Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità

Prima lettera ai Tessalonicesi – 4

1Per il resto, fratelli, vi preghiamo e supplichiamo nel Signore Gesù affinché, come avete imparato da noi il modo di comportarvi e di piacere a Dio – e così già vi comportate –, possiate progredire ancora di più. 2Voi conoscete quali regole di vita vi abbiamo dato da parte del Signore Gesù. 3Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate dall’impurità, 4che ciascuno di voi sappia trattare il proprio corpo con santità e rispetto, 5senza lasciarsi dominare dalla passione, come i pagani che non conoscono Dio; 6che nessuno in questo campo offenda o inganni il proprio fratello, perché il Signore punisce tutte queste cose, come vi abbiamo già detto e ribadito. 7Dio non ci ha chiamati all’impurità, ma alla santificazione. 8Perciò chi disprezza queste cose non disprezza un uomo, ma Dio stesso, che vi dona il suo santo Spirito.
9Riguardo all’amore fraterno, non avete bisogno che ve ne scriva; voi stessi infatti avete imparato da Dio ad amarvi gli uni gli altri, 10e questo lo fate verso tutti i fratelli dell’intera Macedonia. Ma vi esortiamo, fratelli, a progredire ancora di più 11e a fare tutto il possibile per vivere in pace, occuparvi delle vostre cose e lavorare con le vostre mani, come vi abbiamo ordinato, 12e così condurre una vita decorosa di fronte agli estranei e non avere bisogno di nessuno.
13Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell’ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza. 14Se infatti crediamo che Gesù è morto e risorto, così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti. 15Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita alla venuta del Signore, non avremo alcuna precedenza su quelli che sono morti. 16Perché il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell’arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo. E prima risorgeranno i morti in Cristo; 17quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto, e così per sempre saremo con il Signore. 18Confortatevi dunque a vicenda con queste parole.

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Dite agli smarriti di cuore: «Coraggio, non temete! Ecco il vostro Dio, giunge la vendetta, la ricompensa divina. Egli viene a salvarvi»

LIBRO DEL PROFETA ISAIA – 35

1Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso 2fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
3Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
4Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
5Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
6Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto,
perché scaturiranno acque nel deserto,
scorreranno torrenti nella steppa.
7La terra bruciata diventerà una palude,
il suolo riarso sorgenti d’acqua.
I luoghi dove si sdraiavano gli sciacalli
diventeranno canneti e giuncaie.
8Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa;
nessun impuro la percorrerà.
Sarà una via che il suo popolo potrà percorrere
e gli ignoranti non si smarriranno.
9Non ci sarà più il leone,
nessuna bestia feroce la percorrerà o vi sosterà.
Vi cammineranno i redenti.
10Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno
e fuggiranno tristezza e pianto.

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“Him whom comes to me I will not cast out”

Scripture: John 6:35-40

35 Jesus said to them, “I am the bread of life; he who comes to me shall not hunger, and he who believes in me shall never thirst. 36 But I said to you that you have seen me and yet do not believe. 37 All that the Father gives me will come to me; and him who comes to me I will not cast out. 38 For I have come down from heaven, not to do my own will, but the will of him who sent me; 39 and this is the will of him who sent me, that I should lose nothing of all that he has given me, but raise it up at the last day. 40 For this is the will of my Father, that every one who sees the Son and believes in him should have eternal life; and I will raise him up at the last day.”

Meditation: Why did Jesus call himself the bread of life?  The Jews understood that God promised them mana from heaven to sustain them on their journey to the promised land.  Bread is the very staple of life.  We could not live without food for very long.  Bread sustains us.  But what is life?  Jesus clearly meant something more than mere physical existence.  The life Jesus refers to is connected with God, the author of life.  Real life is a relationship with the living God, a relationship of trust, love, obedience.  This is what Jesus makes possible for us — a loving relationship with the God who created us for love with Him.  Apart from Jesus no on can enter that kind of life and relationship.  Are you satisfied with mere physical existence or do you hunger for real life?  Jesus makes three claims here.   First he offers himself as spiritual food which produces the very life of God within us.  Second, he promises unbroken friendship and freedom from the fear of being forsaken or cut off from God.  Third, he offers us the hope of sharing in his resurrection. Those who accept Jesus as Lord and Savior will be raised up to immortal life with Jesus when he comes again on the last day.  Do you know the joy and hope of the resurrection?

