“Take heart, your faith has made you well”

Daily Reading ? Meditation

Monday (July 8): “Take heart, your faith has made you well”
Scripture:  Matthew 9:18-26

18 While he was thus speaking to them, behold, a ruler came in and knelt before him, saying, “My daughter has just died; but come and lay your  hand on her, and she will live.” 19 And Jesus rose and followed him, with his disciples. 20 And behold, a woman who had suffered from a hemorrhage for twelve years came up behind him and touched the fringe of his garment; 21 for she said to herself, “If I only touch his garment, I shall be made well.” 22 Jesus turned, and seeing her he said, “Take heart, daughter; your faith has made you well.” And instantly the woman was made well.  23 And when Jesus came to the ruler’s house, and saw the flute players, and the crowd making a tumult, 24 he said, “Depart; for the girl is not dead but sleeping.” And they laughed at him. 25 But when the crowd had been put outside, he went in and took her by the hand, and the girl arose.  26 And the report of this went through all that district.

Meditation: Do you take your troubles to the Lord with expectant faith and confidence in his help? People in desperate or helpless circumstances were not disappointed when they sought Jesus out. What drew them to Jesus? Was it hope for a miracle or a word of comfort in their affliction? What did the elderly woman who had suffered greatly for twelve years expect Jesus to do for her? And what did a grieving father expect Jesus to do about his lost beloved daughter?

Words of hope directed to God
Jesus gave hope where there seemed to be no human cause for it because his hope was directed to God. He spoke words of hope to the woman (Take heart, daughter!) to ignite the spark of faith in her (your faith has made you well!). And he also gave divine hope to a father who had just lost a beloved child.

It took considerable courage and risk for the ruler of a synagogue to openly go to Jesus and to invite the scorn of his neighbors and kin. Even the hired mourners laughed at him in scorn. Their grief was devoid of any hope. Nonetheless, Jesus took the girl by the hand and delivered her from the grasp of death. In both instances we see Jesus’ personal concern for the needs of others and his readiness to heal and restore life.

The infinite love of God
In Jesus we see the infinite love of God extending to each and every individual as he gives freely and wholly of himself to each  person he meets. Do you approach the Lord with confident expectation that he will hear your request and act?

“Lord Jesus, you love each of us individually with a unique and personal love. Touch my life with your saving power, heal and restore me to fullness of life. Help me to give wholly of myself in loving service to others.”

Psalm 145:2-9

2 Every day I will bless you, and praise your name for ever and ever.
3 Great is the LORD, and greatly to be praised, and his greatness is unsearchable.
4 One generation shall laud your works to another, and shall declare your mighty acts.
5 On the glorious splendor of your majesty, and on your wondrous works, I will meditate.
6 Men shall proclaim the might of your awesome acts, and I will declare your greatness.
7 They shall pour forth the fame of your abundant goodness, and shall sing aloud of your righteousness.
8 The LORD is gracious and merciful, slow to anger and abounding in steadfast love.
9 The LORD is good to all, and his compassion is over all that he has made. 

Daily Quote from the early church fathersDaughter, your faith has made you well, by John Chrysostom (347-407 AD)

“So what did Messiah do? He did not let her go unnoticed but led her into the center of attention and made her visible. He had many reasons for doing this. Some might imagine that ‘he did this merely for love of glory – otherwise why would he not allow her to remain concealed?’ But what are they proposing who might say this? That he should keep her silent, that he should ignore her need, and thereby pass up miracles too numerous to mention, all because he is in love with glory? What an unholy thought, inspired by the most unholy one of all.”

