Gesù,dentro di me c’è tanto egoismo: vieni con la Tua infinita Carità

O Gesù, mi fermo pensoso

ai piedi della Croce:

anch’io l’ho costruita con i miei peccati!

La tua bontà, che non si difende

e si lascia crocifiggere, è un mistero

che mi supera e mi commuove profondamente.

Signore, tu sei venuto nel mondo per me,

per cercarmi, per portarmi

l’abbraccio del Padre.

Tu sei il Volto della bontà

e della misericordia:

per questo vuoi salvarmi!

Dentro di me ci sono le tenebre:

vieni con la tua limpida luce.

Dentro di me c’è tanto egoismo:

vieni con la tua sconfinata carità.

Dentro di me c’è rancore e malignità:

vieni con la tua mitezza e la tua umiltà.

Signore, il peccatore da salvare sono io:

il figlio prodigo che deve tornare, sono io!

Signore, concedimi il dono delle lacrime

per ritrovare la libertà e la vita,

la pace con Te e la gioia in Te.

Amen.

Angelo Comastri Vescovo

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Credo in Gesù Cristo,Figlio di Dio

CAPITOLO SECONDO

CREDO IN GESU’ CRISTO, IL FIGLIO UNIGENITO DI DIO

La Buona Novella: Dio ha mandato il suo Figlio

 

422 “Ma quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli” ( Gal 4,4-5). Ecco la Buona Novella riguardante “Gesù Cristo, Figlio di Dio” ( Mc 1,1): Dio ha visitato il suo popolo, [Cf Lc 1,68 ] ha adempiuto le promesse fatte ad Abramo ed alla sua discendenza; [Cf Lc 1,55 ] ed è andato oltre ogni attesa: ha mandato il suo “Figlio prediletto” ( Mc 1,11).

 

423 Noi crediamo e professiamo che Gesù di Nazaret, nato ebreo da una figlia d’Israele, a Betlemme, al tempo del re Erode il Grande e dell’imperatore Cesare Augusto, di mestiere carpentiere, morto crocifisso a Gerusalemme, sotto il procuratore Ponzio Pilato, mentre regnava l’imperatore Tiberio, è il Figlio eterno di Dio fatto uomo, il quale è “venuto da Dio” ( Gv 13,3), “disceso dal cielo” ( Gv 3,13; Gv 6,33), “venuto nella carne” ( 1Gv 4,2); infatti “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità… Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia” ( Gv 1,14; Gv 1,16).

 

 

424 Mossi dalla grazia dello Spirito Santo e attirati dal Padre, noi, riguardo a Gesù, crediamo e confessiamo: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” ( Mt 16,16). Sulla roccia di questa fede, confessata da san Pietro, Cristo ha fondato la sua Chiesa [Cf Mt 16,18; San Leone Magno, Sermones, 4, 3: PL 54, 151; 51, 1: PL 54, 309B; 62, 2: PL 54, 350C-351A; 83, 3: PL 54, 432A].

 

 

“Annunziare… le imperscrutabili ricchezze di Cristo

 

425 La trasmissione della fede cristiana è innanzitutto l’annunzio di Gesù Cristo, allo scopo di condurre alla fede in lui. Fin dall’inizio, i primi discepoli sono stati presi dal desiderio ardente di annunziare Cristo: “Noi non possiamo tacere quello che abbiamo visto e ascoltato” ( At 4,20). Essi invitano gli uomini di tutti i tempi ad entrare nella gioia della loro comunione con Cristo:

 

Ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita (poiché la vita si è fatta visibile, noi l’abbiamo veduta e di ciò rendiamo testimonianza e vi annunziamo la vita eterna, che era presso il Padre e si è resa visibile a noi), quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. La nostra comunione è col Padre e col Figlio suo Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia perfetta ( 1Gv 1,1-4).

 

 

Al centro della catechesi: Cristo

 

426 “Al centro della catechesi noi troviamo essenzialmente una persona: quella di Gesù di Nazaret, unigenito del Padre. . . , il quale ha sofferto ed è morto per noi e ora, risorto, vive per sempre con noi. . . Catechizzare. . . è, dunque, svelare nella persona di Cristo l’intero disegno di Dio. . . È cercare di comprendere il significato dei gesti e delle parole di Cristo, dei segni da lui operati” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 5]. Lo scopo della catechesi: “Mettere. . . in comunione. . . con Gesù Cristo: egli solo può condurre all’amore del Padre nello Spirito e può farci partecipare alla vita della Santa Trinità” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 5].

 

 

427 “Nella catechesi è Cristo, Verbo incarnato e Figlio di Dio, che viene insegnato, e tutto il resto lo è in riferimento a lui;… solo Cristo insegna, mentre ogni altro lo fa nella misura in cui è il suo portavoce, consentendo a Cristo di insegnare per bocca sua… Ogni catechista dovrebbe poter applicare a se stesso la misteriosa parola di Gesù: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato” ( Gv 7,16)” [Giovanni Paolo II, Esort. ap. Catechesi tradendae, 5].

 

428 Colui che è chiamato a “insegnare Cristo”, deve dunque cercare innanzi tutto quel guadagno che è la “sublimità della conoscenza di Cristo”; bisogna accettare di perdere tutto, “al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui”, e di “conoscere lui, la potenza della sua Risurrezione, la partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte con la speranza di giungere alla risurrezione dai morti” ( Fil 3,8-11).

 

 

429 Da questa amorosa conoscenza di Cristo nasce irresistibile il desiderio di annunziare, di “evangelizzare”, e di condurre altri al “sì” della fede in Gesù Cristo. Nello stesso tempo si fa anche sentire il bisogno di conoscere sempre meglio questa fede. A tal fine, seguendo l’ordine del Simbolo della fede, saranno innanzi tutto presentati i principali titoli di Gesù: Cristo, Figlio di Dio, Signore (articolo 2). Il Simbolo successivamente confessa i principali misteri della vita di Cristo: quelli della sua Incarnazione (articolo 3), quelli della sua Pasqua (articoli 4 e 5), infine quelli della sua glorificazione (articoli 6 e 7).

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Others were saying, “He is Elijah”; still others, “He is a prophet like any of the prophets.”

MARK

Chapter 6

1

He departed from there and came to his native place, 1 accompanied by his disciples.

2

2 When the sabbath came he began to teach in the synagogue, and many who heard him were astonished. They said, “Where did this man get all this? What kind of wisdom has been given him? What mighty deeds are wrought by his hands!

3

Is he not the carpenter, 3 the son of Mary, and the brother of James and Joses and Judas and Simon? And are not his sisters here with us?” And they took offense at him.

4

4 Jesus said to them, “A prophet is not without honor except in his native place and among his own kin and in his own house.”

5

So he was not able to perform any mighty deed there, 5 apart from curing a few sick people by laying his hands on them.

6

He was amazed at their lack of faith. He went around to the villages in the vicinity teaching.

7

He summoned the Twelve 6 and began to send them out two by two and gave them authority over unclean spirits.

8

7 He instructed them to take nothing for the journey but a walking stick – no food, no sack, no money in their belts.

9

They were, however, to wear sandals but not a second tunic.

10

8 He said to them, “Wherever you enter a house, stay there until you leave from there.

11

Whatever place does not welcome you or listen to you, leave there and shake the dust off your feet in testimony against them.”

12

So they went off and preached repentance.

13

9 They drove out many demons, and they anointed with oil many who were sick and cured them.

14

10 King Herod 11 heard about it, for his fame had become widespread, and people were saying, “John the Baptist has been raised from the dead; that is why mighty powers are at work in him.”

15

Others were saying, “He is Elijah”; still others, “He is a prophet like any of the prophets.”

16

But when Herod learned of it, he said, “It is John whom I beheaded. He has been raised up.”

17

12 Herod was the one who had John arrested and bound in prison on account of Herodias, the wife of his brother Philip, whom he had married.

18

John had said to Herod, “It is not lawful for you to have your brother’s wife.”

19

Herodias 13 harbored a grudge against him and wanted to kill him but was unable to do so.

20

Herod feared John, knowing him to be a righteous and holy man, and kept him in custody. When he heard him speak he was very much perplexed, yet he liked to listen to him.

21

She had an opportunity one day when Herod, on his birthday, gave a banquet for his courtiers, his military officers, and the leading men of Galilee.

22

Herodias’s own daughter came in and performed a dance that delighted Herod and his guests. The king said to the girl, “Ask of me whatever you wish and I will grant it to you.”

23

He even swore (many things) to her, “I will grant you whatever you ask of me, even to half of my kingdom.”

24

She went out and said to her mother, “What shall I ask for?” She replied, “The head of John the Baptist.”

25

The girl hurried back to the king’s presence and made her request, “I want you to give me at once on a platter the head of John the Baptist.”

26

The king was deeply distressed, but because of his oaths and the guests he did not wish to break his word to her.

27

So he promptly dispatched an executioner with orders to bring back his head. He went off and beheaded him in the prison.

28

He brought in the head on a platter and gave it to the girl. The girl in turn gave it to her mother.

29

When his disciples heard about it, they came and took his body and laid it in a tomb.

30

The apostles 14 gathered together with Jesus and reported all they had done and taught.

31

15 He said to them, “Come away by yourselves to a deserted place and rest a while.” People were coming and going in great numbers, and they had no opportunity even to eat.

32

So they went off in the boat by themselves to a deserted place.

33

People saw them leaving and many came to know about it. They hastened there on foot from all the towns and arrived at the place before them.

34

When he disembarked and saw the vast crowd, his heart was moved with pity for them, for they were like sheep without a shepherd; and he began to teach them many things.

35

16 By now it was already late and his disciples approached him and said, “This is a deserted place and it is already very late.

36

Dismiss them so that they can go to the surrounding farms and villages and buy themselves something to eat.”

37

He said to them in reply, “Give them some food yourselves.” But they said to him, “Are we to buy two hundred days’ wages worth of food and give it to them to eat?”

38

He asked them, “How many loaves do you have? Go and see.” And when they had found out they said, “Five loaves and two fish.”

39

So he gave orders to have them sit down in groups on the green grass.

40

17 The people took their places in rows by hundreds and by fifties.

41

Then, taking the five loaves and the two fish and looking up to heaven, he said the blessing, broke the loaves, and gave them to (his) disciples to set before the people; he also divided the two fish among them all. 18

42

They all ate and were satisfied.

43

And they picked up twelve wicker baskets full of fragments and what was left of the fish.

44

Those who ate (of the loaves) were five thousand men.

45

19 Then he made his disciples get into the boat and precede him to the other side toward Bethsaida, 20 while he dismissed the crowd.

46

21 And when he had taken leave of them, he went off to the mountain to pray.

47

When it was evening, the boat was far out on the sea and he was alone on shore.

48

Then he saw that they were tossed about while rowing, for the wind was against them. About the fourth watch of the night, he came toward them walking on the sea. 22 He meant to pass by them.

49

But when they saw him walking on the sea, they thought it was a ghost and cried out.

50

23 They had all seen him and were terrified. But at once he spoke with them, “Take courage, it is I, do not be afraid!”

51

He got into the boat with them and the wind died down. They were (completely) astounded.

52

They had not understood the incident of the loaves. 24 On the contrary, their hearts were hardened.

53

After making the crossing, they came to land at Gennesaret and tied up there.

54

As they were leaving the boat, people immediately recognized him.

55

They scurried about the surrounding country and began to bring in the sick on mats to wherever they heard he was.

56

Whatever villages or towns or countryside he entered, they laid the sick in the marketplaces and begged him that they might touch only the tassel on his cloak; and as many as touched it were healed.

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Ma Dio esiste veramente? Ascoltiamo le voci della ragione umana

ESISTENZA E NATURA DI DIO

1. La voce della coscienza.

Oltre agli argomenti che abbiamo svolto finora, molti ancora solitamente se ne portano, a conferma della verità dimostrata; ne accenneremo due che, sulle menti moderne, in varia misura imbevute di soggettivismo, fanno maggiore impressione, benché invece abbiano bisogno di un accurato svolgimento per non essere fraintesi e non divenire puri sofismi o petizioni di principio.
1) Argomento eudemonologico (dal termine greco che significa felicità). L’uomo sente un desiderio naturale di felicità che i beni finiti non possono saziare: il desiderio di un bene sommo, senza limiti, puro, senza mescolanza di mali e capace di soddisfare tutti i nostri bisogni. E’ un fatto di esperienza che è facile constatare. Ma questo desiderio non può essere vano, perché se – al contrario di tutte le altre tendenze naturali, che possono raggiungere il loro fine – questo desiderio dell’uomo fosse frustrato, l’uomo, re del creato, sarebbe l’essere più infelice della terra. Dunque esiste questo bene puro, infinito, capace di saziare il desiderio naturale dell’uomo: esiste Dio.“Fecisti nos ad Te, Domine, et inquietum est cor nostrum donec requiescat in Te”. (S. Agostino, Confessiones).
2) Argomento deontologico (dal termine greco che significa dovere), secondo il quale dall’esistenza della legge morale, in due modi possiamo risalire fino a Dio.
a) C’è una legge morale che si impone alla nostra condotta, indipendentemente da ogni nostra soddisfazione e vantaggio, da ogni pericolo esterno, anche della vita, in modo assoluto, universale, in tutti i tempi in tutte le età e presso tutti i popoli. Ora, una tale legge domanda un legislatore supremo e universale, cioè Dio. Infatti, quella legge non è fondata nella ragione, che la scopre ma non la crea; non nell’istinto, che spesso si oppone alla legge; e neppure negli altri uomini, che da quella stessa legge sono dominati. Essa non può che fondarsi, dunque, su un essere superiore a tutti: Dio.
b) L’argomento è rafforzato dalla necessità della sanzione. Il bene e il male meritano premio e castigo; ma non sono sufficienti le sanzioni di questa vita; è dunque necessaria una sanzione ordinata da un giudice ultramondano. Senza Dio il reo potrà vantarsi di aver violato l’ordine impunemente, il giusto avrà vanamente sofferto e il suo grido contro lo scandalo dell’empietà trionfante si sarà perduto nel deserto. Ancora una volta la coscienza proclama l’esistenza di Dio.

2. Natura di Dio.

Abbiamo risposto alla prima domanda: an sit Deus, dimostrando l’esistenza di Dio; ci resta da rispondere ad una seconda domanda: quid sit Deus, cioè quale ne sia la natura.

1) Possiamo conoscere la natura di Dio?  

Direttamente no, ma indirettamente possiamo conoscere qualcosa attraverso quelle stesse creature che ce ne hanno rivelata l’esistenza. Contemplando un’opera d’arte, leggendo la Divina Commedia, esaminando una complicata e ingegnosa macchina, non solo io comprendo che ci deve essere stato qualcuno che le ha fatte, ma anche che questo qualcuno deve essere un grande artista, un grande poeta, un grande scienziato, conosco insomma l’esistenza della causa e insieme quel tanto della sua natura che mi si manifesta attraverso la sua opera. Così l’universo mi attesta non solo l’esistenza di Dio, ma mi rivela anche le perfezioni della sua natura, almeno per quel tanto che queste si riflettono e risplendono nel mondo. In tal modo noi possiamo avere non un concetto proprio e perfetto della natura di Dio, ma un concetto imperfetto ed analogo, risalendo dalle creature al Creatore per le tre vie che ci addita S. Tommaso:
a) per la via della causalità: conosciamo che in Dio, causa prima, ci devono essere tutte le perfezioni delle creature (l’essere, la vita, l’intelligenza, la bontà, l’amore, la libertà, ecc.) perché da Lui le hanno ricevute e nessuno può dare ciò che non ha.
b) per la via della rimozione: sappiamo che quelle perfezioni (che, essendo nelle creature, devono trovarsi anche in Dio) sono però in Lui senza le imperfezioni che si trovano nelle creature; bisogna purificare queste perfezioni, rimuovendone le imperfezioni e attribuendole a Dio nella loro assoluta purezza; e con ciò è anche dissipata ogni accusa di antropomorfismo.
c) per la via della eminenza: conosciamo che in Dio, essere infinito, le perfezioni delle creature devono trovarsi non solo senza imperfezioni, ma anche senza limiti, in modo quindi infinitamente o eminentemente superiore. In Dio, dunque, c’è l’essere, la vita, la bontà, ecc., ma in grado infinito e senza alcuna imperfezione.

2) Qual è dunque la natura di Dio?

Dio è, innanzi tutto, l’Essere sussistente. Tutte le cose sono, l’essere è la loro prima perfezione, benché in esse limitata. Dio pure è, ma è l’Essere infinito e perfettissimo; questo è l’intimo costitutivo della Sua natura, per il quale Egli si distingue infinitamente da tutte le cose create. Dio stesso, a Mosè, che gli domandava il Suo nome, rispondeva dal roveto ardente: “ Io sono Colui che è”(Ex. 3, 14).
Da questa radice hanno, per così dire, origine tutte le altre Sue perfezioni che noi conosciamo: l’infinità, la semplicità, l’immutabilità, l’immensità, l’eternità, ecc.

3) La vita di Dio. 

Dio, come ha la perfezione dell’essere, così ha la perfezione del vivere, e come è lo stesso Essere sussistente, così è la stessa pienezza della vita. La vita di Dio, purissimo spirito, è quella propria di un essere spirituale e la vita dell’essere spirituale è intendere e volere, conoscere ed amare. Dio conosce e ama se stesso, perfettamente si conosce e perfettamente si ama, e in questa infinita cognizione della sua infinita verità, in questo infinito amore della Sua infinita bontà, sta la Sua felicità, il Suo paradiso. Conoscendo e amando se stesso, nella Sua stessa essenza, Dio conosce ed ama tutte le cose possibili ed esistenti, presenti, passate e future, la cui essenza è un’imperfetta partecipazione e imitazione dell’essenza divina. Anzi, la vita divina è così perfetta che Dio, conoscendo se stesso, genera un’Idea o Verbo sussistente nella stessa natura divina, e amando se stesso spira un Amore pure sussistente nella stessa divina natura; questo è l’insegnamento della Fede nella Rivelazione del profondissimo Mistero della SS. Trinità, nella quale il Padre genera il Figlio (il Verbo) e il Padre e il Figlio spirano lo Spirito Santo (l’Amore), mistero che supera la capacità della nostra mente, ma che ad essa non ripugna, anzi sublima il nostro concetto della vita intima di Dio senza contraddire le nostre conclusioni filosofiche.

4) L’opera di Dio.

