Una Preghiera per noi

Hai seminato in me,
Spirito di consiglio e di fortezza,
parole di vita e verità eterne.
Hai aperto la mia mente al Mistero
che illumina il cammino verso di te.
Mi hai chiamato alla tua presenza
con tutto il carico della mia miseria,
ma anche con il desiderio
di rinnovare continuamente la mia vita,
con la mente, le labbra e il cuore
da te illuminati, purificati, vivificati.
Attento alla voce del Padre
e illuminato dal messaggio di Cristo,
invoco te, Spirito di Sapienza,
perché continui a parlarmi, a stupirmi
e a rinnovarmi con nuovi incontri d’amore.
E di fronte al dubbio e alla paura,
sorreggi i vacillanti miei passi
ripetendo, instancabile, le parole di Gesù:
“Coraggio, non temere. Sono io!”.

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Il popolo che camminava nelle tenebre ha visto una grande luce

Isaia 9
9

1

Il popolo che camminava nelle tenebre
ha visto una grande luce;
su coloro che abitavano in terra tenebrosa
una luce rifulse.

2

Hai moltiplicato la gioia,
hai aumentato la letizia.
Gioiscono davanti a te
come si gioisce quando si miete
e come si esulta quando si divide la preda.

3

Perché tu hai spezzato il giogo che l’opprimeva,
la sbarra sulle sue spalle,
e il bastone del suo aguzzino,
come nel giorno di Madian.

4

Perché ogni calzatura di soldato che marciava rimbombando
e ogni mantello intriso di sangue
saranno bruciati, dati in pasto al fuoco.

5

Perché un bambino è nato per noi,
ci è stato dato un figlio.
Sulle sue spalle è il potere
e il suo nome sarà:
Consigliere mirabile, Dio potente,
Padre per sempre, Principe della pace.

6

Grande sarà il suo potere
e la pace non avrà fine
sul trono di Davide e sul suo regno,
che egli viene a consolidare e rafforzare
con il diritto e la giustizia, ora e per sempre.
Questo farà lo zelo del Signore degli eserciti.

7

Una parola mandò il Signore contro Giacobbe,
essa cadde su Israele.

8

La conoscerà tutto il popolo,
gli Efraimiti e gli abitanti di Samaria,
che dicevano nel loro orgoglio
e nell’arroganza del loro cuore:

9

«I mattoni sono caduti,
ricostruiremo in pietra;
i sicomòri sono stati abbattuti,
li sostituiremo con cedri».

10

Il Signore suscitò contro questo popolo i suoi nemici,
eccitò i suoi avversari:

11

gli Aramei dall’oriente, da occidente i Filistei,
che divorano Israele a grandi bocconi.
Con tutto ciò non si calma la sua ira
e ancora la sua mano rimane stesa.

12

Il popolo non è tornato a chi lo percuoteva;
non hanno ricercato il Signore degli eserciti.

13

Pertanto il Signore ha amputato a Israele capo e coda,
palma e giunco in un giorno.

14

L’anziano e i notabili sono il capo,
il profeta, maestro di menzogna, è la coda.

15

Le guide di questo popolo lo hanno fuorviato
e quelli che esse guidano si sono perduti.

16

Perciò il Signore non avrà clemenza verso i suoi giovani,
non avrà pietà degli orfani e delle vedove,
perché tutti sono empi e perversi;
ogni bocca proferisce parole stolte.
Con tutto ciò non si calma la sua ira
e ancora la sua mano rimane stesa.

17

Sì, brucia l’iniquità come fuoco
che divora rovi e pruni,
divampa nel folto della selva,
da dove si sollevano colonne di fumo.

18

Per l’ira del Signore degli eserciti brucia la terra
e il popolo è dato in pasto al fuoco;
nessuno ha pietà del proprio fratello.

19

Dilania a destra, ma è ancora affamato,
mangia a sinistra, ma senza saziarsi;
ognuno mangia la carne del suo vicino.

20

Manasse contro Èfraim
ed Èfraim contro Manasse,
tutti e due insieme contro Giuda.
Con tutto ciò non si calma la sua ira
e ancora la sua mano rimane stesa.

Nella prima lettura si parla del Regno di Israele del Nord (nel versetto precedente, non letto: “Zabulon e Neftali”) che si trova in una situazione di umiliazione, tenebra fitta e oppressione. È infatti schiacciato dall’aguzzino assiro, che ha conquistato il paese e imposto un duro giogo.

A questo popolo Dio annunzia, per mezzo del profeta, il sorgere di una luce: un bambino, che libererà e solleverà il popolo dalla sua mortificazione. Egli sarà sapiente e potente, e avrà un regno stabile, perché basato sulla giustizia e sul diritto: un regno di pace duratura.

La Chiesa legge questa profezia nella notte di Natale, segno di tutte le notti umane nelle quali risplende la luce nuova e sorprendente del bambino di Betlemme.

È lui il preannunziato consigliere ammirabile, dotato di una sapienza straordinaria e completamente affidabile. Ma mi lascio “consigliare” da lui? O cerco altre sapienze, altri maestri?

È lui il Dio potente, di una potenza che non è quella del mondo, che si impone con la forza di vario tipo, ma di quella della giustizia. Voglio ancora un Dio “dittatore buono”, che risolva tutto con la forza?

È lui il Padre per sempre, colui che saldamente e continuamente si prende e si prenderà cura di noi. La mia sicurezza è in questo, o cerco altre garanzie, altre protezioni?

È lui il principe della pace, vera perché basata sul “diritto”, sulla rettitudine. Ma esiste davvero la pace nel mondo, nelle società, nei cuori? Non è retorica natalizia? Siamo forse come quei falsi profeti che “ingannano il mio popolo dicendo: Pace! e la pace non c’è” (Ez 13,10)?

La profezia di Isaia non è completamente realizzata. La nascita del Messia è ancora solo una tappa del cammino della storia verso il suo compimento. Ma se il Messia è nato, esiste una speranza per tutti. È il segno che il piano di Dio va avanti, che nei travagli della storia il regno viene, che la tenebra non ha più alcuna vera prospettiva di vittoria. Il Messia che nasce riaccende la speranza, e perciò stesso ridesta la nostra volontà di non adattarci, di non rassegnarci alle tenebre. Siamo invitati a ridestarci, a “indossare le armi della luce” (Rm 13,12) per lottare contro tutto quanto opprime l’uomo e offende la sua dignità, da ogni punto di vista. Lottare non con le armi umane, ma con quelle di Dio. La potenza, bellissima, di Dio è poter diventare un bambino per noi. Anche noi partecipiamo di questa potenza ogni volta che ci facciamo piccoli, ci mettiamo a servizio di Dio e dei fratelli.

Il Salvatore è nato, esultiamo: esiste una speranza per tutti.

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Un Decalogo da non seguire per i propri figli

1. Fin dalla nascita date al bambino tutto quello che vuole: così crescerà convinto che il mondo ha l’obbligo di mantenerlo.

2. Se impara una parolaccia ridetene. Crederà di essere divertente.

3. Non accompagnatelo in Chiesa la domenica; non dategli un’educazione religiosa. Aspettate che abbia 18 anni e decida da sé.

4. Mettete in ordine tutto quello che lui lascia fuori posto. Fate voi quello che dovrebbe fare lui, in modo che si abitui a scaricare sugli altri tutte le proprie responsabilità.

5. Litigate sovente in sua presenza. Così non si stupirà se ad un certo punto vedrà disgregarsi la famiglia.

6. Dategli tutto il denaro che chiede e se lo spenda pure come vuole. Non lasciate mai che se lo guadagni! Perché mai dovrebbe faticare per guadagnare, come avete fatto voi da giovani? I tempi sono cambiati.

7. Soddisfate ogni suo desiderio per il mangiare, il bere, le comodità. Negargli qualcosa potrebbe scatenare in lui pericolosi complessi.

8. Prendete le sue parti verso i vicini di casa e gli insegnanti. Sono tutti prevenuti verso vostro figlio. Gli fanno continue ingiustizie. Lui è così intelligente e buono e loro non lo capiscono.

9. Quando si mette in un guaio serio, scusatevi con voi stessi dicendo: “Non sono mai riuscito a farlo rigare dritto”.

10. Dopo di ciò, preparatevi ad una vita di amarezze: l’avete voluta e non vi mancherà.

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«Àlzati, prendi la tua barella e cammina»

Giovanni 5
51Dopo questi fatti, ricorreva una festa dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. 2A Gerusalemme, presso la porta delle Pecore, vi è una piscina, chiamata in ebraico Betzatà, con cinque portici, 3sotto i quali giaceva un grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici.4[..]

S5i trovava lì un uomo che da trentotto anni era malato. 6Gesù, vedendolo giacere e sapendo che da molto tempo era così, gli disse: «Vuoi guarire?». 7Gli rispose il malato: «Signore, non ho nessuno che mi immerga nella piscina quando l’acqua si agita. Mentre infatti sto per andarvi, un altro scende prima di me». 8Gesù gli disse: «Àlzati, prendi la tua barella e cammina». 9E all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare.Quel giorno però era un sabato. 10Dissero dunque i Giudei all’uomo che era stato guarito: «È sabato e non ti è lecito portare la tua barella».11Ma egli rispose loro: «Colui che mi ha guarito mi ha detto: “Prendi la tua barella e cammina”». 12Gli domandarono allora: «Chi è l’uomo che ti ha detto: “Prendi e cammina”?». 13Ma colui che era stato guarito non sapeva chi fosse; Gesù infatti si era allontanato perché vi era folla in quel luogo. 14Poco dopo Gesù lo trovò nel tempio e gli disse: «Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio». 15Quell’uomo se ne andò e riferì ai Giudei che era stato Gesù a guarirlo. 16Per questo i Giudei perseguitavano Gesù, perché faceva tali cose di sabato. 17Ma Gesù disse loro: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». 18Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.

19Gesù riprese a parlare e disse loro: «In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. 20Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. 21Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. 22Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, 23perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.

24In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 25In verità, in verità io vi dico: viene l’ora – ed è questa – in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l’avranno ascoltata, vivranno. 26Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, 27e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell’uomo. 28Non meravigliatevi di questo: viene l’ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce 29e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. 30Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.

31Se fossi io a testimoniare di me stesso, la mia testimonianza non sarebbe vera. 32C’è un altro che dà testimonianza di me, e so che la testimonianza che egli dà di me è vera. 33Voi avete inviato dei messaggeri a Giovanni ed egli ha dato testimonianza alla verità. 34Io non ricevo testimonianza da un uomo; ma vi dico queste cose perché siate salvati. 35Egli era la lampada che arde e risplende, e voi solo per un momento avete voluto rallegrarvi alla sua luce.

36Io però ho una testimonianza superiore a quella di Giovanni: le opere che il Padre mi ha dato da compiere, quelle stesse opere che io sto facendo, testimoniano di me che il Padre mi ha mandato. 37E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, 38e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. 39Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. 40Ma voi non volete venire a me per avere vita.

41Io non ricevo gloria dagli uomini. 42Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. 43Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. 44E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio?

45Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. 46Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me. 47Ma se non credete ai suoi scritti, come potrete credere alle mie parole?».

 

Quando la Parola di Dio è data secondo le regole della Parola, è data rispettando l’uomo nella sua verità ontologica, necessariamente dovrà essere accolta, così come è accolta la luce nel momento in cui essa colpisce o è data all’occhio. San Paolo più volte ci offre le regole secondo le quali la Parola va data, offerta, annunziata. Quando le regole sono rispettate, allora si è senza colpa per riguardo a quelli che si perdono.

Da parte nostra non diamo motivo di scandalo a nessuno, perché non venga criticato il nostro ministero; ma in ogni cosa ci presentiamo come ministri di Dio con molta fermezza: nelle tribolazioni, nelle necessità, nelle angosce, nelle percosse, nelle prigioni, nei tumulti, nelle fatiche, nelle veglie, nei digiuni; con purezza, con sapienza, con magnanimità, con benevolenza, con spirito di santità, con amore sincero, con parola di verità, con potenza di Dio; con le armi della giustizia a destra e a sinistra; nella gloria e nel disonore, nella cattiva e nella buona fama; come impostori, eppure siamo veritieri; come sconosciuti, eppure notissimi; come moribondi, e invece viviamo; come puniti, ma non uccisi; come afflitti, ma sempre lieti; come poveri, ma capaci di arricchire molti; come gente che non ha nulla e invece possediamo tutto! (2Cor 6,3-10). Non oserei infatti dire nulla se non di quello che Cristo ha operato per mezzo mio per condurre le genti all’obbedienza, con parole e opere, con la potenza di segni e di prodigi, con la forza dello Spirito (Rm 15,18-19).
Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù. Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio. E ora, ecco, io so che non vedrete più il mio volto, voi tutti tra i quali sono passato annunciando il Regno. Per questo attesto solennemente oggi, davanti a voi, che io sono innocente del sangue di tutti, perché non mi sono sottratto al dovere di annunciarvi tutta la volontà di Dio (At 20,18-27).

Gesù, dinanzi a Giudei, esamina la sua coscienza, e questa gli attesta che tutte le regole del dono della Parola sono state osservate. Nessuna è stata tralasciata. Anzi le opere sono state compiute in abbondanza, più del dovuto. Essi sono stati serviti rispettando la loro mente, cuore, intelligenza, anima. Ha dato loro tutti i segni della sua verità. La responsabilità della non fede in Lui ricade sulla loro testa. Essi non vogliono credere. Si rifiutano di accogliere la sua Parola. Anche confrontandosi con Mosè e i Profeti potrebbero giungere alle stesse conclusioni. Quanto Gesù dice è verità.

E anche il Padre, che mi ha mandato, ha dato testimonianza di me. Ma voi non avete mai ascoltato la sua voce né avete mai visto il suo volto, e la sua parola non rimane in voi; infatti non credete a colui che egli ha mandato. Voi scrutate le Scritture, pensando di avere in esse la vita eterna: sono proprio esse che danno testimonianza di me. Ma voi non volete venire a me per avere vita. Io non ricevo gloria dagli uomini. Ma vi conosco: non avete in voi l’amore di Dio. Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi accogliete; se un altro venisse nel proprio nome, lo accogliereste. E come potete credere, voi che ricevete gloria gli uni dagli altri, e non cercate la gloria che viene dall’unico Dio? Non crediate che sarò io ad accusarvi davanti al Padre; vi è già chi vi accusa: Mosè, nel quale riponete la vostra speranza. Se infatti credeste a Mosè, credereste anche a me; perché egli ha scritto di me.

