Daily Light on the Daily Path

1 John 2:1,2  My little children, I am writing these things to you so that you may not sin. And if anyone sins, we have an Advocate with the Father, Jesus Christ the righteous; • and He Himself is the propitiation for our sins; and not for ours only, but also for those of the whole world.

Exodus 25:20-22  “The cherubim shall have their wings spread upward, covering the mercy seat with their wings and facing one another; the faces of the cherubim are to be turned toward the mercy seat. • “You shall put the mercy seat on top of the ark, and in the ark you shall put the testimony which I will give to you. • “There I will meet with you; and from above the mercy seat, from between the two cherubim which are upon the ark of the testimony, I will speak to you about all that I will give you in commandment for the sons of Israel.

Psalm 85:9,10  Surely His salvation is near to those who fear Him, That glory may dwell in our land. • Lovingkindness and truth have met together; Righteousness and peace have kissed each other.

Psalm 130:3,4,7,8  If You, LORD, should mark iniquities, O Lord, who could stand? • But there is forgiveness with You, That You may be feared. • O Israel, hope in the LORD; For with the LORD there is lovingkindness, And with Him is abundant redemption. • And He will redeem Israel From all his iniquities.

Romans 3:23-25  for all have sinned and fall short of the glory of God, • being justified as a gift by His grace through the redemption which is in Christ Jesus; • whom God displayed publicly as a propitiation in His blood through faith. This was to demonstrate His righteousness, because in the forbearance of God He passed over the sins previously committed;

 

Mio Dio, non dimenticarti di me

Mio Dio, non dimenticarti di me,
quando io mi dimentico di te. 

Non abbandonarmi, Signore,
quando io ti abbandono. 

Non allontanarti da me,
quando io mi allontano da te. 

Chiamami se ti fuggo,
attirami se ti resisto,
rialzami se cado. 

Donami, Signore, Dio mio,
un cuore vigile 
che nessun vano pensiero porti lontano da te,
un cuore retto 
che nessuna intenzione perversa possa sviare,
un cuore fermo 
che resista con coraggio ad ogni avversità,
un cuore libero 
che nessuna torbida passione possa vincere. 

Concedimi, ti prego, una volontà che ti cerchi,
una sapienza che ti trovi, 
una vita che ti piaccia, 
una perseveranza che ti attenda con fiducia 
e una fiducia che alla fine giunga a possederti. 

S. Tommaso d’Aquino

Card. Sarah: Il mondo e la Chiesa stanno morendo perché mancano adoratori

 Non ci può essere misericordia se manca la giustizia: e laprima giustizia è dare a Dio ciò che gli spetta.
Oggi, 28/6/2016, nella Solennità del Cuore Sacratissimo di Gesù, il Cardinale prefetto della Congregazione per il Culto divino, ci ricorda l’eredità di chi ha costruito la civiltà occidentale: Dio solo, Dio per primo, Dio tutto.

del Card. Robert Sarah

«(…) Fondamentalmente, credo che l’uomo occidentale si rifiuti di essere salvato dalla misericordia di Dio. Rifiuta di ricevere la salvezza, volendo costruirla da sé. I “valori fondamentali” promossi dall’Onu si basano su un rifiuto di Dio che io paragono al giovane ricco del Vangelo. Dio ha guardato l’Occidente e l’ha amato perché ha fatto cose meravigliose. Lo invitò ad andare oltre, ma l’Occidente tornò indietro. Preferiva il tipo di ricchezza che doveva solo a se stesso.

Le grandi cattedrali dell’Occidente possono essere state costruite solo da uomini di grande fede e grande umiltà che erano profondamente felici di sapere che erano figli di Dio. Sono come un canto di gioia, un inno alla gloria di Dio scolpita nella pietra e dipinta nel vetro. Sono il lavoro dei figli che amano e adorano il loro Padre celeste! Tutti erano contenti di scolpire nella pietra un’espressione della loro fede e amore per Dio, e non per la gloria del loro stesso nome. Le loro opere d’arte avevano lo scopo di glorificare e lodare Dio solo. L’uomo occidentale moderno è troppo triste per realizzare tali opere d’arte.

Ha scelto di essere un orfano solitario: come può recitare la gloria dell’eterno Padre da cui ha ricevuto tutto? Bene, allora cosa farà? Prima delle rovine di Notre-Dame, alcuni sono stati tentati di dire: “Vedi, questo edificio ha raggiunto il suo scopo. Costruiamo qualcosa di nuovo, di più moderno. Costruiamo qualcosa a nostra immagine!”. Un edificio che parla, non della gloria di Dio, ma della gloria dell’uomo, del potere della scienza e della modernità.

