Preghiera della notte a Dio Padre che ci attende

Dio mio,
quando nel cammino verso di te
non ho più provviste,
non ho altra possibilità
che rivolgermi a te,
ritornare umile sui miei passi.

Quando la colpa mi fa temere il castigo,
la speranza mi offre riparo alla tua giustizia.
Quando l’errore mi confina nel mio tormento,
la fede annuncia il tuo conforto.

Quando mi lascio vincere dal sonno della debolezza,
i tuoi benefici e la tua generosità mi risvegliano.
Quando la disobbedienza e la rivolta
mi allontanano da te,
il tuo perdono e la tua misericordia
mi riconducono all’amicizia.

E tu sei sempre lì
a sbirciare il mio ritorno
per stringermi in un abbraccio rigenerante,
aperto ad un futuro unico d’amore.

Possa la tua Parola
calare proficua nel mio cuore
e farmi vivere
per amarti e ringraziarti
ogni giorno della mia vita. Amen.

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Santa Teresa d’Avila: Esclamazioni dell’anima a Dio

1 – Delizia mia, Signore del creato e Dio mio, fino a quando dovrò aspettare per vedervi di presenza? Che rimedio offrite a chi quaggiú ne ha cosí poco per avere un po’ di sollievo fuor di Voi? Oh, vita lunga! vita amara! vita che non si vive! Oh, desolata solitudine che non ha rimedio! Quando, dunque, Signore? Quando? quando?… 
Che farò io; mio Bene, che farò? Desidererò forse di non piú desiderarvi? Ah, mio Dio e creator mio! Voi ferite e non date il rimedio; piagate e le piaghe non si vedono; uccidete per lasciare piú vivi! In una parola, Signore, fate quello che vi piace, dimostrandovi onnipotente. E insieme volete, o mio Dio, che un verme cosí spregevole provi in sé stesso tanti contrari sentimenti!… 
Sia cosí, Signore, perché Voi lo volete. Io non voglio altro che amarvi. 

2 – Ahi, ahi, Creator mio! Il mio immenso dolore mi fa uscire in lamenti e mi óbbliga a riconoscere che sarà senza rimedio fino a quando non piacerà a Voi di porvi fine. Dal suo stretto carcere l’ánima mia desidera la libertà ma sempre a patto di non allontanarsi in nulla da quello che Voi volete. – O fate, Gloria mia, che il suo spasimo aumenti, o apportatele un rimedio radicale. 
O morte, morte, come ti si può temere se in te è la vita! 
Eppure, chi non temerà dopo aver trascorso parte dei suoi giorni senza amare il suo Dio? E poiché questo è il caso mio, che cosa chiedo e desidero? Forse il castigo meritatomi con i miei peccati? – Non permettetelo, mio Bene, per il molto che vi è costato redímermi! 

3 – Anima mia, lascia che si compia la volontà del tuo Dio, perché cosí ti conviene. Sérvilo e spera nella sua bontà, e quando avrai fatto penitenza dei tuoi peccati e ne avrai meritato un po’ perdono, Egli darà rimedio al tuo dolore. – Non voler godere senza prima patire. 
Ma neppur questo sono capace di fare se non mi sostenete Voi con la vostra mano potente e con la vostra grandezza, o mio vero re e Signore. Col vostro aiuto mi sarà facile ogni cosa. 
 

[7]

1 – Speranza mia, Padre mio, mio Creatore, mio vero Signore e Fratello, quando penso a quello che Voi dite, cioè, che le vostre delizie sono nell’abitare con i figliuoli degli uomini, la mia ánima s’inonda di gioia. Signore del cielo e della terra, ov’è il peccatore che dopo tali parole possa ancora disperare? Forse, Signore, che non avete altri con cui deliziarvi per venir da un verme cosí ributtante come son io? Quando vostro Figlio fu battezzato, si udí che Voi vi compiacevate in Lui. Gli siamo forse uguali Signore? 
Oh, immensa misericordia! Oh, favore infinitamente superiore ai nostri meriti! E noi, mortali, ce ne scorderemo? – Signore, voi che conoscete ogni cosa, pensate alla nostra debolezza e non dimenticatevi della nostra immensa miseria! 

