08 maggio – Figli e sudditi di una Madre Regina

“La perfetta devozione consiste nel darsi totalmente a Maria e, per mezzo suo, a Gesù “. S. M. 28

I due titoli che noi cristiani diamo più frequentemente a Maria sono: Madre e Regina. Maria è veramente tale. Nostro dovere riconoscerla quale è.

È Regina perché Madre di Cristo, Re e Signore assoluto del­l’universo da lui creato. È Madre nostra perché ci dà la vita dei figli di Dio. Come nell’ordine della natura abbiamo un padre e una madre, così nell’ordine soprannaturale della grazia abbia­mo un Padre che è Dio e una madre che è Maria. Riconosciamo queste realtà divine e agiamo di conseguenza.

Se Maria è Regina, noi le siamo sudditi; se ella è Madre, noi le siamo figli. È un vanto e una fortuna appartenere a Maria, la cui grandezza e amore sono immensi. Nessuna grandezza uma­na può stare a confronto della sua e ogni amore di creatura sbia­disce a paragone del suo.

Sudditanza e figliolanza a Maria reclamano la nostra appar­tenenza completa a Lei. $ suo quanto siamo, quanto abbiamo, quanto ancora desideriamo avere.

La duplice relazione con Lei si realizza perfettamente nella donazione filiale, in cui le consacriamo tutto e tutto ci attendia­mo da Lei, in ogni momento. È questa la devozione ideale a cui aspira l’anima che ha compreso il segreto di grazia di Maria.

O Maria, Madre e Regina, come è bello appartenere a te! Con te accanto io sono al sicuro perché tu mi conosci bene, sai par­larmi al cuore e parli di me al Signore. Io ti scelgo come regina della mia vita, delle mie cose, dei miei affetti: voglio che tutto appartenga a te perché tu sai far bella e preziosa ogni cosa. Fa che io scopra sempre di più la tua bellezza e il ruolo di grazia che Dio ti ha affidato per la mia salvezza.

L’amore guarisce

L’Amore non teme, nulla deve temere.

Chi possiede l’amore ha accolto il Signore che ha bussato alla sua porta e ne ha fatto vera esperienza.

Le difficoltà del tempo presente, come dice l’Apostolo Paolo, sono un nulla a confronto della gloria che ci attende.

Assaporare, vedere, sperimentare l’azione dell’amore che è in noi, vuol dire viverlo in tutte le sue dimensioni.

L’amore sconfigge il dolore e guarisce le ferite che vi sono nel profondo del cuore.

L’amore è dono del Signore ed è in questa consapevolezza che l’uo­mo deve agire ed operare.

L’amore ha il potere di guarire sia l’anima che il corpo.

Dio, diffondendo il suo Amore lo fa agire in ogni cuore e l’uomo si deve saggiamente ed umilmente assoggettare ad esso per trarne be­neficio per sè e per gli altri.

Il conforto dell’amore penetra nel nostro cuore producendo frutti di pazienza, di accettazione, di accoglienza, di consolazione. Questi frutti spirituali nascono nel nostro cuore e si sviluppano sotto l’azio­ne risanatrice dell’amore.

Queste meraviglie del cuore devono comportare un’attenzione parti­colare verso chi è nel dolore. Non dobbiamo mai trascurare chi soffre e chi è nel dolore, perchè l’attenzione, la premura, la cura dell’altro producono guarigione, in particolare la guarigione del cuore.

Il sofferente deve essere al centro del nostro interesse, quindi va soc­corso ed amato come vuole il Signore.

La parabola del Buon Samaritano ci fa comprendere la bellezza del vero amore di chi si ferma a soccorrere, medicando e fasciando le fe­rite inferte dalla cattiveria umana.

Ma quante ferite oggi dobbiamo ancor più lenire e fasciare!

In modo particolare quelle profonde ferite causate dalla mancanza d’amore, quando il dolore sembra insopportabile. L’ uomo diventa al­lora ancor più fragile, ancor più debole.

Ma il Signore ci convoca e ci invita ad essere responsabili del proprio fratello ed a farcene carico.

L’amore comporta responsabilità e capacità, in modo da tradurre in pratica ciò che siamo, ciò che dobbiamo essere.

Siamo Immagine di Dio e tali rimaniamo se facciamo splendere il suo Volto su di noi, in ogni atteggiamento che si rivolge positiva­mente verso il fratello. Allora le parole di Gesù:”AMATEVI COME IO HO AMATO VOI” si fanno vita e noi portiamo fra le braccia il mondo. 

