LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura   Es 24, 3-8
Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi.

Dal libro dell’Ésodo
In quei giorni, Mosè andò a riferire al popolo tutte le parole del Signore e tutte le norme. Tutto il popolo rispose a una sola voce dicendo: «Tutti i comandamenti che il Signore ha dato, noi li eseguiremo!».
Mosè scrisse tutte le parole del Signore. Si alzò di buon mattino ed eresse un altare ai piedi del monte, con dodici stele per le dodici tribù d’Israele. Incaricò alcuni giovani tra gli Israeliti di offrire olocausti e di sacrificare giovenchi come sacrifici di comunione, per il Signore.
Mosè prese la metà del sangue e la mise in tanti catini e ne versò l’altra metà sull’altare. Quindi prese il libro dell’alleanza e lo lesse alla presenza del popolo. Dissero: «Quanto ha detto il Signore, lo eseguiremo e vi presteremo ascolto».
Mosè prese il sangue e ne asperse il popolo, dicendo: «Ecco il sangue dell’alleanza che il Signore ha concluso con voi sulla base di tutte queste parole!».


Salmo Responsoriale
    Dal Salmo 49 
Offri a Dio come sacrificio la lode

Parla il Signore, Dio degli dèi,
convoca la terra da oriente a occidente.
Da Sion, bellezza perfetta,
Dio risplende.

«Davanti a me riunite i miei fedeli,
che hanno stabilito con me l’alleanza
offrendo un sacrificio».
I cieli annunciano la sua giustizia:
è Dio che giudica.

Offri a Dio come sacrificio la lode
e sciogli all’Altissimo i tuoi voti;
invocami nel giorno dell’angoscia:
ti libererò e tu mi darai gloria.

Canto al Vangelo   
Gc 1,21
Alleluia, alleluia.

Accogliete con docilità la Parola
che è stata piantata in voi
e può portarvi alla salvezza
.
Alleluia.

Vangelo   Mt 13, 24-30
Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù espose alla folla un’altra parabola, dicendo:
«Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo. Ma, mentre tutti dormivano, venne il suo nemico, seminò della zizzania in mezzo al grano e se ne andò. Quando poi lo stelo crebbe e fece frutto, spuntò anche la zizzania.
Allora i servi andarono dal padrone di casa e gli dissero: “Signore, non hai seminato del buon seme nel tuo campo? Da dove viene la zizzania?”. Ed egli rispose loro: “Un nemico ha fatto questo!”.
E i servi gli dissero: “Vuoi che andiamo a raccoglierla?”. “No, rispose, perché non succeda che, raccogliendo la zizzania, con essa sradichiate anche il grano. Lasciate che l’una e l’altro crescano insieme fino alla mietitura e al momento della mietitura dirò ai mietitori: Raccogliete prima la zizzania e legatela in fasci per bruciarla; il grano invece riponetelo nel mio granaio”».

Letture dall’Ufficio delle Letture

Prima Lettura
Dalla seconda lettera ai Corinzi di san Paolo, apostolo 6, 1 – 7, 1

Le tribolazioni di Paolo. Esortazione alla santità
Fratelli, poiché siamo suoi collaboratori, vi esortiamo a non accogliere invano la grazia di Dio. Egli dice infatti:
«Al momento favorevole ti ho esaudito
e nel giorno della salvezza ti ho soccorso» (Is 49,8).Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!
Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga biasimato il nostro ministero; ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio, con molta fermezza nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, sapienza, pazienza, benevolenza, spirito di santità, amore sincero; con parole di verità, con la potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama. Siamo ritenuti impostori, eppure siamo veritieri; sconosciuti, eppure siamo notissimi; moribondi, ed ecco viviamo; puniti, ma non messi a morte; afflitti, ma sempre lieti; poveri, ma facciamo ricchi molti; gente che non ha nulla e invece possediamo tutto!
La nostra bocca vi ha parlato francamente, Corinzi, e il nostro cuore si è tutto aperto per voi. Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto. Io parlo come a figli: rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore!
Non lasciatevi legare al giogo estraneo degli infedeli. Quale rapporto infatti ci può essere tra la giustizia e l’iniquità, o quale unione tra la luce e le tenebre? Quale intesa tra Cristo e Beliar, o quale collaborazione tra un fedele e un infedele? Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? Noi siamo infatti il tempio del Dio vivente, come Dio stesso ha detto:
Abiterò in mezzo a loro e con loro camminerò
e sarò il loro Dio,
ed essi saranno il mio popolo (Lv 26,12).
Perciò uscite di mezzo a loro
e riparatevi, dice il Signore,
non toccate nulla d’impuro.
E io vi accoglierò,
e sarò per voi come un padre,
e voi mi sarete come figli e figlie,
dice il Signore onnipotente (Is 52,11; 2 Sam 7, 8-14).
In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio.

Responsorio   2 Cor 6, 14. 16; 1 Cor 3, 16
R. Quale rapporto tra la giustizia e l’iniquità? Quale accordo tra il tempio di Dio e gli idoli? * Voi siete il tempio del Dio vivente.
V. Non sapete che siete tempio di Dio e il suo Spirito abita in voi?
R. Voi siete il tempio del Dio vivente.

