15 – OSSERVAZIONI SUL VANGELO

1.
L’impurità rituale: L’impurità rituale non è mai impurità morale.
Sono due cose distinte e distinte devono sempre rimanere. È
gravissimo errore volerne fare una cosa sola. Altra verità è questa:
non si può trasportare la legge di Dio che riguarda solo alcuni casi a
tutta intera la vita. Ciò che è circoscritto deve rimanere sempre
circoscritto, ciò che è limitato deve restare sempre nel limite che il
Signore gli ha imposto.
2.
L’impurità morale: Si è moralmente impuri quando la Legge, i
Comandamenti vengono trasgrediti. A nessuno è lecito abolire i
Comandamenti con delle sostituzioni arbitrarie. Nei Comandamenti
non c’è arbitrio, mai ce ne potrà essere. I Comandamenti hanno un
valore assoluto ed universale.
3.
L’abilità e la scaltrezza degli scribi e dei farisei: Costoro invece cosa
facevano? Sostituivano alcuni Comandamenti con i loro usi umani,
con le loro tradizioni. Essi operavano un doppio errore nella Legge
del Signore: davano valore di Legge universale a ciò che Legge
universale non era; toglievano il valore universale alla Legge che era
rivestita di valore universale. È in questo doppio errore la
perdizione della religione.
4.
Il culto con le labbra: È sempre culto fatto con le labbra quello nel
quale manca l’osservanza dei Comandamenti. Il culto è obbedienza.
L’obbedienza è osservanza della Legge di Dio. Dove non c’è né
obbedienza e né osservanza della Legge di Dio, lì c’è solo un culto di
labbra, un culto vuoto, vano, inutile, dannoso, ingannevole.
5.
Il culto con il cuore: Il culto è fatto con il cuore quando c’è amore e
desiderio di osservare tutta la Legge del Signore. Offre il vero culto
al Signore chi mette in pratica i Comandamenti e vive per la loro
attualizzazione capillare e minuziosa, fatta cioè con coscienza retta.
6.
La vera impurità è quella morale: Per Gesù non c’è alcuna impurità
se uno mangia di qualche cosa che Dio ha creato. Come non c’è
alcuna impurità nel modo in cui lo mangia: se con mani pulite,
oppure non lavate. L’impurità vera è quella del cuore quando in
esso regna ogni sorta di pensieri e di propositi cattivi.
7.
Le guide cieche: Una guida è cieca quando si pone fuori della luce
che viene dalla Parola di Dio. Sempre è cieca quella guida che
sostituisce la Parola di Dio e al suo posto introduce usi e costumi che
sono di uomini.
8.
Le piante sradicate dal Padre celeste: Ogni pianta di Dio viene
sempre piantata nella sua Parola, nella sua Legge, nei suoi
Comandamenti. Altrove Dio mai pianta. Altrove è solo l’uomo che si
pianta o che si lascia piantare. Chi non è piantato da Dio nella sua
Parola sarà presto sradicato e gettato nel fuoco.
9.
Il necessario intelletto per comprendere le cose di Dio: I discepoli di
Gesù stanno con Gesù sovente solo con il corpo, la loro mente è assai
distante dal Maestro. Occorre che non si stia con Gesù solo con il
corpo, ma soprattutto con la mente e con il cuore. Di Gesù si deve
comprendere ogni Parola, anche quella che sembra senza alcuna
rilevanza. Se Gesù una Parola la dice, essa ha grande importanza
per noi. Comprenderla apre dinanzi ai nostri occhi il sentiero della
vera vita.
10.
Il grido della donna Cananea: La Cananea grida il suo desiderio al
Signore. Lo grida con tutta la forza che è nel suo cuore. Gesù dovrà
prima o poi ascoltarla. Si stancherà di sentirla gridare e quindi le
darà esaudimento. Lei allora smetterà di gridare solo quando Gesù
l’avrà ascoltata.
11.
Il silenzio di Gesù: Gesù insegna la verità in moltissimi modi. Anche
il silenzio è via formidabile perché Lui parli al nostro cuore. Il
silenzio è la grande prova della fede. Si pensi al silenzio di Dio che a
volte dura per anni. È in questo silenzio che si manifesta la verità o
la falsità della nostra fede in Lui.
12.
L’intercessione dei discepoli: L’intercessione dei discepoli è
motivata dal fastidio che il grido della donna arreca loro. Non si può
esaudire una persona solo perché grida. La si deve esaudire per
compassione, per carità, non perché ci reca fastidio e ci disturba.
13.
L’umiltà della donna Cananea: La donna Cananea è
profondamente, altamente umile. Dinanzi a Gesù che le dice che il
pane è per i figli e non per i cagnolini, ella non si ribella, non se la
prende, non si dona per vinta. Dona a Gesù le ragioni per cui Lui è
obbligato a farle il miracolo.
14.
La grandezza della sua fede: La fede di questa donna è ricca di
saggezza e di intelligenza, è piena di accortezza e di sapienza. È una
fede che non si arrende, non si da per vinta, mai desiste, sa sempre
trovare la giusta via per farsi ascoltare da Gesù. Ci troviamo
dinanzi ad una fede grande. È grande perché giunge ad ottenere un
miracolo non possibile altrimenti.
15.
Fede, miracolo e mistero: Dio dinanzi a qualsiasi fede, anche la più
grande, conserva sempre la sua eterna, divina, somma sapienza,
intelligenza, saggezza. Lui non è mosso dalla fede degli uomini, ma
sempre e solo dalla sua eterna sapienza. È questo il mistero che si
interpone sempre tra la fede e il miracolo.
16.
La compassione di Gesù: La compassione di Gesù è universale,
efficace, pronta, immediata, capace di risorse inaudite, dettate dal
suo cuore ricco di misericordia e di pietà verso tutti. Essa è possibile
grazie alla sua particolare comunione di obbedienza che lo lega al
Padre suo che è nei Cieli. Gesù sa sempre cosa il Padre vuole che
Lui faccia, quando lo deve fare e come. È in questa scienza che la
sua compassione trova la forza di attuare tutto il bene possibile,
possibile non all’uomo, ma al Padre suo che è nei cieli.
17.
Gesù è dal Padre e dagli uomini: Gesù è sempre dal Padre in ordine
al compimento della sua volontà. È dal Padre in ordine alla grazia e
alla verità. È dal Padre anche per quanto riguarda le modalità
secondo le quali una cosa deve essere fatta. Ma Gesù è anche dagli
uomini, dai suoi discepoli. Sono loro che devono aiutarlo affinché la
sua compassione verso gli uomini sia vissuta nel modo più perfetto,
più giusto, più vero, più efficace, raggiungendo tutti.
18.
Il giusto rapporto, o la giusta relazione nell’essere dal Padre e dagli
uomini: La giusta relazione è una sola: dal Padre si deve sempre
essere in ordine alla conoscenza della sua Volontà sia quella
personale che quella generale manifestata nella Legge. Dal Padre
bisogna sempre essere in relazione alla grazia. Non c’è grazia che
non discenda direttamente da Lui, dal Cielo. Dagli uomini bisogna
essere nella realizzazione e nell’attuazione della verità e della grazia
di Dio, per dare perfetto ed universale compimento alla volontà di
Dio attuata e realizzata.
19.
Nell’ordine della creazione Dio opera con il nostro poco: Se
vogliamo che Dio sconvolga il mondo con la sua onnipotenza
redentrice, salvatrice, creatrice, dobbiamo dare sempre a Dio il
nostro poco. Con il nostro poco Lui compirà il grande prodigio della
moltiplicazione e tutto il mondo si potrà saziare dei suoi beni.
20.
I frutti del nostro poco dato a Dio: Nessuno valuta a sufficienza i
frutti del nostro poco messo a disposizione del Signore. Questi frutti
sono veramente infiniti. Con essi ne ricava grandi benefici il mondo
intero. Occorre però che noi ce ne convinciamo. La verità della
nostra fede si misura dal nostro poco che doniamo al Signore. Non
ha fede vera in Dio chi gli rifiuta quel poco che il Signore gli chiede.
Tutti possiamo dare il nostro poco al Signore. Non esiste persona al
mondo che non possa donare a Dio qualcosa.
21.
I due momenti di Gesù: con Dio e con gli uomini: Perché la nostra
vita raggiunga il fine per cui è stata creata ha bisogno di due
relazioni fondamentali: con Dio e con gli uomini. La relazione con
Dio lo mette in comunione con la sua verità, la sua volontà, la sua
Parola, la sua Legge. Lo mette anche in comunione con la sua
grazia. Con questa comunione verticale l’uomo sa cosa fare, come
farlo. Lo può fare. Lo deve fare. La relazione con gli uomini invece
ci fa riversare sopra di loro tutta la grazia e la bontà, ogni altro
dono che il Signore ci ha elargito perché noi lo doniamo loro. Ogni
dono di Dio che muore in noi stessi ci rende colpevoli dinanzi al
Signore. Siamo rei di morte eterna.