Pensa agli altri

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.

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Veniva nel mondo la Luce Vera,quella che illumina ogni uomo

Giovanni 1

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

2

Egli era, in principio, presso Dio:

3

tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

4

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;

5

la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

6

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.

7

Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.

8

Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

9

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.

10

Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

11

Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.

12

A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,

13

i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

14

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

15

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».

16

Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.

17

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

18

Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23Rispose:

«Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Rendete diritta la via del Signore
,

come disse il profeta Isaia».

24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

43Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». 44Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 45Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». 46Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 47Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 48Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». 49Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». 50Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». 51Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

 

Se L’Evangelista Giovanni non avesse scritto, nella divina ed eterna sapienza dello Spirito Santo, il prologo del Quarto Vangelo, ogni altra pagina della Scrittura sarebbe esposta al rischio di interpretazione non secondo pienezza di verità. Anche San Paolo ha bisogno della luce di Giovanni per essere letto e compreso in ogni sua parola.
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria. (Ef 1,3-14).
Ciò che è chiaro nella sua mente, non lo è altrettanto nei suoi scritti. Manca in questo inno una chiara espressione dell’esistenza eterna di Cristo Signore e della sua generazione dal Padre. In mano a dei cuori malvagi e senza scrupoli, questo testo potrebbe essere letto con gravi distorsioni della verità storica ed eterna di Gesù. Invece con il Prologo di Giovanni tutto è chiaro. La sua luce illumina ogni parola di Paolo e le dona verità piena ad ogni sua espressione. Solo chi è corrotto nel cuore e nella mente potrà leggere San Paolo in modo errato, ereticale, confusionario, demenziale.
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Quel Bambino che è nato nella grotta di Betlemme e che i Pastori sono andati ad adorare, confessandolo come il loro Salvatore, è il Verbo Eterno del Padre, il suo Figlio Unigenito, da Lui generato nell’Eternità. È il vero Dio che si è fatto vero uomo. Dal momento dell’Incarnazione è nel seno del Padre e dell’umanità, è vero Dio e vero uomo, perfetto Dio e perfetto uomo. Lui è venuto per ricolmare il mondo intero di grazia e di verità, attraverso però la fede nella sua Persona e nella sua opera, nella sua Parola che è parola di vita eterna per noi.
Solo Gesù è Dio e uomo. Solo Lui è vero Figlio di Dio, consustanziale con il Padre, e vero Figlio dell’uomo, consustanziale con l’umanità. Solo Lui è il Salvatore e il Redentore. Tutti gli altri uomini, da Adamo all’ultimo che verrà sulla nostra terra, anche se si dicono e sono creduti fondatori di religione, devono lasciarsi redimere da Lui.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci una fede forte in Gesù.

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I disastri dell’uomo

Rivista Messicana Iglesias, n. 46, 1987

Alla fine l’uomo distrusse la terra. La terra era stata bella. Poi su di essa aleggiò lo spirito dell’uomo e distrusse tutte le cose.

1. E l’uomo disse: “Siano le tenebre”. E sembrò all’uomo che le tenebre fossero buone, e chiamò le tenebre “sicurezza”; e divise se stesso in razze, religioni e classi. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel settimo giorno prima della fine.

2. E l’uomo disse: “Vi sia un governo forte”, per regnare su di noi nelle nostre tenebre… Vi siano eserciti per uccidersi con ordine ed efficienza nelle nostre tenebre; perseguitiamo e distruggiamo, qui e fino ai confini della terra coloro che ci dicono la verità, perché noi amiamo le nostre tenebre. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel sesto giorno prima della fine.

3. E l’uomo disse: “Vi siano missili e bombe” per uccidere meglio e più rapidamente. E vi furono forni e camere a gas per rifinire il lavoro. Ed era il quinto giorno prima della fine.

4. E l’uomo disse: “Vi siano droghe” e altre vie d’evasione, perché un lieve e costante fastidio – la realtà – ci disturba, nella nostra comodità. Ed era il quarto giorno prima della fine.

5. E l’uomo disse: “Vi siano divisioni tra le nazioni” perché possiamo sapere chi è il nostro nemico. Ed era il terzo giorno prima della fine.

6. E per ultima cosa l’uomo disse: “Facciamo Dio a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”, e non ci sia un altro Dio a competere con noi. Diciamo che Dio pensa come noi, pensiamo che odia come noi odiamo e che uccide come noi uccidiamo. Ed era il secondo giorno prima della fine.

7. Nell’ultimo giorno vi fu un grande fragore sulla faccia della terra; il fuoco purgò il bel pianeta, e fu silenzio. E il Signore Iddio vide tutto quello che l’uomo aveva fatto, e nel silenzio che avvolgeva quei resti fumanti, Dio pianse.

Non temere,soltanto abbi Fede!

81In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici 2e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; 3Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

4Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: 5«Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. 6Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. 7Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. 8Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

9I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. 10Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché

vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.

11Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. 12I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. 13Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. 14Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. 15Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

16Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. 17Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. 18Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

19E andarono da lui la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 20Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». 21Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

22E avvenne che, uno di quei giorni, Gesù salì su una barca con i suoi discepoli e disse loro: «Passiamo all’altra riva del lago». E presero il largo. 23Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Una tempesta di vento si abbatté sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. 24Si accostarono a lui e lo svegliarono dicendo: «Maestro, maestro, siamo perduti!». Ed egli, destatosi, minacciò il vento e le acque in tempesta: si calmarono e ci fu bonaccia. 25Allora disse loro: «Dov’è la vostra fede?». Essi, impauriti e stupiti, dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che comanda anche ai venti e all’acqua, e gli obbediscono?».

26Approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. 27Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe. 28Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». 29Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. 30Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. 31E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. 32Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. 33I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.

34Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nelle campagne. 35La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono da Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura. 36Quelli che avevano visto riferirono come l’indemoniato era stato salvato. 37Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Egli, salito su una barca, tornò indietro. 38L’uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: 39«Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te». E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui.

40Al suo ritorno, Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui. 41Ed ecco, venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua, 42perché l’unica figlia che aveva, di circa dodici anni, stava per morire.

Mentre Gesù vi si recava, le folle gli si accalcavano attorno. 43E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, 44gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò. 45Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Tutti negavano. Pietro allora disse: «Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia». 46Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me».47Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l’aveva toccato e come era stata guarita all’istante. 48Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!».

49Stava ancora parlando, quando arrivò uno dalla casa del capo della sinagoga e disse: «Tua figlia è morta, non disturbare più il maestro». 50Ma Gesù, avendo udito, rispose: «Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata». 51Giunto alla casa, non permise a nessuno di entrare con lui, fuorché a Pietro, Giovanni e Giacomo e al padre e alla madre della fanciulla. 52Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse: «Non piangete. Non è morta, ma dorme». 53Essi lo deridevano, sapendo bene che era morta; 54ma egli le prese la mano e disse ad alta voce: «Fanciulla, àlzati!». 55La vita ritornò in lei e si alzò all’istante. Egli ordinò di darle da mangiare.56I genitori ne furono sbalorditi, ma egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.

La libertà di Gesù è grande. La sua non è però libertà da tutto e da tutti per essere solo di se stesso. È invece libertà da tutto l’universo creato, animato e inanimato, per essere tutto e interamente dell’universo animato e inanimato, ma solo per compiere in esso la volontà del Padre suo. Gesù è come Dio all’inizio della creazione. Dio governa ogni cosa, è libero da ogni cosa, ma per dare vita buona ad ogni cosa. Così è Gesù. È libero da ogni cosa, ogni persona, fare dare vita buona ad ogni cosa, ad ogni persona. Questa sua libertà Lui l’ha manifestata a tutti coloro che vogliono seguirlo. Chi vuole seguirlo deve vivere questa sua stessa libertà.

Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» (Lc 9,57-62).

Anche il discepolo di Gesù, se vuole dare vita buona, alle cose e alle persone, deve essere come Gesù: libero da tutti e da tutto. Prima di scegliere di seguire Gesù, tutti sono chiamati ad interrogarsi se sono capaci di costruire questa libertà per tutti i giorni della loro vita. Se non ne sono capaci, Gesù consiglia alla non sequela. La sequela esige questa libertà, perché essa deve produrre veri frutti di vita eterna. Gesù mai ha nascosta questa esigenza di libertà all’uomo. Sempre gliel’ha predicata.

Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo (Lc 14,25-33).

Anche dalla Madre sua e dai suoi parenti Gesù vive questa sublime libertà. Lui è solo e tutto da Dio. È della Madre e dei parenti, ma in Dio. È della creazione intera, ma in Dio e da Dio. È dell’uomo, di ogni uomo, ma sempre secondo la volontà di Dio. Il Vangelo ci rivela che già a dodici anni Gesù ricorda alla Madre questa sua esigenza di essere solo dal Padre. Nel Padre e dal Padre, per il Padre è di ogni altra cosa e persona.

Verso Gesù non deve esserci alcun desiderio umano. Deve esserci invece desiderio secondo Dio, avvolto di divina verità, secondo la volontà del Padre celeste. Anche la Madre deve lasciare libero Cristo Signore di essere solo e sempre del Padre. Lo esige il mistero della salvezza. Lo richiede la missione di redenzione che Lui è venuto a portare a compimento. Cosa è infatti la missione di salvezza se non il riportare ogni uomo nella più pura e santa volontà di Dio? Come fa un uomo ad essere operatore di salvezza e di redenzione se è dalla sua volontà, dalla sua parola, dal suo cuore, dai suoi desideri e sentimenti? A volte anche un solo minuto sottratto alla volontà di Dio può ostacolare, impedire, ritardare la salvezza di un cuore.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci liberi per il Regno di Dio.

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Il Paradiso e l’Inferno

Un sant’uomo ebbe un giorno a conversare con Dio e gli chiese: “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno”.

Dio condusse il sant’uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all’interno.

Al centro della stanza, c’era una grandissima tavola rotonda. Sulla tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant’uomo sentì l’acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato. Avevano tutti l’aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, legati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del braccio, non potevano portare il cibo alla bocca. Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.

Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l’aprì. La scena che l’uomo vide era identica alla precedente. C’era la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso, che gli fece ancora venire l’acquolina in bocca, e le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.

Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.

Il sant’uomo disse a Dio: “Non capisco!”. “E’ semplice”, rispose Dio, “dipende da un’abilità: essi hanno appreso a nutrirsi reciprocamente tra loro, mentre gli altri non pensano che a loro stessi”.

