Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno

Lettera ai Filippesi – 1

1Paolo e Timòteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono a Filippi, con i vescovi e i diaconi: 2grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.
3Rendo grazie al mio Dio ogni volta che mi ricordo di voi. 4Sempre, quando prego per tutti voi, lo faccio con gioia 5a motivo della vostra cooperazione per il Vangelo, dal primo giorno fino al presente. 6Sono persuaso che colui il quale ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. 7È giusto, del resto, che io provi questi sentimenti per tutti voi, perché vi porto nel cuore, sia quando sono in prigionia, sia quando difendo e confermo il Vangelo, voi che con me siete tutti partecipi della grazia. 8Infatti Dio mi è testimone del vivo desiderio che nutro per tutti voi nell’amore di Cristo Gesù. 9E perciò prego che la vostra carità cresca sempre più in conoscenza e in pieno discernimento, 10perché possiate distinguere ciò che è meglio ed essere integri e irreprensibili per il giorno di Cristo, 11ricolmi di quel frutto di giustizia che si ottiene per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.
12Desidero che sappiate, fratelli, come le mie vicende si siano volte piuttosto per il progresso del Vangelo, 13al punto che, in tutto il palazzo del pretorio e dovunque, si sa che io sono prigioniero per Cristo. 14In tal modo la maggior parte dei fratelli nel Signore, incoraggiati dalle mie catene, ancor più ardiscono annunciare senza timore la Parola. 15Alcuni, è vero, predicano Cristo anche per invidia e spirito di contesa, ma altri con buoni sentimenti. 16Questi lo fanno per amore, sapendo che io sono stato incaricato della difesa del Vangelo; 17quelli invece predicano Cristo con spirito di rivalità, con intenzioni non rette, pensando di accrescere dolore alle mie catene. 18Ma questo che importa? Purché in ogni maniera, per convenienza o per sincerità, Cristo venga annunciato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene. 19So infatti che questo servirà alla mia salvezza, grazie alla vostra preghiera e all’aiuto dello Spirito di Gesù Cristo, 20secondo la mia ardente attesa e la speranza che in nulla rimarrò deluso; anzi nella piena fiducia che, come sempre, anche ora Cristo sarà glorificato nel mio corpo, sia che io viva sia che io muoia.
21Per me infatti il vivere è Cristo e il morire un guadagno. 22Ma se il vivere nel corpo significa lavorare con frutto, non so davvero che cosa scegliere. 23Sono stretto infatti fra queste due cose: ho il desiderio di lasciare questa vita per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; 24ma per voi è più necessario che io rimanga nel corpo. 25Persuaso di questo, so che rimarrò e continuerò a rimanere in mezzo a tutti voi per il progresso e la gioia della vostra fede, 26affinché il vostro vanto nei miei riguardi cresca sempre più in Cristo Gesù, con il mio ritorno fra voi.
27Comportatevi dunque in modo degno del vangelo di Cristo perché, sia che io venga e vi veda, sia che io rimanga lontano, abbia notizie di voi: che state saldi in un solo spirito e che combattete unanimi per la fede del Vangelo, 28senza lasciarvi intimidire in nulla dagli avversari. Questo per loro è segno di perdizione, per voi invece di salvezza, e ciò da parte di Dio. 29Perché, riguardo a Cristo, a voi è stata data la grazia non solo di credere in lui, ma anche di soffrire per lui, 30sostenendo la stessa lotta che mi avete visto sostenere e sapete che sostengo anche ora.

Catechismo della Chiesa Cattolica – Articoli da 249 a 267

III. La Santa Trinità nella dottrina della fede

La formazione del dogma trinitario

249

La verità rivelata della Santa Trinità è stata, fin dalle origini, alla radice della fede vivente della Chiesa, principalmente per mezzo del Battesimo. Trova la sua espressione nella regola della fede battesimale, formulata nella predicazione, nella catechesi e nella preghiera della Chiesa. Simili formulazioni compaiono già negli scritti apostolici, come ad esempio questo saluto, ripreso nella Liturgia eucaristica: “La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi” ( 2Cor 13,13 ) [Cf 1Cor 12,4-6; Ef 4,4-6 ].

250

Nel corso dei primi secoli, la Chiesa ha cercato di formulare in maniera più esplicita la sua fede trinitaria, sia per approfondire la propria intelligenza della fede, sia per difenderla contro errori che la alteravano. Fu questa l’opera degli antichi Concili, aiutati dalla ricerca teologica dei Padri della Chiesa e sostenuti dal senso della fede del popolo cristiano.

251

Per la formulazione del dogma della Trinità, la Chiesa ha dovuto sviluppare una terminologia propria ricorrendo a nozioni di origine filosofica: “sostanza”, “persona” o “ipostasi”, “relazione”, ecc. Così facendo, non ha sottoposto la fede ad una sapienza umana, ma ha dato un significato nuovo, insolito a questi termini assunti ora a significare anche un Mistero inesprimibile, “infinitamente al di là di tutto ciò che possiamo concepire a misura d’uomo” [ Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 2].