“What then is his intention in bringing her forward? First, Jesus puts an end to her fear. He does not want her to remain trapped in dread. He gives no cause for her conscience to be harmed, as if she had stolen the gift. Second, he corrects her assumption that she has no right to be seen. Third, he makes her faith an exhibit to all. He encourages the others to emulate her faith. Fourth, his subduing the fountains of her hemorrhage was another sign of his knowledge of all things. And finally, do you remember the ruler of the synagogue? He was at the point of despair, of utter ruin. Jesus is indirectly admonishing him by what he says to the woman.” (excerpt from the  THE GOSPEL OF MATTHEW, HOMILY 31.2)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

Ciascuno ricerchi ciò che è utile a tutti e non il proprio tornaconto

Dalla «Lettera ai Corinzi» di san Clemente I, papa

Ciascuno ricerchi ciò che è utile a tutti e non il proprio tornaconto

Sta scritto: Unitevi ai santi, perché quelli che li seguono saranno santificati. E ancora in un altro passo: Con l’uomo innocente sarai innocente, con l’eletto sarai eletto, ma con il perverso ti pervertirai (cfr. Sal 17, 26). Perciò stiamo uniti agli innocenti e ai giusti, perché essi sono gli eletti di Dio.
Perché liti, collere, discordie, scismi e guerre tra voi? Non abbiamo forse un unico Dio, un unico Cristo, un unico Spirito di grazia diffuso su di noi, un’unica vocazione in Cristo? Perché straziare e lacerare le membra di Cristo, perché ribellarsi contro il proprio corpo e arrivare a tal punto di delirio da dimenticare di essere gli uni membra degli altri?
Ricordate le parole di Gesù nostro Signore. Egli ha detto: Guai a quell’uomo! Sarebbe stato meglio se non fosse mai nato; piuttosto che recare scandalo a uno dei miei eletti; sarebbe meglio che gli fosse messa al collo una pietra da mulino e fosse sommerso nel mare, piuttosto che trarre al male uno dei miei eletti (cfr. Lc 17, 1-2). La vostra scissione ha sviato molti, ha gettato molti nello scoraggiamento, molti nel dubbio, tutti noi nel dolore; e il vostro dissidio perdura tuttora.
Prendete in mano la lettera di san Paolo apostolo. Qual è la cosa che vi ha scritto per prima all’inizio del suo messaggio? Certo è sotto un’ispirazione divina che egli vi ha scritto una lettera su se stesso, su Cefa, su Apollo, perché fin da allora vi era tra voi la tendenza alle fazioni. Ma quel parteggiare vi ha causato allora un peccato minore, perché le vostre preferenze andavano verso apostoli famosi per chiara reputazione e verso un uomo approvato da loro. Ora invece date ascolto a gente da nulla, a persone che vi pervertono e gettano il discredito su quella vostra coesione fraterna, che vi ha resi meritatamente celebri. E’ un disonore che dobbiamo eliminare al più presto. Buttiamoci ai piedi del Signore e supplichiamo con lacrime perché, fattosi propizio, ci restituisca la sua amicizia e ci ristabilisca in una magnifica e casta fraternità d’amore.
Questa infatti è la porta della giustizia aperta alla vita, come sta scritto: «Apritemi le porte della giustizia: entrerò a rendere grazie al Signore. E’ questa la porta del Signore, per essa entrano i giusti» (Sal 117, 19). Sono molte, è vero, le porte aperte, ma la porta della giustizia è precisamente quella di Cristo: beati tutti quelli che sono entrati per essa e hanno diretto i loro passi nella santità e nella giustizia, compiendo tutto nella carità e nella pace.
Vi è qualcuno fedele, capace nell’esporre la dottrina, sapiente nel discernimento dei discorsi, casto nell’agire? Egli deve essere tanto più umile quanto più è ritenuto grande, e deve cercare ciò che è utile a tutti, non il proprio tornaconto.

Responsorio     1 Cor 9, 19. 22; cfr. Gb 29, 15-1
R. Libero da tutti, mi sono fatto servo di tutti, debole con i deboli. * Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.
V. Ero occhio per il cieco, e piede per lo zoppo; padre io ero per i poveri.
R. Mi sono fatto tutto a tutti, per salvare a ogni costo qualcuno.

Catechesi sul “Padre nostro”: 10. Sia fatta la tua volontà

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Proseguendo le nostre catechesi sul “Padre nostro”, oggi ci soffermiamo sulla terza invocazione: «Sia fatta la tua volontà». Essa va letta in unità con le prime due – «sia santificato il tuo nome» e «venga il tuo Regno» – così che l’insieme formi un trittico: «sia santificato il tuo nome», «venga il tuo Regno», «sia fatta la tua volontà». Oggi parleremo della terza.