Seconda Lettura
Dalle «Omelie sulla seconda lettera ai Corinzi» di san Giovanni Crisostomo, vescovo
(Om 13, 1-2; PG 61, 491-492)

Il nostro cuore si è aperto per voi
«Il nostro cuore si è tutto aperto per voi» (2Cor 6,11). Come il calore, così la carità ha la prerogativa di dilatare, è, infatti, una virtù ardente e impetuosa. Essa apriva la bocca e dilatava il cuore di Paolo. E non vi era nessun cuore più grande del cuore di Paolo. Egli come ogni persona che ama, abbracciava con amore tanto profondo tutti i fedeli che nessuno ne era escluso o messo da parte. E non ci meravigli questo suo amore verso i credenti, dal momento che il suo amore si estendeva anche ai non credenti. Non disse infatti: «Amo soltanto con la bocca, ma anche il cuore canta all’unisono nell’amore con la bocca, perciò parlo con fiducia, con tutto il cuore e con tutta la mente». Non dice: «vi amo», ma usa un’espressione assai più significativa: «La nostra bocca si è aperta e il nostro cuore si è dilatato» cioè vi porto tutti nell’intimo del cuore, in un abbraccio universale. Chi è amato, infatti, si muove a suo piacimento nell’intimo del cuore che lo ama. Per questo l’Apostolo afferma: «Non siete davvero allo stretto in noi; è nei vostri cuori invece che siete allo stretto. Io parlo come a figli: rendeteci il contraccambio, aprite anche voi il vostro cuore!» (2Cor 6,12-13). Nota il rimprovero, addolcito dall’amore, caratteristica delle persone che amano. Non dice loro che non lo amano, ma fa capire che non gli vogliono bene come lui a loro. Non vuole rimproverarli, se non dolcemente.
Si scorge dappertutto, nelle singole lettere, la presenza di questo suo vivissimo amore per i fedeli. Scrive ai Romani: Bramo vedervi e spesso mi son proposto di venire da voi. Spero di poter in qualche modo venir a trovarvi (cfr. Rm 1,10-11). Ai Galati manda a dire: «Figlioli miei, che io di nuovo partorisco nel dolore» (Gal 4,19). Agli Efesini: «Per questo motivo, piego le ginocchia davanti al Padre per voi» (Ef 3,14). Ai Tessalonicesi aggiunge: Qual è la mia speranza o la mia gioia o la mia corona di gloria? Non siete forse voi? (cfr. 1Tt 2,19). Asserisce così di portarli in cuore anche se incatenato.
Scrive inoltre ai Colossesi: Voglio che sappiate quale lotta io sostengo per voi, anche per coloro che non mi conoscono di vista, perché trovino consolazione i vostri cuori (cfr. Col 2,1), e ai Tessalonicesi: Come una nutrice, che cura i suoi bambini, così avremmo voluto, per il grande affetto per voi, darvi non solo il Vangelo, ma anche la vita (cfr. 1Ts 2,7-8). Non vuole che si angustino per lui. Però non desidera essere solo lui ad amare, ma anche essere riamato da loro, per attirare maggiormente i loro animi. E gioisce di questo loro atteggiamento. Assicura infatti: È venuto Tito e ci ha fatto conoscere il vostro desiderio, il vostro pianto, il vostro amore per me (cfr. 2Cor 7,7).

Responsorio   Cfr. 1 Cor 13, 4. 6; Pro 10, 12
R. La carità è buona e paziente; non è invidiosa, non manca di rispetto; * non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.
V. L’odio suscita i litigi; l’amore ricopre ogni colpa,
R. non gode dell’ingiustizia, ma si compiace della verità.

Saturday (July 27): Guarding the good seed of God’s word in our heart

Daily Reading & Meditation

Saturday (July 27): Guarding the good seed of God’s word in our heart
Scripture:  Matthew 13:24-30  

24 Another parable he put before them, saying, “The kingdom of heaven may be compared to a man who sowed good seed in his field; 25 but while men were sleeping, his enemy came and sowed weeds among the wheat, and went away. 26 So when the plants came up and bore grain, then the weeds appeared also. 27 And the servants of the householder came and said to him, ‘Sir, did you not sow good seed in your field? How then has it weeds?’ 28 He said to them, `An enemy has done this.’ The servants said to him, `Then do you want us to go and gather them?’ 29 But he said, `No; lest in gathering the weeds you root up the wheat along with them. 30 Let both grow together until the harvest; and at harvest time I will tell the reapers, Gather the weeds first and bind them in bundles to be  burned, but gather the wheat into my barn.'”

Meditation: What can malicious weed-sowing tell us about the kingdom of God? The image Jesus uses here is a common everyday example of planting, harvesting, and sorting the good fruit from the bad. Weeds can spoil and even kill a good harvest if they are not separated and destroyed at the proper time. Uprooting them too early, though, can destroy the good plants in the process.

Guard God’s implanted word in your heart
Just as nature teaches us patience, so God’s patience also teaches us to guard the word which he has planted in our hearts and to beware of the destructive force of sin and deception which can destroy it. God’s word brings life, but Satan, the father of lies, seeks to destroy the good seed which God plants in the hearts of those who listen to his word.

God’s judgment is not hasty, but it does come. And in the end, God will reward each person according to what he or she has sown and reaped in this life. In that day God will separate the evil from the good. Do you allow God’s word to take deep root in your heart?

