LITURGIA DELLA PAROLA

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  Gn 32, 23-32
Ti chiamerai Israele, perché hai combattuto con Dio e hai vinto.

Dal libro della Gènesi
In quei giorni, di notte Giacobbe si alzò, prese le due mogli, le due schiave, i suoi undici bambini e passò il guado dello Iabbok. Li prese, fece loro passare il torrente e portò di là anche tutti i suoi averi.
Giacobbe rimase solo e un uomo lottò con lui fino allo spuntare dell’aurora. Vedendo che non riusciva a vincerlo, lo colpì all’articolazione del femore e l’articolazione del femore di Giacobbe si slogò, mentre continuava a lottare con lui.
Quello disse: «Lasciami andare, perché è spuntata l’aurora». Giacobbe rispose: «Non ti lascerò, se non mi avrai benedetto!». Gli domandò: «Come ti chiami?». Rispose: «Giacobbe». Riprese: «Non ti chiamerai più Giacobbe, ma Israele, perché hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto!». Giacobbe allora gli chiese: «Svelami il tuo nome». Gli rispose: «Perché mi chiedi il nome?». E qui lo benedisse.
Allora Giacobbe chiamò quel luogo Penuèl: «Davvero – disse – ho visto Dio faccia a faccia, eppure la mia vita è rimasta salva».
Spuntava il sole, quando Giacobbe passò Penuèl e zoppicava all’anca. Per questo gli Israeliti, fino ad oggi, non mangiano il nervo sciatico, che è sopra l’articolazione del femore, perché quell’uomo aveva colpito l’articolazione del femore di Giacobbe nel nervo sciatico.


Salmo Responsoriale
   Dal Salmo 16
Nella giustizia, Signore, contemplerò il tuo volto.

Ascolta, Signore, la mia giusta causa,
sii attento al mio grido.
Porgi l’orecchio alla mia preghiera:
sulle mie labbra non c’è inganno.

Dal tuo volto venga per me il giudizio,
i tuoi occhi vedano la giustizia.
Saggia il mio cuore, scrutalo nella notte,
provami al fuoco: non troverai malizia.

Io t’invoco poiché tu mi rispondi, o Dio;
tendi a me l’orecchio, ascolta le mie parole,
mostrami i prodigi della tua misericordia,
tu che salvi dai nemici chi si affida alla tua destra.

Custodiscimi come pupilla degli occhi
all’ombra delle tue ali nascondimi.
Io nella giustizia contemplerò il tuo volto,
al risveglio mi sazierò della tua immagine. 

Canto al Vangelo  Gv 10,14  
Alleluia, alleluia.

Io sono il buon pastore, dice il Signore,
conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me.

Alleluia.

Vangelo   Mt 9, 32-38
La messe è abbondante, ma  sono pochi gli operai.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, presentarono a Gesù un muto indemoniato. E dopo che il demonio fu scacciato, quel muto cominciò a parlare. E le folle, prese da stupore, dicevano: «Non si è mai vista una cosa simile in Israele!». Ma i farisei dicevano: «Egli scaccia i demòni per opera del principe dei demòni».
Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e ogni infermità. Vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Allora disse ai suoi discepoli: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe perché mandi operai nella sua messe!».
 

COME UN RITORNO DALL’ESILIO

Con dolcezza, il Signore guarisce le ferite; a volte ciò non avviene in modo clamoroso, ma attraverso la cura e le preghiere dei fratelli.

Pur cercando di vivere un cammino di fede e un servizio costante nel Rinnovamento, ormai da anni, c’erano alcuni aspetti di me stessa ed alcune aree dei mio cuore che sfuggivano completamente alla mia comprensione e soprattutto al mio controllo. Ne
ignoravo la causa, ma non gli effetti devastanti per me e per coloro che mi stavano vicino. Ricordo con dolore tutte le difficoltà di rapportarmi agli altri, le ire incontrollabili, le rabbie improvvise di fronte agli ostacoli di un cammino comunitario, i sensi di colpa, la paura di non essere amata, la non accettazione di me stessa. Tutto questo mi tormentava e mi chiudeva e isolava sempre di più. Quante volte mi sono trovata di fronte a Gesù, piangendo e supplicandolo di liberarmi: ma lui taceva. “Sei profondamente ferita”, mi dissero, “chiedi allo Spirito di fartene prendere coscienza”. Ma non volevo sentirne parlare, i risultati di precedenti preghiere di guarigione mi avevano tolto la speranza.

Andavo avanti tra un fallimento e l’altro, sempre più sofferente e umiliata. Ma la Grazia del Signore mi teneva ben stretta. Infine fui costretta a lasciare un ministero a cui ero particolarmente legata. Passai notti insonni; fu una prova durissima che mi segnò profondamente nello spirito e nel corpo. Ma, anche in questo momento, il Signore, attraverso il mio padre spirituale mi esortava a tenere duro e a rimanere nell’obbedienza, ad accettare la potatura perché questa è inevitabile per una crescita spirituale. Non condividevo con nessuno dei miei fratelli questo dolore, convinta che nessuno poteva comprendermi e sfuggivo ad ogni domanda sull’argomento.

