Messaggio del 2 luglio 2019 (Mirjana)

Cari figli, secondo il volere del Padre misericordioso, vi ho dato ed ancora vi darò segni evidenti dellamia presenza materna. Figli miei, essa è per il mio desiderio materno della guarigione delle anime.Essa è per il desiderio che ogni mio figlio abbia una fede autentica, che viva esperienze prodigiosebevendo alla sorgente della Parola di mio Figlio, della Parola di vita. Figli miei, col suo amore esacrificio, mio Figlio ha portato nel mondo la luce della fede e vi ha mostrato la via della fede. Poiché,figli miei, la fede eleva il dolore e la sofferenza. La fede autentica rende la preghiera più sensibile,compie opere di misericordia: un dialogo, un’offerta. Quei miei figli che hanno fede, una fedeautentica, sono felici nonostante tutto, perché vivono sulla terra l’inizio della felicità del Cielo. Perciò,figli miei, apostoli del mio amore, vi invito a dare esempio di fede autentica, a portare la luce  dovec’è tenebra, a vivere mio Figlio. Figli miei, come Madre vi dico: non potete percorrere la via della fede eseguire mio Figlio senza i vostri pastori. Pregate che abbiano la forza e l’amore per guidarvi. Le vostrepreghiere siano sempre con loro. Vi ringrazio!

Gesù Cristo nato dalla stirpe di Davide secondo la carne

Dal libro «Sulla predestinazione dei santi» di sant’Agostino, vescovo
(Cap. 15, 30-31; PL 44, 981-983)

Gesù Cristo nato dalla stirpe di Davide secondo la carne
Fulgidissima luce di predestinazione e di grazia è lo stesso Salvatore, «il Mediatore fra Dio e gli uomini, l’uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5). Con quali suoi meriti antecedenti di opere e di fede la natura umana presente in lui ha fatto sì che raggiungesse tale grado? Mi venga data una risposta, per favore. Quell’uomo assunto dal Verbo coeterno al Padre nell’unità della persona, come ha meritato di essere il Figlio unigenito di Dio? Quale sua opera buona qualsiasi precedette? Che cosa ha compiuto prima, che cosa ha creduto, che cosa ha chiesto, per arrivare a questa ineffabile grandezza? Forse che il Verbo, creando e assumendo l’uomo, dal momento in cui cominciò ad esistere, quell’uomo stesso non cominciò ad essere l’unico Figlio di Dio?
Sia per noi ben chiaro che è nel nostro capo, Cristo, che si trova la sorgente della grazia, da cui essa si diffonde per tutte le sue membra, secondo la capacità di ciascuno. Per mezzo di quella grazia ogni uomo diviene cristiano all’inizio della fede, e fu pure per quella grazia, che quell’uomo, fin dall’inizio, è diventato Cristo. Questo è rinato dallo stesso Spirito, dal quale è nato quell’altro. Colui che opera in noi la remissione dei peccati è quel medesimo Spirito che preservò quell’altro da ogni peccato. Certamente Dio seppe in precedenza ciò che avrebbe compiuto.  Quindi la predestinazione dei santi è quella che ebbe il suo massimo splendore nel Santo dei santi. Chi interpreta giustamente le parole della verità, come può negare questa dottrina? Infatti noi sappiamo che lo stesso Signore della gloria, in quanto il Figlio di Dio si è fatto uomo, fu predestinato.
Gesù dunque è stato predestinato. Egli che doveva diventare figlio di Davide secondo la carne, è stato predestinato ad essere, nella potenza, Figlio di Dio secondo lo Spirito di santità. Ecco perché è nato dallo Spirito Santo e dalla Vergine Maria. E questa è stata appunto l’impresa singolare dell’uomo, impresa compiuta ineffabilmente dal Dio Verbo, in modo che fosse davvero e propriamente chiamato al tempo stesso Figlio di Dio e Figlio dell’uomo: figlio dell’uomo per la natura umana assunta, Figlio di Dio perché chi l’assumeva era il Dio Unigenito; perché non si credesse ad una quaternità invece che alla Trinità.
Questa sublimazione così grande, eccelsa e somma della natura umana fu predestinata in modo che non potesse essere più alta. Così, d’altra parte, la divinità non poté abbassarsi di più per noi, che con l’assumere la natura umana insieme alla debolezza della carne fino alla morte di croce. Quindi come egli solo fu predestinato ad essere nostro capo, così siamo stati predestinati in molti ad essere sue membra. Perciò tacciano qui i meriti che sono andati perduti per colpa di Adamo, e regni la grazia di Dio che domina per opera di Gesù Cristo nostro Signore, unico Figlio di Dio, unico Signore. Chiunque avrà scoperto che la generazione singolare del nostro capo è dovuta ai suoi meriti precedenti, cerchi pure di scoprire in noi sue membra i precedenti meriti dello stesso capo, ai quali è dovuta la rigenerazione moltiplicata.