Prima della cura del mondo da parte dell’uomo, vi è la cura instancabile che Dio usa nei confronti dell’uomo e del mondo. Tutto il Vangelo riflette questa inversione di prospettiva. Il peccatore Zaccheo sale su un albero perché vuole vedere Gesù, ma non sa che, molto prima, Dio si era messo in cerca di lui. Gesù, quando arriva, gli dice: «Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua». E alla fine dichiara: «Il Figlio dell’uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto» (Lc 19,5.10). Ecco la volontà di Dio, quella che noi preghiamo che sia fatta. Qual’è la volontà di Dio incarnata in Gesù? Cercare e salvare quello che è perduto. E noi, nella preghiera, chiediamo che la ricerca di Dio vada a buon fine, che il suo disegno universale di salvezza si compia, primo, in ognuno di noi e poi in tutto il mondo. Avete pensato che cosa significa che Dio sia alla ricerca di me? Ognuno di noi può dire: “Ma, Dio mi cerca?” – “Sì! Cerca te! Cerca me”: cerca ognuno, personalmente. Ma è grande Dio! Quanto amore c’è dietro tutto questo.

Dio non è ambiguo, non si nasconde dietro ad enigmi, non ha pianificato l’avvenire del mondo in maniera indecifrabile. No, Lui è chiaro. Se non comprendiamo questo, rischiamo di non capire il senso della terza espressione del “Padre nostro”. Infatti, la Bibbia è piena di espressioni che ci raccontano la volontà positiva di Dio nei confronti del mondo. E nel Catechismo della Chiesa Cattolicatroviamo una raccolta di citazioni che testimoniano questa fedele e paziente volontà divina (cfr nn. 2821-2827). E San Paolo, nella Prima Lettera a Timoteo, scrive: «Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità» (2,4). Questa, senza ombra di dubbio, è la volontà di Dio: la salvezza dell’uomo, degli uomini, di ognuno di noi. Dio con il suo amore bussa alla porta del nostro cuore. Perché? Per attirarci; per attirarci a Lui e portarci avanti nel cammino della salvezza. Dio è vicino ad ognuno di noi con il suo amore, per portarci per mano alla salvezza. Quanto amore c’è dietro di questo!

Quindi, pregando “sia fatta la tua volontà”, non siamo invitati a piegare servilmente la testa, come se fossimo schiavi. No! Dio ci vuole liberi; è l’amore di Lui che ci libera. Il “Padre nostro”, infatti, è la preghiera dei figli, non degli schiavi; ma dei figli che conoscono il cuore del loro padre e sono certi del suo disegno di amore. Guai a noi se, pronunciando queste parole, alzassimo le spalle in segno di resa davanti a un destino che ci ripugna e che non riusciamo a cambiare. Al contrario, è una preghiera piena di ardente fiducia in Dio che vuole per noi il bene, la vita, la salvezza. Una preghiera coraggiosa, anche combattiva, perché nel mondo ci sono tante, troppe realtà che non sono secondo il piano di Dio. Tutti le conosciamo. Parafrasando il profeta Isaia, potremmo dire: “Qui, Padre, c’è la guerra, la prevaricazione, lo sfruttamento; ma sappiamo che Tu vuoi il nostro bene, perciò ti supplichiamo: sia fatta la tua volontà! Signore, sovverti i piani del mondo, trasforma le spade in aratri e le lance in falci; che nessuno si eserciti più nell’arte della guerra!” (cfr 2,4). Dio vuole la pace.

Il “Padre nostro” è una preghiera che accende in noi lo stesso amore di Gesù per la volontà del Padre, una fiamma che spinge a trasformare il mondo con l’amore. Il cristiano non crede in un “fato” ineluttabile. Non c’è nulla di aleatorio nella fede dei cristiani: c’è invece una salvezza che attende di manifestarsi nella vita di ogni uomo e donna e di compiersi nell’eternità. Se preghiamo è perché crediamo che Dio può e vuole trasformare la realtà vincendo il male con il bene. A questo Dio ha senso obbedire e abbandonarsi anche nell’ora della prova più dura.