Allo stesso modo, alcune persone guardano la Chiesa cattolica e dicono: questa chiesa ha servito il suo scopo, lasciateci cambiare, facciamo una nuova Chiesa secondo la nostra immagine. Pensano: la Chiesa non è più credibile, non ascoltiamo più la sua voce nei media. È troppo sconvolta dagli scandali della pedofilia e dell’omosessualità nel clero. Troppi del suo clero sono malvagi. È necessario cambiarla, reinventarla.

Il celibato sacerdotale è troppo difficile per i nostri tempi: fatelo come scelta opzionale! L’insegnamento morale del Vangelo è troppo impegnativo: rendilo più facile! Diluiscilo con relativismo e lassismo. In futuro, preoccupati di più delle questioni sociali.

La dottrina cattolica non è adatta ai media? Cambiarla! Adattala alle mentalità e alle perversioni morali del nostro tempo. Adottiamo la nuova etica globalista promossa dall’ONU e dall’ideologia di genere!

Facciamo della Chiesa una società umana e orizzontale, che parli un linguaggio mediatico che la renda popolare! Amici miei, una tale chiesa non interessa a nessuno. Miei cari amici, al mondo non serve una Chiesa che non offre nient’altro che un riflesso della propria immagine!

La Chiesa è interessante solo perché ci permette di incontrare Gesù. È legittima solo perché ci trasmette la Rivelazione. Quando la Chiesa diventa oberata di strutture umane, ostruisce la luce di Dio che splende in lei e attraverso di lei. La Chiesa dovrebbe essere come una cattedrale. Tutto in Lei dovrebbe cantare alla gloria di Dio. Lei deve incessantemente dirigere il nostro sguardo verso di Lui, come la guglia di Notre-Dame puntata verso il cielo.

Miei cari amici, dobbiamo ricostruire la cattedrale. Dobbiamo ricostruirla esattamente com’era prima. Non abbiamo bisogno di inventare una nuova Chiesa. Dobbiamo lasciarci convertire in modo che la Chiesa possa brillare ancora una volta, così che la Chiesa possa essere ancora una volta una cattedrale che canta la gloria di Dio e conduce gli uomini verso di lui. Quindi, qual è la prima cosa da fare?

Lo dico senza esitazione: vuoi ricostruire la Chiesa? Dobbiamo metterci in ginocchio!

Vuoi ricostruire questa bella cattedrale che è la Chiesa cattolica? Mettiti in ginocchio! Una cattedrale è prima di tutto un luogo dove gli uomini possono inginocchiarsi, una cattedrale è dove Dio è presente nel Santissimo Sacramento. Il compito più urgente è recuperare un senso di adorazione! La perdita di un senso di adorazione di Dio è la fonte di tutti gli incendi e le crisi che stanno scuotendo il mondo e la Chiesa.

Abbiamo bisogno di adoratori! Il mondo sta morendo perché manca di adoratori! La Chiesa è inaridita dalla mancanza di adoratori per placare la Sua sete! (…)».


Traduzione di uno stralcio della conferenza tenuta dal cardinale Robert Sarah all’Église Saint François-Xavier a Parigi, il 25 maggio 2019, poche ore dopo aver visitato la Cattedrale di Notre-Dame: http://www.iltimone.org/news-timone/card-sarah-mondo-la-chiesa-stanno-morendo-perche-mancano-adoratori/

Popoli tutti, battete le mani, acclamate a Dio con voci di gioia. (Sal 46,2)

Prima Lettura

Il sacrificio di Abramo, nostro padre nella fede.Dal libro della Gènesi
Gen 22,1-19

In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».

Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo. Allora Abramo disse ai suoi servi: «Fermatevi qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da voi». Abramo prese la legna dell’olocausto e la caricò sul figlio Isacco, prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutti e due insieme.

Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: «Padre mio!». Rispose: «Eccomi, figlio mio». Riprese: «Ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». Abramo rispose: «Dio stesso si provvederà l’agnello per l’olocausto, figlio mio!». Proseguirono tutti e due insieme.

Così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo costruì l’altare, collocò la legna, legò suo figlio Isacco e lo depose sull’altare, sopra la legna. Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo figlio.

Ma l’angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse: «Abramo, Abramo!». Rispose: «Eccomi!». L’angelo disse: «Non stendere la mano contro il ragazzo e non fargli niente! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unigenito».

Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete, impigliato con le corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l’ariete e lo offrì in olocausto invece del figlio.

Abramo chiamò quel luogo “Il Signore vede”; perciò oggi si dice: «Sul monte il Signore si fa vedere».

