Medjugorje: Sono andato, ho visto, ho creduto.

«…Quali sono le Chiese più belle agli occhi del Signore? Sono quelle così piene che sembrano scoppiare. Egli le ama, perché una Chiesa affollata è per il Signore una profezia di quello che sarà al compimento di tutte le cose, quando il Regno di Dio sarà tutto in tutti! Questa visione del Regno, ci è proposta nella 1^ lettura odierna di Ap 22,9 (Festa di S. Bartolomeo, 25.08.94): il Regno dei cieli è un dono di Dio che viene dall’alto. La città celeste accoglie la città terrestre e si unisce alla storia del nostro mondo. L’angelo parla di questa città come di una fidanzata che Egli ama e che sarà la sua sposa per sempre. Quando noi tutti insieme formeremo questo Regno, saremo questa Sposa.

Ecco perché tutta la Chiesa e tutto il Regno sono riassunti e raffigurati in una donna, la Vergine Maria. Come dice il Concilio Vaticano II: Quando noi guardiamo Maria vediamo in anticipo come sarà l’umanità, come sarà la Chiesa quando sarà diventata il Regno di Dio. Ogni apparizione mariana è come un annuncio della città santa, la Fidanzata, la Sposa che discende dal Cielo da presso Dio. Perciò cosa altro è Maria quando ci appare, se non la prefigurazione, il segno, l’anticipazione della Città Santa che scenderà dal Cielo?

Il Vangelo di oggi ha un linguaggio simile. Voi avete colto lo scetticismo di Natanaele: da Nazareth può forse venire qualcosa di buono? (Gv 1,46). Riconosciamo che ogni volta che Maria è apparsa nel mondo, come anche nei luoghi dove le apparizioni sono state riconosciute, si è subito diffuso lo scetticismo. Sempre scetticismo e dubbio quando appare la Madonna! – Come? Maria appare alla piccola Bernadette Soubirou che abita con i suoi genitori a Lourdes? Come? Maria appare a quei tre pastorelli di Fatima? Maria appare a Beauraing in un piccolo angolo del Belgio? Ecco che comincia lo scetticismo e il dubbio. L’atteggiamento buono è quello di Natanaele quando Filippo gli dice: Vieni e vedi! Egli va e crede. Perché i segni che Dio ci manda siano riconosciuti, occorre venire e vedere. Sulle apparizioni di Medjugorje non è ancora giunto il definitivo riconoscimento ufficiale della Chiesa. Noi lo attendiamo con fiducia e nella preghiera. Personalmente mi sono recato laggiù nel 1984. Sono andato a Medjugorje, ho visto, sono stato convinto. Natanaele è sconvolto da quello che ha visto e ha compreso e proclama una delle più belle professioni di fede del Nuovo Testamento: Maestro,Tu sei il Figlio di Dio, Tu sei il Re d’Israele! (Gv 1,49). Egli è passato dallo scetticismo alla fede, perché è andato e perciò ha permesso a Gesù di toccare il suo cuore. Gesù gli dice: Vedrai cose maggiori di queste… Vedrete i cieli aperti e gli Angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell’Uomo (Gv 1,50-51): noi possiamo applicare queste apparizioni che avvengono nel mondo.

Maria appare troppo e parla troppo? – Io sono molto impressionato per l’insistenza con cui Maria viene a parlarci in questo tempo. Quante apparizioni di Maria in questo secolo? Rue de Bac a Parigi, Pontmain, Lourdes, La Salette, Fatima, Beauraing, Banneux, Kibeo in Rwanda, Medjugorje… Molte volte la gente mi chiede come mai Maria appare a Medjugorje già da 13 anni; e ancora: « Com’è chiacchierona Maria! In altri luoghi Maria ha detto qualche parola e solo qualche giorno! Questo non è conforme alla discrezione di Maria!». Personalmente non ho nessuna idea su ciò che conviene o non conviene a Maria: cosa deve dire, o cosa deve fare! Io so che se Maria bussa alle nostre porte con tale insistenza e intensità e così a lungo, è perché c’è un’urgenza particolare per il nostro tempo. Avete notato l’impegno del nostro Papa nella sua missione di pellegrino universale? Avete constatato con quale forza, con quale insistenza attira la nostra attenzione sugli scottanti problemi del mondo d’oggi? Sulla pace, sulla conversione dei cuori, sulla crisi e l’importanza della famiglia? Egli interviene con questa insistenza perché è convinto che gli anni che noi viviamo sono decisivi per la storia dell’umanità. Personalmente spiego in questo modo l’insistenza di Maria nel parlarci, nel richiamarci alla conversione.

