Preghiera della sera

Ti ho cercato, o Signore della vita,
e tu mi hai fatto il dono di trovarti:
te io voglio amare, mio Dio.

Perde la vita, chi non ama te:
chi non vive per te, Signore,
è niente e vive per il nulla.

Accresci in me, ti prego,
il desiderio di conoscerti
e di amarti, Dio mio:
dammi, Signore, ciò che ti domando;

anche se tu mi dessi il mondo intero,
ma non mi donassi te stesso,
non saprei cosa farmene, Signore.

Dammi te stesso, Dio mio!
Ecco, ti amo, Signore:
aiutami ad amarti di più.

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Urleranno le iene nei loro palazzi, gli sciacalli nei loro edifici lussuosi

Isaia

Capitolo 13

[1] Oracolo su Babilonia, ricevuto in visione da Isaia, figlio di Amoz.
[2] Su un monte brullo issate un segnale,
alzate per loro un grido;
fate cenni con la mano perché varchino
le porte dei nobili.
[3] Io ho dato un ordine ai miei consacrati;
ho chiamato anche i miei prodi a strumento del mio sdegno,
entusiasti della mia grandezza.
[4] Frastuono di folla sui monti,
simile a quello di un popolo immenso.
Frastuono fragoroso di regni,
di nazioni radunate.
Il Signore degli eserciti passa in rassegna
un esercito di guerra.
[5] Vengono da una terra lontana,
dall’estremo orizzonte,
il Signore e le armi della sua collera,
per devastare tutta la terra.
[6] Urlate, perché è vicino il giorno del Signore;
esso viene come una devastazione
da parte dell’Onnipotente.
[7] Perciò tutte le mani sono fiacche,
ogni cuore d’uomo viene meno.
[8] Sono costernati. Spasimi e dolori li prendono,
si contorcono come una partoriente.
Ognuno osserva sgomento il suo vicino:
i loro volti sono volti di fiamma.
[9] Ecco, il giorno del Signore arriva implacabile,
con sdegno, ira e furore,
per fare della terra un deserto,
per sterminarne i peccatori.
[10] Poiché le stelle del cielo e le loro costellazioni
non daranno più la loro luce;
il sole si oscurerà al suo sorgere
e la luna non diffonderà la sua luce.
[11] Io punirò nel mondo la malvagità
e negli empi la loro iniquità.
Farò cessare la superbia dei protervi
e umilierò l’orgoglio dei tiranni.
[12] Renderò l’uomo più raro dell’oro fino
e i mortali più rari dell’oro di Ofir.
[13] Allora farò tremare i cieli
e la terra si scuoterà dalle fondamenta
per lo sdegno del Signore degli eserciti,
nel giorno della sua ira ardente.
[14] Allora avverrà come a una gazzella impaurita
e come a un gregge che nessuno raduna:
ognuno si dirigerà verso il suo popolo,
ognuno correrà verso la sua terra.
[15] Quanti saranno trovati, saranno trafitti,
quanti saranno presi, periranno di spada.
[16] I loro piccoli saranno sfracellati davanti ai loro occhi;
saranno saccheggiate le loro case,
violentate le loro mogli.
[17] Ecco, io suscito contro di loro i Medi,
che non pensano all’argento
né si curano dell’oro.
[18] Con i loro archi abbatteranno i giovani,
non avranno pietà del frutto del ventre,
i loro occhi non avranno pietà dei bambini.
[19] Babilonia, perla dei regni,
splendore orgoglioso dei Caldei,
sarà sconvolta da Dio come Sòdoma e Gomorra.
[20] Non sarà abitata mai più né popolata
di generazione in generazione.
L’Arabo non vi pianterà la sua tenda
né i pastori vi faranno sostare le greggi.
[21] Ma vi si stabiliranno le bestie selvatiche,
i gufi riempiranno le loro case,
vi faranno dimora gli struzzi,
vi danzeranno i sàtiri.
[22] Urleranno le iene nei loro palazzi,
gli sciacalli nei loro edifici lussuosi.
La sua ora si avvicina,
i suoi giorni non saranno prolungati.