“Lord Jesus Christ, your death brought life and hope where there was once only despair and defeat.  Give me the unshakeable hope of everlasting life, the inexpressible joy of knowing your unfailing love, and the unquestioning faith and obedience in doing the will of our Father in heaven.”


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(c) 2001 Don Schwager
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O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie!

Lettera ai Romani – 11

1Io domando dunque: Dio ha forse ripudiato il suo popolo? Impossibile! Anch’io infatti sono Israelita, della discendenza di Abramo, della tribù di Beniamino. 2Dio non ha ripudiato il suo popolo, che egli ha scelto fin da principio.
Non sapete ciò che dice la Scrittura, nel passo in cui Elia ricorre a Dio contro Israele? 3Signore, hanno ucciso i tuoi profeti, hanno rovesciato i tuoi altari, sono rimasto solo e ora vogliono la mia vita. 4Che cosa gli risponde però la voce divina? Mi sono riservato settemila uomini, che non hanno piegato il ginocchio davanti a Baal. 5Così anche nel tempo presente vi è un resto, secondo una scelta fatta per grazia. 6E se lo è per grazia, non lo è per le opere; altrimenti la grazia non sarebbe più grazia.
7Che dire dunque? Israele non ha ottenuto quello che cercava; lo hanno ottenuto invece gli eletti. Gli altri invece sono stati resi ostinati, 8come sta scritto:
Dio ha dato loro uno spirito di torpore,
occhi per non vedere
e orecchi per non sentire,
fino al giorno d’oggi.
9E Davide dice:
Diventi la loro mensa un laccio, un tranello,
un inciampo e un giusto castigo!
10Siano accecati i loro occhi in modo che non vedano
e fa’ loro curvare la schiena per sempre!
11Ora io dico: forse inciamparono per cadere per sempre? Certamente no. Ma a causa della loro caduta la salvezza è giunta alle genti, per suscitare la loro gelosia. 12Se la loro caduta è stata ricchezza per il mondo e il loro fallimento ricchezza per le genti, quanto più la loro totalità!
13A voi, genti, ecco che cosa dico: come apostolo delle genti, io faccio onore al mio ministero, 14nella speranza di suscitare la gelosia di quelli del mio sangue e di salvarne alcuni. 15Se infatti il loro essere rifiutati è stata una riconciliazione del mondo, che cosa sarà la loro riammissione se non una vita dai morti?
16Se le primizie sono sante, lo sarà anche l’impasto; se è santa la radice, lo saranno anche i rami. 17Se però alcuni rami sono stati tagliati e tu, che sei un olivo selvatico, sei stato innestato fra loro, diventando così partecipe della radice e della linfa dell’olivo, 18non vantarti contro i rami! Se ti vanti, ricordati che non sei tu che porti la radice, ma è la radice che porta te.
19Dirai certamente: i rami sono stati tagliati perché io vi fossi innestato! 20Bene; essi però sono stati tagliati per mancanza di fede, mentre tu rimani innestato grazie alla fede. Tu non insuperbirti, ma abbi timore! 21Se infatti Dio non ha risparmiato quelli che erano rami naturali, tanto meno risparmierà te!
22Considera dunque la bontà e la severità di Dio: la severità verso quelli che sono caduti; verso di te invece la bontà di Dio, a condizione però che tu sia fedele a questa bontà. Altrimenti anche tu verrai tagliato via. 23Anch’essi, se non persevereranno nell’incredulità, saranno innestati; Dio infatti ha il potere di innestarli di nuovo! 24Se tu infatti, dall’olivo selvatico, che eri secondo la tua natura, sei stato tagliato via e, contro natura, sei stato innestato su un olivo buono, quanto più essi, che sono della medesima natura, potranno venire di nuovo innestati sul proprio olivo!
25Non voglio infatti che ignoriate, fratelli, questo mistero, perché non siate presuntuosi: l’ostinazione di una parte d’Israele è in atto fino a quando non saranno entrate tutte quante le genti. 26Allora tutto Israele sarà salvato, come sta scritto:
Da Sion uscirà il liberatore,
egli toglierà l’empietà da Giacobbe.
27Sarà questa la mia alleanza con loro
quando distruggerò i loro peccati.
28Quanto al Vangelo, essi sono nemici, per vostro vantaggio; ma quanto alla scelta di Dio, essi sono amati, a causa dei padri, 29infatti i doni e la chiamata di Dio sono irrevocabili! 30Come voi un tempo siete stati disobbedienti a Dio e ora avete ottenuto misericordia a motivo della loro disobbedienza, 31così anch’essi ora sono diventati disobbedienti a motivo della misericordia da voi ricevuta, perché anch’essi ottengano misericordia. 32Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disobbedienza, per essere misericordioso verso tutti!
33O profondità della ricchezza, della sapienza e della conoscenza di Dio! Quanto insondabili sono i suoi giudizi e inaccessibili le sue vie! 34Infatti,
chi mai ha conosciuto il pensiero del Signore?
O chi mai è stato suo consigliere?
35O chi gli ha dato qualcosa per primo
tanto da riceverne il contraccambio?
36Poiché da lui, per mezzo di lui e per lui sono tutte le cose. A lui la gloria nei secoli. Amen.