I frutti di Medjugorje sono frutti benedetti. Io sono spesso testimone di questi frutti attraverso le confidenze e le testimonianze che ricevo: conversioni, riscoperta della preghiera, amore per la pace, ritorno ai sacramenti, all’Eucaristia, ritorno alla penitenza e al digiuno… Per la pace nel mondo, nelle famiglie e nei nostri cuori, vorrei invitarvi a accogliere nella vostra vita -e nella mia- questi pressanti appelli, specialmente quelli alla preghiera e al digiuno. Lo stesso Gesù ha detto che ci sono dei demoni che non si possono scacciare se non per mezzo del digiuno e della preghiera (Mt 17,21).

Io mi faccio semplice ripetitore di quello che Maria dice ovunque e vi invito alla conversione del cuore attraverso la preghiera e il digiuno. A questo riguardo il Vescovo ci invita a creare in ogni casa un angolo per la preghiera personale e familiare, e far tenere aperte le Chiese, frequentandole per la visita, l’adorazione, il rosario (è anche il miglior mezzo per proteggerle dal vandalismo). Per il digiuno egli è stato colpito dalla famiglia che lo ospitava a Medjugorje e che lo invitava il venerdì a condividere con loro pane e acqua: così anche oggi egli trova un giorno alla settimana per digiunare. «…Se Gesù e Maria ci parlano -conclude il Vescovo- non è per spaventarci, ma per richiamarci con insistenza alla conversione. Tutto quello che voi farete per crescere nella preghiera e nel digiuno, per aprire il vostro cuore e offrire voi stessi all’amore di Gesù, sarà una benedizione per tutta l’umanità. Questo sarà un passo verso la pace del cuore e verso la pace del mondo. Amen».

Fonte: Eco di Maria nr.115

Daily Light on the Daily Path

Matthew 4:1  Then Jesus was led up by the Spirit into the wilderness to be tempted by the devil.

Hebrews 5:7-9  In the days of His flesh, He offered up both prayers and supplications with loud crying and tears to the One able to save Him from death, and He was heard because of His piety. • Although He was a Son, He learned obedience from the things which He suffered. • And having been made perfect, He became to all those who obey Him the source of eternal salvation, • being designated by God as a high priest according to the order of Melchizedek.

Hebrews 4:15  For we do not have a high priest who cannot sympathize with our weaknesses, but One who has been tempted in all things as we are, yet without sin.

1 Corinthians 10:13  No temptation has overtaken you but such as is common to man; and God is faithful, who will not allow you to be tempted beyond what you are able, but with the temptation will provide the way of escape also, so that you will be able to endure it.

2 Corinthians 12:9  And He has said to me, “My grace is sufficient for you, for power is perfected in weakness.” Most gladly, therefore, I will rather boast about my weaknesses, so that the power of Christ may dwell in me.

 

Catechesi sul “Padre nostro”: 9. Venga il tuo regno

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Quando preghiamo il “Padre nostro”, la seconda invocazione con cui ci rivolgiamo a Dio è «venga il tuo Regno» (Mt 6,10). Dopo aver pregato perché il suo nome sia santificato, il credente esprime il desiderio che si affretti la venuta del suo Regno. Questo desiderio è sgorgato, per così dire, dal cuore stesso di Cristo, che iniziò la sua predicazione in Galilea proclamando: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo» (Mc 1,15). Queste parole non sono affatto una minaccia, al contrario, sono un lieto annuncio, un messaggio di gioia. Gesù non vuole spingere la gente a convertirsi seminando la paura del giudizio incombente di Dio o il senso di colpa per il male commesso. Gesù non fa proselitismo: annuncia, semplicemente. Al contrario, quella che Lui porta è la Buona Notizia della salvezza, e a partire da essa chiama a convertirsi. Ognuno è invitato a credere nel “vangelo”: la signoria di Dio si è fatta vicina ai suoi figli. Questo è il Vangelo: la signoria di Dio si è fatta vicina ai suoi figli. E Gesù annuncia questa cosa meravigliosa, questa grazia: Dio, il Padre, ci ama, ci è vicino e ci insegna a camminare sulla strada della santità.

