Cristo Gesù è l’autore della Nuova Legge: Lui non riceve la Legge
da Dio. La dona da se stesso. Lui ha il posto di Dio. I discepoli hanno
il posto di Mosè. La folla ha il posto del popolo.
Cristo Gesù è il vero povero in spirito: Lui è povero in spirito
perché si è spogliato della sua volontà e l’ha consegnata interamente
al Padre suo. La consegna è totale, è per sempre, per ogni atto.
Cristo Gesù è il vero afflitto: Lui piange il peccato del mondo.
Piange a causa del peccato del mondo che si abbatte tutto su di Lui.
È il vero afflitto perché è innocente, senza macchia, puro,
immacolato, santissimo.
Cristo Gesù è il vero mite: Lui affida la sua causa a Dio. Saprà Dio
come salvare la sua vita innocente dalla croce.
Cristo Gesù è il vero affamato e assetato per causa della giustizia:
Lui ha sete di compimento della volontà del Padre. Lui ha sete e
fame di volontà del Padre. Lui fa della volontà del Padre il suo cibo
Cristo Gesù è il vero misericordioso: Lui dona tutta la sua vita, tutto
se stesso, fino alla morte e alla morte di croce, per la nostra
redenzione eterna. Lui si spoglia di sé, si annienta per arricchire noi.
Cristo Gesù è il vero puro di cuore: Nel suo cuore c’è un solo
desiderio, un solo pensiero: essere in tutto e in ogni cosa il Servo del
Signore. Nel suo cuore c’è posto solo per il Padre e per la sua
volontà di amore verso ogni uomo.
Cristo Gesù è il vero operatore di Pace: Lui opera la pace versando
il suo sangue per la nostra riconciliazione eterna.
Cristo Gesù è il vero perseguitato per causa della giustizia: Lui è
messo a morte perché ha testimoniato la sua verità, quella che il
Padre ha scritto per Lui fin dall’eternità.
Cristo Gesù è la vera luce del mondo: Lui è luce di verità, di santità,
di perfettissima obbedienza.
Cristo Gesù è il vero sale della terra: Lui è venuto per dare ad ogni
uomo il vero, santo, perfetto gusto delle cose del Padre suo.
Cristo Gesù è colui che ha osservato anche il più piccolo
comandamento del padre: Lui è vissuto per essere sempre nella
volontà del Padre. Niente Egli ha fatto che non fosse volontà del
Cristo Gesù ha amato l’uomo fino alla morte di croce: Mai ha
proferito una parola offensiva contro l’uomo, neanche sulla croce.
La sua è stata sempre una parola di amore, di misericordia, di
purissima verità, di perdono, di pace.
Cristo Gesù si è riconciliato con i suoi fratelli prima di offrire se
stesso al Padre: sulla croce ha chiesto perdono per i suoi
Cristo Gesù è l’uomo dell’esemplarità perfetta: non ha mai
compiuto un gesto che non fosse santissimo.
Cristo Gesù è l’uomo della Parola più pura e più santa: Santità,
Purezza e Parola sono in Lui una cosa sola.
Cristo Gesù non ha mai resistito al malvagio: Appena nato si è
rifugiato in Egitto. Alla fine della sua vita ha consegnato al malvagio
tunica, mantello, veste, la stessa vita per essere inchiodata sulla
Cristo Gesù ha dato la vita per i suoi nemici ed ha pregato per i suoi
persecutori: Lui è vissuto solo per amare. Il suo amore è redenzione.
La redenzione è in Lui olocausto della sua vita per noi. Per noi ha
anche pregato sulla croce, perché fossero perdonati i nostri peccati.
Cristo Gesù è perfetto come è perfetto il Padre suo che è nei cieli: Il
suo amore è per ogni uomo, fino alla consumazione dei secoli.
Cristo Gesù è la vera immagine del cristiano: Mentre Dio
nell’Antico Testamento è immagine trascendente, dal di fuori della
nostra umanità, Cristo Gesù è immagine immanente, nel didentro
della nostra umanità.
Gesù è il vero Maestro di ogni uomo: Quanto ha insegnato lo ha
anche fatto. Nulla di ciò che ha detto è rimasto inosservato.
Cristo Gesù è il solo nella cui vita Parola ed Opera coincidono alla
perfezione: La Parola in Lui è Opera; l’Opera è in Lui Parola.
Cristo Gesù è il vero testimone della verità della sua Parola: La sua
Parola può essere osservata pienamente. Lui l’ha osservata tutta,
per intero, fin sulla croce.
Le beatitudini possono essere ancora predicate: esse sono la via
della vera umanità.
Il cristiano è vera luce in Cristo se diviene l’uomo delle beatitudini:
Beatitudini annunziate nella loro perfezione di verità, ma anche
Beatitudini osservate nella loro perfezione di opera.

