Preghiera della notte al Dio Semplice

Ivan Bodrozic

Dammi semplicità, Signore,
la giusta ingenuità per correrti incontro senza timori.
Dammi il mio sorriso, Signore,
l’unica ricchezza che posso donare a mio fratello.
Dammi la disponibilità, Signore,
rendimi sereno davanti al tuo progetto.
Dammi autenticità, Signore:
fa’ che io sappia baciare il lebbroso.
E infine, Signore, dammi coraggio,
perché sento le gambe tremare
e il cuore battere forte.
Ho tanta paura Signore,
ma so che tu sei vicino a me.

0b4d5dc2-29ec-4b08-90a9-6cfd26a21162

Affetti e Preghiere dalle Opere di Sant’Alfonso

Affetti e preghiere

O piaghe di Gesù, voi siete la speranza mia. Io dispererei del perdono9 de’ miei peccati e della mia salute eterna, se non rimirassi voi fonti10 di pietà e di grazia, per mezzo di cui un Dio ha sparso tutto il suo sangue, per lavare l’anima mia da tante colpe commesse. Vi adoro dunque, o sante piaghe, ed in voi confido. Detesto mille volte e maledico quei piaceri indegni, per li quali ho disgustato il mio Redentore, e miseramente ho perduta la sua amicizia. Guardando dunque voi, sollevo le mie speranze, e verso voi rivolgo gli affetti miei.

Caro mio Gesù, Voi meritate che tutti gli uomini v’amino, e v’amino con tutto il loro cuore; ma io vi ho tanto offeso ed ho disprezzato il vostro amore, e Voi ciò non ostante mi avete così sopportato, e con tanta pietà mi avete invitato al perdono. Ah mio Salvatore, non permettete ch’io più vi offenda, e mi danni. Oh Dio! che pena mi sarebbe nell’inferno la vista del vostro sangue e di tante misericordie che mi avete usate! Io v’amo e voglio sempre amarvi. Datemi Voi la santa perseveranza. Staccate il mio cuore da ogni amore che non è per Voi, e stabilite in me un vero desiderio e risoluzione di amare da oggi avanti solamente Voi, mio sommo bene.

O Maria Madre mia, tiratemi a Dio, e fatemi essere tutto suo, prima ch’io muoia.

img_63_big

Vladimir Sergeevic Solovev: un profeta inascoltato

Vladimir Sergeevic Solovev è morto cento anni fa, il 31 luglio (13 agosto, secondo il nostro calendario gregoriano) dell’anno 1900.

È morto sul limitare del secolo XX: un secolo del quale egli, con singolare acutezza, aveva preannunciato le vicissitudini e i guai; un secolo che avrebbe però tragicamente contraddetto nei fatti e nelle ideologie dominanti i suoi più rilevanti e più originali insegnamenti. È stato dunque, il suo, un magistero profetico e al tempo stesso un magistero largamente inascoltato.

Un magistero profetico

Al tempo del grande filosofo russo, la mentalità più diffusa – nell’ottimismo spensierato della “belle époque” – prevedeva per l’umanità del secolo che stava per cominciare un avvenire sereno: sotto la guida e l’ispirazione della nuova religione del progresso e della solidarietà senza motivazioni trascendenti, i popoli avrebbero conosciuto un’epoca di prosperità, di pace, di giustizia, di sicurezza. Nel ballo Excelsior – una coreografia che negli ultimi anni del secolo XIX aveva avuto uno straordinario successo (e avrebbe poi dato il nome a una serie innumerevoli di teatri, di alberghi, di cinema) – questa nuova religione aveva trovato quasi una sua liturgia. Victor Hugo aveva profetizzato:

“Questo secolo è stato grande, il prossimo secolo sarà felice”.

Solovev invece non si lascia incantare da quel candore laicistico e anzi preannunzia con preveggente lucidità tutti i malanni che poi si sono avverati.

Già nel 1882, nel Secondo discorso sopra Dostoevskij, egli parrebbe aver presagito e anticipatamente condannato l’insipienza e l’atrocità del collettivismo tirannico, che qualche decennio dopo avrebbe afflitto la Russia e l’umanità:

“Il mondo – afferma – non deve essere salvato col ricorso alla forza … Ci si può figurare che gli uomini collaborino insieme a qualche grande compito, e che a esso riferiscano e sottomettano tutte le loro attività particolari; ma se questo compito è loro imposto, se esso rappresenta per loro qualcosa di fatale e di incombente, … allora, anche se tale unità abbracciasse tutta l’umanità, non sarà stata raggiunta l’umanità universale, ma si avrà solo un enorme ‘formicaio’” (Edizione ‘La Casa di Matriona’, pp. 65-66); quel ‘formicaio’ che in effetti sarebbe stato poi attuato dall’ideologia ottusa e impietosa di Lenin e di Stalin.