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“Lord, give us this bread always”

Scripture: John 6:30-35

30 So they said to him, “Then what sign do you do, that we may see, and believe you? What work do you perform? 31 Our fathers ate the manna in the wilderness; as it is written, `He gave them bread from heaven to eat.'” 32 Jesus then said to them, “Truly, truly, I say to you, it was not Moses who gave you the bread from heaven; my Father gives you the true bread from heaven. 33 For the bread of God is that which comes down from heaven, and gives life to the world.” 34 They said to him, “Lord, give us this bread always.” 35 Jesus said to them, “I am the bread of life; he who comes to me shall not hunger, and he who believes in me shall never thirst.

Meditation: Do you hunger for the bread of life?  The Jews had always regarded the mana in the wilderness as the bread of God (Psalm 78:24, Exodus 16:15).  There was a strong Rabbinic belief that when the Messiah came he would give manna from heaven. This was the supreme work of Moses. Now the Jewish leaders were demanding that Jesus produce manna from heaven as proof to his claim to be the Messiah. Jesus responds by telling them that it was not Moses who gave the manna, but God. And the manna given to Moses and the people was not the real bread from heaven, but only a symbol of the bread to come.

Jesus then makes the claim which only God can make: I am the bread of life. The bread which Jesus offers is none else than the very life of God. This is the true bread which can truly satisfy the hunger in our hearts. The manna from heaven prefigured the superabundance of the unique bread of the Eucharist or Lord’s Supper which Jesus gave to his disciples on the eve of his sacrifice. The manna in the wilderness sustained the Israelites on their journey to the Promised Land. It could not produce eternal life for the Israelites. The bread which Jesus offers his disciples sustains us not only on our journey to the heavenly paradise, it gives us the abundant supernatural life of God which sustains us both now and for all eternity. When we receive from the Lord’s table we unite ourselves to Jesus Christ, who makes us sharers in his body and blood and partakers of his divine life. Ignatius of Antioch (35-107 A.D.) calls it the “one bread that provides the medicine of immortality, the antidote for death, and the food that makes us live for ever in Jesus Christ” (Ad Eph. 20,2). This supernatural food is healing for both body and soul and strength for our journey heavenward. Do you hunger for God and for the food which produces everlasting life?

“Lord Jesus Christ, you are the bread of life. You alone can satisfy the hunger in my heart. May I always find in you, the true bread from heaven, the source of life and nourishment I need to sustain me on my journey to the promised land of heaven.”


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(c) 2001-2009 Don Schwager
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A volte basta un raggio di sole

Bruno Ferrero

Un bambino che abitava la pianura era affascinato dalla linea delle montagne che si stagliava lontano all’orizzonte. Azzurrine, leggere, compatte, gli apparivano come un luogo di paradiso. Così diverso dalla terra aspra e grigia dove viveva.

Un giorno, ormai cresciuto, cedette al richiamo dell’orizzonte e decise di raggiungere quel posto incantato. Il viaggio durò a lungo, attraverso pianure e colline.

