Preghiera della notte a Gesù Eucaristia

O Dio, Padre buono,

con viscere di misericordia
sempre ti chini su di noi
piccoli e poveri,
viandanti sulle strade del mondo,
e ci doni, in Cristo tuo Figlio
nato dalla Vergine Maria,
la Parola che è lampada
ai nostri passi
e il Pane che ci fortifica
lungo il cammino della vita.

Ti preghiamo:
fa’ che, nutriti al convito eucaristico,
trasformati e sospinti dall’Amore,
andiamo incontro a tutti
con cuore libero e sguardo fiducioso
perché coloro che Ti cercano
possano trovare una porta aperta,
una casa ospitale,
una parola di speranza.

Fa’ che possiamo gustare
la gioia di vivere gli uni accanto agli altri
nel vincolo della carità
e nella dolcezza della pace.

Desiderosi di essere da Te accolti
al banchetto del tuo Regno di eterno splendore,
donaci la gioia di avanzare nel cammino della fede,
uniti in Cristo, nostro amato Salvatore.
Amen.

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Sant’Alfonso Maria De Liguori e la Preghiera

BENEDETTO XVI

UDIENZA GENERALE

Piazza della Libertà – Castel Gandolfo
Mercoledì, 1° agosto 2012

 

 

Sant’Alfonso Maria de’ Liguori e la preghiera

Cari fratelli e sorelle!

Ricorre oggi la memoria liturgica di sant’Alfonso Maria de’ Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa, fondatore della Congregazione del Santissimo Redentore, Redentoristi, patrono degli studiosi di teologia morale e dei confessori. sant’Alfonso è uno dei santi più popolari del XVIII secolo, per il suo stile semplice e immediato e per la sua dottrina sul sacramento della Penitenza: in un periodo di grande rigorismo, frutto dell’influsso giansenista, egli raccomandava ai confessori di amministrare questo Sacramento manifestando l’abbraccio gioioso di Dio Padre, che nella sua misericordia infinita non si stanca di accogliere il figlio pentito. L’odierna ricorrenza ci offre l’occasione di soffermarci sugli insegnamenti di sant’Alfonso riguardo alla preghiera, quanto mai preziosi e pieni di afflato spirituale. Risale all’anno 1759 il suo trattato Del gran mezzo della Preghiera, che egli considerava il più utile tra tutti i suoi scritti. Infatti, descrive la preghiera come «il mezzo necessario e sicuro per ottenere la salvezza e tutte le grazie di cui abbiamo bisogno per conseguirla» (Introduzione). In questa frase è sintetizzato il modo alfonsiano di intendere la preghiera.

Innanzitutto, dicendo che è un mezzo, ci richiama al fine da raggiungere: Dio ha creato per amore, per poterci donare la vita in pienezza; ma questa meta, questa vita in pienezza, a causa del peccato si è, per così dire, allontanata – lo sappiamo tutti – e solo la grazia di Dio la può rendere accessibile. Per spiegare questa verità basilare e far capire con immediatezza come sia reale per l’uomo il rischio di «perdersi», sant’Alfonso aveva coniato una famosa massima, molto elementare, che dice: «Chi prega si salva, chi non prega si danna!». A commento di tale frase lapidaria, aggiungeva: «Il salvarsi insomma senza pregare è difficilissimo, anzi impossibile … ma pregando il salvarsi è cosa sicura e facilissima» (II, Conclusione). E ancora egli dice: «Se non preghiamo, per noi non v’è scusa, perché la grazia di pregare è data ad ognuno … se non ci salveremo, tutta la colpa sarà nostra, perché non avremo pregato» (ibid.). Dicendo quindi che la preghiera è un mezzo necessario, sant’Alfonso voleva far comprendere che in ogni situazione della vita non si può fare a meno di pregare, specie nel momento della prova e nelle difficoltà. Sempre dobbiamo bussare con fiducia alla porta del Signore, sapendo che in tutto Egli si prende cura dei suoi figli, di noi. Per questo, siamo invitati a non temere di ricorrere a Lui e di presentargli con fiducia le nostre richieste, nella certezza di ottenere ciò di cui abbiamo bisogno.