BRANI SCELTI DAL CATECHISMO

III. La conoscenza di Dio secondo la Chiesa

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“La santa Chiesa, nostra madre, sostiene e insegna che Dio, principio e fine di tutte le cose, può essere conosciuto con certezza con il lume naturale della ragione umana partendo dalle cose create” [Concilio Vaticano I: Denz. -Schönm., 3004; cf 3026; Conc. Ecum. Vat. II, Dei ]. Senza questa capacità, l’uomo non potrebbe accogliere la Rivelazione di Dio. L’uomo ha questa capacità perché è creato “a immagine di Dio” [Cf Gen 1,27 ].

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Tuttavia, nelle condizioni storiche in cui si trova, l’uomo incontra molte difficoltà per conoscere Dio con la sola luce della ragione.

Infatti, sebbene la ragione umana, per dirla semplicemente, con le sole sue forze e la sua luce naturale possa realmente pervenire ad una conoscenza vera e certa di un Dio personale, il quale con la sua Provvidenza si prende cura del mondo e lo governa, come pure di una legge naturale inscritta dal Creatore nelle nostre anime, tuttavia la stessa ragione incontra non poche difficoltà ad usare efficacemente e con frutto questa sua capacità naturale. Infatti le verità che concernono Dio e riguardano i rapporti che intercorrono tra gli uomini e Dio, trascendono assolutamente l’ordine delle cose sensibili, e, quando devono tradursi in azioni e informare la vita, esigono devoto assenso e la rinuncia a se stessi. Lo spirito umano, infatti, nella ricerca intorno a tali verità, viene a trovarsi in difficoltà sotto l’influsso dei sensi e della immaginazione ed anche a causa delle tendenze malsane nate dal peccato originale. Da ciò consegue che gli uomini facilmente si persuadono, in tali argomenti, che è falso o quanto meno dubbio ciò che essi non vorrebbero che fosse vero” [Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3875].

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Per questo l’uomo ha bisogno di essere illuminato dalla Rivelazione di Dio, non solamente su ciò che supera la sua comprensione, ma anche sulle “verità religiose e morali che, di per sé, non sono inaccessibili alla ragione, affinché nella presente condizione del genere umano possano essere conosciute da tutti senza difficoltà, con ferma certezza e senza mescolanza d’errore” [Pio XII, Lett. enc. Humani generis: Denz. -Schönm., 3875].

Become a believer and you will be saved, and your household too

The crowd joined in and showed their hostility to Paul and Silas, so the magistrates had them stripped and ordered them to be flogged. They were given many lashes and then thrown into prison, and the gaoler was told to keep a close watch on them. So, following his instructions, he threw them into the inner prison and fastened their feet in the stocks.

  Late that night Paul and Silas were praying and singing God’s praises, while the other prisoners listened. Suddenly there was an earthquake that shook the prison to its foundations. All the doors flew open and the chains fell from all the prisoners. When the gaoler woke and saw the doors wide open he drew his sword and was about to commit suicide, presuming that the prisoners had escaped. But Paul shouted at the top of his voice, ‘Don’t do yourself any harm; we are all here.’ The gaoler called for lights, then rushed in, threw himself trembling at the feet of Paul and Silas, and escorted them out, saying, ‘Sirs, what must I do to be saved?’ They told him, ‘Become a believer in the Lord Jesus, and you will be saved, and your household too.’ Then they preached the word of the Lord to him and to all his family. Late as it was, he took them to wash their wounds, and was baptised then and there with all his household. Afterwards he took them home and gave them a meal, and the whole family celebrated their conversion to belief in God.

BRANI SCELTI DEL MAGISTERO

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Mercoledì, 21 dicembre 2005

Catechesi sul Mistero del Natale

L’odierna Udienza generale si svolge nel clima di lieta e trepida attesa per le festività natalizie ormai imminenti. Vieni Signore Gesù! Così, in questi giorni, ripetiamo nella preghiera, predisponendo il cuore a gustare la gioia della nascita del Redentore. In particolare, in questa ultima settimana di Avvento, la liturgia accompagna e sostiene il nostro cammino interiore con ripetuti inviti ad accogliere il Salvatore, riconoscendolo nell’umile Bambino che giace in una mangiatoia.