Stremato, arrivò infine sulla vetta delle montagne, ma dovette constatare con profonda delusione che le montagne non erano più azzurrine ma grigie e caotiche, sassose, aride ed aspre. Proprio come il paese che aveva lasciato.

Ma all’orizzonte, davanti a lui, si delineavano altre montagne, azzurre, violette, alonate di luce dorata. E ripartì.

Gli ci volle molto tempo per raggiungerle. Ma anche là, man mano che si avvicinava, l’azzurro e il viola scomparivano per lasciare spazio al grigio delle rocce e al giallo stopposo dell’erba bruciata. Ma davanti l’orizzonte era azzurro e rosa. E lui si rimetteva in cammino.

Era sempre una delusione: al suo arrivo anche le nuove terre si rivelavano ruvide e brulle.

Un giorno, ormai vecchio, vista vana la sua ricerca, decise di tornare indietro. Ed ecco, tutti i paesi che aveva lasciato erano azzurrini, leggeri, immersi in una incantevole luce dorata.

Il giorno era cominciato male e stava finendo peggio. Come al solito, l’autobus era molto affollato. Mentre venivo sballottata in tutte le direzioni, la tristezza cresceva. Poi sentii una voce profonda provenire dalla parte anteriore dell’autobus: “Bella giornata, non è vero?”.

A causa della folla non riuscivo a vedere l’uomo, ma lo sentivo descrivere il paesaggio primaverile, richiamando l’attenzione sulle cose che si avvicinavano: la chiesa, il parco, il cimitero, la caserma dei pompieri. Di lì a poco tutti i passeggeri guardavano fuori dal finestrino. L’entusiasmo era cosi contagioso che mi misi a sorridere per la prima volta nella giornata.

Arrivammo alla mia fermata. Dirigendomi con difficoltà verso la porta, diedi un’occhiata alla nostra guida: una figura grassottella con la barba nera, gli occhiali da sole, con in mano un bastone bianco.
Era cieco!

Scesi dall’autobus e, all’improvviso, tutta la mia tensione era svanita. Dio nella sua saggezza aveva mandato un cieco che mi aiutasse a vedere: a vedere che, sebbene a volte le cose vadano male, quando tutto sembra scuro e triste, il mondo continua ad essere bello. Canticchiando un motivetto salii le scale del mio appartamento. Non vedevo l’ora di salutare mio marito con le parole: “Bella giornata, non è vero?”.

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Ecco il seme della pace: la vite produrrà il suo frutto, la terra darà i suoi prodotti, i cieli daranno la rugiada: darò tutto ciò al resto di questo popolo