Gesù esamina la sua coscienza è afferma che la responsabilità della non fede è tutta dei Giudei. Lui ha fatto tutto. Paolo esamina la sua coscienza e riceve la stessa testimonianza. Ha fatto tutto. Possiamo noi affermare la stessa cosa? Possiamo dire di essere senza colpa riguardo a quelli che si perdono? Abbiamo veramente, realmente, storicamente fatto tutto? Abbiamo dato la Parola secondo le regole della Parola? È un esame di coscienza al quale nessuno potrà mai sottrarsi. Non possiamo noi attribuire la colpa della non fede puramente e semplicemente al mondo.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fate luce nella nostra coscienza.

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Chi è Gesù Cristo nel Suo Mistero – Settima Parte

 54. Gesù Cristo è nostra forza.
55. Gesù Cristo ci rende la libertà.
56. Gesù Cristo è l’autore di tutte le grazie.
57. Gesù Cristo è re pacifico.
58. Gesù Cristo è causa e centro dell’unità.
59. Qualità di Gesù Cristo.
60. Ricchezze di Gesù Cristo.
61. In Gesù Cristo si trovano tutti i vantaggi.
62. Gesù Cristo dà la felicità.
63. Dobbiamo lodare Gesù Cristo e gioire in Lui.
64. Gesù Cristo facilita le virtù.

54. GESÙ CRISTO È NOSTRA FORZA. – «Nessuna cosa prova più apertamente l’onnipotenza del Verbo, scrive S. Bernardo, quanto la potenza che egli comunica a chi si affida in lui. Chi così si appoggia al Verbo ed è vestito di virtù dall’alto, non può essere atterrato o vinto, né da forza, né da frode, né da lusinga alcuna, ma riesce in ogni incontro vincitore (Serm. in Cantic.)». Poiché « quel Gesù che ha vinto il mondo, soggiunge S. Cipriano, ha promesso la vittoria anche ai suoi soldati (Epistola ad Martin)».
«Al nome di Gesù, dice S. Paolo, ogni ginocchio si pieghi in cielo, in terra, e nell’inferno» (Philipp. II, 10). Con Gesù noi assaltiamo intrepidi l’antico nemico, perché ritroviamo in Gesù Cristo la forza da noi perduta in Adamo; per mezzo di lui riusciamo vittoriosi del mondo, del demonio e di noi medesimi. Gesù Cristo è nostro scudo, nostro elmo, nostra spada, nostra corazza, nostro trionfo. Poiché appunto per questo, ci assicura S. Giovanni, Gesù è venuto al mondo, cioè per distruggere le opere del demonio (I, III, 8). L’incarnazione del Verbo schiacciò il capo al serpente infernale, la sua croce gliela recide. Non appena il Verbo cominciò a parlare in Gesù Cristo, si adempì la parola d’Isaia: «Belo è caduto in pezzi, Nabo fu rovesciato » (ISAI. XLVI, 1), perché tutti i pretesi dèi delle nazioni, cioè i demoni, furono ridotti al silenzio…

(Vedi sopra, n, 34).

55. GESÙ CRISTO CI RENDE LA LIBERTÀ. – «La verità vi libererà» (IOANN. VIII, 32), disse il Redentore divino. Ora essendo Gesù la verità per essenza (Id. XIV, 6), ebbe ragione di dire a Giudei, e a noi: «Se il Figlio vi libererà, voi sarete veramente liberi» (Id. VIII, 36).
Similmente S. Paolo così argomentava: «Iddio è spirito; ma dove è lo spirito del Signore ivi è libertà» (II Cor. III, 17). Ma siccome Gesù nella sua qualità di Verbo è per natura il soffio, lo spirito di Dio, quindi egli ci ha liberati (Gal. IV, 31). Gesù Cristo ci ha fatti liberi della schiavitù del peccato…, del demonio…, della carne…, della maledizione di Dio…, della morte…, dell’inferno.. .

Vedi: LIBERTÀ.

56. GESÙ CRISTO È L’AUTORE DI TUTIE LE GRAZIE. – «Il Verbo si è fatto carne, scrive l’Evangelista, ed abitò in mezzo a noi, e ne abbiamo veduto la gloria, gloria conveniente all’Unigenito di Dio, pieno di grazia» (IOANN. I, 14). «La grazia di Dio per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo», scriveva S. Paolo ai Romani (VII, 25); infatti per mezzo di lui l’abbiamo avuta e ne siamo ripieni (Id I, 5). (Coloss. II, 10). Sì, Gesù Cristo è l’autore di tutte le grazie… Tutti i meriti sono uniti alla grazia di Gesù Cristo…

57. GESÙ CRISTO È RE PACIFICO. – Isaia chiama Gesù Cristo col nome di Principe della pace (ISAI. IX, 6). Principe della pace, ecco il nome di Gesù Cristo; perciò Salomone, simbolo del Cristo, fu re della pace, e per ciò ancora al nascere del Messia una pace generale e profonda regnava nel mondo.
La ragione di questo titolo sta in ciò, 1° Gesù Cristo diede la pace al mondo e la pace lasciò per testamento alla Chiesa; egli, prima di morire, disse; «Vi lascio la pace, vi dò la mia pace; la mia pace non è però come ve la dà il mondo» (IOANN. XIV, 27). 2° Gesù Cristo distrusse, con la sua morte, il muro di separazione che esisteva tra Dio e l’uomo; riconcilia l’uomo con Dio, ristabilisce la concordia fra il cielo e la terra… Quindi egregiamente dice S. Leone: «La natività del Signore è la nascita della pace; offra dunque ogni fedele al Padre della pace la concordia che vi dev’essere tra i figli (Serm. in Nativ. Domini)». 3° Gesù Cristo è il re dei cuori pacifici…
Per tre ragioni conviene a Gesù Cristo il nome di re: 1° Per la sua unione ipostatica e per eredità. 2° Per la redenzione; dal momento che ci ha riscattati col suo sangue, egli acquistò su di noi diritto di re assoluto, più che non il padrone sullo schiavo comperato. 3° Il merito… Gesù Cristo è «il Re dei re, il Signore dei monarchi» (Apoc. XIX, 16). «Il regno suo è il regno di tutti i secoli e la sua dominazione si estende di generazione in generazione» (Psalm. CXLIV, 13). «Benedetto è in eterno il nome della sua gloria, e, tutta la terra è piena della sua maestà» (Psalm. LXXI, 19). Il nome di Gesù Cristo è l’avveramento della profezia di Daniele, il quale vaticinava che Dio avrebbe stabilito un impero che non sarebbe mai più stato distrutto, né passato di popolo in popolo, ma sarebbe durato eternamente (DAN. II, 44). Impero che si sarebbe esteso, secondo il vaticinio di Davide, da un mare all’altro, e da un’estremità all’altra della terra; impero al quale tutti i re avrebbero prestato vassallaggio, e tutte le nazioni pagato tributo (Psalm. LXXI, 8-11).
Non solamente Gesù Cristo è il re della pace, ma è egli medesimo la pace, dice Michea (V, 5). Ed è per ciò, dice S. Paolo, «che piacque al Padre riconciliare a sé ogni cosa per mezzo di lui, pacificando per il sangue della sua croce ciò che vi è nella terra e nei cieli» (Coloss. I, 19-20). Gesù Cristo è il re della pace; egli dà la pace alla Chiesa, al cielo e alla terra… Gesù Cristo ci dà la pace con Dio, col prossimo, con noi medesimi… Volete voi questa pace molteplice e desiderabile? Andate a Gesù Cristo re della pace; dimandatela alla pace increata; collocate Gesù nella vostr’anima, e voi avrete la vera pace. Come il sole non può esistere senza luce, il fuoco senza calore, così Gesù Cristo, re della pace, non può essere in nessun luogo senza la pace; perché, come dice Davide, la sua dimora è nella pace (Psalm. LXXV, 2). Dice perciò S. Paolo: «La pace di Cristo allieti i vostri cuori» (Coloss. III, 15).
«Egli stenderà sempre di più in più il suo impero, e stabilirà la pace eterna» (ISAI. IX, 7). Questo regno di pace, profetato da Isaia come caratteristico del Cristo, deve intendersi principalmente nel senso spirituale: esso consiste nella tranquillità dell’anima e nelle consolazioni interiori. Perciò S. Paolo dice: «Il regno di Dio non sta nel mangiare e nel bere, ma è giustizia, pace, gioia nello Spirito Santo» (Rom. X, 17). Questo regno noi domandiamo tutti i giorni nel Pater. – Non chiediamo già di essere innalzati a un tratto al regno celeste, ma chiediamo la distruzione del regno di Satana e del peccato; chiediamo che, invece di questo regno tenebroso e crudele, venga e si stabilisca in noi il regno splendido e pacifico di Gesù Cristo; chiediamo che il divin Salvatore regni con la sua grazia e col suo spirito, nelle menti e nei cuori nostri: perché Gesù ci assicura che il regno di Dio è dentro di noi (Luc. XVII, 21). E il regno di questa pace nei cuori non ha fine, dicono i padri.
S. Giovanni Crisostamo, per esempio, spiega questo regno di pace, dicendo che esso si avvera in quattro modi: 1° Gesù Cristo c’insegna come si soggioga la carne allo spirito e ottenuta questa vittoria, cessano le guerre nell’anima ed essa riposa nella pace… 2° Quando noi eravamo nemici del suo Padre, egli ci ha riconciliati con lui… 3° Egli ha unito col vincolo della pace i Giudei alle nazioni… 4° Dà a quelli che egli unisce, la grazia della perseveranza, affinché godano d’inalterabile pace. E questo regno, questa pace non avranno fine, perché Gesù Cristo, carne affermò egli medesimo, opera oggidì non meno che nei secoli passati e nei futuri (IOANN. V, 17). Gesù Cristo è dunque il vero re; re del cielo e della terra, re del tempo e dell’eternità. Quindi all’interrogazione di Pilato: Sei tu re? Rispose di sì e aggiunse che re era nato, e che appunto per regnare era venuto nel mondo, ma il regno suo non era di questa mondo, cioè non gli veniva dal mando e non durava col tempo, ma gli veniva dall’eternità e durava con questa (IOANN. XVIII, 37-36). Il mio regno, è la fede, la speranza, la carità, la grazia; io regno di questo modo nelle anime e nei cuori, e regnerò su le anime e sui cuori per l’eternità nel regno della mia gloria…
Ma, direte voi, perché sotto Gesù Cristo re della Chiesa, i fedeli devono sostenere la guerra contro gli infedeli, gli eretici, gli empi, i demoni, il mondo, la carne? Chi si lagna di questa condizione, consideri che non è questa terra il luogo del riposo e che la pace della Chiesa e dell’anima fedele non consiste nella distruzione dei nemici, ma nel combatterli senza posa e nel portarne trionfo; e questo sta il più delle volte nella pazienza, nella rassegnazione, in mezzo alle croci ed alle avversità, nel sopportare le tentazioni; qui consiste la vittoria e la pace, anziché nell’esclusione delle prove, nella distruzione dei nemici, nella cessazione della lotta, come già osservavano Cipriano e Tertulliano… E poi, qui si tratta della pace interiore dell’anima, del regno spirituale di Gesù Cristo. Ora, in mezzo alle più dure prove, alle più terribili persecuzioni, ai più accaniti combattimenti, una profonda pace si gode nell’anima, quando Gesù Cristo, re della pace, regna in fondo al cuore; tutti gli uragani esteriori si cangiano in leggero venticello, se l’anima è in buona armonia con Gesù Cristo; aumentano anzi la pace e la grazia, e la corona immortale…

58. GESÙ CRISTO È CAUSA E CENTRO DELL’UNITA. – «Tutte le nazioni della terra saranno benedette in lui», diceva Davide accennando a Gesù Cristo (Psalm. LXXI, 17); e la sua parola trova il compimento in quella di S. Paolo: «Dio Padre ha stabilito Gesù Cristo capo di tutta la Chiesa» (Eph. I, 22). Tutto è da Gesù Cristo, in Gesù Cristo, per Gesù Cristo. Egli congiunge il cielo alla terra; è il centro dell’unità nella fede, nel dogma, nella morale. E il centro dell’unità della Chiesa la quale è una in lui e per lui.
«Gesù Cristo, scriveva S. Paolo agli Efesini, altri istituì apostoli, altri profeti, altri evangelisti, altri pastori e dottori, per il perfezionamento dei santi, per il ministero, per l’edificazione del corpo di Cristo; fino a tanto che ci riuniamo per l’unità della fede e della cognizione del Figliuolo di Dio in un uomo perfetto, alla misura dell’età piena di Cristo. Perciò non siamo più ragazzi barcollanti e trabalzati qua e là da ogni vento di dottrina per i raggiri degli uomini, per le astuzie, con cui l’errore seduce; ma seguendo la verità nella carità, andiamo crescendo per ogni parte in lui, che è il capo, (cioè) Cristo. Da cui tutto il corpo compaginato, e commesso per via di tutte le giunture di comunicazione, in virtù della proporzionata operazione sopra di ciascun membro, prende l’aumento suo proprio e diventa perfetto mediante la carità» (Eph. IV, 11-16). Lo stesso apostolo esortava i Colossesi a spogliarsi dell’uomo vecchio e di tutte le opere di lui, ed a rivestirsi del nuovo, di quello che si rinnovella per la conoscenza, secondo l’immagine di colui che lo creò; presso il quale non vi è distinzione di Greco o di Giudeo, di circonciso o incirconciso, di barbaro o di Scita, di servo o di libero; ma Cristo (è) ogni cosa ed in tutti. E con chiude: «La pace di Dio trionfi nei vostri cuori, alla quale siete anche stati chiamati (per fare) un sol corpo» (Coloss. III, 9-11-15).

59. QUALITÀ DI GESÙ CRISTO. – «Gesù Cristo, dice S. Bernardo, è ammirabile nella sua natività, consigliere nella sua predicazione, Dio nelle sue azioni, forte nella sua passione; è il padre del futuro secolo nella sua risurrezione, il principe della pace nella sua perpetua beatitudine» (Serm. XXII).
In lui stanno riposti i più splendidi e preziosi tesori. La sua incarnazione, la sua natività, la sua maestà, la sua eternità, tutto è meraviglioso, tutto ineffabile ed incomprensibile. Prodigiose sono le opere della sua potenza, miracolosa è la creazione ed il governo del mondo. Il suo concepimento nel seno di una vergine, per opera della Spirito Santo, la sua vita privata e pubblica, la sua dottrina, la sua morale, la sua passione, la sua morte, la risurrezione, l’ascensione, ecc., tutto è sovrumano. Ammirabile è la sua grazia nei suoi martiri, nei suoi confessori, nelle sue vergini; più ammirabile sarà ancora nella gloria che riserva ai suoi eletti… Chi non ammirerà la sua carità, la sua bontà, la sua misericordia, la sua pazienza, la sua umiltà, la sua obbedienza?..
Gesù Cristo è simboleggiata in un fiore, per la sua vaghezza e per i soavi olezzi che spande, a motivo della sua vita santa, della sua fama, ecc… Gesù Cristo fiorente di virtù e di grazia e crescente in magnifico ed immenso albero, dà al cielo e alla terra abbondanti, squisitissimi frutti…
In Gesù Cristo spiccano soprattutto sei cose da lui meritate: 1° la risurrezione; essendo stato obbediente fino alla morte, meritò di risorgere il primo; e trionfatore della morte, in sé ed in noi, la distrugge… 2° Le qualità dei corpi gloriosi; avendo dato la propria carne ad essere lacerata nella passione, si meritò in ricompensa, nella sua risurrezione, un corpo gloriosissimo, immortale, impassibile, splendente, agile, sottile… 3° Meritò di essere innalzato al di sopra degli angeli e dei santi… 4° Di sedere alla destra del Padre… 5° Di giudicare i vivi ed i morti… 6° Di regnare sul cielo e sulla terra, di comandare agli angeli, agli uomini, alle creature tutte…
Gesù Cristo nel Vangelo è paragonato a un re, a un capo, a un padrone, a un padre di famiglia, ad un coltivatore, ad un pastore, ad un medico, ad un pescatore, ad un negoziante e simili. Tutti questi titoli e similitudini ci dànno un’idea delle sue qualità divine.