“Lord Jesus, may your word take deep root in my heart and may I bear good fruit for your glory. May I hunger for your righteousness now that I may also look forward to the day of judgment with joy rather than with dismay.”

Psalm 50:1-5, 23

1 The Mighty One, God the LORD, speaks and summons the earth  from the rising of the sun to its setting.
2 Out of Zion, the perfection of beauty, God shines forth.
3 Our God comes, he does not keep silence, before him is a devouring fire, round about him a mighty tempest.
4 He calls to the heavens above and to the earth, that he may judge his people:
14 Offer to God a sacrifice of thanksgiving, and pay your vows to the Most High;
15 and call upon me in the day of trouble; I will deliver you, and you shall glorify me.”

Daily Quote from the early church fathersThe Lord sows good seeds in our heart, by Chromatius (died 406 AD)

“The Lord clearly points out that he is the sower of good seeds. He does not cease to sow in this world as in a field. God’s word is like good seed in the hearts of people, so that each of us according to the seeds sown in us by God may bear spiritual and heavenly fruit.” (excerpt from TRACTATE ON MATTHEW 51.1)

[Note: Chromatius was an early Christian scholar and bishop of Aquileia, Italy. He was a close friend of John Chrysostom and Jerome. He died in 406 AD. Jerome
described him as a “most learned and most holy man.”]

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

“The people who sat in darkness have seen a great light”

The Gospel of Matthew: a commentary & meditation 


“The people who sat in darkness have seen a great light”

Scripture: Matthew 4:12-17

12 Now when he heard that John had been arrested, he withdrew into Galilee; 13 and leaving Nazareth he went and dwelt in Caper’na-um by the sea, in the territory of Zeb’ulun and Naph’tali, 14 that what was spoken by the prophet Isaiah might be fulfilled: 15 “The land of Zeb’ulun and the land of Naph’tali, toward the sea, across the Jordan, Galilee of the Gentiles — 16 the people who sat in darkness have seen a great light, and for those who sat in the region and shadow of death  light has dawned.” 17 From that time Jesus began to preach, saying, “Repent, for the kingdom of heaven is at hand.”

Meditation: Do you know the joy and freedom of the gospel? John the Baptist’s enemies had sought to silence him, but the gospel cannot be silenced. As soon as John had finished his testimony Jesus began his in Galilee.  Galilee was at the crossroads of the world and much traffic passed through this little region. It had been assigned to the tribes of Asher, Naptali and Zebulum when the Israelites first came into the land (see Joshua 9). For a long time it had been under Gentile occupation. Isaiah foretold (see Isaiah 9) that the good news of salvation would be proclaimed in this land and reach to the Gentiles. Jesus begins the proclamation of the gospel here to fulfill the word of God. The Old Testament prophets spoke of God’s promise to send a Redeemer who would establish God’s rule.  That time is now fulfilled in Jesus.

Jesus takes up John’s message of repentance and calls disciples to believe in the good news he has come to deliver.  What is the good news which Jesus delivers? It is the good news of peace (restoration of relationship with God), of hope (the hope of resurrection and heaven), of truth (God’s word is true and reliable), of promise (he rewards those who seek him), of immortality (God gives everlasting life), and the good news of salvation (liberty from sin and freedom to live as sons and daughters of God). The gospel is the power and wisdom of God: power to change and transform our lives and wisdom to show us how to live as sons and daughters of our Father in heaven. Through the gift of the Holy Spirit the Lord makes it possible for us to receive his word with faith and to act upon it with trust.

In announcing the good news, Jesus made two demands: repent and believe! Repentance requires a life-change and a transformation of heart and mind. The Holy Spirit gives us a repentant heart, a true sorrow and hatred for sin and its consequences, and a firm resolution to avoid it in the future.  The Holy Spirit gives us grace to see our sin for what it is — rebellion and a rejection of the love of God.  God’s grace helps us to turn away from all that would keep us from his love.  Faith or belief is an entirely  free gift which God makes to us. Believing is only possible by grace and the help of the Holy Spirit who moves the heart and converts it to God.  The Holy Spirit opens the eyes of the mind and makes it easy for us to accept and believe the truth. To believe is to take Jesus at his word, to believe that God loved us so much that he sent his only begotten Son to redeem us from the slavery of sin and death. God made the supreme sacrifice of his Son on the cross to bring us back to himself. Do you know the love of God that surpasses all else and that impels us to give him our all? God wants to change our way of thinking and transform our lives by the power of his word.

“Lord, your ways are life and light!  Let your word penetrate my heart and transform my mind that I may see your power and glory. Help me to choose your ways and to do what is pleasing to you”.

GIOVANNI PAOLO II UDIENZA GENERALE Mercoledì, 27 dicembre 1978

1. Ci incontriamo nel tempo liturgico del Natale. Desidero quindi che le parole, che oggi vi rivolgerò, corrispondano alla gioia di questa festa e di questa ottava. Desidero inoltre che corrispondano a quella semplicità e insieme profondità che il Natale irradia su tutti. Affiora spontaneo alla mia mente il ricordo dei miei sentimenti e delle mie vicende, cominciando dagli anni della mia infanzia nella casa paterna, attraverso gli anni difficili della giovinezza, il periodo della seconda guerra, la guerra mondiale. Possa essa non ripetersi mai più nella storia dell’Europa e del mondo! Eppure, perfino negli anni peggiori, il Natale ha sempre portato con sé qualche raggio. E questo raggio penetrava anche nelle più dure esperienze di disprezzo dell’uomo, di annientamento della sua dignità, di crudeltà. Basta, per rendersene conto, prendere in mano le memorie degli uomini che sono passati per le carceri o per i campi di concentramento, per i fronti di guerra e per gli interrogatori e i processi.