Valore culturale e devozionale dei libri apocrifi

Un articolo di Simone Moreno su Madre di Dio n. 12 – dicembre 2007

Valore culturale e devozionale degli scritti apocrifi presi nel loro insieme

Partiamo dall’interessante studio Maria di Nazareth nel conflitto delle interpretazioni (Edizioni Messaggero Padova, 2005), nel quale Mario Masini dedica un lungo capitolo a “Mariám nella memoria degli scritti apocrifi e gnostici” (pp. 123-165). Egli scrive: «In moltissimi scritti apocrifi si parla di Maria, talora in maniera diretta, molto spesso in dipendenza dal discorso che viene fatto su Gesù. Benché, infatti, sia caratteristico degli apocrifi dare risalto a personaggi ai quali il Nuovo Testamento riserva il secondo piano o pone dietro le quinte, il fatto di avere un interesse eminentemente cristologico fa sì che essi si trovino in situazione di dover parlare della madre di Gesù. Si riscontra in essi un’attenzione che si estende a gran parte della vita di Maria e alla globalità della sua figura» (p. 125). Poi precisa che «l’ampiezza dell’impegno degli scritti apocrifi per riempire lo spazio narrativo lasciato vuoto dai Vangeli mostra quale fosse la loro intenzionalità e attesta quanto intensa fosse, in quei primordi cristiani, l’attenzione riservata a Maria» (p. 128). Masini riferisce questa constatazione specialmente a quanto riguarda la sorte della Madre del Signore negli ultimi anni della sua esistenza terrena negli scritti accomunati dalla tematica del transitus, il ciclo narrativo (che riguarda almeno cinque apocrifi) che unisce l’ultima parte della biografia di Maria in terra e la prima della sua vita in cielo. Per quanto riguarda poi gli scritti gnostici riportati nel libro di Masini, nulla è riferito al tema qui trattato. Comunque, per questi vale soprattutto l’osservazione finale: «Essi lasciano aperto il varco alla riflessione mariologica complessiva, e magari consentono anche alla creatività dei teologi qualche escursione nell’immaginario» (p. 165).

Ruolo devozionale e culturale

Lasciando da parte l’errata convinzione che «scopo principale degli apocrifi sia stato quello di completare e arricchire con apporti trascurati dagli scritti canonici le informazioni date a volte in maniera sommaria dalla Scrittura», scrive Elio Peretto alla voce “Apocrifi” del Nuovo Dizionario di Mariologia (San Paolo 1985), «si è da qualche anno fatta strada e via via si va imponendo la persuasione che il loro scopo sia più vasto e collegato a motivi dottrinali e, nel contesto della produzione letteraria religiosa, svolgano un ruolo culturale e devozionale insieme» (pp. 110-111). Peretto riferisce questa constatazione soprattutto alla sorte di Maria negli ultimi anni della sua esistenza terrena, negli scritti accomunati dalla tematica del transitus. Per quanto riguarda il riferimento diretto alla figura della Santa Vergine, occorre precisare meglio che, se è vero che «si rileva (negli apocrifi) uno spostamento di accenti nei confronti della Scrittura e della tradizione primitiva, dove il protagonista è il Salvatore; e Maria, Giuseppe, gli apostoli, le donne del Vangelo e degli Atti degli Apostoli svolgono un ruolo periferico, e quando assumono la responsabilità di continuare l’opera di Cristo (vedi Atti e Lettere) lo fanno in vista di lui e per lui, negli apocrifi tutti questi personaggi (a cominciare dalla Vergine Maria) diventano protagonisti di numerosi fatti, dando così luogo al passaggio dal genere letterario evangelico, che è annuncio, al genere letterario agiografico, che nasconde dietro la trama della narrazione considerazioni teologico-apologetiche» (p. 111). Così, per fare un esempio, il Protovangelo di Giacomo – come rileva ancora Elio Peretto – «è un’apologia della perpetua verginità di Maria, della sua appartenenza al casato di Davide e contestualmente della divina maternità. Le discrete allusioni degli evangelisti non sembrano sufficienti per tacitare i docetisti. Le idee filtrate sono quelle che hanno preso corpo negli insegnamenti della grande Chiesa. Si assiste, quindi, al singolare fenomeno di uno scritto che non è stato composto in funzione di una setta o di una interpretazione per qualche verso discutibile del cristianesimo, ma a difesa di verità patrimonio della grande Chiesa» (p. 112).

Indubbiamente più complessa è la problematica relativa alla morte e glorificazione in cielo di Maria, secondo la proiezione di almeno cinque testi apocrifi, come abbiamo avuto modo di esaminare a suo tempo. In sostanza abbiamo ricordato che i testi apocrifi riguardanti la glorificazione di Maria sono certo ricchi di dati interessanti; ma ciò che più conta è il fatto che i cosiddetti autori “assunzionisti” si preoccupano di far presagire che per Maria non tutto termina con la morte, perché ella è e rimane la Vergine-Madre del Signore, avendo per sempre conservato intatta la sua verginità. Insegnamento notevolissimo in quanto – come ancora rileva Elio Peretto – «va sottolineato che gli apocrifi assunzionistici non rappresentano una posizione ereticale, ma una dottrina della quale sono la prima documentazione scritta. E, nonostante le loro contraddizioni, convergono in un punto fondamentale che è il nucleo del dogma cattolico: il corpo di Maria non si decompose nel sepolcro, ma fu portato in cielo» (p. 112). Ciò detto, va anche precisato che il dogma dell’Assunzione di Maria in cielo in anima e corpo si è certo sviluppato in modo indipendente dagli apocrifi, riconoscendo che è una verità rivelata (oggetto di pietà cristiana, di formule liturgiche e di omelie prima di essere ufficialmente dichiarato). Dunque, semmai, una risposta, non una sanzione, ai racconti “assunzionistici” degli apocrifi, e infine una rivalutazione di una tradizione latente nella Chiesa sulla quale ha lungamente indugiato la riflessione dei teologi.