Cari amici, questa è la questione centrale: che cosa è davvero necessario nella mia vita? Rispondo con sant’Alfonso: «La salute e tutte le grazie che per quella ci bisognano» (ibid.); naturalmente, egli intende non solo la salute del corpo, ma anzitutto anche quella dell’anima, che Gesù ci dona. Più che di ogni altra cosa abbiamo bisogno della sua presenza liberatrice che rende davvero pienamente umano, e perciò ricolmo di gioia, il nostro esistere. E solo attraverso la preghiera possiamo accogliere Lui, la sua Grazia, che, illuminandoci in ogni situazione, ci fa discernere il vero bene e, fortificandoci, rende efficace anche la nostra volontà, cioè la rende capace di attuare il bene conosciuto. Spesso riconosciamo il bene, ma non siamo capaci di farlo. Con la preghiera arriviamo a compierlo. Il discepolo del Signore sa di essere sempre esposto alla tentazione e non manca di chiedere aiuto a Dio nella preghiera, per vincerla.

Sant’Alfonso riporta l’esempio di san Filippo Neri – molto interessante –, il quale «dal primo momento in cui si svegliava la mattina, diceva a Dio: “Signore, tenete oggi le mani sopra Filippo, perché se no, Filippo vi tradisce”» (III, 3) Grande realista! Egli chiede a Dio di tenere la sua mano su di lui. Anche noi, consapevoli della nostra debolezza, dobbiamo chiedere l’aiuto di Dio con umiltà, confidando sulla ricchezza della sua misericordia. In un altro passo, dice sant’Alfonso che: «Noi siamo poveri di tutto, ma se domandiamo non siamo più poveri. Se noi siamo poveri, Dio è ricco» (II, 4). E, sulla scia di sant’Agostino, invita ogni cristiano a non aver timore di procurarsi da Dio, con le preghiere, quella forza che non ha, e che gli è necessaria per fare il bene, nella certezza che il Signore non nega il suo aiuto a chi lo prega con umiltà (cfr III, 3). Cari amici, sant’Alfonso ci ricorda che il rapporto con Dio è essenziale nella nostra vita. Senza il rapporto con Dio manca la relazione fondamentale e la relazione con Dio si realizza nel parlare con Dio, nella preghiera personale quotidiana e con la partecipazione ai Sacramenti, e così questa relazione può crescere in noi, può crescere in noi la presenza divina che indirizza il nostro cammino, lo illumina e lo rende sicuro e sereno, anche in mezzo a difficoltà e pericoli. Grazie.

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“Do you begrudge my generosity?”

Scripture: Matthew 20:1-16

1 “For the kingdom of heaven is like a householder who went out early in the morning to hire laborers for his vineyard. 2 After agreeing with the laborers for a denarius a day, he sent them into his vineyard. 3 And going out about the third hour he saw others standing idle in the market place; 4 and to them he said, `You go into the vineyard too, and whatever is right I will give you.’ So they went. 5 Going out again about the sixth hour and the ninth hour, he did the same. 6 And about the eleventh hour he went out and found others standing; and he said to them, `Why do you stand here idle all day?’ 7 They said to him, `Because no one has hired us.’ He said to them, `You go into the vineyard too.’ 8 And when evening came, the owner of the vineyard said to his steward, `Call the laborers and pay them their wages, beginning with the last, up to the first.’ 9 And when those hired about the eleventh hour came, each of them received a denarius. 10 Now when the first came, they thought they would receive more; but each of them also received a denarius. 11 And on receiving it they grumbled at the householder, 12 saying, `These last worked only one hour, and you have made them equal to us who have borne the burden of the day and the scorching heat.’ 13 But he replied to one of them, `Friend, I am doing you no wrong; did you not agree with me for a denarius? 14 Take what belongs to you, and go; I choose to give to this last as I give to you. 15 Am I not allowed to do what I choose with what belongs to me? Or do you begrudge my generosity?’ 16 So the last will be first, and the first last.”

Meditation: What can work and wages, welfare and the unemployed tell us about the kingdom of God? In the parable of the laborers in the vineyard we see the extraordinary generosity and compassion of God. There is great tragedy in unemployment, the loss of work, and the inability to earn enough to live and support oneself or one’s family. In Jesus’ times laborers had to wait each day in the marketplace until someone hired them for a day’s job. No work that day usually meant no food on the family table. The laborers who worked all day and received their payment complain that the master pays the late afternoon laborers the same wage. The master, undoubtably, hired them in the late afternoon so they wouldn’t go home payless and hungry.