Infine, dopo un ultimo scontro (perché ormai tutti gli incontri con i fratelli del mio gruppo erano diventati scontri e motivo di amarezze), la responsabile mi disse che dovevo assolutamente iniziare un cammino di guarigione interiore. Decisi di dire di sì, anche se tutto dentro di me si rivoltava al solo pensiero. Incominciai questo cammino articolato in due fasi: preghiera e adorazione personale per chiedere al Signore luce e discernimento ; la mia responsabile, con pazienza e amore, pregava per me e su di me. Che mistero grande è la preghiera dei fratelli! Che stupore immenso ho provato! Le intuizione e le luci che il Signore mi donava personalmente, i ricordi dolorosi che avevano segnato tutta la mia vita e che per grazia riaffioravano lentamente, tutto veniva confermato da chi in
quel momento si faceva strumento del Signore e pregava per me. Con grande meraviglia mi accorgevo che, tra una preghiera e l’altra, l’azione guaritrice del Signore era molto efficace perché constatavo cambiamenti che non potevano venire solo dal uno sforzo. visto che per tanti anni nulla era successo.
Gesù stava operando profondamente in quelle aree della mia esistenza che erano state ferite e tutto avveniva senza scosse o traumi, ma ero immersa nel suo Amore rigenerante che si faceva tangibile nell’amore fraterno.
Ora, gli inconvenienti. gli ostacoli non avevano più quel brutto effetto su di me. Anche il mio volto diventava più sereno, più accogliente: ero capace di valutare tutto con un po’ più di distacco, da persona un pò meno carnale e un po’ più spirituale. Non provavo
più quell’avvilimento di chi ha paura di sbagliare perché confida troppo nelle proprie capacità umane, ma ero consapevole che tutto è nelle mani di Dio e tutto appartiene a lui.
Il dono più bello che il Padre mi ha fatto durante questo cammino di guarigione interiore, consiste nella gioia di avermi riconciliato con Maria Santissima. nostra dolcissima Madre, che a causa dei miei blocchi non riuscivo ad accogliere nella mia vita.
Sì, quando il Signore ricondusse i prigionieri di Sion, noi restammo trasognati, la nostra bocca si riempì di riso; dissero allora fra le genti: “Grandi cose fece per essi il Signore”.

Maria

Tratta dalla rivista “Rinnovamento nello Spirito Santo “gennaio 1997”

Coloro che si trovano al di fuori, lo vogliono o no, sono nostri fratelli

Dal «Commento sui salmi» di sant’Agostino, vescovo
(Sal 32, 29; CCL 38, 272-273)

Coloro che si trovano al di fuori, lo vogliono o no, sono nostri fratelli

Fratelli, vi esortiamo ardentemente a questa carità, non soltanto verso i vostri compagni di fede, ma anche verso quelli che si trovano al di fuori, siano essi pagani che ancora non credono in Cristo, oppure siano divisi da noi, perché, mentre riconoscono con noi lo stesso capo, sono però separati dal corpo. Fratelli, proviamo dolore per essi, come per nostri fratelli. Cesseranno di essere nostri fratelli, quando non diranno più «Padre nostro» (Mt 6, 9).
Il Profeta ha detto ad alcuni: «A coloro che vi dicono: Non siete nostri fratelli, rispondete: Siete nostri fratelli» (Is 66, 5 sec. LXX). Riflettete di chi abbia potuto usare questa espressione: forse dei pagani? No, perché secondo il linguaggio scritturistico ed ecclesiastico non li chiamiamo fratelli. Forse dei giudei che non hanno creduto in Cristo?
Leggete l’Apostolo e noterete che quando egli dice «fratelli» senza alcuna aggiunta, vuol intendere i cristiani: «Ma tu, perché giudichi il tuo fratello? E anche tu, perché disprezzi il tuo fratello?» (Rm 14, 10). E in un altro passo scrive: «Siete voi che commettete ingiustizia e rubate, e questo ai fratelli!» (1 Cor 6, 8).
Perciò costoro, che dicono: «Non siete nostri fratelli», ci chiamano pagani. Ecco perché ci vogliono ribattezzare, affermando che noi non possediamo ciò che essi danno. Ne viene di conseguenza il loro errore, di negare cioè che noi siamo loro fratelli. Ma per qual motivo il profeta ci ha detto: «Voi dite loro: siete nostri fratelli», se non perché riconosciamo in essi ciò che da loro non viene riconosciuto in noi? Essi quindi, non riconoscendo il nostro battesimo, dicono che noi non siamo loro fratelli; noi invece, non esigendo di nuovo in loro il battesimo, ma riconoscendolo nostro, diciamo loro: «Siete nostri fratelli».
Dicano pure essi: «Perché ci cercate, perché ci volete?». Noi risponderemo: «Siete nostri fratelli». Ci dicano: «Andatevene da noi, non abbiamo niente a che fare con voi». Ebbene, noi invece abbiamo assolutamente parte con voi: confessiamo l’unico Cristo, dobbiamo essere in un solo corpo, sotto un unico Capo.
Perciò vi scongiuriamo, fratelli, per le stesse viscere della carità, dal cui latte siamo nutriti, dal cui pane ci fortificheremo, per Cristo nostro Signore, per la sua mansuetudine vi scongiuriamo. E’ tempo che usiamo una grande carità verso di loro, una infinita misericordia nel supplicare Dio per loro perché conceda finalmente ad essi idee e sentimenti di saggezza per ravvedersi e capire che non hanno assolutamente nessun argomento da opporre alla verità. Ad essi è rimasta solo la debolezza dell’animosità, la quale tanto più è inferma quanto più crede di abbondare in forze. Vi scongiuriamo, dicevo, per i deboli, per i sapienti secondo la carne, per gli uomini rozzi e materiali, per i nostri fratelli che celebrano gli stessi sacramenti anche se non con noi, ma tuttavia gli stessi; per i nostri fratelli che rispondono un unico Amen come noi, anche se non con noi. Esprimete a Dio la vostra profonda carità per loro.

Responsorio   Cfr. Ef 4, 1. 3. 4
R. Comportatevi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto: * conservate l’unità dello Spirito nel vincolo della pace.
V. Un solo corpo, un solo Spirito, una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati:
R. conservare l’unità dello Spirito nel vincolo delle pace.

“Never seen anything like this”

Daily Reading & Meditation

Tuesday (July 9):  “Never seen anything like this”
Scripture:  Matthew 9:32-38

32 As they were going away, behold, a dumb demoniac was brought to him.33 And when the demon had been cast out, the dumb man spoke; and the crowds marveled, saying, “Never was anything like this seen in Israel.” 34 But the Pharisees said, “He casts out demons by the prince of demons.” 35 And Jesus went about all the cities and villages, teaching in their synagogues and preaching the gospel of the kingdom, and healing every disease and every infirmity.  36 When he saw the crowds, he had compassion for them, because they were harassed and helpless, like sheep without a shepherd.  37 Then he said to his disciples, “The harvest is plentiful, but the laborers are few;  38 pray therefore the Lord of the harvest to send out laborers into his harvest.”