2 – Considera, ánima mia, con che gioia ed amore il Padre riconosce suo Figlio e il Figlio suo Padre; contempla l’ardore con cui lo Spirito Santo si unisce ad Essi, e come nessuno dei Tre possa separarsi da tanto amore e conoscenza, formando essi una cosa sola: si conoscono, si amano e si compiacciono a vicenda. Ora, che bisogno v’è del mio amore? Perché lo volete, o mio Dio? Che ci guadagnate con esso? – Oh, siate per sempre benedetto, mio Dio! Tutte le creature vi lodino, e con lodi senza fine, come senza fine siete Voi! 

3 – Rallégrati, ánima mia, per esserci chi ama il tuo Dio come merita; rallégrati per esserci chi conosce la sua bontà e potenza, e ringrazialo per aver Egli inviato sulla terra il suo unico Figliuolo che cosí bene lo conosce, con la protezione del Quale puoi avvicinarti al tuo Dio e pregarlo. Se Egli trova in te le sue delizie, non permettere che le cose della terra t’impediscano di trovare il Lui le tue e di rallegrarti delle sue grandezze. Giacché tanto merita di essere amato e lodato, pregalo che ti dia di contribuire almeno un poco nel far celebrare il suo nome, onde tu possa dire con verità: La mia ánima loda ed esalta il Signore.
 

[SANTA TERESA D’AVILA, Opere, Esclamazioni dell’anima a Dio,Postulazione Generale O. C. D., Roma, 1981.]

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Apologia della Religione nel momento presente

L’apologia della religione nel momento presente
A proposito di un libro di R. Puccini (1)
in La settimana sociale, 1912, a. V, n. 47, pp. 370-371

Come si disse già degli scritti sulla vita di Gesù Cristo, i quali si moltiplicarono dopo il periodo dei filosofi falsificatori del sec. XIX, da Strauss a Renan, così si può ripetere in questi primi anni del sec. XX dei libri intorno allo studio della religione cristiana cattolica. «Ciò che vale non solo per le opere apologetiche sistematiche, erudite ed esaurienti, la cui trilogia dopo Hettinger e Bougaud forse si completò testè con Schanz, ma ancora per quelle pubblicazioni più modeste e di divulgazione (quantunque sempre di rigore dottrinale e scientifico) che in forma di introduzione e di prolegomeni versano, con espressione tradizionale consacrata fra i cattolici, sui preamboli della fede.

Ed io stesso potrei in proposito citare fra i soli italiani più recenti di mia conoscenza e spesso fra i miei amici, Rossignoli, Sichirollo, Polidori, Ballerini, Giovannozzi, Faraoni, Cappellazzi, a cui si aggiunge ora il prof. can. R. Puccini, il quale letterato, sociologo, moralista, olografo eppur sempre filosofo e teologo, possiede quella preparazione di mente molteplice e coordinata, che è particolarmente adatta a tale genere di pubblicazioni.
E quale può essere la ragione dell’addensarsi di simili saggi? Certamente il numero e l’incalzare ai dì nostri dei nemici della religione da un canto, e dall’altro quella eterna e sempre vegeta giovinezza del cattolicesimo, di cui parla anche il nostro autore, la quale suscita e diffonde dovunque i difensori ed illustratori di esso. Vi ha però un’altra spiegazione di tal fatto confortevole, che penso meriti qui di ricordare.

Ognuno di tali apologeti si prefigge bensì lo scopo comune di rivendicare la religione dinanzi ai pregiudizi dotti e indotti dell’età contemporanea. Ma non bisogna perdere di vista, nell’odierno momento, il tratto caratteristico, almeno estrinseco del pubblico pensiero anche scientifico. Partecipando a quel moto generale e incalzante degli avvenimenti, il quale urge e travolge tutta la vita sociale moderna, anche la scienza è divenuta una cinematica, il cui corso affrettato, rapido, convulso, ad ogni istante muta rotta, obbiettivi, procedimenti.

Essa volge così purtroppo a rovinosi precipizi, ma frattanto obbliga anche un apologeta o studioso della religione a mutare a breve distanza, se non la sua armatura e le sue munizioni, certo le sue mosse tattiche ossia i fatti, gli argomenti, i metodi della difesa e della dimostrazione, di fronte agli attacchi ed alle offese, che da sempre nuove parti d’improvviso oggi provengono alle verità religiose. E così può accadere che i nostri scrittori, sebbene discosti l’un l’altro da un breve iatus di tempo, non si ricopino per fisionomia e indirizzo di trattazione; ma ognuno serbi quella certa specialità propria, che è determinata da un momentaneo atteggiamento del pensiero degli avversari, l’attraenza che viene dalle vicende e questioni di immanente attualità, l’efficacia che sempre accompagna e segue la prontezza e opportunità della strategia.

