Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto?

LETTURA DEL GIORNO

Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
1Cor 1,17-25

Fratelli, Cristo non mi ha mandato a battezzare, ma ad annunciare il Vangelo, non con sapienza di parola, perché non venga resa vana la croce di Cristo.

La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che si perdono, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, è potenza di Dio. Sta scritto infatti:
«Distruggerò la sapienza dei sapienti
e annullerò l’intelligenza degli intelligenti».

Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dov’è il sottile ragionatore di questo mondo? Dio non ha forse dimostrato stolta la sapienza del mondo? Poiché infatti, nel disegno sapiente di Dio, il mondo, con tutta la sua sapienza, non ha conosciuto Dio, è piaciuto a Dio salvare i credenti con la stoltezza della predicazione.

Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso: scandalo per i Giudei e stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio. Infatti ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.

VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 25,1-13

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli sarà simile a dieci vergini che presero le loro lampade e uscirono incontro allo sposo. Cinque di esse erano stolte e cinque sagge; le stolte presero le loro lampade, ma non presero con sé l’olio; le sagge invece, insieme alle loro lampade, presero anche l’olio in piccoli vasi. Poiché lo sposo tardava, si assopirono tutte e si addormentarono.

A mezzanotte si alzò un grido: “Ecco lo sposo! Andategli incontro!”. Allora tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade. Le stolte dissero alle sagge: “Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono”. Le sagge risposero: “No, perché non venga a mancare a noi e a voi; andate piuttosto dai venditori e compratevene”.

Ora, mentre quelle andavano a comprare l’olio, arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa. Più tardi arrivarono anche le altre vergini e incominciarono a dire: “Signore, signore, aprici!”. Ma egli rispose: “In verità io vi dico: non vi conosco”.

PAROLE DEL SANTO PADRE

Che cosa vuole insegnarci Gesù con questa parabola? Ci ricorda che dobbiamo tenerci pronti all’incontro con Lui. Si tratta di non aspettare l’ultimo momento della nostra vita per collaborare con la grazia di Dio, ma di farlo già da adesso. Sarebbe bello pensare un po’: un giorno sarà l’ultimo. Se fosse oggi, come sono preparato, preparata? Prepararsi come fosse l’ultimo giorno: questo fa bene. (Angelus, 12 novembre 2017)

Ritornate a me

Dal «Commento su Gioele» di san Girolamo, sacerdote

(PL 25, 967-968)
Ritornate a me

«Ritornate a me con tutto il vostro cuore» (Gl 2, 12) e mostrate la penitenza dell’anima con digiuni, pianti e battendovi il petto: affinché, digiunando adesso, dopo siate satollati; piangendo ora, dopo ridiate; battendovi ora il petto, dopo siate consolati. Nelle circostanze tristi ed avverse vi è consuetudine di strapparsi le vesti. Così fece, secondo il vangelo, il sommo Sacerdote per rendere più grave l’accusa contro il Signore, nostro Salvatore, e così pure Paolo e Barnaba all’udire parole blasfeme. Ebbene Gioele dice: «Laceratevi il cuore e non le vesti, ritornate al Signore vostro Dio, perché egli è misericordioso e benigno, tardo all’ira e ricco di benevolenza» (Gl 2, 13).
Ritornate dunque al Signore vostro Dio, da cui vi siete allontanati per il male che avete fatto, e non disperate mai del perdono per la gravità delle colpe, perché l’infinita misericordia le cancellerà tutte per quanto gravi. Il Signore infatti è buono e misericordioso. Vuole piuttosto la penitenza che la morte del peccatore. È paziente e ricco di compassione e non imita l’impazienza degli uomini, ché anzi aspetta per lungo tempo la nostra conversione. Il Signore «è misericordioso e benigno, tardo all’ira e ricco di benevolenza e si impietosisce riguardo alla sventura. Chi sa che non cambi …» (Gl 2, 13-14). È pienamente disposto a perdonare e a pentirsi della sentenza di condanna che aveva preparata per i nostri peccati. Se noi ci pentiamo di quanto abbiamo fatto di male, egli si pentirà della decisione di castigo che aveva preso e del male che aveva minacciato di farci. Se noi cambiamo vita anch’egli cambierà la sentenza che aveva predisposto. Quando diciamo che ci ha minacciato del male, certo non ci riferiamo a un male morale, ma a una pena dovuta giustamente a chi ha mancato.
Gioele dopo aver rivelato la misericordia di Dio verso chi si pente, soggiunge: «Chi sa che non cambi e si plachi e lasci dietro a sé una benedizione» (Gl 2, 13-14). Il profeta intende dire: Io assolvo il mio mandato, vi esorto alla penitenza perché so che Dio è oltremodo clemente, come si ricava anche dalla preghiera di David: «Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia: nella tua grande bontà cancella il mio peccato» (Sal 50, 1. 3). Però siccome non possiamo conoscere la profondità delle ricchezze della sapienza e della scienza di Dio – è sempre il pensiero del profeta Gioele – mitigo la mia affermazione e, più che presumere, auguro dicendo: «Chi sa che non cambi e si plachi?». Dicendo: «Chi sa?» bisogna intendere che è cosa impossibile, o per lo meno difficile a sapersi.
La frase: Offerta e libazione per il Signore nostro Dio (cfr. Gl 2, 14) l’interpretiamo così: dopo che il Signore avrà elargito la sua benedizione e avrà perdonato i nostri peccati, noi possiamo offrire i nostri sacrifici a Dio.