LIBRO DEL PROFETA ZACCARIA – 8

1La parola del Signore degli eserciti fu rivolta in questi termini: 2«Così dice il Signore degli eserciti:
Sono molto geloso di Sion,
un grande ardore m’infiamma per lei.
3Così dice il Signore: Tornerò a Sion e dimorerò a Gerusalemme. Gerusalemme sarà chiamata “Città fedele” e il monte del Signore degli eserciti “Monte santo”.
4Così dice il Signore degli eserciti: Vecchi e vecchie siederanno ancora nelle piazze di Gerusalemme, ognuno con il bastone in mano per la loro longevità. 5Le piazze della città formicoleranno di fanciulli e di fanciulle, che giocheranno sulle sue piazze.
6Così dice il Signore degli eserciti: Se questo sembra impossibile agli occhi del resto di questo popolo in quei giorni, sarà forse impossibile anche ai miei occhi? Oracolo del Signore degli eserciti.
7Così dice il Signore degli eserciti:
Ecco, io salvo il mio popolo
dall’oriente e dall’occidente:
8li ricondurrò ad abitare a Gerusalemme;
saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio,
nella fedeltà e nella giustizia.
9Così dice il Signore degli eserciti: Riprendano forza le vostre mani. Voi in questi giorni ascoltate queste parole pronunciate dai profeti quando furono poste le fondamenta della casa del Signore degli eserciti per la ricostruzione del tempio.
10Ma prima di questi giorni
non c’era salario per l’uomo
né salario per l’animale;
non c’era sicurezza alcuna
per chi andava e per chi veniva,
a causa degli invasori:
io stesso mettevo gli uomini l’uno contro l’altro.
11Ora invece verso il resto di questo popolo
io non sarò più come sono stato prima.
Oracolo del Signore degli eserciti.
12Ecco il seme della pace:
la vite produrrà il suo frutto,
la terra darà i suoi prodotti,
i cieli daranno la rugiada:
darò tutto ciò al resto di questo popolo.
13Come foste oggetto di maledizione fra le nazioni, o casa di Giuda e d’Israele, così, quando vi avrò salvati, diverrete una benedizione. Non temete dunque: riprendano forza le vostre mani.
14Così dice il Signore degli eserciti: Come decisi di affliggervi quando i vostri padri mi provocarono all’ira – dice il Signore degli eserciti – e non volli ravvedermi, 15così mi darò premura in questi giorni di fare del bene a Gerusalemme e alla casa di Giuda: Non temete! 16Ecco ciò che voi dovrete fare: dite la verità ciascuno con il suo prossimo; veraci e portatori di pace siano i giudizi che pronuncerete nei vostri tribunali. 17Nessuno trami nel cuore il male contro il proprio fratello; non amate il giuramento falso, poiché io detesto tutto questo». Oracolo del Signore.
18Mi fu rivolta questa parola del Signore degli eserciti: 19«Così dice il Signore degli eserciti: Il digiuno del quarto, quinto, settimo e decimo mese si cambierà per la casa di Giuda in gioia, in giubilo e in giorni di festa, purché amiate la verità e la pace.
20Così dice il Signore degli eserciti: Anche popoli e abitanti di numerose città si raduneranno 21e si diranno l’un l’altro: “Su, andiamo a supplicare il Signore, a trovare il Signore degli eserciti. Anch’io voglio venire”. 22Così popoli numerosi e nazioni potenti verranno a Gerusalemme a cercare il Signore degli eserciti e a supplicare il Signore.
23Così dice il Signore degli eserciti: In quei giorni, dieci uomini di tutte le lingue delle nazioni afferreranno un Giudeo per il lembo del mantello e gli diranno: “Vogliamo venire con voi, perché abbiamo udito che Dio è con voi”».

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La morte del Pessimismo

Leggenda araba

C’era una volta un vecchio, così vecchio che non ricordava neppure di essere stato giovane. E forse non lo era mai stato. In tutto il tempo che era stato in vita, ancora non aveva imparato a vivere. E, non avendo imparato a vivere, non riusciva neppure a morire.

Non aveva speranze né turbamenti; non sapeva né piangere né sorridere. Nulla esisteva al mondo che potesse addolorarlo e stupirlo. Trascorreva i suoi giorni inoperosi sulla soglia della sua capanna, guardando con occhi indifferenti il cielo, quello zaffiro immenso che Allah pulisce ogni giorno con la soffice bambagia delle nuvole. A volte qualcuno si fermava ad interrogarlo. Così carico d’anni qual era, la gente lo credeva molto saggio e cercava di trarre qualche consiglio dalla sua secolare esperienza.

«Che cosa dobbiamo fare per conquistare la gioia?» gli chiedevano i giovani. «La gioia è un’invenzione degli stolti», rispondeva lui.

Passavano uomini dall’animo nobile, apostoli bramosi di rendersi utili: «In che modo possiamo sacrificarci, per giovare ai nostri fratelli?» gli domandavano. «Chi si sacrifica per l’umanità è un pazzo», rispondeva il vecchio con un ghigno sinistro.

«Come possiamo indirizzare i nostri figli sulla via del bene?», domandavano i padri e le madri. «I figli sono serpi», rispondeva il vecchio. «Da essi non ci si può aspettare che morsi velenosi».

Anche gli artisti e i poeti, nella loro ingenuità, si recavano talvolta a consultare quell’uomo. «Insegnaci ad esprimere quell’anelito che abbiamo nel cuore!», gli dicevano. «Fareste meglio a tacere», sogghignava il vegliardo.

Le convinzioni malvagie di colui che non sapeva né vivere né morire, poco a poco si diffondevano nel mondo. L’Amore, la Bontà, la Poesia, investiti dal ventaccio del Pessimismo (poiché tale era il nome del Vecchio), si appannavano e inaridivano. L’esistenza umana veniva sommersa in una gora di stagnante malinconia.