Considerazioni conclusive

Restiamo convinti che la rappresentazione che ci hanno lasciato gli apocrifi delle varie fasi di vita della Santa Vergine serva a farci un po’ entrare in quella dimensione umano-familiare della Madre del Signore che non poteva non interessare i cristiani dei primi tempi, come non cesserà di interessare anche noi. Perciò, a parte i problemi storico-teologici sollevati dagli scritti apocrifi, possiamo con certezza affermare che ciò che ne risulta è indubbiamente un buon insegnamento mariologico, comunque li si voglia considerare. Fermo restando che l’argomento rimane da approfondire, ricorrendo a studi di carattere scientifico, di maggiore peso e pretesa di quanto possano essere state le note qui riprodotte, lo scopo era di rappresentare in modo semplice e narrativo personaggi e fatti del Nuovo Testamento, magari dando talvolta l’impressione di riprodurre piuttosto una letteratura di intrattenimento, con intenti di edificazione religiosa e di devozione mariana.
Resta infine da ricordare che gli scritti apocrifi ebbero grande incidenza sull’arte e sulla letteratura religiosa, particolarmente proprio per quanto riguarda le origini e la vita della Madre del Signore, dato che al suo riguardo i Vangeli canonici non dicono nulla: da Giotto ad Albrecht Dürer, dal Ghirlandaio a Tiziano e Raffaello, è tutto un fiorire di scene ispirate agli apocrifi; per non parlare del loro influsso sulla pietà popolare, sulla letteratura e persino sulla teologia, specie in riferimento al Protovangelo di Giacomo il quale, benché dichiarato molto presto non canonico dalla Chiesa, fu molto amato e citato. Queste ci paiono essere, in estrema sintesi, le conclusioni da ricavare dalle “Cronache apocrife di Maria di Nazareth”.

I tre Sacri Cuori

Una cosa io so: ero cieco ed ora ci vedo!

Giovanni

Capitolo 9

Guarigione del cieco nato – [1] Passando, vide un uomo cieco dalla nascita[2] e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». [3] Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. [4] Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. [5] Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». [6] Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco [7] e gli disse: «Va’ a lavarti nella piscina di Sìloe» – che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
[8] Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l’elemosina?». [9]Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». [10] Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». [11] Egli rispose: «L’uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: “Va’ a Sìloe e làvati!”. Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». [12] Gli dissero: «Dov’è costui?». Rispose: «Non lo so».
[13] Condussero dai farisei quello che era stato cieco: [14] era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi. [15] Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». [16] Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest’uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c’era dissenso tra loro. [17] Allora dissero di nuovo al cieco: «Tu, che cosa dici di lui, dal momento che ti ha aperto gli occhi?». Egli rispose: «È un profeta!».
[18] Ma i Giudei non credettero di lui che fosse stato cieco e che avesse acquistato la vista, finché non chiamarono i genitori di colui che aveva ricuperato la vista. [19] E li interrogarono: «È questo il vostro figlio, che voi dite essere nato cieco? Come mai ora ci vede?». [20] I genitori di lui risposero: «Sappiamo che questo è nostro figlio e che è nato cieco; [21] ma come ora ci veda non lo sappiamo, e chi gli abbia aperto gli occhi, noi non lo sappiamo. Chiedetelo a lui: ha l’età, parlerà lui di sé». [22] Questo dissero i suoi genitori, perché avevano paura dei Giudei; infatti i Giudei avevano già stabilito che, se uno lo avesse riconosciuto come il Cristo, venisse espulso dalla sinagoga. [23]Per questo i suoi genitori dissero: «Ha l’età: chiedetelo a lui!».
[24] Allora chiamarono di nuovo l’uomo che era stato cieco e gli dissero: «Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest’uomo è un peccatore». [25] Quello rispose: «Se sia un peccatore, non lo so. Una cosa io so: ero cieco e ora ci vedo».[26] Allora gli dissero: «Che cosa ti ha fatto? Come ti ha aperto gli occhi?». [27]Rispose loro: «Ve l’ho già detto e non avete ascoltato; perché volete udirlo di nuovo? Volete forse diventare anche voi suoi discepoli?». [28] Lo insultarono e dissero: «Suo discepolo sei tu! Noi siamo discepoli di Mosè! [29] Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia». [30] Rispose loro quell’uomo: «Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. [31] Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno onora Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. [32] Da che mondo è mondo, non si è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato.[33] Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla». [34] Gli replicarono: «Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?». E lo cacciarono fuori.
[35] Gesù seppe che l’avevano cacciato fuori; quando lo trovò, gli disse: «Tu, credi nel Figlio dell’uomo?». [36] Egli rispose: «E chi è, Signore, perché io creda in lui?». [37] Gli disse Gesù: «Lo hai visto: è colui che parla con te». [38] Ed egli disse: «Credo, Signore!». E si prostrò dinanzi a lui.
[39] Gesù allora disse: «È per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono, vedano e quelli che vedono, diventino ciechi».[40] Alcuni dei farisei che erano con lui udirono queste parole e gli dissero: «Siamo ciechi anche noi?». [41] Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: “Noi vediamo”, il vostro peccato rimane».

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Benedetto sii tu in tutta la tua Vita,per sempre!