Così è stato per Gesù nel giardino del Getsemani, quando ha sperimentato l’angoscia e ha pregato: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà» (Lc 22,42). Gesù è schiacciato dal male del mondo, ma si abbandona fiducioso all’oceano dell’amore della volontà del Padre. Anche i martiri, nella loro prova, non ricercavano la morte, ricercavano il dopo morte, la risurrezione. Dio, per amore, può portarci a camminare su sentieri difficili, a sperimentare ferite e spine dolorose, ma non ci abbandonerà mai. Sempre sarà con noi, accanto a noi, dentro di noi. Per un credente questa, più che una speranza, è una certezza. Dio è con me. La stessa che ritroviamo in quella parabola del Vangelo di Luca dedicata alla necessità di pregare sempre. Dice Gesù: «Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente» (18,7-8). Così è il Signore, così ci ama, così ci vuole bene. Ma, io ho voglia di invitarvi, adesso, tutti insieme a pregare il Padre Nostro. E coloro di voi che non sanno l’italiano, lo preghino nella lingua propria. Preghiamo insieme.

Daily Reflection

Sitting at the edge of the high alpine lake at our campsite, our faces aglow with the golden hue of the setting sun, my wife and I spend days gazing silently upon the snow-covered backs of lumbering Rocky Mountains.  This annual pilgrimage into creation has been a staple for us.  It anchors us.  Every year we make this journey I either learn something new or am reminded of something deep about God.  This year after a series of challenging life events that arrived at our doorstep, God took the opportunity to speak to me in the mountains through a strong, driving wind that daily cascaded down the valley to the west of us, skated across the lake’s surface and filled my ears with two questions:  

  • Do you know that I am here?
  • Do you trust me?

The questions brought to mind the thoughts of the mystic and naturalist John Muir.  He wrote, “Walk away quietly in any direction and taste the freedom of the mountaineer.  Camp out among the grasses and gentians of glacial meadows, in craggy garden nooks full of nature’s darlings.  Climb the mountains and get their good tidings, nature’s peace will flow into you as sunshine flows into trees.  The winds will blow their own freshness into you and the storms their energy, while cares will drop off like autumn leaves.  As age comes on, one source of enjoyment after another is closed, but nature’s sources never fail.”  To be in creation is to be in God.

Jacob too found himself dreaming in God under the stars.  Whereas I had the comfort of a soft sleeping pad and downy pillow during my foray, he made his bed upon unforgiving earth and a stoney pillow!  As he rested and listened in that corner of creation that he would soon rename “the house of God”, Jacob heard the Divine voice tell him, “Know that I am with you; I will protect you wherever you go…I will never leave you.”  (GN 28:15)

  • Do you know that I am here?
  • Do you trust me?

In today’s Gospel reading, the official and the hemorrhaging woman answered those two questions with a confident “Yes!” through their actions.  The official, having presumably just watched his daughter die, channels his grief and taps into the well of trust by seeking out the Healer.  “Come, lay your hand on her, and she will live.”  (MT 9:18)  In a similar, but unique way, the suffering woman whose affliction surely kept her distant from the community, found her way back to wholeness through her trust in Jesus and his power to heal,  “If only I can touch his cloak.”  (MT 9:21)  Perhaps they both have something to teach me about how I engage my own suffering of the mind, body and spirit in relation to Jesus.

  • Do you know that I am here?
  • Do you trust me?

Even Jesus was not immune from similar questions.  As he approaches the bedside of the deceased daughter, the crowds ridicule him for what must have looked to be lunacy in his attempt to raise her.  He pays those jeering voices no mind, sends them out and lifts the girl up from her slumber back into the waking world.  He knows his God is near and trusts in that healing power he possesses.  Am I able to trust God in a similar way when dissenting voices within and around me shout their “bad advice” as Mary Oliver would say?