Alla fine Allah si rese conto dello sfacelo che il Pessimismo operava nel mondo, e decise di porvi riparo. «Poveretto», pensò, «scommetto che nessuno gli ha mai dato un bacio». Chiamò un bambino e gli disse: «Va’ a dare un bacio a quel povero vecchio».

Subito il bambino obbedì: mise le braccia intorno al collo del vecchio e gli scoccò un bacio sulla faccia rugosa. Il vegliardo fu molto stupito – lui che non si stupiva di niente. Difatti, nessuno mai gli aveva dato un bacio. E così il Pessimismo aperse gli occhi alla vita, e morì sorridendo al bambino che lo aveva baciato.

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Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!

Vangelo secondo Marco – 11

1Quando furono vicini a Gerusalemme, verso Bètfage e Betània, presso il monte degli Ulivi, mandò due dei suoi discepoli 2e disse loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito, entrando in esso, troverete un puledro legato, sul quale nessuno è ancora salito. Slegatelo e portatelo qui. 3E se qualcuno vi dirà: “Perché fate questo?”, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma lo rimanderà qui subito”». 4Andarono e trovarono un puledro legato vicino a una porta, fuori sulla strada, e lo slegarono. 5Alcuni dei presenti dissero loro: «Perché slegate questo puledro?». 6Ed essi risposero loro come aveva detto Gesù. E li lasciarono fare. 7Portarono il puledro da Gesù, vi gettarono sopra i loro mantelli ed egli vi salì sopra. 8Molti stendevano i propri mantelli sulla strada, altri invece delle fronde, tagliate nei campi. 9Quelli che precedevano e quelli che seguivano, gridavano:
«Osanna!
Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
10Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!
Osanna nel più alto dei cieli!».
11Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l’ora tarda, uscì con i Dodici verso Betània.
12La mattina seguente, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. 13Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. 14Rivolto all’albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l’udirono.
15Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 16e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. 17E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
18Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. 19Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
20La mattina seguente, passando, videro l’albero di fichi seccato fin dalle radici. 21Pietro si ricordò e gli disse: «Maestro, guarda: l’albero di fichi che hai maledetto è seccato». 22Rispose loro Gesù: «Abbiate fede in Dio! 23In verità io vi dico: se uno dicesse a questo monte: “Lèvati e gèttati nel mare”, senza dubitare in cuor suo, ma credendo che quanto dice avviene, ciò gli avverrà. 24Per questo vi dico: tutto quello che chiederete nella preghiera, abbiate fede di averlo ottenuto e vi accadrà. 25Quando vi mettete a pregare, se avete qualcosa contro qualcuno, perdonate, perché anche il Padre vostro che è nei cieli perdoni a voi le vostre colpe». [26]
27Andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani 28e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?». 29Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. 30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». 31Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: “Dal cielo”, risponderà: “Perché allora non gli avete creduto?”. 32Diciamo dunque: “Dagli uomini”?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. 33Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».

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Wednesday (December 7): “Come to me and I will give you rest”

Daily Reading & Meditation

Scripture: Matthew 11:28-30

28 Come to me, all who labor and are heavy laden, and I will give you rest.29 Take my yoke upon you, and learn from me; for I am gentle and lowly in heart, and you will find rest for your souls. 30 For my yoke is easy, and my burden is light.”

Old Testament Reading: Isaiah 40:25-31

25 To whom then will you compare me, that I should be like him? says the Holy One. 26 Lift up your eyes on high and see: who created these?  He who brings out their host by number, calling them all by name;  by the greatness of his might, and because he is strong in power not one is missing. 27 Why do you say, O Jacob, and speak, O Israel, “My way is hid from the LORD, and my right is disregarded by my God”? 28 Have you not known? Have you not heard? The LORD is the everlasting God, the Creator of the ends of the earth.  He does not faint or grow weary, his understanding is unsearchable. 29 He gives power to the faint, and to him who has no might he increases strength. 30 Even youths shall faint and be weary, and young men shall fall exhausted; 31 but they who wait for the LORD shall renew their strength, they shall mount up with wings like eagles, they shall run and not be weary, they shall walk and not faint.