God is generous in opening the doors of his kingdom to all who will enter, both those who have labored a life-time for him and those who come at the last hour. While the reward is the same, the motive for one’s labor can make all the difference. Some work only for reward. They will only put as much effort in as they think they will get back. Others labor out of love and joy for the opportunity to work and to serve others. The Lord Jesus calls his disciples to serve God and neighbor – his heavenly kingdom and our earthly community – with generosity and joy. Do you perform your work and responsibilities with cheerfulness and diligence for the Lord’s sake? And do you give generously to others, especially to those in need of your care and support?

“Lord, may I serve you and my neighbor with a glad and generous heart, not looking for how much I can get but rather looking for how much I can give.”


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(c) 2002, 2013 Don Schwager
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Venite, saliamo sul monte del Signore, al tempio del Dio di Giacobbe

ISAIA 2

La pace universale alla fine dei giorni

1 Messaggio che Isaia, figlio di Amoz, ricevette in visione su Giuda e su Gerusalemme.
2Alla fine dei giorni,
il monte del tempio del Signore
sarà saldo sulla cima dei monti
e s’innalzerà sopra i colli,
e ad esso affluiranno tutte le genti.
3Verranno molti popoli e diranno:
«Venite, saliamo sul monte del Signore,
al tempio del Dio di Giacobbe,
perché ci insegni le sue vie
e possiamo camminare per i suoi sentieri».
Poiché da Sion uscirà la legge
e da Gerusalemme la parola del Signore.
4Egli sarà giudice fra le genti
e arbitro fra molti popoli.
Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri,
delle loro lance faranno falci;
una nazione non alzerà più la spada
contro un’altra nazione,
non impareranno più l’arte della guerra.
5Casa di Giacobbe, venite,
camminiamo nella luce del Signore.

L’idolatria del popolo sarà punita

6Sì, tu hai rigettato il tuo popolo,
la casa di Giacobbe,
perché rigurgitano di maghi orientali
e di indovini come i Filistei;
agli stranieri battono le mani.
7La sua terra è piena d’argento e d’oro,
senza limite sono i suoi tesori;
la sua terra è piena di cavalli,
senza limite sono i suoi carri.
8La sua terra è piena di idoli;
adorano l’opera delle proprie mani,
ciò che hanno fatto le loro dita.
9L’uomo sarà piegato,
il mortale sarà abbassato;
tu non perdonare loro.
10Entra fra le rocce,
nasconditi nella polvere,
di fronte al terrore che desta il Signore
e allo splendore della sua maestà,
quando si alzerà a scuotere la terra.
11L’uomo abbasserà gli occhi superbi,
l’alterigia umana si piegherà;
sarà esaltato il Signore, lui solo,
in quel giorno.
12Poiché il Signore degli eserciti ha un giorno
contro ogni superbo e altero,
contro chiunque si innalza, per abbatterlo,
13contro tutti i cedri del Libano alti ed elevati,
contro tutte le querce del Basan,
14contro tutti gli alti monti,
contro tutti i colli elevati,
15contro ogni torre eccelsa,
contro ogni muro fortificato,
16contro tutte le navi di Tarsis
e contro tutte le imbarcazioni di lusso.
17Sarà piegato l’orgoglio degli uomini,
sarà abbassata l’alterigia umana;
sarà esaltato il Signore, lui solo,
in quel giorno.
18Gli idoli spariranno del tutto.
19Rifugiatevi nelle caverne delle rocce
e negli antri sotterranei,
di fronte al terrore che desta il Signore
e allo splendore della sua maestà,
quando si alzerà a scuotere la terra.
20In quel giorno ognuno getterà
ai topi e ai pipistrelli
gli idoli d’argento e gli idoli d’oro,
che si era fatto per adorarli,
21per entrare nei crepacci delle rocce
e nelle spaccature delle rupi,
di fronte al terrore che desta il Signore
e allo splendore della sua maestà,
quando si alzerà a scuotere la terra.
22Guardatevi dunque dall’uomo,
nelle cui narici non v’è che un soffio:
in quale conto si può tenere?

 

129

“Are you able to drink the cup that I am to drink?”