60. RICCHEZZE DI GESÙ CRISTO. – «Voi ben conoscete, diceva S. Paolo ai Corinzi, la tenerezza di Gesù Cristo, il quale essendo ricchissimo, per voi si è ridotto all’indigenza, affinché della sua povertà voi diveniste ricchi» (II Cor VIII, 9). E infatti, perché si è egli fatto uomo? domanda S. Agostino, e risponde: «Per fare di me mortale un Dio (Serm. de Nativ.)».
«Come il Signore, dice S. Atanasio, si è fatto uomo prendendo un corpo, così noi uomini siamo deificati per mezzo del Verbo di Dio, perché il Verbo è stato ricevuto nella carne (Serm. IV. contra Arian.)». Noi tutti possiamo ripetere con S: Gregorio Nazianzeno: «Ho ricevuto in me l’immagine divina e non l’ho conservata; Gesù Cristo si fa partecipe della mia carne, per recare salute a quell’immagine e immortalità alla carne (In Distich)».
Noi siamo debitori a Dio, per l’incarnazione, di un nuovo e più intenso amore, sia in riguardo della più stretta unione avvenuta per ciò tra noi e lui, sia per ragione dei nuovi e segnalati benefizi recatici dalla sua incarnazione. In virtù dell’incarnazione del Verbo, una nuova relazione si è stretta tra noi e il Padre e il Figlio e lo Spirito Santo; abbiamo inoltre contratto una nuova relazione tra di noi, molto più intima e stretta che non per l’innanzi; e di qui ci deriva un nuovo e più stringente motivo di amare Dio e di amarci noi vicendevolmente. Per l’incarnazione, il Verbo è divenuto nostra carne, nostro fratello; e quindi il Padre è divenuto padre nostro in una più meravigliosa maniera e lo Spirito Santo tutto in noi si spande. Ecco perché Gesù Cristo diceva di averci dato un nuovo precetto di amore; è suo volere che gli uomini si amino tra di loro non solamente come prossimo, ma come fratelli; che si amino in suo riguardo e come formanti un solo corpo con lui.
«Gesù Cristo, dice S. Gregorio papa, si è fatto carne per farci spirituali; si è abbassato per innalzarci; è uscito perché noi entrassimo; si è mostrato visibile, perché noi vedessimo le cose invisibili; ha sopportato i flagelli per guarirci; ha tollerato gli obbrobri per liberarci dall’obbrobrio eterno; è morto per restituire a noi la vita (Serm. de Nativ)». «Dio è disceso, dice S. Ambrogio, e l’uomo è asceso: il Verbo si è fatto carne, affinché la carne potesse salire al trono del Verbo alla destra del Padre. Mentre gli si apriva il corpo con crudeli ferite, scaturiva dalle medesime un balsamo ristoratore (De Passione)». E S. Bernardo: «Cristo è divenuto nostra sapienza nella predicazione, nostra giustizia nel perdono dei peccati, nostra santificazione nel suo trattare coi peccatori, nostra redenzione nella sua passione (Serm. XXII, in Cantic.)». «Rendiamo dunque, dice il Nazianzeno, all’immagine l’onore che si merita; riconosciamo la nostra dignità. Siamo simili a Cristo, perché Cristo si è fatto simile a noi. Diveniamo dèi per lui, perché egli si è fatto uomo per noi (Orat. VI, de Deo)».
«La legge dello spirito di vita in Gesù Cristo, scriveva l’Apostolo delle genti, mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte» (Rom. VIII, 2). «E siccome in lui stanno riposti tutti i tesori della sapienza e della scienza» (Coloss. II, 3); perciò voi vi siete per ogni modo arricchiti in lui, in ogni parola ed in ogni scienza (I Cor. I, 5). E in quanto a sé teneva in conto di altissimo onore e di segnalatissima grazia che Dio lo avesse eletto al ministero di far conoscere al mondo le inestimabili ed incomprensibili ricchezze di Gesù Cristo, per illuminare le nazioni e versare sul mondo intero torrenti di grazie e di benedizioni (Eph. III, 8-9).
«Tutto ciò che appartiene alla potenza divina, riguardo alla vita ed alla pietà, dice S. Pietro, ci è stato dato insieme con la conoscenza di colui che ci ha chiamati per la gloria e virtù sua propria; e per mezzo dei suoi doni egli ha compito le magnifiche e preziose promesse che ci aveva fatto affinché per esse noi divenissimo partecipi della natura divina» (II, I, 3-4). Quindi il Nazianzeno esclama: «Felice chi compra Cristo a prezzo di tutti i suoi averi! (In Distich.)».
«L’origine di Gesù Cristo è dal principio, dai giorni dell’eternità», dice il profeta Michea (V, 2). Ora egli nacque e visse nel tempo. per comunicarci la sua eternità; uscì dai giorni dell’eternità e venne nei giorni del tempo, affinché dai giorni del tempo noi andiamo e entriamo nei giorni dell’eternità beata; egli si fece uomo per comunicarci la sua divinità. Questa trasformazione ed elevazione sublime dell’uomo in Dio, già accennava Davide con quelle parole (Psalm. LXXXI, 6).

61. IN GESÙ CRISTO SI TROVANO TUTTI I VANTAGGI. – «Venite, o Signore Gesù, sospirava S. Bernardo, togliete gli scandali dal vostro regno che è l’anima mia, affinché, dovendo regnare in me, veramente vi regniate; poiché l’avarizia vuole entrare nell’anima mia; l’orgoglio vuole dominarmi; la vanità vuole allacciarmi; la lussuria vuole invischiarmi; l’ambizione vuole comandarmi; l’invidia vuole imporsi; la detrazione, la collera, la golosità dentro di me si combattono per tiranneggiarmi. Ma io dico: Non ho altro re che il Signore Gesù. Venite dunque, o mio Signore, sbaragliate, sgominate, atterrate nella vostra potenza tutti questi nemici: voi regnerete in me, perché voi solo siete il mio re e il mio Dio» (Homil. IV, super Missus est).
«La beata Vergine, dice S. Atanasio, ha partorito un agnello, della cui preziosa lana ci fu tessuta la veste dell’immortalità, e, coperti di questa, non possiamo essere divorati dal fuoco, né ingoiati dalle onde, né vinti da altra cosa qualunque; che anzi passiamo illesi in mezzo a ogni tormento, e ce ne voliamo al cielo. (Tract. de Virg.)».
«Tutto è stato dato a me dal Padre mio», disse Gesù Cristo (Luc. X, 22). Ora se tutto fu dato a Gesù Cristo, essendosi egli fatto uomo, tutto è stato in lui corretto e ristorato; e la terra, divenuta perfetta, ha ottenuto la benedizione invece della maledizione; il paradiso è stato aperto e l’inferno si chiuse; si spalancarono le tombe e i morti risorsero. Perché, come dice S. Paolo, per un uomo venne la morte, ma per un uomo ancora venne la risurrezione da morte. E come tutti muoiono in Adamo così tutti saranno vivificati in Cristo (I Cor. XV, 21-22).
Gesù Cristo dice di se stesso, per mezzo d’Isaia: «Lo spirito del Signore riposa in me: egli mi ha dato l’unzione divina, e mi ha mandato a predicare il Vangelo ai poveri, affinché ristori il coraggio nei cuori afflitti, porti luce ai ciechi, libertà ai prigionieri, conforti i mesti, proclami la riconciliazione, asciughi le lagrime ai piangenti, converta in corona la cenere del loro capo, in riso il loro pianto, in abiti di gioia le vesti di lutto» (ISAI. LXI, 1-5). Da Gesù Cristo in poi, è sempre stato e sempre sarà tempo di giubileo per tutti i fedeli che obbediscono a Gesù Cristo e che desiderano ricevere le sue larghezze. Per loro sono sempre giorni di misericordia, di perdono, di pace, di salvezza, di liberalità, di libertà, di gioia, di festa, di grazia, di felicità. Tutto questo tempo è dato, dopo quattro mila anni della collera di Dio, per rientrare in grazia con lui, ricevere i suoi doni, la sua persona, la sua eredità, la sua gloria, e tutti gli antichi beni che avevamo nel paradiso terrestre, nello stato d’innocenza. Dopo Gesù Cristo, venne un’ora di grazia, di giubileo perpetuo per i cristiani; ma è un tempo di collera per i demoni, loro perpetui nemici, perché Gesù Cristo ha vendicato il genere umano da costoro cacciandoli dal mezzo degli uomini, e schiacciandoli con la sua croce, col suo impero, con la sua potenza…
1° Gesù ammansa la collera del suo Padre contro gli uomini, e con lui li riconcilia. «Quando voi eravate morti nel peccato, scrive S. Paolo, Gesù Cristo vi ha fatti rivivere con sé, perdonandovi tutti i vostri misfatti; stracciando la sentenza di condanna contro di noi portata, l’ha abolita e affissa alla croce; e spogliando i principati e le potestà (infernali) le ha condotte prigioniere, riportando nella sua persona uno splendido trionfo di loro» (Coloss. II, 13-15). 2° Gesù Cristo sciolse l’alleanza fatta per mezzo di Mosè e una nuova ne stabilì tra Dio e l’uomo: alleanza con la quale Dio si obbliga a dare ai cristiani la grazia e la gloria eterna, ed i cristiani si obbligano, rispetto a Dio, a credere in Gesù Cristo suo figlio, ad obbedirgli, a seguirne la legge, la dottrina, la morale, la vita… 3° Gesù Cristo è disceso dal cielo in terra; affinché, vestendo la carne, unisse più strettamente il fango al Verbo, la terra al cielo, l’uomo a Dio, col legame dell’unione ipostatica… 4° Gesù Cristo nell’ultima cena, la vigilia della sua morte, fece il suo testamento, e lo, sancì con l’istituzione della divina Eucaristia, dicendo: Ecco il sangue della nuova alleanza» (MATTH. XXVI, 28). 5° Gesù Cristo porta dal cielo quest’alleanza e questo testamento agli uomini, lo promulga su la terra per il corso di trentatré anni, lavorando, predicando, facendo miracoli, viaggiando per le città e per i borghi, sfidando le fatiche e i sudori, provando la fame, la sete, il freddo, il caldo, evangelizzando tutto il paese di Giuda. Finalmente sanziona quest’alleanza con la sua morte, la suggella col suo sangue, e tutto ciò per tutto il mondo, per il tempo e per l’eternità…

62. GESÙ CRISTO DÀ LA FELICITÀ. – «Noi mettiamo la gloria e la felicità nostra in Gesù Cristo», scriveva l’Apostolo (Philipp. III, 3). E ben giustamente, perché Gesù Cristo dà la pace, la grazia, la luce, la forza, la salute, la vittoria, il cielo, la corona della gloria eterna. Ora non consiste in tutto questo la vera felicità? Dove vi sono mezzi più acconci a procurarla che questi? Ah! già l’aveva predetto il Salmista: «Egli discenderà come minuta pioggia sul prato di fresco falciato come benefiche gocce di rugiada sui fiori sboccianti. Ai suoi giorni sorgerà la giustizia e con lei l’abbondanza e la pace, e la loro durata sarà quella degli astri in cielo» (Psalm. LXXI, 6-7).

63. DOBBIAMO LODARE GESÙ CRISTO E GIOIRE IN LUI. – Così c’insegna S. Gregorio Nazianzeno: «Gesù Cristo è concepito, lodatelo; Gesù discende dal cielo, andategli incontro giubilanti; Gesù è su la terra, esultate. Canti la terra inni di gioia, menino festive carole gli astri del cielo! Gesù si è fatto uomo, gioite e rallegratevi, o uomini; Gesù è nato da una vergine, siate monde e caste, o, donne, affinché diveniate madri di Gesù Cristo» (In Nativ.).
«Quanto più Gesù Cristo si è fatto piccolo nella sua umanità, dice S. Bernardo, tanto più grande si è mostrato nella sua bontà; più egli s’è annientato per me, e più egli mi è caro. O soavità, o grazia, o forza dell’amore! il più grande di tutti si è fatto il più piccolo di tutti!» (Serm.in Cant.). Ah sì, la venuta di Gesù Cristo su la terra è un perenne soggetto di gioia per Iddio Padre, per Gesù Cristo, per lo Spirito Santo, per gli angeli, per gli uomini… L’inferno chiuso, il cielo aperto, le tenebre fugate, la luce apportata, ecc. quanti argomenti di lode, di gioia, di letizia, di pace!… Per noi cristiani, ogni giorno è un giorno fatto apposta dal Signore, perciò degno che noi facciamo festa ed esultiamo (Psalm. CXVII, 23). Ogni momento si possono ripetere a noi le parole di Zaccaria: «Gioisci ed esulta, o figlia di Sion, perché il tuo re viene a te, giusto e salvatore» (IX, 9).