Essa è il frutto della conoscenza e dell’amore di Dio. Dio vede la possibilità di creature che partecipino del Suo essere e della Sua perfezione e, amandole, desidera dare loro questa partecipazione, creandole con un atto libero. La creazione è appunto l’atto con cui Dio, dal nulla, fa essere l’universo e le cose che lo compongono e che in vario grado partecipano della Sua perfezione: i viventi più dei minerali, gli animali più delle piante e l’uomo più di tutti gli esseri materiali, perché dotato di un’anima spirituale con cui naturalmente partecipa in qualche modo alla vita di Dio, essendo capace di conoscerLo e di amarLo; molto più perfettamente l’uomo vi partecipa per la Grazia (partecipazione alla natura divina), misericordiosamente datagli da Dio, e per la quale diviene capace di conoscerLo per visione intuitiva e di amarLo con amore beatifico. In questo consiste il paradiso: nella visione di Dio verità infinita e nell’amore di Dio bontà infinita. L’uomo e tutto l’universo è opera di Dio, che non solo l’ha creato ma incessantemente continua la Sua azione creatrice conservando alle creature l’essere e le perfezioni che loro ha dato; senza il Suo influsso ogni cosa ricadrebbe nel nulla, come un oggetto sollevato e tenuto sospeso ricadrebbe a terra se non più sorretto.
Ma oltre alla creazione e alla conservazione, Dio assiste le Sue creature aiutandole in tutte le loro azioni, poiché senza il concorso divino sarebbe impossibile ogni loro attività, e guidandole paternamente con la Sua Provvidenza affinché si compiano i disegni di amore per cui esse sono state create.

3. Dio e il problema del male.

Una delle più comuni difficoltà contro l’esistenza di Dio, e in particolare contro la Sua Provvidenza, è l’esistenza del male nel mondo. Come si concilia l’esistenza di Dio con l’esistenza del male? Ecco il problema.
Vi è chi lo risolve negando semplicemente l’esistenza di Dio: ma erroneamente, perché l’esistenza di Dio è evidentemente provata, e la difficoltà di conciliarla con l’esistenza del male non dà il diritto di metterla in dubbio.
Vi è anche chi ha supposto che, accanto a Dio, principio del Bene, esista un essere maligno principio del male, indipendente da Lui e a Lui contrario; la terra sarebbe il teatro della lotta fra questi due primi princìpi. Ma anche questa soluzione (di non pochi antichi: Manichei, ecc.) è allo stesso modo erronea, perché non si può dare un essere che non dipende da Dio, il quale è necessariamente unico principio e creatore di tutto.
Altri, allora, pur ammettendo l’esistenza di Dio, ne hanno negato la Provvidenza, affermando che Dio non si interessa del mondo, avendo abbandonata a se stessa l’opera delle sue mani. Soluzione erronea anche questa, perché contraria agli attributi divini, specie al Suo amore per le creature, amore che è l’unica ragione della creazione.
Per altra via si deve dunque trovare la conciliazione tra l’esistenza di Dio e il fatto del male nel mondo. Per facilitare la soluzione del problema giova distinguere il male fisico e il male morale.
Il male fisico è dovuto all’essenza finita delle cose di cui si compone l’universo ed al corso normale e ordinario delle leggi della natura. Non ripugna quindi a Dio, come non ripugna il dolore che al male fisico suole accompagnarsi; il rendere l’uomo, e in generale l’animale, sensibile agli agenti nocivi è spesso mezzo provvidenziale per la conservazione della vita nella natura; la morte stessa degli individui è necessaria per dare posto alle nuove generazioni.
La colpa, poi, cioè il male morale, è effetto della manchevole volontà dell’uomo: essa non è voluta da Dio, ma solo permessa, perché Dio vuole che liberamente lo rispettiamo e lo amiamo e non vuole fare violenza alla nostra volontà.
Ma – si osserva – Dio non potrebbe, con la Sua Provvidenza, impedire il male? E se lo può, perché non lo impedisce?
Sì, parlando in termini assoluti, lo potrebbe impedire e se, nonostante questo, lo permette, vuol dire che nella Sua infinita sapienza vede che è meglio permetterlo. Senza volere penetrare più in là di quel che alle nostre deboli forze è concesso (S. Paolo esclamava: “ O altezza della scienza di Dio: Come sono imperscrutabili i Tuoi giudizi!”: Ep. ad Rom., 11, 33), abbiamo dalla ragione, e più ancora dalla fede, gli elementi per rispondere alla domanda.
L’immortalità dell’anima – che abbiamo già dimostrato – ci ha dato la certezza naturale (confermata dalla fede) di una vita futura ed eterna, alla quale la vita presente è ordinata e nella quale i desideri del nostro cuore saranno soddisfatti, a meno che la giustizia non esiga la pena del male da noi compiuto. Alla luce di questa verità, per cui la vita dell’uomo si inizia nel tempo ma si continua nell’eternità, deve essere risolto il problema del dolore, che acquista, nella Provvidenza divina, una mirabile finalità. Il dolore, innanzi tutto, distacca l’uomo dalle cose terrene e lo avvicina a quelle eterne; se, nonostante le frequenti infelicità della terra, così pochi pensano all’eternità, quanti sarebbero quelli che si ricorderebbero del loro ultimo fine, se nella vita non vi fossero che gioie? Inoltre, il dolore fa sì che l’uomo possa espiare: chi, nella vita, non ha mai trasgredito la legge del Signore? L’infinita misericordia di Dio è sempre disposta a perdonare, ma la Sua giustizia esige una riparazione, un compenso per l’ordine morale rovesciato, e il dolore ristabilisce quest’ordine purificando l’anima che si è ribellata a Dio. Infine il dolore santifica, perché attraverso la prova del dolore l’uomo si merita quella felicità eterna che Dio vuol donarci quale premio da conquistare col sacrificio e con la lotta, sostenuti dalla pace della coscienza e dalla gioia del cuore con cui Dio conforta il giusto nelle pene della vita.
Così la ragione, ed assai meglio la fede, mostrano nel dolore la paterna Provvidenza di Dio che “non turba mai la gioia dei Suoi figli se non per prepararne loro una più certa e più grande” (Manzoni).

Bibliografia.

Si veda la bibl. della lez. XVI. Anche Gaetani, La Provvidenza divina, Roma, Univ. Gregoriana, 1944; Zacchi, Il problema del dolore dinanzi all’intelligenza e al cuore, Roma, Ferrari, 1930.

4. Conclusione.

Riandando con la mente al cammino fin qui percorso, possiamo fissare il nostro sguardo su alcuni punti fondamentali per trarne qualche conclusione.
Risolto il problema della conoscenza, affermata e mostrata la nostra capacità di conoscere la verità, cioè la realtà come veramente è, abbiamo studiato l’universo materiale nel quale viviamo, i viventi nelle varie loro specie, in particolare l’uomo, e siamo poi saliti fino a Dio, dimostrandone l’esistenza e indagandone un poco la natura. L’uomo, composto di anima spirituale e di corpo materiale, ci è apparso l’anello di congiunzione fra il mondo della materia e il mondo dello spirito, re del creato ma insieme creatura di Dio. Per sua stessa natura l’uomo ha quindi delle relazioni col mondo materiale e con Dio, con se stesso e con gli altri uomini; lo studio di queste relazioni è l’oggetto dell’altra parte della filosofia, la filosofia morale.
Fra queste relazioni, hanno una particolare importanza le relazioni con Dio, sua causa prima e fine ultimo, che ha creato tutto l’universo per l’uomo e l’uomo affinché egli, attraverso il creato, a Lui ritorni. Il complesso di queste relazioni che stringono l’uomo a Dio costituisce la religione.
L’uomo deve perciò riconoscere la sua dipendenza da Dio, piegare il ginocchio per adorarlo, rendendoGli l’omaggio della sua mente e del suo cuore. Ma in quale modo? Nel modo che la retta ragione gli insegna, sebbene Dio abbia voluto stabilirlo Egli stesso nella pratica di una religione da Lui rivelata: religione soprannaturale o rivelata.
Esiste questa religione rivelata? Un uomo di nome Gesù Cristo, di cui la storia ci attesta l’esistenza e l’opera, propria non di un semplice uomo ma di un Dio, Gesù Cristo, Uomo-Dio, ha rivelato agli uomini la vera religione: la Religione cristiana.
Questa religione insegnata dal Cristo non si trova nella sua integrità e purezza nelle sette protestanti o scismatiche che si dicono cristiane, ma solo nella Chiesa cattolica, apostolica, romana, per cui l’unica vera religione è la Religione cattolica.
In questo modo appare alla retta ragione non solo legittimo, ma anzi doveroso l’atto della nostra fede cattolica. Dimostrare la ragionevolezza e obbligatorietà della nostra fede è compito non più del corso di filosofia ma del corso di Teologia fondamentale o, come suole chiamarsi, di Apologetica.

Bibliografia.

Devivier, Corso di apologetica cristiana, Venezia, Emiliana, 1937; Giacon, La verità cattolica, Vol. I (La divinità del cristianesimo, la Chiesa, i Dogmi), Como, Marzorati 2a ediz., 1943; Sitti, Corso di teologia per i laici, Vol. I (La Rivelazione), Roma, Studium, 1940.
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O Trinità Santissima,che io sprofondi nell’abisso del Tuo Amore!

Mio Dio, Trinità che adoro,
aiutatemi a dimenticarmi interamente,
per fissarmi in voi, immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità;
che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da voi, mio immutabile Bene,
ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del vostro mistero.
Pacificate la mia anima,
fatene il vostro cielo, la vostra dimora preferita e il luogo del riposo;
che io non vi lasci mai solo, ma sia là tutta quanta, tutta desta nella mia fede,
tutta in adorazione, tutta abbandonata alla vostra azione creatrice.

O mio amato Cristo, crocifisso per amore,
vorrei essere una sposa del vostro Cuore;
vorrei coprirvi di gloria e vi chiedo di rivestirmi di Voi stesso,
di immedesimare la mia anima con tutti i movimenti della vostra Anima,
di sommergermi, d’invadermi, di sostituirvi a me,
affinché la mia vita non sia che un’irradiazione della vostra vita.
Venite nella mia anima come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.
O Verbo Eterno, Parola del mio Dio, voglio passare la mia vita ad ascoltarvi;
voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da voi.
Poi, attraverso tutte le notti, tutti i vuoti, tutte le impotenze,
voglio fissare sempre Voi e restare sotto la vostra grande luce.
O mio Astro amato,
incantatemi, perché non possa più uscire dallo splendore dei vostri raggi.

O Fuoco consumatore, Spirito d’amore,
scendete sopra di me,
affinché si faccia della mia anima come un’incarnazione del Verbo,
ed io sia per Lui un’aggiunta d’umanità nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.

E Voi, o Padre,
chinatevi sulla vostra piccola creatura,
copritela con la vostra ombra, e non guardate in lei che il Diletto
nel quale avete riposto tutte le vostre compiacenze.

O miei TRE, mio Tutto,
mia Beatitudine, Solitudine infinita, Immensità in cui mi perdo,
mi consegno a Voi come una preda.
Seppellitevi in me, perché io mi seppellisca in Voi,
in attesa di venite a contemplare, nella vostra luce,
l’abisso delle vostre grandezze.

Beata Elisabetta della Trinità (1880-1906)

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“Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?”

1Corinzi 15

1 Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi, 2 e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l’ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!
3 Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture, 4 fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture, 5 e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici. 6 In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti. 7 Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli. 8 Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto. 9 Io infatti sono l’infimo degli apostoli, e non sono degno neppure di essere chiamato apostolo, perché ho perseguitato la Chiesa di Dio. 10 Per grazia di Dio però sono quello che sono, e la sua grazia in me non è stata vana; anzi ho faticato più di tutti loro, non io però, ma la grazia di Dio che è con me. 11 Pertanto, sia io che loro, così predichiamo e così avete creduto.
12 Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? 13 Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! 14 Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede. 15 Noi, poi, risultiamo falsi testimoni di Dio, perché contro Dio abbiamo testimoniato che egli ha risuscitato Cristo, mentre non lo ha risuscitato, se è vero che i morti non risorgono. 16 Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; 17 ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. 18 E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. 19 Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini.
20 Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. 21 Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; 22 e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo. 23 Ciascuno però nel suo ordine: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo; 24 poi sarà la fine, quando egli consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al nulla ogni principato e ogni potestà e potenza. 25 Bisogna infatti che egli regni finché non abbia posto tutti i nemici sotto i suoi piedi. 26 L’ultimo nemico ad essere annientato sarà la morte, 27 perché ogni cosa ha posto sotto i suoi piedi. Però quando dice che ogni cosa è stata sottoposta, è chiaro che si deve eccettuare Colui che gli ha sottomesso ogni cosa. 28 E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti.
29 Altrimenti, che cosa farebbero quelli che vengono battezzati per i morti? Se davvero i morti non risorgono, perché si fanno battezzare per loro? 30 E perché noi ci esponiamo al pericolo continuamente? 31 Ogni giorno io affronto la morte, come è vero che voi siete il mio vanto, fratelli, in Cristo Gesù nostro Signore! 32 Se soltanto per ragioni umane io avessi combattuto a Efeso contro le belve, a che mi gioverebbe? Se i morti non risorgono, mangiamo e beviamo, perché domani moriremo. 33 Non lasciatevi ingannare: «Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi». 34 Ritornate in voi, come conviene, e non peccate! Alcuni infatti dimostrano di non conoscere Dio; ve lo dico a vostra vergogna.
35 Ma qualcuno dirà: «Come risuscitano i morti? Con quale corpo verranno?». 36 Stolto! Ciò che tu semini non prende vita, se prima non muore; 37 e quello che semini non è il corpo che nascerà, ma un semplice chicco, di grano per esempio o di altro genere. 38 E Dio gli dà un corpo come ha stabilito, e a ciascun seme il proprio corpo. 39 Non ogni carne è la medesima carne; altra è la carne di uomini e altra quella di animali; altra quella di uccelli e altra quella di pesci. 40 Vi sono corpi celesti e corpi terrestri, ma altro è lo splendore dei corpi celesti, e altro quello dei corpi terrestri. 41 Altro è lo splendore del sole, altro lo splendore della luna e altro lo splendore delle stelle: ogni stella infatti differisce da un’altra nello splendore. 42 Così anche la risurrezione dei morti: si semina corruttibile e risorge incorruttibile; 43 si semina ignobile e risorge glorioso, si semina debole e risorge pieno di forza; 44 si semina un corpo animale, risorge un corpo spirituale.
Se c’è un corpo animale, vi è anche un corpo spirituale, poiché sta scritto che 45 il primo uomo, Adamo, divenne un essere vivente, ma l’ultimo Adamo divenne spirito datore di vita. 46 Non vi fu prima il corpo spirituale, ma quello animale, e poi lo spirituale. 47 Il primo uomo tratto dalla terra è di terra, il secondo uomo viene dal cielo. 48 Quale è l’uomo fatto di terra, così sono quelli di terra; ma quale il celeste, così anche i celesti. 49 E come abbiamo portato l’immagine dell’uomo di terra, così porteremo l’immagine dell’uomo celeste. 50 Questo vi dico, o fratelli: la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio, né ciò che è corruttibile può ereditare l’incorruttibilità.
51 Ecco io vi annunzio un mistero: non tutti, certo, moriremo, ma tutti saremo trasformati, 52 in un istante, in un batter d’occhio, al suono dell’ultima tromba; suonerà infatti la tromba e i morti risorgeranno incorrotti e noi saremo trasformati. 53 È necessario infatti che questo corpo corruttibile si vesta di incorruttibilità e questo corpo mortale si vesta di immortalità.
54 Quando poi questo corpo corruttibile si sarà vestito d’incorruttibilità e questo corpo mortale d’immortalità, si compirà la parola della Scrittura:
La morte è stata ingoiata per la vittoria.
55 Dov’è, o morte, la tua vittoria?
Dov’è, o morte, il tuo pungiglione
?
56 Il pungiglione della morte è il peccato e la forza del peccato è la legge. 57 Siano rese grazie a Dio che ci dà la vittoria per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo! 58 Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore.

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¿Quién podrá resistir en la presencia del Señor, este Dios tan santo?

PRIMER LIBRO DE SAMUEL

Capítulo 6

La devolución del Arca

1 El arca del Señor permaneció siete meses en territorio filisteo.

2 Luego los filisteos convocaron a los sacerdotes y adivinos, y les preguntaron: «¿Qué haremos con el Arca del Señor? Indíquennos cómo podemos enviarla al lugar donde estaba:.

3 Ellos respondieron: «Si devuelven el Arca del Dios de Israel, no la envíen sin nada, sino que deberán ofrecerle una reparación. Si así logran curarse, sabrán por qué su mano no se apartaba de ustedes».

4 «¿Qué reparación debemos ofrecerle?», preguntaron los filisteos. Ellos respondieron: «Cinco tumores de oro y cinco ratones de oro, uno por cada uno de los príncipes filisteos. Porque la misma plaga la han padecido ustedes y ellos.

5 Hagan unas imágenes de los tumores y de los ratones que devastan el país, y den gloria al Dios de Israel. Tal vez así su mano no pese tanto sobre ustedes, sobre sus dioses y sobre su país.

6 ¿Por qué se van a obstinar como lo hicieron Egipto y el Faraón? ¿No tuvieron acaso que dejarlos partir cuando el Señor se ensañó con ellos?

7 Hagan ahora mismo un carro nuevo y tomen dos vacas que estén criando y que no hayan llevado el yugo. Aten las vacas al carro, dejando a sus crías encerradas en el establo.

8 Luego tomarán el Arca del Señor y la pondrán sobre el carro. Al lado de ella, en un cofre, colocarán los objetos de oro que le ofrecen en reparación. Después, la dejarán partir.

9 Fíjense bien: si ella sube en dirección a su territorio, hacia Bet Semes, quiere decir que el Señor nos ha infligido esta gran calamidad; en caso contrario, sabremos que no fue su mano la que nos golpeó, sino que esto nos ha sucedido por casualidad.

10 Así lo hicieron: tomaron dos vacas que estaban criando y las ataron al carro, pero encerraron a sus crías en el establo.

11 Luego pusieron sobre el carro el Arca del Señor y el cofre con los ratones de oro y las imágenes de los tumores.

12 Las vacas se fueron derecho por el camino de Bet Semes; iban muriendo, siempre por el mismo sendero, sin desviarse ni a la derecha ni a la izquierda. Y los príncipes de los filisteos las siguieron hasta la frontera de Bet Semes.

El Arca en Bet Semes

13 La gente de Bet Semes estaba cosechando el trigo en el valle. Al levantar los ojos, divisaron el Arca y se alegraron de verla.

14 El carro llegó al campo de Josué de Bet Semes y se detuvo. Allí había una gran piedra. Entonces hicieron astillas la madera del carro y ofrecieron las vacas en holocausto al Señor.