Daily Reading & Meditation

Friday (August 31):  The foolish will miss heaven’s wedding feast

Scripture:  Matthew 25:1-13  

1 “Then the kingdom of heaven shall be compared to ten maidens who took their lamps and went to meet the bridegroom. 2 Five of them were foolish, and five were wise. 3 For when the foolish took their lamps, they took no oil with them; 4 but the wise took flasks of oil with their lamps. 5 As the bridegroom was delayed, they all slumbered and slept. 6 But at midnight there was a cry, `Behold, the bridegroom! Come out to meet him.’ 7 Then all those maidens rose and trimmed their lamps. 8 And the foolish said to the wise, `Give us some of your oil, for our lamps are going out.’ 9 But the wise replied, `Perhaps there will not be enough for us and for you; go rather to the dealers and buy for yourselves.’ 10 And while they went to buy, the bridegroom came, and those who were ready went in with him to the marriage feast; and the door was shut. 11 Afterward the other maidens came also, saying, `Lord, lord, open to us.’ 12 But he replied, `Truly, I say to you, I do not know you.’ 13 Watch therefore, for you know neither the day nor the hour.”

Meditation: Are you missing out on what’s most important in life? Being unprepared can lead to unnecessary trouble and even disaster! What good is a life-jacket left on the shore when the boat is sinking? Jesus’ story of ten single ladies waiting for a wedding procession in the middle of the night seems strange to most westerners today. But Jesus’ audience knew all too well how easily this could happen to them.

Don’t miss the most important engagement of all
Wedding customs in ancient Palestine required extra vigilance and preparation for everyone involved. (Some near eastern villages still follow this custom.) The bride and groom did not go away for their honeymoon, but celebrated for a whole week with their family and friends. It was the custom for the groom, in company with his friends, to come at his discretion and get his bride and bring her to their new home. They would take the longest route possible so that many villagers along the way could join in the wedding procession. Once they arrived and closed the doors, no one else could be admitted. If the groom decided to come and bring his bride at night, then lights were required by necessity to guide the travelers through the dark and narrow streets. No one was allowed on the village streets at night without a lamp!

To show up for a wedding party without proper attire and travel arrangements is like trying to get into a special event today that requires a prearranged permit or reservation. You just don’t get in without the proper pass. Can you imagine the frustration travelers might experience when going abroad and finding out that they can’t get into some country because they don’t have the right visa or a valid passport.

The consequences of being unprepared to meet the Lord
Jesus warns us that there are consequences for being unprepared. There are certain things you cannot obtain at the last moment. For example, students cannot prepare for their exams when the day of testing is already upon them. A person cannot get the right kind of character, strength, and skill required for a task at hand unless they already possess it, such as a captain with courage and nautical skills who must steer a ship through a dangerous storm at sea.

When the Lord Jesus comes to lead you to his heavenly banquet will you be ready to hear his voice and follow? Our eternal welfare depends on our hearing, and many have trained themselves to not hear. We will not be prepared to meet the Lord, face to face, when he calls us on the day of judgment, unless we listen to him today. The Lord invites us to feast at his heavenly banquet table. Are you ready?

“Lord Jesus, make me vigilant and attentive to your voice that I may heed your call at all times. May I find joy in your presence and delight in doing your will.”