I segni della venuta di questo Regno sono molteplici e tutti positivi. Gesù inizia il suo ministero prendendosi cura degli ammalati, sia nel corpo che nello spirito, di coloro che vivevano una esclusione sociale – per esempio i lebbrosi –, dei peccatori guardati con disprezzo da tutti, anche da coloro che erano più peccatori di loro ma facevano finta di essere giusti. E Gesù questi come li chiama? “Ipocriti”. Gesù stesso indica questi segni, i segni del Regno di Dio: «I ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo» (Mt 11,5).

“Venga il tuo Regno!”, ripete con insistenza il cristiano quando prega il “Padre nostro”. Gesù è venuto; però il mondo è ancora segnato dal peccato, popolato da tanta gente che soffre, da persone che non si riconciliano e non perdonano, da guerre e da tante forme di sfruttamento, pensiamo alla tratta dei bambini, per esempio. Tutti questi fatti sono la prova che la vittoria di Cristo non si è ancora completamente attuata: tanti uomini e donne vivono ancora con il cuore chiuso. È soprattutto in queste situazioni che sulle labbra del cristiano affiora la seconda invocazione del “Padre nostro”: “Venga il tuo regno!”. Che è come dire: “Padre, abbiamo bisogno di Te! Gesù, abbiamo bisogno di te, abbiamo bisogno che ovunque e per sempre Tu sia Signore in mezzo a noi!”. “Venga il tuo regno, sii tu in mezzo a noi”.

A volte ci domandiamo: come mai questo Regno si realizza così lentamente? Gesù ama parlare della sua vittoria con il linguaggio delle parabole. Ad esempio, dice che il Regno di Dio è simile a un campo dove crescono insieme il buon grano e la zizzania: il peggior errore sarebbe di voler intervenire subito estirpando dal mondo quelle che ci sembrano erbe infestanti. Dio non è come noi, Dio ha pazienza. Non è con la violenza che si instaura il Regno nel mondo: il suo stile di propagazione è la mitezza (cfr Mt 13,24-30).

Il Regno di Dio è certamente una grande forza, la più grande che ci sia, ma non secondo i criteri del mondo; per questo sembra non avere mai la maggioranza assoluta. È come il lievito che si impasta nella farina: apparentemente scompare, eppure è proprio esso che fa fermentare la massa (cfr Mt 13,33). Oppure è come un granello di senape, così piccolo, quasi invisibile, che però porta in sé la dirompente forza della natura, e una volta cresciuto diventa il più grande di tutti gli alberi dell’orto (cfr Mt 13,31-32).

In questo “destino” del Regno di Dio si può intuire la trama della vita di Gesù: anche Lui è stato per i suoi contemporanei un segno esile, un evento pressoché sconosciuto agli storici ufficiali del tempo. Un «chicco di grano» si è definito Lui stesso, che muore nella terra ma solo così può dare «molto frutto» (cfr Gv 12,24). Il simbolo del seme è eloquente: un giorno il contadino lo affonda nella terra (un gesto che sembra una sepoltura), e poi, «dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa» (Mc 4,27). Un seme che germoglia è più opera di Dio che dell’uomo che l’ha seminato (cfr Mc 4,27). Dio ci precede sempre, Dio sorprende sempre. Grazie a Lui dopo la notte del Venerdì santo c’è un’alba di Risurrezione capace di illuminare di speranza il mondo intero.

“Venga il tuo Regno!”. Seminiamo questa parola in mezzo ai nostri peccati e ai nostri fallimenti. Regaliamola alle persone sconfitte e piegate dalla vita, a chi ha assaporato più odio che amore, a chi ha vissuto giorni inutili senza mai capire il perché. Doniamola a coloro che hanno lottato per la giustizia, a tutti i martiri della storia, a chi ha concluso di aver combattuto per niente e che in questo mondo domina sempre il male. Sentiremo allora la preghiera del “Padre nostro” rispondere. Ripeterà per l’ennesima volta quelle parole di speranza, le stesse che lo Spirito ha posto a sigillo di tutte le Sacre Scritture: “Sì, vengo presto!”: questa è la risposta del Signore. “Vengo presto”. Amen. E la Chiesa del Signore risponde: “Vieni, Signore Gesù” (cfr Ap 2,20). “Venga il tuo regno” è come dire “Vieni, Signore Gesù”. E Gesù dice: “Vengo presto”. E Gesù viene, a suo modo, ma tutti i giorni. Abbiamo fiducia in questo. E quando preghiamo il “Padre nostro” diciamo sempre: “Venga il tuo regno”, per sentire nel cuore: “Sì, sì, vengo, e vengo presto”. Grazie!