Da questa fonte mi sembra derivare (al di là di quel fondo sostanziale e immutato di ragioni e di fatti d’ogni apologia) i pregi di freschezza, agilità e di valore persuasivo anche di questo corso preparatorio allo studio della religione dell’illustre insegnante del seminario di Pistoia.
E la prova di questi meriti mi sembra di poter ritrarre anche da qualche pensiero che trasvolò per la mia mente, all’occasione della lettura del volumetto.
Noi siamo usciti testè (io riflettevo) da un positivismo materialistico che ridestando i crepuscoli mattinieri di un novello spiritualismo, sembrò propizio anche alle idee religiose. Ma tosto esso accoppiandosi al soggettivismo critico-scettico dei neokantiani riuscì al vago concetto o piuttosto sentimento di «una religione senza dogmi» cioè senza alcuna garanzia di verità obbiettiva. E allora sorge logicamente il quesito: con tale concezione del sovrannaturale nella cultura moderna non viene meno l’interesse per lo studio della religione? No, risponde l’autore fin dalle prime pagine col Graf: «si deve anzi dire che il bisogno di religione non scema, ma cresce col crescere dell’anima. Non è possibile che lo spirito umano divenendo sempre più conscio di sé, non divenga in pari tempo sempre più inquieto circa i propri destini e non si spinga a cercare, se non possono que’ destini rispondere alle aspirazioni sue proprie».

Questa concezione (io proseguiva) di una «religione senza dogmi» in breve trasferendosi al cristianesimo, per considerarlo bensì «entro i limiti della ragione», ma come si pretende, nel suo spirito intimo avvivatore, come ora fece l’Harnack, conferì a collocare la religione di Gesù Cristo al di sopra di ogni altra al mondo, confermando le conclusioni dell’odierna storia delle religioni comparate. Questa primazia razionalmente e storicamente riconosciuta di nuovo nel cristianesimo, non può bastare a restituire adesso, presso la coscienza moderna, l’impronta divina e rialzare le sorti inesorabili di decadenza del protestantesimo? Per risposta di un problema di tutta attualità trovo (in questo libriccino) un ricordo opportuno del Ruville, dell’università di Hane, il quale nel suo scritto Il mio ritorno, a proposito dell’Harnack, riconosceva bensì che «il, capo dei tedeschi liberali, il critico profondo, l’acuto razionalista, dava a nostro Signore una natura, un carattere, un’importanza che oltrepassano di gran lunga l’ordine terreno». Ma per ciò stesso egli (il Ruville) nella sua recentissima ponderata conversione non seguiva già l’andazzo di tanti pastori evangelici in Germania, che scendono ogni dì più verso un protestantesimo prettamente razionalista, ma ricoverava con profonda convinzione sotto le ali materne di Roma, facendosi cattolico.

Dove dunque, dietro queste stesse testimonianze ed esempi solenni dell’ultima ora, si trova unicamente il vero cristianesimo divino, storico, positivo, che incarna la religione più sublime fra tutte nel mondo?
In tal caso, (io soggiungeva) quel grido di guerra selvaggia che propriamente oggi risuona da un capo all’altro dell’Europa e dell’America «contro il sovrannaturale in nome della civiltà» («Kulturkampf») ben si comprende come si drizzi massimamente contro la Chiesa cattolica. In questa soltanto si scorge, si perseguita ed odia il «sovrannaturale cristiano e la cristiana civiltà da esso derivata» e si confessa che principalmente per virtù della Chiesa, quest’ultima si mantiene sempre viva e feconda anche nell’età contemporanea. Ma allora io ho diritto di riferire esclusivamente al cattolicesimo quel magnifico elogio che il Taine tributava al cristianesimo per le sue benemerenze verso l’incivilimento; elogio che il nostro autore riporta ed io riproduco per conclusione di questo cenno. «Tutto ciò che nella moderna civiltà rimane di onestà, di buona fede, di giustizia, si deve al cristianesimo. Non la ragione dei filosofi, non la cultura degli artisti e dei letterati, non il sentimento d’onore militare e cavalleresco, né codice alcuno, né amministrazione, né governo possono servire a qualche cosa senza il cristianesimo, fuori del cristianesimo, non c’è nulla che possa trattenerci dalle nostre naturali inclinazioni al male e impedire di precipitare in questi abissi di decadenza e di depravazione, in fondo ai quali si trova la barbarie, Anche oggi l’antico vangelo è sempre il migliore ausiliare che la società possa invocare in suo soccorso».
Il solo richiamare tal una di queste verità o preziose confessioni, in un momento opportuno e decisivo quale è il presente, non è gran merito per l’autore di un libro?