As I walk the dog or pick up the newspaper off the driveway in the morning; as I rush between meetings or commute along tree-lined streets; as I watch the sun set out my kitchen window or water my garden…might I lift my eyes to the horizon and join the Psalmist in whispering back to the wind, “In you, my God, I place my trust.”  (PS 91:2)

Alcune domande su Medjugorje

1. Perché tanti uomini di Chiesa sono contrari ad ogni fenomeno soprannaturale? 

Anzitutto è spiegabile e necessaria la prudenza in questi fatti, dove è tanto facile l’inganno diabolico. I pastori devono esercitare il loro discernimento, senza preconcetti. Inoltre essi si premurano giustamente di riportare i fedeli, prima di ogni cosa, alla fonte della fede che è la Parola di Dio insegnata dalla Chiesa e ai Suoi mezzi di salvezza. Molti fedeli, troppo semplici o zelanti o esaltati che siano, se ne dimenticano e danno valore assoluto ed esclusivo a manifestazioni, che sono sì forti richiami e avvertimenti salutari, ma che ci devono ricondurre alla fonte principale della salvezza.

Detto questo, c’è anche chi vuol chiudere gli occhi, anche se ha visto, per non compromettersi, quando sarebbe possibile, con opportuni e oculati interventi, condurre fedeli e manifestazioni nell’alveo giusto, cioè nella Chiesa, questo specialmente dove è iniziata una grande corrente di preghiera e di grazia. Ma certuni non si sentono aprioristicamente di uscire da un comportamento di comodo, condiviso dall’opinione pubblica, hanno paura della verità: temono lo scandalo della croce che, come dice il Papa, accompagna sempre i segni autentici di Dio (Ut unum sint, n.1). Come potete credere voi che prendete la gloria degli uomini e non cercate la gloria che viene da Dio solo (Giov 5,44)? I segni dei tempi sono così chiari, da essere conoscibili da tutti, anche senza attendere le sentenze dell’autorità, se Gesù ha detto: E perché non giudicate da voi stessi ciò che è giusto (Lc 12,57)? Ma per conoscere le cose di Dio occorre un cuore libero.

2. Perché certi fratelli sono guardati male nelle proprie comunità? 

Molti fratelli e sorelle hanno ricevuto a Medjugorje la grazia di un totale cambiamento di vita e l’hanno portata nelle loro comunità e gruppi. Eppure, nonostante le loro buone ragioni, sono segnati a dito, talvolta vengono considerati fautori di sètte e disgregatori dell’ordine comune e, come tali, emarginati. Senza dubbio Dio permette questo perché essi affermino sempre meno se stessi per sparire nella Chiesa, partecipando pienamente alla vita di essa, fino a soffrire e morire per essa, diventando magari grano caduto in terra che porterà frutto e lievito di vita. Da parte loro devono usare molta attenzione nel liberarsi umilmente da elementi particolaristici o strani, da chiusure che sanno di ghetto, da devozioni o pratiche singolari anche se ispirate, ma non accettate, nella sottomissione umile ai pastori. Accettando l’obbedienza alla linea ecclesiale devono portare la loro croce e non pretendere di vincere, di meritare riconoscimenti, o peggio di avere l’esclusiva della verità. Questa croce che li attende non è ingiustizia, ma purificazione che porterà tanti frutti e la risurrezione delle anime. Alla fine l’umiltà e la carità pagano.