252

La Chiesa adopera il termine “sostanza” (reso talvolta anche con “essenza” o “natura”) per designare l’Essere divino nella sua unità, il termine “persona” o “ipostasi” per designare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo nella loro reale distinzione reciproca, il termine “relazione” per designare il fatto che la distinzione tra le Persone divine sta nel riferimento delle une alle altre.

Il dogma della Santa Trinità

253

La Trinità è Una. Noi non confessiamo tre dèi, ma un Dio solo in tre Persone: “la Trinità consustanziale” [Concilio di Costantinopoli II (553): Denz. -Schönm., 421]. Le Persone divine non si dividono l’unica divinità, ma ciascuna di esse è Dio tutto intero: “Il Padre è tutto ciò che è il Figlio, il Figlio tutto ciò che è il Padre, lo Spirito Santo tutto ciò che è il Padre e il Figlio, cioè un unico Dio quanto alla natura” [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm., 530]. “Ognuna delle tre Persone è quella realtà, cioè la sostanza, l’essenza o la natura divina” [Concilio Lateranense IV (1215): Denz.-Schönm., 804].

254

Le Persone divine sono realmente distinte tra loro. “Dio è unico ma non solitario” [Fides Damasi: Denz. -Schönm., 71]. “Padre”, “Figlio” e “Spirito Santo” non sono semplicemente nomi che indicano modalità dell’Essere divino; essi infatti sono realmente distinti tra loro: “il Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio, e lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio” [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm., 530]. Sono distinti tra loro per le loro relazioni di origine: “E’ il Padre che genera, il Figlio che è generato, lo Spirito Santo che procede” [Concilio Lateranense IV (1215): Denz. -Schönm., 804]. L’Unità divina è Trina.

255

Le Persone divine sono relative le une alle altre. La distinzione reale delle Persone divine tra loro, poiché non divide l’unità divina, risiede esclusivamente nelle relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre: “Nei nomi relativi delle Persone, il Padre è riferito al Figlio, il Figlio al Padre, lo Spirito Santo all’uno e all’altro; quando si parla di queste tre Persone considerandone le relazioni, si crede tuttavia in una sola natura o sostanza” [Concilio di Toledo XI (675): Denz. -Schönm. , 528]. Infatti “tutto è una cosa sola in loro, dove non si opponga la relazione” [Concilio di Firenze (1442): Denz. -Schönm., 1330]. “Per questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo; il Figlio tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito Santo è tutto nel Padre, tutto nel Figlio” [Concilio di Firenze (1442): Denz. -Schönm., 1330].

256

Ai catecumeni di Costantinopoli san Gregorio Nazianzeno, detto anche “il Teologo”, consegna questa sintesi della fede trinitaria:

Innanzi tutto, conservatemi questo prezioso deposito, per il quale io vivo e combatto, con il quale voglio morire, che mi rende capace di sopportare ogni male e di disprezzare tutti i piaceri: intendo dire la professione di fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Io oggi ve la affido. Con essa fra poco vi immergerò nell’acqua e da essa vi trarrò. Ve la dono, questa professione, come compagna e patrona di tutta la vostra vita. Vi do una sola Divinità e Potenza, che è Uno in Tre, e contiene i Tre in modo distinto. Divinità senza differenza di sostanza o di natura, senza grado superiore che eleva, o inferiore che abbassa. . . Di tre infiniti è l’infinita connaturalità. Ciascuno considerato in sé è Dio tutto intiero. . . Dio le Tre Persone considerate insieme. . . Ho appena appena incominciato a pensare all’Unità ed eccomi immerso nello splendore della Trinità. Ho appena incominciato a pensare alla Trinità ed ecco che l’Unità mi sazia. . [San Gregorio Nazianzeno, Orationes, 40, 41: PG 36, 417].

IV. Le operazioni divine e le missioni trinitarie

257

“O lux, beata Trinitas et principalis Unitas – O luce, Trinità beata e originaria Unità!” [Liturgia delle Ore, Inno ai Vespri “O lux beata Trinitas”]. Dio è eterna beatitudine, vita immortale, luce senza tramonto. Dio è Amore: Padre, Figlio e Spirito Santo. Dio liberamente vuol comunicare la gloria della sua vita beata. Tale è il disegno della sua benevolenza, [Cf Ef 1,9 ] disegno che ha concepito prima della creazione del mondo nel suo Figlio diletto, “predestinandoci ad essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo” ( Ef 1,4-5 ), cioè “ad essere conformi all’immagine del Figlio suo” ( Rm 8,29 ), in forza dello “Spirito da figli adottivi”( Rm 8,15 ). Questo progetto è una “grazia che ci è stata data. . . fin dall’eternità” ( 2Tm 1,9-10 ) e che ha come sorgente l’amore trinitario. Si dispiega nell’opera della creazione, in tutta la storia della salvezza dopo la caduta, nella missione del Figlio e in quella dello Spirito, che si prolunga nella missione della Chiesa [Cf Conc. Ecum. Vat. II, Ad gentes, 2-9].