Questo raggio della Notte natalizia, raggio della nascita di Dio, non è soltanto un ricordo delle luci dell’albero, accanto al presepio nella casa, nella famiglia o nella chiesa parrocchiale, ma è qualcosa di più. Esso è il più profondo barlume dell’umanità che è stata visitata da Dio, l’umanità nuovamente accolta e assunta da Dio stesso; assunta nel Figlio di Maria nell’unità della Persona divina: il Figlio-Verbo. Natura umana assunta misticamente dal Figlio di Dio in ciascuno di noi, che siamo stati adottati nella nuova unione col Padre. L’irradiazione di questo mistero si estende lontano, molto lontano; raggiunge anche quelle parti e quelle sfere dell’esistenza degli uomini, nelle quali qualsiasi pensiero su Dio è stato quasi offuscato, sembra essere assente, come se fosse bruciato e spento del tutto. Ed ecco, con la notte di Natale, spunta un barlume: forse nonostante tutto? Felice questo “forse nonostante tutto”: esso è già un barlume di fede e di speranza.

2. Nella festività del Natale leggiamo dei pastori di Betlemme, che per primi furono chiamati al presepe, a vedere il Neonato: “Andarono dunque senz’indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia” (Lc 2,16).

Fermiamoci a quel “trovarono”. Questa parola indica la ricerca. Infatti, i pastori di Betlemme, mettendosi a riposare col loro gregge, non sapevano che era giunto il tempo, in cui sarebbe avvenuto ciò che da secoli avevano preannunziato i profeti di quel Popolo, a cui essi stessi appartenevano; e che si sarebbe compiuto proprio in quella notte; e che sarebbe avvenuto nelle vicinanze del luogo dove sostavano. Anche dopo il risveglio dal sonno in cui erano immersi, essi non sapevano né che cosa fosse successo né dove fosse successo. Il loro arrivo alla grotta della Natività era il risultato di una ricerca. Ma, nello stesso tempo, essi erano stati condotti, erano – come leggiamo – guidati dalla voce e dalla luce. E se risaliamo ancor più nel passato, li vediamo guidati dalla tradizione del loro Popolo, dalla sua attesa. Sappiamo che Israele aveva ottenuto la promessa del Messia.

Ed ecco l’Evangelista parla dei semplici, dei modesti, dei poveri d’Israele: dei pastori che per primi l’hanno trovato. Parla, del resto, con tutta semplicità, come se si trattasse di un avvenimento “esteriore”: hanno cercato dove potesse essere, e infine hanno trovato. Allo stesso tempo questo “trovarono” di Luca indica una dimensione interiore: ciò che si è avverato negli uomini la notte di Natale, in quei semplici pastori di Betlemme. “Trovarono Maria e Giuseppe e il bambino che giaceva nella mangiatoia”, e poi: “…se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro” (Lc 2,16-20).

3.“Trovarono” indica “la ricerca”.

L’uomo è un essere che cerca. Tutta la sua storia lo conferma. Anche la vita di ciascuno di noi lo testimonia. Molti sono i campi in cui l’uomo cerca e ricerca e poi trova e, talvolta, dopo aver trovato, ricomincia nuovamente a cercare. Fra tutti questi campi in cui l’uomo si rivela come un essere che cerca, ve n’è uno, il più profondo. È quello che penetra più intimamente nella stessa umanità dell’essere umano. Ed è il più unito al senso di tutta la vita umana.

L’uomo è l’essere che cerca Dio.

Diverse sono le vie di questa ricerca. Molteplici sono le storie delle anime umane proprio su queste strade. Talvolta le vie sembrano molto semplici e vicine. Altre volte sono difficili, complicate, lontane. A volte l’uomo arriva facilmente al suo “heureka”: “ho trovato!”. A volte lotta con le difficoltà, come se non potesse penetrare se stesso e il mondo, e soprattutto come se non potesse comprendere il male che c’è nel mondo. Si sa che perfino nel contesto della Natività questo male ha mostrato il suo volto minaccioso.

Non pochi sono gli uomini che hanno descritto la loro ricerca di Dio sulle strade della propria vita. Ancor più numerosi sono coloro che tacciono, considerando come il proprio mistero più profondo e più intimo tutto ciò che su queste strade hanno vissuto: quello che hanno sperimentato, come hanno cercato, come hanno perduto l’orientamento e come l’hanno nuovamente ritrovato.

L’uomo è l’essere che cerca Dio.

E perfino dopo averlo trovato, continua a cercarlo. E se lo cerca con sincerità, lo ha già trovato; come, in un celebre frammento di Pascal, Gesù dice all’uomo: “Consolati, tu non mi cercheresti, se non mi avessi già trovato” (Pascal, Pensées, 553: “Il mistero di Gesù”).

Questa è la verità sull’uomo.