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Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene

Isaia 5

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.

2

Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.

3

E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.

4

Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?

5

Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.

6

La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.

7

Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

8

Guai a voi, che aggiungete casa a casa
e unite campo a campo,
finché non vi sia più spazio,
e così restate soli ad abitare nella terra.

9

Ha giurato ai miei orecchi il Signore degli eserciti:
«Certo, molti palazzi
diventeranno una desolazione,
grandi e belli
saranno senza abitanti».

10

Poiché dieci iugeri di vigna
produrranno solo un bat
e un homer di seme
produrrà un’efa.

11

Guai a coloro che si alzano presto al mattino
e vanno in cerca di bevande inebrianti
e si attardano alla sera.
Il vino li infiamma.

12

Ci sono cetre e arpe,
tamburelli e flauti
e vino per i loro banchetti;
ma non badano all’azione del Signore,
non vedono l’opera delle sue mani.

13

Perciò il mio popolo sarà deportato
senza che neppure lo sospetti.
I suoi grandi periranno di fame,
il suo popolo sarà arso dalla sete.

14

Pertanto gli inferi dilatano le loro fauci,
spalancano senza misura la loro bocca.
Vi precipitano dentro la nobiltà e il popolo,
il tripudio e la gioia della città.

15

L’uomo sarà piegato,
il mortale sarà abbassato,
gli occhi dei superbi si abbasseranno.

16

Sarà esaltato il Signore degli eserciti nel giudizio
e il Dio santo si mostrerà santo nella giustizia.

17

Allora vi pascoleranno gli agnelli come nei loro prati,
sulle rovine brucheranno i grassi capretti.

18

Guai a coloro che si tirano addosso il castigo con corde da tori
e il peccato con funi da carro,

19

che dicono: «Faccia presto,
acceleri pure l’opera sua,
perché la vediamo;
si facciano più vicini e si compiano
i progetti del Santo d’Israele,
perché li conosciamo».

20

Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene,
che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre,
che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro.

21

Guai a coloro che si credono sapienti
e si reputano intelligenti.

22

Guai a coloro che sono gagliardi nel bere vino,
valorosi nel mescere bevande inebrianti,

23

a coloro che assolvono per regali un colpevole
e privano del suo diritto l’innocente.

24

Perciò, come una lingua di fuoco divora la stoppia
e una fiamma consuma la paglia,
così le loro radici diventeranno un marciume
e la loro fioritura volerà via come polvere,
perché hanno rigettato la legge del Signore degli eserciti,
hanno disprezzato la parola del Santo d’Israele.

25

Per questo è divampato
lo sdegno del Signore contro il suo popolo,
su di esso ha steso la sua mano per colpire;
hanno tremato i monti,
i loro cadaveri erano come immondizia
in mezzo alle strade.
Con tutto ciò non si calma la sua ira
e la sua mano resta ancora tesa.

26

Egli alzerà un segnale a una nazione lontana
e le farà un fischio all’estremità della terra;
ed ecco, essa verrà veloce e leggera.

27

Nessuno fra loro è stanco o inciampa,
nessuno sonnecchia o dorme,
non si scioglie la cintura dei suoi fianchi
e non si slaccia il legaccio dei suoi sandali.

28

Le sue frecce sono acuminate,
e ben tesi tutti i suoi archi;
gli zoccoli dei suoi cavalli sono come pietre
e le ruote dei suoi carri come un turbine.

29

Il suo ruggito è come quello di una leonessa,
ruggisce come un leoncello;
freme e afferra la preda,
la pone al sicuro, nessuno gliela strappa.

30

Fremerà su di lui in quel giorno
come freme il mare;
si guarderà la terra: ecco, saranno tenebre, angoscia,
e la luce sarà oscurata dalla caligine.

L’immagine della vigna è un prezioso impegno, una gloria per il contadino d’Israele e il suo capolavoro poiché richiede cura e attenzione, competenza e sollecitudine, fatica e operosità. Il risultato non è immediato, ma alimenta la sorpresa che rimanda a fine stagione, quando finalmente l’uva è stata torchiata e il vino è raccolto. Se tutto è andato bene, se la stagione ha mantenuto i suoi ritmi, se il lavoro si è svolto con intelligenza e con pazienza, se si è vigilato contro le bestie selvatiche e contro i ladri, con l’aiuto di Dio, finalmente, il risultato buono c’è stato.
Siamo come di fronte ad un processo. Inizia il profeta, amico di Dio, che si presenta come amico dello sposo. Lo sposo è Dio, tradito dalla sposa, il popolo che viene presentato come una vigna di cui Dio stesso si prende cura. E’ il suo capolavoro ed il suo orgoglio. Perciò Israele, particolarmente custodita nella pace, deve diventare modello del progetto di Dio nel mondo: “Alla fine dei tempi nessuna nazione alzerà la spada contro un’altra nazione… Siederanno tranquilli sotto la vite, sotto il fico e più nessuno li spaventerà.” (Michea 4,1-4). La vigna è simbolo di pace, di unità familiare, di festa. L’amata del Cantico dei Cantici sogna di correre tra i filari, la mano nella mano con il suo diletto: “Andremo nelle vigne; vedremo se germoglia la vite, se le gemme si schiudono, se fioriscono i melograni, là ti darò il mio amore” (7,13). La sposa dell’uomo benedetto da Dio è come una “vite feconda” nell’intimità della sua casa (Ps 128,3).
Un verbo importante che viene richiamato nel lavoro della vigna è il verbo “fare”: è il lavoro di Dio per Israele. L’altro verbo drammatico è: “aspettare”, che identifica la libertà del suo popolo e la trepidazione di Dio per una risposta di amore. Il testo è insieme carico di significati e drammatico poiché rispecchia, sotto i simboli e le immagini, il dramma della infedeltà e la tragedia della violenza e della guerra. Il messaggio, che ci viene dato anche oggi, è che “li ho strappati dalla schiavitù, io li ho resi liberi, e voi non avete maturato il significato della pace, il rispetto per ogni persona, la fedeltà alla mia parola che è attenzione a ciascuno”.
E se nella prima parte il profeta, l’amico di Dio, canta l’amore di Dio per il suo popolo e quindi per tutti noi che lo conosciamo in Gesù; nella seconda parte Dio stesso (il padrone della vigna) interviene, in prima persona, e denuncia la “lite”. La vigna viene cancellata totalmente, diventerà deserto, spontaneamente cresceranno rovi e pruni (vedi il testo della Genesi: 3,18: “spontaneamente dal terreno non nasceranno che cardi a motivo della infedeltà). Poi viene superata la parabola e si entra nel merito dell’accusa, espressa con chiarezza: “Egli aspettava diritto (mishpat) ed ecco delitto (mishpach), attendeva giustizia {tsedaqa) ed ecco lamento (séaqa)“. Il gioco di parole, in ebraico, suggerisce quanto sia facile equivocare e passare dal rispetto alla prevaricazione, dalla giustizia allo sfruttamento che provoca pianti e angosce.
Nella storia i popoli della terra hanno creduto di poter raggiungere grandezza, benessere e potenza attraverso l’oppressione, l’ingiustizia, la guerra. E purtroppo lo si può dire anche dei popoli che hanno accettato la fede in Gesù. Verificando la nostra storia, noi cristiani non ci siamo certo comportati meglio degli altri. Nell’esperienza del secolo scorso, in particolare, i grandi drammi ci hanno obbligato a percorrere strade più coerenti con la parola di Gesù, ma non ancora sufficientemente maturate a livello di popolo.
Papa Francesco ci ricorda che la fede non è compatibile con la violenza. E proprio nel secolo scorso, dopo infinite tragedie, è stato fortunatamente stabilito, pur nei drammi e nelle difficoltà, il significato della “non violenza” e il coraggio di perseguire strade di pace. Non dimentichiamo che il grande campione della “non violenza” declinata addirittura a livello politico è stato un indù: Gandhi che pur conosceva e ammirava Gesù.
“Vitigni pregiati” (v 2) fanno probabilmente riferimento a paesi esteri da cui sono stati importati (qui potrebbe essere l’Egitto). Costruire una torre piuttosto che solo una capanna come spesso si usava per passare la notte come rifugio e per fare la guardia, per tenere lontano i ladri, è il richiamo alla dinastia di Davide, a cui Dio ha fatto le sue promesse.

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Il cristiano ha un cuore grande che accoglie tutti!

Il cuore del cristiano è magnanimo perché è figlio di un Padre dall’animo grande e apre le braccia per accogliere tutti con generosità: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di San Tommaso d’Aquino. Presenti alcuni sacerdoti che hanno festeggiato col Papa i 50 anni della loro ordinazione.

“Il mistero di Dio è luce” – afferma Papa Francesco – che commenta il l Vangelo del giorno in cui Gesù dice che la luce non viene “per essere messa sotto il moggio o sotto il letto, ma per essere messa sul candelabro, per illuminare”:
“E questo è uno dei tratti del cristiano, che ha ricevuto la luce nel Battesimo e deve darla. Cioè, il cristiano è un testimone. Testimonianza. Una delle peculiarità degli atteggiamenti cristiani. Un cristiano che porta questa luce, deve farla vedere perché lui è un testimone. Quando un cristiano preferisce non far vedere la luce di Dio ma preferisce le proprie tenebre, esse gli entrano nel suo cuore perché ha paura della luce e gli idoli, che sono tenebre, gli piacciono di più, allora gli manca: gli manca qualcosa e non è un vero cristiano. La testimonianza: un cristiano è un testimone. Di Gesù Cristo, Luce di Dio. E deve mettere quella luce sul candelabro della sua vita”.

Nel Vangelo Gesù dice: “Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più”. “Un altro tratto del cristiano – commenta il Papa – è la magnanimità, perché è figlio di un padre magnanimo, dall’animo grande”:
“Il cuore cristiano è magnanimo. E’ aperto, sempre. Non è un cuore che si chiude nel proprio egoismo. O almeno conta: fino a qui, fino a qua. Quando tu entri in questa luce di Gesù, quando tu entri nell’amicizia di Gesù, quando ti lasci guidare dallo Spirito Santo, il cuore diventa aperto, magnanimo … Il cristiano, a quel punto, non guadagna: perde. Ma perde per guadagnare un’altra cosa, e con questa – tra virgolette – ‘sconfitta’ di interessi, guadagna Gesù, guadagna diventando testimone di Gesù”.