Meditation: What help and hope can we give to someone who experiences chronic distress or some incurable disease of mind and body? Spiritual, emotional, and physical suffering often go hand in hand. Jesus was well acquainted with individuals who suffered intolerable affliction – whether physical, emotional, mental, or spiritual. A “dumb demoniac” was brought to Jesus by his friends with the hope that Jesus would set the troubled man free. These neighbors, no doubt, took pity on this man who had a double impediment. He had not only lost his ability to speak, but was also greatly disturbed in mind and spirit. This was no doubt due to the influence of evil spirits who tormented him day and night with thoughts of despair and hopeless abandonment by God.

Jesus brings freedom and healing 
Jesus immediately set him free from the demon who tormented him and restored his ability to speak at the same time. This double miracle brought wonder to the crowds who watched in amazement. “Nothing like this had ever been done before in the land of Israel!” Whenever people approached Jesus with expectant faith, he set them free from whatever afflicted them – whether it be a disease of mind and body, a crippling burden of guilt and sin, a tormenting spirit or uncontrollable fear of harm.

How could Jesus’ miracles cause both scorn and wonder at the same time from those who professed faith in God? Don’t we often encounter the same reaction today, even in ourselves! The crowds looked with awe at the wonderful works which Jesus did, but the religious leaders attributed this same work to the power of the devil. They disbelieved because they refused to recognize Jesus as the Messiah. Their idea of religion was too narrow and closed to accept Jesus as the Anointed One sent by the Father “to set the captives free” (Isaiah 61:1; Matthew 11:5). They were too set in their own ways to change and they were too proud to submit to Jesus. They held too rigidly to the observances of their ritual laws while neglecting the more important duties of love of God and love of neighbor. The people, as a result, were spiritually adrift and hungry for God. Jesus met their need and gave them new faith and hope in God’s saving help.

The Gospel brings new life and freedom 
Whenever the Gospel is proclaimed God’s kingdom is made manifest and new life and freedom is given to those who respond with faith. The Lord grants freedom to all who turn to him with trust. Do you bring your troubles to the Lord with expectant faith that he can set you free? The Lord invites us to pray that the work of  the Gospel may spread throughout the world, so that all may find true joy and freedom in Jesus Christ.

“Lord Jesus, may your kingdom come to all who are oppressed and in darkness. Fill my heart with compassion for all who suffer mentally and physically. Use me to bring the good news of your saving grace and mercy to those around me who need your healing love and forgiveness.”

Psalm 115:3-10

3 Our God is in the heavens; he does whatever he pleases. 
4 Their idols are silver and gold, the work of men’s hands. 
5 They have mouths, but do not speak; eyes, but do not see. 
6 They have ears, but do not hear; noses, but do not smell. 
7 They have hands, but do not feel; feet, but do not walk;  and they do not make a sound in their throat. 
8 Those who make them are like them; so are all who trust in them. 
9 O Israel, trust in the LORD! He is their help and their shield. 
10 O house of Aaron, put your trust in the LORD! He is their help and their shield. 

Daily Quote from the early church fathers: Freedom and healing in Christ, by Hilary of Poitiers (315-367 AD)

“In the deaf and dumb and demoniac appear the need of the Gentiles for a complete healing. Beleaguered on all sides by misfortune, they were associated with all types of the body’s infirmities. And in this regard a proper order of things is observed. For the devil is first cast out; then the other bodily benefits follow suit. With the folly of all superstitions put to flight by the knowledge of God, sight and hearing and words of healing are introduced. The declaration of the onlookers followed their admiration over what took place: ‘Never has the like been seen in Israel.’ Indeed, he whom the law could not help was made well by the power of the Word, and the deaf and dumb man spoke the praises of God. Deliverance has been given to the Gentiles. All the towns and all the villages are enlightened by the power and presence of Christ, and the people are freed from every impairment of the timeless malady. (excerpt from ON MATTHEW 9.10)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

Daily Reflection

We have been reading several stories this summer regarding Jesus driving out demons.  In each case, the crowds are both amazed and fearful.  It takes a lot of spiritual power to drive out demons.  Jesus clearly had that power, but these stories, I think, were not so much about the power of Jesus to drive out demons, but about our faith.  As I reflect on these stories, it seems to me that it takes a lot of spiritual maturity to let the Lord drive out demons, so we can more effectively proclaim the Gospel in our lives and in the Kingdom of God.  Demons are indeed everywhere in our lives.  They are in others, which we are quick to recognize, and they are in ourselves, which we are not so quick to acknowledge.  It seems to me that Jesus drives them out not so much to demonstrate his power, but to reveal how much he loves us and wants us to be his companions in the harvest of wholeness and healing.

Thinking about the role of demons in my life and in the lives of others, I must acknowledge that I am often all too often too comfortable with the demons in this world.  I have learned to accommodate them and to let them set the standards low for myself and others.  I am pretty sure, however, that the Lord wants much more from us.  As we read today in Genesis and Psalm 17, God comes to us just as he came to Jacob, reminding us that we must contend seriously with the demons in our lives, and we must not ignore the spiritual challenge that represents to us.  If we are open to spiritual challenges, we will indeed be tried with fire when the Lord searches our hearts.  We can’t pretend that evil does not exist inside ourselves as much as in the hearts of others.  We all have our demons that need to be driven out of our lives.  But the good news of the Gospel is that we don’t have to do that alone.  We have a savior whose presence is always with us.

That brings to my mind the 23rd Psalm.  “The Lord is my shepherd” and “I will fear no evil, for thou art with me” are comforting words.  In our readings for today, Jesus comforts us again with the words, “I am the good shepherd.”  He sees us in the throes of evil as sheep without a shepherd and takes pity on us. But he doesn’t just rescue us from harm to live untroubled lives.  Jesus saves us for something bigger — to labor in the harvest of righteousness.  The Lord needs us to be concerned with much more than driving out demons as a demonstration of justice.   Jesus drives out our demons as a process of liberation to serve as we join him in proclaiming the Gospel of the Kingdom!

