16 maggio – Devozione operosa non sentimentale

“Nella devozione a Maria, sta bene attenta, anima predestina­ta, a non sforzarti per sentire o per gustare quanto dici o fai: parla ed agisci sempre con la pura fede che Maria ha avuto sulla terra e che col tempo comunicherà anche a te. Lascia alla tua Regina la contemplazione aperta di Dio, gli slanci, le gioie, le delizie ed accontentati della pura fede, piena di apatie, di distrazioni, di noie e di aridità “. S. M. 51

Un difetto comune a chi pratica la devozione è confondere la sensibilità con la santità. Sono due cose diverse. Dio guarda alla volontà. Sbaglia perciò chi crede di piacere a Dio solo quando prova gusto nella preghiera e la tralascia quando non sente fervore spirituale. Dio non si serve per il piacere, ma per amore. La gioia spirituale, il fervore sensibile, sono doni di Dio ed Egli li concede quando meglio crede, ma non sono per se stessi un segno di perfezione.

Nella devozione a Maria, non dobbiamo cercare la nostra soddisfazione, ma la sua. Dobbiamo essere contenti di fare quanto piace a Lei e di sforzarci di vivere da veri suoi figli. Soprattutto dobbiamo evitare con diligenza quanto a Lei dispia­ce. La gioia non tarderà a possedere il nostro cuore e ci sentire­mo animati ad agire con sempre nuova generosità.

Ti prego, Maria: fa che io non mi fermi ad una devozione sensi­bile, che io non corra dietro alle sensazioni e alle emozioni, che io non cerchi consolazioni e visioni. Dammi una fede semplice e pura, una volontà ferma, una umiltà profonda, una speranza incrollabile, come la tua: questo è quanto mi basta per cammi­nare sulla strada del vangelo.