Benedetto il tuo volto,
se sul tuo volto sai accettare
un po’ di lacrime altrui.
Benedette le tue mani,
se le tue mani sanno accettare
il lavoro di un fratello.
Benedette le tue labbra,
se hanno saputo trasmettere
un messaggio d’amore
e sanno baciare un nemico.
Benedetti i tuoi occhi,
se hanno saputo conservare,
tacere un segreto.
Benedette le tue vesti,
se coperte di povertà e umiltà.
Benedetti i tuoi piedi,
se hanno saputo condurti
verso i tuoi fratelli bisognosi,
verso Dio.
Benedetti coloro che seguono Dio,
e sanno scoprirlo.
Ma Dio sa amare anche il nemico,
anche colui che lo tradisce.

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Il rovescio di una medaglia insanguinata

La strada di un bimbo:
un selciato
con un tappeto di sole.
Ogni pietra è baciata di luce
e non conosce ombra.
Ma la vita è come una medaglia
e se vai in altri paesi,
cambiando le coordinate, vedi il suo rovescio:
un piccino scheletrito, con pancione enorme
e lo sguardo smarrito.
E’ un bimbo denutrito.
La sua flebile voce implorante
ormai è solo un lamento,
sulla strada non vede più il sole.
E’ un bimbo che muore.
Ma ognuno ha fretta e non si cura
di una piccola, infelice creatura.
Con coraggio sfrontato si ostenta poi il vanto
di una ipocrita civiltà.
E, senza coerenza, si fa tacere la coscienza
con obbrobriosa assenza di pietà,
in un mondo corrotto, dove crede
di essere più accorto chi pensa soltanto a sé
e dove con accanimento infame
ogni giorno si spende per la guerra
e si massacra chi già muore di fame.
Per tutti i bimbi splenderebbe il sole
se un brivido scuotesse il cuore
di chi, vedendo languire un bimbo
nel freddo della morte,
sostituisse il proprio egoismo
con l’amore e in sé proiettasse
l’altrui sventurata sorte.

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Se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?

LUCA

Capitolo 16

Il fattore infedele – [1] Diceva anche ai discepoli: «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. [2]Lo chiamò e gli disse: “Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare”. [3] L’amministratore disse tra sé: “Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l’amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. [4] So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall’amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua”. [5] Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: “Tu quanto devi al mio padrone?”. [6] Quello rispose: “Cento barili d’olio”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta”.[7] Poi disse a un altro: “Tu quanto devi?”. Rispose: “Cento misure di grano”. Gli disse: “Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta”. [8] Il padrone lodò quell’amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce. [9]Ebbene, io vi dico: fatevi degli amici con la ricchezza disonesta, perché, quando questa verrà a mancare, essi vi accolgano nelle dimore eterne.
[10] Chi è fedele in cose di poco conto, è fedele anche in cose importanti; e chi è disonesto in cose di poco conto, è disonesto anche in cose importanti. [11] Se dunque non siete stati fedeli nella ricchezza disonesta, chi vi affiderà quella vera? [12] E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?
[13] Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro. Non potete servire Dio e la ricchezza».
Ipocrisia dei Farisei – [14] I farisei, che erano attaccati al denaro, ascoltavano tutte queste cose e si facevano beffe di lui. [15] Egli disse loro: «Voi siete quelli che si ritengono giusti davanti agli uomini, ma Dio conosce i vostri cuori: ciò che fra gli uomini viene esaltato, davanti a Dio è cosa abominevole.
[16] La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il regno di Dio e ognuno si sforza di entrarvi.
[17] È più facile che passino il cielo e la terra, anziché cada un solo trattino della Legge.
[18] Chiunque ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio; chi sposa una donna ripudiata dal marito, commette adulterio.
Il ricco Epulone – [19] C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. [20] Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, [21] bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe. [22] Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. [23] Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. [24]Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”. [25] Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. [26] Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”. [27] E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, [28] perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. [29] Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. [30] E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. [31] Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».

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Se abbandonerai te stesso troverai il Signore Dio

L’ASSOLUTA E TOTALE RINUNCIA A SE STESSO PER OTTENERE LIBERTA’ DI SPIRITO  

  1. O figlio, abbandona te stesso, e mi troverai. Vivi libero da preferenze, libero da tutto ciò che sia tuo proprio, e ne avrai sempre vantaggio; ché una grazia sempre più grande sarà riversata sopra di te, non appena avrai rinunciato a te stesso, senza volerti più riavere. O Signore, quante volte dovrò rinunciare, e in quali cose dovrò abbandonare me stesso? Sempre, e in ogni momento, sia nelle piccole come nelle grandi cose. Nulla io escludo: ti voglio trovare spogliato di tutto. Altrimenti, se tu non fossi interiormente ed esteriormente spogliato di ogni tua volontà, come potresti essere mio; e come potrei io essere tuo? Più presto lo farai, più sarai felice; più completamente e sinceramente lo farai, più mi sarai caro e tanto maggior profitto spirituale ne trarrai. Ci sono alcuni che rinunciano a se stessi, ma facendo certe eccezioni: essi non confidano pienamente in Dio, e perciò si affannano a provvedere a se stessi. Ci sono alcuni che dapprima offrono tutto; ma poi, sotto i colpi della tentazione, ritornano a ciò che è loro proprio, senza progredire minimamente nella virtù. Alla vera libertà di un cuore puro e alla grazia della rallegrante mia intimità, costoro non giungeranno, se non dopo una totale rinuncia e dopo una continua immolazione; senza di che non si ha e non si avrà una giovevole unione con me.
  2. Te l’ho detto tante volte, ed ora lo ripeto: lascia te stesso, abbandona te stesso e godrai di grande pace interiore. Da’ il tutto per il tutto; non cercare, non richiedere nulla; sta’ risolutamente soltanto in me, e mi possederai, avrai libertà di spirito, e le tenebre non ti schiacceranno. A questo debbono tendere il tuo sforzo, la tua preghiera, il tuo desiderio: a saperti spogliare di tutto ciò che è tuo proprio, a metterti nudo al seguito di Cristo nudo, a morire a te stesso, a vivere sempre in me. Allora i vani pensieri, i perversi turbamenti, le inutili preoccupazioni, tutto questo scomparirà. Allora scompariranno il timore dissennato, e ogni amore non conforme al volere di Dio.