L’angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda volta e disse: «Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu hai fatto questo e non hai risparmiato tuo figlio, il tuo unigenito, io ti colmerò di benedizioni e renderò molto numerosa la tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei nemici. Si diranno benedette nella tua discendenza tutte le nazioni della terra, perché tu hai obbedito alla mia voce».

Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale
Dal Salmo 114 (115)

R. Camminerò alla presenza del Signore nella terra dei viventi.Amo il Signore, perché ascolta
il grido della mia preghiera.
Verso di me ha teso l’orecchio
nel giorno in cui lo invocavo. R.

Mi stringevano funi di morte,
ero preso nei lacci degli inferi,
ero preso da tristezza e angoscia.
Allora ho invocato il nome del Signore:
«Ti prego, liberami, Signore». R.

Pietoso e giusto è il Signore,
il nostro Dio è misericordioso.
Il Signore protegge i piccoli:
ero misero ed egli mi ha salvato. R.

Sì, hai liberato la mia vita dalla morte,
i miei occhi dalle lacrime,
i miei piedi dalla caduta.
Io camminerò alla presenza del Signore
nella terra dei viventi. R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Dio ha riconcliato a sé il mondo in Cristo,
affidando a noi la parola della riconciliazione. (Cfr. 2Cor 5,19)

Alleluia.

Vangelo

Resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 9,1-8

In quel tempo, salito su una barca, Gesù passò all’altra riva e giunse nella sua città. Ed ecco, gli portavano un paralitico disteso su un letto. Gesù, vedendo la loro fede, disse al paralitico: «Coraggio, figlio, ti sono perdonati i peccati».

Allora alcuni scribi dissero fra sé: «Costui bestemmia». Ma Gesù, conoscendo i loro pensieri, disse: «Perché pensate cose malvagie nel vostro cuore? Che cosa infatti è più facile: dire “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati e cammina”? Ma, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati: Àlzati – disse allora al paralitico –, prendi il tuo letto e va’ a casa tua». Ed egli si alzò e andò a casa sua.

Le folle, vedendo questo, furono prese da timore e resero gloria a Dio che aveva dato un tale potere agli uomini.

Parola del Signore

“Do not be faithless – but believing”

Daily Reading & Meditation

Wednesday (July 3): “Do not be faithless – but believing”
Scripture: John 20:24-29  (alternate reading: Matthew 8:28-34)

24 Now Thomas, one of the twelve, called the Twin, was not with them when Jesus came. 25 So the other disciples told him, “We have seen the Lord.” But he said to them, “Unless I see in his hands the print of the nails, and place my finger in the mark of the nails, and place my hand in his side, I will not believe.” 26 Eight days later, his disciples were again in the house, and Thomas was with them. The doors were shut, but Jesus came and stood among them, and said, “Peace be with you.” 27 Then he said to Thomas, “Put your finger here, and see my hands; and put out your hand, and place it in my side; do not be faithless, but believing.” 28 Thomas answered him, “My Lord and my God!” 29 Jesus said to him, “Have you believed because you have seen me? Blessed are those who have not seen and yet believe.”

Meditation: What can give us unshakeable hope and confidence in the face of failure, defeat, and death? The apostles had abandoned Jesus in his hour of trial when he was betrayed in the Garden of Gethsemani by Judas and arrested by the Jewish authorities. Their fear turned to despair when Pontius Pilate, the Roman governor, sentenced Jesus to death by crucifixion for his claim to be the King of the Jews. In that hour of darkness on “Good Friday” the apostles saw Jesus’ death as defeat rather than victory.

From death and despair to joy and victory 
On Sunday morning when they heard the reports from the women who saw the empty tomb, they were slow to believe that Jesus had risen as he prophesied to them previously. Their despair turned to joy when the Risen Lord at last appeared to them and showed them the scars of his victory – his pierced hands, feet, and side. Jesus had indeed triumphed over the enemies which held the human race in slavery to sin, Satan, and death.

The  last apostle to meet the resurrected Lord was the first to go with him to Jerusalem at Passover time. The apostle Thomas was a natural pessimist. When Jesus proposed that they visit Lazarus after receiving news of his illness, Thomas said to the disciples: “Let us also go, that we may die with him” (John 11:16). While Thomas deeply loved the Lord, he lacked the courage to stand with Jesus in his passion and crucifixion. After Jesus’ death, Thomas made the mistake of withdrawing from the other apostles. He sought loneliness rather than fellowship in his time of sorrow and adversity. He doubted the women who saw the resurrected Jesus and he doubted his own fellow apostles who also testified that Jesus had risen.

When Thomas finally had the courage to rejoin the other apostles eight days later, the Lord Jesus made his presence known to him and reassured him that he had indeed overcome death and risen again. When Thomas recognized his Master, he believed and exclaimed that Jesus was truly Lord and truly God!