Papa Francesco si rivolge quindi a quanti, tra i presenti, hanno compiuto i 50 anni di sacerdozio:
“Per me è una gioia celebrare oggi fra voi, che fate il 50.mo del vostro sacerdozio: 50 anni sulla strada della luce e della testimonianza, 50 anni cercando di essere migliori, cercando di portare la luce sul candelabro: delle volte cade, ma andiamo un’altra volta, sempre con quella volontà di dare luce, generosamente, cioè con il cuore magnanimo. Soltanto Dio e la vostra memoria sanno quanta gente avete ricevuto con magnanimità, con bontà di padri, di fratelli … A quanta gente che aveva il cuore un po’ oscuro avete dato luce, la luce di Gesù. Grazie. Grazie per quello che avete fatto nella Chiesa, per la Chiesa e per Gesù”.
“Che il Signore vi dia la gioia, questa gioia grande – ha concluso il Papa – di avere seminato bene, di avere illuminato bene e di avere aperto le braccia per ricevere tutti con magnanimità”.

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Maestro,guarda che pietre e che costruzioni…

Matteo 24

 

241Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio.2Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta».

3Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo».

4Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni! 5Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno. 6E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. 7Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: 8ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori.

9Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. 10Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. 11Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; 12per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. 13Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 14Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.

15Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l’abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele – chi legge, comprenda –, 16allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, 17chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, 18e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. 19In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano!

20Pregate che la vostra fuga non accada d’inverno o di sabato. 21Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati.

23Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non credeteci; 24perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. 25Ecco, io ve l’ho predetto.

26Se dunque vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; “Ecco, è in casa”, non credeteci. 27Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 28Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi.

29Subito dopo la tribolazione di quei giorni,

il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno
dal cielo
e le potenze dei cieli saranno sconvolte.

30Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. 31Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.

32Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina.33Così anche voi: quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. 34In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 35Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

36Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre.

37Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

45Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito?46Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! 47Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. 48Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, 49e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, 50il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, 51lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti.

 

Il brano che oggi la liturgia pone alla nostra meditazione possiamo classificarlo inutile. Riflettere su di esso è vera perdita tempo. Nessuno si scandalizzi. Nessuno si stracci le vesti. Nessuno si cosparga il capo di cenere in segno di lutto per aver dichiarato inutile una pagina di Vangelo, o meglio una Parola di Gesù Signore. Noi lo sappiamo. Tutte le sue parole sono verità, giustizia, santità. Tutto il Vangelo è vita eterna per noi. In ogni sua frase è tracciato il cammino della nostra obbedienza.

Allora perché lo si può classificare come inutile, vano? Perché oggi serpeggia nella Chiesa la più triste delle eresie, la più nera, la più diabolica, la più infernale. Oggi da buona parte del mondo dell’intelligenza teologica si insegna e si predica che tutti siamo salvi, indipendentemente dalla conversione, dal nostro ritorno a Dio, dalla vita moralmente sana, conforme alla verità rivelata che si vive. Uno può vivere da disonesto, ladro, adultero, avaro, empio, idolatra e alla fine avrà ugualmente in eredità la vita eterna. Per queste menti elevate e meno elevate nella scienza teologica, il paradiso è un dono del Signore. Esso non è più ritenuto un dono e un frutto.

Non essendo più neanche un frutto della risposta di fede alla Parola del Signore, non solo questa pagina viene a perdere il suo valore di rivelazione e di verità, ma tutto il Vangelo è privato dell’obbedienza ad esso dovuta. A volte un solo principio errato che si introduce nella nostra fede, turba, guasta, manda in malora tutta la rivelazione. La nostra fede è un apparato di altissima logica soprannaturale. È un sistema divino in cui ogni verità diviene forza e principio di ogni altra verità. Se una sola verità viene eliminata, tutto il sistema crolla, viene vanificato, si fa illogico, incomprensibile. Una sola Parola di Cristo Gesù è luce per tutte le altre parole della Scrittura, del Vangelo. Abrogata questa Parola, le altre divengono insignificanti. Non hanno alcun senso.

Perché dobbiamo vigilare, stare attenti, prestare ogni cura alla nostra elevazione morale e spirituale? Perché dobbiamo osservare tutta la Parola, tutto il Vangelo? Perché dobbiamo mettere ogni impegno a camminare nella verità che Cristo Gesù ci ha rivelato? Perché al momento stesso della nostra morte viene il giudizio. Compariremo dinanzi al cospetto di Dio per essere valutati in base alle nostre opere di bene e di male. Se saremo stati trovati fedeli, andremo con Lui in Paradiso. Se invece il Signore ci troverà mancanti, per noi il posto sarà nell’inferno, tra i tormenti. Se però come insegnano molte menti illuminate oggi, non vi è alcuna condanna eterna, allora a che serve vigilare, essere attenti, camminare nella verità? A nulla.

Lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti. È questa parola che oggi da molti è stata abolita. Senza questa parola, tutto diviene inutile. Anche la stessa vita cristiana diviene senza senso. Tutto il Vangelo evapora nel non significato. Bene e male non producono un frutto eterno. Alla fine vi sarà solo il bene che trionferà e la misericordia del Signore abbraccerà tutti. Urge convertirsi alla verità rivelata. È necessario che il Vangelo venga confessato e creduto come la sola ed unica parola di rivelazione sul nostro futuro eterno. Esiste il Paradiso ed esiste l’inferno ed essi sono eterni. Sono però anche il frutto delle nostre opere di bene e di male.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci la vera fede in Gesù.

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La persecuzione è il pane quotidiano della Chiesa

“La persecuzione è il pane quotidiano della Chiesa”. Lo ha ribadito Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino celebrata a Casa S. Marta. Come accaduto a Stefano, il primo martire, o ai “piccoli martiri” uccisi da Erode, anche oggi – ha affermato il Papa – tanti cristiani sono uccisi per la loro fede in Cristo e altri ancora sono perseguitati “educatamente” perché vogliono manifestare il valore dell’essere “figli di Dio”.

Esistono persecuzioni sanguinarie, come essere sbranati da belve per la gioia del pubblico sugli spalti o saltare in aria per una bomba all’uscita da Messa. E persecuzioni in guanti bianchi, ammantate “di cultura”, quelle che ti confinano in un angolo della società, che arrivano a toglierti il lavoro se non ti adegui a leggi che “vanno contro Dio Creatore”.

Il racconto del martirio di Stefano, descritto nel brano degli Atti degli Apostoli proposto dalla liturgia, spinge il Papa a considerazioni note e nuove su una realtà che da duemila anni è una storia dentro la storia della fede cristiana, la persecuzione:
“La persecuzione, io direi, è il pane quotidiano della Chiesa. Gesù lo ha detto. Noi, quando facciamo un po’ di turismo per Roma e andiamo al Colosseo, pensiamo che i martiri erano quelli uccisi con i leoni. Ma i martiri non sono stati solo quelli lì o quegli altri. Sono uomini e donne di tutti i giorni: oggi, il giorno di Pasqua, appena tre settimane fa… Quei cristiani che festeggiavano la Pasqua nel Pakistan sono stati martirizzati proprio perché festeggiavano il Cristo Risorto. E così la storia della Chiesa va avanti con i suoi martiri”.

Il martirio di Stefano innescò una crudele persecuzione anticristiana a Gerusalemme analoga a quelle subite da chi non è libero oggi di professare la sua fede in Gesù. “Ma – osserva Francesco – c’è un’altra persecuzione della quale non si parla tanto”, una persecuzione “travestita di cultura, travestita di modernità, travestita di progresso”:
“È una persecuzione – io direi un po’ ironicamente – ‘educata’. E’ quando viene perseguitato l’uomo non per confessare il nome di Cristo, ma per voler avere e manifestare i valori di Figlio di Dio. E’ una persecuzione contro Dio Creatore nella persona dei suoi figli! E così vediamo tutti i giorni che le potenze fanno leggi che obbligano ad andare su questa strada e una nazione che non segue queste leggi moderne, colte, o almeno che non vuole averle nella sua legislazione, viene accusata, viene perseguitata educatamente. E’ la persecuzione che toglie all’uomo la libertà, anche della obiezione di coscienza!”.

“Questa è la persecuzione del mondo” che “toglie la libertà”, mentre “Dio – afferma il Papa – ci ha fatti liberi” di dare testimonianza “del Padre che ci ha creato e di Cristo che ci ha salvato”. E questa persecuzione, soggiunge, “ha anche un capo”:
“Il capo della persecuzione ‘educata’, Gesù lo ha nominato: il principe di questo mondo. E quando le potenze vogliono imporre atteggiamenti, leggi contro la dignità del Figlio di Dio, perseguitano questi e vanno contro il Dio Creatore. E’ la grande apostasia. Così la vita dei cristiani va avanti con queste due persecuzioni. Anche il Signore ci ha promesso di non allontanarsi da noi. “State attenti, state attenti! Non cadere nello spirito del mondo. State attenti! Ma andate avanti, Io sarò con voi”.

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I Cristiani si guardino allo specchio prima di giudicare

Prima di giudicare gli altri guardarsi allo specchio per vedere come siamo. E’ l’esortazione di Papa Francesco nella Messa mattutina a Casa Santa Marta, l’ultima con omelia, prima della pausa estiva. Il Pontefice ha sottolineato che ciò che distingue il giudizio di Dio dal nostro non è l’onnipotenza ma la misericordia.

Il giudizio appartiene solo a Dio, perciò se non vogliamo essere giudicati, anche noi non dobbiamo giudicare gli altri. E’ quanto sottolineato da Francesco nella Messa a Casa Santa Marta, incentrata sul Vangelo odierno. Tutti noi, ha osservato, vogliamo che nel Giorno del Giudizio “il Signore ci guardi con benevolenza, che il Signore si dimentichi di tante cose brutte che abbiamo fatto nella vita”.

Per questo, se “tu giudichi continuamente gli altri – ha ammonito – con la stessa misura tu sarai giudicato”. Il Signore, ha proseguito, ci chiede dunque di guardarci allo specchio:
“Guardati allo specchio, ma non per truccarti, perché non si vedano le rughe. No, no, no, quello non è il consiglio! Guardati allo specchio per guardare te, come tu sei. ‘Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio di tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio?’ O come dirai a tuo fratello ‘Lascia che tolga la pagliuzza dal tuo occhio’, mentre nel tuo occhio c’è la trave?’ E come ci qualifica il Signore, quando facciamo questo? Una sola parola: ‘Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello’.