Daily Reflection

Summertime for many people here in North America means vacation.  I grew up in the Midwest and during the summer we would travel to the East coast to spend time with my mother’s family.  My parents would load the four kids in the station wagon with books and games to keep us occupied for the long car ride across the country.  We each made sure we had our swimming suits for the lake and sandals to wear to the ice cream shop.  Magically our parents never seemed to forget to pack proper clothes for us to wear to Mass and to trips into the city.  We had so much fun on this cultural exchange of sorts with our cousins comparing accents and local phrases.  The memories from those trips are cherished.

Those memories of childhood travels came flooding back when I read today’s Gospel from Luke.  The scene of Jesus talking with the 72 disciples is easy for me to imagine.  I can sense the energy of the group of people who are about to set out to share the word of God.  They must be feeling a range of emotions from joy to fear.  As I place myself in the crowd with my fellow disciples I am trying to carefully listen to Jesus.  While I trust Jesus, I do feel nervous when I hear him say he is sending us like lambs to wolves.  There is a lot of rumbling about not bringing anything with us…. no money bag, no sack, no sandals and Jesus tells us we are not to greet anyone along the way.  We know how difficult it is to travel in this countryside and not having essential supplies feels very risky.

Yet we have accepted this call from Jesus because of our faith in him.  With courage and trust in Jesus and one another, my traveling companion and I get ready to go and share the word.  A calm sense of purpose came over me as soon as Jesus instructed us to enter a home with the phrase “Peace to this household.”  I feel humbled and ready to receive whatever food, drink and shelter are offered to me and my companion.  And Jesus has assured us that if a town is not open to receive us, we are to shake the dust off our feet and move on.  We are grounded in the words Jesus instructs us to share: “The Kingdom of God is at hand.”

After this rich contemplation, I reflect upon my life as a modern-day disciple.  How often do I embrace the role of disciple?  Do I create opportunities to model my faith?  When I am packing for a trip or preparing for a meeting, what can I do to lead with peace in my heart?  When someone is sharing their love of God through their words or their actions, do I greet them with generosity?  How can I be more accepting of a person who does not share my worldview?  I pray to Jesus for the grace to share my faith and to be open to the wisdom of others.

Summer road trips now have a new meaning!

Catechesi sul “Padre nostro”: 8. Sia santificato il tuo nome

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Sembra che l’inverno se ne stia andando e perciò siamo ritornati in Piazza. Benvenuti in piazza! Nel nostro percorso di riscoperta della preghiera del “Padre nostro”, oggi approfondiremo la prima delle sue sette invocazioni, cioè «sia santificato il tuo nome».

Le domande del “Padre nostro” sono sette, facilmente divisibili in due sottogruppi. Le prime tre hanno al centro il “Tu” di Dio Padre; le altre quattro hanno al centro il “noi” e le nostre necessità umane. Nella prima parte Gesù ci fa entrare nei suoi desideri, tutti rivolti al Padre: «sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà»; nella seconda è Lui che entra in noi e si fa interprete dei nostri bisogni: il pane quotidiano, il perdono dei peccati, l’aiuto nella tentazione e la liberazione dal male.

Qui sta la matrice di ogni preghiera cristiana – direi di ogni preghiera umana –, che è sempre fatta, da una parte, di contemplazionedi Dio, del suo mistero, della sua bellezza e bontà, e, dall’altra, di sincera e coraggiosa richiesta di quello che ci serve per vivere, e vivere bene. Così, nella sua semplicità e nella sua essenzialità, il “Padre nostro” educa chi lo prega a non moltiplicare parole vane, perché – come Gesù stesso dice – «il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate» (Mt 6,8).