64. GESÙ CRISTO FACILITA LE VIRTÙ. – «Io ti ho già eletto, disse Dio Padre a Gesù Cristo, che rinnovi la terra, e riunisca le eredità disperse» (ISAI. XLIX, 8). Queste eredità disperse erano le virtù trasandate, disprezzate prima di Gesù Cristo. Le mortificazioni, i digiuni, l’amore della povertà, dell’umiltà, l’innocenza, la castità, il perdono delle ingiurie, la mansuetudine, ogni sorta di virtù erano sconosciute o travisate o calpestate; Gesù Cristo le ha rialzate, ha dato loro il pregio, l’onore, la gloria che loro si conviene. Queste virtù erano poderi abbandonati e deserti, Gesù Cristo vi ha ricondotto l’uomo e gli ha fatto trovare in esse immensi tesori, i soli veri tesori; di maniera che da oggetto di disprezzo, divennero il desiderio ardentissimo dei cristiani; esse li fanno volgere al cielo, e li rendono felici per il tempo e per l’eternità.
Ma non erano solo dimenticate o derise, prima della venuta di Gesù le virtù che ora abbelliscono la Chiesa e fioriscono nel mondo cristiano; parevano anzi cose impossibili all’uomo, e sembravano a quei pochi che ne avevano qualche conoscenza, quasi monti inaccessibili; e Gesù le ha rese facili, dilettevoli e gradite. Perciò Gesù ci ha aperto una nuova strada, ci ha spianato la via al cielo.
Qui si adatta assai bene quel bel testo di S. Agostino da noi già sopra riportato e che amiamo ripetere: «Gesù Cristo nacque da una vergine, per fare che noi nascessimo dal seno verginale della Chiesa; è stato tentato, per armare e tendere noi invincibili alle tentazioni; è stato legato e battuto, per sciogliere noi dai legami della maledizione e ripararci dai colpi dei demoni; è stato deriso, per evitare a noi le derisioni di Satana. E stato venduto per riscattarci, umiliato per innalzarci, catturato, per farci liberi, spogliato per coprire la nudità del primo uomo, coronato di spine, per strappare da noi le spine del peccato; abbeverato di aceto, per inebriarci della dolcezza dei celesti desideri; immolato su l’altare della croce, per distruggere i peccati del mondo; morì per annientare l’impero della morte; fu sepolto per benedire i sepolcri dei santi e seppellire i nostri vizi e le nostre concupiscenze» (Serm. CLXXX, de Temp. c. VI). Quindi Gesù ha tolto per sé tutto quello che vi era di duro, di penoso; di amaro, nell’esercizio delle virtù, lasciandone a noi tutte le dolcezze… La sua grazia fa superare ogni ostacolo… Con Gesù Cristo tutto è possibile…

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Che cos’è la Felicità

Fabio Volo, Il Volo del Mattino

E crescendo impari che la felicità non è quella delle grandi cose.
Non è quella che si insegue a vent’anni, quando, come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi…
la felicità non è quella che affanosamente si insegue credendo che l’amore sia tutto o niente,…
non è quella delle emozioni forti che fanno il “botto” e che esplodono fuori con tuoni spettacolari…
la felicità non è quella di grattacieli da scalare, di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.

Crescendo impari che la felicità è fatta di cose piccole ma preziose…
…e impari che il profumo del caffè al mattino è un piccolo rituale di felicità, che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore, che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità, che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.

E impari che la felicità è fatta di emozioni in punta di piedi, di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore, che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto, che il profumo della primavera ti sveglia dall’inverno, e che sederti a leggere all’ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.

E impari che l’amore è fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco, di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi e lunghi più di tante ore,
e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina, leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo e le distanze ed essere con chi ami.

E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato, sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.

E impari che tenere in braccio un bimbo è una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami..
E impari che c’è felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri, che c’è qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.

E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c’è nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

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«Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità»

Luca 12
121Intanto si erano radunate migliaia di persone, al punto che si calpestavano a vicenda, e Gesù cominciò a dire anzitutto ai suoi discepoli: «Guardatevi bene dal lievito dei farisei, che è l’ipocrisia. 2Non c’è nulla di nascosto che non sarà svelato, né di segreto che non sarà conosciuto. 3Quindi ciò che avrete detto nelle tenebre sarà udito in piena luce, e ciò che avrete detto all’orecchio nelle stanze più interne sarà annunciato dalle terrazze.

4Dico a voi, amici miei: non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo e dopo questo non possono fare più nulla. 5Vi mostrerò invece di chi dovete aver paura: temete colui che, dopo aver ucciso, ha il potere di gettare nella Geènna. Sì, ve lo dico, temete costui. 6Cinque passeri non si vendono forse per due soldi? Eppure nemmeno uno di essi è dimenticato davanti a Dio. 7Anche i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate paura: valete più di molti passeri!

8Io vi dico: chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell’uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio; 9ma chi mi rinnegherà davanti agli uomini, sarà rinnegato davanti agli angeli di Dio.

10Chiunque parlerà contro il Figlio dell’uomo, gli sarà perdonato; ma a chi bestemmierà lo Spirito Santo, non sarà perdonato.

11Quando vi porteranno davanti alle sinagoghe, ai magistrati e alle autorità, non preoccupatevi di come o di che cosa discolparvi, o di che cosa dire, 12perché lo Spirito Santo vi insegnerà in quel momento ciò che bisogna dire».

13Uno della folla gli disse: «Maestro, di’ a mio fratello che divida con me l’eredità». 14Ma egli rispose: «O uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?». 15E disse loro: «Fate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perché, anche se uno è nell’abbondanza, la sua vita non dipende da ciò che egli possiede».

16Poi disse loro una parabola: «La campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. 17Egli ragionava tra sé: “Che farò, poiché non ho dove mettere i miei raccolti? 18Farò così – disse –: demolirò i miei magazzini e ne costruirò altri più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. 19Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divèrtiti!”. 20Ma Dio gli disse: “Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarà?”. 21Così è di chi accumula tesori per sé e non si arricchisce presso Dio».

22Poi disse ai suoi discepoli: «Per questo io vi dico: non preoccupatevi per la vita, di quello che mangerete; né per il corpo, di quello che indosserete. 23La vita infatti vale più del cibo e il corpo più del vestito. 24Guardate i corvi: non séminano e non mietono, non hanno dispensa né granaio, eppure Dio li nutre. Quanto più degli uccelli valete voi! 25Chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 26Se non potete fare neppure così poco, perché vi preoccupate per il resto? 27Guardate come crescono i gigli: non faticano e non filano. Eppure io vi dico: neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 28Se dunque Dio veste così bene l’erba nel campo, che oggi c’è e domani si getta nel forno, quanto più farà per voi, gente di poca fede. 29E voi, non state a domandarvi che cosa mangerete e berrete, e non state in ansia: 30di tutte queste cose vanno in cerca i pagani di questo mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno. 31Cercate piuttosto il suo regno, e queste cose vi saranno date in aggiunta.

32Non temere, piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno.

33Vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma. 34Perché, dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore.

35Siate pronti, con le vesti strette ai fianchi e le lampade accese; 36siate simili a quelli che aspettano il loro padrone quando torna dalle nozze, in modo che, quando arriva e bussa, gli aprano subito. 37Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità io vi dico, si stringerà le vesti ai fianchi, li farà mettere a tavola e passerà a servirli. 38E se, giungendo nel mezzo della notte o prima dell’alba, li troverà così, beati loro! 39Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40Anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

41Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». 42Il Signore rispose: «Chi è dunque l’amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? 43Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. 44Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. 45Ma se quel servo dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda a venire” e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.

47Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più.

49Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! 50Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!

51Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. 52D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; 53si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

54Diceva ancora alle folle: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: “Arriva la pioggia”, e così accade. 55E quando soffia lo scirocco, dite: “Farà caldo”, e così accade. 56Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? 57E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto? 58Quando vai con il tuo avversario davanti al magistrato, lungo la strada cerca di trovare un accordo con lui, per evitare che ti trascini davanti al giudice e il giudice ti consegni all’esattore dei debiti e costui ti getti in prigione. 59Io ti dico: non uscirai di là finché non avrai pagato fino all’ultimo spicciolo».

 

Gesù non è mediatore tra un uomo e un altro uomo. Non è questa la sua missione. Questa verità vale per ogni suo discepolo, ogni suo ministro. Vale per chiunque, a qualsiasi titolo, è chiamato a renderlo presente nella nostra storia. Gesù è il Mediatore unico tra Dio, il Padre suo, e ogni altro uomo. Lui ad ogni uomo deve portare la volontà di Dio, perché l’accolga e la viva. Nel caso di quest’uomo che gli chiede di dire a suo fratello che divida l’eredità con lui, cosa deve rispondere Gesù Signore? Quanto il Padre comanda che si faccia in questi casi. Leggiamo quanto è già stato rivelato nel Discorso della Montagna. Lì vi è la perfetta mediazione della volontà di Dio.

Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l’altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da’ a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle (Mt 5,38-42).

L’Apostolo Giacomo chiede ai cristiani di essere sempre arrendevoli. È questa la sapienza che viene dall’alto. Ci si arrende rinunciando anche al nostro corpo. Gesù si arrese consegnando il suo corpo alla croce. Non tenne nulla per sé. Diede tutto.

Chi tra voi è saggio e intelligente? Con la buona condotta mostri che le sue opere sono ispirate a mitezza e sapienza. Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non dite menzogne contro la verità. Non è questa la sapienza che viene dall’alto: è terrestre, materiale, diabolica; perché dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia (Gc 3,13-18).

L’attaccamento ai beni della terra è stoltezza. Oggi ci sono, domani non ci sono. Ma anche: oggi noi ci siamo, domani non ci siamo. La scena di questo mondo passa veloce. È un attimo. Quale dovrà essere allora la nostra saggezza? Trasformare ogni nostro bene in eternità beata. Questo avviene solo con l’elemosina e le opere della misericordia sia corporale che spirituale. È saggio chi fa di un bene deperibile un bene eterno. È stolto invece chi li accumula. Sono perduti per il tempo e per l’eternità.

Gesù non venne per accumulare, ammassare. Venne per dare, per spogliarsi, per privarsi di tutto. Anche della sua carne e del suo sangue Lui si privò. Ne fece un sacramento di vita eterna per il mondo intero. Anche del suo Santo Spirito Lui si privo. Lo fece sgorgare dal suo corpo come fiume di vita per ogni uomo. Anche della Madre Lui si spogliò. La diede all’Apostolo Giovanni perché l’accogliesse come sua vera Madre. La sua vita la diede al Padre in olocausto per la redenzione del mondo. Dinanzi a tanto svuotamento e annientamento di sé, vi potrà essere un solo suo discepolo che ammassi qualcosa sulla terra? Se ammassa non è discepolo di Gesù. Gesù è colui che si svuota e che insegna come svuotarsi. Entra nel regno dei cieli chi si è svuotato ed è divenuto leggero come una piuma, anzi come un alito di vento. Quanti sono appesantiti dalle ricchezze non volano vero il Cielo, precipitano verso l’inferno. È verità evangelica.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci leggeri per il Regno.

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Il Vangelo è semplice,e ci parla di Amore

La Chiesa sia liberata da moralismi e ideologie

La Parola di Dio va accolta con umiltà perché è parola d’amore, solo così entra nel cuore e cambia la vita: è quanto, in sintesi, ha detto il Papa durante la Messa presieduta nella Cappellina di Casa Santa Marta. La conversione di San Paolo e il discorso di Gesù nella Sinagoga di Cafarnao sono le letture bibliche del giorno al centro dell’omelia del Papa, tutta incentrata su Gesù che parla: parla a Saulo che lo perseguita, parla ad Ananìa, chiamato ad accogliere Saulo, e parla anche ai dottori della legge, dicendo che chi non mangia la sua carne e non beve il suo sangue non sarà salvato.

La voce di Gesù – ha affermato il Papa – “passa per la nostra mente e va al cuore. Perché Gesù cerca la nostra conversione”. Paolo e Ananìa rispondono con perplessità, ma col cuore aperto. I dottori della legge rispondono in altra maniera, discutendo tra loro e contestando duramente le parole di Gesù:
“Paolo e Ananìa rispondono come i grandi della storia della salvezza, come Geremia, Isaia. Anche Mosé ha avuto le sue difficoltà: ‘Ma, Signore, io non so parlare, come andrò dagli egiziani a dire questo?’. E Maria: ‘Ma, Signore, io non sono sposata!’. E’ la risposta dell’umiltà, di colui che accoglie la Parola di Dio con il cuore. Invece, i dottori rispondono soltanto con la testa. Non sanno che la Parola di Dio va al cuore, non sanno di conversione”.
Il Papa spiega chi sono quelli che rispondono solo con la testa:
“Sono i grandi ideologi. La Parola di Gesù va al cuore perché è Parola d’amore, è parola bella e porta l’amore, ci fa amare. Questi tagliano la strada dell’amore: gli ideologi. E anche quella della bellezza. E si misero a discutere aspramente tra loro: ‘Come può costui darci la sua carne da mangiare?’. Tutto un problema di intelletto! E quando entra l’ideologia, nella Chiesa, quando entra l’ideologia nell’intelligenza del Vangelo, non si capisce nulla”.
Sono quelli che camminano solo “sulla strada del dovere”: è il moralismo di quanti pretendono realizzare del Vangelo solo quello che capiscono con la testa. Non sono “sulla strada della conversione, quella conversione a cui ci invita Gesù”:
“E questi, sulla strada del dovere, caricano tutto sulle spalle dei fedeli. Gli ideologi falsificano il Vangelo. Ogni interpretazione ideologica, da qualsiasi parte venga – da una parte e dall’altra – è una falsificazione del Vangelo. E questi ideologi – l’abbiamo visto nella storia della Chiesa – finiscono per essere, diventano, intellettuali senza talento, eticisti senza bontà. E di bellezza non parliamo, perché non capiscono nulla”.
“Invece, la strada dell’amore, la strada del Vangelo – ricorda il Papa – è semplice: è quella strada che hanno capito i Santi”:
“I Santi sono quelli che portano la Chiesa avanti! La strada della conversione, la strada dell’umiltà, dell’amore, del cuore, la strada della bellezza … Preghiamo oggi il Signore per la Chiesa: che il Signore la liberi da qualsiasi interpretazione ideologica e apra il cuore della Chiesa, della nostra Madre Chiesa, al Vangelo semplice, a quel Vangelo puro che ci parla di amore, ci porta all’amore ed è tanto bello! E anche ci fa belli, a noi, con la bellezza della santità. Preghiamo oggi per la Chiesa!”.

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Sappi che negli ultimi tempi verranno momenti difficili

2 Timoteo
11Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio e secondo la promessa della vita che è in Cristo Gesù, 2a Timòteo, figlio carissimo: grazia, misericordia e pace da parte di Dio Padre e di Cristo Gesù Signore nostro.

3Rendo grazie a Dio che io servo, come i miei antenati, con coscienza pura, ricordandomi di te nelle mie preghiere sempre, notte e giorno.4Mi tornano alla mente le tue lacrime e sento la nostalgia di rivederti per essere pieno di gioia. 5Mi ricordo infatti della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Lòide e tua madre Eunìce, e che ora, ne sono certo, è anche in te.