Il Signore, ha detto il Papa, si vede che “un po’ si arrabbia qui”, ci dà degli ipocriti quando ci mettiamo “al posto di Dio”. Questo, ha aggiunto, è quello che il serpente ha convinto a fare ad Adamo ed Eva: “Se voi mangiate di questo, sarete come Lui”. Loro, ha detto, “volevano mettersi al posto di Dio”: “Per questo è tanto brutto giudicare. Il giudizio solo a Dio, solo a Lui! A noi l’amore, la comprensione, il pregare per gli altri quando vediamo cose che non sono buone, ma anche parlare loro: ‘Ma, senti, io vedo questo, forse…’ Ma mai giudicare. Mai. E questa è ipocrisia, se noi giudichiamo.”

Quando giudichiamo, ha detto ancora, “ci mettiamo al posto di Dio”, ma “il nostro giudizio è un povero giudizio”, mai “può essere un vero giudizio”. “E perché – si domanda il Papa – il nostro non può essere come quello di Dio? Perché Dio è Onnipotente e noi no?” No, è la risposta di Francesco, “perché al nostro giudizio manca la misericordia. E quando Dio giudica, giudica con misericordia”:
“Pensiamo oggi a questo che il Signore ci dice: non giudicare, per non essere giudicato; la misura, il modo, la misura con la quale giudichiamo sarà la stessa che useranno con noi; e, terzo, guardiamoci allo specchio prima di giudicare. ‘Ma questa fa quello… questo fa quello…’ ‘Ma, aspetta un attimo…’, mi guardo allo specchio e poi penso. Al contrario sarò un ipocrita, perché mi metto al posto di Dio e, anche, il mio giudizio è un povero giudizio; gli manca qualcosa di tanto importante che ha il giudizio di Dio, gli manca la misericordia. Che il Signore ci faccia capire bene queste cose”.

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Voglia Dio,Padre nostro,rivolgere il nostro Cammino verso di voi

1 Tessalonicesi 1-3
1Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: a voi, grazia e pace.

2Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere 3e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro. 4Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. 5Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene.

6E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, 7così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia. 8Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne. 9Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero 10e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira che viene.

 

21Voi stessi infatti, fratelli, sapete bene che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata inutile. 2Ma, dopo aver sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo trovato nel nostro Dio il coraggio di annunciarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte.3E il nostro invito alla fede non nasce da menzogna, né da disoneste intenzioni e neppure da inganno; 4ma, come Dio ci ha trovato degni di affidarci il Vangelo così noi lo annunciamo, non cercando di piacere agli uomini, ma a Dio, che prova i nostri cuori. 5Mai infatti abbiamo usato parole di adulazione, come sapete, né abbiamo avuto intenzioni di cupidigia: Dio ne è testimone. 6E neppure abbiamo cercato la gloria umana, né da voi né da altri, 7pur potendo far valere la nostra autorità di apostoli di Cristo. Invece siamo stati amorevoli in mezzo a voi, come una madre che ha cura dei propri figli. 8Così, affezionati a voi, avremmo desiderato trasmettervi non solo il vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari.

9Voi ricordate infatti, fratelli, il nostro duro lavoro e la nostra fatica: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno di voi, vi abbiamo annunciato il vangelo di Dio. 10Voi siete testimoni, e lo è anche Dio, che il nostro comportamento verso di voi, che credete, è stato santo, giusto e irreprensibile. 11Sapete pure che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, 12vi abbiamo incoraggiato e scongiurato di comportarvi in maniera degna di Dio, che vi chiama al suo regno e alla sua gloria.

13Proprio per questo anche noi rendiamo continuamente grazie a Dio perché, ricevendo la parola di Dio che noi vi abbiamo fatto udire, l’avete accolta non come parola di uomini ma, qual è veramente, come parola di Dio, che opera in voi credenti. 14Voi infatti, fratelli, siete diventati imitatori delle Chiese di Dio in Cristo Gesù che sono in Giudea, perché anche voi avete sofferto le stesse cose da parte dei vostri connazionali, come loro da parte dei Giudei. 15Costoro hanno ucciso il Signore Gesù e i profeti, hanno perseguitato noi, non piacciono a Dio e sono nemici di tutti gli uomini. 16Essi impediscono a noi di predicare ai pagani perché possano essere salvati. In tal modo essi colmano sempre di più la misura dei loro peccati! Ma su di loro l’ira è giunta al colmo.

17Quanto a noi, fratelli, per poco tempo privati della vostra presenza di persona ma non con il cuore, speravamo ardentemente, con vivo desiderio, di rivedere il vostro volto. 18Perciò io, Paolo, più di una volta ho desiderato venire da voi, ma Satana ce lo ha impedito.19Infatti chi, se non proprio voi, è la nostra speranza, la nostra gioia e la corona di cui vantarci davanti al Signore nostro Gesù, nel momento della sua venuta? 20Siete voi la nostra gloria e la nostra gioia!

 

31Per questo, non potendo più resistere, abbiamo deciso di restare soli ad Atene 2e abbiamo inviato Timòteo, nostro fratello e collaboratore di Dio nel vangelo di Cristo, per confermarvi ed esortarvi nella vostra fede, 3perché nessuno si lasci turbare in queste prove. Voi stessi, infatti, sapete che questa è la nostra sorte; 4infatti, quando eravamo tra voi, dicevamo già che avremmo subìto delle prove, come in realtà è accaduto e voi ben sapete. 5Per questo, non potendo più resistere, mandai a prendere notizie della vostra fede, temendo che il tentatore vi avesse messi alla prova e che la nostra fatica non fosse servita a nulla.

6Ma, ora che Timòteo è tornato, ci ha portato buone notizie della vostra fede, della vostra carità e del ricordo sempre vivo che conservate di noi, desiderosi di vederci, come noi lo siamo di vedere voi. 7E perciò, fratelli, in mezzo a tutte le nostre necessità e tribolazioni, ci sentiamo consolati a vostro riguardo, a motivo della vostra fede. 8Ora, sì, ci sentiamo rivivere, se rimanete saldi nel Signore. 9Quale ringraziamento possiamo rendere a Dio riguardo a voi, per tutta la gioia che proviamo a causa vostra davanti al nostro Dio, 10noi che con viva insistenza, notte e giorno, chiediamo di poter vedere il vostro volto e completare ciò che manca alla vostra fede?

11Voglia Dio stesso, Padre nostro, e il Signore nostro Gesù guidare il nostro cammino verso di voi! 12Il Signore vi faccia crescere e sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti, come sovrabbonda il nostro per voi, 13per rendere saldi i vostri cuori e irreprensibili nella santità, davanti a Dio e Padre nostro, alla venuta del Signore nostro Gesù con tutti i suoi santi.

 

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Pensieri del Santo Curato d’Ars

PENSIERI DEL CURATO D’ARS

La Santa Vergine

Le Tre Persone Divine contemplano la Santa Vergine. Ella è senza macchia, adorna di tutte le virtù che la rendono così bella e così gradevole alla Santa Trinità.

Questo cuore così puro, così bello, così buono, è l’opera e la delizia della Santa Trinità…

Il Buon Dio poteva creare un mondo più bello di quello che esiste, ma non poteva dare l’essere ad una creatura più perfetta di Maria.

Il Padre si compiace nel guardare il cuore della Santissima Vergine Maria come al capolavoro delle sue mani.

Appena creata, la Santa Vergine ha la pienezza e vaga nel grande oceano della grazia.

Il suo primo respiro era stato un respiro d’amore, era giusto quindi che anche l’ultimo fosse un respiro d’amore.

Quando vogliamo offrire qualcosa ad un altro personaggio, gliela facciamo presentare da qualche suo preferito, perché l’offerta gli riesca meglio accetta. Così le nostre preghiere, presentate da Maria, acquistano ben altro merito…

La Santa Vergine è quella bella creatura che non è mai dispiaciuta al Buon Dio.

Soltanto la Santa Vergine ha compiuto il primo comandamento: amerai perfettamente un solo Dio.

La Santa Vergine! Quella bella creatura la cui purezza ha mitigato la giustizia di Dio.
Ella desidera tanto la nostra felicità.

I profeti hanno manifestato la gloria di Maria prima della sua nascita: l’hanno paragonata al sole. Infatti l’apparizione della Santa Vergine può essere paragonata ad un bel sole in una giornata di nebbia.

Se una padre e una madre molto ricchi avessero numerosi figli e che tutti questi figli morissero, e che ne restasse uno solo, questi riceverebbe tutta l’eredità. Allo stesso modo Adamo: così come tutti i suoi figli sono morti alla grazia a causa del peccato originale, solo Maria, esente dal peccato, resta l’ereditiera delle grazie dell’innocenza e dei favori destinati ai figli di Adamo, se fossero rimasti in uno stato di innocenza. Quale ricchezza di doni! Quale favore! Dio l’ha resa depositaria delle sue grazie.

Il cuore di Maria è così tenero con noi che quelli di tutte le madri riunite non sono che un pezzo di ghiaccio in confronto al suo.

Gesù Cristo, dopo averci dato tutto ciò che poteva darci, vuole anche farci eredi di quello che ha di più prezioso, ovvero la sua Santa Madre.

La Santa Vergine ci ha generati due volte: nell’Incarnazione e ai piedi della croce. Ella è dunque due volte nostra madre.

Il cuore della Santissima Vergine è la fonte da cui Lui ha attinto il Sangue che ci ha riscattati.

Che cosa facevano la Santa Vergine e San Giuseppe? Essi guardavano, contemplavano, ammiravano il bambino Gesù: ecco tutta la loro occupazione.

Nessuno mai potrà capire, potrà dire tutto ciò che succedeva allora in Maria, nostra Madre…

Ella navigava in un oceano di felicità senza mai trovare il fondo, e se Nostro Signore non avesse aumentato le sue forze, Ella non avrebbe potuto sostenere la violenza della sua gioia.

In quel momento, prima del Natale, Gesù e Maria erano per così dire una persona sola. Gesù, in quei momenti felici per Maria, non respirava che per bocca di Maria.

O mio buon Padre che sei nei cieli, ti offro, in questo momento, tuo Figlio, così come è stato sceso dalla croce, come è stato deposto fra le braccia della Santa Vergine, e come Lei te lo ha offerto in sacrificio per noi.

Tutti i santi hanno una grande devozione per la Santa Vergine: nessuna grazia viene dal cielo senza passare per le sue mani.