3. Perché la Madonna non fa cessare la violenza nella terra dove appare? 

Questo ci chiede Suor C. di BS, facendo eco a tanta gente che si chiede con semplicità perché Maria non interviene in tanto orrore. Anche a Fatima -potremmo risponderela Madonna aveva previsto i tanti mali che la Russia avrebbe diffuso nel mondo e la terza guerra mondiale, se non si fosse ascoltato il suo messaggio e se non si fosse consacrato il mondo al suo Cuore Immacolato (il che avvenne molto tardi, a causa delle resistenze dei vescovi, ad opera di Giovanni Paolo II nel 1984). E sappiamo purtroppo cos’è avvenuto. Pure a Kibeho Maria aveva preannunciato 10 anni prima la carneficina, che poi è avvenuta in Ruanda lo scorso anno, ma non l’avevano presa sul serio.
Ed anche a Medjugorje, in mezzo a popoli così divisi, la Regina della Pace agli inizi (1981) era apparsa in lutto invocando: Pace, Pace, Pace; e in seguito aveva detto: Con la preghiera e il digiuno si possono arrestare anche le guerre. E’ stata riconosciuta? L’abbiamo ascoltata? La Madonna non può costringere le volontà degli uomini, e nemmeno Dio lo può. O pretendiamo, come i giudei, di vedere miracoli dal cielo per credere: Scendi giù dalla croce e ti crederemo?
“Non è ancora troppo tardi per i nostri Vescovi” – “Intorno a Medjugorje non ho dubbi già dagli inizi del 1981. E’ un gran danno che la nostra Chiesa abbia così scarsamente risposto ai messaggi di conversione della Madonna. Gesù dice che finiremo male tutti se non ci convertiamo. E’ vero che i nostri Vescovi ed i nostri sacerdoti invitano senza sosta alla conversione. Ma se Gesù ha mandato Sua Madre a Medjugorje è chiaro che agli inviti di Lei ha legato grandi grazie di conversione, che si ricevono appunto lì. Proprio con queste grazie, distribuite attraverso Sua Madre Regina della Pace a Medjugorje, Gesù voleva portare la pace al nostro popolo.
Penso per questo che si caricano d’una grossa responsabilità quelli che ostacolano una risposta alla Regina della Pace: Lei appare a Medjugorje e ci invita alla conversione. Ma non è troppo tardi perché i nostri Vescovi invitino la gente a Medjugorje, perché questi inviti e messaggi della Madonna continuano ancora. (Mons. Frane Franic’, arcivescovo emerito di Spalato – da Nasa Ognista, marzo’95).

4. A Medjugorje non si dà importanza alla Parola di Dio? 

Così Suor Paolina di Cosenza, riportando un’osservazione del suo ambiente. I messaggi di Medjugorje fanno espresso riferimento alle Sacre Scritture e fanno della lettura della Bibbia uno dei primi impegni del popolo di Dio. Oggi vi invito a leggere ogni giorno la Scrittura nelle vostre case: collocatela in un luogo ben visibile, in modo che sempre vi stimoli a leggerla e a pregarla (18.10.84). In un messaggio successivo ripete con maggior forza l’invito: Ogni famiglia deve pregare unita e leggere la Bibbia (14.02.85), ciò che si è fatto e si fa ogni mattina in molte famiglie, oltre che nella liturgia serale. Pregate e leggete la Scrittura perché in essa, attraverso la mia venuta, possiate trovare il messaggio che è per voi.
(25.06.91). Leggete la scrittura, vivetela e pregate per potere capire i segni di questo tempo (25.08.93).
Come si vede sopra, il 14.02.’85 è l’unica volta che la Madonna in un messaggio usa il verbo “morati”, ossia “dovere”, invece del solito “invitare”. “Agli inizi, negli incontri del gruppo di Jelena, vedevo io stesso leggere la Bibbia e, dopo un po’ di silenzio, i membri esprimevano ciò che sentivano” -dice Mons. Kurt Knotzinger in un esauriente articolo su questo tema (Medjugorje un invito alla preghiera, n.1, 1995 – Tocco da Casauria, PE). Così è ormai costume nei vari gruppi di preghiera. Possiamo dire che i messaggi di Medjugorje contengono solo la Parola di Dio, in una veste facilmente accessibile, e sono un invito pressante ad attuarla perché il popolo di Dio l’ha dimenticata: questo viene ripetuto anche oggi a Medjugorje.

Fonte: Eco di Maria nr.123

Daily Light on the Daily Path

Psalm 94:20  Can a throne of destruction be allied with You, One which devises mischief by decree?

1 John 1:3  what we have seen and heard we proclaim to you also, so that you too may have fellowship with us; and indeed our fellowship is with the Father, and with His Son Jesus Christ.

1 John 3:2,3  Beloved, now we are children of God, and it has not appeared as yet what we will be. We know that when He appears, we will be like Him, because we will see Him just as He is. • And everyone who has this hope fixed on Him purifies himself, just as He is pure.