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Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi

Efesini


Prologo

Capitolo 1

Indirizzo e saluto – [1] Paolo, apostolo di Cristo Gesù per volontà di Dio, ai santi che sono a Èfeso credenti in Cristo Gesù: [2] grazia a voi e pace da Dio, Padre nostro, e dal Signore Gesù Cristo.

L’opera di salvezza di Gesù Cristo Redentore

Ringraziamento a Dio per i benefici concessi a noi in Gesù Cristo – [3]Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.

1. Elezione e predestinazione

[4] In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità,
[5] predestinandoci a essere per lui figli adottivi
mediante Gesù Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontà,
[6] a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

2. La redenzione

[7] In lui, mediante il suo sangue,
abbiamo la redenzione, il perdono delle colpe,
secondo la ricchezza della sua grazia.
[8] Egli l’ha riversata in abbondanza su di noi
con ogni sapienza e intelligenza,
[9] facendoci conoscere il mistero della sua volontà,
secondo la benevolenza che in lui si era proposto
[10] per il governo della pienezza dei tempi:
ricondurre al Cristo, unico capo, tutte le cose,
quelle nei cieli e quelle sulla terra.
[11] In lui siamo stati fatti anche eredi,
predestinati – secondo il progetto di colui
che tutto opera secondo la sua volontà –
[12] a essere lode della sua gloria,
noi, che già prima abbiamo sperato nel Cristo.

3. La vocazione alla fede e i doni dello Spirito Santo, pegno della vita futura

[13] In lui anche voi,
dopo avere ascoltato la parola della verità,
il Vangelo della vostra salvezza,
e avere in esso creduto,
avete ricevuto il sigillo dello Spirito Santo che era stato promesso,
[14] il quale è caparra della nostra eredità,
in attesa della completa redenzione
di coloro che Dio si è acquistato a lode della sua gloria.

Ringraziamento e preghiere per gli Efesini
– [15] Perciò anch’io, avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesù e dell’amore che avete verso tutti i santi, [16] continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, [17] affinché il Dio del Signore nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; [18] illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua eredità fra i santi [19] e qual è la straordinaria grandezza della sua potenza verso di noi, che crediamo, secondo l’efficacia della sua forza e del suo vigore.
[20] Egli la manifestò in Cristo,
quando lo risuscitò dai morti
e lo fece sedere alla sua destra nei cieli,
[21] al di sopra di ogni Principato e Potenza,
al di sopra di ogni Forza e Dominazione
e di ogni nome che viene nominato
non solo nel tempo presente ma anche in quello futuro.
[22] Tutto infatti egli ha messo sotto i suoi piedi
e lo ha dato alla Chiesa come capo su tutte le cose:
[23] essa è il corpo di lui,
la pienezza di colui che è il perfetto compimento di tutte le cose.

Capitolo 2

La salvezza è data a tutti i credenti – [1] Anche voi eravate morti per le vostre colpe e i vostri peccati, [2] nei quali un tempo viveste, alla maniera di questo mondo, seguendo il principe delle Potenze dell’aria, quello spirito che ora opera negli uomini ribelli. [3] Anche tutti noi, come loro, un tempo siamo vissuti nelle nostre passioni carnali seguendo le voglie della carne e dei pensieri cattivi: eravamo per natura meritevoli d’ira, come gli altri. [4] Ma Dio, ricco di misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amato, [5] da morti che eravamo per le colpe, ci ha fatto rivivere con Cristo: per grazia siete salvati. [6]Con lui ci ha anche risuscitato e ci ha fatto sedere nei cieli, in Cristo Gesù, [7]per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù.
[8] Per grazia infatti siete salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio; [9] né viene dalle opere, perché nessuno possa vantarsene. [10]Siamo infatti opera sua, creati in Cristo Gesù per le opere buone, che Dio ha preparato perché in esse camminassimo.
I Gentili e i Giudei sono uniti da Cristo in una sola Chiesa
– [11] Perciò ricordatevi che un tempo voi, pagani nella carne, chiamati non circoncisi da quelli che si dicono circoncisi perché resi tali nella carne per mano d’uomo, [12]ricordatevi che in quel tempo eravate senza Cristo, esclusi dalla cittadinanza d’Israele, estranei ai patti della promessa, senza speranza e senza Dio nel mondo. [13] Ora invece, in Cristo Gesù, voi che un tempo eravate lontani, siete diventati vicini, grazie al sangue di Cristo.
[14] Egli infatti è la nostra pace,
colui che di due ha fatto una cosa sola,
abbattendo il muro di separazione che li divideva,
cioè l’inimicizia, per mezzo della sua carne.
[15] Così egli ha abolito la Legge, fatta di prescrizioni e di decreti,
per creare in se stesso, dei due, un solo uomo nuovo,
facendo la pace,
[16] e per riconciliare tutti e due con Dio in un solo corpo,
per mezzo della croce,
eliminando in se stesso l’inimicizia.
[17] Egli è venuto ad annunciare pace a voi che eravate lontani,
e pace a coloro che erano vicini.
[18] Per mezzo di lui infatti possiamo presentarci, gli uni e gli altri,
al Padre in un solo Spirito.
[19] Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, [20] edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. [21] In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; [22] in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito.