Psalm 78:1-7

1 Give ear, O my people, to my teaching; incline your ears to the words of my mouth! 
2
 I will open my mouth in a parable; I will utter dark sayings from of old, 
3
 things that we have heard and known, that our fathers have told us. 
4
 We will not hide them from their children, but tell to the coming generation the glorious deeds of the Lord, and his might, and the wonders which he has wrought.
5 He established a testimony in Jacob, and appointed a law in Israel, which he commanded our fathers to teach to their children; 
6
 that the next generation might know them, the children yet unborn, and arise and tell them to their children,
7 so that they should set their hope in God, and not forget the works of God, but keep his commandments;

Daily Quote from the early church fathersThe Kingdom of God compared with ten maidens, by Hilary of Poitiers (315-367 AD)

“The whole story is about the great day of the Lord, when those things concealed from the human mind will be revealed through our understanding of divine judgment. Then the faith true to the Lord’s coming will win the just reward for unwavering hope. For in the five wise and five foolish virgins (Matthew 25:2), a complete separation between the faithful and unfaithful is established… The wise virgins are those who, embracing the time available to them, were prepared at the first onset of the coming of the Lord. But the foolish were those who were lax and unmindful. They troubled themselves only over present matters and, forgetting what God said, did not direct their efforts toward hope for resurrection.” (excerpt from the commentary ON MATTHEW 27.3,5)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2018 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

111 – LA BUONA NOTIZIA

Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino. (Mc 1,15)
Gesù di Nàzaret annuncia l’intervento definitivo di Dio nella storia, come re e salvatore. La regalità divina si afferma senza clamore nel tessuto della vita ordinaria; si rivela come amore gratuito e misericordioso rivolto a tutti, specialmente agli oppressi e ai peccatori. Chi l’accoglie con umiltà e fede, fa esperienza della beatitudine già tra le angustie della vita presente; cammina con coraggio verso un futuro pieno di speranza.

1- LIETO ANNUNCIO
CCC, 541-542; 2816-2831
Viene il regno di Dio [106] Capita spesso di leggere o ascoltare una pagina dei Vangeli. Forse ricordiamo qualche parabola e qualche detto, che ci hanno profondamente colpito. Rischiamo però di non coglierne esattamente il significato e la portata, se non li collochiamo nella prospettiva originaria. È importante, allora, scoprire qual era l’obiettivo fondamentale di Gesù, qual era il tema centrale della sua predicazione.

 Gesù di Nàzaret non insegna una visione del mondo, ricavata dalla comune esperienza umana, un insieme di verità religiose e morali, frutto di riflessione particolarmente penetrante. Si presenta piuttosto come il messaggero di un avvenimento appena iniziato e in pieno svolgimento. Il suo, prima di essere un insegnamento, è un annuncio, un grido di gioia: viene il regno di Dio! Una semplice frase, collocata in apertura del vangelo di Marco, riassume tutta la sua predicazione: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,15). Questa è la buona notizia che Gesù ha da comunicare. Questa è la causa per cui vive, la ferma speranza che lo sostiene.

Messaggero e protagonista . I concetti, tra loro intimamente collegati, di vangelo e di regno di Dio, fanno riferimento ad alcuni oracoli del libro di Isaia, che prospettano un grandioso intervento di Dio a favore di Israele, un nuovo esodo. Dio si prenderà cura personalmente del suo popolo, come un pastore fa con il suo gregge. Lo libererà, lo risanerà, lo guiderà verso Gerusalemme. Un messaggero correrà avanti a portare la buona notizia, “messaggero di lieti annunzi che annunzia la pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza, che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”” (Is 52,7); messaggero “mandato a portare il lieto annunzio ai miseri… per allietare gli afflitti di Sion, per dare loro una corona invece della cenere” (Is 61,1.3).

Sullo sfondo di queste profezie, Gesù afferma che la storia è arrivata alla svolta decisiva: la grande promessa comincia a realizzarsi. Dio viene per regnare in modo nuovo e definitivo. Viene per aprire un cammino sicuro verso la pienezza della vita e della pace. Il suo regno è da intendere soprattutto come sovranità, regalità, come una realtà misteriosa e dinamica, che si è fatta vicina, anzi è già in mezzo agli uomini e deve essere accolta con umiltà e fiducia.