La Madre Santa di Gesù, che è così buona, desidera tanto aiutarci… Soprattutto quando noi vogliamo tornare verso il Buon Dio.

Ciò che deve indurci a rivolgerci a Lei con una grande fiducia è che Ella è sempre attenta.
Rivolgiamoci a Lei con grande fiducia, e siamo certi che, per quanto miserabili possiamo essere, Lei ci otterrà la grazia della nostra conversione.

Non si entra in una casa senza rivolgersi al portiere! Ebbene, la Santa Vergine è la portinaia del cielo!

La Santa Vergine è così buona che ci tratta sempre con amore e non ci punisce mai.

Nel cuore della Santissima Vergine non c’è che misericordia!

Ella è migliore della migliore della madri.

Maria è così buona che non smette mai di avere uno sguardo di compassione sul peccatore. Ella aspetta sempre che lui la invochi.

Ringrazio Dio di aver preso un cuore così buono per i peccatori e di averne dato uno così buono a sua Madre.

San Bernardo ci racconta di aver convertito più anime con l’Ave Maria che con tutte le sue prediche.

L’Ave Maria è una preghiera che non stanca mai.

Quando si parla delle cose della terra, della politica, ci si stufa, ma quando si parla della Santa Vergine è sempre qualcosa di nuovo.

Preghiamo bene la Santa Vergine. Ella può esaudirci in tutto.

Tutto ciò che il Figlio chiede al Padre gli viene concesso. Tutto ciò che la Madre chiede al Figlio le viene ugualmente concesso.

Il mezzo più sicuro per conoscere la volontà di Dio, è di pregare la nostra Madre Santa.

L’uomo era stato creato per il cielo. Il demonio ha spezzato la scala che vi conduceva. Nostro Signore, con la sua Passione, ce ne ha ricreata un’altra. La Santissima Vergine è in alto alla scala, e la tiene con le due mani, e ci grida: «Venite, venite!» — Oh dolce invito! Splendida sorte dell’uomo!

Io penso che alla fine del mondo, la Santa Vergine sarà tranquilla, ma finché il mondo dura, la tirano da ogni parte…

Quando le nostre mani hanno toccato delle erbe aromatiche, esse profumano tutto ciò che toccano! Facciamo passare le nostre preghiere attraverso le mani della Santa Vergine. Lei le profumerà.

Il cuore di questa Santa Madre non è che amore e misericordia; non desidera altro che vederci felici. Basta rivolgersi a Lei per essere esauditi…

La Santissima Vergine sta fra noi e suo Figlio. Più noi siamo peccatori più Ella ha per noi tenerezza e compassione. Il figlio che ha fatto maggiormente piangere sua madre è quello più caro al suo cuore. Una madre non corre sempre verso il più debole, il più vulnerabile? Un medico, in un ospedale, non ha maggiori riguardi per i più malati?

Una preghiera molto gradita a Dio è di chiedere alla Santa Vergine di offrire al Padre il suo divino Figlio, lacero e sanguinante, per la conversione dei peccatori: è la migliore preghiera che si possa fare, perché alla fine, tutte le preghiere si fanno in nome e per merito di Gesù Cristo… Figli miei, ascoltate: ogni volta che ho ottenuto una grazia, l’ho chiesta in questo modo, e non ho mai fallito.

O Vergine Immacolata, che ottenete da Dio tutto ciò che volete…

Ella ama talmente i poveri, che sono gli amici di suo Figlio, che verrà certo in mio aiuto.

Se voi l’invocate quando siete tentati, questa Madre così piena di tenerezza verrà subito in vostro aiuto.

Maria! Non lasciatemi neanche un istante, siate sempre accanto a me. Maria! Cacciate il demonio che tiene sottomessa questa persona, che la tenta o che si sforza di impedirle di fare una buona confessione.

Se il peccatore invoca questa Madre Santa, Ella lo farà in un certo senso entrare dalla finestra.

Che felicità! Ho sempre ritenuto che mancasse questo raggio al fulgore delle verità cattoliche. E’ una lacuna che non poteva restare nella religione (A proposito della proclamazione del dogma dell’Immacolata Concezione).

Ho attinto così spesso alla fonte del cuore della Santissima Vergine che non ci sarebbe più nulla già da molto tempo, se non fosse inestinguibile…

Se l’inferno si potesse redimere, voi Maria gli otterreste la grazia.

Ovunque la Santa Vergine è onorata, lì Lei opera dei miracoli.

Poiché voi amate Maria, questo è un segno di predestinazione.

La Chiesa ha ragione di chiamare il peccato di Adamo una felice colpa. Senza quella colpa non avremmo avuto la Santa Vergine, né Gesù Cristo nel sacramento dell’Altare.

Gettatevi con prontezza tra le braccia della Madre di Dio.

Consacratevi a Maria. Pregatela bene questa Santa Madre, onoratela soprattutto nella sua Immacolata Concezione.

Le tentazioni non hanno nessuna presa su di un cristiano il cui cuore è veramente devoto alla Santissima Vergine Maria.

Ho amato la Madonna ancora prima di conoscerla; è il mio più vecchio affetto.

Abbiate sempre molta fiducia nella Santa Vergine. L’ho invocata tutto il giorno. Ella mi ha molto aiutato oggi; posso seguire mio fratello e non sono affatto stanco.

Se non andassi in cielo, come sarei arrabbiato! Non vedrei mai la Santa Vergine, questa creatura così bella!

Amo molto San Giovanni perché era così puro e ha avuto così cura di Nostro Signore e della Santa Vergine.

Per dare qualcosa alla Santa Vergine, se mi potessi vendere, mi venderei…

(tratti dal volume edito dal Centro Missionario Francescano di Pesaro: Il Curato d’Ars – Pensieri. Per informazioni:http://franoi.forumcommunity.net/?t=36422245

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C’è un modo di parlare che è paragonabile alla morte

Siracide 23
1

Signore, padre e padrone della mia vita,
non abbandonarmi al loro volere,
non lasciarmi cadere a causa loro.

2

Chi fustigherà i miei pensieri
e chi insegnerà la sapienza al mio cuore,
perché non siano risparmiati i miei errori
e i loro peccati non restino impuniti,

3

perché non si moltiplichino i miei errori
e non aumentino di numero i miei peccati,
e io non cada davanti ai miei avversari
e il nemico non gioisca su di me?
Per loro è lontana la speranza della tua misericordia.

4

Signore, padre e Dio della mia vita,
non darmi l’arroganza degli occhi

5

e allontana da me ogni smodato desiderio.

6

Sensualità e libidine non s’impadroniscano di me,
a desideri vergognosi non mi abbandonare.

7

Ascoltate, figli, come disciplinare la bocca,
chi ne tiene conto non sarà colto in flagrante.

8

Il peccatore è vittima delle proprie labbra,
il maldicente e il superbo vi trovano inciampo.

9

Non abituare la bocca al giuramento,
non abituarti a proferire il nome del Santo.

10

Infatti, come un servo interrogato accuratamente
non mancherà di prendere lividure,
così chi giura e pronuncia il Nome di continuo
di certo non sarà esente da peccato.

11

Un uomo dai molti giuramenti accumula iniquità;
il flagello non si allontana dalla sua casa.
Se sbaglia, il suo peccato è su di lui;
se non ne tiene conto, pecca due volte.
Se giura il falso, non sarà giustificato,
e la sua casa si riempirà di sventure.

12

C’è un modo di parlare paragonabile alla morte:
che non si trovi nella discendenza di Giacobbe!
Da tutto questo infatti staranno lontano i pii,
così non si rotoleranno nei peccati.

13

Non abituare la tua bocca a grossolane volgarità,
in esse infatti c’è motivo di peccato.

14

Ricorda tuo padre e tua madre
quando siedi tra i grandi,
perché non lo dimentichi davanti a loro
e per abitudine non dica sciocchezze,
e non giunga a desiderare di non essere nato
e maledica il giorno della tua nascita.

15

Un uomo abituato a discorsi ingiuriosi
non si correggerà in tutta la sua vita.

16

Due tipi di persone moltiplicano i peccati,
e un terzo provoca l’ira:
una passione ardente come fuoco acceso
non si spegnerà finché non sia consumata;
un uomo impudico nel suo corpo
non desisterà finché il fuoco non lo divori;

17

per l’uomo impudico ogni pane è appetitoso,
non si stancherà finché non muoia.

18

L’uomo infedele al proprio letto
dice fra sé: «Chi mi vede?
C’è buio intorno a me e le mura mi nascondono;
nessuno mi vede, perché temere?
Dei miei peccati non si ricorderà l’Altissimo».

19

Egli teme solo gli occhi degli uomini,
non sa che gli occhi del Signore
sono mille volte più luminosi del sole;
essi vedono tutte le vie degli uomini
e penetrano fin nei luoghi più segreti.

20

Tutte le cose, prima che fossero create, gli erano note,
allo stesso modo anche dopo la creazione.

21

Quest’uomo sarà condannato nelle piazze della città,
sarà sorpreso dove meno se l’aspetta.

22

Così anche la donna che tradisce suo marito
e gli porta un erede avuto da un altro.

23

Prima di tutto ha disobbedito alla legge dell’Altissimo,
in secondo luogo ha commesso un torto verso il marito,
in terzo luogo si è macchiata di adulterio
e ha portato in casa figli di un estraneo.

24

Costei sarà trascinata davanti all’assemblea
e si procederà a un’inchiesta sui suoi figli.

25

I suoi figli non metteranno radici,
i suoi rami non porteranno frutto.

26

Lascerà il suo ricordo come una maledizione,
la sua infamia non sarà cancellata.

27

I superstiti sapranno
che nulla è meglio del timore del Signore,
nulla è più dolce dell’osservare i suoi comandamenti.

28

Grande gloria è seguire Dio,
essere a lui graditi è lunga vita.

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Ufficio delle Letture del 22 giugno 2016

XII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO – MERCOLEDÌ
UFFICIO DELLE LETTURE


INVITATORIO

V. Signore, apri le mie labbra
R. e la mia bocca proclami la tua lode.

Antifona
O terra tutta, acclamate al Signore,
servite il Signore nella gioia.

SALMO 94  Invito a lodare Dio
( Il Salmo 94 può essere sostituito dal salmo 99 o 66 o 23 )
Esortandovi a vicenda ogni giorno, finché dura « quest’oggi » (Eb 3,13).