Through faith we meet the Risen Lord 
Through the gift of faith we, too, are able to recognize the presence of the risen Lord in our personal lives. The Holy Spirit reveals the Lord Jesus to us and helps us to grow in knowledge and understanding of God and his ways. Through the gift of faith we are able to proclaim that Jesus is our personal Lord and our God. He died and rose that we, too, might have new life in him. The Lord offers each of us new life in his Holy Spirit that we may know him personally and walk in this new way of life through the power of his resurrection. Do you believe in God’s word and in the power of the Holy Spirit?

“Lord Jesus Christ, through your victory over sin and death you have overcome all the powers of darkness. Help me to draw near to you and to trust in your life-giving word. Fill me with your Holy Spirit and strengthen my faith in your promises and my hope in the power of your resurrection.”

Psalm 117:1-2

1 Praise the LORD, all nations! Extol him, all peoples! 
2 For great is his steadfast love toward us; and the faithfulness of the LORD endures for ever.  Praise the LORD!

Daily Quote from the early church fathers: Touching the wounds of Christ and healing the wounds of our unbelief, by Gregory the Great (540-604 AD)

“It was not an accident that that particular disciple was not present. The divine mercy ordained that a doubting disciple should, by feeling in his Master the wounds of the flesh, heal in us the wounds of unbelief. The unbelief of Thomas is more profitable to our faith than the belief of the other disciples. For the touch by which he is brought to believe confirms our minds in belief, beyond all question.” (excerpt from FORTY GOSPEL HOMILIES 26)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

Il cristiano è giovane sempre

«O sei giovane di cuore, di anima, o non sei pienamente cristiano». L’omelia della messa celebrata da Papa Francesco a Santa Marta la mattina di martedì 28 maggio, è stata un vero e proprio inno alla vita, alla vitalità, alla «giovinezza dello Spirito», da contrapporre alla deriva stanca di tante persone “pensionate” nell’animo, abbattute dalle difficoltà e dalla tristezza perché «il peccato invecchia». Una ventata di gioia fondata sul «grande dono che ci ha lasciato Gesù»: lo Spirito Santo.

Punto di partenza della riflessione del Pontefice è stato il brano evangelico del giorno (Giovanni, 16, 5-11) che riportava uno stralcio del discorso di congedo agli apostoli durante l’ultima cena. In quell’occasione Gesù «dice tante cose», ma «il cuore di questo discorso è lo Spirito Santo». Il Signore, infatti, offre ai suoi amici una vera e propria «catechesi sullo Spirito Santo»: comincia col notare il loro stato d’animo — «Perché ho detto questo che me ne vado, la tristezza ha riempito il vostro cuore» — e «li rimprovera soavemente» perché, ha notato il Papa, «la tristezza non è un atteggiamento cristiano».

Il turbamento interiore degli apostoli — che, davanti al dramma di Gesù e all’incertezza sul futuro, «cominciano a capire il dramma della passione» — è accostabile alla realtà di ogni cristiano. A tale riguardo Francesco ha ricordato come nell’orazione colletta del giorno «abbiamo domandato al Signore che mantenga in noi la rinnovata giovinezza dello spirito», elevando così un’invocazione «contro la tristezza nella preghiera». È proprio questo, ha aggiunto, il punto: «Lo Spirito Santo fa che in noi ci sia sempre questa giovinezza, che si rinnova ogni giorno con la sua presenza».

Approfondendo tale concetto, il Pontefice ha ricordato: «Una grande santa ha detto che un santo triste è un triste santo; un cristiano triste è un triste cristiano: non va». Cosa significa? che «la tristezza non entra nel cuore del cristiano», perché egli «è giovane». Una giovinezza che si rinnova e che «gli fa portare sulle spalle tante prove, tante difficoltà». Cosa che — ha spiegato facendo riferimento alla prima lettura tratta dagli Atti degli apostoli (16, 22-34) — è accaduta, ad esempio, a Paolo e Sila che vennero fatti bastonare e incarcerare dai magistrati a Filippi. In quel frangente, ha detto il Papa, «entra lo Spirito Santo e rinnova tutto, fa tutto nuovo; anche fa giovane il carceriere».