***
NOTA 1. Can. Dott. R. PUCCINI, Breve apologia della religione ad uso delle associazioni cattoliche, delle scuole superiori di catechismo e delle famiglie, Vicenza, Soc. An. Tip. fra cattolici vicentini, 1912.

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Preghiera del giovane d’oggi

Signore, se penso alla mia vita
lo sai che cosa mi viene in mente?
Una corsa ad ostacoli!
Tra la scuola, lo sport, la musica…
non riesco mai a fermarmi un po’
e a guardarmi intorno.

Mi sembra di essere come uno di quei discepoli
che andavano a Emmaus:
cammino con te a fianco senza riconoscerti.

Aiutami allora, Signore,
a rimanere sempre “ad occhi aperti”
per poter vedere il tuo volto
riflesso in quello dei miei genitori,
dei miei amici, del mio parroco
e, soprattutto, nelle facce sofferenti degli ultimi:
i poveri, i malati, i carcerati…

Fa’, o Signore, che riesca sempre
a mettere in pratica con tutti
il tuo comandamento più grande: l’amore.

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Storia della Chiesa: Il rinnovamento del Clero nel Medio Evo

RINNOVAMENTO DEL CLERO

Per la vita del clero i secoli X-XI segnano un periodo in cui si va facendo strada un rinnovamento di organizzazione e di fer­vore. La dot­trina pastorale era rimasta quella della tradizione patristica, come è trasmessa dalle collezioni canoni­che.

                Otlone di Saint-Emmeran indicava ai preti passi della Bibbia da contrapporre a ogni vizio (Liber de admo­nitione clericorum et laicorum). Tutto lo sforzo ri­chiesto ai sacerdoti per vivere secondo il loro stato e ben esplicare la loro fun­zione, rima­neva ispirato alla Scrittura.

                Tre i pericoli che incombevano al clero in questo periodo: igno­ranza, ava­rizia, in­continenza. Per premunirli contro di essi concili, ve­scovi e scrittori ec­cle­siastici raccomandano lo studio della parola di Dio, esaltano l’ideale del distacco e della castità e mostrano i vantaggi della vita comune, la vita canonica che, ri­messa in auge dal vescovo Crodegango (+ 766) per la sua diocesi di Metz, si era diffusa, specie con la re­gola promulgata dal concilio di Aquisgrana dell’817, presso le cat­tedrali vescovili e presso le chiese maggiori, anche perché favorita dall’imperatore Carlo Magno.

                 I canonici, a differenza dell’ordine monastico, che pure in­tende­vano imi­tare, coniugarono vita attiva e contemplativa, assicu­rando la celebrazione del culto, istruendo nel canto, preparando i fu­turi sacer­doti, e occupandosi della cura animarum. Molti di que­sti ambienti erano assai fervorosi finché con l’andare del tempo, l’introduzione delle pre­bende individuali, finì per renderli del tutto simili ai preti secolari.

                L’istituto dei canonici rego­lari fu provvidenziale per il rinnovò del clero secolare. Già i si­nodi lateranensi del 1059 sotto Niccolò II e poi quello del 1063, sotto Alessandro II, avevano esortato sacerdoti, diaconi e suddiaconi ad avere in comune le rendite, l’abitazione  e la mensa, a condurre cioè una vita apostolica.

                Tra coloro che cal­deggiarono queste direttive figurano i principali fautori della riforma ecclesia­stica, come Gregorio VII, s. Pier Damiani, Anselmo di Lucca, Ivo di Chartres e, in Germania, il bavarese Gerold (Gerhoh), preposto dei canonici di Reichersberg, nell’Austria superiore. Fu così promossa la vita regularis o cano­nica, cioè una vita strettamente comunitaria e furono chiamati saeculares i preti proprie­tari, an­che se si attene­vano alla regola di Aquisgrana.

                L’ideale della vita apostolica spinse i canonici a imitare l’ordine monastico, con la diffe­renza che i ca­nonici intende­vano unire vita attiva e contemplazione: alla cele­brazione dell’ufficio liturgico ag­giunsero così i doveri della cura anima­rum; per il resto rinunciarono al secolo, come nella tradi­zione monastica, dove avevano portato, come nuovo elemento, la re­gola detta di s. Agostino, in realtà una compilazione eseguita sugli scritti ascetici del santo vescovo, come l’Epistola 211 alle monache di Ippona.