Gesù identifica se stesso con la figura del messaggero che annuncia l’inaugurazione del regno di Dio: “Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi” (Lc 4,21). Ma, oltre che messaggero, si considera anche protagonista del Regno: l’intervento di Dio si attua attraverso di lui. Egli è venuto a radunare le “pecore perdute della casa di Israele” (Mt 15, 24), in modo da attirare anche le nazioni “dall’oriente e dall’occidente” (Mt 8,11). È venuto per dare inizio alla liberazione integrale dell’umanità, con le meraviglie tipiche del nuovo esodo: “I ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella” (Mt 11,5).Incontrare il Maestro e vivere in comunione con lui significa fare un’esperienza privilegiata, superiore a quella di Giovanni Battista. I discepoli devono rendersi conto che stanno partecipando a un avvenimento di importanza unica, al vertice della storia: “Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Vi dico che molti profeti e re hanno desiderato vedere ciò che voi vedete, ma non lo videro, e udire ciò che voi udite, ma non lo udirono” (Lc 10,23-24).

Gesù è il messaggero e il protagonista del regno di Dio che viene nella storia. La sua predicazione si può riassumere in questo annuncio e appello: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo” (Mc 1,15).

Nessuno vi inganni in alcun modo!

LETTURA DEL GIORNO

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Tessalonicési
2Ts 2,1-3a.13-17

Riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e al nostro radunarci con lui, vi preghiamo, fratelli, di non lasciarvi troppo presto confondere la mente e allarmare né da ispirazioni né da discorsi, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia già presente. Nessuno vi inganni in alcun modo!
Noi dobbiamo sempre rendere grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, per mezzo dello Spirito santificatore e della fede nella verità. A questo egli vi ha chiamati mediante il nostro Vangelo, per entrare in possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo.

Perciò, fratelli, state saldi e mantenete le tradizioni che avete appreso sia dalla nostra parola sia dalla nostra lettera. E lo stesso Signore nostro Gesù Cristo e Dio, Padre nostro, che ci ha amati e ci ha dato, per sua grazia, una consolazione eterna e una buona speranza, conforti i vostri cuori e li confermi in ogni opera e parola di bene.

VANGELO DEL GIORNO

Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 23,23-26

In quel tempo, Gesù parlò dicendo:

«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pagate la decima sulla menta, sull’anéto e sul cumìno, e trasgredite le prescrizioni più gravi della Legge: la giustizia, la misericordia e la fedeltà. Queste invece erano le cose da fare, senza tralasciare quelle. Guide cieche, che filtrate il moscerino e ingoiate il cammello!

Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che pulite l’esterno del bicchiere e del piatto, ma all’interno sono pieni di avidità e d’intemperanza. Fariseo cieco, pulisci prima l’interno del bicchiere, perché anche l’esterno diventi pulito!».

PAROLE DEL SANTO PADRE

“‘Voi farisei pulite l’esterno del bicchiere e del piatto ma il vostro interno è pieno di avidità e di cattiveria’. E questo Gesù lo ripete tante volte nel Vangelo a questa gente: ‘Il vostro interno è cattivo, non è giusto, non è libero. Siete schiavi perché non avete accettato la giustizia che viene da Dio, la giustizia che ci ha dato Gesù’”. “Chiediamo al Signore di non stancarci di respingere questa religione dell’apparire, del sembrare, del fare finta di… Chiediamo questa grazia”. (Santa Marta, 11 ottobre 2016).

Eterna verità e vera carità e cara eternità!

Dalle «Confessioni» di sant’Agostino, vescovo

(Lib. 7, 10, 18; 10, 27; CSEL 33, 157-163. 255)
Eterna verità e vera carità e cara eternità!