Lo Spirito Santo, quindi, è colui «che ci accompagna nella vita, che ci sostiene». Come espresso dal nome che Gesù gli dà: «Paraclito». Un termine insolito, il cui significato spesso sfugge a molti. Su questo il Pontefice ha anche scherzato raccontando un breve aneddoto relativo a una messa da lui celebrata quando era parroco: «C’erano più meno 250-300 bambini, era una domenica di Pentecoste e quindi ho domandato loro: “Chi sa chi è lo Spirito Santo?”. E tutti: “Io, io, io!” – “Tu”: “Il paralitico”, mi ha detto. Lui aveva sentito “Paraclito” e non capiva cosa fosse» e così disse: «paralitico». Una buffa storpiatura che però, ha detto Francesco, rivela una realtà: «Tante volte noi pensiamo che lo Spirito Santo è un paralitico, che non fa nulla… E invece è quello che ci sostiene».

Infatti, ha spiegato il Pontefice, «la parola paraclito vuol dire “quello che è accanto a me per sostenermi” perché io non cada, perché io vada avanti, perché io conservi questa giovinezza dello Spirito». Ecco perché «il cristiano sempre è giovane: sempre. E quando incomincia a invecchiare il cuore del cristiano, incomincia a diminuire la sua vocazione di cristiano. O sei giovane di cuore, di anima o non sei pienamente cristiano».

Qualcuno potrebbe spaventarsi delle difficoltà e dire: «“Ma come posso…?”: c’è lo Spirito. Lo Spirito ti aiuterà in questa rinnovata giovinezza». Ciò non significa che manchino i dolori. Paolo e Sila, ad esempio, soffrirono molto per le bastonate ricevute: «dice il testo che il carceriere quando ha visto quel miracolo ha voluto convertirsi e li ha portati a casa sua e ha curato le loro ferite con olio… ferite brutte, forti…». Ma nonostante il dolore, essi «erano pieni di gioia, cantavano… Questa è la giovinezza. Una giovinezza che ti fa guardare sempre la speranza».

E come si ottiene questa giovinezza? «Ci vuole — ha detto il Papa — un dialogo quotidiano con lo Spirito Santo, che è sempre accanto a noi». È lo Spirito «il grande dono che ci ha lasciato Gesù: questo supporto, che ti fa andare avanti». E così, a chi dice: “Eh sì, Padre, è vero, ma lei sa, io sono un peccatore, ho tante, tante cose brutte nella mia vita e non riesco…», si può rispondere: «Va bene: guarda i tuoi peccati; ma guarda lo Spirito che è accanto a te e parla con lo Spirito: lui ti sarà il sostegno e ti ridarà la giovinezza». Perché, ha aggiunto, «tutti sappiamo che il peccato invecchia: invecchia. Invecchia l’anima, invecchia tutto. Invece lo Spirito ci aiuta a pentirci, a lasciare da parte il peccato e ad andare avanti con quella giovinezza».

Perciò Francesco ha esortato a lasciare da parte quella che ha definito la «tristezza pagana», spiegando: «Non dico che la vita sia un carnevale: no, quello non è vero. Nella vita ci sono delle croci, ci sono dei momenti difficili. Ma in questi momenti difficili si sente che lo Spirito ci aiuta ad andare avanti, come a Paolo e a Sila, e a superare le difficoltà. Anche il martirio. Perché c’è questa rinnovata giovinezza».

La conclusione dell’omelia è stata quindi un invito alla preghiera: «Chiediamo al Signore di non perdere questa rinnovata giovinezza, di non essere cristiani in pensione che hanno perso la gioia e non si lasciano portare avanti… Il cristiano non va mai in pensione; il cristiano vive, vive perché è giovane — quando è vero cristiano».

Daily Reflection

Today in the United States, we celebrate Independence Day, the “Fourth of July.”  This day that marks the midpoint of summer is often spent on vacation, enjoying fireworks, participating in picnics, parades and concerts, gathering with friends, neighbors and family members for cook-outs and of course, swimming.  We know the history of this national, patriotic holiday is one that brought great confidence among the colonies in separating themselves from British rule to enter a new phase of autonomy and independence from an undesirable future under the British empire.

As we look at the following readings today, we notice some similarities and differences between the new society that the young United States was hoping for, what we, as Americans view as shortcomings in these current days in living out this prosperous society and what God is calling us to as we seek to build the Kingdom of God here on earth.

Isaiah 32, we are reminded of the prophet’s words of that time when the “work of justice will be peace” and “the effect of justice, calm and security forever” and people will live in “secure dwelling and quiet resting places” when the Spirit is “poured out on us.”  The ideal of this attractive life and society may not be so far off from what the colonists and their representatives hoped for, too.

In a second reading from Colossians, we hear some specific directives from St. Paul about how to treat ones another, using “heartfelt compassion, kindness, humility, gentleness, and patience, bearing with one another and forgiving one another” and putting “on love, that is, the bond of perfection.”