Scripture:  Matthew 20:17-28

17 And as Jesus was going up to Jerusalem, he took the twelve disciples aside, and on the way he said to them, 18 “Behold, we are going up to Jerusalem; and the Son of man will be delivered to the chief priests and scribes, and they will condemn him  to death, 19 and deliver him to the Gentiles to be mocked and scourged and crucified, and he will be raised on the third day.” 20 Then the mother of the sons of Zeb’edee came up to him, with her sons, and kneeling before him she asked him for something. 21 And he said to her, “What do you want?” She said to him, “Command that these two sons of mine may sit, one at your right hand and one at your left, in your kingdom.” 22 But Jesus answered, “You do not know what you are asking. Are you able to drink the cup that I am to drink?” They said to him, “We are able.” 23 He said to them, “You will drink my cup, but to sit at my right hand and at my left is not mine to grant, but it is for those for whom it has been prepared by my Father.” 24 And when the ten heard it, they were indignant at the two brothers. 25 But Jesus called them to him and said, “You know that the rulers of the Gentiles lord it over them, and their great men exercise authority over  them. 26 It shall not be so among you; but whoever would be great among you must be your servant, 27 and whoever would be first among you must be your slave; 28 even as the Son of man came not to be served but to serve, and to give his life as a ransom for many.”

Meditation: Jesus did the unthinkable!  He wedded authority with service and with sacrifice — the sacrifice of one’s life for the sake of another. Authority without sacrificial love is brutish and self-serving.  Jesus also used stark language to explain what kind of sacrifice he had in mind. His disciples must drink his cup if they expect to reign with him in his kingdom.  The cup he had in mind was a bitter one involving crucifixion. What kind of cup does the Lord have in mind for us?  For some disciples such a cup entails physical suffering and the painful struggle of martyrdom.  But for many, it entails the long routine of the Christian life, with all its daily sacrifices,  disappointments, set-backs, struggles, and temptations.  A disciple must be ready to lay down his or her life in martyrdom and be ready to lay it down each and every day in the little and big sacrifices required.  An early church father summed up Jesus’ teaching with the expression: to serve is to reign with Christ.  We share in God’s reign by laying down our lives in humble service of one another as Jesus did for our sake. Are you ready to lay down your life and to serve others as Jesus did?

“Lord Jesus, make me a servant of love for your kingdom, that I may seek to serve rather than be served.    Inflame my heart with love that I may give generously and serve joyfully for your sake.”


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(c) 2002 Don Schwager
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La Chiesa,nuova Alleanza e Nuovo Popolo

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Aula Paolo VI
Mercoledì, 6 agosto 2014

 

 

La Chiesa: 3. Nuova alleanza e nuovo popolo

Cari fratelli e sorelle,buongiorno!

Nelle precedenti catechesi abbiamo visto come la Chiesa costituisce un popolo, un popolo preparato con pazienza e amore da Dio e al quale siamo tutti chiamati ad appartenere. Oggi vorrei mettere in evidenza la novità che caratterizza questo popolo: si tratta davvero di un nuovo popolo, che si fonda sulla nuova alleanza, stabilita dal Signore Gesù con il dono della sua vita. Questa novità non nega il cammino precedente né si contrappone ad esso, ma anzi lo porta avanti, lo porta a compimento.

1. C’è una figura molto significativa, che fa da cerniera tra l’Antico e il Nuovo Testamento: quella di Giovanni Battista. Per i Vangeli Sinottici egli è il «precursore», colui che prepara la venuta del Signore, predisponendo il popolo alla conversione del cuore e all’accoglienza della consolazione di Dio ormai vicina. Per il Vangelo di Giovanni è il «testimone», in quanto ci fa riconoscere in Gesù Colui che viene dall’alto, per perdonare i nostri peccati e per fare del suo popolo la sua sposa, primizia dell’umanità nuova. Come «precursore» e «testimone», Giovanni Battista ricopre un ruolo centrale all’interno di tutta la Scrittura, in quanto fa da ponte tra la promessa dell’Antico Testamento e il suo compimento, tra le profezie e la loro realizzazione in Gesù Cristo. Con la sua testimonianza Giovanni ci indica Gesù, ci invita a seguirlo, e ci dice senza mezzi termini che questo richiede umiltà, pentimento e conversione: è un invito che fa all’umiltà, al pentimento e alla conversione.