Nell’ultima pubblicazione – I tre dialoghi e il racconto dell’Anticristo, opera compiuta la domenica di Pasqua del 1900 – è impressionante rilevare la chiarezza con cui Solovev prevede che il secolo XX sarà “l’epoca delle ultime grandi guerre, delle discordie intestine e delle rivoluzioni” (Edizione Marietti p. 184). Dopo di che – egli dice – tutto sarà pronto perché perda di significato “la vecchia struttura in nazioni separate e quasi ovunque scompaiano gli ultimi resti delle antiche istituzioni monarchiche” (p. 188). Si arriverà così alla “Unione degli Stati Uniti d’Europa” (p. 195).

Soprattutto è stupefacente la perspicacia con cui descrive la grande crisi che colpirà il cristianesimo negli ultimi decenni del Novecento.

Egli la raffigura nella icona dell’Anticristo, personaggio affascinante che riuscirà a influenzare e a condizionare un po’ tutti. In lui, come qui è presentato, non è difficile ravvisare l’emblema, quasi l’ipostatizzazione, della religiosità confusa e ambigua di questi nostri anni: egli – dice Solovev – sarà un “convinto spiritualista”, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo.

Sarà, tra l’altro, anche un esperto esegeta: la sua cultura biblica gli propizierà addirittura una laurea “honoris causa” della facoltà di Tubinga.

Soprattutto, si dimostrerà un eccellente ecumenista, capace di dialogare “con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza” (p. 211).

Nei confronti di Cristo non avrà “un’ostilità di principio” (p. 190); anzi ne apprezzerà l’altissimo insegnamento. Ma non potrà sopportarne – e perciò la censurerà – la sua assoluta “unicità” (p. 190); e dunque non si rassegnerà ad ammettere e a proclamare che egli sia risorto e oggi vivo.

Si delinea qui, come si vede, e viene criticato, un cristianesimo dei “valori”, delle “aperture” e del “dialogo”, dove pare che resti poco posto alla persona del Figlio di Dio crocifisso per noi e risorto, e all’evento salvifico.

Abbiamo di che riflettere. La militanza di fede ridotta ad azione umanitaria e genericamente culturale; il messaggio evangelico identificato nel confronto irenico con tutte le filosofie e con tutte le religioni; la Chiesa di Dio scambiata per un’organizzazione di promozione sociale: siamo sicuri che Solovev non abbia davvero previsto ciò che è effettivamente avvenuto, e che non sia proprio questa oggi l’insidia più pericolosa per la “nazione santa” redenta dal sangue di Cristo? È un interrogativo inquietante e non dovrebbe essere eluso.

Un magistero inascoltato

Solovev ha capito come nessun altro il secolo ventesimo, ma il secolo ventesimo non ha capito lui.

Non è che gli siano mancati i riconoscimenti. La qualifica di massimo filosofo russo non gli viene di solito contestata. Von Balthasar ritiene il suo pensiero “la più universale creazione speculativa dell’epoca moderna” (Gloria III, p. 263) e arriva perfino a collocarlo sullo stesso piano di Tommaso d’Aquino.

Ma è innegabile che il secolo ventesimo, nel suo complesso, non gli ha prestato alcuna attenzione e anzi si è puntigliosamente mosso in senso opposto a quello da lui indicato.

Sono lontanissimi dalla visione solovievana della realtà gli atteggiamenti mentali oggi prevalenti, anche in molti cristiani ecclesialmente impegnati e acculturati. Tra gli altri, tanto per esemplificare:

– l’individualismo egoistico, che sta sempre più segnando di sé l’evoluzione del nostro costume e delle nostre leggi;

– il soggettivismo morale, che induce a ritenere che sia lecito e perfino lodevole assumere in campo legislativo e politico posizioni differenziati dalla norma di comportamento alla quale personalmente ci si attiene;

– il pacifismo e la non-violenza, di matrice tolstoiana, confusi con gli ideali evangelici di pace e di fraternità, così che poi si finisce coll’arrendersi alla prepotenza e si lasciano senza difesa i deboli e gli onesti;

– l’estrinsecismo teologico che, per timore di essere tacciato di integrismo, dimentica l’unità del piano di Dio, rinuncia a irradiare la verità divina in tutti i campi, abdica a ogni impegno di coerenza cristiana.

In special modo il secolo ventesimo – nei suoi percorsi e nei suoi esiti sociali, politici, culturali – ha contraddetto clamorosamente la grande costruzione morale di Solovev.

Egli aveva individuato i postulati etici fondamentali in una triplice primordiale esperienza, nativamente presente in ogni uomo: vale a dire nel pudore, nella pietà verso gli altri, nel sentimento religioso.