In the Gospel of John, chapter 14, we hear more direct words from Jesus about how to live and how to bond with each other.  We have the Holy Spirit with us, guiding us and reminding us of everyone that Christ has instructed.

As I reflect on these readings for bringing the Kingdom of God here on earth and on the hopes of the founding members of our nation, I wonder how our American society in 2019 would be viewed.  Would Jesus be disappointed with our immigration policies, our tendency to quickly judge and exclude the marginalized and those whom we define as different than ourselves?  Would our Founding Fathers of the United States be surprised that not everyone lives a life of security, prosperity and enjoyment under our current elected officials?   I admit that these days, these years, I am often frustrated, shocked, disappointment, outraged and even numb at times, to the awful destruction in and degradation of our country and our world in personal and political arenas.  Certainly, there is hope, but there is also a lot of important work to be done.  It’s a good thing we have these ideals and directives to help guide us.

As I pray with these beautiful readings of hope and guidance, I find God reminding me that the ideal of living the Kingdom of God here on earth, with all of it’s joy, forgiveness and thriving, it is not completely out of reach or worth abandoning.  But, there’s more hard work in front of us.  And, so I invite us to take a small step towards that reality today (amidst the summer celebrations), to help our nation, and all people around the world come a bit closer to the reality that God hopes for us.

Andrò nel luogo del mirabile tabernacolo

Dall’ «Omelia ai Neofiti sul salmo 41» di san Girolamo, sacerdote e dottore della Chiesa   (CCL 78, 542-544)

Andrò nel luogo del mirabile tabernacolo
«Come la cerva anela ai corsi d’acqua, così l’anima mia anela a te, o Dio» (Sal 41, 2). Dunque come quei cervi anelano ai corsi d’acqua, così anche i nostri cervi che, allontanandosi dall’Egitto e dal mondo, hanno ucciso il faraone nelle loro acque ed hanno sommerso il suo esercito nel battesimo, dopo l’uccisione del diavolo, anelano alle fonti della Chiesa, cioè al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.
Che il Padre sia sorgente, è scritto nel profeta Geremia: «Hanno abbandonato me, sorgente di acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate che non tengono l’acqua» (Ger 2, 13). Del Figlio poi leggiamo in un passo: «Hanno abbandonato la fonte della Sapienza» (Bar 3, 12). Infine dello Spirito Santo si dice: «Chi beve dell’acqua, che io gli darò … (questa) diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna» (Gv 4,14). L’evangelista spiega il passo dicendo che questa parola del Signore si riferisce allo Spirito Santo. I testi citati provano chiarissimamente che il mistero della Trinità è la triplice fonte della Chiesa.
A questa fonte anela l’anima del credente, questa fonte brama l’anima del battezzato, dicendo: L’anima mia ha sete di Dio, fonte viva (cfr. Sal 41,3). Non ha desiderato infatti freddamente di vedere Dio, ma l’ha desiderato con tutta la brama, ne ha avuto una sete ardentissima. Prima di ricevere il battesimo parlavano tra loro e dicevano: «Quando verrò e vedrò il volto di Dio?» (Sal 41, 3). Ecco, si è compiuto quello che domandavano; sono venuti e stanno in piedi dinanzi al volto di Dio e si son presentati davanti all’altare e al mistero del Salvatore.
Ammessi a ricevere il Corpo di Cristo e rinati nella sorgente della vita, parlano fiduciosamente e dicono: Mi avanzerò nel luogo del tabernacolo mirabile, fino alla casa di Dio (cfr. Sal 41, 5 volg.). La casa di Dio è la Chiesa, questo è il tabernacolo mirabile, perché in esso si trova «la voce della letizia e della lode e il canto di quanti siedono al convito».
Voi che vi siete rivestiti di Cristo e, seguendola nostra guida, mediante la parola di Dio siete stati tratti come pesciolini all’amo fuori dei gorghi di questo mondo, dite dunque: In noi è mutata la natura delle cose. Infatti i pesci, che sono estratti dal mare, muoiono. Gli apostoli invece ci hanno estratti dal mare di questo mondo e ci hanno pescati perché da morti fossimo vivificati. Finché eravamo nel mondo i nostri occhi guardavano verso il profondo dell’abisso e la nostra vita era immersa nel fango, ma, dopo che siamo stati strappati ai flutti, abbiamo cominciato a vedere il sole abbiamo cominciato a contemplare la vera luce ed emozionati da una gioia straordinaria, diciamo all’anima nostra: «Spera in Dio: ancora potrò lodarlo, lui, salvezza del mio volto e mio Dio» (Sal 41, 6).