“The Lord had compassion on her”

Daily Reading & Meditation

  Tuesday (September 18): “The Lord had compassion on her”
Scripture:  Luke 7:11-17  

11 Soon afterward he went to a city called Nain, and his disciples and a great crowd went with him. 12 As he drew near to the gate of the city, behold, a man who had died was being carried out, the only son of his mother, and she was a widow; and  a large crowd from the city was with her. 13 And when the Lord saw her, he had compassion on her and said to her, “Do not weep.” 14 And he came and touched the bier, and the bearers stood still. And he said, “Young man, I say to you, arise.” 15 And the dead man sat up, and began to speak. And he gave him to his mother. 16 Fear seized them all; and they glorified God, saying, “A great prophet has arisen among us!” and “God has visited his people!” 17 And this report concerning him spread through the whole of Judea and all the surrounding country.

Meditation: How do you respond to the misfortunes of others? In a number of places the Gospel records that Jesus was “moved to the depths of his heart” when he met with individuals and with groups of people. Our modern use of the word “compassion” doesn’t fully convey the deeper meaning of the original Hebrew word which expresses heart-felt “sympathy” and personal identification with the suffering person’s grief and physical condition. Why was Jesus so moved on this occasion when he met a widow and a crowded funeral procession on their way to the cemetery? Jesus not only grieved the untimely death of a young man, but he showed the depth of his concern for the woman who lost not only her husband, but her only child as well. The only secure means of welfare in biblical times was one’s family. This woman had lost not only her loved ones, but her future security and livelihood as well.

Jesus is lord of the living and the dead
The Scriptures make clear that God takes no pleasure in the death of anyone (see Ezekiel 33:11) – he desires life, not death. Jesus not only had heart-felt compassion for the widow who lost her only son, he also had extraordinary supernatural power – the ability to restore life and to make a person whole again. Jesus, however, did something which must have shocked the sensibilities of the widow and her friends. Jesus approached the bier to make physical contact with the dead man. The Jews understood that contact with a dead body made oneself ritually unclean or impure. Jesus’ physical touch and personal identification with the widow’s loss of her only son not only showed the depths of his love and concern for her, but pointed to his desire to free everyone from the power of sin and moral corruption, and even death itself. Jesus’ simple word of command – “Young man, arise” – not only restored him to physical life, but brought freedom and wholeness to his soul as well as his body.

The Lord Jesus has power to restore us to wholeness of life – now and forever
This miracle took place near the spot where the prophet Elisha raised another mother’s son back to life again (see 2 Kings 4:18-37). Jesus claimed as his own one whom death had seized as its prey. By his word of power he restored life for a lad marked for death. Jesus is Lord not only of the living but of the dead as well. When Jesus died on the cross for our sins he also triumphed over the grave when he rose again on the third day, just as he had promised his disciples. Jesus promises everyone who believes in him, that because he lives (and will never die again), we also shall have abundant life with and in him both now and forever (John 14:19). Do you trust in the Lord Jesus to give you abundant life and everlasting hope in the face of life’s trials, misfortunes, and moments of despair?

“Lord Jesus, your healing presence brings life and restores us to wholeness of mind, body, and spirit. Speak your word to me and give me renewed hope, strength, and courage to follow you in the midst of life’s sorrows and joys.”

Psalm 101:1-6

1 I will sing of loyalty and of justice; to you, O LORD, I will sing. 
2 I will give heed to the way that is blameless. Oh when will you come to me? I will walk with integrity of heart  within my house; 
3 I will not set before my eyes anything that is base.  I hate the work of those who fall away;  it shall not cleave to me. 
4 Perverseness of heart shall be far from me; I will know nothing of evil. 
5 Him who slanders his neighbor secretly I will destroy.  The man of haughty looks and arrogant heart  I will not endure. 
6 I will look with favor on the faithful in the land, that they may dwell with me;  he who walks in the way that is blameless shall minister to me. 

Daily Quote from the early church fathers: The dead man who meets the Life and the Resurrection, by Cyril of Alexandria (376-444 AD)

“The dead man was being buried, and many friends were conducting him to his tomb. Christ, the life and resurrection, meets him there. He is the Destroyer of death and of corruption. He is the One in whom we live and move and are (Acts 17:28). He is who has restored the nature of man to that which it originally was and has set free our death-fraught flesh from the bonds of death. He had mercy upon the woman, and that her tears might be stopped, he commanded saying, ‘Weep not.’ Immediately the cause of her weeping was done away.” (excerpt from COMMENTARY ON LUKE, HOMILY 36)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2018 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager


L’esempio di Paolo

Dal «Discorso sui pastori» di sant’Agostino, vescovo

(Disc. 46, 4-5; CCL 41, 531-533)
L’esempio di Paolo

    Una volta Paolo, trovandosi in prigione e in gravi strettezze per aver professato la verità, ricevette dai fratelli il necessario per provvedere alla sua indigenza. Egli rispose, ringraziandoli, con queste parole: Avete fatto bene a prendere parte alla mia tribolazione. Io infatti «ho provato grande gioia nel Signore, perché finalmente avete fatto rifiorire i vostri sentimenti nei miei riguardi. In realtà li avevate anche prima, ma vi mancava l’occasione di mostrarlo. Non vi dico questo per bisogno, poiché ho imparato a bastare a me stesso in ogni occasione e ho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco» (Fil 4, 10-14).
    Ma, per mostrare che cosa egli cercasse in quell’opera buona, per non essere di coloro che pascono se stessi e non le pecore, non tanto gode che siano venuti incontro alla sua indigenza, quanto piuttosto si rallegra della loro fecondità. Che cosa dunque cercava in questo gesto? «Non è il vostro dono che io ricerco, ma il frutto» (Fil 4, 17). Non perché io, dice, sia saziato, ma perché voi non siate sterili.
    Perciò i pastori che non possono fare come Paolo, mantenersi cioè con il lavoro delle proprie mani, prendano dai fedeli ciò che è necessario per il loro sostentamento, ma siano sensibili all’immaturità della coscienza dei loro fedeli. Non si preoccupino tanto del proprio interesse, così da sembrare che predichino il Vangelo per poter avere di che vivere, ma si comportino in modo da far capire che sono premurosi solo di poter essere maggiormente disponibili ad acquistare quella luce della parola e della verità che devono poi dispensare agli altri per illuminarli. Devono essere infatti come lucerne, secondo che è scritto: «Siate pronti con la cintura ai fianchi e le lucerne accese» (Lc 12, 35). E ancora: «Nessuno accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere, perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli» (Mt 5, 15-16).
    Se pertanto si accendesse una lucerna nella tua casa, non aggiungeresti forse olio perché non si spenga? Ma se la lucerna, ricevuto l’olio, non facesse luce, non meriterebbe di essere posta sul lucerniere, ma di essere mandata in pezzi. È giusto ricevere l’occorrente per vivere, ed è segno di carità offrirlo. Non quasi che il Vangelo sia merce da vendere e che il suo valore sia rappresentato da ciò che ricevono per il sostentamento quelli che l’annunziano. Se infatti facessero un tale mercato, venderebbero a vil prezzo una cosa di incomparabile valore. Ricevano pure dal popolo il necessario al mantenimento, ma la vera ricompensa per il loro servizio se la ripromettano dal Signore. Il popolo infatti non sarà mai in grado di ricompensare adeguatamente coloro che lo servono per amore del Vangelo. Questi non possono attendere la ricompensa se non da quella fonte da cui il popolo attende la salvezza.
    Che cosa allora si rimprovera ai pastori? Perché sono accusati? Perché, mentre prendono il latte e si coprono di lana, trascurano il loro gregge. Cercano dunque soltanto il proprio vantaggio, non gli interessi di Cristo.


Il fatto che all’inizio della missione di Gesù siano state poste le
tentazioni non è senza significato: all’inizio della missione dell’uomo
e della donna sulla nostra terra c’è stata la tentazione, all’inizio
della missione di salvezza c’è un’altra volta la tentazione.
C’è un parallelismo mirabile – antitetico però – tra Cristo e Adamo:
Adamo tentato, cadde; Cristo Gesù tentato, vinse ogni genere di
Solo chi vince ogni genere di tentazione può costruire il regno di
Dio: vincere la tentazione è rimanere nel regno di Dio; cadere in
essa è passare nell’altro regno, in quello del principe di questo
Gesù è il Vincitore. Lui è anche il distruttore del regno del principe
di questo mondo: Gesù può edificare perfettamente il regno del
Padre suo.
Gesù non può trasformare le pietre in pane per ragioni di volontà:
Nulla che è in Lui può nascere dalla sua volontà; tutto ciò che è in
Lui deve provenire dalla Volontà del Padre.
Se Gesù avesse mutato le pietre in pane non sarebbe stato dalla
Volontà del Padre: come Adamo avrebbe anche Lui deciso il bene e
il male per la sua vita. Bene e male, giusto ed ingiusto, utile e non
utile devono essere in Lui stabiliti sempre dalla Volontà del Padre.
Se invece si fosse gettato dal pinnacolo del tempio, anche questo suo
gesto non sarebbe venuto dalla Volontà del Padre: non sarebbe
venuto dalla Volontà rivelata di Dio – il diavolo aveva stravolto il
senso della rivelazione – ma non sarebbe venuto dalla Volontà
attuale del Padre, la sola che deve governare la vita di Cristo Gesù.
Cristo Gesù è sempre governato dalla volontà attuale del Padre: è
questa la grande verità che accompagna la sua vita.
La verità attuale del Padre gli è donata dallo Spirito Santo che si è
posato sopra di Lui: Gesù vive in perfetta comunione di verità e di
amore con lo Spirito Santo di Dio.
La terza tentazione è un invito esplicito perché Cristo Gesù lasci
totalmente la volontà del Padre: è questa la tentazione dell’idolatria.
Essa avrebbe segnato la caduta totale di Cristo Gesù nella falsità.
Cristo Gesù non è venuto nel mondo per comandare: Egli è venuto
per obbedire, per servire, per dare la vita in riscatto per i molti.
L’ultima tentazione è tentazione contro lo stesso mistero della
salvezza: si pensa sempre poco sulla redenzione vicaria di Cristo
Gesù è annunziato come la Luce che viene per illuminare il mondo:
la luce di Cristo è la verità e la carità del Padre che fa brillare su
ogni uomo.
Gesù è venuto per instaurare sulla terra il regno di Dio: Lui non è
venuto per creare un nuovo uomo morale. Lui è venuto per formare
il regno del Padre suo. La legge del regno è una sola: fare di tutti gli
uomini un solo corpo, una sola vita, un solo servizio di carità,
nell’obbedienza alla Volontà del Padre.
L’opera di Gesù non finisce con Lui: la scelta dei discepoli, di quanti
dovranno continuare la sua opera ha questo significato e questa
Gesù predica: Egli annunzia i misteri del regno. Egli invita ogni
uomo ad accogliere in lui il regno come compimento del suo stesso
Gesù insegna: Egli spiega i misteri perché siano perfettamente
compresi. La comprensione del mistero del regno si deve sempre
aggiungere alla sua predicazione.
In Gesù il miracolo è dato sempre come segno: Il miracolo non è
fine, è invece manifestazione della presenza del regno in mezzo agli
La fama è necessaria alla predicazione e all’insegnamento: essa
attesta che c’è una fonte di verità e di carità alla quale ci si può
Dove non c’è fama è cattivo segno: è segno che non c’è una sorgente
santa, dalla quale sgorga il buon nutrimento spirituale per gli
L’insegnamento dei misteri del regno deve essere sempre
accompagnato dalla nostra opera che concretamente, in realtà,
edifica il regno di Dio: Se manca l’opera l’insegnamento è falso,
L’unità tra dire il regno e fare il regno deve essere sempre
indissolubile: ogni divisione tra dire e fare, ci fa falsi annunciatori,
ma anche falsi edificatori del regno di Dio nel cuore degli uomini.