Si enunzia e si ripete l’antifona.

Venite, applaudiamo al Signore, *
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
a lui acclamiamo con canti di gioia
(Ant.).

Poiché grande Dio è il Signore, *
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l’ha fatto, *
le sue mani hanno plasmato la terra (Ant.).

Venite, prostràti adoriamo, *
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
il gregge che egli conduce (Ant.).

Ascoltate oggi la sua voce: †
« Non indurite il cuore, *
come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri: *
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere (Ant.).

Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione †
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
non conoscono le mie vie;

perciò ho giurato nel mio sdegno: *
Non entreranno nel luogo del mio riposo » (Ant.).

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen (Ant.).

Inno

Cristo, sapienza eterna,
donaci di gustare
la tua dolce amicizia.

Angelo del consiglio,
guida e proteggi il popolo
che spera nel tuo nome.

Sii tu la nostra forza,
la roccia che ci salva
dagli assalti del male.

A te la gloria e il regno,
la potenza e l’onore,
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

SALMO 102, 1-7   (I) Inno alla misericordia di Dio
Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, venne a visitarci dall’alto un sole che sorge (cfr. Lc 1, 78).

Benedici il Signore, anima mia, *
quanto è in me benedica il suo santo nome.
Benedici il Signore, anima mia, *
non dimenticare tanti suoi benefici.

Egli perdona tutte le tue colpe, *
guarisce tutte le tue malattie;
salva dalla fossa la tua vita, *
ti corona di grazia e di misericordia;

egli sazia di beni i tuoi giorni *
e tu rinnovi come aquila la tua giovinezza.

Il Signore agisce con giustizia *
e con diritto verso tutti gli oppressi.
Ha rivelato a Mosè le sue vie, *
ai figli d’Israele le sue opere.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Benedici il Signore, anima mia,
non dimenticare tanti suoi benefici.

2^ Antifona
Come il padre ama i suoi figli,
il Signore ha pietà di chi lo teme.

SALMO 102, 8-16  (II) Inno alla misericordia di Dio
Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, venne a visitarci dall’alto un sole che sorge (cfr. Lc 1, 78).

Buono e pietoso è il Signore, *
lento all’ira e grande nell’amore.
Egli non continua a contestare *
e non conserva per sempre il suo sdegno.

Non ci tratta secondo i nostri peccati, *
non ci ripaga secondo le nostre colpe.

Come il cielo è alto sulla terra, *
così è grande la sua misericordia
su quanti lo temono;

come dista l’oriente dall’occidente, *
così allontana da noi le nostre colpe.
Come un padre ha pietà dei suoi figli, *
così il Signore ha pietà di quanti lo temono.

Perché egli sa di che siamo plasmati, *
ricorda che noi siamo polvere.
Come l’erba sono i giorni dell’uomo, *
come il fiore del campo, così egli fiorisce.

Lo investe il vento e più non esiste *
e il suo posto non lo riconosce.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona
Come il padre ama i suoi figli,
il Signore ha pietà di chi lo teme.

3^ Antifona
Benedite il Signore,
voi tutte opere sue.

SALMO 102, 17-22  (III)  Inno alla misericordia di Dio
Grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, venne a visitarci dall’alto un sole che sorge (cfr. Lc 1, 78).


La grazia del Signore è da sempre, *
dura in eterno per quanti lo temono;

la sua giustizia per i figli dei figli, †
per quanti custodiscono la sua alleanza *
e ricordano di osservare i suoi precetti.

Il Signore ha stabilito nel cielo il suo trono *
e il suo regno abbraccia l’universo.

Benedite il Signore, voi tutti suoi angeli, †
potenti esecutori dei suoi comandi, *
pronti alla voce della sua parola.

Benedite il Signore, voi tutte sue schiere, *
suoi ministri, che fate il suo volere.

Benedite il Signore, voi tutte opere sue, †
in ogni luogo del suo dominio. *
Benedici il Signore, anima mia.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona
Benedite il Signore,
voi tutte opere sue.

Versetto
V. Fammi capire i tuoi insegnamenti:
R. mediterò i tuoi prodigi, Signore.

Prima Lettura
Dal primo libro di Samuele 19, 8-10; 20, 1-17

Amicizia tra Davide e Giònata
In quei giorni la guerra si riaccese e Davide uscì a combattere i Filistei e inflisse loro una grande sconfitta, sicché si dettero alla fuga davanti a lui. Ma un sovrumano spirito cattivo si impadronì di Saul. Egli stava in casa e teneva in mano la lancia, mentre Davide suonava la cetra. Saul tentò di colpire Davide con la lancia contro il muro. Ma Davide si scansò da Saul, che infisse la lancia nel muro. Davide fuggì e quella notte fu salvo.
Davide lasciò di nascosto Naiot di Rama, si recò da Giònata e gli disse: «Che ho fatto, che delitto ho commesso, che colpa ho avuto nei riguardi di tuo padre, perché attenti così alla mia vita?». Rispose: «Non sia mai. Non morirai. Vedi, mio padre non fa nulla di grande o di piccolo senza confidarmelo. Perché mi avrebbe nascosto questa cosa? Non è possibile!». Ma Davide giurò ancora: «Tuo padre sa benissimo che ho trovato grazia ai tuoi occhi e dice: Giònata non deve sapere questa cosa, perché si angustierebbe. Ma, per la vita del Signore e per la tua vita, c’è un sol passo tra me e la morte». Giònata disse: «Che cosa desideri che io faccia per te?». Rispose Davide: «Domani è la luna nuova e io dovrei sedere a tavola con il re. Ma tu mi lascerai partire e io resterò nascosto nella campagna fino alla terza sera. Se tuo padre mi cercherà, dirai: Davide mi ha chiesto di lasciarlo andare in fretta a Betlemme sua città perché vi si celebra il sacrificio annuale per tutta la famiglia. Se dirà: Va bene, allora il tuo servo può stare in pace. Se invece andrà in collera, sii certo che è stato deciso il peggio da parte sua. Mostra la tua bontà verso il tuo servo, perché hai voluto legare a te il tuo servo con un patto del Signore: se ho qualche colpa, uccidimi tu; ma per qual motivo dovresti condurmi da tuo padre?». Giònata rispose: «Lungi da te! Se certo io sapessi che da parte di mio padre è stata decisa una cattiva sorte per te, non te lo farei forse sapere?». Davide disse a Giònata: «Chi mi avvertirà se tuo padre ti risponde duramente?». Giònata rispose a Davide: «Vieni, andiamo in campagna».
Uscirono tutti e due nei campi. Allora Giònata disse a Davide: «Per il Signore, Dio d’Israele, domani o il terzo giorno a quest’ora indagherò le intenzioni di mio padre. Se saranno favorevoli a Davide e io non manderò subito a riferirlo al tuo orecchio, tanto faccia il Signore a Giònata e ancora di peggio. Se invece sembrerà bene a mio padre decidere il peggio a tuo riguardo, io te lo confiderò e ti farò partire. Tu andrai tranquillo e il Signore sarà con te come è stato con mio padre. Fin quando sarò in vita, usa verso di me la benevolenza del Signore. Se sarò morto, non ritirare mai la tua benevolenza dalla mia casa; quando il Signore avrà sterminato dalla terra ogni uomo nemico di Davide, non sia eliminato il nome di Giònata dalla casa di Davide: il Signore ne chiederà conto ai nemici di Davide». Giònata volle ancora giurare a Davide, perché gli voleva bene e lo amava come se stesso.

Responsorio    Cfr. Pro 17, 17; 1 Gv 4, 7
R. Un amico vero vuol bene sempre: * nella sventura si dimostra fratello.
V. Chiunque ama, è generato da Dio e conosce Dio;
R. nella sventura si dimostra fratello.

Seconda Lettura
Dal trattato «L’amicizia spirituale» del beato Aelredo, abate (Lib. III; PL 195, 692-693)

La vera, perfetta ed eterna amicizia

Quel nobilissimo fra i giovani, Giònata, non badando al blasone regale, né alla successione del regno, strinse amicizia con Davide e, mettendo sullo stesso piano dell’amore il servo al suo sovrano, preferì a se stesso lui, scacciato dal padre, latitante nel deserto, condannato a morte, destinato ad essere trucidato, a tal punto che, umiliando se stesso ed esaltando l’altro, gli disse: «Tu sarai re ed io sarò secondo dopo di te» (1Sam 23,17).
O specchio grande e sublime di vera amicizia! Mirabile cosa! Il re era furibondo contro il servo e gli eccitava contro, come ad un emulo del regno, tutta la nazione. Accusando i sacerdoti di tradimento, li fa ammazzare per un solo sospetto. S’aggira per boschi, si inoltra in vallate, attraversa montagne e dirupi con bande armate. Tutti promettono di farsi vendicatori dell’indignazione del re. Solo Giònata, che unico avrebbe potuto, a maggior diritto, portargli invidia, ritenne di doversi opporre al re, di favorire l’amico, di dargli consiglio tra tante avversità e, preferendo l’amicizia al regno, dice: «Tu sarai re ed io sarò secondo dopo di te».
Ed osserva come il padre del giovanetto ne eccitasse la gelosia contro l’amico, insistendo con invettive, spaventandolo con le minacce di spogliarlo del regno, ricordandogli che sarebbe stato privato dell’onore.
Avendo infatti quegli pronunziato la sentenza di morte contro Davide, Giònata non abbandonò l’amico. «Perché dovrà morire Davide? Cos’ha commesso, cos’ha fatto? Egli mise a repentaglio la sua vita ed abbatté il Filisteo e tu ne fosti felice. Perché dunque dovrebbe morire?» (1Sam 20,32; 19,3). A queste parole il re, montato in furia, cercò di trafiggere Giònata alla parete con la lancia e, aggiungendo invettive e minacce, gli fece questo oltraggio: Figlio di una donna di malaffare. Io so che tu lo ami per disonore tuo e vergogna della tua madre svergognata (cfr. 1Sam 20,30). Poi vomitò tutto il suo veleno sul volto del giovane, ma non trascurò le parole d’incitamento alla sua ambizione, per fomentarne l’invidia e per suscitarne la gelosia e l’amarezza. Fino a quando vivrà il figlio di Iesse, disse, il tuo regno non avrà sicurezza (cfr. 1Sam 20,31). Chi non sarebbe rimasto scosso a queste parole, chi non si sarebbe acceso di odio? Non avrebbe forse ciò corroso, sminuito e cancellato qualsiasi amore, qualsiasi stima e amicizia? Invece quel giovane affezionatissimo, mantenendo i patti dell’amicizia, forte davanti alle minacce, paziente di fronte alle invettive, spregiando il regno per la fedeltà all’amico, dimentico della gloria, ma memore della stima, disse: «Tu sarai re ed io sarò secondo dopo di te».
Questa è la vera, perfetta, salda ed eterna amicizia, che l’invidia non intacca, il sospetto non sminuisce, l’ambizione non riesce a rompere. Messa alla prova non vacillò, bersagliata non cadde, battuta in breccia da tanti insulti rimase inflessibile, provocata da tante ingiurie restò incrollabile. «Va’, dunque, e fa’ anche tu lo stesso» (Lc 10,37).