Responsorio   Sal 26, 4
R. Una cosa ho chiesto al Signore: questa sola io cerco: * abitare nella casa del Signore tutti i giorni della vita.
V. Per gustare la dolcezza del Signore e ammirare il suo santuario,
R. abitare nella casa del Signore tutti i giorni della vita.

“Take heart – your sins are forgiven”

Daily Reading & Meditation

Thursday (July 4):  “Take heart – your sins are forgiven”
Scripture:  Matthew 9:1-8  

1 And getting into a boat he crossed over and came to his own city. 2 And behold, they brought to him a paralytic, lying on his bed; and when Jesus saw their faith he said to the paralytic, “Take heart, my son;  your sins are forgiven.”  3 And behold, some of the scribes said to themselves, “This man is blaspheming.” 4 But Jesus, knowing their thoughts, said, “Why do you think evil in your hearts?  5 For which is easier, to say, `Your sins are forgiven,’ or to say, `Rise and walk’?  6 But that you may know that the Son of man has authority on earth to forgive sins” — he then said to the paralytic — “Rise, take up your bed  and go home.” 7 And he rose and went home. 8 When the crowds saw it, they were afraid, and they glorified God, who had given such authority to men.

Meditation: What cripples the mind and heart and stifles the healing power of love? Sin and unforgiveness for certain! Sin cripples us more than any physical ailment can. Sin is the work of the kingdom of darkness and it holds us in eternal bondage. There is only one solution and that is the healing, cleansing power of Jesus’ forgiveness.

Power of forgiveness 
Jesus’ treatment of sinners upset the religious teachers of the day. When a cripple was brought to Jesus because of the faith of his friends, Jesus did the unthinkable. He first forgave the man his sins. The scribes regarded this as blasphemy because they understood that only God had authority to forgive sins and to unbind a man or woman from their burden of guilt. Jesus claimed an authority which only God could rightfully give. Jesus not only proved that his authority came from God, he showed the great power of God’s redeeming love and mercy by healing the cripple of his physical ailment. This man had been crippled not only physically, but spiritually as well. Jesus freed him from his burden of guilt and restored his body as well.

Healing body, mind, and soul 
The Lord Jesus is ever ready to bring us healing of mind, body, and soul. His grace brings us freedom from the power of sin and from bondage to harmful desires and addictions. Do you allow anything to keep you from Jesus’ healing power?

“Lord Jesus, through your merciful love and forgiveness you bring healing and restoration to body, mind, and soul. May your healing power and love touch every area of my life – my innermost thoughts, feelings, attitudes, and memories. Pardon my offences and transform me in the power of your Holy Spirit that I may walk confidently in your truth and goodness.”

Psalm 19:7-10

7 The law of the LORD is perfect, reviving the soul;  the testimony of the LORD is sure, making wise the simple; 
8 the precepts of the LORD are right, rejoicing the heart;  the commandment of the LORD is pure, enlightening the eyes; 
9 the fear of the LORD is clean, enduring for ever;  the ordinances of the LORD are true, and righteous altogether. 
10 More to be desired are they than gold, even much fine gold;  sweeter also than honey and drippings of the honeycomb.

Daily Quote from the early church fathers: Healing of soul and body, by Hilary of Poitiers (315-367 AD)

“Now in the narrative of the paralytic a number of people are brought forward for healing. Jesus’ words of healing are worthy of reflection. The paralytic is not told, ‘Be healed.’ He is not told, ‘Rise and walk.’ But he is told, ‘Take heart, my son; your sins are forgiven you.’ The paralytic is a descendant of the original man, Adam. In one person, Christ, all the sins of Adam are forgiven. In this case the person to be healed is brought forward by ministering angels. In this case, too, he is called a son, because he is God’s first work. The sins of his soul are forgiven him, and pardon of the first transgression is granted. We do not believe the paralytic committed any sin [that resulted in his illness], especially since the Lord said elsewhere that blindness from birth had not been contracted from someone’s sin or that of his parents” [John 9:1-3]. (excerpt from commentary ON MATTHEW 8.5)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2019 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

Servizio e gratuità

«Servizio» e «gratuità»: sono le due parole chiave attorno alle quali Papa Francesco ha costruito la meditazione della messa celebrata a Santa Marta la mattina di martedì 11 giugno. Sono le caratteristiche fondamentali che devono accompagnare il cristiano «strada facendo», ha detto il Pontefice, lungo quel cammino, quell’«andare» che sempre contraddistingue la vita, «perché un cristiano non può rimanere fermo».