Non la si può falsificare. Non la si può nemmeno distruggere. La si deve lasciare all’uomo perché essa lo definisce.

Che cosa dire dell’ateismo di fronte a questa verità? Bisogna dire moltissime cose, più di ciò che è possibile racchiudere nella cornice di questo mio breve discorso. Ma almeno una cosa è necessario dire: è indispensabile applicare un criterio, cioè il criterio della libertà dello spirito umano. Non va d’accordo con questo criterio – fondamentale criterio – l’ateismo, sia quando nega a priori che l’uomo è l’essere che cerca Dio, sia quando mutila in vari modi tale ricerca nella vita sociale, pubblica e culturale. Tale atteggiamento è contrario ai diritti fondamentali dell’uomo.

4.Ma non voglio fermarmi su questo. Se vi accenno, lo faccio per dimostrare tutta la bellezza e la dignità della ricerca di Dio.

Questo pensiero mi è stato suggerito dalla festa del Natale.

Come è nato il Cristo? Come è venuto al mondo? Perché è venuto al mondo? È venuto al mondo perché Lo possano trovare gli uomini; coloro che lo cercano. Così come l’hanno trovato i pastori nella grotta di Betlemme.

Dirò ancor di più. Gesù è venuto al mondo per rivelare tutta la dignità e nobiltà della ricerca di Dio, che è il più profondo bisogno dell’anima umana, e per venire incontro a questa ricerca.

PAPA FRANCESCO UDIENZA GENERALE Piazza San Pietro Mercoledì, 11 aprile 2018

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

I cinquanta giorni del tempo liturgico pasquale sono propizi per riflettere sulla vita cristiana che, per sua natura, è la vita che proviene da Cristo stesso. Siamo, infatti, cristiani nella misura in cui lasciamo vivere Gesù Cristo in noi. Da dove partire allora per ravvivare questa coscienza se non dal principio, dal Sacramento che ha acceso in noi la vita cristiana? Questo è il Battesimo. La Pasqua di Cristo, con la sua carica di novità, ci raggiunge attraverso il Battesimo per trasformarci a sua immagine: i battezzati sono di Gesù Cristo, è Lui il Signore della loro esistenza. Il Battesimo è il «fondamento di tutta la vita cristiana» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1213). E’ il primo dei Sacramenti, in quanto è la porta che permette a Cristo Signore di prendere dimora nella nostra persona e a noi di immergerci nel suo Mistero.

Il verbo greco “battezzare” significa “immergere” (cfr CCC, 1214). Il bagno con l’acqua è un rito comune a varie credenze per esprimere il passaggio da una condizione a un’altra, segno di purificazione per un nuovo inizio. Ma per noi cristiani non deve sfuggire che se è il corpo ad essere immerso nell’acqua, è l’anima ad essere immersa in Cristo per ricevere il perdono dal peccato e risplendere di luce divina (cfr Tertulliano, Sulla risurrezione dei morti, VIII, 3: CCL 2, 931; PL 2, 806). In virtù dello Spirito Santo, il Battesimo ci immerge nella morte e risurrezione del Signore, affogando nel fonte battesimale l’uomo vecchio, dominato dal peccato che divide da Dio, e facendo nascere l’uomo nuovo, ricreato in Gesù. In Lui, tutti i figli di Adamo sono chiamati a vita nuova. Il Battesimo, cioè, è una rinascita. Sono sicuro, sicurissimo che tutti noi ricordiamo la data della nostra nascita: sicuro. Ma mi domando io, un po’ dubbioso, e domando a voi: ognuno di voi ricorda qual è stata la data del suo battesimo? Alcuni dicono di sì – sta bene. Ma è un sì un po’ debole, perché forse tanti non ricordano questo. Ma se noi festeggiamo il giorno della nascita, come non festeggiare – almeno ricordare – il giorno della rinascita? Io vi darò un compito a casa, un compito oggi da fare a casa. Coloro di voi che non si ricordano la data del battesimo, domandino alla mamma, agli zii, ai nipoti, domandino: “Tu sai qual è la data del battesimo?”, e non dimenticarla mai. E quel giorno ringraziare il Signore, perché è proprio il giorno in cui Gesù è entrato in me, lo Spirito Santo è entrato in me. Avete capito bene il compito a casa? Tutti dobbiamo sapere la data del nostro battesimo. E’ un altro compleanno: il compleanno della rinascita. Non dimenticatevi di fare questo, per favore.

Ricordiamo le ultime parole del Risorto agli Apostoli; sono un mandato preciso: «Andate e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19). Attraverso il lavacro battesimale, chi crede in Cristo viene immerso nella vita stessa della Trinità.

Non è infatti un’acqua qualsiasi quella del Battesimo, ma l’acqua su cui è invocato lo Spirito che «dà la vita» (Credo). Pensiamo a ciò che Gesù disse a Nicodemo per spiegargli la nascita alla vita divina: «Se uno non nasce da acqua e Spirito, non può entrare nel regno di Dio. Quello che è nato dalla carne è carne, e quello che è nato dallo Spirito è spirito» (Gv 3,5-6). Perciò il Battesimo è chiamato anche “rigenerazione”: crediamo che Dio ci ha salvati «per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito» (Tt 3,5).