Responsorio   Cfr. Gal 4, 4-5; Ef 2, 4; Rm 8, 3
R. Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, * per riscattare coloro che erano sotto la legge.
V. Per il grande amore con il quale ci ha amati, Dio mandò il proprio Figlio in una carne simile a quella del peccato,
R. per riscattare coloro che erano sotto la legge.

TE DEUM

Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo  Signore. 

O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora. 


A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
 

Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo. 


I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
 

Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri; 


le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
 

la santa Chiesa proclama la tua gloria, 

adora il tuo unico figlio, * 

e lo Spirito Santo Paraclito. 


O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
 

tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo. 


Vincitore della morte, *
 

hai aperto ai credenti il regno dei cieli. 

Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. * 

Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi. 


Soccorri i tuoi figli, Signore, *
 

che hai redento col tuo sangue prezioso. 

Accoglici nella tua gloria * 

nell’assemblea dei santi. 


Salva il tuo popolo, Signore, *
 

guida e proteggi i tuoi figli. 

Ogni giorno ti benediciamo, * 

lodiamo il tuo nome per sempre. 


Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
 

Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato. 


Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
 

Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.

Daily Reflection

The Gospel reading from Matthew has perplexed me at times. Proverbs 13:20 says, Walk with the wise and become wise, for a companion of fools suffers harm. And the great Booker T. Washington is quoted as saying, Associate yourself with people of good quality, for it is better to be alone than to be in bad company. ButMatthew turns these thoughts completely around when he writes of Jesus, who openly sat at table with lowly tax collectors, the sick and sinners, rather than with the Pharisees.

So how can these seeming contradictions be explained?

To start with, who is to say that the tax collectors, sick and sinners Jesus sat with were fools or not of good quality? It appears that the Pharisees made their judgment of who Jesus was associating with based on his guests’ occupations or outward appearances. The Pharisees viewed them through the lens of exclusivity, versus Jesus’ lens of inclusivity.

So how do we view others?

Unfortunately, it is all too easy to wear the lens of exclusivity and make judgments based upon someone’s appearance, the color of their skin, their political affiliation, the car they drive or the religion they practice. Sadly, I think even people who are not openly prejudiced let prejudicial thoughts creep into their minds, the so-called “unconscious bias effect.” Unfortunately for some, the motto “Guilty until proven otherwise” controls how they view others.

Last Sunday my wife and I attended Mass at a small church in South Dakota. In the front row sat four first communicants, their families in the rows behind them. The four children and their families were the only Latinos in the church. The three girls had on pretty white dresses and the boy a blue suit. Their parents and friends were the best dressed in church. After church, my wife and I talked about the children and wondered how they might be treated in this small town. For all we knew, they could be fourth-generation Americans like many of us, but with the immigration controversy swirling on our southern border, were they instead viewed differently because of the color of their skin and the news we hear?  We wondered what lens the people of this small town used when seeing others who were not like them.