15 Mientras tanto, los levitas habían bajado el Arca del Señor y el cofre que estaba con ella, donde se encontraban los objetos de oro, y los depositaron sobre la piedra grande. La gente de Bet Semes ofreció aquel día holocaustos y sacrificios al Señor.

16 Al ver esto, los príncipes de los filisteos regresaron a Ecrón aquel mismo día.

17 Los tumores de oro que los filisteos presentaron como reparación al Señor fueron uno por Asdod, uno por Gaza, uno por Ascalón, uno por Gat y uno por Ecrón.

18 Y el número de los ratones de oro correspondía al de todas las ciudades de los filisteos, gobernadas por los cinco príncipes, desde las ciudades fortificadas hasta los poblados desguarnecidos. Testigo de esto es la piedra grande sobre la que depositaron el Arca del Señor, y que hasta el día de hoy está en el campo de Josué de Bet Semes.

El Arca en Quiriat Iearím

19 El Señor castigó a la gente de Bet Semes, porque habían mirado el Arca del Señor. Como él hirió a setenta hombres, el pueblo estuvo de duelo porque el Señor les había infligido un castigo tan grande.

20 Los hombres de Bet Semes dijeron: «¿Quién podrá resistir en la presencia del Señor, este Dios tan santo? ¿A quién enviársela, para que esté lejos de nosotros?».

21 En seguida mandaron unos mensajeros a los habitantes de Quiriat Iearím, para decirles: «Los filisteos han devuelto el Arca del Señor. Bajen y súbanla con ustedes».

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Sia lodato sempre,in ogni circostanza,il Signore nostro Dio!

Laudato si, Signore mio,
perché ci ha creato e redento,
Tu Padre di immensa tenerezza e bontà.

Laudato si, Signore mio,
per il dono del creato
che hai affidato alla nostra custodia
e messo nelle nostre mani,
non sempre attente ed oculate
nel conservare i beni
che ci hai lasciato
a nostra gioia e felicità.

Laudato si, Signore mio
per ogni uomo e donna
di questa martoriata terra,
afflitta da tanti mali incurabili
del corpo e dello spirito.

Fa’ che nessuno di questi nostri fratelli
possano assaporare la freddezza
del nostro cuore e l’indifferenza
della nostra mente
presa da tanti personali problemi,
incapace di leggere il dolore
e la sofferenza sul volto
di chi non conta in questo mondo.

Laudato si, Signore mio,
per tutte le croci che ci doni ogni giorno
e ci inviti a portare con dignità
senza scaricarle sulle spalle degli altri,
ma felici di salire con te sul calvario
e donare la nostra vita,
come vittime espiatrici
per la conversione e la santificazione
del genere umano.

Laudato si, Signore mio
per le tante umiliazioni
che ci hai fatto sperimentare
attraverso quanti non sanno
e non vogliono amare sinceramente gli altri
e si fanno giudici severi degli altri
e molto tolleranti con se stessi.

Laudato si, Signore mio
per ogni cosa e per tutto quello
che guardiamo con i nostri occhi,
gustiamo con il nostro palato,
tocchiamo con le nostre mani,
odoriamo con il nostro naso,
ascoltiamo con le nostre orecchie,
soprattutto se sei Tu Signore a parlare
direttamente al nostro cuore,
perché ci vuoi totalmente consacrati
al tuo amore e alla tua lode,
nella cristiana speranza di lodarti
per sempre nella gioia del tuo Regno,
dove ci attendi per donarci
la pace e la felicità che non ha fine,
insieme a Maria, la tua e la nostra Madre,
Regina del cielo e della terra. Amen.

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Testimonianza di un convertito,raggiunto dalla Grazia

TESTIMONIANZA DI UN EX TOSSICODIPENDENTE

Sono l’ultimo di otto fratelli. Mia mamma si ammalò di un forte esaurimento nervoso mentre io ancora mi agitavo nel suo grembo. Quando nacqui, non era già più nelle condizioni di prendersi cura di me, così lo fece mia sorella più grande. Ma quando partì per l’America, dopo aver preso marito, per me era ancora troppo presto. Avevo solo 11 anni ed ero bramoso di affetto materno. Mi sentii abbandonato e terribilmente insicuro, mi parve che il mondo con tutto il suo peso gravasse sulle mie spalle ancora troppa gracili. Mi sentivo schiacciato.
Un profondo senso di ribellione contro tutti e contro tutto cominciò ad albergare nel mio cuore. Non davo ascolto a mio padre e più lui cercava di correggermi, più reagivo con forza. C’era in me un fuoco di risentimento verso la vita che mi induceva a fare tutto il contrario di ogni cosa giusta.

Avevo solo 15 anni quando divenni capo di una banda di ragazzini del mio quartiere. Facevamo molte bravate e ce ne vantavamo. Poi venne la stagione delle discoteche, delle ragazze, del sesso e dell’alcol, tanto. Mi ubriacavo spesso.
Immancabile giunse l’appuntamento con la droga: dapprima lo spinello, poi gli allucinogeni e l’eroina. Il mio cervello era in frantumi almeno quanto la mia anima. La cocaina, infine, distrusse quel poco che rimaneva della mia integrità di uomo. L’odio per il mondo e per la vita era ormai divenuto odio contro me stesso. In fondo non facevo altro che distruggermi, dose dopo dose, buco dopo buco. Ma cercavo ancora, seppure in maniera maldestra, di mascherare il disastro che ero divenuto. Giorno dopo giorno bruciavo la terra attorno a me. Credo di aver ingannato tutti, amici, parenti, familiari e quindi cresceva a dismisura tutto intorno il deserto. A questo punto la droga mi serviva per sentirmi in quello stato di torpore che ti impedisce di pensare e di riconoscerti per quello che sei diventato, una larva. Da fanciullo educato alla fede cristiana, ero divenuto un adoratore del diavolo, di un dio che chiamavo Eroina. Ero a meno di un metro dall’inferno.
Oggi riconosco i grandi sforzi fatti da mio padre per aiutarmi, dissuadermi, correggermi, amarmi. Ma a nulla valsero. Non so più in quante comunità terapeutiche ho soggiornato e da quante sono scappato. Ero in un vicolo cieco. Non ero più padrone di me. Più che l’alcol e la droga, il vero problema, comunque, ero io stesso.

La droga aveva, nei lunghi anni di abuso, corroso ogni cosa. Non sapevo più gioire e non sapevo più piangere. I momenti di lucidità erano talmente insopportabili che diverse volte ho tentato il suicidio. Oggi so che qualcuno mi proteggeva. Mi somministravo la morte a piccole dosi quotidiane, eppure ero terrorizzato dalla morte. Diverse volte sono stato in coma per overdose.
Non saprei dire come, né saprei ripetere le parole, ma nel mio cuore doveva esserci un grido soffocato di aiuto simile a una preghiera. “Ti prego, soccorrimi Signore. Donami la pace e fammi provare quella gioia di vivere che mi é sconosciuta!”
Dio rispose, e lo fece attraverso mio padre. Lui non aveva mai smesso di pregare per me. Fu lui a propormi di entrare in una comunità di recupero che aveva una forte enfasi di fede cristiana. “Papà portami pure in questo centro. Per me soltanto Dio, se esiste, può fare qualcosa.” Qui conobbi non solo una comunità di ragazzi col mio stesso problema, ma anche una comunità spirituale, di persone sinceramente convinte dell’aiuto di Dio. Ero attratto da quella forte tensione spirituale ma non capivo fino in fondo da dove venisse. Avevo fede, ma ero ancora incredulo. Qualcuno a cui mi rivolsi mi parlò con semplicità e convinzione di Gesù. “Quello che non puoi fare con le tue forze lo può Gesù per te!”. Cominciai una lunga, reiterata e ostinata preghiera. Volevo che Gesù operasse anche in me come in quei ragazzi. Stentavo a credere che avrebbe potuto rimettere assieme i pezzi della mia vita. Fu così, forse per la prima volta, che mi resi conto del male che avevo fatto a tante altre persone. Molti avevano patito a causa mia. Ma questo pensiero non mi distruggeva. La consapevolezza del peccato cresceva di pari passo con quella della Grazia. Dio mi voleva bene. Non si era stancato di me. Aveva continuato ad amarmi anche quando non mi amavo neppure io stesso. È stato per la sua vicinanza se ho potuto sopportare la paralisi delle crisi di astinenza. Lui, soltanto lui era capace di spegnere il fuoco che ardeva nel mio corpo, che bruciava le vene mentre le ossa erano pesanti come il piombo. Dio ha agito, certo, ma lo ha fatto attraverso molti di quei ragazzi che erano passati per quella stessa angusta strada. Erano per me come una schiera di angeli mandati a soccorrermi, giorno e notte.
La fede dei primi passi cominciò a diventare cammino quotidiano nella lettura della Parola di Dio, nella preghiera personale. Così l’antica storia di quel figlio, di cui narra la parabola, che parte per un lungo viaggio nel quale si perde, acquistava per me un significato biografico. Dio era proprio quel padre paziente e amorevole rimasto alla finestra ad aspettare il mio ritorno.
Da allora la presenza spirituale del Signore ha preso a medicare e curare le mie piaghe. La lunga malattia dell’anima aveva lasciato ormai posto alla stagione della convalescenza e della piena guarigione. Nessun medico e nessuno psichiatra aveva potuto affrancarmi da quei 22 anni di vita dissoluta vissuta alla mercé della droga. Il Signore l’ha fatto. L’ha potuto per mezzo del suo amore. L’ha compiuto mettendo in me la fede. L’ha realizzato donandomi dei fratelli. Ed oggi il più grande desiderio che ho nel cuore é quello di sapermi nelle sue mani uno strumento di aiuto per tanti altri ragazzi come me. Il mio desiderio è quello di vederli un giorno liberi dalla droga vivendo una vita con la pace, la gioia e l’amore di Dio che si può ottenere solo attraverso Suo Figlio Gesù.

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L’insegnamento e la Presenza costante del Signore sono dolci più del miele

Dall Esortazione Apostolica “Catechesi tradendae” di S.Giovanni Paolo II

ABBIAMO UN SOLO MAESTRO: GESU’ CRISTO

Mettere in comunione con la persona di Cristo

5. La IV assemblea generale del sinodo dei vescovi ha insistito spesso sul cristocentrismo di ogni autentica catechesi. Noi possiamo qui mantenere i due significati della parola, i quali non si oppongono nè si escludono, ma piuttosto si richiamano e si completano a vicenda.

Si vuole sottolineare, innanzitutto, che al centro stesso della catechesi noi troviamo essenzialmente una persona: quella di Gesù di Nazaret, “unigenito dal Padre, pieno di grazia e di verità”, il quale ha sofferto ed è morto per noi ed ora, risorto, vive per sempre con noi. E’ Gesù che è “la via, la verità e la vita” e la vita cristiana consiste nel seguire Cristo, nella “sequela Cristi”. L’oggetto essenziale e primordiale della catechesi è – per usare un’espressione cara a san Paolo, come pure alla teologia contemporanea – “il mistero del Cristo”. Catechizzare è, in un certo modo, condurre qualcuno a scrutare questo mistero in tutte le sue dimensioni: “Mettere in piena luce l’economia del mistero… Comprendere con tutti i santi quale sia l’ampiezza, la lunghezza, l’altezza e la profondità, e conoscere l’amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio”. E’, dunque, svelare nella persona di Cristo l’intero disegno di Dio, che in essa si compie. E’ cercare di comprendere il significato dei gesti e delle parole di Cristo, dei segni da lui operati, poiché essi ad un tempo nascondono e rivelano il suo mistero. In questo senso, lo scopo definitivo della catechesi è di mettere qualcuno non solo in contatto, ma in comunione, in intimità con Gesù Cristo: egli solo può condurre all’amore del Padre nello Spirito e può farci partecipare alla vita della santa Trinità.

Trasmettere la dottrina di Cristo

6. Ma il cristocentrismo, in catechesi, significa pure che mediante essa non si vuole che ciascuno trasmetta la propria dottrina o quella di un altro maestro, ma l’insegnamento di Gesù Cristo, la verità che egli comunica o, più esattamente, la verità che egli è. Bisogna dire dunque che nella catechesi è Cristo, Verbo incarnato e Figlio di Dio, che viene insegnato, e tutto il resto lo è in riferimento a lui; e che solo Cristo insegna, mentre ogni altro lo fa nella misura in cui è il suo portavoce, consentendo al Cristo di insegnare per bocca sua. La costante preoccupazione di ogni catechista – quale che sia il livello delle sue responsabilità nella chiesa – dev’essere quella di far passare, attraverso il proprio insegnamento ed il proprio comportamento, la dottrina e la vita di Gesù. Egli non cercherà di fermare su se stesso, sulle sue opinioni ed attitudini personali l’attenzione e l’adesione dell’intelligenza e del cuore di colui che sta catechizzando; e, soprattutto, non cercherà di inculcare le sue opinioni ed opzioni personali, come se queste esprimessero la dottrina e le lezioni di vita del Cristo. Ogni catechista dovrebbe poter applicare a se stesso la misteriosa parola di Gesù: “La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato”. E’ questo che fa s. Paolo trattando una questione di primaria importanza: “Io ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso”. Quale frequentazione assidua della parola di Dio trasmessa dal magistero della chiesa, quale profonda familiarità col Cristo e col Padre, quale spirito di preghiera, quale distacco da sé deve avere un catechista per poter dire: “La mia dottrina non è mia”!

Il Cristo docente

7. Questa non è un corpo di verità astratte: essa è comunicazione del mistero vivente di Dio. La qualità di colui che l’insegna nel vangelo e la natura del suo insegnamento sorpassano del tutto quelle dei “maestri”in Israele, grazie al legame unico che passa tra ciò che egli dice, ciò che fa e ciò che è. Resta il fatto, tuttavia, che i vangeli riferiscono chiaramente alcuni momenti in cui Gesù insegna. “Gesù fece e insegnò”: in questi due verbi che aprono il libro degli Atti, san Luca unisce ed insieme distingue due poli nella missione di Cristo.

Gesù ha insegnato: è, questa, la testimonianza che dà di se stesso: “Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare”. È l’osservazione ammirata degli evangelisti, sorpresi di vederlo sempre e in ogni luogo nell’atto di insegnare, in un modo e con un’autorità fino ad allora sconosciuti. “Di nuovo le folle si radunavano intorno a lui, ed egli, come era solito, di nuovo le ammaestrava”; “ed essi erano colpiti dal suo insegnamento, perché insegnava, come avendo autorità”. E’ quanto rilevano anche i suoi nemici, per ricavarne un motivo di accusa, di condanna: “Costui solleva il popolo, insegnando per tutta la Giudea, dopo aver cominciato dalla Galilea, fino a qui”.

L’unico “maestro”

8. Colui che insegna a questo modo merita, ad un titolo del tutto speciale, il nome di “maestro”. Quante volte, in tutto il nuovo testamento e specialmente nei vangeli, gli è dato questo titolo di maestro! Sono evidentemente i dodici, gli altri discepoli, le moltitudini degli ascoltatori che, con un accento di ammirazione, di confidenza e di tenerezza, lo chiamano maestro. Perfino i farisei ed i sadducei, i dottori della legge, i giudici in generale non gli rifiutano questo appellativo: “Maestro, noi vogliamo che tu ci faccia vedere un segno”; “Maestro, che debbo fare per ottenere la vita eterna?”. Ma è soprattutto Gesù stesso, in momenti particolarmente solenni e molto significativi, a chiamarsi maestro: “Voi mi chiamate maestro e signore, e dite bene, perché lo so no”; egli proclama la singolarità, il carattere unico della sua condizione di maestro: “Voi non avete che un maestro: il Cristo”. Si comprende come, nel corso di duemila anni, in tutte le lingue della terra, uomini di ogni condizione, razza e nazione, gli abbiano dato con venerazione questo titolo, ripetendo ciascuno nel modo suo proprio il grido di Nicodemo: “Sappiamo che sei un maestro venuto da Dio”.

Questa immagine del Cristo docente, maestosa insieme e familiare, impressionante e rassicurante, immagine disegnata dalla penna degli evangelisti e spesso evocata in seguito dall’iconografia sin dall’età paleo-cristiana – tanto è seducente – amo evocarla, a mia volta, all’inizio di queste considerazioni intorno alla catechesi nel mondo contemporaneo.

Docente mediante tutta la sua vita

9. Ciò facendo, non dimentico che la maestà del Cristo docente, la coerenza e la forza persuasiva uniche del suo insegnamento si spiegano soltanto perché le sue parole, le sue parabole ed i suoi ragionamenti non sono mai separabili dalla sua vita e dal suo stesso essere. In questo senso, tutta la vita del Cristo fu un insegnamento continuo: i suoi silenzi, i suoi miracoli, i suoi gesti, la sua preghiera, il suo amore per l’uomo, la sua predilezione per i piccoli e per i poveri, l’accettazione del sacrificio totale sulla croce per la redenzione del mondo, la sua risurrezione sono l’attuazione della sua parola ed il compimento della rivelazione. Talché per i cristiani il Crocifisso è una delle immagini più sublimi e più popolari di Gesù docente.

Tutte queste considerazioni, che sono nel solco delle grandi tradizioni della chiesa, rinvigoriscono in noi il fervore verso Cristo, il maestro che rivela Dio agli uomini e l’uomo a se stesso; il maestro che salva, santifica e guida, che è vivo, parla, scuote, commuove, corregge, giudica, perdona, cammina ogni giorno con noi sulla strada della storia; il maestro che viene e che verrà nella gloria.

Solo in una profonda comunione con lui i catechisti troveranno la luce e la forza per l’autentico ed auspicato rinnovamento della catechesi.

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Non chiunque mi dice Signore,Signore,entrerà nel Regno dei Cieli

Matteo 7

1 Non giudicate, per non essere giudicati; 2 perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati. 3 Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio? 4 O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? 5 Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
6 Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle davanti ai porci, perché non le calpestino con le loro zampe e poi si voltino per sbranarvi.
7 Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; 8 perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. 9 Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? 10 O se gli chiede un pesce, darà una serpe?11 Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!
12 Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge ed i Profeti.
13 Entrate per la porta stretta, perché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa; 14 quanto stretta invece è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e quanto pochi sono quelli che la trovano!
15 Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi?17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi;18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco.20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
24 Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, è simile a un uomo saggio che ha costruito la sua casa sulla roccia. 25 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa non cadde, perché era fondata sopra la roccia. 26 Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, è simile a un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. 27 Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde, e la sua rovina fu grande».
28 Quando Gesù ebbe finito questi discorsi, le folle restarono stupite del suo insegnamento: 29 egli infatti insegnava loro come uno che ha autorità e non come i loro scribi.

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Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

1023 Coloro che muoiono nella grazia e nell’amicizia di Dio e che sono perfettamente purificati, vivono per sempre con Cristo. Sono per sempre simili a Dio, perché lo vedono “così come egli è” ( 1Gv 3,2), faccia a faccia: [Cf 1Cor 13,12; Ap 22,4 ]

Con la nostra apostolica autorità definiamo che, per disposizione generale di Dio, le anime di tutti i santi morti prima della passione di Cristo. . . e quelle di tutti i fedeli morti dopo aver ricevuto il santo Battesimo di Cristo, nelle quali al momento della morte non c’era o non ci sarà nulla da purificare, oppure, se in esse ci sarà stato o ci sarà qualcosa da purificare, quando, dopo la morte, si saranno purificate. . ., anche prima della risurrezione dei loro corpi e del giudizio universale – e questo dopo l’Ascensione del Signore e Salvatore Gesù Cristo al cielo – sono state, sono e saranno in cielo, associate al Regno dei cieli e al Paradiso celeste con Cristo, insieme con i santi angeli. E dopo la passione e la morte del nostro Signore Gesù Cristo, esse hanno visto e vedono l’essenza divina in una visione intuitiva e anche a faccia a faccia, senza la mediazione di alcuna creatura [ Benedetto XII, Cost. Benedictus Deus: Denz. -Schönm., 1000; cf Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 49].

 

 

1024 Questa vita perfetta, questa comunione di vita e di amore con la Santissima Trinità, con la Vergine Maria, gli angeli e tutti i beati è chiamata “il cielo”. Il cielo è il fine ultimo dell’uomo e la realizzazione delle sue aspirazioni più profonde, lo stato di felicità suprema e definitiva.

 

 

1025 Vivere in cielo è “essere con Cristo” [Cf Gv 14,3; Fil 1,23; 1Ts 4,17 ]. Gli eletti vivono “in lui”, ma conservando, anzi, trovando la loro vera identità, il loro proprio nome: [Cf Ap 2,17 ]

Vita est enim esse cum Christo; ideo ubi Christus, ibi vita, ibi regnum – La vita, infatti, è stare con Cristo, perché dove c’è Cristo, là c’è la vita, là c’è il Regno [Sant’Ambrogio, Expositio Evangelii secundum Lucam, 10, 121: PL 15, 1834A].

 

1026 Con la sua morte e la sua Risurrezione Gesù Cristo ci ha “aperto” il cielo. La vita dei beati consiste nel pieno possesso dei frutti della Redenzione compiuta da Cristo, il quale associa alla sua glorificazione celeste coloro che hanno creduto in lui e che sono rimasti fedeli alla sua volontà. Il cielo è la beata comunità di tutti coloro che sono perfettamente incorporati in lui.

 

1027 Questo mistero di comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione. La Scrittura ce ne parla con immagini: vita, luce, pace, banchetto di nozze, vino del Regno, casa del Padre, Gerusalemme celeste, paradiso: “Quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo, queste ha preparato Dio per coloro che lo amano” ( 1Cor 2,9).

 

 

1028 A motivo della sua trascendenza, Dio non può essere visto quale è se non quando egli stesso apre il suo Mistero alla contemplazione immediata dell’uomo e gliene dona la capacità. Questa contemplazione di Dio nella sua gloria celeste è chiamata dalla Chiesa la “la visione beatifica”:

 

Questa sarà la tua gloria e la tua felicità: essere ammesso a vedere Dio, avere l’onore di partecipare alle gioie della salvezza e della luce eterna insieme con Cristo, il Signore tuo Dio, . . . godere nel Regno dei cieli, insieme con i giusti e gli amici di Dio, le gioie dell’immortalità raggiunta [San Cipriano di Cartagine, Epistulae, 56, 10, 1: PL 4, 357B].

 

 

1029 Nella gloria del cielo i beati continuano a compiere con gioia la volontà di Dio in rapporto agli altri uomini e all’intera creazione. Regnano già con Cristo; con lui “regneranno nei secoli dei secoli” ( Ap 22,5) [Cf Mt 25,21; Mt 25,23 ].

  1. La speranza dei cieli nuovi e della terra nuova

 

1042 Alla fine dei tempi, il Regno di Dio giungerà alla sua pienezza. Dopo il Giudizio universale i giusti regneranno per sempre con Cristo, glorificati in corpo e anima, e lo stesso universo sarà rinnovato:

 

Allora la Chiesa. . . avrà il suo compimento. . . nella gloria del cielo, quando verrà il tempo della restaurazione di tutte le cose e quando col genere umano anche tutto il mondo, il quale è intimamente unito con l’uomo e per mezzo di lui arriva al suo fine, sarà perfettamente ricapitolato in Cristo [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 48].

 

1043 Questo misterioso rinnovamento, che trasformerà l’umanità e il mondo, dalla Sacra Scrittura è definito con l’espressione: “i nuovi cieli e una terra nuova” ( 2Pt 3,13) [Cf Ap 21,1 ]. Sarà la realizzazione definitiva del disegno di Dio di “ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del cielo come quelle della terra” ( Ef 1,10).

 

1044 In questo nuovo universo, [Cf Ap 21,5 ] la Gerusalemme celeste, Dio avrà la sua dimora in mezzo agli uomini. Egli “tergerà ogni lacrima dai loro occhi; non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate” ( Ap 21,4) [Cf Ap 21,27 ].

 

1045 Per l’uomo questo compimento sarà la realizzazione definitiva dell’unità del genere umano, voluta da Dio fin dalla creazione e di cui la Chiesa nella storia è “come sacramento” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 1]. Coloro che saranno uniti a Cristo formeranno la comunità dei redenti, la “Città santa” di Dio ( Ap 21,2), “la Sposa dell’Agnello” ( Ap 21,9). Essa non sarà più ferita dal peccato, dalle impurità, [Cf Ap 21,27 ] dall’amor proprio, che distruggono o feriscono la comunità terrena degli uomini. La visione beatifica, nella quale Dio si manifesterà in modo inesauribile agli eletti, sarà sorgente perenne di gaudio, di pace e di reciproca comunione.

 

1046 Quanto al cosmo, la Rivelazione afferma la profonda comunione di destino fra il mondo materiale e l’uomo:

 

 

La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio. . . e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione. . . Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo ( Rm 8,19-23).

 

1047 Anche l’universo visibile, dunque, è destinato ad essere trasformato, “affinché il mondo stesso, restaurato nel suo stato primitivo, sia, senza più alcun ostacolo, al servizio dei giusti”, partecipando alla loro glorificazione in Gesù Cristo risorto [Sant’Ireneo di Lione, Adversus haereses, 5, 32, 1].

 

 

1048 “ Ignoriamo il tempo in cui avranno fine la terra e l’umanità, e non sappiamo il modo in cui sarà trasformato l’universo. Passa certamente l’aspetto di questo mondo, deformato dal peccato. Sappiamo, però, dalla Rivelazione che Dio prepara una nuova abitazione e una terra nuova, in cui abita la giustizia, e la cui felicità sazierà sovrabbondantemente tutti i desideri di pace che salgono nel cuore degli uomini” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39].

 

1049 “Tuttavia l’attesa di una terra nuova non deve indebolire, bensì piuttosto stimolare la sollecitudine nel lavoro relativo alla terra presente, dove cresce quel corpo dell’umanità nuova che già riesce a offrire una certa prefigurazione che adombra il mondo nuovo. Pertanto, benché si debba accuratamente distinguere il progresso terreno dallo sviluppo del Regno di Cristo, tuttavia, nella misura in cui può contribuire a meglio ordinare l’umana società, tale progresso è di grande importanza” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39].

 

 

1050 “Infatti. . . tutti i buoni frutti della natura e della nostra operosità, dopo che li avremo diffusi sulla terra nello Spirito del Signore e secondo il suo precetto, li ritroveremo poi di nuovo, ma purificati da ogni macchia, illuminati e trasfigurati, allorquando Cristo rimetterà al Padre il Regno eterno e universale” [Conc. Ecum. Vat. II, Gaudium et spes, 39]. Dio allora sarà “tutto in tutti” ( 1Cor 15,28), nella vita eterna:

 

La vita, nella sua stessa realtà e verità, è il Padre, che attraverso il Figlio nello Spirito Santo, riversa come fonte su tutti noi i suoi doni celesti. E per la sua bontà promette veramente anche a noi uomini i beni divini della vita eterna [ San Cirillo di Gerusalemme, Catecheses illuminandorum, 18, 29: PG 33, 1049, cf Liturgia delle Ore, III, Ufficio delle letture del giovedì della diciassettesima settimana. [Paolo VI, Credo del popolo di Dio, 28.]

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O Dio dei poveri, aiutaci a riscattare gli abbandonati e i dimenticati

Dio Onnipotente,
che sei presente in tutto l’universo
e nella più piccola delle tue creature,
Tu che circondi con la tua tenerezza
tutto quanto esiste,
riversa in noi la forza del tuo amore
affinché ci prendiamo cura
della vita e della bellezza.
Inondaci di pace,
perché viviamo come fratelli e sorelle
senza nuocere a nessuno.
O Dio dei poveri,
aiutaci a riscattare gli abbandonati
e i dimenticati di questa terra
che tanto valgono ai tuoi occhi.
Risana la nostra vita,
affinché proteggiamo il mondo
e non lo deprediamo,
affinché seminiamo bellezza
e non inquinamento e distruzione.
Tocca i cuori
di quanti cercano solo vantaggi
a spese dei poveri e della terra.
Insegnaci a scoprire il valore di ogni cosa,
a contemplare con stupore,
a riconoscere che siamo profondamente uniti
con tutte le creature
nel nostro cammino verso la tua luce infinita.
Grazie perché sei con noi tutti i giorni.
Sostienici, per favore, nella nostra lotta
per la giustizia, l’amore e la pace

Copyright Sandro Damiano
Copyright Sandro Damiano

Sono pieno di Consolazione,pervaso di Gioia in ogni tribolazione!

2Corinzi 7

1 In possesso dunque di queste promesse, carissimi, purifichiamoci da ogni macchia della carne e dello spirito, portando a compimento la nostra santificazione, nel timore di Dio.
2 Fateci posto nei vostri cuori! A nessuno abbiamo fatto ingiustizia, nessuno abbiamo danneggiato, nessuno abbiamo sfruttato. 3 Non dico questo per condannare qualcuno; infatti vi ho già detto sopra che siete nel nostro cuore, per morire insieme e insieme vivere. 4 Sono molto franco con voi e ho molto da vantarmi di voi. Sono pieno di consolazione, pervaso di gioia in ogni nostra tribolazione.
5 Infatti, da quando siamo giunti in Macedonia, la nostra carne non ha avuto sollievo alcuno, ma da ogni parte siamo tribolati: battaglie all’esterno, timori al di dentro.
6 Ma Dio che consola gli afflitti ci ha consolati con la venuta di Tito, 7 e non solo con la sua venuta, ma con la consolazione che ha ricevuto da voi. Egli ci ha annunziato infatti il vostro desiderio, il vostro dolore, il vostro affetto per me; cosicché la mia gioia si è ancora accresciuta.
8 Se anche vi ho rattristati con la mia lettera, non me ne dispiace. E se me ne è dispiaciuto – vedo infatti che quella lettera, anche se per breve tempo soltanto, vi ha rattristati – 9 ora ne godo; non per la vostra tristezza, ma perché questa tristezza vi ha portato a pentirvi. Infatti vi siete rattristati secondo Dio e così non avete ricevuto alcun danno da parte nostra; 10 perché la tristezza secondo Dio produce un pentimento irrevocabile che porta alla salvezza, mentre la tristezza del mondo produce la morte.11 Ecco, infatti, quanta sollecitudine ha prodotto in voi proprio questo rattristarvi secondo Dio; anzi quante scuse, quanta indignazione, quale timore, quale desiderio, quale affetto, quale punizione! Vi siete dimostrati innocenti sotto ogni riguardo in questa faccenda.12 Così se anche vi ho scritto, non fu tanto a motivo dell’offensore o a motivo dell’offeso, ma perché apparisse chiara la vostra sollecitudine per noi davanti a Dio. 13 Ecco quello che ci ha consolati.
A questa nostra consolazione si è aggiunta una gioia ben più grande per la letizia di Tito, poiché il suo spirito è stato rinfrancato da tutti voi. 14 Cosicché se in qualche cosa mi ero vantato di voi con lui, non ho dovuto vergognarmene, ma come abbiamo detto a voi ogni cosa secondo verità, così anche il nostro vanto con Tito si è dimostrato vero. 15 E il suo affetto per voi è cresciuto, ricordando come tutti gli avete obbedito e come lo avete accolto con timore e trepidazione. 16 Mi rallegro perché posso contare totalmente su di voi.

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Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine.

Apocalisse 22

1 Mi mostrò poi un fiume d’acqua viva limpida come cristallo, che scaturiva dal trono di Dio e dell’Agnello. 2 In mezzo alla piazza della città e da una parte e dall’altra del fiume si trova un albero di vita che dà dodici raccolti e produce frutti ogni mese; le foglie dell’albero servono a guarire le nazioni.
3 E non vi sarà più maledizione.
Il trono di Dio e dell’Agnello
sarà in mezzo a lei e i suoi servi lo adoreranno;
4 vedranno la sua faccia
e porteranno il suo nome sulla fronte.
5 Non vi sarà più notte
e non avranno più bisogno di luce di lampada,
né di luce di sole,
perché il Signore Dio li illuminerà
e regneranno nei secoli dei secoli
.
6 Poi mi disse: «Queste parole sono certe e veraci. Il Signore, il Dio che ispira i profeti, ha mandato il suo angelo per mostrare ai suoi servi ciò che deve accadere tra breve. 7 Ecco, io verrò presto. Beato chi custodisce le parole profetiche di questo libro».
8 Sono io, Giovanni, che ho visto e udito queste cose. Udite e vedute che le ebbi, mi prostrai in adorazione ai piedi dell’angelo che me le aveva mostrate. 9 Ma egli mi disse: «Guardati dal farlo! Io sono un servo di Dio come te e i tuoi fratelli, i profeti, e come coloro che custodiscono le parole di questo libro. È Dio che devi adorare».
10 Poi aggiunse: «Non mettere sotto sigillo le parole profetiche di questo libro, perché il tempo è vicino. 11 Il perverso continui pure a essere perverso, l’impuro continui ad essere impuro e il giusto continui a praticare la giustizia e il santo si santifichi ancora.
12 Ecco, io verrò presto e porterò con me il mio salario, per rendere a ciascuno secondo le sue opere. 13 Io sono l’Alfa e l’Omega, il Primo e l’Ultimo, il principio e la fine. 14 Beati coloro che lavano le loro vesti: avranno parte all’albero della vita e potranno entrare per le porte nella città. 15 Fuori i cani, i fattucchieri, gli immorali, gli omicidi, gli idolàtri e chiunque ama e pratica la menzogna!
16 Io, Gesù, ho mandato il mio angelo, per testimoniare a voi queste cose riguardo alle Chiese. Io sono la radice della stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino».
17 Lo Spirito e la sposa dicono: «Vieni!». E chi ascolta ripeta: «Vieni!». Chi ha sete venga; chi vuole attinga gratuitamente l’acqua della vita.
18 Dichiaro a chiunque ascolta le parole profetiche di questo libro: a chi vi aggiungerà qualche cosa, Dio gli farà cadere addosso i flagelli descritti in questo libro; 19 e chi toglierà qualche parola di questo libro profetico, Dio lo priverà dell’albero della vita e della città santa, descritti in questo libro.
20 Colui che attesta queste cose dice: «Sì, verrò presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù. 21 La grazia del Signore Gesù sia con tutti voi. Amen!

Copyright Sandro Damiano

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“Perchè ve ne state qui tutto il giorno oziosi ?”

Dalla Esortazione Apostolica “Christifideles laici” di S:Giovanni Paolo II

Le urgenze attuali del mondo: perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?

3. Il significato fondamentale di questo Sinodo, e quindi il frutto più prezioso da esso desiderato, è l’ascolto da parte dei fedeli laici dell’appello di Cristo a lavorare nella sua vigna, a prendere parte viva, consapevole e responsabile alla missione della Chiesa in quest’ora magnifica e drammatica della storia, nell’imminenza del terzo millennio.

Situazioni nuove, sia ecclesiali sia sociali, economiche, politiche e culturali, reclamano oggi, con una forza del tutto particolare, l’azione dei fedeli laici. Se il disimpegno è sempre stato inaccettabile, il tempo presente lo rende ancora più colpevole. Non è lecito a nessuno rimanere in ozio.

Riprendiamo la lettura della parabola evangelica: «Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano là e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno oziosi?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella mia vigna”» (Mt 20, 6-7).

Non c’è posto per l’ozio, tanto è il lavoro che attende tutti nella vigna del Signore. Il «padrone di casa» ripete con più forza il suo invito: «Andate anche voi nella mia vigna».

La voce del Signore risuona certamente nell’intimo dell’essere stesso d’ogni cristiano, che mediante la fede e i sacramenti dell’iniziazione cristiana è configurato a Gesù Cristo, è inserito come membro vivo nella Chiesa ed è soggetto attivo della sua missione di salvezza. La voce del Signore passa però anche attraverso le vicende storiche della Chiesa e dell’umanità, come ci ricorda il Concilio: «Il Popolo di Dio, mosso dalla fede, per cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore, che riempie l’universo, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza e del disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dell’uomo, e perciò guida l’intelligenza verso soluzioni pienamente umane»(6).

E’ necessario, allora, guardare in faccia questo nostro mondo, con i suoi valori e problemi, le sue inquietudini e speranze, le sue conquiste e sconfitte: un mondo le cui situazioni economiche, sociali, politiche e culturali presentano problemi e difficoltà più gravi rispetto a quello descritto dal Concilio nella Costituzione pastorale Gaudium et spes(7). E’ comunque questa la vigna, è questo il campo nel quale i fedeli laici sono chiamati a vivere la loro missione. Gesù li vuole, come tutti i suoi discepoli, sale della terra e luce del mondo (cf. Mt 5, 13-14). Ma qual è il volto attuale della «terra» e del «mondo», di cui i cristiani devono essere «sale» e «luce»?

E’ assai grande la diversità delle situazioni e delle problematiche che oggi esistono nel mondo, peraltro caratterizzate da una crescente accelerazione di mutamento. Per questo è del tutto necessario guardarsi dalle generalizzazioni e dalle semplificazioni indebite. E’ però possibile rilevare alcune linee di tendenza che emergono nella società attuale. Come nel campo evangelico insieme crescono la zizzania e il buon grano, così nella storia, teatro quotidiano di un esercizio spesso contraddittorio della libertà umana, si trovano, accostati e talvolta profondamente aggrovigliati tra loro, il male e il bene, l’ingiustizia e la giustizia, l’angoscia e la speranza.

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L’Eucaristia è un Miracolo,manifestatosi sempre,in tutti i giorni

Miracolo eucaristico

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Un miracolo eucaristico è, secondo la dottrina della Chiesa cattolica, un miracolo che coinvolge l’eucaristia. I miracoli eucaristici sono categorizzati in diversi tipi[1]:

  • trasformazione dell’ostia consacrata in carne e/o del vino in sangue, oppure sanguinamento dell’ostia. Nella maggioranza di questi casi il fatto sarebbe avvenuto mentre celebrava messa un sacerdote che dubitava della realtà dellatransustanziazione;
  • prodigi di vario tipo che sarebbero avvenuti in occasione di eventi che avrebbero messo in pericolo le specie consacrate: profanazioni, furti, incendi o altro. Tali prodigi avrebbero procurato la salvezza o il ritrovamento delle specie e/o la cattura o il pentimento del profanatore o del ladro;
  • prodigi eucaristici di vario genere che sarebbero legati a santi e beati;
  • comunioni ritenute prodigiose;
  • alcune guarigioni di Lourdes, che sarebbero avvenute durante la processione pomeridiana con il Santissimo Sacramento;
  • mistici che sarebbero vissuti a lungo nutrendosi esclusivamente della comunione quotidiana;
  • presunte rivelazioni collegate all’eucaristia.
  • presunte rivelazioni private collegate all’eucaristia (locuzioni interiori, visioni ecc.[2]).

La Chiesa cattolica riconosce ufficialmente come realmente accaduti numerosi episodi di questo tipo, la maggior parte dei quali nel Medioevo. Ci sono scienziati che hanno invece proposto una possibile spiegazione, che coinvolge un diffuso batterio, per i miracoli eucaristici di sanguinamento dell’ostia.

Secondo la teologia cattolica, questi miracoli rendono visibile il fatto che, nell’eucaristia, il pane e il vino si trasformano nel corpo e nel sangue di Gesù(transustanziazione), fermo restando che anche la carne e il sangue resi visibili dal miracolo sono considerati dalla teologia stessa Specie eucaristiche, ossia aspetti sensibili corporei di una Sostanza divina da essi differente. Spesso le specie consacrate oggetto del presunto miracolo sono state poi conservate come reliquie.

La diffusione dei miracoli eucaristici

A Paray-le-Monial, in Francia, è conservata una grande carta geografica con l’indicazione di 132 luoghi, sparsi nel mondo, dove si sarebbero verificati, nel corso dei secoli, miracoli eucaristici.[3]

Miracoli eucaristici nel mondo

Miracoli eucaristici in Italia

Le reliquie del miracolo eucaristico di Lanciano

Lanciano

Il miracolo eucaristico di Lanciano è il più antico di cui si abbia notizia, in quanto sarebbe avvenuto intorno all’anno 700.

Le specie eucaristiche si sarebbero mutate in carne e sangue durante una messa, celebrata nella chiesa di San Legonziano da un monaco basiliano che dubitava della presenza di Gesù nell’eucaristia.

Le reliquie del miracolo, oggi conservate nella basilica di San Francesco, sono state sottoposte a indagine scientifica nell’inverno 197071 e nel1981: gli esami hanno determinato che l’ostia è costituita da vera carne umana, precisamente da tessuto miocardico, e il sangue è vero sangue umano di gruppo AB[4][5].

Trani

Antica rappresentazione del miracolo eucaristico di Trani.

Il miracolo eucaristico di Trani sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina intorno all’anno 1000: una donna ebrea, per irridere la fede cristiana, dopo aver occultato durante la messa un’ostia consacrata, una volta a casa l’avrebbe messa in una padella di olio bollente, ma la particola si sarebbe trasformata in carne, sanguinando abbondantemente.[6]

La reliquia è attualmente custodita in una teca d’argento, nella chiesa di Sant’Andrea a Trani.

Ferrara

Il miracolo eucaristico di Ferrara sarebbe avvenuto nel 1171 nell’omonima cittadina: mentre un sacerdote celebrava la messa, l’ostia consacrata, diventata carne, avrebbe sanguinato[7].

Rimini

Miracolo dell’asina, dettaglio del rilievo di Donatello.

Il miracolo eucaristico di Rimini, detto anche “della mula” o “dell’asina”, sarebbe avvenuto nell’omonima città nel 1223, ed è attribuito all’intercessione di Sant’Antonio di Padova. Secondo le più antiche biografie del santo, episodi analoghi sarebbero avvenuti anche aTolosa e a Bourges[8].

Alatri

Il miracolo eucaristico di Alatri risale al 1227: una donna avrebbe rubato un’ostia consacrata, su incarico di una fattucchiera che intendeva servirsene per compiere un maleficio, ma al momento di toglierla dal nascondiglio in cui l’aveva occultata, avrebbe constatato che essa si era tramutata in carne e, pentitasi, l’avrebbe riconsegnata. La reliquia di questo miracolo è custodita ad Alatri nellaCattedrale di San Paolo.

Firenze

Il miracolo eucaristico di Firenze sarebbe avvenuto nel 1230 in città nella chiesa di Sant’Ambrogio: un anziano sacerdote, che durante la messa aveva lasciato inavvertitamente nel calice un po’ di vino consacrato, vi avrebbe ritrovato il giorno dopo “del sangue vivo raggrumato e incarnato“. Nella stessa chiesa, nel 1595, si sarebbe verificato un secondo miracolo eucaristico[9].

Bolsena

Chiesa di Santa Cristina a Bolsena: la teca contenente la tavola di marmo macchiata dal sangue del “miracolo eucaristico”.

Il miracolo eucaristico di Bolsena risale al 1263: esso sarebbe avvenuto, come quello di Lanciano, mentre celebrava messa un sacerdote che dubitava della transustanziazione. In questo caso, dall’ostia divenuta carne sarebbe stillato abbondante sangue che avrebbe macchiato il corporale di lino usato per la celebrazione. A seguito di questo evento, l’anno successivo papa Urbano IV istituì la festa del Corpus Domini. Quattro lastre di marmo macchiate di sangue sono conservate nella Chiesa di Santa Cristina a Bolsena, una quinta lastra di marmo è stata regalata nel ‘500 alla cittadina di Porchiano del Monte (Terni), mentre il corporale, anch’esso insanguinato, è conservato nel Duomo di Orvieto.

Offida e Lanciano

Il miracolo eucaristico di Offida sarebbe avvenuto in realtà nella città di Lanciano (già nota per il più antico miracolo eucaristico delVII secolo), nel 1273: una donna, su invito di una fattucchiera cui si era rivolta, gettò un’ostia consacrata sul fuoco, ma la particola si sarebbe trasformata in carne, da cui sarebbe sgorgato sangue abbondante; la reliquia è stata riconsegnata anni fa alla sua città d’origine, Lanciano.

Valvasone e Gruaro

Il miracolo eucaristico di Valvasone e Gruaro sarebbe avvenuto in realtà nel 1294 nella cittadina veneta di Gruaro, a pochi chilometri dal comune friulano di Valvasone: su di una tovaglia, proveniente dalla chiesa di San Giusto, sarebbero apparse macchie di sangue, prodotte da un’ostia consacrata rimasta tra le pieghe del tessuto[10].

Cascia

Basilica di Santa Rita aCascia, dove è conservata la reliquia del miracolo eucaristico del 1330.

Il miracolo eucaristico di Cascia sarebbe avvenuto in realtà a Siena nel 1330: un’ostia consacrata, conservata impropriamente da un sacerdote tra le pagine del breviario, si sarebbe tramutata in sangue[11].

Macerata

Il miracolo eucaristico di Macerata sarebbe avvenuto nel 1356 nell’omonima città: mentre un sacerdote, che dubitava della reale presenza di Gesù nell’ostia consacrata, celebrava la messa, durante la consacrazione sarebbe sgorgato del sangue dalla particola, bagnando il calice e il lino usato per detergere il calice stesso[12].

Bagno di Romagna

Il miracolo eucaristico di Bagno di Romagna sarebbe avvenuto nel 1412 nell’omonima cittadina: un monaco camaldolese, durante la messa, all’atto della consacrazione avrebbe visto il vino del calice andare in ebollizione e, fuoriuscendo, macchiare il corporale[13].

Torino

Iscrizione commemorativa nella Basilica del Corpus Domini, a Torino.

Il miracolo eucaristico di Torino sarebbe avvenuto nell’omonima città il 9 giugno 1453. Dalla chiesa di Exilles era stato trafugata, insieme ad altri oggetti sacri, l’ostia consacrata, che fu recuperata, secondo la tradizione, in modo prodigioso a Torino, dove era stato portato il materiale sacro rubato. Sul luogo del miracolo è stata eretta la basilica del Corpus Domini.

Asti

Il miracolo eucaristico di Asti sarebbe avvenuto nel 1535 nell’omonima città: mentre un sacerdote celebrava la messa, allo spezzare dell’ostia sarebbero stillate gocce di sangue nel calice e sulla patena[14].

Morrovalle

Il miracolo eucaristico di Morrovalle sarebbe avvenuto nel 1560 nell’omonima cittadina: dopo un incendio, che aveva devastato lachiesa del convento di San Francesco, sarebbe stata rinvenuta intatta la particola del Santissimo Sacramento, nonostante si fosse fuso il vaso d’argento che la conteneva[15].

Veroli

Il miracolo eucaristico di Veroli sarebbe avvenuto nel 1570 nell’omonima cittadina: nella locale basilica di Sant’Erasmo, durante l’esposizione del Santissimo Sacramento, si sarebbero verificate delle apparizioni soprannaturali[16].

Mogoro

Il miracolo eucaristico di Mogoro sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina nell’anno 1604: due ostie consacrate, lasciate cadere sul pavimento da due peccatori durante la celebrazione eucaristica, avrebbero lasciato un’impronta indelebile.

Cava de’ Tirreni

i festeggiamenti in onore del Santissimo Sacramento “Festa di Montecastello” in ricordo del Miracolo Eucaristico che, nel 1656, salvò Cava de’Tirreni dalla peste

Nel maggio del 1656 si diffuse una terribile epidemia di peste a causa all’invasione dei soldati spagnoli provenienti dalla Sardegna. L’epidemia ben presto si espanse nei villaggi e nelle campagne circostanti arrivando anche nella cittadina di Cava dei Tirreni. Vi furono migliaia di vittime, sia in città che nelle campagne. Don Paolo Franco fu uno dei pochi risparmiati dalla peste, e ispirato dall’alto, sfidando ogni pericolo, convocò la popolazione e indisse una processione riparatrice fino al monte Castello, situato a pochi chilometri di distanza. Quando arrivarono in cima al monte, Don Franco benedì Cava dei Tirreni con il Santissimo Sacramento. La peste cessò miracolosamente e ancora oggi, ogni anno, nel mese di giugno, la popolazione di Cava promuove delle processioni solenni in ricordo del Prodigio.

Siena

Basilica di San Francesco a Siena, dove sono conservate le ostie del miracolo eucaristico del 1730.

Il miracolo eucaristico di Siena sarebbe avvenuto a partire dal 1730: 351 ostie consacrate, rubate da ignoti ladri sacrileghi, furono successivamente ritrovate integre, e si conservano tuttora intatte dopo quasi tre secoli.[17]

Il numero delle ostie è attualmente di 223, essendo le altre andate perse in tutte le ricognizioni, controlli ed esami effettuati.

Patierno

Il miracolo eucaristico di Patierno sarebbe avvenuto nel 1772 nel quartiere di Napoli di San Pietro a Patierno: le ostie consacrate furono rubate dall’altare maggiore della chiesa di San Pietro apostolo, e sarebbero state ritrovate successivamente in modo miracoloso[18].

Il miracolo eucaristico diSan Mauro La Bruca

San Mauro La Bruca

Il miracolo eucaristico di San Mauro La Bruca sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina in provincia di Salerno il 25 luglio dell’anno 1969; tuttora è il più recente di cui si abbiano notizie. Sessantatré ostie consacrate, rubate da ignoti ladri sacrileghi, furono successivamente ritrovate integre, e si conservano tuttora intatte dopo più di quarant’anni[19].

Miracoli eucaristici in Austria

Sankt Georgenberg-Fiecht

Il miracolo eucaristico di Sankt Georgenberg-Fiecht sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina austriaca nell’anno1310: mentre un sacerdote celebrava la messa, il vino consacrato contenuto nel calice si sarebbe trasformato insangue.

Miracoli eucaristici in Belgio

Bois-Seigneur-Isaac

Il miracolo eucaristico di Bois-Seigneur-Isaac sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina belga nell’anno 1405: durante la celebrazione eucaristica l’ostia consacrata avrebbe sanguinato, macchiando il corporale.

Miracoli eucaristici in Croazia

Ludbreg

Il miracolo eucaristico di Ludbreg sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina croata nell’anno 1411: mentre un sacerdote celebrava la messa, dubitò della reale presenza di Cristo nel pane e nel vino consacrati, e le specie del vino contenuto nel calice si sarebbero trasformate in sangue.

Miracoli eucaristici in Francia

Blanot

Il miracolo eucaristico di Blanot sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina francese nell’anno 1331: mentre un sacerdote distribuiva la comunione, un frammento dell’ostia consacrata si sarebbe trasformato in una goccia di sangue.

Faverney

Il miracolo eucaristico di Faverney sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina francese nell’anno 1608: alla vigilia di Pentecoste un incendio distrusse l’altare, ma non l’ostensorio con il Santissimo Sacramento, che restarono intatti, in quanto sarebbero rimasti sospesi in aria, secondo le testimonianze, per 33 ore.

Pressac

Il miracolo eucaristico di Pressac sarebbe avvenuto nei pressi dell’omonima cittadina della Francia centro-occidentale il Giovedì Santo del 1643: nella chiesaparrocchiale si sviluppò un incendio, che fuse quasi completamente il calice contenente un’ostia consacrata, ma la particola rimase intatta.

Miracoli eucaristici in Germania

Walldürn

L’altare dove è conservata la reliquia del miracolo eucaristico di Walldürn.

Il miracolo eucaristico di Walldürn sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina tedesca nell’anno 1330: durante la messa un sacerdote rovesciò involontariamente il calice con il vino consacrato, che avrebbe formato sul corporale un’immagine di Gesù crocifisso.

Miracoli eucaristici nei Paesi Bassi

Alkmaar

Il miracolo eucaristico di Alkmaar sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina olandese nell’anno 1429: un sacerdote rovesciò inavvertitamente sull’altare del vino consacrato, e questo si sarebbe trasformato in sangue[20].

Amsterdam

Il miracolo eucaristico di Amsterdam sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina olandese nell’anno 1345, con la preservazione dalle fiamme di un’ostia consacrata[21].

Miracoli eucaristici in Polonia

Cracovia

Il miracolo eucaristico di Cracovia sarebbe avvenuto nei pressi dell’omonima cittadina polacca nell’anno 1345: alcune ostie consacrate, rubate da ignoti malfattori, furono ritrovate in modo ritenuto miracoloso.

Poznań

Il miracolo eucaristico di Poznań sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina polacca nell’anno 1399: tre ostie consacrate, rubate e profanate da vandali, avrebbero stillatosangue e, gettate dai malfattori, furono recuperate in modo ritenuto miracoloso.

Legnica

Il miracolo eucaristico di Legnica sarebbe avvenuto in una chiesa dell’omonima diocesi, in Polonia, durante la messa di Natale del 2013: un’ostia consacrata, caduta a terra, dopo essere stata recuperata si sarebbe trasformata in tessuto miocardico di tipo umano.

Miracoli eucaristici in Portogallo

Santarém

Il miracolo eucaristico di Santarém sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina portoghese nell’anno 1247: una donna, spinta dalla gelosia per il marito, rubò un’ostia consacrata su consiglio di una fattucchiera per ricavarne un filtro d’amore, ma la particola avrebbe iniziato a sanguinare.

Miracoli eucaristici in Spagna

O Cebreiro

Il miracolo eucaristico di O Cebreiro sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina spagnola nell’anno 1300: durante la messa, celebrata da un sacerdote che non credeva nella reale presenza di Gesù nell’ostia consacrata, la particola si sarebbe trasformata in carne e il vino in sangue.

Ivorra

Il miracolo eucaristico di Ivorra sarebbe avvenuto nell’omonima località spagnola nell’anno 1010: mentre un sacerdote celebrava la messa dubitò della reale presenza diCristo nel vino consacrato, e questo si sarebbe trasformato in sangue.

Miracoli eucaristici in Svizzera

Ettiswil

Il miracolo eucaristico di Ettiswil sarebbe avvenuto nell’omonima cittadina svizzera nell’anno 1447: un’ostia consacrata, trafugata dalla chiesa parrocchiale, fu ritrovata in modo ritenuto miracoloso.

Miracoli eucaristici in altre località

Altri miracoli eucaristici si sarebbero verificati: in Austria, a Seefeld e Weiten-Raxendorf; in Belgio, a Bruges, Bruxelles, Herentals, Herkenrode-Hasselt, Liegi eMiddleburg-Lovanio; in Colombia, a Tumaco; in Egitto, a Santa Maria Egiziaca e Scete; in Francia, ad Avignone, Bordeaux, Digione, Douai, La Rochelle, Neuvy Saint Sépulcre, Les Ulmes, Marseille-En-Beauvais e Parigi; in Germania, ad Augusta, Benningen, Bettbrunn, Erding, Kranenburg Bei Kleve, Ratisbona, Weingarten eWilsnacka; in India, a Chirattakonam; nell’Isola della Martinica, a Morne-Rouge; nell’Isola della Réunion, a Saint-André de la Réunion; in Italia, ad Assisi, Canosio,Cava de’ Tirreni, Dronero, Roma, Rosano, Scala e Volterra; nei Paesi Bassi, ad Amsterdam, Bergen, Boxmeer, Boxtel-Hoogstraten, Breda-Niervaart, Meerssen eStiphout; in Perù, a Eten; in Polonia, a Głotowo; in Spagna, ad Alboraya-Almácera, Alcalá, Alcoy, Caravaca de la Cruz, Cimballa, Daroca, Gerona, Gorkum-El Escorial, Guadalupe, Moncada, Montserrat, Onil, Ponferrada, San Juan de las Abadeses, Silla, Valencia e Saragozza[22].

Miracoli eucaristici legati a santi e beati

  • Secondo alcuni biografi, durante la celebrazione di una Messa, al momento di distribuire la comunione, don Bosco si accorse che nella pisside erano rimaste solo otto ostie, mentre i ragazzi in attesa di comunicarsi erano 360. Serviva messa don Giuseppe Buzzetti, seguace di don Bosco: quando si accorse che questi era riuscito a comunicare tutti i ragazzi, moltiplicando le ostie, si sentì male per l’emozione.[23]

Domenico Beccafumi, Sant’Antonio e il miracolo della mula, 1537, Museo del Louvre
  • Secondo quanto tramandato dalla tradizione, mentre Sant’Antonio di Padova si trovava nel 1223 a Rimini per predicare la reale presenza di Gesù nell’Eucaristia, un eretico di nome Bonisollo gli disse che, se avesse provato con un miracolo la vera presenza di Cristo nell’ostia consacrata, avrebbe aderito all’insegnamento della Chiesa cattolica: Bonisollo tenne allora per tre giorni nella stalla la sua mula senza darle da mangiare, poi la portò in piazza mettendole davanti della biada, mentre contemporaneamente sant’Antonio, con in mano l’ostia consacrata, portatosi davanti alla mula, disse: “In virtù e in nome del Creatore, che io, per quanto ne sia indegno, tengo veramente tra le mani, ti dico, o animale, e ti ordino di avvicinarti prontamente con umiltà e di prestargli la dovuta venerazione”. Come il santo ebbe finito di parlare, la mula, lasciando da parte il fieno, si inginocchiò e l’eretico si convertì.[24]

Altri fenomeni legati all’Eucaristia, alcuni dei quali ritenuti miracolosi dalla Chiesa, sono attribuiti a diversi santi e beati, tra i quali: san Francesco d’Assisi, santa Caterina da Siena, san Tommaso d’Aquino, san Bernardo di Chiaravalle, santaMargherita Maria Alacoque, sant’Ignazio di Loyola, sant’Antonio Maria Zaccaria, santa Teresa d’Avila, san Gaspare del Bufalo, santa Lucia Filippini, santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, santa Giuliana Falconieri, san Bonaventura da Bagnoregio, san Secondo di Asti, san Girolamo, san Tarcisio, san Satiro, santa Germana Cousin, san Stanislao Kostka, beata Anna Katharina Emmerick, beata Angela da Foligno, beata Imelda Lambertini, beato Giacomo da Montieri, beato Niccolò Stenone e altri.[25]

Comunioni prodigiose

S. Agnese di Montepulciano riceve l’Eucaristia dalle mani di un angelo.
  • La grande devozione eucaristica di S. Faustina Kowalska (1905-1938) la portò ad aggiungere al suo nome l’appellativo “del Santissimo Sacramento“. Secondo il suo diario, nell’Aprile 1938 le comunicarono che per un certo tempo non avrebbe potuto ricevere l’Eucaristia, a causa della stanchezza dovuta a una grave malattia; durante quel tempo, ossia per tredici giorni, le apparve accanto al letto, al mattino, unSerafino che le porse la Comunione con le parole: “Ecco il Signore degli Angeli”. S. Faustina descrive il Serafino come “circondato da un grande splendore”, con una veste dorata, una cotta e una stola trasparenti. Descrive inoltre il calice come di cristallo e coperto da un velo trasparente. Il diario riporta che in una di queste occasioni la santa chiese all’angelo se poteva confessarla, ottenendo come risposta che “nessuno spirito celeste” poteva far questo.[26]
  • San Gerardo Maiella (1726-1755), religioso redentorista, racconta che da piccolo fuggiva spesso nella cappella della Vergine a Capodigiano quando non vi era cibo in casa, e che il bambino Gesù gli donava del pane bianco.[27] Compiuti otto anni, apprese che l’Eucaristia che i fedeli ricevevano in chiesa era Gesù e cercò di ottenerla, ma la Comunione gli fu negata a causa della giovane età. La notte stessa, secondo il suo racconto, apparve l’arcangelo Michele per porgergli l’Eucaristia.[27][28]
  • Nella biografia di santa Agnese Segni di Montepulciano (1268-1317), si riporta che una domenica mattina si era immersa in preghiera, rendendosi conto solo dopo molte ore di non aver assistito alla Santa Messa: vide allora un angelo avvicinarsi portandole l’Eucaristia. Il fatto si sarebbe ripetuto in altre occasioni.[29]
  • Negli atti del processo di canonizzazione di santa Chiara da Montefalco (1268-1308), si riporta che in una certa occasione le fu impedito di ricevere la Comunione per esservisi accostata senza il mantello. Il biografo riferisce che, mentre addolorata rientrava nella sua cella, le era apparso Gesù stesso per darle l’Eucaristia.[29]
  • Nella biografia della beata Emilia Bicchieri (1255-1314), fondatrice del Terz’Ordine Regolare Domenicano, si racconta che in una certa occasione, occupandosi di una consorella in gravi condizioni di salute, non si era accorta del trascorrere del tempo, arrivando in ritardo alla Messa e perdendo la Comunione. Si narra che, nel supplicare addolorata il Signore, un angelo le apparve portandole l’Eucaristia.[29]

Lourdes e il Santissimo Sacramento

La Basilica di Lourdes.

Alcune delle guarigioni di Lourdes riconosciute ufficialmente dalla Chiesa cattolica come miracolose, sarebbero avvenute durante laprocessione pomeridiana con il Santissimo Sacramento[30], e precisamente quelle di: Jeanne Tulasne (1897), Marie Savoye (1901), Virginie Haudebourg (1908), Marie Fabre (1911), Henriette Bressolles (1924), Marie Thérèse Canin (1947), Leo Schwager (1952), Alice Couteault (1952) e Marie-Louise Bigot (1954).[31]

Eucaristia e mistici

Alcuni fedeli (sia dichiarati santi dalla Chiesa cattolica, come la beata Alexandrina Maria da Costa – sia per i quali è in corso una causa di beatificazione, come le serve di Dio Teresa Neumann e Marta Robin), si afferma siano vissuti per alcuni o molti anni nutrendosi esclusivamente della Comunione quotidiana, senza assumere alcun altro cibo o bevanda.[32]

  • La beata Alexandrina Maria da Costa, dal 27 marzo 1942 alla morte, avvenuta il 13 ottobre 1955, avrebbe cessato di alimentarsi, assumendo ogni giorno soltanto l’Eucaristia. Nel 1943, per quaranta giorni, ne furono strettamente controllati dai medici il digiuno praticamente assoluto e l’anuria, nell’ospedale della Foce del Duro presso Oporto.[33]
  • La mistica tedesca Teresa Neumann, dal 1926 alla morte, avvenuta il 18 settembre 1962, non avrebbe ingerito più né cibo né bevande, limitandosi ad assumere soltanto la Comunione quotidiana con alcune gocce d’acqua. La Chiesa cattolica diede mandato alla diocesi di Ratisbona di istituire una commissione scientifica, presieduta da uno psichiatra e da un medico, per studiare il caso. Questi tennero la mistica sotto osservazione per quindici giorni, e rilasciarono un responso finale, dichiarando tra l’altro: «Nonostante il severo controllo non è stato possibile osservare nemmeno una volta che Teresa Neumann, che non fu sola nemmeno per un secondo, abbia assunto qualche cosa…».[34] La durata del periodo di controllo cui fu sottoposta la mistica venne stabilita dopo che esperti, interpellati dalla curia, avevano affermato che una persona non può sopravvivere, senza cibo né bevande, per un periodo superiore a undici giorni.[35]
  • La mistica francese Marta Robin, dal 25 marzo 1928 alla morte, avvenuta il 6 febbraio 1981, avrebbe smesso di assumere cibo e bevande: le venivano soltanto inumidite le labbra, e assumeva ogni giorno soltanto l’ostia consacrata; numerosi testimoni raccontano inoltre che quest’ultima non veniva inghiottita, ma spariva inspiegabilmente tra le sue labbra[36].

Eucaristia e rivelazioni

Lo scrittore francese André Frossard, nel suo libro “Dio esiste, io l’ho incontrato“, racconta come è avvenuta la sua conversione.

Nel testo narra che l’8 luglio 1935, mentre ancora ateo si trovava a Parigi, dopo essere entrato occasionalmente in una chiesa a cercare un amico, mentre era fermo davanti al Santissimo Sacramento si era verificato qualcosa che non saprebbe esprimere con parole adeguate[2]: aveva sentito come sussurrate le parole “vita spirituale” e, subito dopo, aveva avvertito una “luminosità quasi insostenibile”. Scrive di aver visto un altro mondo, che ritiene essere la “verità”: “c’è un ordine, nell’universo, ed alla sommità…l’evidenza di Dio…colui che i cristiani chiamano “Padre nostro”, e del quale sento la dolcezza”.

Uscito dalla chiesa disse all’amico: “Sono cattolico, apostolico, romano… Dio esiste ed è tutto vero”. Dopo questo episodio si convertì alla religione cattolica.[37]

Interpretazione scientifica

Una possibile spiegazione scientifica del presunto sanguinamento dell’ostia è che si tratti in realtà della crescita di uno strato di microrganismi dal colore rosso sangue. Johanna C. Cullen, ricercatrice della Georgetown University, nel 1994 è riuscita a produrre la parvenza di sanguinamento in laboratorio facendo attaccare le ostie da un batterio molto diffuso, la serratia marcescens, identificato per la prima volta nel 1823 da Bartolomeo Bizio e che in periodi di caldo e in luoghi umidi produce sui prodotti da forno (come appunto pane, focacce e quindi anche le ostie) un pigmento rosso e gelatinoso appropriamente chiamato prodigiosina. La Cullen ha pubblicato la sua ricerca sulla rivista della American Society for Microbiology[38]. Analoghi risultati sono stati ottenuti nel 1998 da Luigi Garlaschelli, ricercatore dell’Università di Pavia[39] e nel 2000 da J.W. Bennett e R. Bentley della Tulane University[40].

Note

  1. ^ Sergio Meloni e Istituto San Clemente I Papa e Martire, I Miracoli Eucaristici e le radici cristiane dell’Europa, ESD Edizioni Studio Domenicano, 2007
  2. ^ a b L’Eucaristia e la conversione dello scrittore ateo André Frossard (PDF),therealpresence.org. URL consultato il 16 agosto 2012.
  3. ^ Nicola Nasuti, L’Italia dei prodigi eucaristici, Edizioni Cantagalli, Siena, 2003, p. 10
  4. ^ Silvio Di Giancroce e Mauro De Filippis Delfico, Guida del Santuario del Miracolo Eucaristico di Lanciano, Edizioni S.M.E.L. Lanciano (2006), ISBN 8887316082.
  5. ^ P. Amedeo Giuliani, Le reliquie eucaristiche del miracolo di Lanciano, Tradizione – Storia – Culto – Scienza, Edizioni S.M.E.L., Lanciano (1997).
  6. ^ Raffaele Iaria, I miracoli eucaristici in Italia, Edizioni Paoline, 2005, pp. 27-31
  7. ^ Raffaele Iaria, Opera citata, pp. 32-36
  8. ^ Renzo Allegri, Il sangue di Dio. Storia dei miracoli eucaristici, Ancora, 2005
  9. ^ Raffaele Iaria, Op. cit., pp. 42-45
  10. ^ Raffaele Iaria, Op. cit., pp. 58-61
  11. ^ Raffaele Iaria, Op. cit. pp. 62-66
  12. ^ Raffaele Iaria, Op. cit., pp. 67-68
  13. ^ Raffaele Iaria, Op. cit., pp. 69-71
  14. ^ Raffaele Iaria, Op. cit., pp. 75-76
  15. ^ Raffaele Iaria, Op. cit., pp. 77-79
  16. ^ Raffaele Iaria, Op. cit., pp. 80-83
  17. ^ Il miracolo Eucaristico di Siena – Settimana Eucaristica – Parrocchia di Bovolone
  18. ^ Raffaele Iaria, Op. cit., pp. 88-91
  19. ^ Sergio Meloni e Istituto San Clemente I Papa e Martire, I Miracoli Eucaristici e le radici cristiane dell’Europa, Edizioni Studio Domenicano, 2007, pp. 124-125
  20. ^ Sergio Meloni, I Miracoli Eucaristici e le radici cristiane dell’Europa, Edizioni Studio Domenicano, 2007, pp. 271-273.
  21. ^ Miracolo eucaristico di Amsterdam (prima parte) (PDF), therealpresence.org. URL consultato il 14 agosto 2012.
  22. ^ Sergio Meloni e Istituto San Clemente I Papa e Martire, opera citata
  23. ^ untitled
  24. ^ Renzo Allegri, Il sangue di Dio. Storia dei miracoli eucaristici, Ancora, 2005, p. 56-58
  25. ^ I Miracoli Eucaristici nel Mondo – Catalogo della Mostra Internazionale
  26. ^ Faustina M. Kowalska, Diario. La misericordia divina nella mia anima, Quad. VI, 1676
  27. ^ a b La vita di San Gerardo, it.sangerardo.eu.
  28. ^ Comunioni Prodigiose (PDF), therealpresence.org.
  29. ^ a b c Comunioni Prodigiose (PDF), therealpresence.org.
  30. ^ http://www.therealpresence.org/eucharst/mir/italian_pdf/Lourdes.pdf
  31. ^ Alfred Lapple, I miracoli di Lourdes, Piemme, 1997, rispettivamente pp. 69-81-91-97-110-137-162-166-174.
  32. ^ Sergio Meloni, op. cit. pp.481-493.
  33. ^ Dal sito del Vaticano
  34. ^ Biografia dal sito ufficiale
  35. ^ Paola Giovetti, Teresa Neumann, Edizioni Paoline, 1990, p. 29
  36. ^ Jean Guitton, Ritratto di Marthe Robin, Edizioni Paoline, 2001, pp. 48-53
  37. ^ André Frossard, Dio esiste, io l’ho incontrato, Società Editrice Internazionale, 2010, pp. 141-146
  38. ^ Johanna C. Cullen, The Miracle of Bolsena, in ASM News, vol. 60, 1994, pp. 187-191..
  39. ^ Luigi Garlaschelli, Amido ed emoglobina: il miracolo di Bolsena, in Chimica e Ind., vol. 1201, 1998, p. 80.; Luigi Garlaschelli, Amido ed emoglobina: il miracolo di Bolsena (La Chimica e l’ Industria., 80, 1201 (1998)), luigigarlaschelli.it. URL consultato il 3 luglio 2011.
  40. ^ Bennett JW, Bentley R, Seeing red: The story of prodigiosin, in Adv Appl Microbiol, vol. 47, 2000, pp. 1-32, DOI:10.1016/S0065-2164(00)47000-0.

Bibliografia

  • Francesca Cosi, Alessandra Repossi, I cammini del pane. Guida pratica e spirituale ai pellegrinaggi eucaristici, Àncora Editrice, Milano, 2011
  • Giuseppe Giulino, Gesù ostia. Sacrifizio e sacramento. Dottrina e mistero. Santi e miracoli eucaristici, Ancilla, 2008
  • Sergio Meloni e Istituto San Clemente I Papa e Martire, I miracoli eucaristici e le radici cristiane dell’Europa, ESD Edizioni Studio Domenicano, 2007
  • Catalogo della Mostra internazionale I miracoli eucaristici nel mondo, Prefazione del cardinale Angelo Comastri, Edizioni San Clemente, 2006
  • Raffaele Iaria, I miracoli eucaristici in Italia, Paoline Editoriale Libri, 2005
  • Renzo Allegri, Il sangue di Dio. Storia dei miracoli eucaristici, Ancora, 2005
  • Pietro Tamburini, Bolsena: il miracolo eucaristico, Editore: Città di Bolsena, 2005
  • Nicola Nasuti, L’Italia dei prodigi eucaristici, Cantagalli, 1997

Voci correlate

Collegamenti esterni

Il santo distacco dal mondo per amore di Dio è faticoso e costa dolore

San Giovanni della Croce

L’anima cerchi sempre di inclinarsi:
non al più facile, ma al più difficile;
non al più saporoso, ma al più insipido;
non a quello che piace di più, ma a quello che piace di meno;
non al riposo, ma alla fatica;
non al più, ma al meno;
non al conforto, ma a quello che non è conforto;
non al più alto e pregiato, ma al più vile e disprezzato;
non alla ricerca di qualche cosa, ma a non desiderare niente;
non alla ricerca del lato migliore delle cose create, ma del peggiore;
e a desiderare nudità, privazioni e povertà di quanto v’è al mondo per amore di Gesù Cristo.

01-Narcisi-Giardini-di-Sissi

Seguiamo la Via,perchè il nostro destino è la Vita Eterna!

Romani 6

1 Che diremo dunque? Continuiamo a restare nel peccato perché abbondi la grazia? 2 È assurdo! Noi che già siamo morti al peccato, come potremo ancora vivere nel peccato?3 O non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? 4 Per mezzo del battesimo siamo dunque stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova. 5 Se infatti siamo stati completamente uniti a lui con una morte simile alla sua, lo saremo anche con la sua risurrezione.6 Sappiamo bene che il nostro uomo vecchio è stato crocifisso con lui, perché fosse distrutto il corpo del peccato, e noi non fossimo più schiavi del peccato. 7 Infatti chi è morto, è ormai libero dal peccato.
8 Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, 9 sapendo che Cristo risuscitato dai morti non muore più; la morte non ha più potere su di lui. 10 Per quanto riguarda la sua morte, egli morì al peccato una volta per tutte; ora invece per il fatto che egli vive, vive per Dio. 11 Così anche voi consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù.
12 Non regni più dunque il peccato nel vostro corpo mortale, sì da sottomettervi ai suoi desideri; 13 non offrite le vostre membra come strumenti di ingiustizia al peccato, ma offrite voi stessi a Dio come vivi tornati dai morti e le vostre membra come strumenti di giustizia per Dio. 14 Il peccato infatti non dominerà più su di voi poiché non siete più sotto la legge, ma sotto la grazia.
15 Che dunque? Dobbiamo commettere peccati perché non siamo più sotto la legge, ma sotto la grazia? È assurdo! 16 Non sapete voi che, se vi mettete a servizio di qualcuno come schiavi per obbedirgli, siete schiavi di colui al quale servite: sia del peccato che porta alla morte, sia dell’obbedienza che conduce alla giustizia? 17 Rendiamo grazie a Dio, perché voi eravate schiavi del peccato, ma avete obbedito di cuore a quell’insegnamento che vi è stato trasmesso 18 e così, liberati dal peccato, siete diventati servi della giustizia.
19 Parlo con esempi umani, a causa della debolezza della vostra carne. Come avete messo le vostre membra a servizio dell’impurità e dell’iniquità a pro dell’iniquità, così ora mettete le vostre membra a servizio della giustizia per la vostra santificazione.
20 Quando infatti eravate sotto la schiavitù del peccato, eravate liberi nei riguardi della giustizia. 21 Ma quale frutto raccoglievate allora da cose di cui ora vi vergognate? Infatti il loro destino è la morte. 22 Ora invece, liberati dal peccato e fatti servi di Dio, voi raccogliete il frutto che vi porta alla santificazione e come destino avete la vita eterna.23 Perché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù nostro Signore.

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Ecco la Dimora di Dio con gli uomini! La nostra Città e Patria!

Apocalisse 21

1 Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. 2 Vidi anche la città santa, la nuova Gerusalemme, scendere dal cielo, da Dio, pronta come una sposa adorna per il suo sposo. 3 Udii allora una voce potente che usciva dal trono:
«Ecco la dimora di Dio con gli uomini!
Egli dimorerà tra di loro
ed essi saranno suo popolo
ed egli sarà il “Dio-con-loro”.
4 E tergerà ogni lacrima dai loro occhi;
non ci sarà più la morte,
né lutto, né lamento, né affanno,
perché le cose di prima sono passate».
5 E Colui che sedeva sul trono disse: «Ecco, io faccio nuove tutte le cose»; e soggiunse: «Scrivi, perché queste parole sono certe e veraci.
6 Ecco sono compiute!
Io sono l’Alfa e l’Omega,
il Principio e la Fine.
A colui che ha sete darò gratuitamente
acqua della fonte della vita.
7 Chi sarà vittorioso erediterà questi beni;
io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio.
8 Ma per i vili e gl’increduli, gli abietti e gli omicidi, gl’immorali, i fattucchieri, gli idolàtri e per tutti i mentitori è riservato lo stagno ardente di fuoco e di zolfo. È questa la seconda morte».
9 Poi venne uno dei sette angeli che hanno le sette coppe piene degli ultimi sette flagelli e mi parlò: «Vieni, ti mostrerò la fidanzata, la sposa dell’Agnello». 10 L’angelo mi trasportò in spirito su di un monte grande e alto, e mi mostrò la città santa, Gerusalemme, che scendeva dal cielo, da Dio, risplendente della gloria di Dio. 11 Il suo splendore è simile a quello di una gemma preziosissima, come pietra di diaspro cristallino. 12 La città è cinta da un grande e alto muro con dodici porte: sopra queste porte stanno dodici angeli e nomi scritti, i nomi delle dodici tribù dei figli d’Israele. 13 A oriente tre porte, a settentrione tre porte, a mezzogiorno tre porte e ad occidente tre porte. 14 Le mura della città poggiano su dodici basamenti, sopra i quali sono i dodici nomi dei dodici apostoli dell’Agnello.
15 Colui che mi parlava aveva come misura una canna d’oro, per misurare la città, le sue porte e le sue mura. 16 La città è a forma di quadrato, la sua lunghezza è uguale alla larghezza. L’angelo misurò la città con la canna: misura dodici mila stadi; la lunghezza, la larghezza e l’altezza sono eguali. 17 Ne misurò anche le mura: sono alte centoquarantaquattro braccia, secondo la misura in uso tra gli uomini adoperata dall’angelo. 18 Le mura sono costruite con diaspro e la città è di oro puro, simile a terso cristallo. 19 Le fondamenta delle mura della città sono adorne di ogni specie di pietre preziose. Il primo fondamento è di diaspro, il secondo di zaffìro, il terzo di calcedònio, il quarto di smeraldo, 20 il quinto di sardònice, il sesto di cornalina, il settimo di crisòlito, l’ottavo di berillo, il nono di topazio, il decimo di crisopazio, l’undecimo di giacinto, il dodicesimo di ametista. 21 E le dodici porte sono dodici perle; ciascuna porta è formata da una sola perla. E la piazza della città è di oro puro, come cristallo trasparente.
22 Non vidi alcun tempio in essa perché il Signore Dio, l’Onnipotente, e l’Agnello sono il suo tempio. 23 La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.
24 Le nazioni cammineranno alla sua luce
e i re della terra a lei porteranno la loro magnificenza.
25 Le sue porte non si chiuderanno mai durante il giorno,
poiché non vi sarà più notte.
26 E porteranno a lei la gloria e l’onore delle nazioni.
27 Non entrerà in essa nulla d’impuro,
né chi commette abominio o falsità,
ma solo quelli che sono scritti
nel libro della vita dell’Agnello.

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Attendi con fiducia che il Signore esaudisca la tua preghiera

PAPA FRANCESCO

UDIENZA GENERALE

Piazza San Pietro
Mercoledì, 25 maggio 2016


 

La preghiera fonte di Misericordia (cfr Lc 18,1-8)

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

La parabola evangelica che abbiamo appena ascoltato (cfr Lc 18,1-8) contiene un insegnamento importante: «La necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai» (v. 1). Dunque, non si tratta di pregare qualche volta, quando mi sento. No, Gesù dice che bisogna «pregare sempre, senza stancarsi». E porta l’esempio della vedova e del giudice.

Il giudice è un personaggio potente, chiamato ad emettere sentenze sulla base della Legge di Mosè. Per questo la tradizione biblica raccomandava che i giudici fossero persone timorate di Dio, degne di fede, imparziali e incorruttibili (cfr Es 18,21). Al contrario, questo giudice «non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno» (v. 2). Era un giudice iniquo, senza scrupoli, che non teneva conto della Legge ma faceva quello che voleva, secondo il suo interesse. A lui si rivolge una vedova per avere giustizia. Le vedove, insieme agli orfani e agli stranieri, erano le categorie più deboli della società. I diritti assicurati loro dalla Legge potevano essere calpestati con facilità perché, essendo persone sole e senza difese, difficilmente potevano farsi valere: una povera vedova, lì, sola, nessuno la difendeva, potevano ignorarla, anche non darle giustizia. Così anche l’orfano, così lo straniero, il migrante: a quel tempo era molto forte questa problematica. Di fronte all’indifferenza del giudice, la vedova ricorre alla sua unica arma: continuare insistentemente a importunarlo, presentandogli la sua richiesta di giustizia. E proprio con questa perseveranza raggiunge lo scopo. Il giudice, infatti, a un certo punto la esaudisce, non perché è mosso da misericordia, né perché la coscienza glielo impone; semplicemente ammette: «Dato che questa vedova mi dà fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi» (v. 5).

Da questa parabola Gesù trae una duplice conclusione: se la vedova è riuscita a piegare il giudice disonesto con le sue richieste insistenti, quanto più Dio, che è Padre buono e giusto, «farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui»; e inoltre non «li farà aspettare a lungo», ma agirà «prontamente» (vv. 7-8).

Per questo Gesù esorta a pregare “senza stancarsi”. Tutti proviamo momenti di stanchezza e di scoraggiamento, soprattutto quando la nostra preghiera sembra inefficace. Ma Gesù ci assicura: a differenza del giudice disonesto, Dio esaudisce prontamente i suoi figli, anche se ciò non significa che lo faccia nei tempi e nei modi che noi vorremmo. La preghiera non è una bacchetta magica! Essa aiuta a conservare la fede in Dio ad affidarci a Lui anche quando non ne comprendiamo la volontà. In questo, Gesù stesso – che pregava tanto! – ci è di esempio. La Lettera agli Ebrei ricorda che «nei giorni della sua vita terrena Egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito» (5,7). A prima vista questa affermazione sembra inverosimile, perché Gesù è morto in croce. Eppure la Lettera agli Ebrei non si sbaglia: Dio ha davvero salvato Gesù dalla morte dandogli su di essa completa vittoria, ma la via percorsa per ottenerla è passata attraverso la morte stessa! Il riferimento alla supplica che Dio ha esaudito rimanda alla preghiera di Gesù nel Getsemani. Assalito dall’angoscia incombente, Gesù prega il Padre che lo liberi dal calice amaro della passione, ma la sua preghiera è pervasa dalla fiducia nel Padre e si affida senza riserve alla sua volontà: «Però – dice Gesù – non come voglio io, ma come vuoi tu» (Mt 26,39). L’oggetto della preghiera passa in secondo piano; ciò che importa prima di tutto è la relazione con il Padre. Ecco cosa fa la preghiera: trasforma il desiderio e lo modella secondo la volontà di Dio, qualunque essa sia, perché chi prega aspira prima di tutto all’unione con Dio, che è Amore misericordioso.

La parabola termina con una domanda: «Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?» (v. 8). E con questa domanda siamo tutti messi in guardia: non dobbiamo desistere dalla preghiera anche se non è corrisposta. E’ la preghiera che conserva la fede, senza di essa la fede vacilla! Chiediamo al Signore una fede che si fa preghiera incessante, perseverante, come quella della vedova della parabola, una fede che si nutre del desiderio della sua venuta. E nella preghiera sperimentiamo la compassione di Dio, che come un Padre viene incontro ai suoi figli pieno di amore misericordioso.

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Non si vede bene che col cuore: L’essenziale è invisibile agli occhi.

Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà.
Gv 16, 12-15

Come vivere questa Parola?
La Pasqua, nel suo Mistero di Morte e Risurrezione, ci ha rivelato l’immenso Amore di Gesù per noi. La Pasqua ci ha fatto dono dello Spirito che ci guida a tutta la Verità, cioè ci introduce nella comprensione di questo grande Amore. “Quando verrà Lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità”, non perché Gesù sia “una mezza verità”: Gesù” è la Verità”, ma lo Spirito ha il compito di prenderci per mano e introdurci in questa Verità, di rendere sempre più comprensibili le cose che Lui ha detto, ma che noi non abbiamo capito perché non eravamo in grado ancora di capire!
Non abbiamo mai finito di comprendere dentro il nostro cuore la Parola di Gesù, di vederla viva, attualizzata e realizzata nell’oggi. Questo è possibile solo nella misura in cui lo Spirito ci abita e ci abilita ad assimilarci a Gesù. Solo così la nostra umanità cresce e possiamo assaporare e capire con più consapevolezza la Parola. Quando l’Amore entra nel cuore ce lo spalanca ad una comprensione amante!

Vieni, o Spirito Santo, dentro di me, nel mio cuore e nella mia intelligenza.
Accordami la tua intelligenza, perché io possa conoscere il Padre nel meditare la parola del Vangelo.
Accordami il tuo ardore, perché, anche quest’ oggi, esortato dalla tua parola, ti cerchi nei fatti e persone che ho incontrato.
Accordami la tua sapienza, perché io sappia rivivere e giudicare, alla luce della Parola, quello che oggi ho vissuto.
Accordami la perseveranza, perché con pazienza penetri, il messaggio di Dio nel Vangelo.
Accordami la tua fiducia, perché sappia di essere, fin da ora, in comunione misteriosa con Dio in attesa di immergermi in lui nella vita eterna dove la sua parola sarà finalmente svelata e pienamente realizzata.
San Tommaso d ‘ Aquino

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Non aver paura,sono qui Io,con te!

PAPA FRANCESCO

MEDITAZIONE MATTUTINA NELLA CAPPELLA DELLA
DOMUS SANCTAE MARTHAE

Carezza di padre

Giovedì, 10 dicembre 2015

 

(da: L’Osservatore Romano, ed. quotidiana, Anno CLV, n.283, 11/12/2015)

Un papà o una mamma che dice al suo bambino: “Non avere paura, ci sono io” e lo coccola con una carezza. È questa la condizione privilegiata dell’uomo: piccolo, debole, ma rassicurato, sostenuto e perdonato da un Dio che è innamorato di lui. All’inizio del cammino giubilare Papa Francesco — nella messa celebrata a Santa Marta giovedì 10 dicembre con la partecipazione dei cardinali consiglieri — ha trovato nella liturgia del giorno l’occasione per tornare a parlare della misericordia del Padre.

La meditazione ha preso le mosse dal salmo responsoriale nel quale è stato ripetuto: «Il Signore è misericordioso e grande nell’amore». È, ha detto il Pontefice, «una confessione di fede» nella quale il cristiano riconosce che Dio «è misericordia e lui grande, ma grande nell’amare». Un’affermazione solo apparentemente semplice perché «capire la misericordia di Dio è un mistero, è un cammino che si deve fare durante tutta la vita».

Per aiutare a entrare meglio in questo mistero, il Papa ha citato la lettura tratta dal libro del profeta Isaia (41, 13-20), nella quale si trova un monologo di Dio che si rivolge al suo popolo. E si legge come egli avesse «detto al suo popolo che lo aveva scelto non perché fosse grande o potente», ma «perché era il più piccolo di tutti, il più miserabile di tutti». Dio, ha spiegato Francesco, si è proprio «innamorato di questa miseria», di questa «piccolezza».

È un testo dal quale emerge chiaramente questo amore: «un amore tenero, un amore come quello del papà o della mamma», quando si rivolgono al bambino «che la notte si sveglia spaventato da un sogno». Con la stessa premura Dio parla al suo popolo e gli dice: «Io ti tengo per la destra, stai tranquillo, non temere». E, utilizzando delle immagini per descrivere la sua condizione di piccolezza, continua: «Vermiciattolo di Giacobbe, larva d’Israele, io vengo in tuo aiuto, tuo redentore è il santo d’Israele, non temere».

Non temere. Su queste parole il Papa si è soffermato per tornare all’esempio della vita familiare: «Tutti noi conosciamo le carezze dei papà e delle mamme, quando i bambini sono inquieti per lo spavento». Anche loro dicono: «Non temere, io sono qui». A ognuno di noi il Signore ricorda teneramente: «Mi sono innamorato della tua piccolezza, del tuo niente» e ci ripete: «Non temere i tuoi peccati, io ti voglio tanto bene, io sono qui per perdonarti». Questa, in sintesi, ha spiegato il Pontefice, «è la misericordia di Dio».

Proseguendo la sua meditazione, Francesco ha quindi richiamato un esempio tratto da un’agiografia («credo che fosse san Girolamo ma non sono sicuro» ha confidato) e ha ricordato come di un santo si dicesse che fosse molto penitente nella sua vita, che facesse sacrifici, preghiere e che il Signore gli chiedesse sempre di più. Il santo continuava a chiedere: «Signore cosa posso darti?», finché disse: «Ma Signore, non ho niente di più da darti, ti ho dato tutto». E la risposta fu: «No, manca una cosa» — «Cosa ti manca Signore?» — «Dammi i tuoi peccati». Con questo episodio il Pontefice ha voluto sottolineare che «il Signore ha voglia di prendere su di sé le nostre debolezze, i nostri peccati, le nostre stanchezze». È un atteggiamento che ritroviamo anche nei Vangeli, in Gesù, il quale affermava: «Venite a me, tutti voi che siete affaticati, stanchi e io vi darò ristoro». Dio, ha detto Francesco, ce lo ripete continuamente: «Io sono il Signore tuo Dio che ti tengo per la destra, non temere piccolino, non temere. Io ti darò forza. Dammi tutto e io ti perdonerò, ti darò pace». Sono queste, ha aggiunto, «le carezze di Dio», le carezze «del nostro Padre, quando si esprime con la sua misericordia».

Noi uomini, ha continuato il Pontefice, «siamo tanto nervosi» e «quando una cosa non va bene, strepitiamo, siamo impazienti». Invece Dio ci consola: «Stai tranquillo, ne hai fatta una grossa, sì, ma stai tranquillo; non temere, io ti perdono». E così ci accoglie in tutto, anche con i nostri errori, i nostri peccati. Proprio questo significa quanto si ripete nel salmo: «Il Signore è misericordioso e grande nell’amore». Così, ha sintetizzato il Papa, «noi siamo piccoli. Lui ci ha dato tutto. Ci chiede soltanto le nostre miserie, le nostre piccolezze, i nostri peccati, per abbracciarci, per accarezzarci».

Ricordando, infine la preghiera recitata all’inizio della messa («Risveglia Signore la fede del tuo popolo»), Francesco ha concluso invitando tutti a chiedere al Signore «di risvegliare in ognuno di noi e in tutto il popolo la fede in questa paternità, in questa misericordia, nel suo cuore». E anche a domandargli «che questa fede nella sua paternità e la sua misericordia» ci renda «un po’ più misericordiosi nei confronti degli altri».

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Dall’ “Imitazione di Cristo” i Consigli per te e per me,per la Vita!

IV. LA PONDERATEZZA NELL’AGIRE
Non dobbiamo credere a tutto ciò che sentiamo dire; non dobbiamo affidarci a ogni nostro impulso.
Al contrario, ogni cosa deve essere valutata alla stregua del volere di Dio, con attenzione e con
grandezza d’animo. Purtroppo, degli altri spesso pensiamo e parliamo più facilmente male che bene: tale
è la nostra miseria. Quelli che vogliono essere perfetti non credono scioccamente all’ultimo che parla,
giacché conoscono la debolezza umana, portata alla malevolenza e troppo facile a blaterare. Grande
saggezza, non essere precipitosi nell’agire e, d’altra parte, non restare ostinatamente alle nostre prime
impressioni. Grande saggezza, perciò, non andare dietro a ogni discorso della gente e non spargere
subito all’orecchio di altri quanto abbiamo udito e creduto. Devi preferire di farti guidare da uno
migliore di te, piuttosto che andare dietro alle tue fantasticherie; prima di agire, devi consigliarti con
persona saggia e di retta coscienza. Giacché è la vita virtuosa che rende l’uomo l’uomo saggio della
saggezza di Dio, e buon giudice in molti problemi. Quanto più uno sarà inutilmente umile e soggetto a
Dio, tanto più sarà saggio, e pacato in ogni cosa.
V. LA LETTURA DEI LIBRI DI DEVOZIONE
Nei libri di devozione si deve ricercare la verità, non la bellezza della forma. Essi vanno letti nello
spirito con cui furono scritti; in essi va ricercata l’utilità spirituale, piuttosto che l’eleganza della parola.
Perciò dobbiamo leggere anche opere semplici, ma devote, con lo stesso desiderio con cui leggiamo
opere dotte e profonde. Non lasciarti colpire dal nome dello scrittore, di minore o maggiore risonanza;
quel che ci deve indurre alla lettura deve essere il puro amore della verità. Non cercar di sapere chi ha
detto una cosa, ma bada a ciò che è stato detto. Infatti gli uomini passano, “invece la verità del Signore
resta per sempre” (Sal 116,2); e Dio ci parla in varie maniere, “senza tener conto delle persone” (1Pt
1,17). Spesso, quando leggiamo le Scritture, ci è di ostacolo la nostra smania di indagare, perché
vogliamo approfondire e discutere là dove non ci sarebbe che da andare avanti in semplicità di spirito.
Se vuoi trarre profitto, leggi con animo umile e semplice, con fede. E non aspirare mai alla fama di
studioso. Ama interrogare e ascoltare in silenzio la parola dei santi. E non essere indifferente alle parole
dei superiori: esse non vengono pronunciate senza ragione.
VI. GLI SREGOLATI MOTI DELL’ANIMA
Ogni qual volta si desidera una cosa contro il volere di Dio, subito si diventa interiormente inquieti. Il
superbo e l’avaro non hanno mai requie; invece il povero e l’umile di cuore godono della pienezza della
pace. Colui che non è perfettamente morto a se stesso cade facilmente in tentazione ed è vinto in cose da
nulla e disprezzabili. Colui che è debole nello spirito ed è, in qualche modo, ancora volto alla carne e ai
sensi, difficilmente si può distogliere del tutto dalle brame terrene; e, quando pur riesce a sottrarsi a
queste brame, ne riceve tristezza. Che se poi qualcuno gli pone ostacolo, facilmente si sdegna; se, infine,
raggiunge quel che bramava, immediatamente sente in coscienza il peso della colpa, perché ha
assecondato la sua passione, la quale non giova alla pace che cercava. Giacché la vera pace del cuore la
si trova resistendo alle passioni, non soggiacendo ad esse. Non già nel cuore di colui che è attaccato alla
carne, non già nell’uomo volto alle cose esteriori sta la pace; ma nel cuore di colui che è pieno di fervore
spirituale.

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Accetta quanto ti capita,sii paziente nelle vicende dolorose

Siracide 2

1 Figlio, se ti presenti per servire il Signore,
prepàrati alla tentazione.
2 Abbi un cuore retto e sii costante,
non ti smarrire nel tempo della seduzione.
3 Sta’ unito a lui senza separartene,
perché tu sia esaltato nei tuoi ultimi giorni.
4 Accetta quanto ti capita,
sii paziente nelle vicende dolorose,
5 perché con il fuoco si prova l’oro,
e gli uomini ben accetti nel crogiuolo del dolore.
6 Affidati a lui ed egli ti aiuterà;
segui la via diritta e spera in lui.
7 Quanti temete il Signore, aspettate la sua misericordia;
non deviate per non cadere.
8 Voi che temete il Signore, confidate in lui;
il vostro salario non verrà meno.
9 Voi che temete il Signore, sperate i suoi benefici,
la felicità eterna e la misericordia.
10 Considerate le generazioni passate e riflettete:
chi ha confidato nel Signore ed è rimasto deluso?
O chi ha perseverato nel suo timore e fu abbandonato?
O chi lo ha invocato ed è stato da lui trascurato?
11 Perché il Signore è clemente e misericordioso,
rimette i peccati e salva al momento della tribolazione.
12 Guai ai cuori pavidi e alle mani indolenti
e al peccatore che cammina su due strade!
13 Guai al cuore indolente perché non ha fede;
per questo non sarà protetto.
14 Guai a voi che avete perduto la pazienza;
che farete quando il Signore verrà a visitarvi?
15 Coloro che temono il Signore non disobbediscono alle
sue
parole;
e coloro che lo amano seguono le sue vie.
16 Coloro che temono il Signore cercano di piacergli;
e coloro che lo amano si saziano della legge.
17 Coloro che temono il Signore tengono pronti i loro
cuori
e umiliano l’anima loro davanti a lui.
18 Gettiamoci nelle braccia del Signore
e non nelle braccia degli uomini;
poiché, quale è la sua grandezza,
tale è anche la sua misericordia.

15 - 1

Fratelli,vi trasmetto quello che anch’io ho ricevuto

 

Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinti 15,1-8.
Vi rendo noto, fratelli, il vangelo che vi ho annunziato e che voi avete ricevuto, nel quale restate saldi,
e dal quale anche ricevete la salvezza, se lo mantenete in quella forma in cui ve l’ho annunziato. Altrimenti, avreste creduto invano!
Vi ho trasmesso dunque, anzitutto, quello che anch’io ho ricevuto: che cioè Cristo morì per i nostri peccati secondo le Scritture,
fu sepolto ed è risuscitato il terzo giorno secondo le Scritture,
e che apparve a Cefa e quindi ai Dodici.
In seguito apparve a più di cinquecento fratelli in una sola volta: la maggior parte di essi vive ancora, mentre alcuni sono morti.
Inoltre apparve a Giacomo, e quindi a tutti gli apostoli.
Ultimo fra tutti apparve anche a me come a un aborto.

Salmi 19(18),2-3.4-5.
I cieli narrano la gloria di Dio,
e l’opera delle sue mani annunzia il firmamento.
Il giorno al giorno ne affida il messaggio
e la notte alla notte ne trasmette notizia.

Non è linguaggio e non sono parole,
di cui non si oda il suono.
Per tutta la terra si diffonde la loro voce
e ai confini del mondo la loro parola.

Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 14,6-14.
In quel tempo, Gesù disse a Tommaso: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me.
Se conoscete me, conoscerete anche il Padre: fin da ora lo conoscete e lo avete veduto».
Gli disse Filippo: «Signore, mostraci il Padre e ci basta».
Gli rispose Gesù: «Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre?
Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere.
Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse.
In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre».
Qualunque cosa chiederete nel nome mio, la farò, perché il Padre sia glorificato nel Figlio.
Se mi chiederete qualche cosa nel mio nome, io la farò.»

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Ufficio delle Letture di oggi 31 maggio 2016

31 MAGGIO
VISITAZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (f)
UFFICIO DELLE LETTURE


INVITATORIO

V. Signore, apri le mie labbra
R. e la mia bocca proclami la tua lode.

Antifona
Nella visitazione della vergine Maria
inneggiamo a Cristo suo Figlio; alleluia.

SALMO 94  Invito a lodare Dio
( Il Salmo 94 può essere sostituito dal salmo 99 o 66 o 23 )
Esortandovi a vicenda ogni giorno, finché dura « quest’oggi » (Eb 3,13).

Si enunzia e si ripete l’antifona.

Venite, applaudiamo al Signore, *
acclamiamo alla roccia della nostra salvezza.
Accostiamoci a lui per rendergli grazie, *
a lui acclamiamo con canti di gioia (Ant.).

Poiché grande Dio è il Signore, *
grande re sopra tutti gli dèi.
Nella sua mano sono gli abissi della terra, *
sono sue le vette dei monti.
Suo è il mare, egli l’ha fatto, *
le sue mani hanno plasmato la terra (Ant.).

Venite, prostràti adoriamo, *
in ginocchio davanti al Signore che ci ha creati.
Egli è il nostro Dio, e noi il popolo del suo pascolo, *
il gregge che egli conduce (Ant.).

Ascoltate oggi la sua voce: †
« Non indurite il cuore, *
come a Merìba, come nel giorno di Massa nel deserto,

dove mi tentarono i vostri padri: *
mi misero alla prova pur avendo visto le mie opere (Ant.).

Per quarant’anni mi disgustai di quella generazione †
e dissi: Sono un popolo dal cuore traviato, *
non conoscono le mie vie;

perciò ho giurato nel mio sdegno: *
Non entreranno nel luogo del mio riposo » (Ant.).

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen (Ant.).

Inno

«Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’eterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore
per lo cui caldo ne l’eterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridïana face
di caritate, e giuso, intra i mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia ed a te non ricorre,
sua disïanza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fïate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate».
Oppure:

Quem terra, pontus, æthera
colunt, adórant, prædicant
trinam regéntem máchinam,
claustrum Maríæ báiulat.
Cui luna, sol et ómnia
desérviunt per témpora,
perfúsa cæli grátia
gestant puéllæ víscera.
Beáta mater múnere,
cuius, supérnus ártifex,
mundum pugíllo cóntinens,
ventris sub arca clausus est.
Beáta cæli núntio,
fecúnda Sancto Spíritu,
desiderátus géntibus
cuius per alvum fusus est.
Iesu, tibi sit glória,
qui natus es de Vírgine,
cum Patre et almo Spíritu,
in sempitérna sæcula. Amen.
1^ Antifona
Maria, sei benedetta dal Signore,
il Dio della salvezza ti ha santificato, alleluia.

SALMO 23
Del Signore è la terra e quanto contiene, *
l’universo e i suoi abitanti.
E’ lui che l’ha fondata sui mari, *
e sui fiumi l’ha stabilita.

Chi salirà il monte del Signore, *
chi starà nel suo luogo santo?

Chi ha mani innocenti e cuore puro, †
chi non pronunzia menzogna, *
chi non giura a danno del suo prossimo.

Egli otterrà benedizione dal Signore, *
giustizia da Dio sua salvezza.
Ecco la generazione che lo cerca, *
che cerca il tuo volto, Dio di Giacobbe.

Sollevate, porte, i vostri frontali, †
alzatevi, porte antiche, *
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria? †
Il Signore forte e potente, *
il Signore potente in battaglia.

Sollevate, porte, i vostri frontali, †
alzatevi, porte antiche, *
ed entri il re della gloria.

Chi è questo re della gloria? *
Il Signore degli eserciti è il re della gloria.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

1^ Antifona
Maria, sei benedetta dal Signore,
il Dio della salvezza ti ha santificato, alleluia.

2^ Antifona
L’Altissimo ha santificato la sua dimora, alleluia.

SALMO 45 
Dio è per noi rifugio e forza, *
aiuto sempre vicino nelle angosce.

Perciò non temiamo se trema la terra, *
se crollano i monti nel fondo del mare.
Fremano, si gonfino le sue acque, *
tremino i monti per i suoi flutti.

Un fiume e i suoi ruscelli rallegrano la città di Dio, *
la santa dimora dell’Altissimo.

Dio sta in essa: non potrà vacillare; *
la soccorrerà Dio, prima del mattino.
Fremettero le genti, i regni si scossero; *
egli tuonò, si sgretolò la terra.

Il Signore degli eserciti è con noi, *
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

Venite, vedete le opere del Signore, *
egli ha fatto portenti sulla terra.

Farà cessare le guerre sino ai confini della terra, †
romperà gli archi e spezzerà le lance, *
brucerà con il fuoco gli scudi.

Fermatevi e sappiate che io sono Dio, *
eccelso tra le genti, eccelso sulla terra.
Il Signore degli eserciti è con noi, *
nostro rifugio è il Dio di Giacobbe.

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

2^ Antifona

L’Altissimo ha santificato la sua dimora, alleluia.

3^ Antifona
Meraviglie si dicono di te,
o Vergine Maria! Alleluia.

SALMO 86   
Le sue fondamenta sono sui monti santi; †
il Signore ama le porte di Sion *
più di tutte le dimore di Giacobbe.

Di te si dicono cose stupende, *
città di Dio.

Ricorderò Raab e Babilonia
fra quelli che mi conoscono; †
ecco, Palestina, Tiro ed Etiopia: *
tutti là sono nati.

Si dirà di Sion: «L’uno e l’altro è nato in essa *
e l’Altissimo la tiene salda».

Il Signore scriverà nel libro dei popoli: *
«Là costui è nato».
E danzando canteranno: *
«Sono in te tutte le mie sorgenti».

Gloria al Padre e al Figlio *
e allo Spirito Santo.
Come era nel principio, e ora e sempre, *
nei secoli dei secoli. Amen.

3^ Antifona

Meraviglie si dicono di te,
o Vergine Maria! Alleluia.

Versetto

V. Maria meditava nel suo cuore, alleluia,
R. gli eventi meravigliosi del suo Figlio, alleluia.

Prima Lettura
Dal Cantico dei cantici 2, 8-14; 8, 6-7

La visita del Diletto
Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
Ora parla il mio diletto e mi dice:
«Alzati, amica mia,
mia tutta bella, e vieni!
Perché, ecco, l’inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n’è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia tutta bella, e vieni!
O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro.
Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l’amore,
tenace come gli inferi è la gelosia:
le sue vampe sono vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
Le grandi acque non possono spegnere l’amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell’amore, non ne avrebbe che dispregio».

Responsorio    Lc 1, 41b-43. 44
R. Elisabetta, piena di Spirito Santo, esclamò a gran voce: Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! * A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Alleluia.
V. Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo.
R. A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? Alleluia.

Seconda Lettura
Dalle «Omelie» di san Beda il Venerabile, sacerdote
(Lib. 1, 4; CCL 122, 25-26, 30)

Maria magnifica il Signore che opera in lei
«L’anima mia magnifica il Signore ed il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore» (Lc 1, 46). Con queste parole Maria per prima cosa proclama i doni speciali a lei concessi, poi enumera i benefici universali con i quali Dio non cessò di provvedere al genere umano per l’eternità.
Magnifica il Signore l’anima di colui che volge a lode e gloria del Signore tutto ciò che passa nel suo mondo interiore, di colui che, osservando i precetti di Dio, dimostra di pensare sempre alla potenza della sua maestà.
Esulta in Dio suo salvatore, lo spirito di colui che solo si diletta nel ricordo del suo creatore dal quale spera la salvezza eterna.
Queste parole, che stanno bene sulle labbra di tutte le anime perfette, erano adatte soprattutto alla beata Madre di Dio. Per un privilegio unico essa ardeva d’amore spirituale per colui della cui concezione corporale ella si rallegrava. A buon diritto ella poté esultare più di tutti gli altri santi di gioia straordinaria in Gesù suo salvatore. Sapeva infatti che l’autore eterno della salvezza, sarebbe nato dalla sua carne, con una nascita temporale e in quanto unica e medesima persona, sarebbe stato nello stesso tempo suo figlio e suo Signore.
«Cose grandi ha fatto a me l’onnipotente e santo è il suo nome».
Niente dunque viene dai suoi meriti, dal momento che ella riferisce tutta la sua grandezza al dono di lui, il quale essendo essenzialmente potente e grande, è solito rendere forti e grandi i suoi fedeli da piccoli e deboli quali sono. Bene poi aggiunse: «E Santo è il suo nome», per avvertire gli ascoltatori, anzi per insegnare a tutti coloro ai quali sarebbero arrivate le sue parole ad aver fiducia nel suo nome e a invocarlo. Così essi pure avrebbero potuto godere della santità eterna e della vera salvezza, secondo il detto profetico: «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato» (Gl 3, 5).
Infatti è questo stesso il nome di cui sopra si dice: «Ed esultò il mio spirito in Dio, mio salvatore».
Perciò nella santa Chiesa è invalsa la consuetudine bellissima ed utilissima di cantare l’inno di Maria ogni giorno nella salmodia vespertina. Così la memoria abituale dell’incarnazione del Signore accende di amore i fedeli, e la meditazione frequente degli esempi di sua Madre, li conferma saldamente nella virtù. Ed è parso bene che ciò avvenisse di sera, perché la nostra mente stanca e distratta in tante cose, con il sopraggiungere del tempo del riposo si concentrasse tutta in se medesima.

Responsorio    Cfr. Lc 1, 45-46; Sal 65, 16
R. Beata sei tu, che hai creduto: in te si compiranno le parole del Signore. E Maria disse: * L’anima mia magnifica il Signore, alleluia.
V. Venite, ascoltate, narrerò quanto Dio ha fatto per me.
R. L’anima mia magnifica il Signore, alleluia.

Inno  TE DEUM
Noi ti lodiamo, Dio *
ti proclamiamo Signore.
O eterno Padre, *
tutta la terra ti adora.

A te cantano gli angeli *
e tutte le potenze dei cieli:
Santo, Santo, Santo *
il Signore Dio dell’universo.

I cieli e la terra *
sono pieni della tua gloria.
Ti acclama il coro degli apostoli *
e la candida schiera dei martiri;

le voci dei profeti si uniscono nella tua lode; *
la santa Chiesa proclama la tua gloria,
adora il tuo unico Figlio, *
e lo Spirito Santo Paraclito.

O Cristo, re della gloria, *
eterno Figlio del Padre,
tu nascesti dalla Vergine Madre *
per la salvezza dell’uomo.

Vincitore della morte, *
hai aperto ai credenti il regno dei cieli.
Tu siedi alla destra di Dio, nella gloria del Padre. *
Verrai a giudicare il mondo alla fine dei tempi.

Soccorri i tuoi figli, Signore, *
che hai redento col tuo sangue prezioso.
Accoglici nella tua gloria *
nell’assemblea dei santi.

[*] Salva il tuo popolo, Signore, *
guida e proteggi i tuoi figli.
Ogni giorno ti benediciamo, *
lodiamo il tuo nome per sempre.

Degnati oggi, Signore, *
di custodirci senza peccato.
Sia sempre con noi la tua misericordia: *
in te abbiamo sperato.

Pietà di noi, Signore, *
pietà di noi.
Tu sei la nostra speranza, *
non saremo confusi in eterno.

[*] Quest’ultima parte dell’inno si può omettere.

Orazione
O Dio onnipotente ed eterno, che nel tuo disegno di amore hai ispirato alla beata Vergine Maria, che portava in grembo il tuo Figlio, di visitare sant’Elisabetta, concedi a noi di essere docili all’azione del tuo Spirito, per magnificare con Maria il tuo santo nome. Per il nostro Signore.

R. Amen.
Benediciamo il Signore.
R. Rendiamo grazie a Dio.

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Signore,asciuga le nostre lacrime,e donaci iltuo Amore!

Dio di misericordia,
Ti preghiamo per tutti gli uomini, le donne e i bambini,
che sono morti dopo aver lasciato le loro terre
in cerca di una vita migliore.
Benché molte delle loro tombe non abbiano nome,
da Te ognuno è conosciuto, amato e prediletto.
Che mai siano da noi dimenticati, ma che possiamo onorare
il loro sacrificio con le opere più che con le parole.
Ti affidiamo tutti coloro che hanno compiuto questo viaggio,
sopportando paura, incertezza e umiliazione,
al fine di raggiungere un luogo di sicurezza e di speranza.
Come Tu non hai abbandonato il tuo Figlio
quando fu condotto in un luogo sicuro da Maria e Giuseppe,
così ora sii vicino a questi tuoi figli e figlie
attraverso la nostra tenerezza e protezione.

Fa’ che, prendendoci cura di loro, possiamo promuovere un mondo
dove nessuno sia costretto a lasciare la propria casa
e dove tutti possano vivere in libertà, dignità e pace.
Dio di misericordia e Padre di tutti,
destaci dal sonno dell’indifferenza,
apri i nostri occhi alle loro sofferenze
e liberaci dall’insensibilità,

frutto del benessere mondano e del ripiegamento su sé stessi.
Ispira tutti noi, nazioni, comunità e singoli individui,
a riconoscere che quanti raggiungono le nostre coste
sono nostri fratelli e sorelle.
Aiutaci a condividere con loro le benedizioni
che abbiamo ricevuto dalle tue mani
e riconoscere che insieme, come un’unica famiglia umana,
siamo tutti migranti, viaggiatori di speranza verso di Te,
che sei la nostra vera casa,
là dove ogni lacrima sarà tersa,

dove saremo nella pace, al sicuro nel tuo abbraccio.

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