei ucciso in mezzo alla strada».
14 La bocca delle straniere è una fossa profonda,
chi è in ira al Signore vi cade.
15 La stoltezza è legata al cuore del fanciullo,
ma il bastone della correzione l’allontanerà da lui.
16 Opprimere il povero non fa che arricchirlo,
dare a un ricco non fa che impoverirlo.

Osea 11

1 Quando Israele era giovinetto,
io l’ho amato
e dall’Egitto ho chiamato mio figlio.
2 Ma più li chiamavo,
più si allontanavano da me;
immolavano vittime ai Baal,
agli idoli bruciavano incensi.
3 Ad Efraim io insegnavo a camminare
tenendolo per mano,
ma essi non compresero
che avevo cura di loro.
4 Io li traevo con legami di bontà,
con vincoli d’amore;
ero per loro
come chi solleva un bimbo alla sua guancia;
mi chinavo su di lui
per dargli da mangiare.
5 Ritornerà al paese d’Egitto,
Assur sarà il suo re,
perché non hanno voluto convertirsi.
6 La spada farà strage nelle loro città,
sterminerà i loro figli,
demolirà le loro fortezze.
7 Il mio popolo è duro a convertirsi:
chiamato a guardare in alto
nessuno sa sollevare lo sguardo.
8 Come potrei abbandonarti, Efraim,
come consegnarti ad altri, Israele?
Come potrei trattarti al pari di Admà,
ridurti allo stato di Zeboìm?
Il mio cuore si commuove dentro di me,
il mio intimo freme di compassione.
9 Non darò sfogo all’ardore della mia ira,
non tornerò a distruggere Efraim,
perché sono Dio e non uomo;
sono il Santo in mezzo a te
e non verrò nella mia ira.
10 Seguiranno il Signore
ed egli ruggirà come un leone:
quando ruggirà, accorreranno
i suoi figli dall’occidente,
11 accorreranno come uccelli dall’Egitto,
come colombe dall’Assiria
e li farò abitare nelle loro case.
Oracolo del Signore.

Giovanni 15

1 «Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo. 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. 3 Voi siete già mondi, per la parola che vi ho annunziato. 4 Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. 5 Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. 6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano. 7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quel che volete e vi sarà dato. 8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. 9 Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10 Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11 Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena.
12 Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. 13 Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. 14 Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. 15 Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi. 16 Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. 17 Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri.
18 Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. 19 Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia. 20 Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. 21 Ma tutto questo vi faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. 22 Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato. 23 Chi odia me, odia anche il Padre mio. 24 Se non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre mio. 25 Questo perché si adempisse la parola scritta nella loro Legge: Mi hanno odiato senza ragione.
26 Quando verrà il Consolatore che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli mi renderà testimonianza; 27 e anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.

Prayer for Advent

Prayer for Advent

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My hidden Lord Jesus, I love You and thank You with profound gratitude for uniting Yourself with fallen humanity. When You first entered into this world, You remained hidden for nine months in the immaculate womb of Your Blessed Mother. She carried You, body and blood, soul and divinity, within the sanctuary of her body. She also carried You within her heart as a result of her perfect love for You and her perfect obedience to the will of the Father.

Precious Lord, as I embrace this Advent Season, please open my eyes to see the great value and blessing of Your Incarnation. Help me to discover Your hidden presence in this world and within my own soul. I desire to see, understand and experience the profound effects that Your Incarnation has on my life and I desire to receive those effects more fully this Advent. May I become a sanctuary in which You dwell so that I, like Your dear Mother, may bring Your presence into the world.
My loving Jesus, I choose You, this Advent, as my King and my God. I abandon myself to You and seek to put all my trust in Your tender care. Draw me close to You and free me from my sin so that I may love You with a pure and holy heart.
Mother Mary, as You carried your dear Son in your immaculate womb, you also carried Him in your heart. Pray for me, this Advent, that I may surrender myself to the will of the Father in imitation of you. You said “Yes” to all that God asked of you and never hesitated to fully embrace His divine will. Pray that I may imitate your perfect example so as to share a deeper union with you and your divine Son.
Come, Lord Jesus,
Come, Lord Jesus,
Come, Lord Jesus!

Amen.

Reflection 304: The Truth in All Things

Reflection 304: The Truth in All Things

Should we fear the truth?  On one hand the truth can get us in trouble.  Look, for example, at the Martyrs.  They are witnesses to the truth with the shedding of their blood.  They “got in trouble” only in the sense that their testimony to the truth brought forth their persecution.  But in the eyes of God this is no trouble at all.  It is an act of great love and honesty, courage and resolve.  They chose the truth over life itself.  Though you most likely will not be called to be a witness to the truth to the point of literally shedding your blood, the resolve in your mind and heart must be the same as the great martyrs.  We must have an unwavering adherence to that which is in the Mind of God and must never hesitate to speak that truth with conviction.  Of course, prudence is a guiding virtue that will enable us to discern what to say when.  But we must, nonetheless, always be ready to adhere to and proclaim the truth with all the powers of our soul (See Diary #1482).

Reflect upon how firmly you attach yourself to Him who is the Eternal Truth.  Do you submit your mind to all that God speaks and believe it with every fiber of your being?  This must be your firm resolve.  Reflect, also, upon how you speak the truth to others.  At times we can be tempted to speak without prudence which is ultimately a lack of charity.  But at other times we can give into fear in the face of some opposition to the truth which is also a lack of charity.  Seek to live in the Truth of God and to proclaim it with His merciful Heart and the Lord will accept this resolve of yours as a sacrifice of holy martyrdom.

Lord, I pray for courage and prudence as I go through life seeking to live and to proclaim all that You speak.  May I never give into fear or cowardice when opposed or challenged.  Instead, give me a peaceful resolve to be a great witness to You in all things.  Jesus, I trust in You.