Stimolato a rientrare in me stesso, sotto la tua guida, entrai nell’intimità del mio cuore, e lo potei fare perché tu ti sei fatto mio aiuto (cfr. Sal 29, 11). Entrai e vidi con l’occhio dell’anima mia, qualunque esso potesse essere, una luce inalterabile sopra il mio stesso sguardo interiore e sopra la mia intelligenza. Non era una luce terrena e visibile che splende dinanzi allo sguardo di ogni uomo. Direi anzi ancora poco se dicessi che era solo una luce più forte di quella comune, o anche tanto intensa da penetrare ogni cosa. Era un’altra luce, assai diversa da tutte le luci del mondo creato. Non stava al di sopra della mia intelligenza quasi come l’olio che galleggia sull’acqua, né come il cielo che si stende sopra la terra, ma una luce superiore. Era la luce che mi ha creato. E se mi trovavo sotto di essa, era perché ero stato creato da essa. Chi conosce la verità conosce questa luce.
O eterna verità e vera carità e cara eternità! Tu sei il mio Dio, a te sospiro giorno e notte. Appena ti conobbi mi hai sollevato in alto perché vedessi quanto era da vedere e ciò che da solo non sarei mai stato in grado di vedere. Hai abbagliato la debolezza della mia vista, splendendo potentemente dentro di me. Tremai di amore e di terrore. Mi ritrovai lontano come in una terra straniera, dove mi pareva di udire la tua voce dall’alto che diceva: «Io sono il cibo dei forti, cresci e mi avrai. Tu non trasformerai me in te, come il cibo del corpo, ma sarai tu ad essere trasformato in me».
Cercavo il modo di procurarmi la forza sufficiente per godere di te, e non la trovavo, finché non ebbi abbracciato il «Mediatore fra Dio e gli uomini, l’Uomo Cristo Gesù» (1 Tm 2, 5), «che è sopra ogni cosa, Dio benedetto nei secoli» (Rm 9, 5). Egli mi chiamò e disse: «Io sono la via, la verità e la vita» (Gv 14, 6); e unì quel cibo, che io non ero capace di prendere, al mio essere, poiché «il Verbo si fece carne» (Gv 1, 14).
Così la tua Sapienza, per mezzo della quale hai creato ogni cosa, si rendeva alimento della nostra debolezza da bambini.
Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l’ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace.

Do not neglect justice, mercy and faith

Daily Reading & Meditation

 Tuesday (August 28): Do not neglect justice, mercy and faith
Scripture: Matthew 23:23-26  

23 “Woe to you, scribes and Pharisees, hypocrites! for you tithe mint and dill and cummin, and have neglected the weightier matters of the law, justice and mercy and faith; these you ought to have done, without  neglecting the others. 24 You blind guides, straining out a gnat and swallowing a camel! 25 “Woe to you, scribes and Pharisees, hypocrites! for you cleanse the outside of the cup and of the plate, but inside they are full of extortion and rapacity. 26 You blind Pharisee! first cleanse the inside of the cup and of the plate, that the outside also may be clean.

Meditation: Do you allow any blind-spots to blur your vision of God’s kingdom and his ways? Jesus went to the heart of the matter when he called the religious leaders of his day blind Pharisees and hypocrites! A hypocrite is an actor or imposter who says one thing but does the opposite or who puts on an outward appearance of doing good while inwardly clinging to wrong attitudes, selfish desires and ambitions, or bad intentions. Many scribes and Pharisees had made it a regular practice to publicly put on a good show of outward zeal and piety with the intention of winning greater honors, privileges, and favors among the people. Jesus had a very good reason for severely rebuking the scribes and Pharisees, the religious teachers and leaders, for misleading people and neglecting the heart and essence of God’s law – love of God and love of neighbor

What forms our outward practices and habits?
The scribes in particular devoted their whole lives to the study of God’s law contained in the five books of Moses (Torah). As the religious experts of their day, they took great pride in their knowledge and outward observance of the commandments and precepts of the law of Moses. They further divided the 613 precepts of the Law of Moses into thousands of tiny rules and regulations. They were so exacting in their interpretations and in trying to live them out, that they had little time for much else. By the time they finished compiling their interpretations it took no less than fifty volumes to contain them! Jesus chastised them for neglecting the more important matters of religion, such as justice and the love of God. In their misguided zeal they had lost sight of God and of his purpose for the law.

God’s law of love reveals what is truly important and necessary
Jesus used the example of tithing to show how far they had missed the mark. God had commanded a tithe of the first fruits of one’s labor as an expression of thanksgiving and honor for his providential care for his people (Deuteronomy 14:22; Leviticus 27:30). The scribes, however, went to extreme lengths to tithe on insignificant things (such as tiny plants) with great mathematical accuracy. They were very attentive to minute matters of little importance, but they neglected to care for the needy and the weak. Jesus admonished them because their hearts were not right. They were filled with pride and contempt for others who were not like themselves. They put unnecessary burdens on others while neglecting to show charity, especially to the weak and the poor.

The scribes and Pharisees meticulously went through the outward observance of their religious duties and practices while forgetting the realities of God’s intention and purpose for the law – his love and righteousness (justice and goodness). Jesus used a humorous example to show how out of proportion matters had gotten with them. Gnats were considered the smallest of insects and camels were considered the largest of animals in Palestine. Both were considered ritually impure. The scribes went to great lengths to avoid contact with gnats, even to the point of straining the wine cup with a fine cloth lest they accidentally swallowed a gnat. The stark contrast must have drawn chuckles as well as groans.