Quando parliamo con Dio, non lo facciamo per rivelare a Lui quello che abbiamo nel cuore: Lui lo conosce molto meglio di noi! Se Dio è un mistero per noi, noi invece non siamo un enigma ai suoi occhi (cfr Sal 139,1-4). Dio è come quelle mamme a cui basta uno sguardo per capire tutto dei figli: se sono contenti o tristi, se sono sinceri o nascondono qualcosa…

Il primo passo della preghiera cristiana è dunque la consegna di noi stessi a Dio, alla sua provvidenza. È come dire: “Signore, Tu sai tutto, non c’è nemmeno bisogno che ti racconti il mio dolore, ti chiedo solo che tu stia qui accanto a me: sei Tu la mia speranza”. È interessante notare che Gesù, nel discorso della montagna, subito dopo aver trasmesso il testo del “Padre nostro”, ci esorta a non preoccuparci e non affannarci per le cose. Sembra una contraddizione: prima ci insegna a chiedere il pane quotidiano e poi ci dice: «Non preoccupatevi dunque dicendo: che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?» (Mt 6,31). Ma la contraddizione è solo apparente: le domande del cristiano esprimono la confidenza nel Padre; ed è proprio questa fiducia che ci fa chiedere ciò di cui abbiamo bisogno senza affanno e agitazione.

È per questo che preghiamo dicendo: “Sia santificato il tuo nome!”. In questa domanda – la prima! “Sia santificato il tuo nome!” – si sente tutta l’ammirazione di Gesù per la bellezza e la grandezza del Padre, e il desiderio che tutti lo riconoscano e lo amino per quello che veramente è. E nello stesso tempo c’è la supplica che il suo nome sia santificato in noi, nella nostra famiglia, nella nostra comunità, nel mondo intero. È Dio che santifica, che ci trasforma con il suo amore, ma nello stesso tempo siamo anche noi che, con la nostra testimonianza, manifestiamo la santità di Dio nel mondo, rendendo presente il suo nome. Dio è santo, ma se noi, se la nostra vita non è santa, c’è una grande incoerenza! La santità di Dio deve rispecchiarsi nelle nostre azioni, nella nostra vita. “Io sono cristiano, Dio è santo, ma io faccio tante cose brutte”, no, questo non serve. Questo fa anche male; questo scandalizza e non aiuta.

La santità di Dio è una forza in espansione, e noi supplichiamo perché frantumi in fretta le barriere del nostro mondo. Quando Gesù incomincia a predicare, il primo a pagarne le conseguenze è proprio il male che affligge il mondo. Gli spiriti maligni imprecano: «Che vuoi da noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? Io so chi tu sei: il santo di Dio!» (Mc 1,24). Non si era mai vista una santità così: non preoccupata di sé stessa, ma protesa verso l’esterno. Una santità – quella di Gesù – che si allarga a cerchi concentrici, come quando si getta un sasso in uno stagno. Il male ha i giorni contati – il male non è eterno –, il male non può più nuocerci: è arrivato l’uomo forte che prende possesso della sua casa (cfr Mc 3,23-27). E questo uomo forte è Gesù, che dà anche a noi la forza per prendere possesso della nostra casa interiore.

La preghiera scaccia ogni timore. Il Padre ci ama, il Figlio alza le braccia affiancandole alle nostre, lo Spirito lavora in segreto per la redenzione del mondo. E noi? Noi non vacilliamo nell’incertezza. Ma abbiamo una grande certezza: Dio mi ama; Gesù ha dato la vita per me! Lo Spirito è dentro di me. È questa la grande cosa certa. E il male? Ha paura. E questo è bello.

Uno spirito contrito è sacrificio a Dio

Dai «Discorsi» di sant’Agostino, vescovo (Disc. 19, 2-3; CCL 41, 252-254)

Uno spirito contrito è sacrificio a Dio
Davide ha confessato: «Riconosco la mia colpa» (Sal 50, 5). Se io riconosco, tu dunque perdona. Non presumiamo affatto di essere perfetti e che la nostra vita sia senza peccato. Si adatta alla condotta quella lode che non dimentichi la necessità del perdono. Gli uomini privi di speranza, quanto meno badano ai propri peccati, tanto più si occupano di quelli altrui. Infatti cercano non che cosa correggere, ma che cosa biasimare. E siccome non possono scusare se stessi, sono pronti ad accusare gli altri. Non è questa la maniera di pregare e di implorare perdono da Dio, insegnataci dal salmista, quando ha esclamato: «Riconosco la mia colpa, il mio peccato mi sta sempre dinanzi» (Sal 50, 5). Egli non stava a badare ai peccati altrui. Citava se stesso, non dimostrava tenerezza con se stesso, ma scavava e penetrava sempre più profondamente in se stesso. Non indulgeva verso se stesso, e quindi pregava sì che gli si perdonasse, ma senza presunzione.
Vuoi riconciliarti con Dio? Comprendi ciò che fai con te stesso, perché Dio si riconcili con te. Poni attenzione a quello che si legge nello stesso salmo: «Non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non lì accetti» (Sal 50, 18). Dunque resterai senza sacrificio? Non avrai nulla da offrire? Con nessuna offerta potrai placare Dio? Che cosa hai detto? «Non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti» (Sal 50, 18). Prosegui, ascolta e prega: «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi» (Sal 50, 19). Dopo aver rigettato ciò che offrivi, hai trovato che cosa offrire. Infatti presso gli antichi offrirvi vittime del gregge e venivano denominate sacrifici. «Non gradisci il sacrificio»: non accetti più quei sacrifici passati, però cerchi un sacrificio.
Dice il salmista: «Se offro olocausti, non li accetti». Perciò dal momento che non gradisci gli olocausti, rimarrai senza sacrificio? Non sia mai. «Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi» (Sal 50, 19). Hai la materia per sacrificare. Non andare in cerca del gregge, non preparare imbarcazioni per recarti nelle più lontane regioni da dove portare profumi. Cerca nel tuo cuore ciò che è gradito a Dio. Bisogna spezzare minutamente il cuore. Temi che perisca perché frantumato? Sulla bocca del salmista tu trovi questa espressione: «Crea in me, o Dio, un cuore puro» (Sal 50, 12). Quindi deve essere distrutto il cuore impuro, perché sia creato quello puro.
Quando pecchiamo dobbiamo provare dispiacere di noi stessi, perché i peccati dispiacciono a Dio. E poiché constatiamo che non siamo senza peccato, almeno in questo cerchiamo di essere simili a Dio: nel dispiacerci di ciò che dispiace a Dio. In certo qual modo sei unito alla volontà di Dio, poiché dispiace a te ciò che il tuo Creatore odia.

Responsorio    Cfr. Sal 37, 3; Sal 50, 12
R. I miei peccati, Signore, mi sono entrati nella carne come frecce; prima che producano la piaga, * guariscimi con la penitenza.
V. Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo;
R. guariscimi con la penitenza.

“May they become perfectly one”

Daily Reading & Meditation

Sunday (June 2): “May they become perfectly one”
Scripture: John 17:20-26

20 “I do not pray for these only, but also for those who believe in me through their word, 21 that they may all be one; even as you, Father, are in me, and I in you, that they also may be in us, so that the world may believe that  you have sent me. 22 The glory which you have given me I have given to them, that they may be one even as we are one, 23 I in them and you in me, that they may become perfectly one, so that the world may know that you have sent me and have loved them even as  you have loved me. 24 Father, I desire that they also, whom you have given me, may be with me where I am, to behold my glory which you have given me in your love for me before the foundation of the world. 25 O righteous Father, the world has not known you, but I have known you; and these know that you have sent me. 26 I made known to them your name, and I will make it known, that the love with which you have loved me may be in them, and I in them.”

Meditation: When you pray what do you ask for – God’s help, blessing, guidance, and wisdom? One of the greatest privileges and responsibilities we have been given by God is to pray not only for ourselves, but for others as well. The Lord Jesus lived a life full of prayer, blessing, and gratitude to his Father in heaven. He prayed for his disciples, especially when they were in great need or danger. Mark tells us in his Gospel account (see chapter 6:46-51) that when Jesus was praying alone on the mountain he saw that his disciples were in great distress due to a life-threatening storm that was beating against their boat. Jesus immediately came to their rescue – walking on the waves of the rough waters before he calmed their fears and calmed the raging waters as well! Luke records in his Gospel account the words of Jesus to Simon Peter shortly before Jesus’ arrest and Peter’s denial of the Lord three times. “Simon, Simon, behold, Satan demanded to have you, that he might sift you like wheat, but I have prayed for you, Simon, that your faith may not fail. And when you have turned back, strengthen your brothers” (Luke 22:32). Jesus’ prayers were personal, direct, and focused on the welfare and well-being of others – especially that they might find peace and unity with God and with one another.