6Per questo motivo ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani. 7Dio infatti non ci ha dato uno spirito di timidezza, ma di forza, di carità e di prudenza. 8Non vergognarti dunque di dare testimonianza al Signore nostro, né di me, che sono in carcere per lui; ma, con la forza di Dio, soffri con me per il Vangelo. 9Egli infatti ci ha salvati e ci ha chiamati con una vocazione santa, non già in base alle nostre opere, ma secondo il suo progetto e la sua grazia. Questa ci è stata data in Cristo Gesù fin dall’eternità,10ma è stata rivelata ora, con la manifestazione del salvatore nostro Cristo Gesù. Egli ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’incorruttibilità per mezzo del Vangelo, 11per il quale io sono stato costituito messaggero, apostolo e maestro.

12È questa la causa dei mali che soffro, ma non me ne vergogno: so infatti in chi ho posto la mia fede e sono convinto che egli è capace di custodire fino a quel giorno ciò che mi è stato affidato. 13Prendi come modello i sani insegnamenti che hai udito da me con la fede e l’amore, che sono in Cristo Gesù. 14Custodisci, mediante lo Spirito Santo che abita in noi, il bene prezioso che ti è stato affidato.

15Tu sai che tutti quelli dell’Asia, tra i quali Fìgelo ed Ermògene, mi hanno abbandonato. 16Il Signore conceda misericordia alla famiglia di Onesìforo, perché egli mi ha più volte confortato e non si è vergognato delle mie catene; 17anzi, venuto a Roma, mi ha cercato con premura, finché non mi ha trovato. 18Gli conceda il Signore di trovare misericordia presso Dio in quel giorno. E quanti servizi egli abbia reso a Èfeso, tu lo sai meglio di me.

 

21E tu, figlio mio, attingi forza dalla grazia che è in Cristo Gesù: 2le cose che hai udito da me davanti a molti testimoni, trasmettile a persone fidate, le quali a loro volta siano in grado di insegnare agli altri.

3Come un buon soldato di Gesù Cristo, soffri insieme con me. 4Nessuno, quando presta servizio militare, si lascia prendere dalle faccende della vita comune, se vuol piacere a colui che lo ha arruolato. 5Anche l’atleta non riceve il premio se non ha lottato secondo le regole. 6Il contadino, che lavora duramente, dev’essere il primo a raccogliere i frutti della terra. 7Cerca di capire quello che dico, e il Signore ti aiuterà a comprendere ogni cosa.

8Ricòrdati di Gesù Cristo,

risorto dai morti,

discendente di Davide,

come io annuncio nel mio Vangelo,

9per il quale soffro

fino a portare le catene come un malfattore.

Ma la parola di Dio non è incatenata! 10Perciò io sopporto ogni cosa per quelli che Dio ha scelto, perché anch’essi raggiungano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna. 11Questa parola è degna di fede:

Se moriamo con lui, con lui anche vivremo;

12se perseveriamo, con lui anche regneremo;

se lo rinneghiamo, lui pure ci rinnegherà;

13se siamo infedeli, lui rimane fedele,

perché non può rinnegare se stesso.

14Richiama alla memoria queste cose, scongiurando davanti a Dio che si evitino le vane discussioni, le quali non giovano a nulla se non alla rovina di chi le ascolta. 15Sfòrzati di presentarti a Dio come una persona degna, un lavoratore che non deve vergognarsi e che dispensa rettamente la parola della verità. 16Evita le chiacchiere vuote e perverse, perché spingono sempre più all’empietà quelli che le fanno; 17la parola di costoro infatti si propagherà come una cancrena. Fra questi vi sono Imeneo e Filèto, 18i quali hanno deviato dalla verità, sostenendo che la risurrezione è già avvenuta e così sconvolgono la fede di alcuni. 19Tuttavia le solide fondamenta gettate da Dio resistono e portano questo sigillo: Il Signore conosce quelli che sono suoi, e ancora: Si allontani dall’iniquità chiunque invoca il nome del Signore. 20In una casa grande però non vi sono soltanto vasi d’oro e d’argento, ma anche di legno e di argilla; alcuni per usi nobili, altri per usi spregevoli. 21Chi si manterrà puro da queste cose, sarà come un vaso nobile, santificato, utile al padrone di casa, pronto per ogni opera buona.

22Sta’ lontano dalle passioni della gioventù; cerca la giustizia, la fede, la carità, la pace, insieme a quelli che invocano il Signore con cuore puro. 23Evita inoltre le discussioni sciocche e da ignoranti, sapendo che provocano litigi. 24Un servo del Signore non deve essere litigioso, ma mite con tutti, capace di insegnare, paziente, 25dolce nel rimproverare quelli che gli si mettono contro, nella speranza che Dio conceda loro di convertirsi, perché riconoscano la verità 26e rientrino in se stessi, liberandosi dal laccio del diavolo, che li tiene prigionieri perché facciano la sua volontà.

31Sappi che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. 2Gli uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai genitori, ingrati, empi, 3senza amore, sleali, calunniatori, intemperanti, intrattabili, disumani, 4traditori, sfrontati, accecati dall’orgoglio, amanti del piacere più che di Dio, 5gente che ha una religiosità solo apparente, ma ne disprezza la forza interiore. Guàrdati bene da costoro! 6Fra questi vi sono alcuni che entrano nelle case e circuiscono certe donnette cariche di peccati, in balìa di passioni di ogni genere, 7sempre pronte a imparare, ma che non riescono mai a giungere alla conoscenza della verità. 8Sull’esempio di Iannes e di Iambrès che si opposero a Mosè, anche costoro si oppongono alla verità: gente dalla mente corrotta e che non ha dato buona prova nella fede. 9Ma non andranno molto lontano, perché la loro stoltezza sarà manifesta a tutti, come lo fu la stoltezza di quei due.

10Tu invece mi hai seguito da vicino nell’insegnamento, nel modo di vivere, nei progetti, nella fede, nella magnanimità, nella carità, nella pazienza, 11nelle persecuzioni, nelle sofferenze. Quali cose mi accaddero ad Antiòchia, a Icònio e a Listra! Quali persecuzioni ho sofferto! Ma da tutte mi ha liberato il Signore! 12E tutti quelli che vogliono rettamente vivere in Cristo Gesù saranno perseguitati. 13Ma i malvagi e gli impostori andranno sempre di male in peggio, ingannando gli altri e ingannati essi stessi.

14Tu però rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente. Conosci coloro da cui lo hai appreso 15e conosci le sacre Scritture fin dall’infanzia: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene mediante la fede in Cristo Gesù. 16Tutta la Scrittura, ispirata da Dio, è anche utile per insegnare, convincere, correggere ed educare nella giustizia, 17perché l’uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona.

41Ti scongiuro davanti a Dio e a Cristo Gesù, che verrà a giudicare i vivi e i morti, per la sua manifestazione e il suo regno: 2annuncia la Parola, insisti al momento opportuno e non opportuno, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e insegnamento.3Verrà giorno, infatti, in cui non si sopporterà più la sana dottrina, ma, pur di udire qualcosa, gli uomini si circonderanno di maestri secondo i propri capricci, 4rifiutando di dare ascolto alla verità per perdersi dietro alle favole. 5Tu però vigila attentamente, sopporta le sofferenze, compi la tua opera di annunciatore del Vangelo, adempi il tuo ministero.

6Io infatti sto già per essere versato in offerta ed è giunto il momento che io lasci questa vita. 7Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. 8Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerà in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.

9Cerca di venire presto da me, 10perché Dema mi ha abbandonato, avendo preferito le cose di questo mondo, ed è partito per Tessalònica; Crescente è andato in Galazia, Tito in Dalmazia. 11Solo Luca è con me. Prendi con te Marco e portalo, perché mi sarà utile per il ministero.12Ho inviato Tìchico a Èfeso. 13Venendo, portami il mantello, che ho lasciato a Tròade in casa di Carpo, e i libri, soprattutto le pergamene.14Alessandro, il fabbro, mi ha procurato molti danni: il Signore gli renderà secondo le sue opere. 15Anche tu guàrdati da lui, perché si è accanito contro la nostra predicazione.

16Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. 17Il Signore però mi è stato vicino e mi ha dato forza, perché io potessi portare a compimento l’annuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e così fui liberato dalla bocca del leone. 18Il Signore mi libererà da ogni male e mi porterà in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

19Saluta Prisca e Aquila e la famiglia di Onesìforo. 20Erasto è rimasto a Corinto; Tròfimo l’ho lasciato ammalato a Mileto. 21Affréttati a venire prima dell’inverno. Ti salutano Eubùlo, Pudènte, Lino, Claudia e tutti i fratelli.

22Il Signore sia con il tuo spirito. La grazia sia con voi!

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Sia sempre benedetto il tuo Nome,o Signore!

INVOCARE E BENEDIRE DIO NELLA TRIBOLAZIONE

“Sia sempre benedetto il tuo nome” (Tb 3,23), o Signore; tu che hai disposto che venisse su di me questa tormentosa tentazione. Sfuggire ad essa non posso; devo invece rifugiarmi in te, perché tu mi aiuti, mutandomela in bene.

Signore, ecco io sono nella tribolazione: non ha pace il mio cuore, anzi è assai tormentato da questa passione.

Che dirò, allora, o Padre diletto? Sono stretto tra queste angustie; “fammi uscire salvo da un tale momento. Ma a tale momento io giunsi” (Gv 12,27) perché, dopo essere stato fortemente abbattuto e poi liberato per merito tuo, tu ne fossi glorificato. “Ti piaccia, o Signore, di salvarmi tu” (Sal 39,14); infatti che cosa posso fare io nella mia miseria; dove andrò, senza di te? Anche in questo momento di pericolo dammi di saper sopportare; aiutami tu, o mio Dio: non avrò timore di nulla, per quanto grande sia il peso che graverà su di me. E frattanto che dirò? O Signore, “che sia fatta la tua volontà” (Mt 26,42). Bene le ho meritate, la tribolazione e l’oppressione; e ora debbo invero saperle sopportare, – e, volesse il cielo, sopportare con pazienza – finché la tempesta sia passata e torni la bonaccia.

La tua mano onnipotente può fare anche questo, togliere da me questa tentazione o mitigarne la violenza, affinché io non perisca del tutto: così hai già fatto più volte con me, “o mio Dio e mia misericordia” (Sal 58,17). Quanto è a me più difficile, tanto è più facile a te “questo cambiamento della destra dell’Altissimo” (Sal 76,11).

I tre Sacri Cuori

Più che mai abbiamo bisogno della Perseveranza

Il trionfalismo, tentazione dei cristiani. Serve la grazia della perseveranza

Alla sequela di Cristo si cammina con perseveranza e senza trionfalismi. Lo ha affermato Papa Francesco, nella Messa celebrata alla “Casa S. Marta”.

Quando Dio tocca il cuore di una persona, dona una grazia che vale una vita, non compie una “magia” della durata di un attimo. Nella sua omelia, Papa Francesco ritorna al clima di agitazione immediatamente successivo alla morte di Gesù, quando i comportamenti e la predicazione degli Apostoli finiscono nel mirino di farisei e dottori della legge. Il Papa riprende le parole di Gamaliele, citate negli Atti degli Apostoli, un fariseo che mette in guardia il Sinedrio dall’attentare alla vita dei Discepoli di Cristo, poiché – ricorda – in passato il clamore suscitato da profeti rivelatisi falsi si era presto dissolto assieme ai loro proseliti. Il suggerimento di Gamaliele è di attendere e vedere cosa avverrà dei seguaci del Nazareno. Questo, osserva Papa Francesco, “è un consiglio saggio anche per la nostra vita, perché il tempo è il messaggero di Dio: Dio ci salva nel tempo, non nel momento. Qualche volta fa i miracoli, ma nella vita comune ci salva nel tempo”, ci salva “nella storia”, nella “storia personale” di ciascuno. Quindi, con arguzia, il Papa soggiunge: il Signore non si comporta “come una fata con la bacchetta magica: no”. Al contrario, dona “la grazia e dice, come diceva a tutti quelli che Lui guariva: ‘Va, cammina’. Lo dice anche a noi: ‘Cammina nella tua vita, dai testimonianza di tutto quello che il Signore fa con noi”.
A questo punto, Papa Francesco nota “una grande tentazione” che si annida nella vita cristiana, “quella del trionfalismo”. “E’ una tentazione – afferma – che anche gli Apostoli hanno avuto”. L’ha avuta Pietro quando assicura solennemente che non rinnegherà il suo Signore. O il popolo dopo aver assistito alla moltiplicazione dei pani. “Il trionfalismo – asserisce il Pontefice – non è del Signore. Il Signore è entrato sulla Terra umilmente: ha fatto la sua vita per 30 anni, è cresciuto come un bambino normale, ha avuto la prova del lavoro, anche la prova della Croce. Poi, alla fine, è risorto”. Dunque, prosegue, “il Signore insegna che nella vita non è tutto magico, che il trionfalismo non è cristiano”. La vita del cristiano è fatta di una normalità vissuta però con Cristo, ogni giorno: “Questa – esorta Papa Francesco – è la grazia che dobbiamo chiedere: quella della perseveranza. Perseverare nel cammino del Signore, fino alla fine, tutti i giorni”. “Che il Signore – conclude – ci salvi dalle fantasie trionfalistiche”. “Il trionfalismo non è cristiano, non è del Signore. Il cammino di tutti i giorni, nella presenza di Dio, quella è la strada del Signore”.

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Un uomo peccatore semina discordia tra gli amici

Siracide 28
1

Chi si vendica subirà la vendetta del Signore,
il quale tiene sempre presenti i suoi peccati.

2

Perdona l’offesa al tuo prossimo
e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati.

3

Un uomo che resta in collera verso un altro uomo,
come può chiedere la guarigione al Signore?

4

Lui che non ha misericordia per l’uomo suo simile,
come può supplicare per i propri peccati?

5

Se lui, che è soltanto carne, conserva rancore,
chi espierà per i suoi peccati?

6

Ricòrdati della fine e smetti di odiare,
della dissoluzione e della morte e resta fedele ai comandamenti.

7

Ricorda i precetti e non odiare il prossimo,
l’alleanza dell’Altissimo e dimentica gli errori altrui.

8

Astieniti dalle risse e diminuirai i peccati,
perché l’uomo passionale attizza la lite.

9

Un uomo peccatore semina discordia tra gli amici
e tra persone pacifiche diffonde la calunnia.

10

Il fuoco divampa in proporzione dell’esca,
così la lite s’accresce con l’ostinazione;
il furore di un uomo è proporzionato alla sua forza,
la sua ira cresce in base alla sua ricchezza.

11

Una lite concitata accende il fuoco,
una rissa violenta fa versare sangue.

12

Se soffi su una scintilla, divampa,
se vi sputi sopra, si spegne;
eppure ambedue le cose escono dalla tua bocca.

13

Maledici il calunniatore e l’uomo che è bugiardo,
perché hanno rovinato molti che stavano in pace.

14

Le dicerie di una terza persona hanno sconvolto molti,
li hanno scacciati di nazione in nazione;
hanno demolito città fortificate
e rovinato casati potenti.

15

Le dicerie di una terza persona hanno fatto ripudiare donne forti,
privandole del frutto delle loro fatiche.

16

Chi a esse presta attenzione certo non troverà pace,
non vivrà tranquillo nella sua dimora.

17

Un colpo di frusta produce lividure,
ma un colpo di lingua rompe le ossa.

18

Molti sono caduti a fil di spada,
ma non quanti sono periti per colpa della lingua.

19

Beato chi è al riparo da essa,
chi non è esposto al suo furore,
chi non ha trascinato il suo giogo
e non è stato legato con le sue catene.

20

Il suo giogo è un giogo di ferro;
le sue catene sono catene di bronzo.

21

Spaventosa è la morte che la lingua procura,
al confronto è preferibile il regno dei morti.

22

Essa non ha potere sugli uomini pii,
questi non bruceranno alla sua fiamma.

23

Quanti abbandonano il Signore in essa cadranno,
fra costoro divamperà senza spegnersi mai.
Si avventerà contro di loro come un leone
e come una pantera ne farà scempio.

24a

Ecco, recingi pure la tua proprietà con siepe spinosa,

25b

e sulla tua bocca fa’ porta e catenaccio.

24b

Metti sotto chiave l’argento e l’oro,

25a

ma per le tue parole fa’ bilancia e peso.

26

Sta’ attento a non scivolare a causa della lingua,
per non cadere di fronte a chi ti insidia.

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Dall’Imitazione di Cristo

CONTRO LE LINGUACCE DENIGRATRICI

O figlio, non sopportare di mal animo se certuni danno un cattivo giudizio su di te e dicono, nei tuoi confronti, parole che non ascolti con piacere. Il tuo giudizio su te stesso deve essere ancora più grave; devi credere che non ci sia nessuno più debole di te. Se terrai conto massimamente dell’interiorità, non darai molto peso a parole che volano; giacché, nei momenti avversi, è prudenza, e non piccola, starsene in silenzio, volgendo l’animo a me, senza lasciarsi turbare dal giudizio della gente. La tua pace non riposi nella parola degli uomini. Che questi ti abbiano giudicato bene o male, non per ciò sei diverso.

Dove sta la vera pace, dove sta la vera gloria? Non forse in me? Godrà di grande pace chi non desidera di piacere agli uomini, né teme di spiacere ad essi. E’ appunto da un tale desiderio, contrario al volere di Dio, e da un tale vano timore, che nascono tutti i turbamenti del cuore e tutte le deviazioni degli affetti.

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E’ risorto dai morti, ed ecco vi precede in Galilea

Matteo 28

1Dopo il sabato, all’alba del primo giorno della settimana, Maria di Màgdala e l’altra Maria andarono a visitare la tomba. 2Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, infatti, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa. 3Il suo aspetto era come folgore e il suo vestito bianco come neve. 4Per lo spavento che ebbero di lui, le guardie furono scosse e rimasero come morte.5L’angelo disse alle donne: «Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. 6Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto. 7Presto, andate a dire ai suoi discepoli: “È risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete”. Ecco, io ve l’ho detto».

8Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli. 9Ed ecco, Gesù venne loro incontro e disse: «Salute a voi!». Ed esse si avvicinarono, gli abbracciarono i piedi e lo adorarono. 10Allora Gesù disse loro: «Non temete; andate ad annunciare ai miei fratelli che vadano in Galilea: là mi vedranno».

11Mentre esse erano in cammino, ecco, alcune guardie giunsero in città e annunciarono ai capi dei sacerdoti tutto quanto era accaduto.12Questi allora si riunirono con gli anziani e, dopo essersi consultati, diedero una buona somma di denaro ai soldati, 13dicendo: «Dite così: “I suoi discepoli sono venuti di notte e l’hanno rubato, mentre noi dormivamo”. 14E se mai la cosa venisse all’orecchio del governatore, noi lo persuaderemo e vi libereremo da ogni preoccupazione». 15Quelli presero il denaro e fecero secondo le istruzioni ricevute. Così questo racconto si è divulgato fra i Giudei fino ad oggi.

16Gli undici discepoli, intanto, andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

 

“Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine dei tempi”. Ogni pagina del Vangelo di Matteo, in una molteplicità di modi, proclama che “Dio è con noi”, in Gesù, dall’inizio, nel bambino che nasce (1,23), alla fine, nel Signore risorto (28,20): la promessa di Dio, fatta ad Abramo (Gen.12) e continuamente rinnovata, di essere con il suo popolo, adesso è realizzata nell’evento storico di Gesù, nella sua carne di Figlio che nasce e nella sua fragilità umana che discende sino alla morte in Croce per lasciare spazio all’Amore ricreante dello Spirito. Adesso “Dio è con noi” non perché dall’alto della sua onnipotenza può risollevarci dalle nostre difficoltà se noi osserviamo la Legge, ma perché Lui, il Dio che è bontà, misericordia, Amore, è disceso, si è fatto uomo per essere totalmente con noi, in tutto, con tutto, in ogni momento. Con Gesù che muore affidandosi alle braccia del Padre, tutto, l’umano e l’intero universo, è pieno dell’Amore di Dio: “Io sono con voi, ogni giorno”, l’Alleanza con Dio, la relazione con Lui, la comunione universale è realizzata.

Adesso noi, attuale comunità degli “Undici”, siamo convocati da Gesù nella Galilea, sul monte, il luogo dove egli insegna, prega, guarisce i malati, manifesta la sua gloria ai discepoli: il monte è la Liturgia, dove la comunità riunita vive la propria esperienza di fede; la Galilea è il mondo nel quale siamo chiamati a vivere. Adesso Lui ci viene incontro e noi lo vediamo, risorto, nei segni della sua vita nuova: adesso noi lo adoriamo, eppure (non è forse vero?) nel nostro cuore rimane sempre il dubbio! È meravigliosa questa spietata verità del Vangelo nel mettere in luce la realtà del nostro cammino di fede, questo coesistere in noi della certezza della sua presenza e del dubbio: la fede non è una evidenza razionale, è l’affidarsi fiduioso all’Amore. Ed è ancora Lui che ci viene incontro, entra in relazione con noi e ci parla. Dice: “L’onnipotenza mi è stata data in cielo e sulla terra”. A Lui che si è annientato nella morte, è stata data l’onnipotenza in cielo e sulla terra: l’onnipotenza è solo di Dio. A Gesù che si annienta è stato donato ciò che è solo divino, in un infinito scambio d’Amore che fa del rapporto tra Dio e l’uomo, l’impensabile abbraccio tra il Padre e il Figlio. Ma cos’è questa “onnipotenza” se non la relazione di Dio con l’uomo, vissuta, sentita, realizzata da un Dio che discende, si fa piccolo, s’incarna nell’uomo che può affidarsi all’infinito e gustarlo? È l’onnipotenza dell’Amore, l’abbraccio dell’infinito con il finito, sperimentato in un attimo di tempo in cui è racchiuso l’eterno. È l’ “Io sono con voi ogni giorno, fino al compimento del tempo”: ogni attimo è sempre una nuova esperienza in cui nella nostra vita di creature si fa presente la vita infinita di Dio. Con la nascita, la vita, la morte e risurrezione di Gesù Cristo, Dio è veramente tra noi e con noi: Colui che era ricco si è fatto povero per arricchirci per mezzo della sua povertà (2Cor.8,9). “Dio ha proferito dentro il mondo la sua ultima, la sua più profonda, la sua più bella parola, una Parola che non può più essere revocata, perché essa è l’atto definitivo di Dio, perché essa è Dio stesso nel mondo. E questa Parola dice: io amo te, mondo, e te, uomo.” (K.Rahner) Noi oggi siamo i discepoli resi partecipi di questo onnipotente abbraccio d’Amore tra il Padre e il Figlio, che riempie di gioia, di luce e di vita il mondo: ogni giorno è un invito ad imparare a gustare l’Amore che ci è dato. Se nella nostra fragilità sentiamo irrompere l’onnipotenza dell’Amore infinito di Dio, non possiamo non portarne l’annuncio a tutti, non invitare tutti a farsi discepoli di un Maestro che ci dona e ci insegna l’Amore. Se il Vangelo di Matteo continua a mostrare Gesù che forma i suoi discepoli, adesso tutto raggiunge il suo compimento: il Maestro è Lui che rimane con noi ogni giorno, Lui l’esperto dell’Amore infinito, e i suoi discepoli sono coloro che nella storia complessa e difficile sperimentano e invitano tutti a non temere l’oscurità, ma ad immergersi (è il battesimo nuovo!) nell’oceano infinito dell’Amore e ad ascoltare la Parola di Colui che non sta più nell’alto dei cieli per imporci una Legge, ma è con noi per percorrere tutte le nostre strade, le felici, le ombrose e le amare, quelle veloci della gioventù e quelle che si fanno più lente della vecchiaia: egli ormai ha assunto tutto, per redimere tutto.

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Ufficio delle Letture del giorno 26 giugno 2016

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
UFFICIO DELLE LETTURE


INVITATORIO

V. Signore, apri le mie labbra
R. e la mia bocca proclami la tua lode.

Antifona
Venite, esultiamo al Signore,
acclamiamo il Dio che ci salva, alleluia.

SALMO 94  Invito a lodare Dio
( Il Salmo 94 può essere sostituito dal salmo 99 o 66 o 23 )
Esortandovi a vicenda ogni giorno, finché dura « quest’oggi » (Eb 3,13).

Si enunzia e si ripete l’antifona.

Venite, applaudiamo al Signore, *
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
a lui acclamiamo con canti di gioia
(Ant.).

Poiché grande Dio è il Signore, *
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l’ha fatto, *
le sue mani hanno plasmato la terra (Ant.).

Venite, prostràti adoriamo, *
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
il gregge che egli conduce (Ant.).

Ascoltate oggi la sua voce: †
« Non indurite il cuore, *
come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri: *
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere (Ant.).

Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione †
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
non conoscono le mie vie;

perciò ho giurato nel mio sdegno: *
Non entreranno nel luogo del mio riposo » (Ant.).

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen (Ant.).

Inno

Splende nel giorno ottavo
l’era nuova del mondo,
consacrata da Cristo,
primizia dei risorti.

O Gesù, re di gloria,
unisci i tuoi fedeli
al trionfo pasquale
sul male e sulla morte.

Fa’ che un giorno veniamo
incontro a te, Signore,
sulle nubi del cielo
nel regno dei beati.

Trasformàti a tua immagine,
noi vedremo il tuo volto;
e sarà gioia piena
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
L’albero della vita si è manifestato
nella croce del Signore.

SALMO 1 Le due vie dell’uomo
Beati coloro che, sperando nella croce, scesero nell’acqua del battesimo (da un autore del II secolo).

Beato l’uomo che non segue il consiglio degli empi, †
non indugia nella via dei peccatori *
e non siede in compagnia degli stolti;

ma si compiace della legge del Signore, *
la sua legge medita giorno e notte.

Sarà come albero piantato lungo corsi d’acqua, *
che darà frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai; *
riusciranno tutte le sue opere.

Non così, non così gli empi: *
ma come pula che il vento disperde;
perciò non reggeranno gli empi nel giudizio, *
né i peccatori nell’assemblea dei giusti.

Il Signore veglia sul cammino dei giusti, *
ma la via degli empi andrà in rovina.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona

L’albero della vita si è manifestato
nella croce del Signore.

2^ Antifona
Parola di Dio al suo Cristo:
Io ti ho costituito re su tutti i popoli.

SALMO 2   Il Messia, Re vittorioso
I capi di questa città si radunarono insieme, contro il tuo santo servo Gesù, che tu hai consacrato Messia (At 4, 27)
.

Perché le genti congiurano *
perché invano cospirano i popoli?

Insorgono i re della terra †
e i principi congiurano insieme *
contro il Signore e contro il suo Messia:

«Spezziamo le loro catene, *
gettiamo via i loro legami».

Se ne ride chi abita i cieli, *
li schernisce dall’alto il Signore.

Egli parla loro con ira, *
li spaventa nel suo sdegno:
«Io l’ho costituito mio sovrano *
sul Sion mio santo monte».

Annunzierò il decreto del Signore. †
Egli mi ha detto: «Tu sei mio figlio, *
io oggi ti ho generato.

Chiedi a me, ti darò in possesso le genti *
e in dominio i confini della terra.
Le spezzerai con scettro di ferro, *
come vasi di argilla le frantumerai».

E ora, sovrani, siate saggi *
istruitevi, giudici della terra;
servite Dio con timore *
e con tremore esultate;

che non si sdegni *
e voi perdiate la via.
Improvvisa divampa la sua ira. *
Beato chi in lui si rifugia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona
Parola di Dio al suo Cristo:
Io ti ho costituito re su tutti i popoli.

3^ Antifona
Tu sei la mia difesa, Signore,
tu sei la mia gloria.

SALMO 3   Il Signore mi sostiene
Cristo si è addormentato nella morte e si è risvegliato nella risurrezione, perché Dio lo sosteneva (sant’Ireneo).

Signore, quanti sono i miei oppressori! *
Molti contro di me insorgono.
Molti di me vanno dicendo: *
«Neppure Dio lo salva!».

Ma tu, Signore, sei mia difesa, *
tu sei mia gloria e sollevi il mio capo.
Al Signore innalzo la mia voce *
e mi risponde dal suo monte santo.

Io mi corico e mi addormento, *
mi sveglio perché il Signore mi sostiene.

Non temo la moltitudine di genti †
che contro di me si accampano. *
Sorgi, Signore, salvami, Dio mio.

Hai colpito sulla guancia i miei nemici, *
hai spezzato i denti ai peccatori.
Del Signore è la salvezza: *
sul tuo popolo la tua benedizione.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona
Tu sei la mia difesa, Signore,
tu sei la mia gloria.

Versetto
V. La parola di Cristo abiti in voi con abbondanza;
R. ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza.