Responsorio    Cfr. Sir 6, 14. 17
R. Un amico fedele è una protezione potente. * Chi lo trova, trova un tesoro.
V. Chi teme il Signore, avrà buone amicizie; come uno è, così sarà il suo amico.
R. Chi lo trova, trova un tesoro.

Orazione
Dona al tuo popolo, o Padre, di vivere sempre nella venerazione e nell’amore per il tuo santo nome, poiché tu non privi mai della tua guida coloro che hai stabilito sulla salda roccia del tuo amore. Per il nostro Signore.

R. Amen.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

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Lodi Mattutine del 22 giugno 2016

IV SETTIMANA DEL SALTERIO DEL T. O. – MERCOLEDÌ
LODI MATTUTINE


V. O Dio, vieni a salvarmi.
R. Signore, vieni presto in mio aiuto.

Gloria al Padre e al Figlio
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre
nei secoli dei secoli. Amen. Alleluia.

Inno
Notte, tenebre e nebbia,
fuggite: entra la luce,
viene Cristo Signore.

Il sole di giustizia
trasfigura ed accende
l’universo in attesa.

Con gioia pura ed umile,
fra i canti e le preghiere,
accogliamo il Signore.

Salvatore dei poveri,
la gloria del tuo volto
splenda su un mondo nuovo!

A te sia lode, o Cristo,
al Padre e al Santo Spirito,
oggi e sempre nei secoli. Amen.

1^ Antifona
Il mio cuore è pronto per te,
per te, mio Dio.

SALMO 107  Lode a Dio e invocazione di aiuto
Poiché il Figlio di Dio fu esaltato sopra i cieli, la sua gloria viene predicata su tutta la terra (Anobio).

Saldo è il mio cuore, Dio, †
saldo è il mio cuore: *
voglio cantare inni, anima mia.

Svegliatevi, arpa e cetra, *
voglio svegliare l’aurora.

Ti loderò tra i popoli, Signore, *
a te canterò inni tra le genti,
perché la tua bontà è grande fino ai cieli *
e la tua verità fino alle nubi.

Innàlzati, Dio, sopra i cieli, *
su tutta la terra la tua gloria.
Perché siano liberati i tuoi amici, *
salvaci con la tua destra e ascoltaci.

Dio ha parlato nel suo santuario: †
«Esulterò, voglio dividere Sichem *
e misurare la valle di Succot;

mio è Gàlaad, mio Manasse, †
Efraim è l’elmo del mio capo, *
Giuda il mio scettro.

Moab è il catino per lavarmi, †
sull’Idumea getterò i miei sandali, *
sulla Filistea canterò vittoria».

Chi mi guiderà alla città fortificata, *
chi mi condurrà fino all’Idumea?
Non forse tu, Dio, che ci hai respinti *
e più non esci, Dio, con i nostri eserciti?

Contro il nemico portaci soccorso, *
poiché vana è la salvezza dell’uomo.
Con Dio noi faremo cose grandi *
ed egli annienterà chi ci opprime.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Il mio cuore è pronto per te,
per te, mio Dio.

2^ Antifona
Come in un manto
mi hai avvolto di salvezza e di giustizia.

CANTICO Is 61, 10 – 62, 5   Giubilo del profeta per la nuova Gerusalemme
Vidi la città santa, la nuova Gerusalemme … pronta come una sposa adorna per il suo sposo (Ap 21, 2).

Io gioisco pienamente nel Signore, *
la mia anima esulta nel mio Dio,

perché mi ha rivestito delle vesti di salvezza, *
mi ha avvolto con il manto della giustizia,
come uno sposo che si cinge il diadema *
e come una sposa che si adorna di gioielli.

Poiché come la terra produce la vegetazione †
e come un giardino fa germogliare i semi, *
così il Signore Dio farà germogliare la giustizia
e la lode davanti a tutti i popoli.

Per amore di Sion non mi terrò in silenzio, *
per amore di Gerusalemme non mi darò pace,
finché non sorga come stella la sua giustizia *
e la sua salvezza non risplenda come lampada.

Allora i popoli vedranno la tua giustizia, *
tutti i re la tua gloria;
ti si chiamerà con un nome nuovo *
che la bocca del Signore avrà indicato.

Sarai una magnifica corona nella mano del Signore, *
un diadema regale nella palma del tuo Dio.

Nessuno ti chiamerà più « Abbandonata », *
né la tua terra sarà più detta « Devastata »,
ma tu sarai chiamata « Mio compiacimento » *
e la tua terra, « Sposata »,

perché si compiacerà di te il Signore *
e la tua terra avrà uno sposo.

Sì, come un giovane sposa una vergine, *
così ti sposerà il tuo creatore;
come gioisce lo sposo per la sposa, *
così per te gioirà il tuo Dio.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona
Come in un manto
mi hai avvolto di salvezza e di giustizia.

3^ Antifona
Per tutta la mia vita
loderò il Signore.

SALMO 145   Beato chi spera nel Signore
Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi ricuperano la vista, gli storpi camminano, i lebbrosi sono guariti, i sordi riacquistano l’udito, i morti risuscitano, ai poveri è predicata la buona novella (Mt 11. 5).

Loda il Signore, anima mia: †
loderò il Signore per tutta la mia vita, *
finché vivo canterò inni al mio Dio.

Non confidate nei potenti, *
in un uomo che non può salvare.
Esala lo spirito e ritorna alla terra; *
in quel giorno svaniscono tutti i suoi disegni.

Beato chi ha per aiuto il Dio di Giacobbe, *
chi spera nel Signore suo Dio,
creatore del cielo e della terra, *
del mare e di quanto contiene.

Egli è fedele per sempre, †
rende giustizia agli oppressi, *
dà il pane agli affamati.

Il Signore libera i prigionieri, *
il Signore ridona la vista ai ciechi,
il Signore rialza chi è caduto, *
il Signore ama i giusti,

il Signore protegge lo straniero, †
egli sostiene l’orfano e la vedova, *
ma sconvolge le vie degli empi.

Il Signore regna per sempre, *
il tuo Dio, o Sion, per ogni generazione.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona
Per tutta la mia vita
loderò il Signore.

Lettura Breve   Dt 4, 39-40a
Sappi oggi e conserva bene nel tuo cuore che il Signore è Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n’è altro. Osserva dunque le sue leggi e i suoi comandi che oggi ti do.

Responsorio Breve
R. Benedirò il Signore * in ogni tempo.
Benedirò il Signore in ogni tempo.
V. Sulla mia bocca sempre la sua lode
in ogni tempo.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Benedirò il Signore in ogni tempo.

Antifona al Benedictus
In santità e giustizia
tutti i nostri giorni
serviamo il Signore.

CANTICO DI ZACCARIA   Lc 1, 68-79
Il Messia e il suo Precursore

Benedetto il Signore Dio d’Israele, *
perché ha visitato e redento il suo popolo,

e ha suscitato per noi una salvezza potente *
nella casa di Davide, suo servo,

come aveva promesso *
per bocca dei suoi santi profeti d’un tempo:

salvezza dai nostri nemici, *
e dalle mani di quanti ci odiano.

Così egli ha concesso misericordia ai nostri padri *
e si è ricordato della sua santa alleanza,

del giuramento fatto ad Abramo, nostro padre, *
di concederci, liberati dalle mani dei nemici,

di servirlo senza timore, in santità e giustizia *
al suo cospetto, per tutti i nostri giorni.

E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell’Altissimo *
perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade,

per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza *
nella remissione dei suoi peccati,

grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio, *
per cui verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge,

per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre *
e nell’ombra della morte

e dirigere i nostri passi *
sulla via della pace.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.

Come era nel principio, e ora e sempre *
nei secoli dei secoli. Amen.

Antifona al Benedictus
In santità e giustizia
tutti i nostri giorni
serviamo il Signore.

Invocazioni
Cristo, splendore della gloria del Padre, è presente in mezzo a noi e ci illumina con la sua parola. Invochiamolo con fiducia e amore:
Re dell’eterna gloria, ascolta la nostra preghiera.

Benedetto sii tu che ci hai chiamato dalle tenebre alla luce del tuo regno,
– compi in noi l’opera che hai iniziato e guidaci alla pienezza della fede.

Tu che hai aperto gli occhi ai ciechi e hai dato l’udito ai sordi,
– guarisci la nostra incredulità.

Concedi a noi di rimanere sempre nel tuo amore,
– per non essere divisi gli uni dagli altri.

Donaci fortezza nella tentazione e costanza nella prova,
– e fa’ che ti rendiamo grazie nella prosperità.

Padre nostro.
Padre nostro, che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.

Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male.

Orazione
Ricordati, o Dio, della tua alleanza, rinnovata sulla croce col sangue dell’Agnello, e fa’ che il tuo popolo, libero da ogni colpa, progredisca sempre nella via della salvezza. Per il nostro Signore.

Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna.
R. Amen.

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Il Santo di oggi 22 giugno 2016

Nome: San Paolino di Nola
Titolo: Vescovo
Ricorrenza: 22 giugno
Protettore di:giardinieri, suonatori di campane

Di nobile famiglia romana, che aveva da sempre sfornato alla repubblica e all’impero valenti senatori, si chiamava Meropio Ponzio Anicio Paolino, ed era nato a Bordeaux verso il 353. Favorito dal nome illustre, Paolino percorse senza intoppi la carriera amministrativa fino a diventare governatore della Campania.

Nei suoi numerosi viaggi ebbe la fortuna di incontrare delle personalità più in vista del cristianesimo, come il vescovo di Milano Ambrogio e Agostino di Ippona, fresco di conversione. Fu soprattutto la straordinaria vicenda spirituale di quest’ultimo a fargli imboccare la via del cristianesimo. Nel 390 riceveva il battesimo nella città natale e durante una permanenza in Spagna conobbe un’avvenente e pia giovane,Therasia, che sposò. Ambedue però decisero poi di perseguire un ideale di perfezione evangelica fondato sulla povertà, l’ascetismo e la preghiera, spinti a quella decisione la morte prematura del figlioletto, Celso. Venduto quanto possedevano — ed era moltissimo in beni mobili e immobili —, distribuirono il ricavato fra i poveri della città e diedero il via nella Catalogna a un’interessante esperienza monastica.

Nel 394 Paolino venne ordinato sacerdote dal vescovo di Barcellona, dietro anche le forti pressioni del popolo che da tempo ammirava quella singolare figura di cristiano, onesto e asceta, e sempre disponibile alle esigenze della carità. Molti vescovi lo richiesero tra le file del proprio clero. Paolino, sempre attratto e affascinato dalla vita monastica, rifiutò tutte le offerte per ritirarsi a Noia, dove la famiglia possedeva una chiesetta costruita sulla tomba di un martire. Accanto alla chiesetta egli costruì un santuario e un ospizio per i poveri, riservando per sé il primo piano, dove si ritirò con la moglie e altri amici a condurre una vita di silenzio e di preghiera, di distacco dal mondo. Distacco non totale, perché continuò a mantenere, attraverso una fitta corrispondenza, vivi contatti con i personaggi più illustri del tempo (sant’Agostino, san Girolamo, Rufino, Sulpicio Severo…), intervenendo nelle questioni religiose e civili che appassionavano il cristianesimo di allora. Tra i principali problemi di Paolino, che in gioventù era stato iniziato alla retorica e alla poesia dal poeta Ausonio, ci fu l’atteggiamento da assumere nei confronti della letteratura classica, atteggiamento che in lui era ispirato a moderazione e a buon gusto.

Nella solitudine del cenobio ebbe modo di coltivare la poesia, cantando le bellezze del cristianesimo, le eroiche virtù dei santi, ispirandosi alla tradizione classica, lasciata poi cadere per far posto all’influsso determinante della sacra Scrittura. Anche quel periodo felice ebbe però termine, e fu quando a furor di popolo venne eletto vescovo della città. Accadde nel 409, mentre l’Italia stava per vivere uno dei periodi più bui e tragici della sua storia: l’invasione dei barbari, la caduta dell’impero romano, con il contorno di devastazione e di miseria che per qualche tempo ne seguì. Genserico, il re dei vandali, aveva già strappato in Africa molte e pingui regioni all’impero romano, e da lì stava progettando di invadere l’Italia, e di mettere a ferro e fuoco Roma. L’impresa gli riuscirà nel 455. Paolino non ebbe però il tempo di assistere alla tragica fine di Roma: morì alcuni anni prima, nel 431, in avanzata età (un anno prima era morto anche l’amico Agostino), rimpianto dai nolani per i quali seppe essere un buon padre preoccupato per il loro bene spirituale e materiale.

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Letture Liturgiche del 22 giugno 2016, con commento

LITURGIA DELLA PAROLA

Prima Lettura
   2 Re 22,8-13; 23,1-3
Il re lesse alla presenza del popolo tutte le parole del libro dell’alleanza, trovato nel tempio del Signore e concluse l’alleanza davanti al Signore.

Dal secondo libro dei Re
In quei giorni, il sommo sacerdote Chelkìa disse allo scriba Safan: «Ho trovato nel tempio del Signore il libro della legge». Chelkìa diede il libro a Safan, che lo lesse. Lo scriba Safan quindi andò dal re e lo informò dicendo: «I tuoi servitori hanno versato il denaro trovato nel tempio e l’hanno consegnato in mano agli esecutori dei lavori, sovrintendenti al tempio del Signore». Poi lo scriba Safan annunciò al re: «Il sacerdote Chelkìa mi ha dato un libro». Safan lo lesse davanti al re.
Udite le parole del libro della legge, il re si stracciò le vesti. Il re comandò al sacerdote Chelkìa, ad Achikàm figlio di Safan, ad Acbor, figlio di Michèa, allo scriba Safan e ad Asaià, ministro del re: «Andate, consultate il Signore per me, per il popolo e per tutto Giuda, riguardo alle parole di questo libro ora trovato; grande infatti è la collera del Signore, che si è accesa contro di noi, perché i nostri padri non hanno ascoltato le parole di questo libro, mettendo in pratica quanto è stato scritto per noi». Il re mandò a radunare presso di sé tutti gli anziani di Giuda e di Gerusalemme. Il re salì al tempio del Signore; erano con lui tutti gli uomini di Giuda, tutti gli abitanti di Gerusalemme, i sacerdoti, i profeti e tutto il popolo, dal più piccolo al più grande. Lesse alla loro presenza tutte le parole del libro dell’alleanza, trovato nel tempio del Signore. Il re, in piedi presso la colonna, concluse l’alleanza davanti al Signore, per seguire il Signore e osservare i suoi comandi, le istruzioni e le leggi con tutto il cuore e con tutta l’anima, per attuare le parole dell’alleanza scritte in quel libro. Tutto il popolo aderì all’alleanza.
 

Salmo Responsoriale   Dal Salmo 118 
Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti.

Insegnami, Signore, la via dei tuoi decreti
e la custodirò sino alla fine.
Dammi intelligenza, perché io custodisca la tua legge
e la osservi con tutto il cuore.

Guidami sul sentiero dei tuoi comandi,
perché in essi è la mia felicità.
Piega il mio cuore verso i tuoi insegnamenti
e non verso il guadagno.

Distogli i miei occhi dal guardare cose vane,
fammi vivere nella tua via.
Ecco, desidero i tuoi precetti:
fammi vivere nella tua giustizia.   

Canto al Vangelo   Gv 15,4.5
Alleluia, alleluia.

Rimanete in me e io con voi, dice il Signore;
chi rimane in me porta molto frutto.

Alleluia.

Vangelo   Mt 7, 15-20
Dai loro frutti li riconoscerete.

Dal vangelo secondo Matteo
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci! Dai loro frutti li riconoscerete.
Si raccoglie forse uva dagli spini, o fichi dai rovi? Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. Ogni albero che non dà buon frutto viene tagliato e gettato nel fuoco. Dai loro frutti dunque li riconoscerete».

 

Dio è la verità. Dio, che è la verità, è tutto in Cristo Gesù. Cristo Gesù è la verità piena, perfetta, divina e umana di Dio, nello Spirito Santo, che è lo Spirito della verità. L’uomo è stato creato ad immagine della verità di Dio. Vive se rimane in questa verità, che lui deve accogliere con la volontà e con la sapienza e intelligenza di cui è stato arricchito da Dio deve trasformarla in sua vita. Attinge la verità da Dio, il quale gliela comunica attraverso la sua Parola, che è purissima verità, la trasforma in suo corpo e in suo sangue, in sua storia quotidiana, vive. Se si distacca dalla Parola, muore.

Dio però non comunica la sua Parola direttamente ad ogni uomo, la comunica attraverso i suoi profeti, i suoi messaggeri, persone incaricate da Lui a trasmettere la sua Parola ad ogni sua creatura. Chi vive in Dio, vive di Parola di Dio, comunica la Parola di Dio. Chi non vive in Dio, non vive di Parola di Dio, mai potrà comunicare, trasmettere la Parola di Dio. Costui trasmetterà una sua propria parola, non certamente la Parola di Dio. Per farsi accreditare in modo che alla sua parola si dia vera accoglienza di fede, costui dirà che la sua è Parola di Dio. Lo dice, ma inganna. Lo attesta il fatto che lui non vive di Parola di Dio, la Parola di Dio non conosce.

Gesù sa quanto danno produce una parola non di Dio fatta passare come Parola di Dio. Invita i suoi discepoli a porre ogni attenzione. Essi non devono ascoltare la parola, devono osservare la vita di coloro che si annunziano come veri profeti del Signore. Osservando la vita, noteranno che vi è una perenne contraddizione tra ciò che essi dicono e ciò che fanno. Le loro opere non sono il frutto della vera Parola di Dio, sono invece il frutto della loro carne, delle loro passioni, dei loro peccati.

La parola della vera profezia è sempre attestata, garantita dalla vita ricca di frutti di ogni bontà, mansuetudine, pazienza, carità, magnanimità, umiltà, grande gratuità. La vera profezia è nella più grande libertà dalle cose di questo mondo. Il vero profeta mai guadagnerà un qualcosa dalla sua missione. Gesù vero profeta del Dio vivente è nato nella più grande povertà ed è morto nudo su una croce. Nulla ha ricevuto da questo mondo. Tutto invece Lui ha donato al mondo. Gli ha fatto dono finanche del suo corpo e del suo sangue come vero nutrimento e bevanda di vita eterna.

Gesù dona ai suoi discepoli una regola infallibile. La Parola vera oltre che dono di Dio è anche il frutto della vita vera della persona. La vita vera attesta per la sua parola vera. La vita è vera se intessuta di frutti dello Spirito. Poiché l’albero è buono, sempre produrrà parole buone. Sempre dirà parole che sono dalla verità di Dio, indipendentemente se vengono o non vengono direttamente da Dio, sempre però provengono dalla sua natura vera che non può produrre se non frutti veri. La parola vera è sempre il frutto di una persona vera. L’albero è buono e il frutto è anche buono.

Non si guarda prima l’albero e poi si dice che il frutto è buono. Sempre invece si deve partire dal frutto. Si prende il frutto, se esso è buono l’albero e buono. Se il frutto è cattivo, l’albero è cattivo. Poiché l’albero del falso profeta non produce solo parole, ma ogni altro frutto, osservando i suoi frutti, è facile comprendere che ci si trova dinanzi ad un albero guasto, malato, non buono. La sua parola è anch’essa guasta, malata, non buona. Questa regola di Gesù è infallibile. Perché allora molti si lasciano ingannare, fuorviare, raggirare? Perché Dio vuole che l’uomo metta sempre in atto sapienza e intelligenza. Vuole che sempre l’uomo creda nella sua Parola. Chi non crede nella Parola di Dio, sempre si lascerà ingannare. Anche lui è albero cattivo con frutti cattivi.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci alberi buoni.

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