2. Come Mosè aveva stipulato l’alleanza con Dio in forza della legge ricevuta sul Sinai, così Gesù, da una collina in riva al lago di Galilea, consegna ai suoi discepoli e alla folla un insegnamento nuovo che comincia con le Beatitudini. Mosè dà la Legge sul Sinai e Gesù, il nuovo Mosè, dà la Legge su quel monte, sulla riva del lago di Galilea. Le Beatitudini sono la strada che Dio indica come risposta al desiderio di felicità insito nell’uomo, e perfezionano i comandamenti dell’Antica Alleanza. Noi siamo abituati a imparare i dieci comandamenti – certo, tutti voi li sapete, li avete imparati nella catechesi – ma non siamo abituati a ripetere le Beatitudini. Proviamo invece a ricordarle e a imprimerle nel nostro cuore. Facciamo una cosa: io le dirò una dopo l’altra e voi farete la ripetizione. D’accordo?

Prima: “Beati i poveri in spirito,perché di essi è il regno dei cieli”.[Aula ripete]

“Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati”. [Aula ripete]

“Beati i miti,perché avranno in eredità la terra”. [Aula ripete]

“Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati”.[Aula ripete]

“Beati i misericordiosi,perché troveranno misericordia”.[Aula ripete]

“Beati i puri di cuore,perché vedranno Dio”.[Aula ripete]

“Beati gli operatori di pace,perché saranno chiamati figli di Dio”.[Aula ripete]

“Beati i perseguitati per la giustizia,perché di essi è il regno dei cieli”.[Aula ripete]

“Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”. Vi aiuto: [ripete con la gente] “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia”.

“Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli”.[Aula ripete]

Bravi! Ma facciamo una cosa: vi do un compito a casa, un compito da fare a casa. Prendete il Vangelo, quello che portate con voi… Ricordate che dovete sempre portare un piccolo Vangelo con voi, in tasca, nella borsa, sempre; quello che avete a casa. Portare il Vangelo, e nei primi capitoli di Matteo – credo nel 5 – ci sono le Beatitudini. E oggi, domani a casa leggetele. Lo farete? [Aula: Sì!] Per non dimenticarle, perché è la Legge che ci dà Gesù! Lo farete? Grazie.

In queste parole c’è tutta la novità portata da Cristo, e tutta la novità di Cristo è in queste parole. In effetti, le Beatitudini sono il ritratto di Gesù, la sua forma di vita; e sono la via della vera felicità, che anche noi possiamo percorrere con la grazia che Gesù ci dona.

3. Oltre alla nuova Legge, Gesù ci consegna anche il “protocollo” sul quale saremo giudicati. Alla fine del mondo noi saremo giudicati. E quali saranno le domande che ci faranno là? Quali saranno queste domande? Qual è il protocollo sul quale il giudice ci giudicherà? E’ quello che troviamo nel venticinquesimo capitolo del Vangelo di Matteo. Oggi il compito è leggere il quinto capitolo del Vangelo di Matteo dove ci sono le Beatitudini; e leggere il 25.mo, dove c’è il protocollo, le domande che ci faranno il giorno del giudizio. Non avremo titoli, crediti o privilegi da accampare. Il Signore ci riconoscerà se a nostra volta lo avremo riconosciuto nel povero, nell’affamato, in chi è indigente ed emarginato, in chi è sofferente e solo… È questo uno dei criteri fondamentali di verifica della nostra vita cristiana, sul quale Gesù ci invita a misurarci ogni giorno.Leggo le Beatitudini e penso come deve essere al mia vita cristiana, e poi faccio l’esame di coscienza con questo capito 25 di Matteo. Ogni giorno: ho fatto questo, ho fatto questo, ho fatto questo… Ci farà bene! Sono cose semplici ma concrete.

Cari amici, la nuova alleanza consiste proprio in questo: nel riconoscersi, in Cristo, avvolti dalla misericordia e dalla compassione di Dio. È questo che riempie il nostro cuore di gioia, ed è questo che fa della nostra vita una testimonianza bella e credibile dell’amore di Dio per tutti i fratelli che incontriamo ogni giorno. Ricordatevi i compiti! Capitolo quinto di Matteo e capitolo 25 di Matteo. Grazie!