Il Battesimo è perciò segno efficace di rinascita, per camminare in novità di vita. Lo ricorda san Paolo ai cristiani di Roma: «Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? Per mezzo del battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte affinché, come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6,3-4).

Immergendoci in Cristo, il Battesimo ci rende anche membra del suo Corpo, che è la Chiesa, e partecipi della sua missione nel mondo (cfr CCC1213). Noi battezzati non siamo isolati: siamo membra del Corpo di Cristo. La vitalità che scaturisce dal fonte battesimale è illustrata da queste parole di Gesù: «Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto» (cfr Gv 15,5). Una stessa vita, quella dello Spirito Santo, scorre dal Cristo ai battezzati, unendoli in un solo Corpo (cfr 1 Cor 12,13), crismato dalla santa unzione e alimentato alla mensa eucaristica.

Il Battesimo permette a Cristo di vivere in noi e a noi di vivere uniti a Lui, per collaborare nella Chiesa, ciascuno secondo la propria condizione, alla trasformazione del mondo. Ricevuto una sola volta, il lavacro battesimale illumina tutta la nostra vita, guidando i nostri passi fino alla Gerusalemme del Cielo. C’è un prima e un dopo il Battesimo. Il Sacramento suppone un cammino di fede, che chiamiamo catecumenato, evidente quando è un adulto a chiedere il Battesimo. Ma anche i bambini, fin dall’antichità, sono battezzati nella fede dei genitori (cfr Rito del Battesimo dei bambini, Introduzione, 2). E su questo io vorrei dirvi una cosa. Alcuni pensano: ma perché battezzare un bambino che non capisce? Speriamo che cresca, che capisca e sia lui stesso a chiedere il Battesimo. Ma questo significa non avere fiducia nello Spirito Santo, perché quando noi battezziamo un bambino, in quel bambino entra lo Spirito Santo, e lo Spirito Santo fa crescere in quel bambino, da bambino, delle virtù cristiane che poi fioriranno. Sempre si deve dare questa opportunità a tutti, a tutti i bambini, di avere dentro di loro lo Spirito Santo che li guidi durante la vita. Non dimenticate di battezzare i bambini! Nessuno merita il Battesimo, che è sempre dono gratuito per tutti, adulti e neonati. Ma come accade per un seme pieno di vita, questo dono attecchisce e porta frutto in un terreno alimentato dalla fede. Le promesse battesimali che ogni anno rinnoviamo nella Veglia Pasquale devono essere ravvivate ogni giorno affinché il Battesimo “cristifichi”: non dobbiamo avere paura di questa parola; il Battesimo ci “cristifica”, chi ha ricevuto il Battesimo e va “cristificato”, assomiglia a Cristo, si trasforma in Cristo e lo rende davvero un altro Cristo.

Daily Reflection

This passage from Exodus is generally considered to be the primary and essential passage describing the formal ratification of the children of Abraham’s covenant with the Lord, and it is critical to our understanding of the words of consecration in the Eucharist.

Here Moses takes half of the blood of the young bulls and splashes it on the altar with the 12 pillars (representing the 12 tribes) and then reads aloud the “book of the covenant” and asks the people to commit themselves to it as their side of the covenant.  When they have done so, Moses splashes what remains of the blood on them, binding them to the Lord (symbolized by the altar) by that blood.

It is important to understand that for the Jews blood was the seat of life and, to a certain extent, identity: under no circumstances whatsoever might anyone drink it or eat meat with the blood still in it.  All blood was sacred, and it had to be returned to the Lord by pouring it into the ground.

All of that comes into play in the words of consecration over the wine, where the celebrant says “Take this, all of you, and drink from it, for this is the chalice of My Blood, the Blood of the new and eternal covenant, which will be poured out for you and for many for the forgiveness of sins.  Do this in memory of Me.”

These words are an amalgam of the critical words and ideas of four passages in the New Testament: Jesus says “Drink from it, all of you, for this is My Blood of the covenant, which is poured out for many for the forgiveness of sins” (Matthew 26:27-28), “This is My Blood of the covenant, which is poured out for many” (Mark 14:24), “This cup that is poured out for you is the new covenant in My Blood” (Luke 22:19), and “This cup is the new covenant in My Blood.  Do this, as often as you drink it, in remembrance of Me” (I Corinthians 11:25).

This renewed and final covenant is not in the blood of animals but in the blood of God Himself; the God-man Jesus, in His life climaxing in His death, binds humanity to God in a way that breaks down all barriers between us and God: He is now our God and we are His people — if we do our best to follow that Law of Love that Jesus completed the written Law with.  How close will that bond be?  Consider the last 2-3 chapters of the Book of Revelation…

Daily Light on the Daily Path

2 Corinthians 4:4  in whose case the god of this world has blinded the minds of the unbelieving so that they might not see the light of the gospel of the glory of Christ, who is the image of God.

Isaiah 40:5  Then the glory of the LORD will be revealed, And all flesh will see it together; For the mouth of the LORD has spoken.”

John 1:18,14  No one has seen God at any time; the only begotten God who is in the bosom of the Father, He has explained Him. • And the Word became flesh, and dwelt among us, and we saw His glory, glory as of the only begotten from the Father, full of grace and truth.

John 14:9  Jesus said to him, “Have I been so long with you, and yet you have not come to know Me, Philip? He who has seen Me has seen the Father; how can you say, ‘Show us the Father ‘?