258

Tutta l’Economia divina è l’opera comune delle tre Persone divine. Infatti, la Trinità, come ha una sola e medesima natura, così ha una sola e medesima operazione [Cf Concilio di Costantinopoli II (553): Denz. -Schönm., 421]. “Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono tre principi della creazione, ma un solo principio” [Concilio di Firenze (1442): Denz. -Schönm., 1331]. Tuttavia, ogni Persona divina compie l’operazione comune secondo la sua personale proprietà. Così la Chiesa rifacendosi al Nuovo Testamento [Cf 1Cor 8,6 ] professa: “Uno infatti è Dio Padre, dal quale sono tutte le cose; uno il Signore Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose; uno è lo Spirito Santo, nel quale sono tutte le cose” [Concilio di Costantinopoli II (553): Denz. -Schönm., 421]. Le missioni divine dell’Incarnazione del Figlio e del dono dello Spirito Santo sono quelle che particolarmente manifestano le proprietà delle Persone divine.

259

Tutta l’Economia divina, opera comune e insieme personale, fa conoscere tanto la proprietà delle Persone divine, quanto la loro unica natura. Parimenti, tutta la vita cristiana è comunione con ognuna delle Persone divine, senza in alcun modo separarle. Chi rende gloria al Padre lo fa per il Figlio nello Spirito Santo; chi segue Cristo, lo fa perché il Padre lo attira [Cf Gv 6,44 ] e perché lo Spirito lo guida [Cf Rm 8,14 ].

260

Il fine ultimo dell’intera Economia divina è che tutte le creature entrino nell’unità perfetta della Beata Trinità [Cf Gv 17,21-23 ]. Ma fin d’ora siamo chiamati ad essere abitati dalla Santissima Trinità: “Se uno mi ama”, dice il Signore, “osserverà la mia Parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” ( Gv 14,23 ):

O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a dimenticarmi completamente, per stabilirmi in te, immobile e serena come se la mia anima fosse già nell’eternità; nulla possa turbare la mia pace né farmi uscire da te, o mio Immutabile, ma che ogni minuto mi porti più addentro nella profondità del tuo Mistero! Pacifica la mia anima; fanne il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo riposo. Che io non ti lasci mai sola, ma che sia lì, con tutta me stessa, tutta vigile nella mia fede, tutta adorante, tutta offerta alla tua azione creatrice [Beata Elisabetta della Trinità, Preghiera].

In sintesi

261

Il Mistero della Santissima Trinità è il Mistero centrale della fede e della vita cristiana. Soltanto Dio può darcene la conoscenza rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo.

262

L’Incarnazione del Figlio di Dio rivela che Dio è il Padre eterno e che il Figlio è consustanziale al Padre, cioè che in lui e con lui è lo stesso unico Dio.

263

La missione dello Spirito Santo, che il Padre manda nel nome del Figlio [Cf Gv 14,26 ] e che il Figlio manda “dal Padre” ( Gv 15,26 ), rivela che egli è con loro lo stesso unico Dio. “Con il Padre e con il Figlio è adorato e glorificato”.

264

“Lo Spirito Santo procede, primariamente, dal Padre e, per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio, procede dal Padre e dal Figlio in comunione” [Sant’Agostino, De Trinitate, 15, 26, 47].

265

Attraverso la grazia del Battesimo “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”, siamo chiamati ad aver parte alla vita della Beata Trinità, quaggiù nell’oscurità della fede, e, oltre la morte, nella luce eterna [Cf Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 9].

266

“Fides autem catholica haec est, ut unum Deum in Trinitate, et Trinitatem in unitate veneremur, neque confundentes personas, neque substantiam separantes: alia enim est persona Patris, alia Filii, alia Spiritus Sancti; sed Patris et Filii et Spiritus Sancti est una divinitas, aequalis gloria, coaeterna maiestas – La fede cattolica consiste nel venerare un Dio solo nella Trinità, e la Trinità nell’Unità, senza confusione di Persone né separazione della sostanza: altra infatti è la Persona del Padre, altra quella del Figlio, altra quella dello Spirito Santo; ma unica è la divinità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, uguale la gloria, coeterna la maestà” [Simbolo “Quicumque”: Denz. -Schönm., 75].