John 14:30  “I will not speak much more with you, for the ruler of the world is coming, and he has nothing in Me;

Hebrews 7:26  For it was fitting for us to have such a high priest, holy, innocent, undefiled, separated from sinners and exalted above the heavens;

Ephesians 6:12  For our struggle is not against flesh and blood, but against the rulers, against the powers, against the world forces of this darkness, against the spiritual forces of wickedness in the heavenly places.

Ephesians 2:2  in which you formerly walked according to the course of this world, according to the prince of the power of the air, of the spirit that is now working in the sons of disobedience.

1 John 5:18,19  We know that no one who is born of God sins; but He who was born of God keeps him, and the evil one does not touch him. • We know that we are of God, and that the whole world lies in the power of the evil one.

 

Medjugorje riconosciuto santuario

L’attuale posizione della Chiesa: Medjugorje riconosciuto santuario. Le indagini sulla soprannaturalità non sono finite.


P.Barnaba Hechich ci trasmette questo articolo, che è stato pubblicato col titolo «Rigurgito di interpretazioni e posizioni superate» sul settimanale cattolico della Curia di Zagabria, Glas Koncila (GK = la voce del Concilio), , proprio nel numero dell’11 Settembre, giorno della visita del Papa nella capitale croata.

«In concomitanza con la massiccia ripresa dei pellegrinaggi a Medjugorje, la Curia diocesana di Mostar sta conducendo da qualche mese sul Glas Koncila una insistente campagna di disinformazione e di distorsione dei fatti e delle dichiarazioni ufficiali in merito alle apparizioni di Medjugorje. L’intento è quello di scoraggiare i pellegrinaggi e di spegnere i fatti di Medjugorje ricorrendo anche a pressioni canoniche. Ci si appella all’ultima famosa Dichiarazione di Zara, emanata dalla Conferenza Episcopale il 10 aprile 1991 (GK 5.5.91, p.1.). Essa viene presentata come un pronunciamento negativo e definitivo, per cui il fenomeno di Medjugorje non sarebbe mai esistito, ma sarebbe solo frutto di invenzione, di calcolata e interessata falsità.

Riguardo a quella Dichiarazione, le cose stanno così: i Vescovi a Zara avevano posto la loro attenzione su due fatti: le apparizioni e i pellegrinaggi. In merito alle apparizioni avevano dichiarato: «Sulla base delle indagini finora svolte, non si può affermare che si tratta di apparizioni e rivelazioni soprannaturali». Era un giudizio interlocutorio, provvisorio; in altri termini, le indagini non erano ancora esaustive, complete, tali cioè da permettere un giudizio definitivo. Per cui la Dichiarazione continuava: «Tramite i suoi membri, la Commissione [della Conferenza Episcopale], continuerà a seguire e a svolgere indagini sull’evento di Medjugorje nel suo complesso».