“Say the word – be healed”

Daily Reading & Meditation

Monday (September 17):  “Say the word – be healed”
Scripture:  Luke 7:1-10  

1 After he had ended all his sayings in the hearing of the people he entered Capernaum. 2 Now a centurion had a slave who was dear to him, who was sick and at the point of death. 3 When he heard of Jesus, he sent to him elders of the Jews, asking him to come and heal his slave. 4 And when they came to Jesus, they begged him earnestly, saying, “He is worthy to have you do this for him, 5 for he loves our nation, and he built us our synagogue.”6 And Jesus went with them. When he was not far from the house, the centurion sent friends to him, saying to him, “Lord, do not trouble  yourself, for I am not worthy to have you come under my roof; 7 therefore I did not presume to come to you. But say the word, and let my servant be healed. 8 For I am a man set under authority, with soldiers under me: and I say to one, `Go,’ and he goes; and to another, `Come,’ and he comes; and to  my slave, `Do this,’ and he does it.” 9 When Jesus heard this he marveled at him, and turned and said to the multitude that followed him, “I tell you, not even in Israel have I  found such faith.” 10 And when those who had been sent returned to the house, they found the slave well.

Meditation: Do you approach the Lord Jesus with confident trust and expectant faith? A Roman centurion boldly sought Jesus with a daring request. What made him confident that Jesus would receive his request and act favorably towards him? Like a true soldier, he knew the power of command. And he saw in Jesus both the power and the mercy of God to heal and restore life. 

In the Roman world the position of a centurion was very important. He was an officer in charge of a hundred soldiers. In a certain sense, he was the backbone of the Roman army, the cement which held the army together. Polybius, an ancient write, describes what a centurion should be: “They must not be so much venturesome seekers after danger as men who can command, steady in action, and reliable. They ought not to be over-anxious to rush into the fight, but when hard pressed, they must be ready to hold their ground, and die at their posts.”

Expectant faith and humility draws us close to the Lord Jesus
The centurion who approached Jesus was not only courageous, but faith-filled as well. He risked the ridicule of his Roman companions by seeking help from a Jewish preacher from Galilee, as well as mockery from the Jews who despised the Roman occupation of their land. Nonetheless, this centurion approached Jesus with confidence and humility. Augustine of Hippo (354-430 AD) notes that the centurion regarded himself as unworthy to receive the Lord into his house: “Humility was the door through which the Lord entered to take full possession of one whom he already possessed.” 

This centurion was an extraordinary man because he loved his slave who had become seriously ill and he was ready to do everything he could to save his life. The centurion was also an extraordinary man of faith. He believed that Jesus had the power to heal his beloved slave. Jesus commends him for his faith and immediately grants him his request.

The Lord is merciful and gracious to all who seek him
How do you approach the Lord Jesus – with doubt, fear, and disbelief? Or with trust and confident expectation that he will give you whatever you need to follow and serve him? Surrender your pride and doubts to him and seek him earnestly with humble trust and expectant faith. 

“Lord Jesus you came to set us free from the tyranny of sinful pride, fear, and rebellion. Take my heart captive to your merciful love and truth and set me free to love and serve you always with joy and trust in the power of your saving word. May your love grow in me that I may always seek to love and serve others generously for their sake just as you have generously laid down your life for my sake.”

Psalm 28:2,6-9

2 Hear the voice of my supplication, as I cry to you for help, as I lift up my hands  toward your most holy sanctuary. 
6 Blessed be the LORD! for he has heard the voice of my supplications. 
7 The LORD is my strength and my shield; in him my heart trusts;  so I am helped, and my heart exults, and with my song I give thanks to him. 
8 The LORD is the strength of his people, he is the saving refuge of his anointed. 
9 O save your people, and bless your heritage; be their shepherd, and carry them for ever. 

Daily Quote from the early church fathers: The power of Divinity and the grace of humility, by Ambrose of Milan, 339-397 A.D.

“How great is the sign of divine humility, that the Lord of heaven by no means disdained to visit the centurion’s servant! Faith is revealed in deeds, but humanity is more active in compassion. Surely he did not act this way because he could not cure in his absence, but in order to give you a form of humility for imitation he taught the need to defer to the small and the great alike. In another place he says to the ruler, ‘Go, your son lives’ (John 4:50), that you may know both the power of Divinity and the grace of humility. In that case he refused to go to the ruler’s son, lest he seem to have had regard for riches. In this case he went himself lest he seem to have despised the humble rank of the centurion’s servant. All of us, slave and free, are one in Christ (Galatians 3:28, Colossians 3:11).” (excerpt from EXPOSITION OF THE GOSPEL OF LUKE 5.84)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite:copyright (c) 2018 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager


I pastori che pascono se stessi

Dal «Discorso sui pastori» di sant’Agostino, vescovo

(Disc. 46, 3-4; CCL 41, 530-531)
I pastori che pascono se stessi

    Vediamo che cosa dice la parola di Dio, che non adula nessuno, ai pastori attenti a pascere piuttosto se stessi che non le pecore: «Vi nutrite di latte, vi rivestite di lana, ammazzate le pecore più grasse, ma non pascolate il gregge. Non avete reso la forza alle pecore deboli, non avete curato le inferme, non avete fasciato quelle ferite, non avete riportato le disperse. Non siete andati in cerca delle smarrite, ma le avete guidate con crudeltà e violenza. Per colpa del pastore si sono disperse e sono preda di bestie selvatiche: sono sbandate» (Ez 34, 3-5).
    Ai pastori, che pascono se stessi invece del gregge, si muove rimprovero per ciò che pretendono e per ciò che trascurano. Che cosa pretendono dunque? «Voi vi nutrite di latte e vi coprite di lana». L’Apostolo si domanda: «Chi pianta una vigna senza mangiarne il frutto? O chi fa pascolare un gregge senza cibarsi del latte del gregge?» (1 Cor 9, 7). Vediamo dunque che per latte del gregge si intende tutto ciò che il popolo di Dio offre ai suoi capi per procurare loro il vitto temporale. Infatti di questo intendeva parlare l’Apostolo con le parole che ho citato.
    In verità l’Apostolo, quantunque avesse preferito mantenersi con il lavoro delle proprie mani e non cercasse il latte delle pecore, tuttavia rivendicò il diritto di prendere il latte, perché il Signore aveva disposto che coloro che annunziano il Vangelo vivessero del Vangelo (cfr. 1 Cor 9, 14). Ed in proposito affermò che gli altri apostoli, suoi colleghi, avevano fatto valere questo diritto, certo legittimo, non abusivo.
    Egli andò oltre, rinunziando anche a quello che gli era dovuto. Con ciò non è detto che gli altri abbiano preteso una cosa indebita, ma semplicemente che egli volle fare più di quanto era strettamente richiesto. Forse colui che condusse all’albergo il ferito e disse: «Ciò che spenderai in più te lo rifonderò al mio ritorno» (Lc 10, 35), voleva indicare proprio questo comportamento dell’Apostolo.
    Che diremo dei pastori che non esigono latte dal gregge? Che sono più generosi degli altri o meglio che esercitano più largamente degli altri la generosità pastorale. Lo possono fare, e lo fanno. Si lodino pure costoro, tuttavia non si condannino gli altri. Infatti lo stesso Apostolo non andava in cerca di donativi, e tuttavia voleva che i fedeli fossero operosi e produttivi e ricchi di frutti.


La salvezza è grazia di Dio: È Dio che manda i suoi messaggeri, i
suoi ministri, gli amministratori, o dispensatori della sua grazia e
verità. Tempi, luoghi, momenti, le stesse persone sono un dono della
La salvezza è nel dono della Parola vera di Dio: Dove non c’è dono
della Parola di Dio mai ci potrà essere vera salvezza. Una vita
vissuta nell’errore è e rimarrà sempre una vita senza salvezza.
La conversione è solo alla Parola vera di Dio: Dove non c’è dono
della Parola vera di Dio, mai ci potrà essere vera conversione e
l’uomo continua la sua vita nel peccato e nell’errore.
La ritualità vissuta non è salvezza acquisita: né i riti e né i
sacramenti sono attestazione di salvezza avvenuta. Questa si compie
quando l’uomo entra nell’obbedienza purissima alla Volontà di Dio,
manifestata e rivelata dalla sua Parola.
Il vero profeta mette sempre in guardia contro questa falsa
sicurezza: il falso profeta invece o la ignora, o la coltiva, perché a lui
non sta minimamente a cuore la salvezza eterna dei suoi fratelli.
Siamo nella salvezza non per “generazione sacramentale o rituale”:
lo siamo solo per obbedienza e l’obbedienza è alla Parola del
Il giudizio di Dio sulle azioni degli uomini è sempre imminente: è
imminente, anche se l’uomo non conosce né il giorno e né l’ora. Il
giudizio di Dio ognuno lo deve considerare come se fosse già
avvenuto. È questa la sua imminenza.
Tra Giovanni il Battista e Gesù c’è una differenza sostanziale, di
natura: Giovanni è puramente e solamente uomo, anche se il più
grande tra i nati di donna. Gesù è Dio, consustanziale con il Padre e
lo Spirito Santo. Gesù è vero Dio e vero uomo e sussiste nella sola ed
unica Persona Divina, la Persona Eterna, generata da Dio prima di
tutti i secoli.
Il battesimo di Giovanni lascia l’uomo nella sua vecchia natura: esso
toglie il peccato, non modifica la natura dell’uomo.
Il battesimo di Gesù toglie il peccato, ma anche modifica la natura:
la natura umana è resa partecipe della natura divina. Essa viene
incendiata con il fuoco della carità e verità di Cristo Gesù e
trasformata in verità e in carità di Cristo Gesù. Il battezzato in
Spirito Santo e fuoco può compiere tutto il bene, può evitare tutto il
Nel battesimo al Fiume Giordano Gesù dona tutta la sua volontà al
Padre: si spoglia della sua volontà per rivestire tutta la volontà del
Missione e dono della nostra volontà al Padre sono una cosa sola:
quando questa unità viene rotta, frantumata non c’è più missione di
Lo Spirito Santo si posa su Gesù sotto forma corporea come di
colomba: Cristo è la nostra pace: pace dell’uomo con Dio, con il
creato, con se stesso, con i suoi fratelli. Non regna Cristo Gesù nel
cuore dove non regna la pace.
La pace si compie sulla terra in un solo modo: consegnando al
Padre, in Cristo, per mezzo dello Spirito Santo, la nostra volontà
per il compimento della sua.
Gesù è vero Figlio di Dio: è vero Figlio perché da Lui generato
nell’oggi dell’eternità. Gesù è il solo ed unico Figlio generato da Dio,
dalla sua natura: Dio da Dio, luce da Luce, Dio vero da Dio vero,
generato non creato, della stessa sostanza del Padre.
Tutti gli altri siamo figli di adozione in Cristo Gesù: l’adozione non
è però soltanto legale; essa è generazione da acqua e da Spirito
Santo e partecipazione della divina natura, per grazia.
Il Padre si compiace in Cristo Gesù: si compiace perché vede in Lui
agire la pienezza della sua divina volontà.
La salvezza è nel compimento della volontà del Padre: se capissimo
questa verità, sapremmo anche perché non produciamo salvezza
attorno a noi.
La fermezza dell’annunzio è necessaria, indispensabile all’annunzio:
un annunzio blando, senza fermezza, privo della necessaria fortezza
dello Spirito Santo serve solo a giustificare il peccato di molti.
Messe queste verità nel cuore, si possono produrre veri frutti di vita
eterna non solo per noi, ma per il mondo intero. Metterle nel cuore è
per un dono di grazia dell’Onnipotente. Al Signore dobbiamo
chiederlo, per intercessione della Vergine Maria, Madre della
Redenzione, degli Angeli e dei Santi.

“Who do you say that Jesus is?”

Daily Reading & Meditation

 Sunday (September 16): “Who do you say that Jesus is?”
Scripture: Mark 8:27-33

27 And Jesus went on with his disciples, to the villages of Caesarea Philippi; and on the way he asked his disciples, “Who do men say that I am?” 28 And they told him, “John the Baptist; and others say, Elijah; and others one of the prophets.” 29 And he asked them, “But who do you say that I am?” Peter answered him, “You are the Christ.” 30 And he charged them to tell no one about him. 31 And he began to teach them that the Son of man must suffer many things, and be rejected by the elders and the chief priests and the scribes, and be killed, and after three days rise again. 32 And he said this plainly. And Peter took him, and began to rebuke him. 33 But turning and seeing his disciples, he rebuked Peter, and said, “Get behind me, Satan! For you are not on the side of God, but of men.”

Meditation: Who is Jesus for you – and what difference does he make in your life? Many in Israel recognized Jesus as a mighty man of God, even comparing him with the greatest of the prophets. Peter, always quick to respond whenever Jesus spoke, professed that Jesus was truly the “Christ of God” – “the Son of the living God” (Matthew 16:16). No mortal being could have revealed this to Peter, but only God. Through the “eyes of faith” Peter discovered who Jesus truly was. Peter recognized that Jesus was much more than a great teacher, prophet, and miracle worker. Peter was the first apostle to publicly declare that Jesus was the Anointed One, consecrated by the Father and sent into the world to redeem a fallen human race enslaved to sin and cut off from eternal life with God (Luke 9:20, Acts 2:14-36). The word for “Christ” in Greek is a translation of the Hebrew word for “Messiah” – both words literally mean the Anointed One.

Jesus begins to explain the mission he was sent to accomplish 
Why did Jesus command his disciples to be silent about his identity as the anointed Son of God? They were, after all, appointed to proclaim the good news to everyone. Jesus knew that they did not yet fully understand his mission and how he would accomplish it. Cyril of Alexandria (376-444 AD), an early church father, explains the reason for this silence:

There were things yet unfulfilled which must also be included in their preaching about him. They must also proclaim the cross, the passion, and the death in the flesh. They must preach the resurrection of the dead, that great and truly glorious sign by which testimony is borne him that the Emmanuel is truly God and by nature the Son of God the Father. He utterly abolished death and wiped out destruction. He robbed hell, and overthrew the tyranny of the enemy. He took away the sin of the world, opened the gates above to the dwellers upon earth, and united earth to heaven. These things proved him to be, as I said, in truth God. He commanded them, therefore, to guard the mystery by a seasonable silence until the whole plan of the dispensation should arrive at a suitable conclusion.(Commentary on LukeHomily 49) 

God’s Anointed Son must suffer and die to atone for our sins
Jesus told his disciples that it was necessary for the Messiah to suffer and die in order that God’s work of redemption might be accomplished. How startled the disciples were when they heard this word. How different are God’s thoughts and ways from our thoughts and ways (Isaiah 55:8). It was through humiliation, suffering, and death on the cross that Jesus broke the powers of sin and death and won for us eternal life and freedom from the slavery of sin and from the oppression of our enemy, Satan, the father of lies and the deceiver of humankind.

We, too, have a share in the mission and victory of Jesus Christ
If we want to share in the victory of the Lord Jesus, then we must also take up our cross and follow where he leads us. What is the “cross” that you and I must take up each day? When my will crosses (does not align) with God’s will, then his will must be done. To know Jesus Christ is to know the power of his victory on the cross where he defeated sin and conquered death through his resurrection. The Holy Spirit gives each of us the gifts and strength we need to live as sons and daughters of God. The Holy Spirit gives us faith to know the Lord Jesus personally as our Redeemer, and the power to live the Gospel faithfully, and the courage to witness to others the joy, truth, and freedom of the Gospel. Who do you say that Jesus is?

“Lord Jesus, I believe and I profess that you are the Christ, the Son of the living God. Take my life, my will, and all that I have, that I may be wholly yours now and forever.”

Psalm 102:15-22,28

15 The nations will fear the name of the LORD, and all the kings of the earth your glory. 
16 For the LORD will build up Zion, he will appear in his glory; 
17 he will regard the prayer of the destitute, and will not despise their supplication. 
18 Let this be recorded for a generation to come, so that a people yet unborn may praise the LORD
19 that he looked down from his holy height, from heaven the LORD looked at the earth,
20 to hear the groans of the prisoners, to set free those who were doomed to die; 
21 that men may declare in Zion the name of the LORD, and in Jerusalem his praise,
22 when peoples gather together, and kingdoms, to worship the LORD
28 The children of your servants shall dwell secure; their posterity shall be established before you. 

Daily Quote from the early church fathers: Peter confesses that Jesus is God’s Anointed Son and Savior of all, by Cyril of Alexandria (376-444 AD)

“You see the skillfulness of the question. He [Jesus] did not at once say, ‘Who do you say that I am?’ He refers to the rumor of those that were outside their company. Then, having rejected it and shown it unsound, he might bring them back to the true opinion. It happened that way. When the disciples had said, ‘Some, John the Baptist, and others, Elijah, and others, that some prophet of those in old time has risen up,’ he said to them, ‘But you, who do you say that I am?’ Oh! how full of meaning is that word you! He separates them from all others, that they may also avoid the opinions of others. In this way, they will not conceive an unworthy idea about him or entertain confused and wavering thoughts. Then they will not also imagine that John had risen again, or one of the prophets. ‘You,’ he says, ‘who have been chosen,’ who by my decree have been called to the apostleship, who are the witnesses of my miracles. Who do you say that I am?'” (excerpt from COMMENTARY ON LUKE, HOMILY 49)

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Pastori siamo, ma prima cristiani

Inizio del «Discorso sui pastori» di sant’Agostino, vescovo

(Disc. 46, 1-2; CCL 41, 529-530)
Pastori siamo, ma prima cristiani

    Ogni nostra speranza è posta in Cristo. È lui tutta la nostra salvezza e la vera gloria. È una verità, questa, ovvia e familiare a voi che vi trovate nel gregge di colui che porge ascolto alla voce di Israele e lo pasce. Ma poiché vi sono dei pastori che bramano sentirsi chiamare pastori, ma non vogliono compiere i doveri dei pastori, esaminiamo che cosa venga detto loro dal profeta. Voi ascoltatelo con attenzione, noi lo sentiremo con timore.
    «Mi fu rivolta questa parola del Signore: Figlio dell’uomo, profetizza contro i pastori di Israele predici e riferisci ai pastori d’Israele» (Ez 34, 1-2). Abbiamo ascoltato or ora la lettura di questo brano, quindi abbiamo deciso di discorrerne un poco con voi. Dio stesso ci aiuterà a dire cose vere, anche se non diciamo cose nostre. Se dicessimo infatti cose nostre saremmo pastori che pascono se stessi, non il gregge; se invece diciamo cose che vengono da lui, egli stesso vi pascerà, servendosi di chiunque.
    «Dice il Signore Dio: Guai ai pastori di Israele che pascono se stessi! I pastori non dovrebbero forse pascere il gregge?» (Ez 34, 2), cioè i pastori non devono pascere se stessi, ma il gregge. Questo è il primo capo di accusa contro tali pastori: essi pascono se stessi e non il gregge. Chi sono coloro che pascono se stessi? Quelli di cui l’Apostolo dice: «Tutti infatti cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo» (Fil 2, 21).
    Ora noi che il Signore, per bontà sua e non per nostro merito, ha posto in questo ufficio – di cui dobbiamo rendere conto, e che conto! – dobbiamo distinguere molto bene due cose: la prima cioè che siamo cristiani, la seconda che siamo posti a capo. Il fatto di essere cristiani riguarda noi stessi; l’essere posti a capo invece riguarda voi.
    Per il fatto di essere cristiani dobbiamo badare alla nostra utilità, in quanto siamo messi a capo dobbiamo preoccuparci della vostra salvezza.
    Forse molti semplici cristiani giungono a Dio percorrendo una via più facile della nostra e camminando tanto più speditamente, quanto minore è il peso di responsabilità che portano sulle spalle. Noi invece dovremo rendere conto a Dio prima di tutto della nostra vita, come cristiani, ma poi dovremo rispondere in modo particolare dell’esercizio del nostro ministero, come pastori.

La croce è gloria ed esaltazione di Cristo

Dai «Discorsi» di sant’Andrea di Creta, vescovo

(Disc. 10 sull’Esaltazione della santa croce;
PG 97,1018-1019.1022-1023)
La croce è gloria ed esaltazione di Cristo

    Noi celebriamo la festa della santa croce, per mezzo della quale sono state cacciate le tenebre ed è ritornata la luce. Celebriamo la festa della santa croce, e così, insieme al Crocifisso, veniamo innalzati e sublimati anche noi. Infatti ci distacchiamo dalla terra del peccato e saliamo verso le altezze. È tale e tanta la ricchezza della croce che chi la possiede ha un vero tesoro. E la chiamo giustamente così, perché di nome e di fatto è il più prezioso di tutti i beni. È in essa che risiede tutta la nostra salvezza. Essa è il mezzo e la via per il ritorno allo stato originale.
    Se infatti non ci fosse la croce, non ci sarebbe nemmeno Cristo crocifisso. Se non ci fosse la croce, la Vita non sarebbe stata affissa al legno. Se poi la Vita non fosse stata inchiodata al legno, dal suo fianco non sarebbero sgorgate quelle sorgenti di immortalità, sangue e acqua, che purificano il mondo. La sentenza di condanna scritta per il nostro peccato non sarebbe stata lacerata, noi non avremmo avuto la libertà, non potremmo godere dell’albero della vita, il paradiso non sarebbe stato aperto per noi. Se non ci fosse la croce, la morte non sarebbe stata vinta, l’inferno non sarebbe stato spogliato.
    È dunque la croce una risorsa veramente stupenda e impareggiabile, perché, per suo mezzo, abbiamo conseguito molti beni, tanto più numerosi quanto più grande ne è il merito, dovuto però in massima parte ai miracoli e alla passione del Cristo. È preziosa poi la croce perché è insieme patibolo e trofeo di Dio. Patibolo per la sua volontaria morte su di essa. Trofeo perché con essa fu vinto il diavolo e col diavolo fu sconfitta la morte. Inoltre la potenza dell’inferno venne fiaccata, e così la croce è diventata la salvezza comune di tutto l’universo.
    La croce è gloria di Cristo, esaltazione di Cristo. La croce è il calice prezioso e inestimabile che raccoglie tutte le sofferenze di Cristo, è la sintesi completa della sua passione. Per convincerti che la croce è la gloria di Cristo, senti quello che egli dice: «Ora il figlio dell’uomo è stato glorificato e anche Dio è stato glorificato in lui, e lo glorificherà subito» (Gv 13, 31-32).
    E di nuovo: «Glorificami, Padre, con quella gloria che avevo presso di te prima che il mondo fosse» (Gv 17, 5). E ancora: «Padre glorifica il tuo nome. Venne dunque una voce dal cielo: L’ho glorificato e di nuovo lo glorificherò» (Gv 12, 28), per indicare quella glorificazione che fu conseguita allora sulla croce. Che poi la croce sia anche esaltazione di Cristo, ascolta ciò che egli stesso dice: Quando sarò esaltato, allora attirerò tutti a me (cfr. Gv 12, 32). Vedi dunque che la croce è gloria ed esaltazione di Cristo.