Meditation: What kind of yoke does the Lord Jesus have in mind for each one of us? And how can it be good for us? The Jewish people used the image of a yoke to express their submission to God. They spoke of the yoke of the law, the yoke of the commandments, the yoke of the kingdom, the yoke of God. Jesus  says his yoke is “easy”. The Greek word for “easy” can also mean “well-fitting”. Yokes were tailor-made to fit the oxen well for labor. We are commanded to put on the “sweet yoke of Jesus” and to live the “heavenly way of life and happiness”. Oxen were yoked two by two. Jesus invites each one of us to be yoked with him, to unite our life with him, our will with his will, our heart with his heart.

Jesus carries our burdens with us
Jesus also says his “burden is light”. There’s a story of a man who once met a boy carrying a smaller crippled lad on his back. “That’s a heavy load you are carrying there,” exclaimed the man. “He ain’t heavy; he’s my brother!” responded the boy. No burden is too heavy when it’s given in love and carried in love. When we yoke our lives with Jesus, he also carries our burdens with us and gives us his strength to follow in his way of love. Do you know the joy of resting in Jesus’ presence and walking daily with him along the path he has for you?

In the Advent season we celebrate the coming of the Messiah King who ushers in the reign of God. The prophets foretold that the Messiah would establish God’s kingdom of righteousness, peace, and joy. Those who put their trust in God and in the coming of his kingdom receive the blessings of that kingdom – peace with God and strength for living his way of love, truth, and holiness (Isaiah 40). Jesus fulfills all the Messianic hopes and promises of God’s kingdom. That is why he taught his disciples to pray, “thy kingdom come, thy will be done, on earth as it is in heaven” (Matthew 6:10).  In his kingdom sins are not only forgiven but removed, and eternal life is poured out for all its citizens. This is not a political kingdom, but a spiritual one.

Freed from the burden of sin and guilt
The yoke of Christ’s kingdom, his kingly rule and way of life, liberates us from the burden of guilt and disobedience. Only the Lord Jesus can lift the burden of sin and the weight of hopelessness from us. Jesus used the analogy of a yoke to explain how we can exchange the burden of sin and despair for a yoke of glory, freedom, and joy with him. The yoke which the Lord Jesus invites us to embrace is his way of power and freedom to live in love, peace, and joy as God’s sons and daughters. Do you trust in God’s love and truth and submit to his will for your life?

“Lord Jesus, inflame my heart with love for you and for your ways and help me to exchange the yoke of rebellion for the sweet yoke of submission to your holy and loving word. Set me free from the folly of my own sinful ignorance and rebellious pride that I may wholly desire what is good and in accord with your will.”

 Psalm 103:1-4, 8-10

1 Bless the LORD, O my soul; and all that is within me, bless his holy name!
2 Bless the LORD, O my soul, and forget not all his benefits,
3 who forgives all your iniquity, who heals all your diseases,
4 who redeems your life from the Pit, who crowns you with steadfast love and mercy,
5 who satisfies you with good as long as you live so that your youth is renewed like the eagle’s.
6 The LORD works vindication and justice for all who are oppressed.
7 He made known his ways to Moses, his acts to the people of Israel.
8 The LORD is merciful and gracious, slow to anger and abounding in steadfast love.
9 He will not always chide, nor will he keep his anger for ever.
10 He does not deal with us according to our sins, nor requite us according to our iniquities.

Daily Quote from the early church fathers: Grace bear us, by an anonymous early author from the Greek church

“‘My yoke is easy and my burden light.’ … The prophet says this about the burden of sinners: ‘Because my iniquities lie on top of my head, so they have also placed a heavy burden on me’ (Psalm 38:4)’ …’Place my yoke upon you, and learn from me that I am gentle and humble of heart.’ Oh, what a very pleasing weight that strengthens even more those who carry it! For the weight of earthly masters gradually destroys the strength of their servants, but the weight of Christ rather helps the one who bears it, because we do not bear grace; grace bears us. It is not for us to help grace, but rather grace has been given to aid us.’ (excerpt from INCOMPLETE WORK ON MATTHEW, HOMILY, the Greek fathers).

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copyright (c) 2016 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager
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