L’insegnamento viene direttamente dal Vangelo: è lì che si ritrovano — come evidenziato dal brano di Matteo proposto dalla liturgia del giorno (10, 7-13) — le indicazioni di Gesù per gli apostoli che vengono inviati. Una missione che, ha detto il Papa, è anche quella «dei successori degli apostoli» e di «ognuno dei cristiani, se inviato». Quindi, innanzi tutto, «la vita cristiana è fare strada, sempre. Non rimanere fermo». E in questo andare, cosa raccomanda il Signore ai suoi? «Guarite gli infermi, predicate dicendo che il regno dei cieli è vicino, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demoni». Cioè: «una vita di servizio».

Ecco il primo dato fondamentale evidenziato dal Pontefice: «La vita cristiana è per servire». Ed è molto triste, ha aggiunto, vedere «cristiani che all’inizio della loro conversione o della loro consapevolezza di essere cristiani, servono, sono aperti per servire, servono il popolo di Dio», e poi, invece, «finiscono per servirsi del popolo di Dio. Questo fa tanto male, tanto male al popolo di Dio». La vocazione del cristiano quindi è «servire» e mai «servirsi di».

Proseguendo nella riflessione, Francesco è quindi passato a un concetto che, ha sottolineato, «va proprio al nocciolo della salvezza: “Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. La vita cristiana è una vita di gratuità». Dalla raccomandazione di Gesù agli apostoli inviati si comprende chiaramente che «la salvezza non si compra; la salvezza ci è data gratuitamente. Dio ci ha salvato, ci salva gratis. Non ci fa pagare». Si tratta, ha spiegato il Papa, di un principio «che Dio ha usato con noi» e che noi dobbiamo usare «con gli altri». Ed è «una delle cose più belle» sapere «che il Signore è pieno di doni da darci» e che all’uomo è chiesta solo una cosa: «che il nostro cuore si apra». Come nella preghiera del Padre nostro, dove «preghiamo, apriamo il cuore, perché questa gratuità venga. Non c’è rapporto con Dio fuori dalla gratuità».

Considerando questo caposaldo della vita cristiana, il Pontefice ha quindi evidenziato dei possibili e pericolosi fraintendimenti. Così, ha detto, «delle volte, quando abbiamo bisogno di qualcosa di spirituale o di una grazia, diciamo: “Mah, io adesso farò digiuno, farò una penitenza, farò una novena…”». Tutto ciò va bene, ma «stiamo attenti: questo non è per “pagare “la grazia, per “acquistare” la grazia; questo è per allargare il tuo cuore perché la grazia venga». Sia ben chiaro, infatti: «La grazia è gratuita. Tutti i beni di Dio sono gratuiti. Il problema è che il cuore si rimpiccolisce, si chiude e non è capace di ricevere tanto amore, tanto amore gratuito». Perciò «ogni cosa che noi facciamo per ottenere qualcosa, anche una promessa — “Se io avrò questo, farò quell’altro” — questo è allargare il cuore, non è entrare mercanteggiare con Dio… No. Con Dio non si tratta». Con Dio vale «soltanto il linguaggio dell’amore e del Padre e della gratuità».

E se questo vale nel rapporto con Dio, vale anche per i cristiani — «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» — e, ha sottolineato Francesco, specialmente per i «pastori della Chiesa». La grazia «non si vende» ha ribadito, aggiungendo: «Fa tanto male quando si trovano dei pastori che fanno affari con la grazia di Dio: “Io farò questo, ma questo costa tanto, questo tanto…“. E la grazia di Dio rimane là e la salvezza è un affare». Tutto questo, ha ribadito con forza, «non è il Signore. La grazia del Signore è gratuita e tu devi darla gratuitamente». Purtroppo, ha spiegato, nella vita spirituale c’è «sempre il pericolo di scivolare sul pagamento, sempre, anche parlando con il Signore, come se noi volessimo dare una tangente al Signore». Ma il rapporto con il Signore non può percorrere «quella strada».

Quindi, ha ribadito il Pontefice, no alla dinamiche del tipo: «Signore se tu mi fai questo, io ti darò questo»; ma, eventualmente, sì a una promessa affinché con essa si allarghi il proprio cuore «per ricevere» ciò che «è gratuito per noi». E «questo rapporto di gratuità con Dio è quello che ci aiuterà poi ad averlo con gli altri sia nella testimonianza cristiana sia nel servizio cristiano sia nella vita pastorale di coloro che sono pastori del popolo di Dio».

«Strada facendo»: così il Papa, al termine dell’omelia ha riassunto il suo ragionamento». «La vita cristiana — ha detto — è andare. Predicate, servite, non “servirsi di”. Servite e date gratis quello che gratis avete ricevuto». E ha concluso: «La vita nostra di santità sia questo allargare il cuore, perché la gratuità di Dio, le grazie di Dio che sono lì, gratuite, che Lui vuole donare, possano arrivare al nostro cuore».