267

Inseparabili nella loro sostanza, le Persone divine sono inseparabili anche nelle loro operazioni. Ma nell’unica operazione divina ogni Per sona manifesta ciò che le è proprio nella Trinità, soprattutto nelle missioni divine dell’Incarnazione del Figlio e del dono dello Spirito Santo.

“You are not of the world, but I chose you out of the world”

Scripture: John 15:18-21

18 “If the world hates you, know that it has hated me before it hated you. 19 If you were of the world, the world would love its own; but because you are not of the world, but I chose you out of the world, therefore the  world hates you. 20 Remember the word that I said to you, `A servant is not greater than his master.’ If they persecuted me, they will persecute you; if they kept my word, they will keep yours also. 21 But all this they will do to you on my account, because they do not know him who sent me.

Meditation: What does Jesus mean when he says “you are not of this world”?  The “world” in scripture refers to that society of people who are hostile towards God and opposed to his will.  The “world” rejected Jesus and his disciples can expect the same treatment. Jesus leaves no middle ground for his followers. We are either for him or against him, for his kingdom of light or for the kingdom of darkness. The prophet Isaiah warned that humans separated from God by sin and spiritual darkness would end up calling evil good and good evil (Isaiah 5:20).  How can we rightly distinguish good from evil? The love of God draws us to all that is lovely, true and good.  If we truly love God then we will submit to his truth and will for our lives.  A friend of God cannot expect to be a friend of the world. Jesus’ demand is unequivocal and without compromise. Do not love the world or the things in the world. If any one loves the world, love for the Father is not in him (1 John 2:15). We must make a choice either for or against God. Do you seek to please God in all your thoughts, actions, and relationships? Let the Holy Spirit inflame your heart with the love of God.

“Lord, may the fire of your love inflame my heart with zeal for your kingdom. And may there be no rivals to keep my from loving your first and foremost above all else.”


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(c) 1999,2001 Don Schwager

Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto

LIBRO DEL PROFETA GEREMIA – 1

1Parole di Geremia, figlio di Chelkia, uno dei sacerdoti che risiedevano ad Anatòt, nel territorio di Beniamino. 2A lui fu rivolta la parola del Signore al tempo di Giosia, figlio di Amon, re di Giuda, l’anno tredicesimo del suo regno, 3e successivamente anche al tempo di Ioiakìm, figlio di Giosia, re di Giuda, fino alla fine dell’anno undicesimo di Sedecìa, figlio di Giosia, re di Giuda, cioè fino alla deportazione di Gerusalemme, avvenuta nel quinto mese di quell’anno.
4Mi fu rivolta questa parola del Signore:
5«Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto,
prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato;
ti ho stabilito profeta delle nazioni».
6Risposi: «Ahimè, Signore Dio!
Ecco, io non so parlare, perché sono giovane».
7Ma il Signore mi disse: «Non dire: “Sono giovane”.
Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò
e dirai tutto quello che io ti ordinerò.
8Non aver paura di fronte a loro,
perché io sono con te per proteggerti».
Oracolo del Signore.
9Il Signore stese la mano
e mi toccò la bocca,
e il Signore mi disse:
«Ecco, io metto le mie parole sulla tua bocca.
10Vedi, oggi ti do autorità
sopra le nazioni e sopra i regni
per sradicare e demolire,
per distruggere e abbattere,
per edificare e piantare».
11Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Che cosa vedi, Geremia?». Risposi: «Vedo un ramo di mandorlo». 12Il Signore soggiunse: «Hai visto bene, poiché io vigilo sulla mia parola per realizzarla».
13Mi fu rivolta di nuovo questa parola del Signore: «Che cosa vedi?». Risposi: «Vedo una pentola bollente, la cui bocca è inclinata da settentrione». 14Il Signore mi disse:
«Dal settentrione dilagherà la sventura
su tutti gli abitanti della terra.
15Poiché, ecco, io sto per chiamare
tutti i regni del settentrione.
Oracolo del Signore.
Essi verranno
e ognuno porrà il proprio trono
alle porte di Gerusalemme,
contro le sue mura, tutt’intorno,
e contro tutte le città di Giuda.
16Allora pronuncerò i miei giudizi contro di loro,
per tutta la loro malvagità,
poiché hanno abbandonato me
e hanno sacrificato ad altri dèi
e adorato idoli fatti con le proprie mani.
17Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi,
àlzati e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò;
non spaventarti di fronte a loro,
altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro.
18Ed ecco, oggi io faccio di te
come una città fortificata,
una colonna di ferro
e un muro di bronzo
contro tutto il paese,
contro i re di Giuda e i suoi capi,
contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese.
19Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno,
perché io sono con te per salvarti».
Oracolo del Signore.

“You did not choose me, but I chose you”

Scripture: John 15:12-17

12 “This is my commandment, that you love one another as I have loved you. 13 Greater love has no man than this, that a man lay down his life for his friends. 14 You are my friends if you do what I command you. 15 No longer do I call you servants, for the servant does not know what his master is doing; but I have called you friends, for all that I have  heard from my Father I have made known to you. 16 You did not choose me, but I chose you and appointed you that you should go and bear fruit and that your fruit should abide; so that whatever you ask the Father in my name, he may give it to you. 17 This I command you, to love one another.

Meditation: Do you know the friendship of God?  One of the special marks of favor shown in the scriptures is to be called the friend of God.  Abraham is called the friend of God (Isaiah 41:8). God speaks with Abraham as a man speaks with his friend (Exodus 33:11). Jesus, the Lord and Master, in turn, calls the disciples his friends rather than his servants. What does it mean to be a friend of God? Friendship with God certainly entails a loving relationship which goes beyond mere duty and obedience. Jesus’ discourse on friendship and brotherly love echoes the words of Proverbs:  A friend loves at all times; and a brother is born for adversity (Proverbs 17:17). The distinctive feature of Jesus’ relationship with his disciples was his personal love for them. He loved his own to the end (John 13:1).  His love was unconditional and wholly directed to the good of others.  His love was also sacrificial.  He gave the best he had and all that he had.  He gave his very life for those he loved in order to secure for them everlasting life with the Father.

True love is costly. A true lover gives the best he can offer and is willing to sacrifice everything he has for the beloved.  God willingly paid the price for our redemption — the sacrifice of his only begotten Son. That’s the nature of true friendship and love — the willingness to give all for the beloved. True friends will lay down their lives for each other. Jesus tells us that he is our friend and he loves us whole-heartedly and unconditionally. He wants us to love one another just as he loves us, whole-heartedly and without reserve. His love fills our hearts and transforms our minds and frees us to give ourselves in loving service to others. If we open our hearts to his love and obey his command to love our neighbor, then we will bear much fruit in our lives, fruit that will last for eternity. Do you wish to be fruitful and to abound in the love of God?

“Teach us, good Lord, to serve you as you deserve, to give and not to count the cost, to fight and not to heed the wounds, to toil and not to seek for rest, to labor and not to ask for any reward, save that of knowing that we do your will; through Jesus Christ our Lord.”  (Prayer of Ignatius Loyola)


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(c) 1999,2001 Don Schwager

Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?

Seconda lettera ai Corinzi – 11

1Se soltanto poteste sopportare un po’ di follia da parte mia! Ma, certo, voi mi sopportate. 2Io provo infatti per voi una specie di gelosia divina: vi ho promessi infatti a un unico sposo, per presentarvi a Cristo come vergine casta. 3Temo però che, come il serpente con la sua malizia sedusse Eva, così i vostri pensieri vengano in qualche modo traviati dalla loro semplicità e purezza nei riguardi di Cristo. 4Infatti, se il primo venuto vi predica un Gesù diverso da quello che vi abbiamo predicato noi, o se ricevete uno spirito diverso da quello che avete ricevuto, o un altro vangelo che non avete ancora sentito, voi siete ben disposti ad accettarlo. 5Ora, io ritengo di non essere in nulla inferiore a questi superapostoli! 6E se anche sono un profano nell’arte del parlare, non lo sono però nella dottrina, come abbiamo dimostrato in tutto e per tutto davanti a voi.
7O forse commisi una colpa abbassando me stesso per esaltare voi, quando vi ho annunciato gratuitamente il vangelo di Dio? 8Ho impoverito altre Chiese accettando il necessario per vivere, allo scopo di servire voi. 9E, trovandomi presso di voi e pur essendo nel bisogno, non sono stato di peso ad alcuno, perché alle mie necessità hanno provveduto i fratelli giunti dalla Macedonia. In ogni circostanza ho fatto il possibile per non esservi di aggravio e così farò in avvenire. 10Cristo mi è testimone: nessuno mi toglierà questo vanto in terra di Acaia!
11Perché? Forse perché non vi amo? Lo sa Dio! 12Lo faccio invece, e lo farò ancora, per troncare ogni pretesto a quelli che cercano un pretesto per apparire come noi in quello di cui si vantano. 13Questi tali sono falsi apostoli, lavoratori fraudolenti, che si mascherano da apostoli di Cristo. 14Ciò non fa meraviglia, perché anche Satana si maschera da angelo di luce. 15Non è perciò gran cosa se anche i suoi ministri si mascherano da ministri di giustizia; ma la loro fine sarà secondo le loro opere.
16Lo dico di nuovo: nessuno mi consideri un pazzo. Se no, ritenetemi pure come un pazzo, perché anch’io possa vantarmi un poco. 17Quello che dico, però, non lo dico secondo il Signore, ma come da stolto, nella fiducia che ho di potermi vantare. 18Dal momento che molti si vantano da un punto di vista umano, mi vanterò anch’io. 19Infatti voi, che pure siete saggi, sopportate facilmente gli stolti. 20In realtà sopportate chi vi rende schiavi, chi vi divora, chi vi deruba, chi è arrogante, chi vi colpisce in faccia. 21Lo dico con vergogna, come se fossimo stati deboli!
Tuttavia, in quello in cui qualcuno osa vantarsi – lo dico da stolto – oso vantarmi anch’io. 22Sono Ebrei? Anch’io! Sono Israeliti? Anch’io! Sono stirpe di Abramo? Anch’io! 23Sono ministri di Cristo? Sto per dire una pazzia, io lo sono più di loro: molto di più nelle fatiche, molto di più nelle prigionie, infinitamente di più nelle percosse, spesso in pericolo di morte. 24Cinque volte dai Giudei ho ricevuto i quaranta colpi meno uno; 25tre volte sono stato battuto con le verghe, una volta sono stato lapidato, tre volte ho fatto naufragio, ho trascorso un giorno e una notte in balìa delle onde. 26Viaggi innumerevoli, pericoli di fiumi, pericoli di briganti, pericoli dai miei connazionali, pericoli dai pagani, pericoli nella città, pericoli nel deserto, pericoli sul mare, pericoli da parte di falsi fratelli; 27disagi e fatiche, veglie senza numero, fame e sete, frequenti digiuni, freddo e nudità. 28Oltre a tutto questo, il mio assillo quotidiano, la preoccupazione per tutte le Chiese. 29Chi è debole, che anch’io non lo sia? Chi riceve scandalo, che io non ne frema?
30Se è necessario vantarsi, mi vanterò della mia debolezza. 31Dio e Padre del Signore Gesù, lui che è benedetto nei secoli, sa che non mentisco. 32A Damasco, il governatore del re Areta aveva posto delle guardie nella città dei Damasceni per catturarmi, 33ma da una finestra fui calato giù in una cesta, lungo il muro, e sfuggii dalle sue mani.