Prima Lettura
Dal primo libro di Samuele 28, 3-25

Saul va dalla negromante a Endor
In quei giorni Samuele era morto e tutto Israele aveva fatto il lamento su di lui; poi l’avevano seppellito in Rama sua città. Saul aveva bandito dal paese i negromanti e gl’indovini.
I Filistei si radunarono, si mossero e posero il campo in Sunam. Saul radunò tutto Israele e si accampò sul Gelboe. Quando Saul vide il campo dei Filistei, rimase atterrito e il suo cuore tremò di paura. Saul consultò il Signore e il Signore non gli rispose né attraverso sogni, né mediante gli Urim, né per mezzo dei profeti. Allora Saul disse ai suoi ministri: «Cercatemi una negromante, perché voglio andare a consultarla». I suoi ministri gli risposero: «Vi è una negromante nella città di Endor». Saul si camuffò, si travestì e partì con due uomini. Arrivò da quella donna di notte. Disse: «Pratica la divinazione per me con uno spirito. Evocami colui che io ti dirò». La donna gli rispose: «Tu sai bene quello che ha fatto Saul: ha eliminato dal paese i negromanti e gli indovini e tu perché tendi un tranello alla mia vita per uccidermi?». Saul le giurò per il Signore: «Per la vita del Signore, non avrai alcuna colpa per questa faccenda». Essa disse: «Chi devo evocarti?». Rispose: «Evocami Samuele».
La donna vide Samuele e proruppe in un forte grido e disse quella donna a Saul: «Perché mi hai ingannata? Tu sei Saul!». Le rispose il re: «Non aver paura, che cosa vedi?». La donna disse a Saul: «Vedo un essere divino che sale dalla terra». Le domandò: «Che aspetto ha?». Rispose: «E’ un uomo anziano che sale ed è avvolto in un mantello». Saul comprese che era veramente Samuele e si inginocchiò con la faccia a terra e si prostrò. Allora Samuele disse a Saul: «Perché mi hai disturbato e costretto a salire?». Saul rispose: «Sono in grande difficoltà. I Filistei mi muovono guerra e Dio si è allontanato da me; non mi ha più risposto né per mezzo dei profeti, né per mezzo dei sogni; perciò ti ho evocato, perché tu mi manifesti quello che devo fare». Samuele rispose: «Perché mi vuoi consultare, quando il Signore si è allontanato da te ed è divenuto tuo nemico? Il Signore ha fatto nei tuoi riguardi quello che ha detto per mia bocca. Il Signore ha strappato da te il regno e l’ha dato al tuo prossimo, a Davide. Poiché non hai ascoltato il comando del Signore e non hai dato effetto alla sua ira contro Amalek, per questo il Signore ti ha trattato oggi in questo modo. Il Signore abbandonerà inoltre Israele insieme con te nelle mani dei Filistei. Domani tu e i tuoi figli sarete con me; il Signore consegnerà anche l’accampamento d’Israele in mano ai Filistei». All’istante Saul cadde a terra lungo disteso, pieno di terrore per le parole di Samuele; inoltre era già senza forze perché non aveva mangiato niente tutto quel giorno e la notte. Allora la donna si accostò a Saul e vedendolo tutto spaventato, gli disse: «Ecco, la tua serva ha ascoltato i tuoi ordini. Ho esposto al pericolo la vita per obbedire alla parola che mi hai detto. Ma ora ascolta anche tu la voce della tua serva. Ti ho preparato un pezzo di pane: mangia e riprenderai le forze, perché devi rimetterti in viaggio». Egli rifiutava e diceva: «Non mangio». Ma i suoi servi insieme alla donna lo costrinsero e accettò di mangiare. Si alzò da terra e sedette sul letto. La donna aveva in casa un vitello da ingrasso; si affrettò a ucciderlo, poi prese la farina, la impastò e gli fece cuocere pani azzimi. Mise tutto davanti a Saul e ai suoi servi. Essi mangiarono, poi si alzarono e partirono quella stessa notte.

Responsorio   Cfr. 1 Cr 10, 13. 14
R. Saul morì a causa della sua infedeltà: non aveva ascoltato il comando del Signore, * e Dio trasferì il regno a Davide.
V. Saul aveva consultato uno spirito attraverso una veggente, mancando di fiducia nel Signore,
R. e Dio trasferì il regno a Davide.

Seconda Lettura
Dai «Discorsi» di Paolo VI, papa    (Manila, 29 novembre 1970)

Noi predichiamo Cristo a tutta la terra
«Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16). Io sono mandato da lui, da Cristo stesso per questo. Io sono apostolo, io sono testimone. Quanto più è lontana la meta, quanto più difficile è la mia missione, tanto più urgente è l’amore che a ciò mi spinge. Io devo confessare il suo nome: Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo (cfr. Mt 16, 16). Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito d’ogni creatura (cfr. Col 1, 15). E’ il fondamento d’ogni cosa (cfr. Col 1, 12). Egli è il Maestro dell’umanità, e il Redentore. Egli è nato, è morto, è risorto per noi. Egli è il centro della storia e del mondo. Egli è colui che ci conosce e che ci ama. Egli è il compagno e l’amico della nostra vita. Egli è l’uomo del dolore e della speranza. E’ colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, come noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Io non finirei più di parlare di lui. Egli è la luce, è la verità, anzi egli è «la via, la verità, la vita» (Gv 14, 6). Egli è il pane, la fonte d’acqua viva per la nostra fame e per la nostra sete, egli è il pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello. Come noi, e più di noi, egli è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore e paziente nella sofferenza. Per noi egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore e i piangenti sono esaltati e consolati, dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli.
Gesù Cristo: voi ne avete sentito parlare, anzi voi, la maggior parte certamente, siete già suoi, siete cristiani. Ebbene, a voi cristiani io ripeto il suo nome, a tutti io lo annunzio: Gesù Cristo è il principio e la fine; l’alfa e l’omega. Egli è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è per antonomasia il Figlio dell’uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne, madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo mistico.
Gesù Cristo! Ricordate: questo è il nostro perenne annunzio, è la voce che noi facciamo risuonare per tutta la terra, e per tutti i secoli dei secoli.

Responsorio   2 Tm 1, 10; Gv 1, 16; Col 1, 16-17
R. Gesù Cristo nostro salvatore ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita e l’immortalità per mezzo del Vangelo. * Dalla sua pienezza, noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia.
V. Tutto è stato creato per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui.
R. Dalla sua pienezza, noi tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia.

Inno  TE DEUM
Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.

[*] Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.

[*] Quest’ultima parte dell’inno si può omettere.

Orazione
O Dio, che con il tuo Spirito di adozione ci hai reso figli della luce, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore.

R. Amen.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

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Lodi Mattutine del giorno 26 giugno 2016

XIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
LODI MATTUTINE


V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno
O giorno primo ed ultimo,
giorno radioso e splendido
del trionfo di Cristo!

Il Signore risorto
promulga per i secoli
l’editto della pace.

Pace fra cielo e terra,
pace fra tutti i popoli,
pace nei nostri cuori.

L’alleluia pasquale
risuoni nella Chiesa
pellegrina nel mondo;

e si unisca alla lode,
armoniosa e perenne,
dell’assemblea dei santi.

A te la gloria, o Cristo,
la potenza e l’onore,
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Dall’aurora io ti cerco, o Dio:
che io veda la tua potenza e la tua gloria, alleluia.

SALMO 62, 2-9   L’anima assetata del Signore
La Chiesa ha sete del suo Salvatore, bramando di dissetarsi alla fonte dell’acqua viva che zampilla per la vita eterna (cfr. Cassiodoro).

O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco, *
di te ha sete l’anima mia,
a te anela la mia carne, *
come terra deserta, arida, senz’acqua.

Così nel santuario ti ho cercato, *
per contemplare la tua potenza e la tua gloria.
Poiché la tua grazia vale più della vita, *
le mie labbra diranno la tua lode.

Così ti benedirò finché io viva, *
nel tuo nome alzerò le mie mani.
Mi sazierò come a lauto convito, *
e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.

Nel mio giaciglio di te mi ricordo, *
penso a te nelle veglie notturne,
tu sei stato il mio aiuto; *
esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

A te si stringe *
l’anima mia.
La forza della tua destra *
mi sostiene.

Gloria al Padre e al Figlio, *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Dall’aurora io ti cerco, o Dio:
che io veda la tua potenza e la tua gloria, alleluia.

2^ Antifona
Nel fuoco, con voce unanime,
i tre giovani cantavano:
Benedetto Dio, alleluia.

CANTICO Dn 3, 57-88.56   Ogni creatura lodi il Signore
Lodate il nostro Dio, voi tutti, suoi servi (Ap 19, 5).

Benedite, opere tutte del Signore, il Signore, *
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.
Benedite, angeli del Signore, il Signore, *
benedite, cieli, il Signore.

Benedite, acque tutte, che siete sopra i cieli, il Signore, *
benedite, potenze tutte del Signore, il Signore.
Benedite, sole e luna, il Signore, *
benedite, stelle del cielo, il Signore.

Benedite, piogge e rugiade, il Signore. *
benedite, o venti tutti, il Signore.
Benedite, fuoco e calore, il Signore, *
benedite, freddo e caldo, il Signore.

Benedite, rugiada e brina, il Signore, *
benedite, gelo e freddo, il Signore.
Benedite, ghiacci e nevi, il Signore, *
benedite, notti e giorni, il Signore.

Benedite, luce e tenebre, il Signore, *
benedite, folgori e nubi, il Signore.
Benedica la terra il Signore, *
lo lodi e lo esalti nei secoli.

Benedite, monti e colline, il Signore, *
benedite, creature tutte che germinate sulla terra, il Signore.
Benedite, sorgenti, il Signore, *
benedite, mari e fiumi, il Signore.

Benedite, mostri marini
e quanto si muove nell’acqua, il Signore, *
benedite, uccelli tutti dell’aria, il Signore.
Benedite, animali tutti, selvaggi e domestici, il Signore, *
benedite, figli dell’uomo, il Signore.

Benedica Israele il Signore, *
lo lodi e lo esalti nei secoli.
Benedite, sacerdoti del Signore, il Signore, *
benedite, o servi del Signore, il Signore.

Benedite, spiriti e anime dei giusti, il Signore, *
benedite, pii e umili di cuore, il Signore.
Benedite, Anania, Azaria e Misaele, il Signore, *
lodatelo ed esaltatelo nei secoli.

Benediciamo il Padre e il Figlio con lo Spirito Santo, *
lodiamolo ed esaltiamolo nei secoli.
Benedetto sei tu, Signore, nel firmamento del cielo, *
degno di lode e di gloria nei secoli.

2^ Antifona
Nel fuoco, con voce unanime,
i tre giovani cantavano:
Benedetto Dio, alleluia.

3^ Antifona
I figli della Chiesa
esultino nel loro Re, alleluia.

SALMO 149   Festa degli amici di Dio
I figli della Chiesa, i figli del nuovo popolo esultino nel loro re, Cristo (Esichio).

Cantate al Signore un canto nuovo; *
la sua lode nell’assemblea dei fedeli.
Gioisca Israele nel suo Creatore, *
esultino nel loro Re i figli di Sion.

Lodino il suo nome con danze, *
con timpani e cetre gli cantino inni.
Il Signore ama il suo popolo, *
incorona gli umili di vittoria.

Esultino i fedeli nella gloria, *
sorgano lieti dai loro giacigli.
Le lodi di Dio sulla loro bocca *
e la spada a due tagli nelle loro mani,

per compiere la vendetta tra i popoli *
e punire le genti;
per stringere in catene i loro capi, *
i loro nobili in ceppi di ferro;

per eseguire su di essi *
il giudizio già scritto:
questa è la gloria *
per tutti i suoi fedeli.

Gloria al Padre e al Figlio, *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona
I figli della Chiesa
esultino nel loro Re, alleluia.

Lettura Breve   Ap 7, 10.12
La salvezza appartiene al nostro Dio seduto sul trono e all’Agnello. Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen.

Responsorio Breve
R. Cristo, Figlio del Dio vivo, * abbi pietà di noi.
Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di noi.
V. Tu che siedi alla destra del Padre,
abbi pietà di noi.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Cristo, Figlio del Dio vivo, abbi pietà di noi.

Antifona al Benedictus
Anno A  Chi non prende la sua croce
e non mi segue,
non è degno di me, dice il Signore.

Anno B  Figlia, la tua fede ti ha salvata;
va’ in pace.

Anno C  Le volpi hanno le tane,
gli uccelli il loro nido;
il Figlio dell’uomo
non ha dove posare il capo.

CANTICO DI ZACCARIA   Lc 1, 68-79
Il Messia e il suo Precursore

Benedetto il Signore Dio d’Israele, *
perché ha visitato e redento il suo popolo,

e ha suscitato per noi una salvezza potente *
nella casa di Davide, suo servo,

come aveva promesso *
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:

salvezza dai nostri nemici, *
e dalle mani di quanti ci odiano.

Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri *
e si è ricordato della sua santa alleanza,

del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, *
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,

di servirlo senza timore, in santità e giustizia *
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo *
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,

per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza *
nella remissione dei suoi peccati,

grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, *
per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge,

per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre *
e nell’ombra della morte

e dirigere i nostri passi *
sulla via della pace.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona al Benedictus
Anno A  Chi non prende la sua croce
e non mi segue,
non è degno di me, dice il Signore.

Anno B  Figlia, la tua fede ti ha salvata;
va’ in pace.

Anno C  Le volpi hanno le tane,
gli uccelli il loro nido;
il Figlio dell’uomo
non ha dove posare il capo.

Invocazioni
Acclamiamo Cristo, sole di giustizia apparso all’orizzonte dell’umanità:
Signore, tu sei la vita e la salvezza nostra.

Creatore degli astri, noi ti consacriamo le primizie di questo giorno,
– nel ricordo della tua gloriosa risurrezione.

Il tuo Spirito ci insegni a compiere la tua volontà,
– e la tua sapienza ci guidi oggi e sempre.

Donaci di partecipare con vera fede all’assemblea del tuo popolo,
– intorno alla mensa della tua parola e del tuo corpo.

La tua Chiesa ti renda grazie, Signore,
– per i tuoi innumerevoli benefici.

Padre nostro.
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Orazione
O Dio, che con il tuo Spirito di adozione ci hai reso figli della luce, fa’ che non ricadiamo nelle tenebre dell’errore, ma restiamo sempre luminosi nello splendore della verità. Per il nostro Signore.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.

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Il Santo del giorno 26 giugno

Nome:
San Vigilio

Titolo:
Vescovo e martire

Ricorrenza:
26 giugno

Nato probabilmente a Trento, Vigilio, qualche tempo dopo il 381 divenne vescovo della città (forse 385, sino al 405), terzo della serie tridentina. Collocato in una regione periferica egli ebbe da Ambrogio vescovo di Milano (circa 340397) le institutionis insignia, con una lettera impegnativa sui modi dell’evangelizzazione (è la epist. 17). Il momento della cristianità era infatti particolare: l’imperatore Teodosio (379395) aveva reso la fede cristiana la sola legittima nell’impero (mentre i Germani premevano sempre più: nel 410 avvenne il sacco di Roma). Le conversioni in massa non erano conversioni intime e convinte, mentre le istituzioni politiche tendevano a favorirle, anche con la forza. Nella regione trentina la fede era stata annunciata in città, dove una comunità senza dubbio esisteva, ma poco o nulla era avvenuto nelle valli, anche in quelle più vicine. Il caso della Valle di Non fu usato da Vigilo come un evento straordinario per la sua diocesi e per tutta la Chiesa.

Egli aveva accolto, su indicazione di Ambrogio, tre giovani preti arrivati a Milano dalla Cappadocia, non si sa bene se monaci: Sisinnio, Martirio ed Alessandro. Il loro sodalizio con Vigilio pare simile a quello che in quegli stessi anni realizza 7 Agostino come vescovo (battezzato da Ambrogio nel 387 e dal 396 vescovo di Ippona), una comunità di preti, non sposati, che vivono insieme al vescovo e si dedicano all’evangelizzazione. I tre giovani vengono inviati, a questo fine, nel territorio della Val di Non, ma nel 397 vengono uccisi: era loro riuscito di costruire un luogo di culto, ci fu un contrasto tra pagani e neoconvertiti che degenerò in rissa, e i tre, postisi a difesa dei cristiani, furono sottoposti a diverse forme di martirio. Il fatto era di per sé straordinario: che in uno stato cristiano, dove si riteneva che i non cristiani fossero estranei alla sua vita e alla sua amministrazione, dei cristiani e dei preti fossero messi a morte, costituiva una eccezionale singolarità. Per questo Vigilio scrive il 29 maggio 397 una lettera a 7 Simpliciano, che era succeduto ad Ambrogio sulla cattedra milanese, e l’anno dopo una seconda lettera al patriarca di Costantinopoli, il grande l Giovanni Crisostomo. Il fatto così viene a conoscenza di tutto il mondo cristiano (e con esso il nome di Vigilio e di Trento). Ne scrivono, ricordandolo, tra gli altri, 7 Massimo di Torino (tra il 398 e il 405), 7 Gaudenzio di Brescia (tra il 400 e il 402), lo stesso Agostino (nel 412), il diacono 7 Paolino nella Vita di Ambrogio (verso il 422), e i nomi dei tre martiri figurano nel Martirologio Geronimiano che viene costruito durante il secolo V.

Il nome di Vigilo è legato a questa vicenda, oltre che in genere alla sua opera di vescovo evangelizzatore. Lo ricorda anche Gennadio di Marsiglia nel suo De viris illustribus e una Vita (con più di una variante o redazione) che lo descrive come martire mentre tenta di evangelizzare un’altra valle, la Valle Rendéna: avendo abbattuto un idolo, messosi a predicare, sarebbe stato lapidato dai pagani. Sulla storicità del martirio di Vigilio qualche critico ha dubitato. La Vita (BHL 8603) riflette la situazione della società cristiana del tempo in cui fu scritta, probabilmente il secolo VI, e molti dati storici (come il riferimento ad Aquileia invece che a Milano) si possono cosi spiegare. Il martirio di Vigilio può essere la duplicazione immediata, nella coscienza e nell’immaginario della gente trentina, di quello dei tre giovani cappadoci, tanto nella loro vicenda egli stesso e la sua comunità si era immedesimato. Ma il silenzio immediato sul martirio, se ci fu, può anche essere dovuto al fatto che nessun altro personaggio di rilievo poteva a Trento essere in grado di divulgare la notizia, come Vigilio aveva fatto per i suoi compagni.

Il profilo agiografico di Vigilio è ad ogni modo quello del vescovo evangelizzatore, che tutto dà al suo popolo, sino — se è il caso — al martirio. Singolarmente mancano indizi sufficienti di una presenza monastica accanto a Vigilio o di una sua esperienza monastica. Egli opera infatti nell’egemonia del modello di Ambrogio Agostino.

Il suo corpo fu messo in un sepolcro, alla morte, nella chiesa cimiteriale della città, chiesa che è poi diventata, dopo varie strutturazioni e ricostruzioni, l’attuale cattedrale (sec. XIII). Molte chiese gli sono dedicate in Italia del Nord (soprattutto in Trentino e in Tirolo) e in Baviera. È rappresentato come vescovo, imberbe, con in mano uno degli strumenti con cui fu ucciso. La sua festa ricorre il 26 giugno.

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Letture Liturgiche del 26 giugno 2016,con commento

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura  1 Re 19, 16. 19-21
Eliseo si alzò e seguì Elia.

Dal primo libro dei Re
In quei giorni, il Signore disse a Elìa: «Ungerai Eliseo, figlio di Safat, di Abel-Mecolà, come profeta al tuo posto».
Partito di lì, Elìa trovò Eliseo, figlio di Safat. Costui arava con dodici paia di buoi davanti a sé, mentre egli stesso guidava il dodicesimo. Elìa, passandogli vicino, gli gettò addosso il suo mantello.
Quello lasciò i buoi e corse dietro a Elìa, dicendogli: «Andrò a baciare mio padre e mia madre, poi ti seguirò». Elìa disse: «Va’ e torna, perché sai che cosa ho fatto per te».
Allontanatosi da lui, Eliseo prese un paio di buoi e li uccise; con la legna del giogo dei buoi fece cuocere la carne e la diede al popolo, perché la mangiasse. Quindi si alzò e seguì Elìa, entrando al suo servizio.

Salmo Responsoriale 
Dal Salmo 15
Sei tu, Signore, l’unico mio bene.

Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita.

Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare.

Per questo gioisce il mio cuore
ed esulta la mia anima;
anche il mio corpo riposa al sicuro,
perché non abbandonerai la mia vita negli inferi,
né lascerai che il tuo fedele veda la fossa.

Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. 

Seconda Lettura  Gal 5, 1.13-18
Siete stati chiamati alla libertà

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Fratelli, Cristo ci ha liberati per la libertà! State dunque saldi e non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù.
Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Che questa libertà non divenga però un pretesto per la carne; mediante l’amore siate invece a servizio gli uni degli altri. Tutta la Legge infatti trova la sua pienezza in un solo precetto: «Amerai il tuo prossimo come te stesso». Ma se vi mordete e vi divorate a vicenda, badate almeno di non distruggervi del tutto gli uni gli altri!
Vi dico dunque: camminate secondo lo Spirito e non sarete portati a soddisfare il desiderio della carne. La carne infatti ha desideri contrari allo Spirito e lo Spirito ha desideri contrari alla carne; queste cose si oppongono a vicenda, sicché voi non fate quello che vorreste.
Ma se vi lasciate guidare dallo Spirito, non siete sotto la Legge.

Canto al Vangelo
  1Sam 3,9; Gv 6,68
Alleluia, alleluia.

Parla, Signore, perché il tuo servo ti ascolta:
tu hai parole di vita eterna.
Alleluia.

  
Vangelo
  Lc 9, 51-62
Prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme. Ti seguirò ovunque tu vada.

Dal vangelo secondo Luca
Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, Gesù prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme e mandò messaggeri davanti a sé.
Questi si incamminarono ed entrarono in un villaggio di Samaritani per preparargli l’ingresso. Ma essi non vollero riceverlo, perché era chiaramente in cammino verso Gerusalemme. Quando videro ciò, i discepoli Giacomo e Giovanni dissero: «Signore, vuoi che diciamo che scenda un fuoco dal cielo e li consumi?». Si voltò e li rimproverò. E si misero in cammino verso un altro villaggio.
Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo».
A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio».
Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro, è adatto per il regno di Dio».

 

 Cristiano è chi ha scelto Cristo e lo segue

In tutte le religioni i grandi maestri di spirito hanno avuto discepoli assidui al loro insegnamento e preoccupati di raccogliere le loro parole. Questo fenomeno lo troviamo anche nella Bibbia (la lettura), quantunque si configuri in modo del tutto particolare vivendo il popolo in un regime di alleanza e di fede. L’alleanza non si fonda su tradizioni da maestro a discepolo, ma su se stessa. Certo il popolo eletto ha bisogno di guide che lo orientino nella lettura di fede degli eventi. Ma questa necessità è provvisoria e i profeti stessi auspicano un avvenire in cui Dio stesso ammaestrerà i cuori senza la mediazione di maestri terreni (Ger 31,31-34), e tutti saranno discepoli di Dio (Is 54,13).

Chiamati a condividere il destino di Gesù
Gesù durante tutto il suo ministero si presenta come un rabbì, un maestro, che raduna attorno a sé dei discepoli.
Il chiamato, per poter collaborare alla missione divina del Messia, deve esser pronto a condividere la vita e il destino di Gesù, riconoscendolo e accettandolo come scelta di vita. Non si tratta quindi tanto di aderire a una dottrina, ma di legarsi alla sua persona.
La vita in comune col «Maestro » trasforma il « discepolo » in collaboratore: Gesù lo prepara a questo compito e lo mette in grado di diffondere con poteri divini il richiamo di Dio ad Israele… I dodici espletano un’altra funzione: sono espressione vivente del richiamo messianico rivolto da Gesù a tutto Israele. L’atto di seguire rappresenta per essi in certo modo una professione. Per questo devono abbandonare quello che precedentemente esercitavano.

Lasciare tutto per seguirlo
I sinottici, raccontando gli incontri storici di Gesù con coloro che egli invita a seguirlo, ne fanno un appello vivo per i cristiani. Luca ad esempio (vangelo) lascia anonimi gli interpellati e non riporta la loro risposta: tutti gli uomini devono essi stessi sentirsi chiamati in causa, dare una risposta, prendere una decisione.
Così Luca, da una parte, collegando con chiari riferimenti letterali la chiamata dei discepoli all’Antico Testamento, dice che Gesù « compie » le Scritture (è il Messia); d’altra parte, con gli accorgimenti sopra indicati, presenta gli incontri storici con Gesù come « profezia » che attende un compimento nei cristiani. Essi sono i discepoli del Cristo Risorto e lo incontrano nella parola, nei sacramenti, nel prossimo.
Ogni cristiano deve seguire Gesù nel distacco dai beni materiali per essere libero e disponibile, nel disprezzo di tutto ciò che è male ed infine nel rifiuto di ogni attaccamento ai passato (Fil 3,12.14).

Credere in lui e aderire a lui
Per Giovanni ciò che definisce il discepolo di Gesù è esplicitamente la fede (Gv 1,41; 2,1-11; 6,6-7). Senza fede anche la comunanza terrena con Gesù avrà rapidamente fine. Un camminare con Gesù basato unicamente su motivi umani conduce fatalmente alla catastrofe della defezione (Gv 6,66). Questa fede trova la sua verifica nell’amore fraterno, che è il distintivo dei discepoli e il vero segno « rivelatore » per il mondo (Gv 13,14ss).
Ma l’elemento specifico dei rapporto del discepolo con Cristo, che lo rende diverso da qualunque altro rapporto fra maestro e discepolo, è un’adesione assoluta, incondizionata e definitiva alla persona di Cristo. Nessun valore, nessuna legge, nessun rapporto umano per quanto stretto può essere anteposto a lui. Egli si pone come significato totale della vita. Non chiede tanto l’accettazione di una dottrina astratta, ma la scelta della sua persona.
«Dio non si impone all’uomo. Lo chiama invece a diventare corresponsabile di quella vita che per grazia gli offre nel pieno rispetto della libertà. La sua parola che invita a conversione aspetta una risposta di fede. Solo mediante la fede l’uomo si rende disponibile al piano di salvezza che il Signore ha tracciato per lui e per il mondo. Per abitudine pensiamo alla fede più come a un elenco di verità astratte da credere che a un impegno di vita responsabile e coerente. Ma la fede non è solo un atto con il quale si contempla la luce della verità; è vita nuova che trasforma e salva. Sulla esperienza autentica della Chiesa è possibile capirne l’importanza; solo la Chiesa infatti ha la pienezza della fede » (CdA, pag. 203). « Cristiano è chi ha scelto Cristo e lo segue. In questa decisione fondamentale per Gesù Cristo, è contenuta e compiuta ogni altra esigenza di conoscenza e di azione della fede» (RdC 57).
L’adesione incondizionata alla persona di Gesù, l’obbedienza assoluta a lui è un atto liberatore. Chi segue Cristo è veramente un uomo libero, senza padroni. Un uomo libero dalla schiavitù delle cose, del potere, del denaro, del sesso, libero soprattutto da se stesso.

 

Noi predichiamo Cristo a tutta la terra

Dai «Discorsi» di Paolo VI, papa  (Manila, 29 novembre 1970)
«Guai a me se non predicassi il Vangelo!» (1 Cor 9, 16). Io sono mandato da lui, da Cristo stesso per questo. Io sono apostolo, io sono testimone. Quanto più è lontana la meta, quanto più difficile è la mia missione, tanto più urgente è l’amore che a ciò mi spinge. Io devo confessare il suo nome: Gesù è il Cristo, Figlio di Dio vivo (cfr. Mt 16, 16). Egli è il rivelatore di Dio invisibile, è il primogenito d’ogni creatura (cfr. Col 1, 15). E’ il fondamento d’ogni cosa (cfr. Col 1, 12). Egli è il Maestro dell’umanità, e il Redentore. Egli è nato, è morto, è risorto per noi. Egli è il centro della storia e del mondo. Egli è colui che ci conosce e che ci ama. Egli è il compagno e l’amico della nostra vita. Egli è l’uomo del dolore e della speranza. E’ colui che deve venire e che deve un giorno essere il nostro giudice e, come noi speriamo, la pienezza eterna della nostra esistenza, la nostra felicità. Io non finirei più di parlare di lui. Egli è la luce, è la verità, anzi egli è «la via, la verità, la vita» (Gv 14, 6). Egli è il pane, la fonte d’acqua viva per la nostra fame e per la nostra sete, egli è il pastore, la nostra guida, il nostro esempio, il nostro conforto, il nostro fratello. Come noi, e più di noi, egli è stato piccolo, povero, umiliato, lavoratore e paziente nella sofferenza. Per noi egli ha parlato, ha compiuto miracoli, ha fondato un regno nuovo, dove i poveri sono beati, dove la pace è principio di convivenza, dove i puri di cuore e i piangenti sono esaltati e consolati, dove quelli che aspirano alla giustizia sono rivendicati, dove i peccatori possono essere perdonati, dove tutti sono fratelli.
Gesù Cristo: voi ne avete sentito parlare, anzi voi, la maggior parte certamente, siete già suoi, siete cristiani. Ebbene, a voi cristiani io ripeto il suo nome, a tutti io lo annunzio: Gesù Cristo è il principio e la fine; l’alfa e l’omega. Egli è il re del nuovo mondo. Egli è il segreto della storia. Egli è la chiave dei nostri destini. Egli è il mediatore, il ponte fra la terra e il cielo; egli è per antonomasia il Figlio dell’uomo, perché egli è il Figlio di Dio, eterno, infinito; è il Figlio di Maria, la benedetta fra tutte le donne, sua madre nella carne, madre nostra nella partecipazione allo Spirito del Corpo mistico.
Gesù Cristo! Ricordate: questo è il nostro perenne annunzio, è la voce che noi facciamo risuonare per tutta la terra, e per tutti i secoli dei secoli.

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