Daily Light on the Daily Path

Zechariah 3:4  He spoke and said to those who were standing before him, saying, “Remove the filthy garments from him.” Again he said to him, “See, I have taken your iniquity away from you and will clothe you with festal robes.”

Psalm 32:1  A Psalm of David. A Maskil. How blessed is he whose transgression is forgiven, Whose sin is covered!

Isaiah 64:6  For all of us have become like one who is unclean, And all our righteous deeds are like a filthy garment; And all of us wither like a leaf, And our iniquities, like the wind, take us away.

Romans 7:18  For I know that nothing good dwells in me, that is, in my flesh; for the willing is present in me, but the doing of the good is not.

Colossians 3:25  For he who does wrong will receive the consequences of the wrong which he has done, and that without partiality.

Colossians 3:9,10  Do not lie to one another, since you laid aside the old self with its evil practices, • and have put on the new self who is being renewed to a true knowledge according to the image of the One who created him–

Philippians 3:9  and may be found in Him, not having a righteousness of my own derived from the Law, but that which is through faith in Christ, the righteousness which comes from God on the basis of faith,

Luke 15:22  “But the father said to his slaves, ‘Quickly bring out the best robe and put it on him, and put a ring on his hand and sandals on his feet;

Revelation 19:8  It was given to her to clothe herself in fine linen, bright and clean; for the fine linen is the righteous acts of the saints.

Isaiah 61:10  I will rejoice greatly in the LORD, My soul will exult in my God; For He has clothed me with garments of salvation, He has wrapped me with a robe of righteousness, As a bridegroom decks himself with a garland, And as a bride adorns herself with her jewels.

 

Catechesi sul “Padre nostro”: 12. Rimetti a noi i nostri debiti

Cari fratelli e sorelle, buongiorno! La giornata non è tanto bella, ma buongiorno lo stesso!

Dopo aver chiesto a Dio il pane di ogni giorno, la preghiera del “Padre nostro” entra nel campo delle nostre relazioni con gli altri. E Gesù ci insegna a chiedere al Padre: «Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori» (Mt 6,12). Come abbiamo bisogno del pane, così abbiamo bisogno del perdono. E questo, ogni giorno.

Il cristiano che prega chiede anzitutto a Dio che vengano rimessi i suoi debiti, cioè i suoi peccati, le cose brutte che fa. Questa è la prima verità di ogni preghiera: fossimo anche persone perfette, fossimo anche dei santi cristallini che non deflettono mai da una vita di bene, restiamo sempre dei figli che al Padre devono tutto. L’atteggiamento più pericoloso di ogni vita cristiana qual è? E’ l’orgoglio. È l’atteggiamento di chi si pone davanti a Dio pensando di avere sempre i conti in ordine con Lui: l’orgoglioso crede che ha tutto al suo posto. Come quel fariseo della parabola, che nel tempio pensa di pregare ma in realtà loda sé stesso davanti a Dio: “Ti ringrazio, Signore, perché io non sono come gli altri”. E la gente che si sente perfetta, la gente che critica gli altri, è gente orgogliosa. Nessuno di noi è perfetto, nessuno. Al contrario il pubblicano, che era dietro, nel tempio, un peccatore disprezzato da tutti, si ferma sulla soglia del tempio, e non si sente degno di entrare, e si affida alla misericordia di Dio. E Gesù commenta: «Questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato» (Lc 18,14), cioè perdonato, salvato. Perché? Perché non era orgoglioso, perché riconosceva i suoi limiti e i suoi peccati.

Ci sono peccati che si vedono e peccati che non si vedono. Ci sono peccati eclatanti che fanno rumore, ma ci sono anche peccati subdoli, che si annidano nel cuore senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Il peggiore di questi è la superbia che può contagiare anche le persone che vivono una vita religiosa intensa. C’era una volta un convento di suore, nell’anno 1600-1700, famoso, al tempo del giansenismo: erano perfettissime e si diceva di loro che fossero purissime come gli angeli, ma superbe come i demoni. E’ una cosa brutta. Il peccato divide la fraternità, il peccato ci fa presumere di essere migliori degli altri, il peccato ci fa credere che siamo simili a Dio.

E invece davanti a Dio siamo tutti peccatori e abbiamo motivo di batterci il petto – tutti! – come quel pubblicano al tempio. San Giovanni, nella sua prima Lettera, scrive: «Se diciamo di essere senza peccato, inganniamo noi stessi e la verità non è in noi» (1 Gv1,8). Se tu vuoi ingannare te stesso, dì che non hai peccato: così ti stai ingannando.

Siamo debitori anzitutto perché in questa vita abbiamo ricevuto tanto: l’esistenza, un padre e una madre, l’amicizia, le meraviglie del creato… Anche se a tutti capita di attraversare giorni difficili, dobbiamo sempre ricordarci che la vita è una grazia, è il miracolo che Dio ha estratto dal nulla.

In secondo luogo siamo debitori perché, anche se riusciamo ad amare, nessuno di noi è capace di farlo con le sue sole forze. L’amore vero è quando possiamo amare, ma con la grazia di Dio. Nessuno di noi brilla di luce propria. C’è quello che i teologi antichi chiamavano un “mysterium lunae” non solo nell’identità della Chiesa, ma anche nella storia di ciascuno di noi. Cosa significa, questo “mysterium lunae”? Che è come la luna, che non ha luce propria: riflette la luce del sole. Anche noi, non abbiamo luce propria: la luce che abbiamo è un riflesso della grazia di Dio, della luce di Dio. Se ami è perché qualcuno, all’esterno di te, ti ha sorriso quando eri un bambino, insegnandoti a rispondere con un sorriso. Se ami è perché qualcuno accanto a te ti ha risvegliato all’amore, facendoti comprendere come in esso risiede il senso dell’esistenza.

Proviamo ad ascoltare la storia di qualche persona che ha sbagliato: un carcerato, un condannato, un drogato … conosciamo tanta gente che sbaglia nella vita. Fatta salva la responsabilità, che è sempre personale, ti domandi qualche volta chi debba essere incolpato dei suoi sbagli, se solo la sua coscienza, o la storia di odio e di abbandono che qualcuno si porta dietro.

E questo è il mistero della luna: amiamo anzitutto perché siamo stati amati, perdoniamo perché siamo stati perdonati. E se qualcuno non è stato illuminato dalla luce del sole, diventa gelido come il terreno d’inverno.

Come non riconoscere, nella catena d’amore che ci precede, anche la presenza provvidente dell’amore di Dio? Nessuno di noi ama Dio quanto Lui ha amato noi. Basta mettersi davanti a un crocifisso per cogliere la sproporzione: Egli ci ha amato e sempre ci ama per primo.

Preghiamo dunque: Signore, anche il più santo in mezzo a noi non cessa di essere tuo debitore. O Padre, abbi pietà di tutti noi!

Catechesi sul “Padre nostro”: 11. Dacci il nostro pane quotidiano

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Passiamo oggi ad analizzare la seconda parte del “Padre nostro”, quella in cui presentiamo a Dio le nostre necessità. Questa seconda parte comincia con una parola che profuma di quotidiano: il pane.

La preghiera di Gesù parte da una domanda impellente, che molto somiglia all’implorazione di un mendicante: “Dacci il pane quotidiano!”. Questa preghiera proviene da un’evidenza che spesso dimentichiamo, vale a dire che non siamo creature autosufficienti, e che tutti i giorni abbiamo bisogno di nutrirci.

Le Scritture ci mostrano che per tanta gente l’incontro con Gesù si è realizzato a partire da una domanda. Gesù non chiede invocazioni raffinate, anzi, tutta l’esistenza umana, con i suoi problemi più concreti e quotidiani, può diventare preghiera. Nei Vangeli troviamo una moltitudine di mendicanti che supplicano liberazione e salvezza. Chi domanda il pane, chi la guarigione; alcuni la purificazione, altri la vista; o che una persona cara possa rivivere… Gesù non passa mai indifferente accanto a queste richieste e a questi dolori.

Dunque, Gesù ci insegna a chiedere al Padre il pane quotidiano. E ci insegna a farlo uniti a tanti uomini e donne per i quali questa preghiera è un grido – spesso tenuto dentro – che accompagna l’ansia di ogni giorno. Quante madri e quanti padri, ancora oggi, vanno a dormire col tormento di non avere l’indomani pane a sufficienza per i propri figli! Immaginiamo questa preghiera recitata non nella sicurezza di un comodo appartamento, ma nella precarietà di una stanza in cui ci si adatta, dove manca il necessario per vivere. Le parole di Gesù assumono una forza nuova. L’orazione cristiana comincia da questo livello. Non è un esercizio per asceti; parte dalla realtà, dal cuore e dalla carne di persone che vivono nel bisogno, o che condividono la condizione di chi non ha il necessario per vivere. Nemmeno i più alti mistici cristiani possono prescindere dalla semplicità di questa domanda. “Padre, fa’ che per noi e per tutti, oggi ci sia il pane necessario”. E “pane” sta anche per acqua, medicine, casa, lavoro… Chiedere il necessario per vivere.

Il pane che il cristiano chiede nella preghiera non è il “mio” ma è il “nostro” pane. Così vuole Gesù. Ci insegna a chiederlo non solo per sé stessi, ma per l’intera fraternità del mondo. Se non si prega in questo modo, il “Padre nostro” cessa di essere una orazione cristiana. Se Dio è nostro Padre, come possiamo presentarci a Lui senza prenderci per mano? Tutti noi. E se il pane che Lui ci dà ce lo rubiamo tra di noi, come possiamo dirci suoi figli? Questa preghiera contiene un atteggiamento di empatia, un atteggiamento di solidarietà. Nella mia fame sento la fame delle moltitudini, e allora pregherò Dio finché la loro richiesta non sarà esaudita. Così Gesù educa la sua comunità, la sua Chiesa, a portare a Dio le necessità di tutti: “Siamo tutti tuoi figli, o Padre, abbi pietà di noi!”. E adesso ci farà bene fermarci un po’ e pensare ai bambini affamati. Pensiamo ai bambini che sono in Paesi in guerra: i bambini affamati dello Yemen, i bambini affamati nella Siria, i bambini affamati in tanti Paesi dove non c’è il pane, nel Sud Sudan. Pesiamo a questi bambini e pensando a loro diciamo insieme, a voce alta, la preghiera: “Padre, dacci oggi il pane quotidiano”. Tutti insieme.

Il pane che chiediamo al Signore nella preghiera è quello stesso che un giorno ci accuserà. Ci rimprovererà la poca abitudine a spezzarlo con chi ci è vicino, la poca abitudine a condividerlo. Era un pane regalato per l’umanità, e invece è stato mangiato solo da qualcuno: l’amore non può sopportare questo. Il nostro amore non può sopportarlo; e neppure l’amore di Dio può sopportare questo egoismo di non condividere il pane.

Una volta c’era una grande folla davanti a Gesù; era gente che aveva fame. Gesù domandò se qualcuno avesse qualcosa, e si trovò solo un bambino disposto a condividere la sua provvista: cinque pani e due pesci. Gesù moltiplicò quel gesto generoso (cfr Gv 6,9). Quel bambino aveva capito la lezione del “Padre nostro”: che il cibo non è proprietà privata – mettiamoci questo in testa: il cibo non è proprietà privata -, ma provvidenza da condividere, con la grazia di Dio.

Il vero miracolo compiuto da Gesù quel giorno non è tanto la moltiplicazione – che è vero -, ma la condivisione: date quello che avete e io farò il miracolo. Egli stesso, moltiplicando quel pane offerto, ha anticipato l’offerta di Sé nel Pane eucaristico. Infatti, solo l’Eucaristia è in grado di saziare la fame di infinito e il desiderio di Dio che anima ogni uomo, anche nella ricerca del pane quotidiano. 

Vicka racconta il suo viaggio con la Madonna nell’Aldilà

Padre Livio: Dimmi dove eravate e che ore erano.

Vicka: Eravamo nella piccola casa di Jakov, quando la Madonna è venuta. Era un pomeriggio, verso le 15,20. Sì, erano le 15,20.

Padre Livio: Non aspettavate l’apparizione della Madonna?

Vicka: No. Io e Jakov di ritorno da Citluk siamo andati a casa sua dove c’era sua mamma (Nota: La mamma di Jakov ora è morta). Nella casa di Jakov c’è una camera e una cucina. Sua mamma era andata a prendere qualcosa per prepararci da mangiare, perché un po’ più tardi avremmo dovuto andare in chiesa. Mentre aspettavamo, io e Jakov ci siamo messi a guardare un album di fotografie. Improvvisamente Jakov è andato giù dal divano prima ancora di me e ho capito che la Madonna era già arrivata. Subito ci ha detto: “Tu, Vicka, e tu, Jakov, venite con me a vedere il Paradiso, il Purgatorio e l’Inferno”. Io mi sono detta: “Va bene, se così vuole la Madonna”. Jakov invece ha detto alla Madonna: “Tu porta Vicka, perché loro sono in tanti fratelli. Non portare me che sono figlio unico”. Diceva così perché non voleva andare.

Padre Livio: Evidentemente lui pensava che non sareste più tornati! (Nota: la riluttanza di Jakov è stata provvidenziale, perché rende ancora più credibile e reale il racconto).

Vicka: Sì, lui pensava che non saremmo più tornati e che saremmo andati per sempre. Io intanto pensavo quante ore o quanti giorni sarebbero stati necessari e mi chiedevo se saremmo andati in alto o in basso. Ma in un attimo la Madonna ha preso me per la mano destra e Jakov per la mano sinistra e il tetto si è aperto per lasciarci passare.

Padre Livio: Si è aperto tutto?

Vicka: No, non si è aperto tutto, ma solo quella parte che era necessaria per farci passare. In pochi istanti siamo arrivati in Paradiso. Mentre salivamo, vedevamo giù in basso le case piccole, più piccole di quando si vedono dall’aereo.

Padre Livio: Ma tu guardavi giù sulla terra, mentre venivate portati in alto?

Vicka: Mentre venivamo portati in alto, guardavamo giù.

Padre Livio: E che cosa vedevate?

Vicka: Tutto molto piccolo, più piccolo di quando si va in aereo. Intanto pensavo: “Chissà quante ore o quanti giorni ci vogliono!”. Invece in un momento siamo arrivati. Ho visto un grande spazio….

Padre Livio: Senti, ho letto in qualche parte, non so se è vero, che c’è un porta, con una persona piuttosto anziana accanto.

Vicka: Sì, sì. C’è una porta di legno.

Padre Livio: Grande o piccola?

Vicka: Grande. Sì, grande.

Padre Livio: E’ importante. Significa che vi entra tanta gente. La porta era aperta o chiusa?

Vicka: Era chiusa, ma la Madonna l’ha aperta e noi vi siamo entrati.

Padre Livio: Ah, come l’ha aperta? Si è aperta da sola?

Vicka: Da sola. Siamo andati verso la porta che si è aperta da sola.

Padre Livio: Mi pare di capire che la Madonna è davvero la porta del cielo!

Vicka: A destra della porta c’era S. Pietro.

Padre Livio: Come hai fatto a sapere che era S. Pietro?

Vicka: Ho capito subito che era lui. Con una chiave, piuttosto piccolo, con la barba, un po’ tarchiato, con i capelli. E’ rimasto uguale.

Padre Livio: Era in piedi o seduto?

Vicka: In piedi, in piedi, vicino alla porta. Appena entrati, siamo andati avanti, camminando, forse tre, quattro metri. Non abbiamo visitato tutto il Paradiso, ma la Madonna ce lo ha spiegato. Abbiamo visto un grande spazio avvolto da una luce che non esiste qui sulla terra. Abbiamo visto le persone che sono né grasse, né magre, ma tutte uguali e hanno vesti di tre colori: il grigio, il giallo e il rosso. Le persone camminano, cantano, pregano. Ci sono anche dei piccoli Angeli che volano. La Madonna ci ha detto: “Guardate quanto sono felici e contente le persone che si trovano qui in Paradiso”. E’ una gioia che non si può descrivere e che qui sulla terra non esiste.

Padre Livio: La Madonna vi ha fatto capire l’essenza del Paradiso che è la felicità che non finisce mai. “In cielo c‘è la gioia”, ha detto in un suo messaggio. Vi ha fatto poi vedere le persone perfette e senza alcun difetto fisico, per farci comprendere che, quando ci sarà la resurrezione dei morti, avremo un corpo di gloria come quello di Gesù Risorto. Vorrei, però, sapere che tipo di vestito indossavano. Delle tuniche?

Vicka: Sì, delle tuniche.

Padre Livio: Arrivavano fino in fondo ai piedi o erano corte?

Vicka: Erano lunghe e arrivavano fino in fondo.

Padre Livio: Di che colore erano le tuniche?

Vicka: Grigio, giallo e rosso.

Padre Livio: Secondo te, hanno un significato questi colori?

Vicka: La Madonna non ce lo ha spiegato. Quando Lei vuole, la Madonna spiega, ma in quel momento non ci ha spiegato perché hanno le tuniche di tre diversi colori.

Padre Livio: Come sono gli Angeli?

Vicka: Gli angeli sono come dei piccoli bambini.

Padre Livio: Hanno il corpo completo o solo la testa come nell’arte barocca?

Vicka: Hanno tutto il corpo.

Padre Livio: Indossano anche loro delle tuniche?

Vicka: Sì, ma sono corte.

Padre Livio: Si vedono le gambine allora?

Vicka: Sì, perché loro non hanno le tuniche lunghe.

Padre Livio: Hanno delle piccole ali?

Vicka: Sì, hanno le ali e volano al di sopra delle persone che sono in Paradiso.

Padre Livio: Una volta la Madonna ha parlato dell’aborto. Ha detto che si tratta di un grave peccato e ne dovranno rispondere coloro che lo procurano. I bambini invece non hanno colpa di ciò e sono come dei piccoli Angeli in cielo. Secondo te, gli Angioletti del Paradiso sono quei bambini abortiti?

Vicka: La Madonna non ha detto che i piccoli Angeli in Cielo sono i bambini dell’aborto. Ha detto che l’aborto è un grande peccato e che ne rispondono quelle persone che lo hanno fatto, e non i bambini.

Padre Livio: Siete, poi, andati in Purgatorio?

Vicka: Sì, dopo siamo andati in Purgatorio.

Padre Livio: Avete fatto tanta strada?

Vicka: No, il Purgatorio è vicino.

Padre Livio: Vi ha portato la Madonna?

Vicka: Si, tenendoci per mano.

Padre Livio: Vi faceva camminare o volare?

Vicka: No, no, ci faceva volare.

Padre Livio: Ho capito. La Madonna vi ha trasportato dal Paradiso al Purgatorio, tenendovi per mano.

Vicka: Anche il Purgatorio è un grande spazio. In Purgatorio, però, non si vedono le persone, ma solo si vede una grande nebbia e si sente…

Padre Livio: Che cosa si sente?

Vicka: Si sente che le persone soffrono. Sai, si sentono dei rumori….

Padre Livio: Ho appena mandato alle stampe il mio libro: “Perché credo a Medjugorje”, dove scrivo che nel Purgatorio si sentirebbero come dei pianti, delle grida, dei colpi…E’ esatto? Anch’io facevo fatica a trovare le parole giuste in lingua italiana per dare il senso di quello che tu dici in croato ai pellegrini.

Vicka: Non si può dire che si sentono dei colpi e neppure che si sentono dei pianti. Lì non si vedono le persone. Non è come il Paradiso.

Padre Livio: Che cosa si sente allora?

Vicka: Si sente che soffrono. E’ una sofferenza di diverso genere. Si sentono delle voci e anche dei rumori, come uno che si picchia…

Padre Livio: Si picchiano fra di loro?

Vicka: Si sente così, ma io non ho potuto vedere. E’ difficile, Padre Livio, spiegare una cosa che tu non vedi. Una cosa è sentire e un’altra è vedere. In Paradiso tu vedi che camminano, cantano, pregano, e quindi lo puoi riferire con esattezza. In Purgatorio si vede solo una grande nebbia. Le persone che si trovano lì aspettano le nostre preghiere per poter andare quanto prima in Paradiso.

Padre Livio: Chi ha detto che attendono le nostre preghiere?

Vicka: La Madonna ha detto che le persone che si trovano in Purgatorio aspettano le nostre preghiere per poter andare quanto prima in Paradiso.

Padre Livio: Senti, Vicka: la luce del Paradiso potremmo interpretarla come la divina presenza in cui sono immerse le persone che si trovano in quel luogo di beatitudine. La nebbia del Purgatorio, invece, che cosa sta ad indicare, secondo te?

Vicka: Per me, la nebbia è sicuramente un segno di speranza. Loro stanno soffrendo, ma hanno la certa speranza che andranno in Paradiso.

Padre Livio: Mi colpisce che la Madonna insista sulle nostre preghiere per le anime del Purgatorio.

Vicka: Sì, la Madonna dice che hanno bisogno delle nostre preghiere per andare prima in Paradiso.

Padre Livio: Allora le nostre preghiere possono abbreviare il Purgatorio.

Vicka: Se noi preghiamo di più, loro vanno prima in Paradiso.

Padre Livio: Adesso parlaci dell’Inferno.

Vicka: Sì. Prima abbiamo visto un grande fuoco.

Padre Livio: Toglimi una curiosità: si sentiva caldo?

Vicka: Sì. Eravamo abbastanza vicini e davanti a noi c’era il fuoco.

Padre Livio: Capisco. D’altra parte Gesù parla di “fuoco eterno”.

Vicka: Sai, noi vi siamo stati con la Madonna. Per noi è stato un modo diverso. Capito?

Padre Livio: Sì, certo! Certo! Eravate solo spettatori e non attori di quel tremendo dramma.

Vicka: Abbiamo visto le persone che prima di entrare nel fuoco…

Padre Livio: Scusami: ma il fuoco era grande o piccolo?

Vicka: Grande. Era un grande fuoco. Abbiamo visto le persone che prima di entrare nel fuoco sono normali; poi, quando precipitano nel fuoco, vengono trasformati in orribili animali. Si sentono tante bestemmie e le persone che urlano e gridano.

Padre Livio: Questa trasformazione delle persone in orribili animali per me sta a significare lo stato di perversione dei dannati che ardono nelle fiamme dell’odio contro Dio. Toglimi ancora una curiosità: queste persone trasformate in bestie mostruose hanno anche le corna?

Vicka: Cosa? Le corna?

Padre Livio: Quelle che hanno i diavoli.

Vicka: Sì, sì. E’ come quando tu vedi una persona, per esempio una ragazza bionda, che prima di entrare nel fuoco è normale. Ma quando va giù nel fuoco e poi ritorna su, si cambia in una bestia, come se non fosse mai stata una persona.

Padre Livio: ci ha detto Marija, nell’intervista fatta a Radio Maria, che quando la Madonna vi ha fatto vedere l’Inferno durante l’apparizione senza però portarvi nell’aldilà, questa ragazza bionda, quando è uscita dal fuoco, aveva anche le corna e la coda. E’ così?

Vicka: Sì, certo.

Padre Livio: Il fatto che le persone trasformate in bestie abbiano anche le corna e la coda per me significa che sono diventati come dei demoni.

Vicka: Sì, è proprio un modo di essere simile a demoni. E’ una trasformazione che avviene rapidamente. Prima di precipitare giù nel fuoco, sono normali e quando ritornano su sono trasformati.

La Madonna ci ha detto: “Queste persone che si trovano qui all’Inferno vi sono andate con la loro propria volontà, perché loro vi hanno voluto andare. Quelle persone che qui sulla terra vanno contro Dio già incominciano a vivere un Inferno e poi solo continuano”.

Padre Livio: Questo l’ha detto la Madonna?

Vicka: Sì, sì, lo ha detto proprio lei.

Padre Livio: La Madonna ha detto dunque, se non proprio con queste parole, però esprimendo questo concetto, che all’Inferno va chi ci vuole andare, ostinandosi ad andare contro Dio fino alla fine?

Vicka: Ci va chi vuole, certo. Va chi è contro la volontà di Dio. Chi vuole, va. Dio non manda nessuno. Tutti abbiamo la possibilità di salvarci.

Padre Livio: Dio non manda nessuno all’Inferno: l’ha detto la Madonna, o lo dici tu?

Vicka: Dio non manda. La Madonna ha detto che Dio non manda nessuno. Siamo noi che vogliamo andarci, per nostra scelta.

Padre Livio: Quindi, che Dio non manda nessuno lo ha detto la Madonna.

Vicka: Sì, ha detto che Dio non manda nessuno.

Padre Livio: Ho sentito dire o ho letto da qualche parte che la Madonna ha detto che non si deve pregare per le anime dell’Inferno.

Vicka: Per quelle dell’inferno, no. La Madonna ha detto che non si prega per quelle dell’Inferno, ma solo per quelle del Purgatorio.

Padre Livio: D’altra parte i dannati dell’Inferno non vogliono le nostre preghiere.

Vicka: Non le vogliono e non servono a niente.

Fonte: Racconto tratto dall’intervista di Padre Livio, direttore di Radio Maria

Intervista a Marija: dalla preghiera il dono della fede

Riportiamo succintamente alcuni passi dell’intervista concessa a Monza il 14 gennaio scorso da Marija ad Alberto Bonifacio. Alla domanda se Marija è a conoscenza di cosa pensi il Papa su Medjugorje la risposta è molto articolata e ricca di testimonianze che provano – come tutti sanno – un interesse reale del Papa, il quale “legge anche l’Eco di Medjugorje”. E quando Alberto chiede: “Ma lui personalmente crede a Medjugorje secondo te?” Marija risponde: “Sì. Sì perché in diverse occasioni ha detto che crede”. Successivamente A. domanda se è vero che la Madonna abbia chiesto ai veggenti di scegliere la vita religiosa. La risposta è “No! la Madonna non ha mai fatto un invito esplicito per la vita religiosa. [Il desiderio espresso agli inizi dalla Madonna non era né un invito né una sollecitazione, cf anche S.Paolo, 1 Cor 7,7, ndr]. 

Noi all’inizio avevamo letto su Lourdes e Fatima e abbiamo pensato che le apparizioni durassero al massimo 18 volte come a Lourdes e che la nostra vita dovesse finire in convento come per Bernardetta e Lucia. Io ero convinta al mille per mille che dovevo entrare in convento, così pure Ivan e gli altri hanno cercato questo cammino”. Poi con semplicità Marija racconta come varie vicende l’abbiano convinta a scegliere la vita coniugale e come ora riesca a conciliare la vita di famiglia (ha tre figli) con il ruolo di veggente. 

A. chiede se dopo più di 16 anni di apparizioni sia cambiato il suo rapporto con la Madonna e M. risponde che nulla è cambiato, che Maria appare sempre la stessa, anzi se possibile “anche più giovane dei primi giorni. Solo, – aggiunge Marija – adesso noi siamo più maturi e questa nostra crescita continua, grazie a Dio con la Madonna”. M. sottolinea poi, anche mediante testimonianze di cui è a conoscenza diretta, come attraverso la sofferenza sia possibile incontrare Gesù e quindi come la croce sia realmente mistero di salvezza ed invita ad offrire la sofferenza per i fratelli e per le anime del purgatorio. A., di fronte alle sofferenze di una sorella, chiede se non era sufficiente l’offerta di Gesù sulla croce, fino all’ultima goccia di sangue, per la nostra salvezza: perché nel piano salvifico Dio chiede anche la nostra sofferenza? Marija risponde: “Spesso diciamo che la sofferenza è un mistero, ma io dico sempre: ‘Attraverso la sofferenza noi incontriamo Gesù sulla croce’. Quante persone mi dicono: se non avessi avuto questa sofferenza, non mi sarei mai avvicinato a Gesù…Noi ci lamentiamo tanto della morte dei nostri cari: era giovane, poteva scampare di più. Vorremmo una vita lunga, ma non pensiamo più all’eternità. Preghiamo per le persone che assistono i sofferenti, che li aiutano a offrire la sofferenza anche per gli altri. 

Alla domanda circa la durata delle apparizioni M. risponde che non sa se e quando le apparizioni cesseranno ed aggiunge: “Una volta abbiamo chiesto alla Madonna quando finiranno le apparizioni” e la Madonna ha risposto: “Vi siete stancati di me?” Da quel momento noi abbiamo detto: “Non chiediamo più”. A. chiede: “Con il perdurare di un mondo così perverso, noi vediamo aborti, divorzi, criminalità, emarginazione, guerre… La Madonna secondo te continuerà a versare lacrime oppure verranno dei castighi sull’umanità?”. M. risponde: “Io sempre dico che la Madonna vuole, come una maestra, rieducarci… Una persona che non ha Dio al primo posto della sua vita è capace di fare tutto, rubare, uccidere, ecc.”. Al primo posto mettere Dio: tutto il resto viene di conseguenza. “Ecco, io penso che la Madonna è venuta per rieducarci alla fede…Ho visto che la Madonna proprio ci porta Gesù, ci indica la Chiesa, ci indica il gruppo di preghiera dove possiamo incontrarci e pregare insieme, aiutarci, scambiare le esperienze della vita quotidiana. La Madonna ogni giorno ci butta in un modo o nell’altro in questa realtà della fede. Al momento Lei ha detto: la fede è un dono, attraverso la preghiera potete avere questo dono della fede e ci dice: pregate per avere questo dono della fede”.

Fonte: “Videomission” (P.Aldo Rottini)