Ebbene, il Novecento – dopo una rivoluzione sessuale egoistica e senza saggezza – è approdato a traguardi di permissivismo, di ostentata volgarità e di pubblica spudoratezza, che sembra non aver paragoni adeguati nella vicenda umana.

È stato poi il secolo più oppressivo e più insanguinato della storia, privo di rispetto per la vita umana e privo di misericordia. Non possiamo certo dimenticare l’orrore dello sterminio degli ebrei, che non sarà mai esecrato abbastanza. Ma sarà bene ricordare che non è stato il solo: nessuno ricorda il genocidio degli Armeni a cavallo della prima guerra mondiale; nessuno commemora le decine e decine di milioni uccisi sotto il regime sovietico; nessuno si avventura a fare il conto delle vittime sacrificate inutilmente nelle varie parti del mondo all’utopia comunista.

Quanto al sentimento religioso, durante il secolo ventesimo in oriente è stato per la prima volta proposto e imposto su una vasta parte di umanità l’ateismo di stato, mentre nell’occidente secolarizzato si è diffuso un ateismo edonistico e libertario, fino ad arrivare all’idea grottesca della “morte di Dio”.

In conclusione, Solovev è stato indubbiamente un profeta e un maestro; ma un maestro, per così dire, inattuale. Ed è questa, paradossalmente la ragione della sua grandezza e della sua preziosità per il nostro tempo.

Appassionato difensore dell’uomo e allergico a ogni filantropia; apostolo infaticabile della pace e avversario del pacifismo; propugnatore dell’unità tra i cristiani e critico di ogni irenismo; innamorato della natura e lontanissimo dalle odierne infatuazioni ecologiche: in una parola, amico della verità e nemico dell’ideologia. Proprio di guide come lui abbiamo oggi un estremo bisogno.

 

Questo Articolo proviene da Pagine cattoliche
http://www.paginecattoliche.it

L’URL per questa storia è:
http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article&sid=205

 

giovanni_bellini_003

The Barren Fig Tree

Scripture: Luke 13:6-9

6 And he told this parable: “A man had a fig tree planted in his vineyard; and he came seeking fruit on it and found none. 7 And he said to the vinedresser, `Lo, these three years I have come seeking fruit on this fig tree, and I find none. Cut it down; why should it use up the ground?’ 8 And he answered him, `Let it alone, sir, this year also, till I dig about it and put on manure. 9 And if it bears fruit next year, well and good; but if not, you can cut it down.’

Meditation: What can barren fig trees tell us about the kingdom of God? Fig trees were a common and important source of food for the Jews.  Bad figs or a decaying fig tree was linked with evil deeds and spiritual decay.  The unfruitful fig tree symbolized the outcome of Israel’s unresponsiveness to the word of God.  The prophets depicted the languishing fig tree as signifying the desolation and calamity of Israel due to her unfaithfulness to God (see Joel 1:7,12; Habakuk 3:17; and Jeremiah 8:13).  Jeremiah said that evil people are like rotten figs (Jeremiah 24:2-8).    This parable of Jesus depicts the patience of God, but it also contains a warning that we should not presume upon it.  God gives us time to get right with him, but that time is now.  We must not assume that there is no hurry. A sudden and unexpected death leaves one no time to prepare to settle one’s accounts when he or she must stand before the Lord on the day of judgment. Jesus warns us that we must be ready at all times. Tolerating sinful habits and excusing unrepentant sin will result in bad fruit and eventual destruction. The Lord in his mercy gives us both grace and time to turn away from sin and from worldliness, but that time is right now. If we delay, even for a day, we may discover that grace has passed us by and our time is up. Do you hunger for the Lord’s righteousness and holiness?

“Lord, increase my hunger for your righteousness and holiness.  May I not squander the grace of the present moment to say “yes” to you, to your will, and to your way of holiness.”


Return to | The Parables of Jesus | Daily Readings & Meditations | Words of Life |
(c) 1998 Don Schwager
Amalfi con bouganville foto

Vi benedico con la mia speciale benedizione materna

Messaggio di Medjugorje, 28 marzo 1985

Cari figli, oggi voglio rivolgervi questo invito: PREGATE, PREGATE, PREGATE! Nella preghiera sperimenterete una gioia grandissima e troverete la soluzione per ogni situazione difficile. Grazie per i progressi che fate nella preghiera! Ognuno di voi è caro al mio cuore, e ringrazio tutti quelli che hanno incrementato la preghiera nelle loro famiglie. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!”.