We have an innate tendency to be attracted to those who are like us and to view those who are different with caution. But, just because we have this tendency doesn’t mean we have to use it.

So how can we work to rid ourselves of unconscious bias and see the world through the lens of inclusivity, like Jesus?

We can pray for the strength to challenge ourselves to be more like Jesus and to reach out to those who may be different than us. Through daily prayer, we will be reminded to challenge our assumptions about who we think a person is when we truly don’t know. We can open our hearts to seeing God at work in those we encounter. Through prayer and reflection we will gain the strength to challenge our friends and family who may express prejudices about someone they likely do not even know.

Ignatius instructed the early Jesuits to “go out and find God who is present in all things,” and this remains a cornerstone of their spirituality. To some, the phrase, “present in all things” means that God is everywhere and in everything, but more importantly, God is present in everyone – even the tax collectors, the sick and the sinners. God is present in those who are different from us. We just need to look a little closer to see him in their faces and hearts.

“Ask in Jesus’ name, that your joy may be full”

Daily Reading & Meditation

Saturday (June 1): “Ask in Jesus’ name, that your joy may be full”
Scripture: John 16:23-28

23 In that day you will ask nothing of me. Truly, truly, I say to you, if you ask anything of the Father, he will give it to you in my name. 24 Hitherto you have asked nothing in my name; ask, and you will receive, that your joy may be full. 25 “I have said this to you in figures; the hour is coming when I shall no longer speak to you in figures but tell you plainly of the Father. 26 In that day you will ask in my name; and I do not say to you that I shall pray the Father for you;  27 for the Father himself loves you, because you have loved me and have believed that I came from the Father. 28 I came from the Father and have come into the world; again, I am leaving the world and going to the Father.”

Meditation: Do you pray with confidence to your heavenly Father? Jesus often taught his disciples by way of illustration or parable. Here he speaks not in “figures” (the same word used for parables), but in plain speech. Jesus revealed to them the hidden treasure of the heavenly kingdom and he taught them how to pray to the Father in his name. Now Jesus opens his heart and speaks in the plainest of language: “The Father himself loves you!” How can the disciples be certain of this?

The Lord Jesus unites us with the Father through the love and power of the Holy Spirit
Paul the Apostle states that “All who are led by the Spirit of God are sons of God” (Romans 8:14). Through the gift of the Holy Spirit, Jesus makes it possible for his disciples to have a new relationship as sons and daughters of God the Father (Romans 8:14-17). No one would have dared to call God his or her Father before this! Because of what Jesus has done for us in offering his life for our redemption we now can boldly and confidently pray to God as our Father in heaven. 

The presence and action of the Holy Spirit within us is living proof of this new relationship with the Father. Paul the Apostles says that “when we cry, ‘Abba! Father!’ it is the Spirit himself bearing witness with our spirit that we are children of God” (Romans 8:15-16).

We can boldly approach God as our Father and ask him for the things we need. In love he bids us to draw near to his throne of grace and mercy. Do you approach the Father with confidence in his love and with expectant faith in his promise to hear your prayers?

“Heavenly Father, your love knows no bounds and your mercies are new every day. Fill me with gratitude for your countless blessings and draw me near to your throne of grace and mercy. Give me confidence and boldness to pray that your will be done on earth as it is in heaven.”

Psalm 47:2-3,7-9

2 For the LORD, the Most High, is awesome, a great king over all the earth. 
3 He subdued peoples under us, and nations under our feet. 
7 For God is the king of all the earth; sing praises with a psalm! 
8 God reigns over the nations; God sits on his holy throne. 
9 The princes of the peoples gather as the people of the God of Abraham.  For the shields of the earth belong to God;  he is highly exalted!

Daily Quote from the early church fathers: Offer prayers in Christ’s name, by Cyril of Alexandria, 376-444 A.D.