Capitolo 3

Il mistero della vocazione dei Gentili rivelato da S. Paolo – [1] Per questo io, Paolo, il prigioniero di Cristo per voi pagani… [2] penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore:[3] per rivelazione mi è stato fatto conoscere il mistero, di cui vi ho già scritto brevemente. [4] Leggendo ciò che ho scritto, potete rendervi conto della comprensione che io ho del mistero di Cristo. [5] Esso non è stato manifestato agli uomini delle precedenti generazioni come ora è stato rivelato ai suoi santi apostoli e profeti per mezzo dello Spirito: [6] che le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo, [7] del quale io sono divenuto ministro secondo il dono della grazia di Dio, che mi è stata concessa secondo l’efficacia della sua potenza. [8] A me, che sono l’ultimo fra tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo [9] e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio, creatore dell’universo, [10] affinché, per mezzo della Chiesa, sia ora manifestata ai Principati e alle Potenze dei cieli la multiforme sapienza di Dio, [11] secondo il progetto eterno che egli ha attuato in Cristo Gesù nostro Signore, [12] nel quale abbiamo la libertà di accedere a Dio in piena fiducia mediante la fede in lui. [13] Vi prego quindi di non perdervi d’animo a causa delle mie tribolazioni per voi: sono gloria vostra.
Paolo prega perchè gli Efesini, fermi nella fede, conoscano il grande amore di Gesù – [14] Per questo io piego le ginocchia davanti al Padre, [15]dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra, [16] perché vi conceda, secondo la ricchezza della sua gloria, di essere potentemente rafforzati nell’uomo interiore mediante il suo Spirito. [17] Che il Cristo abiti per mezzo della fede nei vostri cuori, e così, radicati e fondati nella carità, [18] siate in grado di comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, [19] e di conoscere l’amore di Cristo che supera ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio.
[20] A colui che in tutto ha potere di fare
molto più di quanto possiamo domandare o pensare,
secondo la potenza che opera in noi,
[21] a lui la gloria nella Chiesa e in Cristo Gesù
per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli! Amen.

Regole di vita cristiana

Capitolo 4

Il Cristiano deve vivere in modo degno della sua vocazione – [1] Io dunque, prigioniero a motivo del Signore, vi esorto: comportatevi in maniera degna della chiamata che avete ricevuto, [2] con ogni umiltà, dolcezza e magnanimità, sopportandovi a vicenda nell’amore, [3] avendo a cuore di conservare l’unità dello spirito per mezzo del vincolo della pace. [4] Un solo corpo e un solo spirito, come una sola è la speranza alla quale siete stati chiamati, quella della vostra vocazione; [5] un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo. [6] Un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, opera per mezzo di tutti ed è presente in tutti.
La diversità dei doni deve servire a conservare l’unità
– [7] A ciascuno di noi, tuttavia, è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo. [8]Per questo è detto:
Asceso in alto, ha portato con sé prigionieri,
ha distribuito doni agli uomini.
[9] Ma cosa significa che ascese, se non che prima era disceso quaggiù sulla terra? [10] Colui che discese è lo stesso che anche ascese al di sopra di tutti i cieli, per essere pienezza di tutte le cose.
[11] Ed egli ha dato ad alcuni di essere apostoli, ad altri di essere profeti, ad altri ancora di essere evangelisti, ad altri di essere pastori e maestri, [12] per preparare i fratelli a compiere il ministero, allo scopo di edificare il corpo di Cristo, [13] finché arriviamo tutti all’unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all’uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. [14] Così non saremo più fanciulli in balìa delle onde, trasportati qua e là da qualsiasi vento di dottrina, ingannati dagli uomini con quella astuzia che trascina all’errore. [15] Al contrario, agendo secondo verità nella carità, cerchiamo di crescere in ogni cosa tendendo a lui, che è il capo, Cristo. [16] Da lui tutto il corpo, ben compaginato e connesso, con la collaborazione di ogni giuntura, secondo l’energia propria di ogni membro, cresce in modo da edificare se stesso nella carità.
La santità cristiana contrapposta al malcostume pagano – [17] Vi dico dunque e vi scongiuro nel Signore: non comportatevi più come i pagani con i loro vani pensieri, [18] accecati nella loro mente, estranei alla vita di Dio a causa dell’ignoranza che è in loro e della durezza del loro cuore. [19] Così, diventati insensibili, si sono abbandonati alla dissolutezza e, insaziabili, commettono ogni sorta di impurità.
[20] Ma voi non così avete imparato a conoscere il Cristo, [21] se davvero gli avete dato ascolto e se in lui siete stati istruiti, secondo la verità che è in Gesù,[22] ad abbandonare, con la sua condotta di prima, l’uomo vecchio che si corrompe seguendo le passioni ingannevoli, [23] a rinnovarvi nello spirito della vostra mente [24] e a rivestire l’uomo nuovo, creato secondo Dio nella giustizia e nella vera santità. [25] Perciò, bando alla menzogna e dite ciascuno la verità al suo prossimo, perché siamo membra gli uni degli altri. [26] Adiratevi, ma non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, [27] e non date spazio al diavolo. [28] Chi rubava non rubi più, anzi lavori operando il bene con le proprie mani, per poter condividere con chi si trova nel bisogno. [29] Nessuna parola cattiva esca dalla vostra bocca, ma piuttosto parole buone che possano servire per un’opportuna edificazione, giovando a quelli che ascoltano. [30] E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione. [31] Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità. [32] Siate invece benevoli gli uni verso gli altri, misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo.

Capitolo 5

Il Cristiano deve imitare Dio e Cristo evitando l’impurità, i seduttori e le opere delle tenebre – [1] Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, [2] e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore.
[3] Di fornicazione e di ogni specie di impurità o di cupidigia neppure si parli fra voi – come deve essere tra santi – [4] né di volgarità, insulsaggini, trivialità, che sono cose sconvenienti. Piuttosto rendete grazie! [5] Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore, o impuro, o avaro – cioè nessun idolatra – ha in eredità il regno di Cristo e di Dio.
[6] Nessuno vi inganni con parole vuote: per queste cose infatti l’ira di Dio viene sopra coloro che gli disobbediscono. [7] Non abbiate quindi niente in comune con loro. [8] Un tempo infatti eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi perciò come figli della luce; [9] ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità. [10] Cercate di capire ciò che è gradito al Signore.[11] Non partecipate alle opere delle tenebre, che non danno frutto, ma piuttosto condannatele apertamente. [12] Di quanto viene fatto da costoro in segreto è vergognoso perfino parlare, [13] mentre tutte le cose apertamente condannate sono rivelate dalla luce: tutto quello che si manifesta è luce. [14] Per questo è detto:
«Svégliati, tu che dormi,
risorgi dai morti
e Cristo ti illuminerà».
Virtù cristiane
– [15] Fate dunque molta attenzione al vostro modo di vivere, comportandovi non da stolti ma da saggi, [16] facendo buon uso del tempo, perché i giorni sono cattivi. [17] Non siate perciò sconsiderati, ma sappiate comprendere qual è la volontà del Signore. [18] E non ubriacatevi di vino, che fa perdere il controllo di sé; siate invece ricolmi dello Spirito, [19] intrattenendovi fra voi con salmi, inni, canti ispirati, cantando e inneggiando al Signore con il vostro cuore,
[20] rendendo continuamente grazie per ogni cosa a Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo.
Virtù familiari. Doveri dei coniugi – [21] Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri:[22] le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore;[23] il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo. [24] E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, così anche le mogli lo siano ai loro mariti in tutto.
[25] E voi, mariti, amate le vostre mogli, come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei, [26] per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola, [27] e per presentare a se stesso la Chiesa tutta gloriosa, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata.[28] Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo: chi ama la propria moglie, ama se stesso. [29] Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa, [30] poiché siamo membra del suo corpo. [31] Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne. [32] Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! [33] Così anche voi: ciascuno da parte sua ami la propria moglie come se stesso, e la moglie sia rispettosa verso il marito.

Capitolo 6

Doveri dei figli, dei padri, dei servi e dei padroni – [1] Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è giusto. [2] Onora tuo padre e tua madre! Questo è il primo comandamento che è accompagnato da una promessa: [3] perché tu sia felice e goda di una lunga vita sulla terra. [4] E voi, padri, non esasperate i vostri figli, ma fateli crescere nella disciplina e negli insegnamenti del Signore.
[5] Schiavi, obbedite ai vostri padroni terreni con rispetto e timore, nella semplicità del vostro cuore, come a Cristo, [6] non servendo per farvi vedere, come fa chi vuole piacere agli uomini, ma come servi di Cristo, facendo di cuore la volontà di Dio, [7] prestando servizio volentieri, come chi serve il Signore e non gli uomini. [8] Voi sapete infatti che ciascuno, sia schiavo che libero, riceverà dal Signore secondo quello che avrà fatto di bene.
[9] Anche voi, padroni, comportatevi allo stesso modo verso di loro, mettendo da parte le minacce, sapendo che il Signore, loro e vostro, è nei cieli e in lui non vi è preferenza di persone.

Epilogo

Le armi del Cristiano nella lotta spirituale – [10] Per il resto, rafforzatevi nel Signore e nel vigore della sua potenza. [11] Indossate l’armatura di Dio per poter resistere alle insidie del diavolo. [12] La nostra battaglia infatti non è contro la carne e il sangue, ma contro i Principati e le Potenze, contro i dominatori di questo mondo tenebroso, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti.
[13] Prendete dunque l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno cattivo e restare saldi dopo aver superato tutte le prove. [14] State saldi, dunque: attorno ai fianchi, la verità; indosso, la corazza della giustizia; [15] i piedi, calzati e pronti a propagare il vangelo della pace. [16] Afferrate sempre lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutte le frecce infuocate del Maligno; [17] prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, che è la parola di Dio. [18] In ogni occasione, pregate con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, e a questo scopo vegliate con ogni perseveranza e supplica per tutti i santi. [19] E pregate anche per me, affinché, quando apro la bocca, mi sia data la parola, per far conoscere con franchezza il mistero del Vangelo, [20] per il quale sono ambasciatore in catene, e affinché io possa annunciarlo con quel coraggio con il quale devo parlare.
La missione di Tichico – [21] Tìchico – fratello carissimo e fedele ministro nel Signore – vi darà notizie di tutto quello che io faccio, affinché sappiate anche voi ciò che mi riguarda. [22] Ve lo mando proprio allo scopo di farvi avere mie notizie e per confortare i vostri cuori.
Saluti finali – [23] Ai fratelli pace e carità con fede da parte di Dio Padre e del Signore Gesù Cristo. [24] La grazia sia con tutti quelli che amano il Signore nostro Gesù Cristo con amore incorruttibile.

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Dio agisce nella nostra vita, e noi dobbiamo ricordarlo

Il cristiano faccia memoria delle cose belle di Dio nella propria vita!

Il cristiano faccia sempre “memoria” dei modi e delle circostanze in cui Dio si è fatto presente nella sua vita, perché questo rafforza il cammino della fede. È il pensiero centrale di Papa Francesco all’omelia della Messa del mattino celebrata in Casa Santa Marta.

La fede è un cammino che, mentre si compie, deve fare memoria costante di ciò che è stato. Delle “cose belle” che Dio ha compiuto lungo il percorso e anche degli ostacoli, dei rifiuti, perché Dio, assicura il Papa, “cammina con noi e non si spaventa delle nostre cattiverie”.
Francesco torna su un tema già toccato, suggeritogli dal brano della Prima lettura, nel quale Paolo entra di sabato nella sinagoga ad Antiochia e comincia ad annunciare il Vangelo partendo dai primordi del popolo eletto, passando per Abramo e Mosè, l’Egitto e la Terra promessa, fino ad arrivare a Gesù. È una “predicazione storica” quella che adottano i discepoli ed è fondamentale – sottolinea il Papa – perché consente di ricordare i momenti salienti, i segni della presenza di Dio nella vita dell’uomo:
“Tornare indietro per vedere come Dio ci ha salvato, percorrere – con il cuore e con la mente – la strada con la memoria e così arrivare a Gesù. E’ lo stesso Gesù, nel momento più grande della sua vita – Giovedì e Venerdì, nella Cena – ci ha dato il suo Corpo e il suo Sangue e ha detto: ‘Fate questo in memoria di me’. In memoria di Gesù. Avere memoria di come Dio ci ha salvato”.

La Chiesa chiama appunto “memoriale” il Sacramento dell’Eucaristia, così come, rammenta il Papa, nella Bibbia quello del Deuteronomio è “il Libro della memoria di Israele”. Anche noi, afferma Francesco, “dobbiamo fare lo stesso” nella “nostra vita personale”, perché “ognuno di noi ha fatto una strada, accompagnato da Dio, vicino a Dio” o “allontanandosi dal Signore”:
“Fa bene al cuore cristiano fare memoria della mia strada, della propria strada: come il Signore mi ha condotto fino a qui, come mi ha portato per mano. E le volte che io ho detto al Signore: ‘No! Allontanati! Non voglio!’. Il Signore rispetta. E’ rispettoso! Ma fare memoria, essere memori della propria vita e del proprio cammino. Riprendere questo e farlo spesso. ‘In quel tempo Dio mi ha dato questa grazia ed io ho risposto così, ho fatto questo, quello, quello… Mi ha accompagnato…’. E così arriviamo a un nuovo incontro, all’incontro della gratitudine”.

E dal cuore, prosegue il Papa, deve nascere una “grazie” a Gesù, che non smette mai di camminare “nella nostra storia”. “Quante volte – riconosce Francesco – gli abbiamo chiuso la porta in faccia, quante volte abbiamo fatto finta di non vederlo, di non credere che Lui fosse con noi. Quante volte abbiamo rinnegato la sua salvezza… Ma Lui era lì”:
“La memoria ci avvicina a Dio. La memoria di quell’opera che Dio ha fatto in noi, in questa ri-creazione, in questa ri-generazione, che ci porta oltre l’antico splendore che aveva Adamo nella prima creazione. Io vi consiglio questo, semplicemente: fate memoria! Com’è stata la mia vita, come è stata la mia giornata oggi o come è stato questo ultimo anno? Memoria. Come sono stati i miei rapporti col Signore. Memoria delle cose belle, grandi che il Signore ha fatto nella vita di ciascuno di noi”.

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