 

Poiché per molti giorni staranno i figli d’Israele senza re e senza capo

LIBRO DEL PROFETA OSEA – 3

1Il Signore mi disse: «Va’ ancora, ama la tua donna: è amata dal marito ed è adultera, come il Signore ama i figli d’Israele ed essi si rivolgono ad altri dèi e amano le schiacciate d’uva».
2Io me l’acquistai per quindici pezzi d’argento e un homer e mezzo d’orzo 3e le dissi: «Per molti giorni starai con me, non ti prostituirai e non sarai di alcun uomo; così anch’io mi comporterò con te». 4Poiché per molti giorni staranno i figli d’Israele senza re e senza capo, senza sacrificio e senza stele, senza efod e senza terafìm. 5Poi torneranno i figli d’Israele, e cercheranno il Signore, loro Dio, e Davide, loro re, e trepidi si volgeranno al Signore e ai suoi beni, alla fine dei giorni.

Tuesday (January 10): Jesus taught with authority

Daily Reading & Meditation

Scripture: Mark 1:21-28

21 And they went into Capernaum; and immediately on the Sabbath he entered the synagogue and taught. 22 And they were astonished at his teaching, for he taught them as one who had authority, and not as the scribes. 23 And immediately there was in their synagogue a man with an unclean spirit; 24 and he cried out, “What have you to do with us, Jesus of Nazareth? Have you come to destroy us? I know who you are, the Holy One of God.” 25 But Jesus rebuked him, saying, “Be silent, and come out of him!” 26 And the unclean spirit, convulsing him and crying with a loud voice, came out of him. 27 And they were all amazed, so that they questioned among themselves, saying, “What is this? A new teaching! With authority he commands even the unclean spirits, and they obey him.” 28 And at once his fame spread everywhere throughout all the surrounding region of Galilee.

Meditation: Do you believe that God’s word has power to set you free and to transform your life? When Jesus taught he spoke with authority. He spoke the word of God as no one had spoken it before. When the Rabbis taught they supported their statements with quotes from other authorities. The prophets spoke with delegated authority – “Thus says the Lord.” When Jesus spoke he needed no authorities to back his statements. He was authority incarnate – the Word of God made flesh. When he spoke, God spoke. When he commanded even the demons obeyed.

Faith works through love and abounds in hope
Augustine of Hippo (354-430 AD) remarked that “faith is mighty, but without love it profits nothing. The devils confessed Christ, but lacking charity it availed nothing. They said, ‘What have we to do with you’ (Mark 1:24)? They confessed a sort of faith, but without love. Hence they were devils.”

Faith is powerful, but without love it profits nothing (1 Corinthians 13). Scripture tells us that true faith works through love (Galatians 5:6) and abounds in hope (Romans 15:13). Our faith is made perfect in love because love orients us to the supreme good which is God himself as well as the good of our neighbor who is created in the image and likeness of God (Genesis 1:26,27).