“He urges the disciples to seek for spiritual gifts and at the same time gives them confidence that, if they ask for them, they will not fail to obtain them. He adds the word Amen, that he might confirm their belief that if they ask the Father for anything they would receive it from him. He would act as their mediator and make known their request and, being one with the Father, grant it. For this is what he means by ‘in my name’. For we cannot draw near to God the Father in any other way than through the Son. For it is by him that we have access in the one Spirit to the Father (Ephesians 2:8). It was because of this that he said, ‘I am the door. I am the way. No one comes to the Father but by me’ (John 10:7; 14:6). For as the Son is God, he being one with the Father provides good things for his sanctified people and is found to be generous of his wealth to us… Let us then offer our prayers in Christ’s name. For in this way, the Father will most readily consent to them and grant his graces to those who seek them, that receiving them we may rejoice.” (excerpt from COMMENTARY ON THE GOSPEL OF JOHN 11.2)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

Catechesi sul “Padre nostro”: 6. Padre di tutti noi

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Continuiamo il nostro percorso per imparare sempre meglio a pregare come Gesù ci ha insegnato. Dobbiamo pregare come Lui ci ha insegnato a farlo.

Lui ha detto: quando preghi, entra nel silenzio della tua camera, ritirati dal mondo e rivolgiti a Dio chiamandolo “Padre!”. Gesù vuole che i suoi discepoli non siano come gli ipocriti che pregano stando dritti in piedi nelle piazze per essere ammirati dalla gente (cfr Mt6,5). Gesù non vuole ipocrisia. La vera preghiera è quella che si compie nel segreto della coscienza, del cuore: imperscrutabile, visibile solo a Dio. Io e Dio. Essa rifugge dalla falsità: con Dio è impossibile fingere. E’ impossibile, davanti a Dio non c’è trucco che abbia potere, Dio ci conosce così, nudi nella coscienza, e fingere non si può. Alla radice del dialogo con Dio c’è un dialogo silenzioso, come l’incrocio di sguardi tra due persone che si amano: l’uomo e Dio incrociano gli sguardi, e questa è preghiera. Guardare Dio e lasciarsi guardare da Dio: questo è pregare. “Ma, padre, io non dico parole…”. Guarda Dio e lasciati guardare da Lui: è una preghiera, una bella preghiera!

Eppure, nonostante la preghiera del discepolo sia tutta confidenziale, non scade mai nell’intimismo. Nel segreto della coscienza, il cristiano non lascia il mondo fuori dalla porta della sua camera, ma porta nel cuore le persone e le situazioni, i problemi, tante cose, tutte le porto nella preghiera.

C’è un’assenza impressionante nel testo del “Padre nostro”. Se io domandassi a voi qual è l’assenza impressionante nel testo del “Padre nostro”? Non sarà facile rispondere. Manca una parola. Pensate tutti: che cosa manca nel “Padre nostro”? Pensate, che cosa manca? Una parola. Una parola che ai nostri tempi – ma forse sempre – tutti tengono in grande considerazione. Qual è la parola che manca nel “Padre nostro” che preghiamo tutti i giorni? Per risparmiare tempo la dirò io: manca la parola “io”. Mai si dice “io”. Gesù insegna a pregare avendo sulle labbra anzitutto il “Tu”, perché la preghiera cristiana è dialogo: “sia santificato il tuo nome, venga iltuo regno, sia fatta la tua volontà”. Non il mio nome, il mio regno, la mia volontà. Io no, non va. E poi passa al “noi”. Tutta la seconda parte del “Padre nostro” è declinata alla prima persona plurale: “dacci il nostro pane quotidiano, rimetti a noi i nostri debiti, non abbandonarci alla tentazione, liberaci dal male”. Perfino le domande più elementari dell’uomo – come quella di avere del cibo per spegnere la fame – sono tutte al plurale. Nella preghiera cristiana, nessuno chiede il pane per sé: dammi il pane di oggi, no, dacci, lo supplica per tutti, per tutti i poveri del mondo. Non bisogna dimenticare questo, manca la parola “io”. Si prega con il tu e con il noi. È un buon insegnamento di Gesù, non dimenticatelo.