Hebrews 1:3  And He is the radiance of His glory and the exact representation of His nature, and upholds all things by the word of His power. When He had made purification of sins, He sat down at the right hand of the Majesty on high,

1 Timothy 3:16  By common confession, great is the mystery of godliness: He who was revealed in the flesh, Was vindicated in the Spirit, Seen by angels, Proclaimed among the nations, Believed on in the world, Taken up in glory.

Colossians 1:14,15  in whom we have redemption, the forgiveness of sins. • He is the image of the invisible God, the firstborn of all creation.

Romans 8:29  For those whom He foreknew, He also predestined to become conformed to the image of His Son, so that He would be the firstborn among many brethren;

1 Corinthians 15:49  Just as we have borne the image of the earthy, we will also bear the image of the heavenly.

 

Avvertimento contro i pericoli della magia

Avvertimento contro i pericoli della magia


Da qualche tempo si assiste a un proliferare di maghi, stregoni, cartomanti, ecc. Che cosa offre il mercato dell’occulto? Esso promette falsi legami amorosi, successo negli affari, malattie e persecuzioni dei nemici. Chi pratica la magia agisce in intima collaborazione con Satana che ha tentato il primo uomo, Adamo, e oggi si serve dei maghi per continuare a tentare gli uomini, facendo loro gustare falsi miraggi. Così esistono fatture per sciogliere matrimoni, per avvincere due persone in un legame amoroso, ecc. La televisione abbonda cli inserzioni pubblici tane di vari maghi, stregoni e sciamani, tutti pronti a di chiararsi benefattori dell’umanità con filmati di persone guarite o recuperati alla vita.

Ogni volta che una persona, in caso di pericolo o in una disgrazia o per qualsiasi altra ragione, invece di rivolgersi a Dio, cerca l’aiuto di Satana o dei suoi demoni, oppure ricorre ai suoi metodi e artifici, si stabilisce con lui un patto. Per es.: la mamma che porta il figlio malato da un guaritore; la signorina che si fa fare le carte perché spera di sposarsi; l’uomo politico o il manager che si fa fare l’oroscopo e chiede al mago dove potrà riuscire nella sua attività (fino ad oggi quasi tutti i presidenti americani hanno aderito alla massoneria e hanno avuto il mago e il cartomante di fiducia); chi porta amuleti, portafortuna, ciondoli, feticci; chi presume di ricevere messaggi dall’aldilà tramite nastri magnetici, audiocassette, videocassette, ecc. anche in seno a falsi gruppi di preghiera; chi fa patti di sangue; chi assiste a sedute spiritiche; a messe nere o a culti esoterici; a riti orgiastici; ai riti del Voodoo, della Macumba, ecc.; commissionare agli stregoni le così dette fatture con l’intenzione di nuocere a terzi: fatture per sciogliere matrimoni, fatture per avvicinare due persone totalmente estranee con un legame d’amore, fatture per distruggere e condurre alla morte.

Molte di queste cose sono sotto l’insegna delle cose sacre (quanti maghi appendono nei loro studi immagini sacre e persino un diploma con la benedizione del Papa, carpita con l’inganno!). Talune sedute spiritiche s’inizia no e finiscono con la preghiera.

Ogni volta che l’uomo, se ne renda conto o no, ha stabilito un reale patto col diavolo. Ogni volta ha contratto un debito verso di lui, l’uomo è diventato il suo debitore. Senza neppure immaginare che il suo atto, apparente mente innocuo, possa avere simili conseguenze, egli ha accettato l’aiuto, la guarigione, la protezione di Satana e se ne rallegra senza pensare che tutto si paga. Satana ha però una buona memoria, egli non dimentica e attende il suo momento propizio per farsi pagare con stati di angoscia, incubi terribili, visite notturne di demoni; oppressione, malattie strane, inquietudine cronica, stato di angoscia, nevrastenia, propositi di suicidio, ecc. Contro queste influenze demoniache invano si cerca l’aiuto presso i medici, psicologi, psicanalisti, ecc.

Dopo una campagna di evangelizzazione di otto giorni a Lubecca (Germania) un uomo rese questa testimonianza pubblica: «Io sono convertito da molti anni sforzando mi di seguire Cristo . Ho letto molto la Bibbia e ho pregato assiduamente. Ma una specie di oppressione qui sul cuore non mi lasciava mai. Senza dubbio ero malato, ma nulla e nessuno potevano aiutarmi. Durante questa campagna di evangelizzazione ho saputo che i peccati di magia, commessi prima della conversione, sono spesso il motivo di stati di questo genere. Ho ricorso ai mezzi datici alla Chiesa e così sono stato liberato».

Quando si chiede a questo genere di malati quello che pensava il loro medico al riguardo, la risposta è sempre la stessa: Il dottore non riesce a spiegarsi questo caso. Tutto questo è naturale! In realtà non si tratta di malattia, ma il malato è piuttosto «posseduto» in conseguenza di peccati di magia che ha commessi. Perciò non c’è medicina che sia efficace. Quello che occorre è cacciare il demonio con i mezzi che ci indica la Chiesa.

Evitiamo quelle persone che non sono Sacerdoti e che dicono di togliere il malocchio e le fatture. Esse non hanno le mani consacrate come i Sacerdoti e quindi non hanno il potere contro il demonio e i mali malefici, anzi con le loro arti magiche sono al servizio di Satana per rovinare i figli dì Dio. Infatti quante persone si rivolgono al Sacerdote esorcista dopo essere andate dai maghi, dai quali non hanno ottenuto la guarigione dei loro mali, anzi li hanno peggiorati.

A proposito di talismani, amuleti e abitini, che i maghi vendono fino al costo di vari milioni, un ex mago, convertito da P. Leone, noto esorcista di Andretta (Avellino), ha detto: «Sapete perché un talismano costa 300 mila lire e un altro magari 800 mila? Perché il demonio per caricarli di energia malefica ci obbligava a bestemmiare 300 volte la Madonna sul talismano da 300 mila lire e a bestemmiare 800 volte Gesù o la Madonna su quello da 800 mila». Pensate un po’ cosa si mettono addosso certe persone convinte che tali cose diaboliche li proteggano e pagano quindi anche milioni per portarli addosso.

Nei così detti «abitini», cuciti sempre con molta cura si è trovata addirittura polvere di ossa di morti! Forse dei sacrifici umani fatti in onore di Satana, nei periodi di luna piena.

Un altro importante discorso riguarda gli oggetti superstiziosi, molto diffusi, che sono carichi di una grande potenza malefica. Diffusissimo è il corno e il ferro di cavallo. Molta gente pensa ingenuamente che questi oggetti li proteggano contro il malocchio, e non sanno invece che essi non solo non proteggono, ma attirano fortemente forze negative e malefiche. Lo stesso discorso vale per altri oggetti di superstizione come, per esempio, le mani a forma di corna, il gobetto, i segni dell’oroscopo, che portati addosso sono purtroppo molto diffusi, e più pericolo si quando sono regalati. Spesso queste cose diaboliche si portano accanto a una medaglia della Madonna o a un Crocifisso nelle catenine che si portano al collo.

Quali rimedi per lottare Satana? I) Confessione; 2) S. Messa e Comunione frequenti; 3) Preghiera assidua, specialmente col Rosario; 4) Uso dell’acqua benedetta; 5) Portare addosso oggetti benedetti; 6) Ricorso, se è necessario, al Sacerdote esorcista.

DOVE ARRIVA L’AMORE APPRESO ALLA SCUOLA DI MARIA

DOVE ARRIVA L’AMORE APPRESO ALLA SCUOLA DI MARIA

Marija Pavlovic dona un rene al fratello che aveva poche speranze di vita.


Marija, arrivata il 6 dicembre dall’America, dopo gli esami clinici era presente il giorno dell’Immacolata a Medjugorje, per salutare tutti (“non si sa come andranno le cose; sono nelle mani di Dio”, diceva scherzando, ma con visibile emozione) e per raccomandare il fratello e se stessa alle preghiere di tutti. Il 12 sarebbe ripartita per l’America con la cognata Rudijca e la piccola Jelena per il dono del rene al fratello.

Quanto segue l’ha raccontato lei stessa ad Alberto Bonifacio nei dettagli subito dopo l’apparizione del 9 dicembre. Nell’ottobre scorso era stata a Milano con il fratello Andrija molto malato, ma i medici avevano sconsigliato l’intervento per sostituire il rene, data la sua gravità. È stato invece il dott. Brian, dell’ospedale di Birmingam nell’Alabama (USA), un affezionato di Medjugorje, a sollecitare l’operazione di trapianto, senza la quale il fratello avrebbe potuto vivere al massimo dai due ai sei mesi, perché non sopportava più né dialisi, né trasfusioni di sangue, anche se l’operazione stessa rappresentava un grosso pericolo (dell’80 per cento) data la sua estrema debolezza. Pure per Marija c’era un certo pericolo, perché anche se la sua magrezza avrebbe facilitato il ritrovamento e l’asportazione del rene l’intervento sarebbe stato molto duro – di quattro ore – e avrebbe comportato una diminuzione di peso di 10 chili. Se tutto andava ben Marija avrebbe dovuto rimanere immobile 10 giorni e per altre 4 settimane in ospedale; mentre per il fratello, ammesso che sopravvivesse, ci sarebbero stati almeno da tre o cinque altri mesi di ospedale. Marija contava di ritornare a Medjugorje tra gennaio e febbraio, quando i pellegrini sono pochi e avrebbe quindi potuto riposare tranquillamente.

La Madonna ha guidato le cose per il meglio: dal medico, che si è preso a cuore la situazione e si è messo a piena disposizione, segno anche questo del cammino che lui stesso dice di fare per arrivare alla conversione completa; all’esito, per ora giudicato felice dell’intervento. L’operazione è avvenuta il 16 dicembre. Il 18 le notizie giunte dall’America erano buone, anche se Marija soffriva molto – il che è normale in simili casi -. Il fratello ha avuto già dei segni di ripresa con il funzionamento del rene trapiantato.

Marija ha avuto regolarmente le apparizioni alla stessa ora di Medjugorje cioè quando là erano le 10,40 del mattino. Al suo ritorno dopo le analisi le era stato chiesto com’era la Madonna in America: “Sempre più bella’ è stata la sua risposta. Ora la vedrà più bella ancora dopo il suo gesto eroico di carità.

Fonte: Eco di Maria nr.59