Messaggio di Medjugorje, 25 giugno 1990

Cari figli, oggi desidero ringraziarvi per tutti i sacrifici e le preghiere. Vi benedico con la mia speciale benedizione materna. Vi invito tutti a decidervi per Dio e a scoprire, di giorno in giorno, la sua volontà nella preghiera. Desidero, cari figli, chiamarvi tutti alla conversione totale affinché la gioia sia nei vostri cuori. Sono contenta che siate così numerosi qui, oggi. Grazie per aver risposto alla mia chiamata!

Messaggio di Medjugorje, 25 marzo 1996

Cari figli! Vi invito a decidervi di nuovo ad amare Dio al di sopra di tutto. In questo tempo in cui, a causa dello spirito consumistico, si dimentica cosa significa amare ed apprezzare i veri valori, io vi invito di nuovo, figlioli, a mettere Dio al primo posto nella vostra vita. Che satana non vi attiri con le cose materiali ma, figlioli, decidetevi per Dio che è libertà e amore. Scegliete la vita e non la morte dell’anima. Figlioli, in questo tempo in cui meditate la passione e la morte di Gesù, vi invito a decidervi per la vita che è rifiorita con la resurrezione e che la vostra vita oggi si rinnovi attraverso la conversione che vi condurrà alla vita eterna. Grazie per avere risposto alla mia chiamata!

maxresdefault (6)

Storia della Chiesa: Gli Ordini Mendicanti

Ordini mendicanti

Innocenzo III, al principio del pontificato, aveva appro­vato numerosi nuovi ordini religiosi.


Nel 1198 approvò gli Ospitalieri dello Spirito Santo fondati da Guido di Monpellier, più tardi chiamati a Roma a reggere l’O­spedale di S. Spirito in Sassia. Nello stesso anno ap­provò i Trinitari, fondati da S. Giovanni de Matha, per la cura dei soldati e la liberazione degli schiavi cri­stiani. Confermò, nel 1199, gli ospeda­lieri dell’Ordine Teutonico, l’Ordine dei Florensi fondato da Gioacchino da Fiore e nel 1207 ri­conobbe i penitenti di S. Marco, un’i­stituzione ospitaliera sorta a Mantova. In precedenza aveva approvato alcune co­munità religiose costituite da gruppi convertiti dall’eresia ca­tara.

La più impor­tante comunità è quella degli Umiliati, sorta in Lombardia e co­stituita, come si è già detto, da chierici e da laici, uomini, donne, co­niugati e non coniugati. Innocenzo III li approvò nel 1201, distinguen­doli in tre gruppi: chierici, assimilati ai canonici rego­lari; laici non co­niugati e vi­venti in comunità regolari; fratres e sorores, che senza es­sere veri e propri religiosi tuttavia osservavano una ‘vivendi norma’ ap­provata dal papa. Successivamente Innocenzo III approvò anche al­tri gruppi prove­nienti dall’eresia; ma intanto andava maturando l’idea, fatta approvare dal concilio late­ranense, di limitare gli Ordini religiosi disciplinandoli entro le regole già esistenti.

E’ in questo contesto di proibizioni, sancite dal Lateranense IV, che sorsero gli ordini mendicanti, dove il termine Ordine -dal latino ordo, insieme di persone che formano una categoria a sé- sta a significare una vita religiosa pienamente dedi­cata al ser­vizio di Dio e vissuta in una comunità i cui membri sono legati da voti solenni di povertà, castità e obbedienza; e mendicante, dal latino mendi­care, sta a significare la scelta di povertà -non solo individuale, ma anche collettiva- fatta dai membri della comunità per cui, in caso di necessità, sono autorizzati a ricorrere alla carità dei fedeli.

Gli Ordini mendicanti sorsero in Italia -o in area medi­terranea- da poco prima il concilio Lateranense IV (1215) al Lionese II (1274). Sono Ordini di frati che, per la loro regola, non possono possedere nulla -né individualmente, né collettivamente- e vivono pertanto del lavoro delle proprie mani, con possibilità di ricorrere all’elemosina. I più importanti Ordini mendi­canti furono:

  • i predicatori, fondati dallo spagnolo s. Domenico di Guzman (ca. 1175-1221) con lo scopo di predicare la conoscenza della dot­trina cri­stiana, vero anti­doto contro l’eresia catara che stava mi­nando la Chiesa. Furono approvati nel 1215 da Folco, vescovo di Tolosa e successiva­mente da Onorio III nel 1216 (Religiosam vitam eligentibus).

  • i frati minori, fondati da s. Francesco d’Assisi (1182-1226) e ap­provati de­finitivamente da Onorio III nel 1223 (Solet annuere). Parteciparono vivamente alla vita del popolo di cui sentirono le mi­serie e i problemi.