Perché? Perché non c’è spazio per l’individualismo nel dialogo con Dio. Non c’è ostentazione dei propri problemi come se noi fossimo gli unici al mondo a soffrire. Non c’è preghiera elevata a Dio che non sia la preghiera di una comunità di fratelli e sorelle, il noi: siamo in comunità, siamo fratelli e sorelle, siamo un popolo che prega, “noi”. Una volta il cappellano di un carcere mi ha fatto una domanda: “Mi dica, padre, qual è la parola contraria a ‘io’?”. E io, ingenuo, ho detto: “Tu”. “Questo è l’inizio della guerra. La parola opposta a ‘io’ è ‘noi’, dove c’è la pace, tutti insieme”. È un bell’insegnamento che ho ricevuto da quel prete.

Nella preghiera, un cristiano porta tutte le difficoltà delle persone che gli vivono accanto: quando scende la sera, racconta a Dio i dolori che ha incrociato in quel giorno; pone davanti a Lui tanti volti, amici e anche ostili; non li scaccia come distrazioni pericolose. Se uno non si accorge che attorno a sé c’è tanta gente che soffre, se non si impietosisce per le lacrime dei poveri, se è assuefatto a tutto, allora significa che il suo cuore… com’è? Appassito? No, peggio: è di pietra. In questo caso è bene supplicare il Signore che ci tocchi con il suo Spirito e intenerisca il nostro cuore: “Intenerisci, Signore, il mio cuore”. È una bella preghiera: “Signore, intenerisci il mio cuore, perché possa capire e farsi carico di tutti i problemi, tutti i dolori altrui”. Il Cristo non è passato indenne accanto alle miserie del mondo: ogni volta che percepiva una solitudine, un dolore del corpo o dello spirito, provava un senso forte di compassione, come le viscere di una madre. Questo “sentire compassione” – non dimentichiamo questa parola tanto cristiana: sentire compassione – è uno dei verbi-chiave del Vangelo: è ciò che spinge il buon samaritano ad avvicinarsi all’uomo ferito sul bordo della strada, al contrario degli altri che hanno il cuore duro.

Ci possiamo chiedere: quando prego, mi apro al grido di tante persone vicine e lontane? Oppure penso alla preghiera come a una specie di anestesia, per poter stare più tranquillo? Butto lì la domanda, ognuno si risponda. In questo caso sarei vittima di un terribile equivoco. Certo, la mia non sarebbe più una preghiera cristiana. Perché quel “noi”, che Gesù ci ha insegnato, mi impedisce di stare in pace da solo, e mi fa sentire responsabile dei miei fratelli e sorelle.

Ci sono uomini che apparentemente non cercano Dio, ma Gesù ci fa pregare anche per loro, perché Dio cerca queste persone più di tutti. Gesù non è venuto per i sani, ma per i malati, per i peccatori (cfr Lc 5,31) – cioè per tutti, perché chi pensa di essere sano, in realtà non lo è. Se lavoriamo per la giustizia, non sentiamoci migliori degli altri: il Padre fa sorgere il suo sole sopra i buoni e sopra i cattivi (cfr Mt 5,45). Ama tutti il Padre! Impariamo da Dio che è sempre buono con tutti, al contrario di noi che riusciamo ad essere buoni solo con qualcuno, con qualcuno che mi piace.

Fratelli e sorelle, santi e peccatori, siamo tutti fratelli amati dallo stesso Padre. E, alla sera della vita, saremo giudicati sull’amore, su come abbiamo amato. Non un amore solo sentimentale, ma compassionevole e concreto, secondo la regola evangelica – non dimenticatela! –: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Così dice il Signore. Grazie.