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Tutto è vanità e un inseguire il vento

QOELET 2

Vanità dei piaceri, delle ricchezze e del lavoro

1Io dicevo fra me: «Vieni, dunque, voglio metterti alla prova con la gioia. Gusta il piacere!». Ma ecco, anche questo è vanità.
2Del riso ho detto: «Follia!»
e della gioia: «A che giova?».
3Ho voluto fare un’esperienza: allietare il mio corpo con il vino e così afferrare la follia, pur dedicandomi con la mente alla sapienza. Volevo scoprire se c’è qualche bene per gli uomini che essi possano realizzare sotto il cielo durante i pochi giorni della loro vita. 4Ho intrapreso grandi opere, mi sono fabbricato case, mi sono piantato vigneti. 5Mi sono fatto parchi e giardini e vi ho piantato alberi da frutto d’ogni specie; 6mi sono fatto vasche per irrigare con l’acqua quelle piantagioni in crescita. 7Ho acquistato schiavi e schiave e altri ne ho avuti nati in casa; ho posseduto anche armenti e greggi in gran numero, più di tutti i miei predecessori a Gerusalemme. 8Ho accumulato per me anche argento e oro, ricchezze di re e di province. Mi sono procurato cantori e cantatrici, insieme con molte donne, delizie degli uomini. 9Sono divenuto più ricco e più potente di tutti i miei predecessori a Gerusalemme, pur conservando la mia sapienza. 10Non ho negato ai miei occhi nulla di ciò che bramavano, né ho rifiutato alcuna soddisfazione al mio cuore, che godeva d’ogni mia fatica: questa è stata la parte che ho ricavato da tutte le mie fatiche. 11Ho considerato tutte le opere fatte dalle mie mani e tutta la fatica che avevo affrontato per realizzarle. Ed ecco: tutto è vanità e un correre dietro al vento. Non c’è alcun guadagno sotto il sole.

C’è una stessa sorte per tutti

12Ho considerato che cos’è la sapienza, la stoltezza e la follia: «Che cosa farà il successore del re? Quello che hanno fatto prima di lui». 13Mi sono accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è come il vantaggio della luce sulle tenebre:
14il saggio ha gli occhi in fronte,
ma lo stolto cammina nel buio.
Eppure io so che un’unica sorte è riservata a tutti e due. 15Allora ho pensato: «Anche a me toccherà la sorte dello stolto! Perché allora ho cercato d’essere saggio? Dov’è il vantaggio?». E ho concluso che anche questo è vanità.16Infatti, né del saggio né dello stolto resterà un ricordo duraturo e nei giorni futuri tutto sarà dimenticato. Allo stesso modo muoiono il saggio e lo stolto.

Perchè faticare, per poi lasciare tutto a un altro?

17Allora presi in odio la vita, perché mi era insopportabile quello che si fa sotto il sole. Tutto infatti è vanità e un correre dietro al vento. 18Ho preso in odio ogni lavoro che con fatica ho compiuto sotto il sole, perché dovrò lasciarlo al mio successore. 19E chi sa se questi sarà saggio o stolto? Eppure potrà disporre di tutto il mio lavoro, in cui ho speso fatiche e intelligenza sotto il sole. Anche questo è vanità! 20Sono giunto al punto di disperare in cuor mio per tutta la fatica che avevo sostenuto sotto il sole, 21perché chi ha lavorato con sapienza, con scienza e con successo dovrà poi lasciare la sua parte a un altro che non vi ha per nulla faticato. Anche questo è vanità e un grande male.
22Infatti, quale profitto viene all’uomo da tutta la sua fatica e dalle preoccupazioni del suo cuore, con cui si affanna sotto il sole? 23Tutti i suoi giorni non sono che dolori e fastidi penosi; neppure di notte il suo cuore riposa. Anche questo è vanità! 24Non c’è di meglio per l’uomo che mangiare e bere e godersi il frutto delle sue fatiche; mi sono accorto che anche questo viene dalle mani di Dio. 25Difatti, chi può mangiare o godere senza di lui? 26Egli concede a chi gli è gradito sapienza, scienza e gioia, mentre a chi fallisce dà la pena di raccogliere e di ammassare, per darlo poi a colui che è gradito a Dio. Ma anche questo è vanità e un correre dietro al vento!

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I Verbi della Misericordia

Ermes Ronchi, Il Messaggero di Sant’Antonio, Gennaio 2016

Le porte sante della terra, le porte del Signore, quali sono? Non ha nessun senso passare per la Porta Santa della cattedrale e non passare per la porta santa di un povero, di un malato, non far varcare la porta di casa tua a uno che ha fame, la porta del cuore a uno che è solo. Non ha senso chiedere misericordia a Dio, e non offrirla al tuo vicino.
Se il Giubileo non tocca la vita, non è giubileo. Il Giubileo sarà santo se scriveremo la nostra pagina, la nostra riga, il nostro frammento di un racconto amoroso, con le nostre mani.
La misericordia è un’arte che s’impara, imparando tre verbi: “vedere”, “fermarsi”, “toccare”, i primi gesti del Buon Samaritano.

Vedere. “Lo vide e ne ebbe compassione”. Il samaritano vede e si lascia ferire dalle ferite di quell’uomo.
La misericordia inizia con lo sguardo non giudicante del vangelo: “Il primo sguardo di Gesù nei vangeli non si posa mai sul peccato delle persone, ma sempre sul loro bisogno” (Johann Baptist Metz).
Molte volte i vangeli riferiscono che Gesù “mentre camminava vide” (Mt 4,18); camminava e abitava la vita, ben presente a tutto ciò che accadeva nel suo spazio vitale; sapeva guardare negli occhi: “Donna, perché piangi?” (Gv 20,13) e scoprire nel riflesso di una lacrima urgere una promessa, un desiderio.
Davanti alle ferite della vita qualcosa di noi vorrebbe chiudere gli occhi, girare la testa. Come fanno i falsi discepoli: quando mai, Signore, ti abbiamo visto affamato, assetato, nudo…? Non hanno avuto occhi per vedere le ferite della carne di Cristo.

Fermarsi. Per vedere bene, che sia un volto, un paesaggio, un’opera d’arte o un povero, non puoi accelerare il passo, ti devi fermare. E non “passare oltre” come il sacerdote e il levita della parabola. Oltre non c’è niente, tantomeno Dio.
Quando ti fermi con qualcuno hai messo nel telaio in cui si tesse il tessuto buono della terra i tuoi doni impagabili, le risorse più preziose che hai: tempo e cuore. Hai fatto una dichiarazione d’amore senza parole.
Per vedere un prato bisogna inginocchiarsi e guardarlo da vicino (Ermanno Olmi).
C’è un solo modo per conoscere un uomo, Dio, un paese, una ferita: fermarsi, inginocchiarsi, e guardare da vicino. Guardare gli altri a millimetri di viso, di occhi, di voce. Guardare come bambini e ascoltare come innamorati, in silenzio.

Toccare. Ogni volta che Gesù si commuove, si ferma e tocca. Tocca l’intoccabile: il lebbroso, il cieco, la bara del ragazzo di Nain.
Toccare è parola dura, che ci mette alla prova, perché non è spontaneo toccare, non dico il contagioso o l’infettivo, ma anche il mendicante.
Fai la tua elemosina, e lasci cadere la tua monetina dall’alto, guardandoti bene dal toccare la mano che chiede, mantenendo la distanza di sicurezza, senza rivolgere un saluto, una parola. E il povero rimane un problema anziché diventare una fessura d’infinito.
Il tatto è un modo di amare, il modo più intimo; è il bacio e la carezza. E apre stagioni nuove.

Vedere, fermarsi, toccare: piccoli gesti. Ma la notte comincia con la prima stella, il mondo nuovo con il primo samaritano buono.

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Monday (October 31): “You will be repaid at the resurrection of the just”

Daily Reading & Meditation

Scripture: Luke 14:12-14  

12 He said also to the man who had invited him, “When you give a dinner or a banquet, do not invite your friends or your brothers or your kinsmen or rich neighbors, lest they also invite you in return, and you be repaid. 13 But when you give a feast, invite the poor, the maimed, the lame, the blind, 14 and you will be blessed, because they cannot repay you. You will be repaid at the resurrection of the just.”

Meditation: Who do you honor at your table? The Lord is always ready to receive us at his table. As far as we can tell from the gospel accounts, Jesus never refused a dinner invitation! Why, in this particular instance, does Jesus lecture his host on whom he should or shouldn’t invite to dinner? Did his host expect some favor or reward from Jesus? Did he want to impress his neighbors with the honor of hosting the “miracle worker” from Galilee?

Generous giving doesn’t impoverish – but enriches
Jesus probes our hearts as well. Do you only show favor and generosity to those who will repay you in kind? What about those who do not have the means to repay you – the poor, the sick, and the disadvantaged? Generosity demands a measure of self-sacrifice. However, it doesn’t impoverish, but rather enriches the soul of the giver. True generosity springs from a heart full of mercy and compassion. God loved us first, and our love is a response of gratitude to his great mercy and kindness towards us. We cannot outmatch God in his generosity towards us. Do you give freely as Jesus gives without expectation for personal gain or reward?

“Lord Jesus, fill me with gratitude for your boundless love and mercy towards me. And purify my love for others that I may seek their good rather than my own benefit or gain. Free me to love others as you love.”