  • i carmelitani, già eremiti del Monte Carmelo, dove avevano co­struito una chiesa in onore di Maria: cacciati dai Turchi e ritor­nati in Europa, furono appro­vati da Onorio III nel 1226 (Ut vivendi formam); quindi, imitando l’e­sempio dei domenicani e dei france­scani, che ricer­cavano nella povertà l’applicazione delle virtù evangeliche, adottarono nel 1247 una nuova regola sul tipo dei mendicanti. Abbandonato infine l’isolamento dai contesti urbani -caratteristico degli antichi ordini mo­nastici- dal 1245, in poi, fon­darono conventi presso i maggiori centri universitari.

  • l’ Ordine degli eremitani di sant’Agostino, sorto nel 1256, dall’u­nione dei diversi gruppi di eremiti che obbedivano alla regola di s. Agostino: eremiti di s. Guglielmo, di s. Agostino, di s. Giovanni Bono, di Brettino, di Montefavale. La fu­sione iniziò nel 1244 (unione degli ere­miti di Toscana) e si concluse per volontà di Alessandro IV, con bolla ‘Licet ecclesiae catholicae” del 9 aprile 1256. Il loro nuovo indirizzo fu un’attività maggiormente inserita nelle comunità urbane.

  • l’Ordine dei servi di Maria, sorto all’interno di movimenti peni­tenziali e mariani dei primi decenni del secolo XIII. Il primo nucleo -quello eremitico dei Sette santi fondatori- si era ritirato a Monte Senario nel 1233. L’Ordine ebbe il rico­noscimento pontifi­cio nel 1256 da Alessandro IV (Deo grata).

Altri ordini mendicanti, regolarmente approvati, ma poi sop­pressi dalla Costituzione ‘Religionum diversitatem nimiam’, ema­nata da Gregorio X, al Concilio di Lione II (1274), sono:

  • Ordine della Penitenza di Gesù Cristo -o Saccati- sorto in Provenza nel 1248 ad opera del laico Raimondo Hyères e approvato da Innocenzo IV, nel 1251 (Debet ex nostri). Raccoglieva fratelli e so­relle molto vi­cini, per spiri­tualità e attività, ai francescani.

  • Servi di Santa Maria Madre di Cristo, sorti a Marsiglia intorno al 1255, pe­nitenti di vita comunitaria, molto vicini ai servi di Monte Senario.

In seguito ebbero il riconoscimento di mendi­canti anche altre famiglie religiose:

  • i Minimi, fondati da s. Francesco di Paola (1416-1507); l’Ordine ospeda­liero di s. Giovanni di Dio, detto dei Fatebenefratelli, fondato da s. Giovanni Cidade (1495-1550); l’Ordine della SS.ma Trinità (i Trinitari) sorto per la liberazione degli schiavi, ad opera di s. Giovanni de Matha (1154-1213) che fu aggregato ai Mendicanti nel 1609

  • FONTE:  http://www.testimonianzecristiane.it/teologia/storia/mendicanti.htm

Rose-multicolore-flowers-33595532-400-400

Dio è più grande del nostro peccato

Papa Francesco, Udienza Generale del 30 marzo 2016

Dio è più grande del nostro peccato. Non dimentichiamo questo: Dio è più grande del nostro peccato! “Padre, io non lo so dire, ne ho fatte tante, grosse!”. Dio è più grande di tutti i peccati che noi possiamo fare. Dio è più grande del nostro peccato. Lo diciamo insieme? Tutti insieme: “Dio è più grande del nostro peccato!”. Un’altra volta: “Dio è più grande del nostro peccato!”. Un’altra volta: “Dio è più grande del nostro peccato!”. E il suo amore è un oceano in cui possiamo immergerci senza paura di essere sopraffatti: perdonare per Dio significa darci la certezza che lui non ci abbandona mai. Qualunque cosa possiamo rimproverarci, lui è ancora e sempre più grande di tutto (cfr 1 Gv 3,20), perché Dio è più grande del nostro peccato…

Dio non nasconde il peccato, ma lo distrugge e lo cancella; ma lo cancella proprio dalla radice, non come fanno in tintoria quando portiamo un abito e cancellano la macchia. No! Dio cancella il nostro peccato proprio dalla radice, tutto! Perciò il penitente ridiventa puro, ogni macchia è eliminata ed egli ora è più bianco della neve incontaminata. Tutti noi siamo peccatori. È vero questo? Se qualcuno di voi non si sente peccatore che alzi la mano… Nessuno! Tutti lo siamo.