                Questi canonici regolari, che vivevano all’apo­stolica, cioè con beni in comune, diedero poi  vita a una serie di congregazioni, alcune delle quali abbracciarono anche cento e più monasteri. Si trattò di una riforma che ebbe una vasta diffu­sione, senza tuttavia poter giungere a riforgiare il clero.

FONTE:  http://www.testimonianzecristiane.it/teologia/storia/rinnovoclero.php

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Non voglio essere una maschera vivente

Signore, voglio pregarti così,
senza tante “formule” o preghiere imparate a memoria.
Ti chiedo aiuto perché in questo mondo
è veramente difficile essere sé stessi,
avere un proprio stile…
pensare con la propria testa
ed essere “limpidi” davanti agli altri,
senza maschere!
Signore, aiutami a credere in te,
aiutami a capire che se Tu sei con me,
non ho bisogno di nessuna maschera per piacere agli altri,
per non soffrire,
per essere felice!
La Bibbia dice che “mi hai creato come un prodigio”,
sono unico e speciale,
aiutami ad essere me stesso
con tutte le persone che incontro.
Aiutami ad essere ogni giorno… (ognuno dice il proprio nome)
Amen.

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Vespri del giorno 31 luglio 2016

XVIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO | Domenica

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Sant’ Ignazio di Loyola Sacerdote

Vespri

V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno
O Trinità beata,
luce, sapienza, amore,
vesti del tuo splendore
il giorno che declina.

Te lodiamo al mattino,
te nel vespro imploriamo,
te canteremo unanimi
nel giorno che non muore. Amen.

I Antifona
Sacerdote per sempre è Cristo Signore, alleluia.

SALMO 109, 1-5. 7 Il Messia, re e sacerdote
Bisogna che egli regni finché non abbia posto tutti i suoi nemici sotto i suoi piedi (1 Cor 15, 25)

Oracolo del Signore al mio Signore: *
«Siedi alla mia destra,
finché io ponga i tuoi nemici *
a sgabello dei tuoi piedi».

Lo scettro del tuo potere stende il Signore da Sion: *
«Domina in mezzo ai tuoi nemici.

A te il principato nel giorno della tua potenza *
tra santi splendori;
dal seno dell’aurora, *
come rugiada, io ti ho generato».

Il Signore ha giurato e non si pente: *
«Tu sei sacerdote per sempre
al modo di Melchisedek».

Il Signore è alla tua destra, *
annienterà i re nel giorno della sua ira.
Lungo il cammino si disseta al torrente *
e solleva alta la testa.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

I Antifona
Sacerdote per sempre è Cristo Signore, alleluia.

II Antifona
Il nostro Dio è nei cieli:
tutto esiste per la sua parola, alleluia.

SALMO 113 B Lode al vero Dio
Vi siete convertiti a Dio, allontanandovi dagli idoli per servire al Dio vivo e vero (1 Ts 1, 9).

Non a noi, Signore, non a noi, †
ma al tuo nome dà gloria, *
per la tua fedeltà, per la tua grazia.

Perché i popoli dovrebbero dire: *
«Dov’è il loro Dio?».
Il nostro Dio è nei cieli, *
egli opera tutto ciò che vuole.

Gli idoli delle genti sono argento e oro, *
opera delle mani dell’uomo.
Hanno bocca e non parlano, *
hanno occhi e non vedono,

hanno orecchi e non odono, *
hanno narici e non odorano.

Hanno mani e non palpano, †
hanno piedi e non camminano; *
dalla gola non emettono suoni.

Sia come loro chi li fabbrica *
e chiunque in essi confida.

Israele confida nel Signore: *
egli è loro aiuto e loro scudo.
Confida nel Signore la casa di Aronne: *
egli è loro aiuto e loro scudo.

Confida nel Signore, chiunque lo teme: *
egli è loro aiuto e loro scudo.

Il Signore si ricorda di noi, ci benedice: †
benedice la casa d’Israele, *
benedice la casa di Aronne.

Il Signore benedice quelli che lo temono, *
benedice i piccoli e i grandi.

Vi renda fecondi il Signore, *
voi e i vostri figli.

Siate benedetti dal Signore *
che ha fatto cielo e terra.
I cieli sono i cieli del Signore, *
ma ha dato la terra ai figli dell’uomo.