È questo il mistero del Natale, che tanti simboli ci aiutano a meglio comprendere. Fra questi simboli c’è quello della luce, che è uno dei più ricchi di significato spirituale, e sul quale vorrei soffermarmi brevemente. La festa del Natale coincide, nel nostro emisfero, con i giorni dell’anno nei quali il sole termina la sua parabola discendente e si avvia ad allungare gradualmente il tempo di luce diurna, secondo il ricorrente susseguirsi delle stagioni. Questo ci aiuta a meglio comprendere il tema della luce che sopravanza le tenebre. È simbolo evocatore di una realtà che tocca l’intimo dell’uomo: mi riferisco alla luce del bene che vince il male, dell’amore che supera l’odio, della vita che sconfigge la morte. A questa luce interiore, alla luce divina fa pensare il Natale, che torna a riproporci l’annuncio della definitiva vittoria dell’amore di Dio sul peccato e la morte. Per questo motivo, nella Novena del Santo Natale che stiamo facendo, sono numerosi e significativi i richiami alla luce. Ce lo ricorda anche l’antifona cantata all’inizio di questo nostro incontro. Il Salvatore atteso dalle genti è salutato come “Astro sorgente”, la stella che indica la via e guida gli uomini, viandanti tra le oscurità e i pericoli del mondo, verso la salvezza promessa da Dio e realizzata in Gesù Cristo.

Preparandoci a celebrare con gioia la nascita del Salvatore nelle nostre famiglie e nelle nostre comunità ecclesiali, mentre una certa cultura moderna e consumistica tende a far sparire i simboli cristiani dalla celebrazione del Natale, sia impegno di tutti cogliere il valore delle tradizioni natalizie, che fanno parte del patrimonio della nostra fede e della nostra cultura, per trasmetterle alle nuove generazioni. In particolare, nel vedere strade e piazze delle città addobbate da luminarie sfolgoranti, ricordiamo che queste luci ci richiamano ad un’altra luce, invisibile agli occhi, ma non al cuore. Mentre le ammiriamo, mentre accendiamo le candele nelle Chiese o l’illuminazione del presepe e dell’albero di Natale nelle case, si apra il nostro animo alla vera luce spirituale recata a tutti gli uomini di buona volontà. Il Dio con noi, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, è la Stella della nostra vita!

“O Astro che sorgi, splendore della luce eterna, Sole di giustizia: vieni, illumina chi giace nelle tenebre e nell’ombra di morte”. Facendo nostra questa invocazione dell’odierna liturgia, chiediamo al Signore di affrettare il suo avvento glorioso in mezzo a noi, in mezzo a tutti quelli che soffrono, perché solo in Lui possono trovare appagamento le autentiche attese del cuore umano. Questo Astro di luce che non tramonta, ci comunichi la forza per seguire sempre il cammino della verità, della giustizia e dell’amore! Viviamo intensamente questi ultimi giorni, che precedono il Natale, insieme a Maria, la Vergine del silenzio e dell’ascolto. Lei, che fu totalmente avvolta dalla luce dello Spirito Santo, ci aiuti a comprendere e a vivere appieno il mistero del Natale di Cristo. Con questi sentimenti, esortandovi a mantenere vivo lo stupore interiore nella fervida attesa per la celebrazione ormai prossima della nascita del Salvatore, sono lieto di formulare fin d’ora i più cordiali auguri di un santo e lieto Natale a tutti voi qui presenti, ai vostri familiari, alle vostre comunità e a quanti vi sono cari.

Ogni uomo deve conoscere l’Amore di Dio.

L’Amore del Padre avvolge l’anima e la fa sua per sempre.

L’anima è attratta dall’Amore del Padre e desidera conoscerLo ed amarLo.

Il Padre si manifesta all’anima portandola a poco a poco alla sua in­tima conoscenza ed alla sottomissione per amore al suo Volere.

L’anima perseverante si incammina così, sulla via della santità; ma il suo cammino sarà arduo e faticoso perchè solo nel sacrificio e nel rinnegamento di sé può aprirsi sempre più al suo Dio.

Dio attrae l’anima, la guida, la illumina, l’incoraggia e la fortifica; l’anima desidera rimanere sempre con il suo Dio perchè ha sete di Lui: sete di Dio, del suo Amore, della sua Bontà, della sua Infinita Misericordia.

Quanto è buono Dio! Quanto ci ama!

Il Figlio Unigenito del Padre, il suo Diletto e Prediletto, è stato man­dato da Dio su questa terra per salvarci, per liberarci dal peccato. Lui ci ha fatto conoscere il Padre, il suo Amore, la sua tenerezza. È lo stesso Amore del Figlio che stringendoci a Sé ci ha fatto sentire i palpiti del suo Sacro Cuore.

Momenti brevi, ma intensi di intima comunione ci hanno fatto sco­prire le Bellezze di questo Amore che ci avvolge, edificandoci, rin­novandoci e portandoci sempre più vicino al Cuore del Padre.

Con la certezza che l’Amore di Dio e la sua Luce sempre ci accom­pagnano, possiamo con Lui continuare il nostro cammino con gioio­sa fiducia poichè nulla è impossibile a Dio.