God’s love shapes our minds and transforms our hearts and actions 
What was the point of Jesus’ humorous and important lesson? The essence of God’s commandments is rooted in love – love of God and love of neighbor, righteousness (justice and goodness), and mercy. God is love and everything he does, including his justice and goodness, flows from his love for us. True love is costly and sacrificial – it both embraces and lifts the burdens of others. Do you allow the love of God to shape and transform the way you live your daily life – including the way you think of others, speak of them, and treat them?

“Lord Jesus, fill me with your love and mercy that I may always think, speak, and treat others with fairness, loving-kindness, patience, and goodness.”

Psalm 139:1-6

1 O LORD, you have searched me and known me!
2 You know when I sit down and when I rise up; you discern my thoughts from afar.
3 You search out my path and my lying down, and are acquainted with all my ways.
4 Even before a word is on my tongue, lo, O LORD, you know it altogether.
5 You beset me behind and before, and lay your hand upon me.
6 Such knowledge is too wonderful for me; it is high, I cannot attain it.

Daily Quote from the early church fathersNeglecting Weighty Matters of Love and Justice, by Origen of Alexandria (185-254 AD)

“Not only among the Jews but among ourselves as well, we find people sinning in these ways. They are swallowing camels. People of this type frequently show off their religion even in the smallest of things. They are rightly called hypocrites for wanting to exploit their religiosity before men but being unwilling to undertake that very faith which God himself has justified. Therefore the imitators of the scribes and Pharisees must be dislodged and sent away from us, lest a woe touches us in the same way it touches them. The scribes could be described as those who valued nothing found in the Scriptures except its plain sense interpreted legalistically. Meanwhile they condemn those who look into the very depths of God himself. Mint and dill and cummin are only spices for food but are not themselves substantial food. What substantive food would mean in conversion would be that which is necessary for the justification of our souls – faith and love – unlike these legalisms, which are more like condiments and flavorings. It is as if a meal might be thought to consist more of condiments and flavorings than the food itself. The seriousness of judgment is neglected while great attention is given to minor matters. Spiritual exercises which in and of themselves are hardly justice are spoken of as justice and compassion and faith. It is lacking in justice to treat these small parts as the whole. When we do not offer to God the observance of all that is necessary for worship, we fail altogether.” (excerpt from COMMENTARY ON MATTHEW 19-20)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2018 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

100 – IL SIMBOLO DELLA FEDE

Simbolo della fede. Ben presto le principali verità rivelate vengono raccolte in un sommario chiamato “Simbolo della fede”, perché serve come segno di riconoscimento del cristiano e di appartenenza alla Chiesa. Si tratta di una sintesi organica che implicitamente abbraccia tutta la rivelazione, come un minuscolo seme di senape contiene virtualmente l’albero intero con i suoi rami. La sua struttura è articolata in tre parti, che mettono in luce il mistero trinitario e la storia della salvezza: Dio Padre e la creazione, Gesù Cristo e la redenzione, lo Spirito Santo e la santificazione. Così si presentano anche i due simboli più importanti usati ancora nella liturgia: quello battesimale della Chiesa di Roma, chiamato “Simbolo apostolico”, e quello promulgato con l’autorità dei primi due concili ecumenici, il “Simbolo niceno-costantinopolitano”.

Dalla cura materna della Chiesa accogliamo queste sintesi della fede. Così le consegna a ciascuno di noi un vescovo dei primi secoli: “Nell’apprendere e professare la fede, abbraccia e ritieni soltanto quella che ora ti viene proposta dalla Chiesa ed è garantita da tutte le Scritture… Io ti consiglio di portare questa fede con te, come provvista di viaggio per tutti i giorni di tua vita e non prenderne mai altra fuori di essa”.

Il catechismo.

Una impostazione storico-salvifica e trinitaria ha anche questo catechismo, il quale vuole essere una esposizione diffusa di ciò che nel simbolo della fede è concentrato in poche parole. La sua linea di svolgimento può essere indicata con la formula “per Cristo nello Spirito al Padre”, modellata su espressioni analoghe del Nuovo Testamento, come: “Per mezzo di lui[Cristo]possiamo presentarci, gli uni e gli altri, al Padre in un solo Spirito” (Ef 2,18). Questi ne sono i passaggi e le articolazioni principali: l’uomo, in cerca di significato per la sua vita, trova risposta nell’incontro con Cristo, dentro la Chiesa animata dallo Spirito Santo, dove rinasce come figlio di Dio, impegnato con gli altri nella storia e proteso alla vita eterna presso il Padre.Tale prospettiva generale viene evocata dalla suggestiva parola di Gesù, scelta come titolo: “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32). Cristo è “la verità” (Gv 14,6), perché è la rivelazione personale di Dio. Egli dona la libertà, cioè la vita autentica, piena di significato, dei figli di Dio, consapevoli di essere amati dal Padre, sottratti alla paura di perdersi, capaci di amare gli altri come fratelli.

Cristo, rivelazione di Dio, è anche rivelazione e attuazione dell’uomo. Ciò nel testo comporta un’esposizione obiettiva, precisa e completa della verità e un’attenzione costante all’esistenza, al vissuto personale, ecclesiale e sociale.

La verità cristiana è evento di carità; è un avvenimento, al quale si è chiamati a partecipare. Il disegno divino della salvezza, incentrato in Cristo, si sta attuando in un cammino storico, che ha per origine, sostegno e meta la comunione trinitaria. Ognuno vi si inserisce secondo la misura dei doni ricevuti e della propria cooperazione.

Le persone adulte sono chiamate a una fede adulta, cioè alimentata dall’ascolto assiduo della Parola, fortificata dalla preghiera e dai sacramenti e sviluppata in tutte le sue dimensioni: consapevole e motivata, coerente e operosa, comunitaria e missionaria, sollecita del mondo e rivolta alla meta definitiva.

Il simbolo della fede, dalla sua prima parola detto anche “Credo”, è un sommario breve e organico delle principali verità contenute nella rivelazione; costituisce un segno di riconoscimento del cristiano e di appartenenza alla Chiesa. Il catechismo espone diffusamente il contenuto della rivelazione, mantenendo il carattere storico-salvifico e trinitario del simbolo della fede.

Preghiera a Maria

Regina del Cielo e mamma nostra,
che conosci bene la nostra condizione di figli smarriti
in questa terra di esilio, e per questo ci guidi sulle vie dell’umiltà,
della carità e della semplicità di cuore,

concedici di perseverare e crescere in esse fino alla fine,
senza che la paura, la stanchezza
o la visione delle nostre miserie
rallentino troppo il cammino,

e se ogni giorno scorgiamo in noi nuove imperfezioni e debolezze,
fa che diventino l’occasione per scoprire
l’infinita misericordia di Cristo tuo figlio,
fa che diventino l’occasione
per fondare in Lui solo la nostra speranza.

Abbi pietà di noi che comprendiamo così poco le cose del Cielo,
e di quanti non sospettano nemmeno o non vogliono credere
che il Regno di Dio è l’unica realtà in cui il nostro cuore trova riposo
e che solo nel ringraziare e lodare Dio con tutti i membri
della gloriosa Corte Celeste è la nostra somma e perfetta gioia.

Who can enter the kingdom of heaven?

Daily Reading & Meditation

Tuesday (August 21): Who can enter the kingdom of heaven?
Scripture: Matthew 19:23-30

23 And Jesus said to his disciples, “Truly, I say to you, it will be hard for a rich man to enter the kingdom of heaven. 24 Again I tell you, it is easier for a camel to go through the eye of a needle than for a rich man to enter the kingdom of God.” 25 When the disciples heard this they were greatly astonished, saying, “Who then can be saved?” 26 But Jesus looked at them and said to them, “With men this is impossible, but with God all things are possible.” 27 Then Peter said in reply, “Behold, we have left everything and followed you. What then shall we have?” 28 Jesus said to them, “Truly, I say to you, in the new world, when the Son of man shall sit on his glorious throne, you who have followed me will also sit on twelve thrones, judging the twelve tribes of Israel. 29 And every one who has left houses or brothers or sisters or father or mother or children or lands, for my name’s sake, will receive a hundredfold, and inherit eternal life. 30 But many that are first will be last, and the last first.

Meditation: Was Jesus really against wealth (Matthew 19:23)? And why did he issue such a strong warning to the rich (as well as to the rest of us who desire to be rich)? We know that Jesus was not opposed to wealth per se, nor was he opposed to the wealthy. He had many friends who were well-to-do, including some notorious tax collectors! One even became an apostle! Jesus’ warning reiterated the wisdom of the Old Testament:  “Better is a poor man who walks in his integrity than a rich man who is perverse in his ways” (Proverbs 28:6; see also Psalm 37:16). “Do not wear yourself out to get rich; be wise enough to desist” (Proverbs 23:4).

We are all poor beggars in need of God
Jesus seems to say that it is nearly impossible for the rich to live as citizens of God’s kingdom. The camel was regarded as the largest animal known by the Jews where Jesus lived and taught. The “eye of the needle” could be interpreted quite literally or it could figuratively describe the narrow and low gate of the city walls which was used by travelers when the larger public gate was locked at night. Normal sized people had to “lower” themselves to enter that gate. A camel would literally have to kneel and crawl through it. Until we humbly kneel before the Lord and acknowledge our total need and dependence on him, we will not find true peace, security, and happiness that can sustain us now and forever. Only God alone can satisfy our deepest need and longing.

Augustine of Hippo reminds us that we are all poor beggars of God.

“Even though you possess plenty, you are still poor. You abound in temporal possessions, but you need things eternal. You listen to the needs of a human beggar, yet you yourself are a beggar of God. What you do with those who beg from you is what God will do with his beggar. You are filled and you are empty. Fill your empty neighbor from your fullness, so that your emptiness may be filled with God’s fullness.” (Sermon 56,9)

Possessions can create false security and independence
Why is Jesus so cautious about wealth? Wealth can make us falsely independent. The church at Laodicea was warned about their attitude towards wealth and a false sense of security: “For you say, I am rich, I have prospered, and I need nothing” (Revelations 3:17). Wealth can also lead us into hurtful desires and selfishness (see 1 Timothy 6:9-10). Look at the lesson Jesus gave about the rich man and his sons who refused to aid the poor man Lazarus (see Luke 16:19ff). They neglected to serve God. Only those who put their trust in God and who depend on him, and who share what they have with those in need, will find true peace, security, and happiness which lead to everlasting life and joy in God’s kingdom.

Where is your treasure?
The Scriptures give us a paradox – we lose what we keep and we gain what we give away. Generosity will be amply repaid, both in this life and in the age to come (Proverbs 3:9-10, Luke 6:38). Jesus offers us an incomparable treasure which no money can buy and no thief can steal. The thing we most set our heart on is our highest treasure. Material wealth will shackle us, like a bound slave, to this earth unless we guard our heart and set our treasure in God and his kingdom of everlasting life and joy. Where is your treasure?

“Lord Jesus, you have captured our hearts and opened to us the treasures of heaven. May you always be my treasure and delight and may nothing else keep me from giving you my all.”

Psalm 85:8-13

8 Let me hear what God the LORD will speak, for he will speak peace to his people, to his saints, to those who turn to him in their hearts.
9 Surely his salvation is at hand for those who fear him, that glory may dwell in our land.
10 Steadfast love and faithfulness will meet; righteousness and peace will kiss each other.
11 Faithfulness will spring up from the ground, and righteousness will look down from the sky.
12 Yes, the LORD will give what is good, and our land will yield its increase.
13 Righteousness will go before him, and make his footsteps a way.

Daily Quote from the early church fathersWho can enter the kingdom of heaven? by John Chrysostom, 347-407 A.D.

“What then did Christ say? ‘How difficult it will be for the rich to enter the kingdom of heaven.’ He was not criticizing money itself but the wills of those who are taken captive by it. If it will be difficult for the rich, how much more so for the avaricious! For if stinginess with one’s own wealth is an impediment to gaining the kingdom, think how much fire is amassed for taking someone else’s. But why does he say that it is hard for the rich man to enter the kingdom, to the disciples, who were poor and had nothing? He teaches them not to be ashamed of their poverty and, as it were, gives the reason why he did not allow them to possess anything. After saying it is hard, he also shows them that it is impossible, and not simply impossible but even in an exaggerated way impossible. He shows this from the comparison of the camel and the needle: ‘It is easier for a camel to pass through the eye of a needle than for a rich man to enter the kingdom of heaven.’ Hence Christ demonstrates that there is a significant reward for the wealthy who can practice self-denial. He also said that this had to be the work of God, that he might show that great grace is needed for anyone who is going to achieve it.” (excerpt from THE GOSPEL OF MATTHEW, HOMILY 63.2)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite: copyright (c) 2018 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager