Pensa agli altri

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,
non dimenticare il cibo delle colombe.
Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,
non dimenticare coloro che chiedono la pace.
Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,
coloro che mungono le nuvole.
Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,
non dimenticare i popoli delle tende.
Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,
coloro che non trovano un posto dove dormire.
Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,
coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.
Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,
e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.

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Veniva nel mondo la Luce Vera,quella che illumina ogni uomo

Giovanni 1

In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.

2

Egli era, in principio, presso Dio:

3

tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.

4

In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;

5

la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.

6

Venne un uomo mandato da Dio:
il suo nome era Giovanni.

7

Egli venne come testimone
per dare testimonianza alla luce,
perché tutti credessero per mezzo di lui.

8

Non era lui la luce,
ma doveva dare testimonianza alla luce.

9

Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.

10

Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.

11

Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.

12

A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,

13

i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.

14

E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.

15

Giovanni gli dà testimonianza e proclama:
«Era di lui che io dissi:
Colui che viene dopo di me
è avanti a me,
perché era prima di me».

16

Dalla sua pienezza
noi tutti abbiamo ricevuto:
grazia su grazia.

17

Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè,
la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo.

18

Dio, nessuno lo ha mai visto:
il Figlio unigenito, che è Dio
ed è nel seno del Padre,
è lui che lo ha rivelato.

19Questa è la testimonianza di Giovanni, quando i Giudei gli inviarono da Gerusalemme sacerdoti e leviti a interrogarlo: «Tu, chi sei?».20Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo». 21Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse. «Sei tu il profeta?». «No», rispose. 22Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?». 23Rispose:

«Io sono voce di uno che grida nel deserto:
Rendete diritta la via del Signore
,

come disse il profeta Isaia».

24Quelli che erano stati inviati venivano dai farisei. 25Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?». 26Giovanni rispose loro: «Io battezzo nell’acqua. In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete, 27colui che viene dopo di me: a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo». 28Questo avvenne in Betània, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando.

29Il giorno dopo, vedendo Gesù venire verso di lui, disse: «Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo! 30Egli è colui del quale ho detto: “Dopo di me viene un uomo che è avanti a me, perché era prima di me”. 31Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare nell’acqua, perché egli fosse manifestato a Israele».

32Giovanni testimoniò dicendo: «Ho contemplato lo Spirito discendere come una colomba dal cielo e rimanere su di lui. 33Io non lo conoscevo, ma proprio colui che mi ha inviato a battezzare nell’acqua mi disse: “Colui sul quale vedrai discendere e rimanere lo Spirito, è lui che battezza nello Spirito Santo”. 34E io ho visto e ho testimoniato che questi è il Figlio di Dio».

35Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’agnello di Dio!». 37E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. 38Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì – che, tradotto, significa Maestro –, dove dimori?». 39Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» – che si traduce Cristo – 42e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» – che significa Pietro.

43Il giorno dopo Gesù volle partire per la Galilea; trovò Filippo e gli disse: «Seguimi!». 44Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 45Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». 46Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 47Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c’è falsità». 48Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l’albero di fichi». 49Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d’Israele!». 50Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l’albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». 51Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell’uomo».

 

Se L’Evangelista Giovanni non avesse scritto, nella divina ed eterna sapienza dello Spirito Santo, il prologo del Quarto Vangelo, ogni altra pagina della Scrittura sarebbe esposta al rischio di interpretazione non secondo pienezza di verità. Anche San Paolo ha bisogno della luce di Giovanni per essere letto e compreso in ogni sua parola.
Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato. In lui, mediante il suo sangue, abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe, secondo la ricchezza della sua grazia. Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi con ogni sapienza e intelligenza, facendoci conoscere il mistero della sua volontà, secondo la benevolenza che in lui si era proposto per il governo della pienezza dei tempi: ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose, quelle nei cieli e quelle sulla terra. In lui siamo stati fatti anche eredi, predestinati – secondo il progetto di colui che tutto opera secondo la sua volontà – a essere lode della sua gloria, noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo. In lui anche voi, dopo avere ascoltato la parola della verità, il Vangelo della vostra salvezza, e avere in esso creduto, avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria. (Ef 1,3-14).
Ciò che è chiaro nella sua mente, non lo è altrettanto nei suoi scritti. Manca in questo inno una chiara espressione dell’esistenza eterna di Cristo Signore e della sua generazione dal Padre. In mano a dei cuori malvagi e senza scrupoli, questo testo potrebbe essere letto con gravi distorsioni della verità storica ed eterna di Gesù. Invece con il Prologo di Giovanni tutto è chiaro. La sua luce illumina ogni parola di Paolo e le dona verità piena ad ogni sua espressione. Solo chi è corrotto nel cuore e nella mente potrà leggere San Paolo in modo errato, ereticale, confusionario, demenziale.
In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio. Egli era, in principio, presso Dio: tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. Venne un uomo mandato da Dio: il suo nome era Giovanni. Egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce, perché tutti credessero per mezzo di lui. Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce. Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Era nel mondo e il mondo è stato fatto per mezzo di lui; eppure il mondo non lo ha riconosciuto. Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati. E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.
Quel Bambino che è nato nella grotta di Betlemme e che i Pastori sono andati ad adorare, confessandolo come il loro Salvatore, è il Verbo Eterno del Padre, il suo Figlio Unigenito, da Lui generato nell’Eternità. È il vero Dio che si è fatto vero uomo. Dal momento dell’Incarnazione è nel seno del Padre e dell’umanità, è vero Dio e vero uomo, perfetto Dio e perfetto uomo. Lui è venuto per ricolmare il mondo intero di grazia e di verità, attraverso però la fede nella sua Persona e nella sua opera, nella sua Parola che è parola di vita eterna per noi.
Solo Gesù è Dio e uomo. Solo Lui è vero Figlio di Dio, consustanziale con il Padre, e vero Figlio dell’uomo, consustanziale con l’umanità. Solo Lui è il Salvatore e il Redentore. Tutti gli altri uomini, da Adamo all’ultimo che verrà sulla nostra terra, anche se si dicono e sono creduti fondatori di religione, devono lasciarsi redimere da Lui.
Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci una fede forte in Gesù.

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I disastri dell’uomo

Rivista Messicana Iglesias, n. 46, 1987

Alla fine l’uomo distrusse la terra. La terra era stata bella. Poi su di essa aleggiò lo spirito dell’uomo e distrusse tutte le cose.

1. E l’uomo disse: “Siano le tenebre”. E sembrò all’uomo che le tenebre fossero buone, e chiamò le tenebre “sicurezza”; e divise se stesso in razze, religioni e classi. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel settimo giorno prima della fine.

2. E l’uomo disse: “Vi sia un governo forte”, per regnare su di noi nelle nostre tenebre… Vi siano eserciti per uccidersi con ordine ed efficienza nelle nostre tenebre; perseguitiamo e distruggiamo, qui e fino ai confini della terra coloro che ci dicono la verità, perché noi amiamo le nostre tenebre. Non ci fu sera e non ci fu mattina nel sesto giorno prima della fine.

3. E l’uomo disse: “Vi siano missili e bombe” per uccidere meglio e più rapidamente. E vi furono forni e camere a gas per rifinire il lavoro. Ed era il quinto giorno prima della fine.

4. E l’uomo disse: “Vi siano droghe” e altre vie d’evasione, perché un lieve e costante fastidio – la realtà – ci disturba, nella nostra comodità. Ed era il quarto giorno prima della fine.

5. E l’uomo disse: “Vi siano divisioni tra le nazioni” perché possiamo sapere chi è il nostro nemico. Ed era il terzo giorno prima della fine.

6. E per ultima cosa l’uomo disse: “Facciamo Dio a nostra immagine, secondo la nostra somiglianza”, e non ci sia un altro Dio a competere con noi. Diciamo che Dio pensa come noi, pensiamo che odia come noi odiamo e che uccide come noi uccidiamo. Ed era il secondo giorno prima della fine.

7. Nell’ultimo giorno vi fu un grande fragore sulla faccia della terra; il fuoco purgò il bel pianeta, e fu silenzio. E il Signore Iddio vide tutto quello che l’uomo aveva fatto, e nel silenzio che avvolgeva quei resti fumanti, Dio pianse.

Non temere,soltanto abbi Fede!

81In seguito egli se ne andava per città e villaggi, predicando e annunciando la buona notizia del regno di Dio. C’erano con lui i Dodici 2e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità: Maria, chiamata Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni; 3Giovanna, moglie di Cuza, amministratore di Erode; Susanna e molte altre, che li servivano con i loro beni.

4Poiché una grande folla si radunava e accorreva a lui gente da ogni città, Gesù disse con una parabola: 5«Il seminatore uscì a seminare il suo seme. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada e fu calpestata, e gli uccelli del cielo la mangiarono. 6Un’altra parte cadde sulla pietra e, appena germogliata, seccò per mancanza di umidità. 7Un’altra parte cadde in mezzo ai rovi e i rovi, cresciuti insieme con essa, la soffocarono. 8Un’altra parte cadde sul terreno buono, germogliò e fruttò cento volte tanto». Detto questo, esclamò: «Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!».

9I suoi discepoli lo interrogavano sul significato della parabola. 10Ed egli disse: «A voi è dato conoscere i misteri del regno di Dio, ma agli altri solo con parabole, affinché

vedendo non vedano
e ascoltando non comprendano.

11Il significato della parabola è questo: il seme è la parola di Dio. 12I semi caduti lungo la strada sono coloro che l’hanno ascoltata, ma poi viene il diavolo e porta via la Parola dal loro cuore, perché non avvenga che, credendo, siano salvati. 13Quelli sulla pietra sono coloro che, quando ascoltano, ricevono la Parola con gioia, ma non hanno radici; credono per un certo tempo, ma nel tempo della prova vengono meno. 14Quello caduto in mezzo ai rovi sono coloro che, dopo aver ascoltato, strada facendo si lasciano soffocare da preoccupazioni, ricchezze e piaceri della vita e non giungono a maturazione. 15Quello sul terreno buono sono coloro che, dopo aver ascoltato la Parola con cuore integro e buono, la custodiscono e producono frutto con perseveranza.

16Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la mette sotto un letto, ma la pone su un candelabro, perché chi entra veda la luce. 17Non c’è nulla di segreto che non sia manifestato, nulla di nascosto che non sia conosciuto e venga in piena luce. 18Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha, sarà dato, ma a chi non ha, sarà tolto anche ciò che crede di avere».

19E andarono da lui la madre e i suoi fratelli, ma non potevano avvicinarlo a causa della folla. 20Gli fecero sapere: «Tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e desiderano vederti». 21Ma egli rispose loro: «Mia madre e miei fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica».

22E avvenne che, uno di quei giorni, Gesù salì su una barca con i suoi discepoli e disse loro: «Passiamo all’altra riva del lago». E presero il largo. 23Ora, mentre navigavano, egli si addormentò. Una tempesta di vento si abbatté sul lago, imbarcavano acqua ed erano in pericolo. 24Si accostarono a lui e lo svegliarono dicendo: «Maestro, maestro, siamo perduti!». Ed egli, destatosi, minacciò il vento e le acque in tempesta: si calmarono e ci fu bonaccia. 25Allora disse loro: «Dov’è la vostra fede?». Essi, impauriti e stupiti, dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che comanda anche ai venti e all’acqua, e gli obbediscono?».

26Approdarono nel paese dei Gerasèni, che sta di fronte alla Galilea. 27Era appena sceso a terra, quando dalla città gli venne incontro un uomo posseduto dai demòni. Da molto tempo non portava vestiti, né abitava in casa, ma in mezzo alle tombe. 28Quando vide Gesù, gli si gettò ai piedi urlando, e disse a gran voce: «Che vuoi da me, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Ti prego, non tormentarmi!». 29Gesù aveva ordinato allo spirito impuro di uscire da quell’uomo. Molte volte infatti si era impossessato di lui; allora lo tenevano chiuso, legato con catene e con i ceppi ai piedi, ma egli spezzava i legami e veniva spinto dal demonio in luoghi deserti. 30Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?». Rispose: «Legione», perché molti demòni erano entrati in lui. 31E lo scongiuravano che non ordinasse loro di andarsene nell’abisso. 32Vi era là una grande mandria di porci, al pascolo sul monte. I demòni lo scongiurarono che concedesse loro di entrare nei porci. Glielo permise. 33I demòni, usciti dall’uomo, entrarono nei porci e la mandria si precipitò, giù dalla rupe, nel lago e annegò.

34Quando videro ciò che era accaduto, i mandriani fuggirono e portarono la notizia nella città e nelle campagne. 35La gente uscì per vedere l’accaduto e, quando arrivarono da Gesù, trovarono l’uomo dal quale erano usciti i demòni, vestito e sano di mente, che sedeva ai piedi di Gesù, ed ebbero paura. 36Quelli che avevano visto riferirono come l’indemoniato era stato salvato. 37Allora tutta la popolazione del territorio dei Gerasèni gli chiese che si allontanasse da loro, perché avevano molta paura. Egli, salito su una barca, tornò indietro. 38L’uomo dal quale erano usciti i demòni gli chiese di restare con lui, ma egli lo congedò dicendo: 39«Torna a casa tua e racconta quello che Dio ha fatto per te». E quello se ne andò, proclamando per tutta la città quello che Gesù aveva fatto per lui.

40Al suo ritorno, Gesù fu accolto dalla folla, perché tutti erano in attesa di lui. 41Ed ecco, venne un uomo di nome Giàiro, che era capo della sinagoga: si gettò ai piedi di Gesù e lo pregava di recarsi a casa sua, 42perché l’unica figlia che aveva, di circa dodici anni, stava per morire.

Mentre Gesù vi si recava, le folle gli si accalcavano attorno. 43E una donna, che aveva perdite di sangue da dodici anni, la quale, pur avendo speso tutti i suoi beni per i medici, non aveva potuto essere guarita da nessuno, 44gli si avvicinò da dietro, gli toccò il lembo del mantello e immediatamente l’emorragia si arrestò. 45Gesù disse: «Chi mi ha toccato?». Tutti negavano. Pietro allora disse: «Maestro, la folla ti stringe da ogni parte e ti schiaccia». 46Ma Gesù disse: «Qualcuno mi ha toccato. Ho sentito che una forza è uscita da me».47Allora la donna, vedendo che non poteva rimanere nascosta, tremante, venne e si gettò ai suoi piedi e dichiarò davanti a tutto il popolo per quale motivo l’aveva toccato e come era stata guarita all’istante. 48Egli le disse: «Figlia, la tua fede ti ha salvata. Va’ in pace!».

49Stava ancora parlando, quando arrivò uno dalla casa del capo della sinagoga e disse: «Tua figlia è morta, non disturbare più il maestro». 50Ma Gesù, avendo udito, rispose: «Non temere, soltanto abbi fede e sarà salvata». 51Giunto alla casa, non permise a nessuno di entrare con lui, fuorché a Pietro, Giovanni e Giacomo e al padre e alla madre della fanciulla. 52Tutti piangevano e facevano il lamento su di lei. Gesù disse: «Non piangete. Non è morta, ma dorme». 53Essi lo deridevano, sapendo bene che era morta; 54ma egli le prese la mano e disse ad alta voce: «Fanciulla, àlzati!». 55La vita ritornò in lei e si alzò all’istante. Egli ordinò di darle da mangiare.56I genitori ne furono sbalorditi, ma egli ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò che era accaduto.

La libertà di Gesù è grande. La sua non è però libertà da tutto e da tutti per essere solo di se stesso. È invece libertà da tutto l’universo creato, animato e inanimato, per essere tutto e interamente dell’universo animato e inanimato, ma solo per compiere in esso la volontà del Padre suo. Gesù è come Dio all’inizio della creazione. Dio governa ogni cosa, è libero da ogni cosa, ma per dare vita buona ad ogni cosa. Così è Gesù. È libero da ogni cosa, ogni persona, fare dare vita buona ad ogni cosa, ad ogni persona. Questa sua libertà Lui l’ha manifestata a tutti coloro che vogliono seguirlo. Chi vuole seguirlo deve vivere questa sua stessa libertà.

Mentre camminavano per la strada, un tale gli disse: «Ti seguirò dovunque tu vada». E Gesù gli rispose: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». A un altro disse: «Seguimi». E costui rispose: «Signore, permettimi di andare prima a seppellire mio padre». Gli replicò: «Lascia che i morti seppelliscano i loro morti; tu invece va’ e annuncia il regno di Dio». Un altro disse: «Ti seguirò, Signore; prima però lascia che io mi congedi da quelli di casa mia». Ma Gesù gli rispose: «Nessuno che mette mano all’aratro e poi si volge indietro è adatto per il regno di Dio» (Lc 9,57-62).

Anche il discepolo di Gesù, se vuole dare vita buona, alle cose e alle persone, deve essere come Gesù: libero da tutti e da tutto. Prima di scegliere di seguire Gesù, tutti sono chiamati ad interrogarsi se sono capaci di costruire questa libertà per tutti i giorni della loro vita. Se non ne sono capaci, Gesù consiglia alla non sequela. La sequela esige questa libertà, perché essa deve produrre veri frutti di vita eterna. Gesù mai ha nascosta questa esigenza di libertà all’uomo. Sempre gliel’ha predicata.

Una folla numerosa andava con lui. Egli si voltò e disse loro: «Se uno viene a me e non mi ama più di quanto ami suo padre, la madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo. Colui che non porta la propria croce e non viene dietro a me, non può essere mio discepolo. Chi di voi, volendo costruire una torre, non siede prima a calcolare la spesa e a vedere se ha i mezzi per portarla a termine? Per evitare che, se getta le fondamenta e non è in grado di finire il lavoro, tutti coloro che vedono comincino a deriderlo, dicendo: “Costui ha iniziato a costruire, ma non è stato capace di finire il lavoro”. Oppure quale re, partendo in guerra contro un altro re, non siede prima a esaminare se può affrontare con diecimila uomini chi gli viene incontro con ventimila? Se no, mentre l’altro è ancora lontano, gli manda dei messaggeri per chiedere pace. Così chiunque di voi non rinuncia a tutti i suoi averi, non può essere mio discepolo (Lc 14,25-33).

Anche dalla Madre sua e dai suoi parenti Gesù vive questa sublime libertà. Lui è solo e tutto da Dio. È della Madre e dei parenti, ma in Dio. È della creazione intera, ma in Dio e da Dio. È dell’uomo, di ogni uomo, ma sempre secondo la volontà di Dio. Il Vangelo ci rivela che già a dodici anni Gesù ricorda alla Madre questa sua esigenza di essere solo dal Padre. Nel Padre e dal Padre, per il Padre è di ogni altra cosa e persona.

Verso Gesù non deve esserci alcun desiderio umano. Deve esserci invece desiderio secondo Dio, avvolto di divina verità, secondo la volontà del Padre celeste. Anche la Madre deve lasciare libero Cristo Signore di essere solo e sempre del Padre. Lo esige il mistero della salvezza. Lo richiede la missione di redenzione che Lui è venuto a portare a compimento. Cosa è infatti la missione di salvezza se non il riportare ogni uomo nella più pura e santa volontà di Dio? Come fa un uomo ad essere operatore di salvezza e di redenzione se è dalla sua volontà, dalla sua parola, dal suo cuore, dai suoi desideri e sentimenti? A volte anche un solo minuto sottratto alla volontà di Dio può ostacolare, impedire, ritardare la salvezza di un cuore.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, fateci liberi per il Regno di Dio.

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Il Paradiso e l’Inferno

Un sant’uomo ebbe un giorno a conversare con Dio e gli chiese: “Signore, mi piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno”.

Dio condusse il sant’uomo verso due porte. Aprì una delle due e gli permise di guardare all’interno.

Al centro della stanza, c’era una grandissima tavola rotonda. Sulla tavola, si trovava un grandissimo recipiente contenente cibo dal profumo delizioso. Il sant’uomo sentì l’acquolina in bocca. Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato. Avevano tutti l’aria affamata. Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, legati alle loro braccia. Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma poiché il manico del cucchiaio era più lungo del braccio, non potevano portare il cibo alla bocca. Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro sofferenze. Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.

Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta. Dio l’aprì. La scena che l’uomo vide era identica alla precedente. C’era la grande tavola rotonda, il recipiente colmo di cibo delizioso, che gli fece ancora venire l’acquolina in bocca, e le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi manici.

Questa volta, però, le persone erano ben nutrite e felici e conversavano tra di loro sorridendo.

Il sant’uomo disse a Dio: “Non capisco!”. “E’ semplice”, rispose Dio, “dipende da un’abilità: essi hanno appreso a nutrirsi reciprocamente tra loro, mentre gli altri non pensano che a loro stessi”.

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Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene

Isaia 5

Voglio cantare per il mio diletto
il mio cantico d’amore per la sua vigna.
Il mio diletto possedeva una vigna
sopra un fertile colle.

2

Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi
e vi aveva piantato viti pregiate;
in mezzo vi aveva costruito una torre
e scavato anche un tino.
Egli aspettò che producesse uva;
essa produsse, invece, acini acerbi.

3

E ora, abitanti di Gerusalemme
e uomini di Giuda,
siate voi giudici fra me e la mia vigna.

4

Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna
che io non abbia fatto?
Perché, mentre attendevo che producesse uva,
essa ha prodotto acini acerbi?

5

Ora voglio farvi conoscere
ciò che sto per fare alla mia vigna:
toglierò la sua siepe
e si trasformerà in pascolo;
demolirò il suo muro di cinta
e verrà calpestata.

6

La renderò un deserto,
non sarà potata né vangata
e vi cresceranno rovi e pruni;
alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.

7

Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti
è la casa d’Israele;
gli abitanti di Giuda
sono la sua piantagione preferita.
Egli si aspettava giustizia
ed ecco spargimento di sangue,
attendeva rettitudine
ed ecco grida di oppressi.

8

Guai a voi, che aggiungete casa a casa
e unite campo a campo,
finché non vi sia più spazio,
e così restate soli ad abitare nella terra.

9

Ha giurato ai miei orecchi il Signore degli eserciti:
«Certo, molti palazzi
diventeranno una desolazione,
grandi e belli
saranno senza abitanti».

10

Poiché dieci iugeri di vigna
produrranno solo un bat
e un homer di seme
produrrà un’efa.

11

Guai a coloro che si alzano presto al mattino
e vanno in cerca di bevande inebrianti
e si attardano alla sera.
Il vino li infiamma.

12

Ci sono cetre e arpe,
tamburelli e flauti
e vino per i loro banchetti;
ma non badano all’azione del Signore,
non vedono l’opera delle sue mani.

13

Perciò il mio popolo sarà deportato
senza che neppure lo sospetti.
I suoi grandi periranno di fame,
il suo popolo sarà arso dalla sete.

14

Pertanto gli inferi dilatano le loro fauci,
spalancano senza misura la loro bocca.
Vi precipitano dentro la nobiltà e il popolo,
il tripudio e la gioia della città.

15

L’uomo sarà piegato,
il mortale sarà abbassato,
gli occhi dei superbi si abbasseranno.

16

Sarà esaltato il Signore degli eserciti nel giudizio
e il Dio santo si mostrerà santo nella giustizia.

17

Allora vi pascoleranno gli agnelli come nei loro prati,
sulle rovine brucheranno i grassi capretti.

18

Guai a coloro che si tirano addosso il castigo con corde da tori
e il peccato con funi da carro,

19

che dicono: «Faccia presto,
acceleri pure l’opera sua,
perché la vediamo;
si facciano più vicini e si compiano
i progetti del Santo d’Israele,
perché li conosciamo».

20

Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene,
che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre,
che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro.

21

Guai a coloro che si credono sapienti
e si reputano intelligenti.

22

Guai a coloro che sono gagliardi nel bere vino,
valorosi nel mescere bevande inebrianti,

23

a coloro che assolvono per regali un colpevole
e privano del suo diritto l’innocente.

24

Perciò, come una lingua di fuoco divora la stoppia
e una fiamma consuma la paglia,
così le loro radici diventeranno un marciume
e la loro fioritura volerà via come polvere,
perché hanno rigettato la legge del Signore degli eserciti,
hanno disprezzato la parola del Santo d’Israele.

25

Per questo è divampato
lo sdegno del Signore contro il suo popolo,
su di esso ha steso la sua mano per colpire;
hanno tremato i monti,
i loro cadaveri erano come immondizia
in mezzo alle strade.
Con tutto ciò non si calma la sua ira
e la sua mano resta ancora tesa.

26

Egli alzerà un segnale a una nazione lontana
e le farà un fischio all’estremità della terra;
ed ecco, essa verrà veloce e leggera.

27

Nessuno fra loro è stanco o inciampa,
nessuno sonnecchia o dorme,
non si scioglie la cintura dei suoi fianchi
e non si slaccia il legaccio dei suoi sandali.

28

Le sue frecce sono acuminate,
e ben tesi tutti i suoi archi;
gli zoccoli dei suoi cavalli sono come pietre
e le ruote dei suoi carri come un turbine.

29

Il suo ruggito è come quello di una leonessa,
ruggisce come un leoncello;
freme e afferra la preda,
la pone al sicuro, nessuno gliela strappa.

30

Fremerà su di lui in quel giorno
come freme il mare;
si guarderà la terra: ecco, saranno tenebre, angoscia,
e la luce sarà oscurata dalla caligine.

L’immagine della vigna è un prezioso impegno, una gloria per il contadino d’Israele e il suo capolavoro poiché richiede cura e attenzione, competenza e sollecitudine, fatica e operosità. Il risultato non è immediato, ma alimenta la sorpresa che rimanda a fine stagione, quando finalmente l’uva è stata torchiata e il vino è raccolto. Se tutto è andato bene, se la stagione ha mantenuto i suoi ritmi, se il lavoro si è svolto con intelligenza e con pazienza, se si è vigilato contro le bestie selvatiche e contro i ladri, con l’aiuto di Dio, finalmente, il risultato buono c’è stato.
Siamo come di fronte ad un processo. Inizia il profeta, amico di Dio, che si presenta come amico dello sposo. Lo sposo è Dio, tradito dalla sposa, il popolo che viene presentato come una vigna di cui Dio stesso si prende cura. E’ il suo capolavoro ed il suo orgoglio. Perciò Israele, particolarmente custodita nella pace, deve diventare modello del progetto di Dio nel mondo: “Alla fine dei tempi nessuna nazione alzerà la spada contro un’altra nazione… Siederanno tranquilli sotto la vite, sotto il fico e più nessuno li spaventerà.” (Michea 4,1-4). La vigna è simbolo di pace, di unità familiare, di festa. L’amata del Cantico dei Cantici sogna di correre tra i filari, la mano nella mano con il suo diletto: “Andremo nelle vigne; vedremo se germoglia la vite, se le gemme si schiudono, se fioriscono i melograni, là ti darò il mio amore” (7,13). La sposa dell’uomo benedetto da Dio è come una “vite feconda” nell’intimità della sua casa (Ps 128,3).
Un verbo importante che viene richiamato nel lavoro della vigna è il verbo “fare”: è il lavoro di Dio per Israele. L’altro verbo drammatico è: “aspettare”, che identifica la libertà del suo popolo e la trepidazione di Dio per una risposta di amore. Il testo è insieme carico di significati e drammatico poiché rispecchia, sotto i simboli e le immagini, il dramma della infedeltà e la tragedia della violenza e della guerra. Il messaggio, che ci viene dato anche oggi, è che “li ho strappati dalla schiavitù, io li ho resi liberi, e voi non avete maturato il significato della pace, il rispetto per ogni persona, la fedeltà alla mia parola che è attenzione a ciascuno”.
E se nella prima parte il profeta, l’amico di Dio, canta l’amore di Dio per il suo popolo e quindi per tutti noi che lo conosciamo in Gesù; nella seconda parte Dio stesso (il padrone della vigna) interviene, in prima persona, e denuncia la “lite”. La vigna viene cancellata totalmente, diventerà deserto, spontaneamente cresceranno rovi e pruni (vedi il testo della Genesi: 3,18: “spontaneamente dal terreno non nasceranno che cardi a motivo della infedeltà). Poi viene superata la parabola e si entra nel merito dell’accusa, espressa con chiarezza: “Egli aspettava diritto (mishpat) ed ecco delitto (mishpach), attendeva giustizia {tsedaqa) ed ecco lamento (séaqa)“. Il gioco di parole, in ebraico, suggerisce quanto sia facile equivocare e passare dal rispetto alla prevaricazione, dalla giustizia allo sfruttamento che provoca pianti e angosce.
Nella storia i popoli della terra hanno creduto di poter raggiungere grandezza, benessere e potenza attraverso l’oppressione, l’ingiustizia, la guerra. E purtroppo lo si può dire anche dei popoli che hanno accettato la fede in Gesù. Verificando la nostra storia, noi cristiani non ci siamo certo comportati meglio degli altri. Nell’esperienza del secolo scorso, in particolare, i grandi drammi ci hanno obbligato a percorrere strade più coerenti con la parola di Gesù, ma non ancora sufficientemente maturate a livello di popolo.
Papa Francesco ci ricorda che la fede non è compatibile con la violenza. E proprio nel secolo scorso, dopo infinite tragedie, è stato fortunatamente stabilito, pur nei drammi e nelle difficoltà, il significato della “non violenza” e il coraggio di perseguire strade di pace. Non dimentichiamo che il grande campione della “non violenza” declinata addirittura a livello politico è stato un indù: Gandhi che pur conosceva e ammirava Gesù.
“Vitigni pregiati” (v 2) fanno probabilmente riferimento a paesi esteri da cui sono stati importati (qui potrebbe essere l’Egitto). Costruire una torre piuttosto che solo una capanna come spesso si usava per passare la notte come rifugio e per fare la guardia, per tenere lontano i ladri, è il richiamo alla dinastia di Davide, a cui Dio ha fatto le sue promesse.

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Il cristiano ha un cuore grande che accoglie tutti!

Il cuore del cristiano è magnanimo perché è figlio di un Padre dall’animo grande e apre le braccia per accogliere tutti con generosità: è quanto ha detto il Papa nella Messa del mattino a Casa Santa Marta, nel giorno in cui la Chiesa celebra la memoria di San Tommaso d’Aquino. Presenti alcuni sacerdoti che hanno festeggiato col Papa i 50 anni della loro ordinazione.

“Il mistero di Dio è luce” – afferma Papa Francesco – che commenta il l Vangelo del giorno in cui Gesù dice che la luce non viene “per essere messa sotto il moggio o sotto il letto, ma per essere messa sul candelabro, per illuminare”:
“E questo è uno dei tratti del cristiano, che ha ricevuto la luce nel Battesimo e deve darla. Cioè, il cristiano è un testimone. Testimonianza. Una delle peculiarità degli atteggiamenti cristiani. Un cristiano che porta questa luce, deve farla vedere perché lui è un testimone. Quando un cristiano preferisce non far vedere la luce di Dio ma preferisce le proprie tenebre, esse gli entrano nel suo cuore perché ha paura della luce e gli idoli, che sono tenebre, gli piacciono di più, allora gli manca: gli manca qualcosa e non è un vero cristiano. La testimonianza: un cristiano è un testimone. Di Gesù Cristo, Luce di Dio. E deve mettere quella luce sul candelabro della sua vita”.

Nel Vangelo Gesù dice: “Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più”. “Un altro tratto del cristiano – commenta il Papa – è la magnanimità, perché è figlio di un padre magnanimo, dall’animo grande”:
“Il cuore cristiano è magnanimo. E’ aperto, sempre. Non è un cuore che si chiude nel proprio egoismo. O almeno conta: fino a qui, fino a qua. Quando tu entri in questa luce di Gesù, quando tu entri nell’amicizia di Gesù, quando ti lasci guidare dallo Spirito Santo, il cuore diventa aperto, magnanimo … Il cristiano, a quel punto, non guadagna: perde. Ma perde per guadagnare un’altra cosa, e con questa – tra virgolette – ‘sconfitta’ di interessi, guadagna Gesù, guadagna diventando testimone di Gesù”.

Papa Francesco si rivolge quindi a quanti, tra i presenti, hanno compiuto i 50 anni di sacerdozio:
“Per me è una gioia celebrare oggi fra voi, che fate il 50.mo del vostro sacerdozio: 50 anni sulla strada della luce e della testimonianza, 50 anni cercando di essere migliori, cercando di portare la luce sul candelabro: delle volte cade, ma andiamo un’altra volta, sempre con quella volontà di dare luce, generosamente, cioè con il cuore magnanimo. Soltanto Dio e la vostra memoria sanno quanta gente avete ricevuto con magnanimità, con bontà di padri, di fratelli … A quanta gente che aveva il cuore un po’ oscuro avete dato luce, la luce di Gesù. Grazie. Grazie per quello che avete fatto nella Chiesa, per la Chiesa e per Gesù”.
“Che il Signore vi dia la gioia, questa gioia grande – ha concluso il Papa – di avere seminato bene, di avere illuminato bene e di avere aperto le braccia per ricevere tutti con magnanimità”.

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Maestro,guarda che pietre e che costruzioni…

Matteo 24

 

241Mentre Gesù, uscito dal tempio, se ne andava, gli si avvicinarono i suoi discepoli per fargli osservare le costruzioni del tempio.2Egli disse loro: «Non vedete tutte queste cose? In verità io vi dico: non sarà lasciata qui pietra su pietra che non sarà distrutta».

3Al monte degli Ulivi poi, sedutosi, i discepoli gli si avvicinarono e, in disparte, gli dissero: «Di’ a noi quando accadranno queste cose e quale sarà il segno della tua venuta e della fine del mondo».

4Gesù rispose loro: «Badate che nessuno vi inganni! 5Molti infatti verranno nel mio nome, dicendo: “Io sono il Cristo”, e trarranno molti in inganno. 6E sentirete di guerre e di rumori di guerre. Guardate di non allarmarvi, perché deve avvenire, ma non è ancora la fine. 7Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno; vi saranno carestie e terremoti in vari luoghi: 8ma tutto questo è solo l’inizio dei dolori.

9Allora vi abbandoneranno alla tribolazione e vi uccideranno, e sarete odiati da tutti i popoli a causa del mio nome. 10Molti ne resteranno scandalizzati, e si tradiranno e odieranno a vicenda. 11Sorgeranno molti falsi profeti e inganneranno molti; 12per il dilagare dell’iniquità, si raffredderà l’amore di molti. 13Ma chi avrà perseverato fino alla fine sarà salvato. 14Questo vangelo del Regno sarà annunciato in tutto il mondo, perché ne sia data testimonianza a tutti i popoli; e allora verrà la fine.

15Quando dunque vedrete presente nel luogo santo l’abominio della devastazione, di cui parlò il profeta Daniele – chi legge, comprenda –, 16allora quelli che sono in Giudea fuggano sui monti, 17chi si trova sulla terrazza non scenda a prendere le cose di casa sua, 18e chi si trova nel campo non torni indietro a prendere il suo mantello. 19In quei giorni guai alle donne incinte e a quelle che allattano!

20Pregate che la vostra fuga non accada d’inverno o di sabato. 21Poiché vi sarà allora una tribolazione grande, quale non vi è mai stata dall’inizio del mondo fino ad ora, né mai più vi sarà. 22E se quei giorni non fossero abbreviati, nessuno si salverebbe; ma, grazie agli eletti, quei giorni saranno abbreviati.

23Allora, se qualcuno vi dirà: “Ecco, il Cristo è qui”, oppure: “È là”, non credeteci; 24perché sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e miracoli, così da ingannare, se possibile, anche gli eletti. 25Ecco, io ve l’ho predetto.

26Se dunque vi diranno: “Ecco, è nel deserto”, non andateci; “Ecco, è in casa”, non credeteci. 27Infatti, come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 28Dovunque sia il cadavere, lì si raduneranno gli avvoltoi.

29Subito dopo la tribolazione di quei giorni,

il sole si oscurerà,
la luna non darà più la sua luce,
le stelle cadranno
dal cielo
e le potenze dei cieli saranno sconvolte.

30Allora comparirà in cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria. 31Egli manderà i suoi angeli, con una grande tromba, ed essi raduneranno i suoi eletti dai quattro venti, da un estremo all’altro dei cieli.

32Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l’estate è vicina.33Così anche voi: quando vedrete tutte queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte. 34In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga. 35Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.

36Quanto a quel giorno e a quell’ora, nessuno lo sa, né gli angeli del cielo né il Figlio, ma solo il Padre.

37Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. 38Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, 39e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. 40Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. 41Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

42Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. 43Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. 44Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo.

45Chi è dunque il servo fidato e prudente, che il padrone ha messo a capo dei suoi domestici per dare loro il cibo a tempo debito?46Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così! 47Davvero io vi dico: lo metterà a capo di tutti i suoi beni. 48Ma se quel servo malvagio dicesse in cuor suo: “Il mio padrone tarda”, 49e cominciasse a percuotere i suoi compagni e a mangiare e a bere con gli ubriaconi, 50il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l’aspetta e a un’ora che non sa, 51lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti: là sarà pianto e stridore di denti.

 

Il brano che oggi la liturgia pone alla nostra meditazione possiamo classificarlo inutile. Riflettere su di esso è vera perdita tempo. Nessuno si scandalizzi. Nessuno si stracci le vesti. Nessuno si cosparga il capo di cenere in segno di lutto per aver dichiarato inutile una pagina di Vangelo, o meglio una Parola di Gesù Signore. Noi lo sappiamo. Tutte le sue parole sono verità, giustizia, santità. Tutto il Vangelo è vita eterna per noi. In ogni sua frase è tracciato il cammino della nostra obbedienza.

Allora perché lo si può classificare come inutile, vano? Perché oggi serpeggia nella Chiesa la più triste delle eresie, la più nera, la più diabolica, la più infernale. Oggi da buona parte del mondo dell’intelligenza teologica si insegna e si predica che tutti siamo salvi, indipendentemente dalla conversione, dal nostro ritorno a Dio, dalla vita moralmente sana, conforme alla verità rivelata che si vive. Uno può vivere da disonesto, ladro, adultero, avaro, empio, idolatra e alla fine avrà ugualmente in eredità la vita eterna. Per queste menti elevate e meno elevate nella scienza teologica, il paradiso è un dono del Signore. Esso non è più ritenuto un dono e un frutto.

Non essendo più neanche un frutto della risposta di fede alla Parola del Signore, non solo questa pagina viene a perdere il suo valore di rivelazione e di verità, ma tutto il Vangelo è privato dell’obbedienza ad esso dovuta. A volte un solo principio errato che si introduce nella nostra fede, turba, guasta, manda in malora tutta la rivelazione. La nostra fede è un apparato di altissima logica soprannaturale. È un sistema divino in cui ogni verità diviene forza e principio di ogni altra verità. Se una sola verità viene eliminata, tutto il sistema crolla, viene vanificato, si fa illogico, incomprensibile. Una sola Parola di Cristo Gesù è luce per tutte le altre parole della Scrittura, del Vangelo. Abrogata questa Parola, le altre divengono insignificanti. Non hanno alcun senso.

Perché dobbiamo vigilare, stare attenti, prestare ogni cura alla nostra elevazione morale e spirituale? Perché dobbiamo osservare tutta la Parola, tutto il Vangelo? Perché dobbiamo mettere ogni impegno a camminare nella verità che Cristo Gesù ci ha rivelato? Perché al momento stesso della nostra morte viene il giudizio. Compariremo dinanzi al cospetto di Dio per essere valutati in base alle nostre opere di bene e di male. Se saremo stati trovati fedeli, andremo con Lui in Paradiso. Se invece il Signore ci troverà mancanti, per noi il posto sarà nell’inferno, tra i tormenti. Se però come insegnano molte menti illuminate oggi, non vi è alcuna condanna eterna, allora a che serve vigilare, essere attenti, camminare nella verità? A nulla.

Lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli ipocriti. È questa parola che oggi da molti è stata abolita. Senza questa parola, tutto diviene inutile. Anche la stessa vita cristiana diviene senza senso. Tutto il Vangelo evapora nel non significato. Bene e male non producono un frutto eterno. Alla fine vi sarà solo il bene che trionferà e la misericordia del Signore abbraccerà tutti. Urge convertirsi alla verità rivelata. È necessario che il Vangelo venga confessato e creduto come la sola ed unica parola di rivelazione sul nostro futuro eterno. Esiste il Paradiso ed esiste l’inferno ed essi sono eterni. Sono però anche il frutto delle nostre opere di bene e di male.

Vergine Maria, Madre della Redenzione, Angeli, Santi, dateci la vera fede in Gesù.

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La persecuzione è il pane quotidiano della Chiesa

“La persecuzione è il pane quotidiano della Chiesa”. Lo ha ribadito Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino celebrata a Casa S. Marta. Come accaduto a Stefano, il primo martire, o ai “piccoli martiri” uccisi da Erode, anche oggi – ha affermato il Papa – tanti cristiani sono uccisi per la loro fede in Cristo e altri ancora sono perseguitati “educatamente” perché vogliono manifestare il valore dell’essere “figli di Dio”.

Esistono persecuzioni sanguinarie, come essere sbranati da belve per la gioia del pubblico sugli spalti o saltare in aria per una bomba all’uscita da Messa. E persecuzioni in guanti bianchi, ammantate “di cultura”, quelle che ti confinano in un angolo della società, che arrivano a toglierti il lavoro se non ti adegui a leggi che “vanno contro Dio Creatore”.

Il racconto del martirio di Stefano, descritto nel brano degli Atti degli Apostoli proposto dalla liturgia, spinge il Papa a considerazioni note e nuove su una realtà che da duemila anni è una storia dentro la storia della fede cristiana, la persecuzione:
“La persecuzione, io direi, è il pane quotidiano della Chiesa. Gesù lo ha detto. Noi, quando facciamo un po’ di turismo per Roma e andiamo al Colosseo, pensiamo che i martiri erano quelli uccisi con i leoni. Ma i martiri non sono stati solo quelli lì o quegli altri. Sono uomini e donne di tutti i giorni: oggi, il giorno di Pasqua, appena tre settimane fa… Quei cristiani che festeggiavano la Pasqua nel Pakistan sono stati martirizzati proprio perché festeggiavano il Cristo Risorto. E così la storia della Chiesa va avanti con i suoi martiri”.

Il martirio di Stefano innescò una crudele persecuzione anticristiana a Gerusalemme analoga a quelle subite da chi non è libero oggi di professare la sua fede in Gesù. “Ma – osserva Francesco – c’è un’altra persecuzione della quale non si parla tanto”, una persecuzione “travestita di cultura, travestita di modernità, travestita di progresso”:
“È una persecuzione – io direi un po’ ironicamente – ‘educata’. E’ quando viene perseguitato l’uomo non per confessare il nome di Cristo, ma per voler avere e manifestare i valori di Figlio di Dio. E’ una persecuzione contro Dio Creatore nella persona dei suoi figli! E così vediamo tutti i giorni che le potenze fanno leggi che obbligano ad andare su questa strada e una nazione che non segue queste leggi moderne, colte, o almeno che non vuole averle nella sua legislazione, viene accusata, viene perseguitata educatamente. E’ la persecuzione che toglie all’uomo la libertà, anche della obiezione di coscienza!”.

“Questa è la persecuzione del mondo” che “toglie la libertà”, mentre “Dio – afferma il Papa – ci ha fatti liberi” di dare testimonianza “del Padre che ci ha creato e di Cristo che ci ha salvato”. E questa persecuzione, soggiunge, “ha anche un capo”:
“Il capo della persecuzione ‘educata’, Gesù lo ha nominato: il principe di questo mondo. E quando le potenze vogliono imporre atteggiamenti, leggi contro la dignità del Figlio di Dio, perseguitano questi e vanno contro il Dio Creatore. E’ la grande apostasia. Così la vita dei cristiani va avanti con queste due persecuzioni. Anche il Signore ci ha promesso di non allontanarsi da noi. “State attenti, state attenti! Non cadere nello spirito del mondo. State attenti! Ma andate avanti, Io sarò con voi”.

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