Noi peccatori, con il perdono, diventiamo creature nuove, ricolmate dallo spirito e piene di gioia. Ora una nuova realtà comincia per noi: un nuovo cuore, un nuovo spirito, una nuova vita. Noi, peccatori perdonati, che abbiamo accolto la grazia divina, possiamo persino insegnare agli altri a non peccare più. “Ma Padre, io sono debole, io cado, cado”. “Ma se cadi, alzati! Alzati!”. Quando un bambino cade, cosa fa? Solleva la mano alla mamma, al papà perché lo faccia alzare. Facciamo lo stesso! Se tu cadi per debolezza nel peccato, alza la tua mano: il Signore la prende e ti aiuterà ad alzarti. Questa è la dignità del perdono di Dio! La dignità che ci dà il perdono di Dio è quella di alzarci, metterci sempre in piedi, perché Lui ha creato l’uomo e la donna perché stiano in piedi.

16176_padova_la_basilica

“ Every one who is angry with his brother shall be liable to judgment”

Scripture:  Matthew 5:20-26

20 For I tell you, unless your righteousness exceeds that of the scribes and Pharisees, you will never enter the kingdom of heaven. 21 “You have heard that it was said to the men of old, `You shall not kill; and whoever kills shall be liable to judgment.’ 22 But I say to you that every one who is angry with his brother shall be liable to judgment; whoever insults his brother shall be liable to the council, and whoever says, `You fool!’ shall be liable to the hell of  fire. 23 So if you are offering your gift at the altar, and there remember that your brother has something against you, 24 leave your gift there before the altar and go; first be reconciled to your brother, and then come and offer your gift.  25 Make friends quickly with your accuser, while you are going with him to court, lest your accuser hand you over to the judge, and the judge to  the guard, and you be put in prison;  26 truly, I say to you, you will never get out till you have paid the last penny.

Meditation: Are you driven by anger or rage?  The first person to hate his brother was Cain.  God warned Cain: ‘Why are you angry? ..Sin in couching at the door; it’s desire is for you, but you must master it (Genesis 4:6-7). Sin doesn’t just happen; it first grows as a seed in one’s heart.  Unless it is mastered, by God’s grace, it grows like a weed and chokes the fruitful vine.  Jesus addressed the issue of keeping the commandments with his disciples.  The scribes and Pharisees equated righteousness with satisfying the demands of the law.  Jesus showed them how short they had come.  Jesus points to the heart as the seat of desire and choice.  Unless forbidden and evil desires are eradicated, the heart will be corrupted.  Jesus points to forbidden anger with one’s brother.  This is a selfish anger that broods and is long-lived, that nurses a grudge and keeps wrath warm, and that refuses to die.  Anger in the heart as well as anger in speech or action are equally forbidden.  What is the antidote to anger and rage?  Mercy, kindness, and forbearance spring from a heart full of love and forgiveness.  God has forgiven us and he calls us to extend mercy and forgiveness towards those who cause us harm and grief.  In the cross of Jesus
we see the supreme example of love and the power for overcoming evil.  Only God’s love and grace can set our hearts and minds free from the tyranny of wounded pride and spiteful revenge.  Do you harbor any anger towards another person? And are you quick to be reconciled when a rupture has been caused in your relationships?  Ask God to set you free and to fill your heart and mind with his love and truth.

“May I be no man’s enemy, and may I be the friend of that which is eternal and abides.  May I never quarrel with those nearest me: and if I do, may I be reconciled quickly.  May I love, seek, and attain only that which is good.  May I wish for all men’s happiness and envy none.  May I never rejoice in the ill-fortune of one who has wronged me.  When I have done or said what is wrong, may I never wait for the rebuke of others, but always rebuke myself until I make amends.  May I win no victory that harms either me or my opponent.  May I reconcile friends who are angry with one another.  May I never fail a friend who is in danger.  When visiting those in grief may I be able by gentle and healing words to soften their pain.  May I respect myself.  May I always keep tame that which rages within me.  May I accustom myself to be gentle, and never be angry with people because of circumstances.  May I never discuss who is wicked and what wicked things he has done, but know good men and follow in their footsteps.”  (Prayer of Eusebius, 3rd century)


Go to | Gospel of Matthew | Daily Readings & Meditations | Words of Life |
(c) 2002 Don Schwager
DSC05441

Primi Vespri del giorno 4 settembre 2016

XXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
PRIMI VESPRI


V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno
Dio, che all’alba dei tempi
creasti la luce nuova,
accogli il nostro canto,
mentre scende la sera.

Veglia sopra i tuoi figli
pellegrini nel mondo;
la morte non ci colga
prigionieri del male.

La tua luce risplenda
nell’intimo dei cuori,
e sia pegno e primizia
della gloria dei cieli.

Te la voce proclami,
o Dio trino e unico,
te canti il nostro cuore,
te adori il nostro spirito. Amen.

1^ Antifona
Dal sorgere del sole al suo tramonto
sia lodato il nome del Signore.