Hope anchors our faith in the promises of God and purifies our desires for the things which will last for eternity. That is why the word of Christ has power to set us free from all that would keep us bound up in sin, deception, and despair. Bede the venerable abbot of an English monastery (672-735) contrasted the power and authority of Jesus’ word with the word of the devil:  “The devil, because he had deceived Eve with his tongue, is punished by the tongue, that he might not speak” [Homilies on the Gospels 1.8].

Faith must be nourished with the Word of God
Faith is both a free gift of God and the free assent of our will to the whole truth that God has revealed. To live, grow, and persevere in the faith to the end, we must nourish it with the word of God. The Lord gives us his Holy Spirit to enlighten our minds that we may grow in his truth and in the knowledge of his great love for each of us. If we approach God’s word with trust and submission, and with an eagerness to do what the Lord desires for us, then we are in a much better position to learn what God wants to teach us through his word. Are you eager to be taught by the Lord and to conform your mind, heart, attitude, and intentions according to his word of truth, goodness, and love?

“Lord Jesus, your word is power and life. May I never doubt your love and mercy, and the power of your word that sets us free, and brings healing and restoration to body, mind, heart, and spirit.”

Psalm 8:2,5-9

2 By the mouth of babes and infants, you have founded a bulwark because of your foes, to still the enemy and the avenger.
5 Yet you have made him little less than God, and did crown him with glory and honor.
6 You have given him dominion over the works of your hands; you have put all things under his feet,
7 all sheep and oxen, and also the beasts of the field,
8 the birds of the air, and the fish of the sea, whatever passes along the paths of the sea.
9 O LORD, our Lord, how majestic is your name in all the earth!

Daily Quote from the early church fathers: Knowing without loving, by Augustine of Hippo, 354-430 A.D.

“Those words show clearly that the demons had much knowledge, but entirely lacked love. They dreaded receiving their punishment from him. They did not love the righteousness that was in him. He made himself known to them to the extent he willed; and he willed to be made known to the extent that was fitting. But he was not made known to them as he is known to the holy angels, who enjoy participation in his eternity, in that he is the Word of God. To the demons he is known as he had to be made known, by striking terror into them, for his purpose was to free from their tyrannical power all who were predestined for his kingdom and glory, which is eternally true and truly eternal. Therefore, he did not make himself known to the demons as the life eternal, and the unchangeable light which illuminates his true worshipers, whose hearts are purified by faith in him so that they see that light. He was known to the demons through certain temporal effects of his power, the signs of his hidden presence, which could be more evident to their senses, even those of malignant spirits, than to the weak perception of human beings. (excerpt from CITY OF GOD 9.21)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite:
copyright (c) 2017 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager

 

E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente

Atti degli Apostoli – 6

1In quei giorni, aumentando il numero dei discepoli, quelli di lingua greca mormorarono contro quelli di lingua ebraica perché, nell’assistenza quotidiana, venivano trascurate le loro vedove. 2Allora i Dodici convocarono il gruppo dei discepoli e dissero: «Non è giusto che noi lasciamo da parte la parola di Dio per servire alle mense. 3Dunque, fratelli, cercate fra voi sette uomini di buona reputazione, pieni di Spirito e di sapienza, ai quali affideremo questo incarico. 4Noi, invece, ci dedicheremo alla preghiera e al servizio della Parola». 5Piacque questa proposta a tutto il gruppo e scelsero Stefano, uomo pieno di fede e di Spirito Santo, Filippo, Pròcoro, Nicànore, Timone, Parmenàs e Nicola, un prosèlito di Antiòchia. 6Li presentarono agli apostoli e, dopo aver pregato, imposero loro le mani.
7E la parola di Dio si diffondeva e il numero dei discepoli a Gerusalemme si moltiplicava grandemente; anche una grande moltitudine di sacerdoti aderiva alla fede.
8Stefano intanto, pieno di grazia e di potenza, faceva grandi prodigi e segni tra il popolo. 9Allora alcuni della sinagoga detta dei Liberti, dei Cirenei, degli Alessandrini e di quelli della Cilìcia e dell’Asia, si alzarono a discutere con Stefano, 10ma non riuscivano a resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. 11Allora istigarono alcuni perché dicessero: «Lo abbiamo udito pronunciare parole blasfeme contro Mosè e contro Dio». 12E così sollevarono il popolo, gli anziani e gli scribi, gli piombarono addosso, lo catturarono e lo condussero davanti al sinedrio. 13Presentarono quindi falsi testimoni, che dissero: «Costui non fa che parlare contro questo luogo santo e contro la Legge. 14Lo abbiamo infatti udito dichiarare che Gesù, questo Nazareno, distruggerà questo luogo e sovvertirà le usanze che Mosè ci ha tramandato».
15E tutti quelli che sedevano nel sinedrio, fissando gli occhi su di lui, videro il suo volto come quello di un angelo.

Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica – Articoli da 207 a 217

« CREDO LA VITA ETERNA »

207. Che cos’è la vita eterna?

1020
1051

La vita eterna è quella che inizierà subito dopo la morte. Essa non avrà fine. Sarà preceduta per ognuno da un giudizio particolare ad opera di Cristo, giudice dei vivi e dei morti, e sarà sancita dal giudizio finale.

208. Che cos’è il giudizio particolare?

1021-1022
1051

È il giudizio di retribuzione immediata, che ciascuno, fin dalla sua morte, riceve da Dio nella sua anima immortale, in rapporto alla sua fede e alle sue opere. Tale retribuzione consiste nell’accesso alla beatitudine del cielo, immediatamente o dopo un’adeguata purificazione, oppure alla dannazione eterna nell’inferno.

209. Che cosa s’intende per «cielo»?

1023-1026
1053

Per «cielo» s’intende lo stato di felicità suprema e definitiva. Quelli che muoiono nella grazia di Dio e non hanno bisogno di ulteriore purificazione sono riuniti attorno a Gesù e a Maria, agli Angeli e ai Santi. Formano così la Chiesa del cielo, dove essi vedono Dio «a faccia a faccia» (1 Cor 13,12), vivono in comunione d’amore con la Santissima Trinità e intercedono per noi.

« La vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre, che, attraverso il Figlio nello Spirito Santo, riversa come fonte su tutti noi i suoi doni celesti. E per la sua bontà promette veramente anche a noi uomini i beni divini della vita eterna» (san Cirillo di Gerusalemme).

  

210. Che cos’è il purgatorio?

1030-1031
1054

Il purgatorio è lo stato di quanti muoiono nell’amicizia di Dio, ma, benché sicuri della loro salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione, per entrare nella beatitudine celeste.
 

211. Come possiamo aiutare la purificazione delle anime del purgatorio?

1032

In virtù della comunione dei santi, i fedeli ancora pellegrini sulla terra possono aiutare le anime del purgatorio offrendo per loro preghiere di suffragio, in particolare il Sacrificio eucaristico, ma anche elemosine, indulgenze e opere di penitenza.

212. In che cosa consiste l’inferno?

1033-1035
1056-1057

Consiste nella dannazione eterna di quanti muoiono per libera scelta in peccato mortale. La pena principale dell’inferno sta nella separazione eterna da Dio, nel quale unicamente l’uomo ha la vita e la felicità, per le quali è stato creato e alle quali aspira. Cristo esprime questa realtà con le parole: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno» (Mt 25,41).

213. Come si concilia l’esistenza dell’inferno con l’infinita bontà di Dio?

1036-1037

Dio, pur volendo «che tutti abbiano modo di pentirsi» (2 Pt 3,9), tuttavia, avendo creato l’uomo libero e responsabile, rispetta le sue decisioni. Pertanto, è l’uomo stesso che, in piena autonomia, si esclude volontariamente dalla comunione con Dio se, fino al momento della propria morte, persiste nel peccato mortale, rifiutando l’amore misericordioso di Dio.

214. In che cosa consisterà il giudizio finale?

1038-1041
1058-1059

Il giudizio finale (universale) consisterà nella sentenza di vita beata o di condanna eterna, che il Signore Gesù, ritornando quale giudice dei vivi e dei morti, emetterà a riguardo «dei giusti e degli ingiusti» (At 24,15), riuniti tutti insieme davanti a lui. A seguito di tale giudizio finale, il corpo risuscitato parteciperà alla retribuzione che l’anima ha avuto nel giudizio particolare.

215. Quando avverrà questo giudizio?

1040

Questo giudizio avverrà alla fine del mondo, di cui solo Dio conosce il giorno e l’ora.

216. Che cos’è la speranza dei cieli nuovi e della terra nuova?

1042-1050
1060

Dopo il giudizio finale, lo stesso universo, liberato dalla schiavitù della corruzione, parteciperà alla gloria di Cristo con l’inaugurazione dei «nuovi cieli» e di una «terra nuova» (2 Pt 3,13). Sarà così raggiunta la pienezza del Regno di Dio, ossia la realizzazione definitiva del disegno salvifico di Dio di «ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef l, l0). Dio allora sarà «tutto in tutti» (1 Cor 15,28), nella vita eterna.

« Amen »

217. Che cosa significa l’Amen, che conclude la nostra professione di fede?

1061-1065

La parola ebraica Amen, che conclude anche l’ultimo libro della Sacra Scrittura, alcune preghiere del Nuovo Testamento e quelle liturgiche della Chiesa, significa il nostro «sì» fiducioso e totale a quanto abbiamo professato di credere, fidandoci totalmente di colui che è l’« Amen » (Ap 3,14) definitivo: Cristo Signore.