Psalm 69:16,29-30,32-36

16 Answer me, O LORD, for your steadfast love is good; according to your abundant mercy, turn to me.
29 But I am afflicted and in pain; let thy salvation, O God, set me on high!
30 I will praise the name of God with a song; I will magnify him with thanksgiving.
32 Let the oppressed see it and be glad; you who seek God, let your hearts revive.
33 For the LORD hears the needy, and does not despise his own that are in bonds.
34 Let heaven and earth praise him, the seas and everything that moves therein.
35 For God will save Zion and rebuild the cities of Judah;  and his servants shall dwell there and possess it;
36 the children of his servants shall inherit it, and those who love his name shall dwell in it.

Daily Quote from the early church fathers: First and last at the banquet table, by Cyril of Alexandria (376-444 AD)

“‘When,’ he says, ‘a man more honorable than you comes, he that invited you and him will say, ‘Give this man place.’ Oh, what great shame is there in having to do this! It is like a theft, so to speak, and the restitution of the stolen goods. He must restore what he has seized because he had no right to take it. The modest and praiseworthy person, who without fear of blame might have claimed the dignity of sitting among the foremost, does not seek it. He yields to others what might be called his own, that he may not even seem to be overcome by empty pride. Such a one shall receive honor as his due. He says, ‘He shall hear him who invited him say, ‘Come up here.’ …If any one among you wants to be set above others, let him win it by the decree of heaven and be crowned by those honors that God bestows. Let him surpass the many by having the testimony of glorious virtues. The rule of virtue is a lowly mind that does not love boasting. It is humility. The blessed Paul also counted this worthy of all esteem. He writes to those who eagerly desire saintly pursuits, ‘Love humility.'” (excerpt from COMMENTARY ON LUKE, HOMILY 101)

Meditations may be freely reprinted for non-commercial use – please cite:
copyright (c) 2016 Servants of the Word, source:  www.dailyscripture.net, author Don Schwager
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Sognare un mondo in cui tutti si abbracciano

Gianni Fanzolato, Da Loreto nell’anno della misericordia 2015-2016

Chiudo gli occhi e mi butto fra le braccia della fantasia: e sogno.
Sognare è l’unico tesoro che nessuno ti può rubare e non costa niente.
Il sogno è il volo dell’anima, è passare il limite, è sfiorare la mente di Dio;
ti prende, ti circonda, ti sprona, ti affascina, ti strega e ti proietta all’infinito.

Che meraviglioso sognare un mondo dove tutti si abbracciano, mano nella mano,
e l’amore di ognuno fa crollare i muri, rompe barriere, spezza le guerre e semina pace.
Ma il sogno si fa duro, perché devo entrare nel cuore di tutti per dare la buona notizia
di quel sognatore che ci ha detto: “amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi”.

E’ bello sognare che ci sono più abbracci che bombe, più mani tese che armi puntate,
più gente che accoglie che bambini smarriti e annegati nei mari di un mondo diviso.
Cosa costa chiudere gli occhi e vedere che tutti i bambini della terra, di ogni colore
stanno facendo un grande girotondo, un arcobaleno di luce, perché amati da Dio.

Chi mi può rubare il fascino del sogno di Dio di fare del mondo una unica famiglia
dove non si guarda il colore, non c’è passaporto, ma basta la dignità di figli di Dio.
Mi possono togliere la libertà, impedire di parlare, ma non la sfida di volare in alto.
Dio mi sussurra la gioia di essere missionario della sua misericordia e mi accarezza.

Gesù, il grande sognatore che ha cambiato il sogno in un nuovo stile di vita,
si è identificato col migrante, col prigioniero, con l’ammalato, con chi ha fame.
“Ma, Signore, quel che tu dici è sogno, è utopia, la vita è dura, ad ognuno la sua pena.”
“Se hai amore, mi vedrai presente nel povero, migrante e il sogno si farà benedizione.”

Solo adesso, Signore, ho capito che devo aprire gli occhi, perché il sogno è reale;
ho sognato perché ho volato vicino a Te che mi hai trasmesso la forza di osare.
Sono una goccia d’amore nell’oceano del mondo, sogno e son desto, immerso nell’utopia
di Te che ci vuoi abbraccio, perdono, ponte e famiglia in un mondo possibile.

sagrada-família-em-desterro-arnaldo-mecozzi[1]