Sui pellegrinaggi, che sono un fatto importantissimo per la vita spirituale dei fedeli e dei quali quindi la Chiesa non si può disinteressare né procrastinarne la cura a dopo il pronunciamento finale, i Vescovi hanno dichiarato: «Intanto i grandi raduni di fedeli di varie parte del mondo, che si recano a Medjugorje sospinti sia da motivi religiosi che di altro genere [ad esempio per ottenere guarigioni], richiedono l’attenzione e la cura pastorale, in primo luogo del Vescovo diocesano e -con lui- anche degli altri Vescovi, perché a Medjugorje e, di concerto con essa, si promuova una sana pietà verso la B.V. Maria, secondo l’insegnamento della Chiesa. A tale scopo i Vescovi emaneranno anche speciali e idonee direttive liturgico-pastorali». La direzione del GK aveva subito commentato positivamente la Dichiarazione della Conferenza Episcopale, dicendo: «Per i numerosi devoti di tutto il mondo, la presente Dichiarazione servirà -nell’ambito della loro coscienza- come una autorevole chiarificazione. In altre parole, coloro che d’ora in poi, sospinti da motivi religiosi, si recheranno a Medjugorje, da qui innanzi sapranno che questi loro raduni sono oggetto di una costante e responsabile cura da parte dei successori degli apostoli» (GK 5.5.91). Si capisce quindi che con tale Dichiarazione vengono meno tutte le riserve, che da più parti erano state espresse in merito ai pellegrinaggi non «ufficiali» a Medjugorje. Come un tempo a Lourdes e a Fatima i pellegrini accorrevano numerosi prima del pubblico riconoscimento di quei santuari- ed erano pellegrinaggi non ufficiali, anche se i pellegrini venivano assistiti da sacerdoti- così oggi a Medjugorje i pellegrini accorrono numerosi, in grandi gruppi o alla spicciolata, e sono tutti pellegrinaggi non ufficiali, pur essendo spesso assistiti da sacerdoti. Anzi, d’ora in poi la stessa Gerarchia con la Chiesa locale si impegnano ad organizzare e a fornire adeguata assistenza spirituale ai pellegrini. Tutto questo, perché «al di sopra di ogni altra cosa, la Chiesa rispetta i fatti, valuta le proprie competenze e in ogni cosa si prende principalmente cura del bene spirituale dei fedeli» (GK 5.5.91,p.2). Le risultanze pur così chiare del pronunciamento di Zara non vanno a genio alla Curia di Mostar. Il Vicario generale Don Pavlovic’, nel citare la Dichiarazione dei Vescovi, si guarda bene dal riportare le ultime parole, nelle quali si affermava che la Commissione dei Vescovi «continuerà a seguire e a svolgere indagini sull’evento di Medjugorje nel suo complesso». Nei suoi interventi su GK (10.7 e 7.8.94) cerca inoltre in tutti i modi di fare dimenticare l’espressione «indagini finora svolte». Per lui le indagini, anziché «finora svolte», diventano «le più responsabili», diventano «serie, condotte per più anni, estese a tutti gli aspetti», cioè «definitive! » E il pronunciamento provvisorio dei Vescovi diventa per lui perentorio e risolutivo, in senso naturalmente negativo. E conclude: «Questo pronunciamento negativo dei Vescovi sull’impossibilità di affermare [la soprannaturalità delle apparizioni] ci dà il diritto di dire che la Madonna non è apparsa e non appare ad alcuno a Medjugorje» (GK 7.8.94, p.10). Sulla stessa linea è il Cancelliere d. Luburic’: per lui «le indagini finora svolte» si trasformano in «indagini competenti», si tende anche qui ad escludere la provvisorietà e ad accreditare il carattere ultimativo della Dichiarazione (…). [E’ noto poi che la Chiesa in questi casi non ha mai dato un parere definitivo, finché le apparizioni erano in corso -ndr-]. In merito alla Dichiarazione di Zara, molto più responsabilmente (…) e con la sua autorità di Presidente della Conferenza Episcopale, il Card. Kuharic’ dichiarava: «Noi Vescovi, dopo tre anni di studi condotti dall’apposita Commissione, abbiamo accolto Medjugorje come luogo di preghiera, come santuario… Per quanto invece concerne la soprannaturalità delle apparizioni, abbiamo detto che per adesso non possiamo affermare che vi esista; abbiamo ancora importanti riserve. Perciò questo aspetto lo lasciamo ad ulteriore indagine. La Chiesa non ha fretta» (GK 15-8-93, p.3).

Dispiace costatare che mentre milioni di persone, tra cui decine e decine di Vescovi e migliaia di sacerdoti, guardano a Medjugorje con riconoscenza per avervi trovato luce, forza, pace, guarigione, conversione, incitamento ad una vita più santa, e mentre tutta la questione sull’autenticità dei fatti è affidata alla Conferenza Episcopale, che si è riservata di proseguire le indagini, la Curia di Mostar tenti nuovamente di riappropriarsi del problema per gestirlo ad uso e consumo domestico! Si farebbe certamente migliore servizio alla verità, alla pace, alla fede e al bene dei fedeli se si fosse più sereni, più obiettivi, più aperti e meno faziosi».

Fonte: Eco di Medjugorje nr.115