Non i morti lodano il Signore, *
né quanti scendono nella tomba.
Ma noi, i viventi, benediciamo il Signore *
ora e sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

II Antifona
Il nostro Dio è nei cieli:
tutto esiste per la sua parola, alleluia.

III Antifona
Servi di Dio, piccoli e grandi,
lodate il suo nome, alleluia.

CANTICO Ap 19, 1-7 Le nozze dell’Agnello
Alleluia.

Salvezza, gloria e potenza sono del nostro Dio; *
veri e giusti sono i suoi giudizi.

Alleluia.
Lodate il nostro Dio, voi tutti suoi servi, *
voi che lo temete, piccoli e grandi.

Alleluia.
Ha preso possesso del suo regno il Signore, *
il nostro Dio, l’Onnipotente.

Alleluia.
Rallegriamoci ed esultiamo, *
rendiamo a lui gloria.

Alleluia.
Sono giunte le nozze dell’Agnello; *
la sua sposa è pronta.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

III Antifona
Servi di Dio, piccoli e grandi,
lodate il suo nome, alleluia.

Lettura Breve 2 Ts 2, 13-14
Noi dobbiamo rendere sempre grazie a Dio per voi, fratelli amati dal Signore, perché Dio vi ha scelti come primizia per la salvezza, attraverso l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella verità, chiamandovi a questo con il nostro vangelo, per il possesso della gloria del Signore nostro Gesù Cristo.

Responsorio Breve
R. Grande è il Signore, * mirabile la sua potenza.
Grande è il Signore, mirabile la sua potenza.
V. La sua sapienza non ha confini,
mirabile la sua potenza.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Grande è il Signore, mirabile la sua potenza.

Antifona al Magnificat
Anno A: Commosso dalla gente che lo seguiva
e ascoltava la sua parola,
Gesù diede loro pane in abbondanza.

Anno B: Cercate un cibo che non si corrompe,
ma rimane per la vita eterna.

Anno C: Chi vuol essere ricco
cerchi le ricchezze più vere.

Cantico della Beata Vergine (Lc 1, 46-55)
Esultanza dell’anima nel Signore

L’anima mia magnifica il Signore *
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,

perché ha guardato l’umiltà della sua serva. *
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.

Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente *
e Santo è il suo nome:

di generazione in generazione la sua misericordia *
si stende su quelli che lo temono.

Ha spiegato la potenza del suo braccio, *
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;

ha rovesciato i potenti dai troni, *
ha innalzato gli umili;

ha ricolmato di beni gli affamati, *
ha rimandato i ricchi a mani vuote.

Ha soccorso Israele, suo servo, *
ricordandosi della sua misericordia,

come aveva promesso ai nostri padri, *
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona al Magnificat
Anno A: Commosso dalla gente che lo seguiva
e ascoltava la sua parola,
Gesù diede loro pane in abbondanza.

Anno B: Cercate un cibo che non si corrompe,
ma rimane per la vita eterna.

Anno C: Chi vuol essere ricco
cerchi le ricchezze più vere.

Intercessioni
Lode a Cristo, che vive in eterno per intercedere a nostro favore e può salvare quelli che si accostano al Padre per mezzo di lui. Animati da questa speranza, invochiamo il nostro salvatore:
Ricordati, Signore, del tuo popolo.

Al tramonto di questo giorno, o sole di giustizia, noi ti preghiamo per tutto il genere umano,
– fa’ che ogni uomo goda senza fine della tua luce intramontabile.

Rendi sempre vivo e attuale il patto di alleanza che hai sigillato con il tuo sangue,
– santifica e rinnova la tua Chiesa, perché sia sempre pura e senza macchia.

Ricordati del tuo popolo, Signore,
– benedici la dimora della tua gloria.

Dona incolumità e pace a quanti viaggiano in cielo, in terra e in mare,
– fa’ che giungano felicemente alla meta desiderata.

Accogli nella tua casa le anime dei defunti,
– concedi loro il perdono e la gloria eterna.

Padre nostro
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Orazione
Mostraci la tua continua benevolenza, o Signore, e assisti il tuo popolo, che ti riconosce suo pastore e guida; rinnova l’opera della tua creazione e custodisci ciò che hai rinnovato. Per il nostro Signore.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.

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Se siamo uniti Gesù è fra noi

Se siamo uniti, Gesù è fra noi. E questo vale. Vale più d’ogni altro tesoro che può possedere il nostro cuore: più della madre, del padre, dei fratelli, dei figli.
Vale più della casa, del lavoro, della proprietà; più delle opere d’arte d’una grande città come Roma, più degli affari nostri, più della natura che ci circonda con i fiori e i prati, il mare e le stelle: più della nostra anima!
È lui che, ispirando i suoi santi con le sue eterne verità, fece epoca in ogni epoca.
Anche questa è l’ora sua: non tanto d’un santo, ma di lui; di lui fra noi, di lui vivente in noi, edificanti – in unita d’amore – il Corpo mistico suo.
Ma occorre dilatare il Cristo; accrescerlo in altre membra; farsi come lui portatori di Fuoco. Far uno di tutti e in tutti l’Uno! E allora viviamo la vita che egli ci dà attimo per attimo nella carità.
E comandamento base l’amore fraterno. Per cui tutto vale cio che è espressione di sincera fraterna carità. Nulla vale di ciò che facciamo se in esso non vi è il sentimento d’amore per i fratelli: che Iddio è Padre e ha nel cuore sempre e solo i figli.

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Con grande ispirazione vide gli ultimi tempi e consolò gli afflitti di Sion

Siracide

Capitolo 48

[1] Allora sorse Elia profeta, come un fuoco;
la sua parola bruciava come fiaccola.
[2] Egli fece venire su di loro la carestia
e con zelo li ridusse a pochi.
[3] Per la parola del Signore chiuse il cielo
e così fece scendere per tre volte il fuoco.
[4] Come ti rendesti glorioso, Elia, con i tuoi prodigi!
E chi può vantarsi di esserti uguale?
[5] Tu hai fatto sorgere un defunto dalla morte
e dagl’inferi, per la parola dell’Altissimo;
[6] tu hai fatto precipitare re nella perdizione,
e uomini gloriosi dal loro letto.
[7] Tu sul Sinai hai ascoltato parole di rimprovero,
sull’Oreb sentenze di condanna.
[8] Hai unto re per la vendetta
e profeti come tuoi successori.
[9] Tu sei stato assunto in un turbine di fuoco,
su un carro di cavalli di fuoco;
[10] tu sei stato designato a rimproverare i tempi futuri,
per placare l’ira prima che divampi,
per ricondurre il cuore del padre verso il figlio
e ristabilire le tribù di Giacobbe.
[11] Beati coloro che ti hanno visto
e si sono addormentati nell’amore,
perché è certo che anche noi vivremo.
[12] Appena Elia fu avvolto dal turbine,
Eliseo fu ripieno del suo spirito;
nei suoi giorni non tremò davanti a nessun principe
e nessuno riuscì a dominarlo.
[13] Nulla fu troppo grande per lui,
e nel sepolcro il suo corpo profetizzò.
[14] Nella sua vita compì prodigi,
e dopo la morte meravigliose furono le sue opere.
[15] Con tutto ciò il popolo non si convertì
e non rinnegò i suoi peccati,
finché non fu deportato dal proprio paese
e disperso su tutta la terra.
Rimase soltanto un piccolissimo popolo
e un principe della casa di Davide.
[16] Alcuni di loro fecero ciò che è gradito a Dio,
ma altri moltiplicarono i peccati.
[17] Ezechia fortificò la sua città
e portò l’acqua nel suo interno;
con il ferro scavò un canale nella roccia
e costruì cisterne per l’acqua.
[18] Nei suoi giorni Sennàcherib fece una spedizione
e mandò Rapsache;
alzò la sua mano contro Sion
e si vantò spavaldamente nella sua superbia.
[19] Allora si agitarono loro i cuori e le mani,
soffrirono come le partorienti.
[20] Invocarono il Signore misericordioso,
tendendo le loro mani verso di lui.
Il Santo li ascoltò subito dal cielo
e li liberò per mezzo di Isaia.
[21] Egli colpì l’accampamento degli Assiri,
e il suo angelo li sterminò,
[22] perché Ezechia aveva fatto quanto è gradito al Signore
e aveva seguito con fermezza le vie di Davide, suo padre,
come gli aveva indicato il profeta Isaia,
grande e degno di fede nella sua visione.
[23] Nei suoi giorni il sole retrocedette
ed egli prolungò la vita del re.
[24] Con grande ispirazione vide gli ultimi tempi
e consolò gli afflitti di Sion.
[25] Egli manifestò il futuro sino alla fine dei tempi,
le cose nascoste prima che accadessero.

 

“Sorse Elia profeta, simile al fuoco; la sua parola bruciava come fiaccola […]. Fosti assunto in un turbine di fuoco su un carro di cavalli di fuoco.”

Come vivere questa Parola?

Queste parole della prima lettura sono tratte da una pagina del Siracide ed evocano il profeta Elia, vissuto in un’era di grande materialismo, in cui i falsi profeti venivano sostituendo il culto di Baal a quello del Dio vivente. Per questo Elia “per comando del Signore chiuse il cielo”, invocò una grande siccità sul paese per ottenere che gli uomini rinsavissero.

Elia fu profeta di fuoco; ma il suo era come quello che ardeva nel cuore di Giovanni Battista, un fuoco tale da illuminare e ottenere la conversione “per condurre il cuore dei padri versi i figli”.

Tutto, nel profeta autentico (Elia come Giovanni Battista e tanti altri) è fatto per riaccendere quel fuoco d’amore di cui Gesù ha detto che arde dal desiderio di vederlo divampare nei cuori. Il testo odierno del Siracide sembra minaccioso. In realtà è solo in funzione di questo fuoco. Termina così: “Beati quelli che ti videro e si sono addormentati nell’amore”.

Oggi, nella mia pausa contemplativa, chiederò al Signore di riconoscere le voci profetiche del nostro tempo e di ascoltarne gli inviti ad uscire dalla connivenza con il materialismo consumista, con le larvate pressioni che opprimono il povero, con ogni piccola o grande ingiustizia.

Prego con umile amore:

Dammi fuoco nel cuore, Signore, perché io non mi chiuda nell’indifferenza dentro quello che ho da fare o da godere, ma abbia palpiti, ascolto e gesti d’amore per ognuno che incontro.

La voce di un grande teologo

Bisogna abbandonare, lasciar andare, emigrare. Ed ecco… siamo improvvisamente dappertutto e teniamo tutto (pensando forse che sia ‘nulla’, perché è tutto) e non abbiamo più bisogno di un sostegno, perché siamo divenuti una specie di totalità fluttuante, che si regge da sé (nel tutto di Dio) senza cadere, perché per chi si abbandona, abbandonando tutto, non esiste nulla in cui possa cadere.
Karl Rahner

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Gesù non ha buona memoria

Gesù non ha buona memoria.
Sulla Croce durante la sua agonia il ladrone gli chiede di ricordarsi di lui quando sarebbe entrato nel suo regno. Se fossi stato io gli avrei risposto, “non ti dimenticherò, ma i tuoi crimini devono essere espiati, con almeno 20 anni di purgatorio”, invece Gesù gli rispose “Oggi sarai con me in Paradiso”.
Aveva dimenticato i peccati di quell’uomo. Lo stesso avviene con Maddalena e con il figliol prodigo. Gesù non ha memoria, perdona ogni persona, il suo amore è misericordioso».

Gesù non conosce la matematica, lo dimostra la parabola del Buon Pastore. Aveva cento pecore, una di loro si smarrì e senza indugi andò a cercarla lasciando le altre 99 nell’ovile. Per Gesù uno equivale a 99 e forse anche di più.

Gesù poi non è buon filosofo.
Una donna ha dieci dracme ne perde una quindi accende la lucerna per cercarla, quando la trova chiama le sue vicine e dice loro “Rallegratevi con me perché ho ritrovato la dracma che avevo perduto”. E’ davvero illogico disturbare le amiche solo per una dracma, e poi far festa per il ritrovamento. Per di più invitando le sue amiche per far festa, spendendo ben di più di una dracma. In questo modo Gesù spiega che c’è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte.

Gesù è un avventuriero.
Chiunque voglia raccogliere il consenso della gente si presenta con molte promesse, mentre Gesù promette a chi lo segue processi e persecuzioni, eppure da 2000 anni constatiamo che non si è esaurita la schiera di avventurieri che hanno seguito Gesù.

Gesù non conosce né finanza né economia.
Nella parabola degli operai della vigna, il padrone paga lo stesso stipendio a chi lavora al mattino e a chi inizia a lavorare il pomeriggio. Ha fatto male i conti? Ha commesso un errore? No, lo fa di proposito, perché Gesù non ci ama rispetto ai nostri meriti o per i nostri meriti, il suo amore è gratuito e supera infinitamente i nostri meriti. Gesù ha i “difetti” perché ama.
L’amore autentico non ragiona, non calcola, non misura, non innalza barriere, non pone condizioni, non costruisce frontiere e non ricorda offese.

gesù