SALMO 112   Lodate il nome del Signore
Ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili (Lc 1, 52)
.

Lodate, servi del Signore, *
lodate il nome del Signore.
Sia benedetto il nome del Signore, *
ora e sempre.

Dal sorgere del sole al suo tramonto *
sia lodato il nome del Signore.
Su tutti i popoli eccelso è il Signore, *
più alta dei cieli è la sua gloria.

Chi è pari al Signore nostro Dio che siede nell’alto *
e si china a guardare nei cieli e sulla terra?

Solleva l’indigente dalla polvere, *
dall’immondizia rialza il povero,
per farlo sedere tra i principi, *
tra i principi del suo popolo.

Fa abitare la sterile nella sua casa *
quale madre gioiosa di figli.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona

Dal sorgere del sole al suo tramonto
sia lodato il nome del Signore.

2^ Antifona

Alzerò il calice della salvezza,
invocherò il nome del Signore.

SALMO 115   Rendimento di grazie nel tempio
Per mezzo di lui (Cristo) offriamo continuamente un
sacrificio di lode a Dio (Eb 13, 15).

Ho creduto anche quando dicevo: *
«Sono troppo infelice».
Ho detto con sgomento: *
«Ogni uomo è inganno».

Che cosa renderò al Signore *
per quanto mi ha dato?
Alzerò il calice della salvezza *
e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore, *
davanti a tutto il suo popolo.
Preziosa agli occhi del Signore *
è la morte dei suoi fedeli.

Sì, io sono il tuo servo, Signore, †
io sono tuo servo, figlio della tua ancella; *
hai spezzato le mie catene.

A te offrirò sacrifici di lode *
e invocherò il nome del Signore.

Adempirò i miei voti al Signore *
davanti a tutto il suo popolo,
negli atri della casa del Signore, *
in mezzo a te, Gerusalemme.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona

Alzerò il calice della salvezza,
invocherò il nome del Signore.

3^ Antifona

Il Signore Gesù si è umiliato nella morte;
e Dio lo ha innalzato nella gloria.

CANTICO Fil 2, 6-11   Cristo servo di Dio
Cristo Gesù, pur essendo di natura divina, *
non considerò un tesoro geloso
la sua uguaglianza con Dio;

ma spogliò se stesso, †
assumendo la condizione di servo *
e divenendo simile agli uomini;

apparso in forma umana, umiliò se stesso †
facendosi obbediente fino alla morte *
e alla morte di croce.

Per questo Dio l’ha esaltato *
e gli ha dato il nome
che è al di sopra di ogni altro nome;

perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi †
nei cieli, sulla terra *
e sotto terra;

e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, *
a gloria di Dio Padre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona

Il Signore Gesù si è umiliato nella morte;
e Dio lo ha innalzato nella gloria.

Lettura breve   Eb 13, 20-21
Il Dio della pace che ha fatto tornare dai morti il Pastore grande delle pecore, in virtù del sangue di un’alleanza eterna (cfr. Zc 9, 11 gr.; Is 55, 3), il Signore nostro Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, perché possiate compiere la sua volontà, operando in voi ciò che a lui è gradito per mezzo di Gesù Cristo, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.

Responsorio Breve
R. Quanto sono grandi * le tue opere, Signore!
Quanto sono grandi le tue opere, Signore!
V. Le hai fatte con bontà e sapienza
le tue opere, Signore!
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Quanto sono grandi le tue opere, Signore!

Antifona al Magnificat
Anno A  Ammonisci chi ha peccato:
se ti ascolterà,
avrai guadagnato il tuo fratello.

Anno B  Si apriranno gli orecchi del sordo,
griderà di gioia la lingua del muto:
Dio viene a salvarci, alleluia.

Anno C  Chi può conoscere, Signore, il tuo pensiero,
se tu non gli concedi sapienza
e mandi dall’alto il tuo Spirito?


CANTICO DELLA BEATA VERGINE
(Lc 1, 46-55)
Esultanza dell’anima nel Signore

L’anima mia magnifica il Signore *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva. *
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente *
e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia *
si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, *
ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati, *
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, *
ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri, *
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona al Magnificat

Anno A  Ammonisci chi ha peccato:
se ti ascolterà,
avrai guadagnato il tuo fratello.

Anno B  Si apriranno gli orecchi del sordo,
griderà di gioia la lingua del muto:
Dio viene a salvarci, alleluia.

Anno C  Chi può conoscere, Signore, il tuo pensiero,
se tu non gli concedi sapienza
e mandi dall’alto il tuo Spirito?


Intercessioni
Memori dell’amore di Cristo, che, con la prodigiosa moltiplicazione dei pani e dei pesci, saziò la fame del suo popolo, diciamo con umile fiducia:
Rinnova per noi, Signore, i prodigi della tua misericordia.

Riconosciamo, Signore, che i benefici ricevuti in questa settimana vengono dalla tua bontà,
– fa’ che non trovino in noi un terreno sterile, ma portino frutti di vita eterna.

Luce e salvezza delle genti, guida e proteggi i missionari del Vangelo,
– accendi in essi il fuoco del tuo Spirito.

Fa’ che tutti gli uomini cooperino a creare un mondo nuovo,
– più conforme alle legittime aspirazioni del progresso nella giustizia e nella pace.

Medico delle anime e dei corpi, dona sollievo ai malati, conforto ai moribondi,
– visita e rinnova tutti gli uomini con la tua misericordia.

Accogli i nostri defunti nella gloriosa schiera dei santi,
– scrivi anche i loro nomi nel libro della vita.

Padre nostro.
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Orazione
O Padre, che ci hai donato il Salvatore e lo Spirito Santo, guarda con benevolenza i tuoi figli di adozione, perché a tutti i credenti in Cristo sia data la vera libertà e l’eredità eterna. Per il nostro Signore.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.

mariatempio

I Verbi della Misericordia

Ermes Ronchi, Il Messaggero di Sant’Antonio, Gennaio 2016

Le porte sante della terra, le porte del Signore, quali sono? Non ha nessun senso passare per la Porta Santa della cattedrale e non passare per la porta santa di un povero, di un malato, non far varcare la porta di casa tua a uno che ha fame, la porta del cuore a uno che è solo. Non ha senso chiedere misericordia a Dio, e non offrirla al tuo vicino.
Se il Giubileo non tocca la vita, non è giubileo. Il Giubileo sarà santo se scriveremo la nostra pagina, la nostra riga, il nostro frammento di un racconto amoroso, con le nostre mani.
La misericordia è un’arte che s’impara, imparando tre verbi: “vedere”, “fermarsi”, “toccare”, i primi gesti del Buon Samaritano.

Vedere. “Lo vide e ne ebbe compassione”. Il samaritano vede e si lascia ferire dalle ferite di quell’uomo.
La misericordia inizia con lo sguardo non giudicante del vangelo: “Il primo sguardo di Gesù nei vangeli non si posa mai sul peccato delle persone, ma sempre sul loro bisogno” (Johann Baptist Metz).
Molte volte i vangeli riferiscono che Gesù “mentre camminava vide” (Mt 4,18); camminava e abitava la vita, ben presente a tutto ciò che accadeva nel suo spazio vitale; sapeva guardare negli occhi: “Donna, perché piangi?” (Gv 20,13) e scoprire nel riflesso di una lacrima urgere una promessa, un desiderio.
Davanti alle ferite della vita qualcosa di noi vorrebbe chiudere gli occhi, girare la testa. Come fanno i falsi discepoli: quando mai, Signore, ti abbiamo visto affamato, assetato, nudo…? Non hanno avuto occhi per vedere le ferite della carne di Cristo.

Fermarsi. Per vedere bene, che sia un volto, un paesaggio, un’opera d’arte o un povero, non puoi accelerare il passo, ti devi fermare. E non “passare oltre” come il sacerdote e il levita della parabola. Oltre non c’è niente, tantomeno Dio.
Quando ti fermi con qualcuno hai messo nel telaio in cui si tesse il tessuto buono della terra i tuoi doni impagabili, le risorse più preziose che hai: tempo e cuore. Hai fatto una dichiarazione d’amore senza parole.
Per vedere un prato bisogna inginocchiarsi e guardarlo da vicino (Ermanno Olmi).
C’è un solo modo per conoscere un uomo, Dio, un paese, una ferita: fermarsi, inginocchiarsi, e guardare da vicino. Guardare gli altri a millimetri di viso, di occhi, di voce. Guardare come bambini e ascoltare come innamorati, in silenzio.

Toccare. Ogni volta che Gesù si commuove, si ferma e tocca. Tocca l’intoccabile: il lebbroso, il cieco, la bara del ragazzo di Nain.
Toccare è parola dura, che ci mette alla prova, perché non è spontaneo toccare, non dico il contagioso o l’infettivo, ma anche il mendicante.
Fai la tua elemosina, e lasci cadere la tua monetina dall’alto, guardandoti bene dal toccare la mano che chiede, mantenendo la distanza di sicurezza, senza rivolgere un saluto, una parola. E il povero rimane un problema anziché diventare una fessura d’infinito.
Il tatto è un modo di amare, il modo più intimo; è il bacio e la carezza. E apre stagioni nuove.

Vedere, fermarsi, toccare: piccoli gesti. Ma la notte comincia con la prima stella, il mondo nuovo con il primo samaritano buono.

39197