Jesus prays for all Christians to be united as one
The longest recorded prayer of Jesus is found in the Gospel of John, the “high priestly” prayer which Jesus prayed aloud at his last supper meal with his disciples (John 17). This prayer most clearly reveals the heart and mind of Jesus – who and what he loved most – love for his Father in heaven and love for all who believe in him. His prayer focuses on the love and unity he desires for all who would believe in him and follow him, not only in the present, but in the future as well.

Jesus’ prayer concludes with a petition for the unity among all Christians who profess that Jesus Christ is Lord. Jesus prays for all men and women who will come after him and follow him as his disciples (John 17:20). In a special way Jesus prays here for each one of us that as members of his body the church we would be one as he and his Father are one. The unity of Jesus, the only begotten Son of God, with the eternal Father is a unity of mutual love, service, and honor, and a oneness of mind, heart, and spirit. The Lord Jesus calls each and every one of his followers into this unity of mutual love, respect, service, honor, and friendship with all who belong to Christ.

To make him known and loved by all
Jesus’ prayer on the eve of his sacrifice shows the great love and trust he had for his beloved disciples. He knew they would abandon him in his hour of trial, yet he entrusted to them the great task of spreading his name throughout the world and to the end of the ages. The Lord Jesus entrusts us today with the same mission – to make him known and loved by all. Jesus died and rose again that all might be one as he and the Father are one. Do you love all who belong to Christ and do you recognize and accept all baptized Christians as your brothers and sisters in Christ? The Lord Jesus, through the power of the Holy Spirit, draws each one of us into the unity which he and the Father have together and into the unity he desires for all who belong to him – we are all brothers and sisters in Christ and sons and daughters of our beloved Father in heaven.

The Lord intercedes for us right now
The Lord Jesus Christ included each one of us in his high priestly prayer at the last supper meal with his disciples on the eve of his sacrifice on the cross (John 17:20). And today the Lord Jesus continues his high priestly office as our intercessor before the throne of God in heaven. Paul the Apostle tells us that it is “Christ Jesus, who died, yes, who was raised from the dead, who is at the right hand of God, who indeed intercedes for us” (Romans 8:34; see also Hebrews 7: 25). Do you join in Jesus’ high priestly prayer that all who profess Jesus as Lord may grow in love and unity together as brothers and sisters who have been redeemed through the precious blood that was shed for us on the cross?

“Heavenly Father, have mercy on all your people who have been redeemed by the precious blood of your Son who offered up his life for us on the cross. Pardon our sins and heal our divisions that we may grow in love, unity, and holiness together as your sons and daughters. May all Christian people throughout the world attain the unity for which Jesus prayed on the eve of his sacrifice. Renew in us the power of the Holy Spirit that we may be a sign of that unity and a means of its growth. Increase in us a fervent love, respect, and care for all of our brothers and sisters who believe in Jesus Christ.”

Psalm 97:1-2, 5-6, 11-12

1 The LORD reigns; let the earth rejoice; let the many coast lands be glad!
2 Clouds and thick darkness are round about him; righteousness and justice are the foundation of his throne.
5 The mountains melt like wax before the LORD, before the Lord of all the earth.
6 The heavens proclaim his righteousness; and all the peoples behold his glory.
9 For you, O Lord, are most high over all the earth; you are exalted far above all gods.

Daily Quote from the early church fathersPrayer of unity for all who believe, by Cyprian of Carthage – first martyr bishop of Africa, 200-258 A.D.

“The Lord’s loving-kindness, no less than his mercy, is great in respect of our salvation in that, not content to redeem us with his blood, he in addition prayed for us. See now what the desire of his petition was, that just as the Father and Son are one, so also we should abide in absolute unity. From this, it may be evident how greatly someone sins who divides unity and peace, since even the Lord himself petitioned for this same thing. He no doubt desired that his people should in this way be saved and live in peace since he knew that discord cannot come into the kingdom of God.” (excerpt from THE LORD’S PRAYER 30.1)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager